Giornata di preghiera per le vittime degli abusi nella Chiesa: c’è bisogno di molto più coraggio
Ogni anno, il 18 novembre è dedicato dalla Chiesa italiana alla “Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa”. Una data che va via ‘liscia’, non smuove più di tanto. In tanti, troppi, pensano che la cosa non ci riguardi, che si tratti sostanzialmente di brutte storie di soggetti particolari, le famose mele marce. Tutto troppo pesante e doloroso, meglio fuggire da queste notizie, guardare da un’altra parte, negare, minimizzare. Se non accusare, accade molto più di quanto pensiamo, le stesse vittime che in un modo o in un altro hanno ‘indotto in tentazione’ i carnefici.
Quello degli abusi è un problema strutturale della Chiesa cattolica universale, prova ne è il recente ‘Secondo rapporto annuale sulle politiche di tutela nella Chiesa cattolica’ redatto dalla Pontificia Commissione per la tutela dei minori. Non le sparate di qualche fissato anticlericale, ma un dettagliato, preciso rapporto vaticano, ogni anno sempre più preciso, che nasce dalla convinzione che da qui passa il futuro della Chiesa stessa. Basta rievocare il crollo di credibilità negli Stati Uniti, in Cile, nelle vicine Francia Germania. L’indice del corposo documento parla chiaro. Nella sezione 1 il Rapporto esamina l’attività di tutela nelle Chiese locali di diversi Paesi, tra cui Italia, Gabon, Giappone, Guinea Equatoriale, Etiopia, Guinea (Conakry), Bosnia-Erzegovina, Portogallo, Slovacchia, Malta, Corea, Mozambico, Lesotho, Namibia, Mali, Kenya, Grecia e la Conferenza Episcopale regionale del Nordafrica (che comprende Algeria, Marocco, Sahara Occidentale, Libia, Tunisia). I dati si basano sull’analisi delle informazioni raccolte attraverso il processo ad limina della Commissione e integrate da ulteriori fonti. Nella piccola Irlanda, dopo la pubblicazione dei risultati di un’autorevole indagine, la frequenza religiosa in uno dei paesi più cattolici al mondo è crollata di oltre il 50%. E questo mette paura!
“Per quanto riguarda l’Italia – si legge in Vaticanews, portale dell’informazione vaticana che sintetizza il documento vaticano- sono state visitate le diocesi di Lazio, Liguria, Lombardia, Sardegna, Sicilia, Emilia-Romagna e Toscana. Nel corso degli anni sono stati compiuti notevoli progressi nello sviluppo di “strumenti e politiche integrali” di prevenzione e protezione. La Commissione riconosce il lavoro svolto dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) nella creazione di un sistema multilivello (nazionale, regionale, diocesano e interdiocesano) di “coordinamento, formazione e supervisione”, volto a supportare le Chiese locali con personale professionale e adeguatamente formato. La Conferenza riporta l’esistenza di 16 servizi regionali per la tutela, 226 servizi diocesani (tra cui il nostro, ndr) e interdiocesani e 108 centri di ascolto. Essi offrono un servizio pastorale di accoglienza e ricezione delle segnalazioni. Permangono tuttavia alcune sfide: la Commissione osserva che, sebbene alcune Chiese locali abbiano realizzato iniziative pionieristiche e collaborazioni con la società civile, persistono “disparità tra le diverse regioni” e la mancanza di un ufficio centralizzato di ricezione e analisi delle segnalazioni, necessario per garantire una gestione uniforme ed efficace dei casi. A livello globale – dice ancora il documento – mentre alcune Chiese delle Americhe, dell’Europa e dell’Oceania mostrano un forte impegno nelle riparazioni, si registra un “eccessivo affidamento” al risarcimento economico, che rischia di limitare una “comprensione integrale” del processo di guarigione”. Il documento vaticano cita infine, come scelta esemplare, “il coraggio di guardare nella Diocesi di Bolzano-Bressanone”.
Poche settimane fa abbiamo avuto a Senigallia don Gottfried Ugolini, responsabile del Servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili della diocesi altoatesina (qui la sua l’intervista https://www.vocemisena.it/fede-piaga-abusi-minori-vulnerabili-perdita-credibilita-chiesa-intervista-don-gottfried-ugolini-attualita/). Ci ha raccontata tutta la fatica e la sofferenza del fare i conti con la terribile realtà emersa da quella inchiesta, affidata a due studi legali indipendenti. E ci ha testimoniato, con umiltà e fermezza, che la ‘verità rende liberi’. C’è ancora tanto da fare, c’è da essere più consapevoli e sensibili. Nella Chiesa non c’è male più grande di questo.
Laura Mandolini
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