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Tag: economia

bidoni, raccolta differenziata, raccolta rifiuti, immondizia, igiene pubblica, senigallia

Rifiuti, Legambiente contro il termovalorizzatore nelle Marche

Da tempo si sta facendo largo nella politica regionale l’idea di realizzare un termovalorizzatore nelle Marche. Una struttura che dovrebbe bruciare 370 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali. E da tempo si parla di questa come dell’unica soluzione per risolvere alcuni problemi cronici del settore, necessaria anche sotto il profilo economico. Secondo Legambiente Marche, però, in questo ragionamento mancano elementi essenziali per una visione completa della questione.

«Leggiamo sempre più frequentemente – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – una campagna di comunicazione sul termovalorizzatore come la soluzione all’emergenza economica in cui i rifiuti ci stanno portando e anche come soluzione per liberarci dalle discariche, sempre più difficili da realizzare nei territori. Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni. Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso».

Nel 2024 il piano regionale di gestione dei rifiuti stimava un costo per il termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che, secondo Legambiente, andrà ulteriormente rialzata. Nasce da qui la domanda: «come può un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile? La regione ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie».

L’atteggiamento di Legambiente è quello di sottolineare di certo lo «stallo impiantistico» che c’è nella regione, ma al contempo sottlineando la via d’uscita, l’economia circolare. «Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie ottenute dal riciclo. Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, RAEE, tessili. Come Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione».

«Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso, ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitanti. Ed è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante. Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».

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Alan Canestrari

Centro esteso al porto, spiagge aperte al cambiamento: l’idea di Alan Canestrari – AUDIO

Nuovo quinquennio, a Senigallia, sotto il segno della continuità politica e amministrativa per la giunta di centrodestra. Ai microfoni di Radio Duomo (95.2fm), nel corso della trasmissione “20 minuti da Leone” in onda dal lunedì alla domenica, l’assessore Alan Canestrari ha tracciato un bilancio del recente esito elettorale e ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato, arricchito quest’anno dalle deleghe a porto e spiagge, che vanno ad aggiungersi a quella per le attività produttive. L’AUDIO dell’intervista dei giorni scorsi è disponibile anche qui.

Il primo tema discusso con l’assessore è il verdetto delle urne. Di fatto il premio è andato alla formula civica guidata dal sindaco Massimo Olivetti. Canestrari non esita a definirlo il frutto di una forte consapevolezza maturata in mezzo alla gente. Il calo dei partiti di centrodestra a vantaggio delle liste civiche (a sinistra invece hanno retto, anzi il Pd è il più votato a Senigallia) viene descritto dall’assessore non come un fenomeno passeggero, bensì come il consolidamento di una sensibilità già emersa cinque anni fa. La scelta di puntare su figure della società civile, slegate da logiche di apparato e pronte a farsi carico dei problemi reali del territorio, si è rivelata una mossa vincente. Lo stesso Canestrari, pur confermando il proprio legame personale con Forza Italia, ha rivendicato il valore di un impegno civico che mette al centro la fiducia nella persona piuttosto che la bandiera politica.

Guardando al lavoro già svolto, l’assessore ha ricordato il percorso sulle politiche giovanili, ora passate alla collega Simona Romagnoli, che ha visto la nascita di iniziative come il Rotondo Music Festival o contro il cyberbullismo. Questo impegno ha anche favorito il ricambio generazionale all’interno delle stesse istituzioni comunali, portando giovani ventenni sui banchi del consiglio.

La grande sfida per il comparto economico resta tuttavia legata alla gestione del turismo, un settore trainante che muove a cascata anche l’artigianato e la piccola industria locale durante i mesi invernali. Canestrari ha sottolineato l’urgenza di superare il concetto di turismo esclusivamente estivo per approdare a una destagionalizzazione reale. La strategia del Comune punta a mettere in rete le attività balneari della costa con le eccellenze agricole e vitivinicole dell’entroterra, offrendo ai visitatori un turismo esperienziale e integrato.

Sul fronte delle imprese storiche che in passato hanno delocalizzato fuori dai confini comunali, l’obiettivo della nuova giunta è quello di frenare l’emorragia e trattenere le eccellenze in crescita. Il Comune intende agire sulle leve a sua disposizione, come la rimodulazione della Tari e la promozione di tavoli di concertazione con i proprietari dei capannoni sfitti per calmierare gli affitti. Fondamentale sarà inoltre la sinergia con la Regione Marche per intercettare bandi legati all’innovazione tecnologica, offrendo un sostegno concreto agli investimenti degli imprenditori locali.

Il piano di rilancio tocca da vicino anche il porto e il demanio marittimo. Le spiagge senigalliesi stanno vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso il modello dello chalet a 360 gradi. Una modalità capace di offrire servizi balneari, ristorazione, intrattenimento e pubblico spettacolo. Canestrari l’ha definita una risposta necessaria alle mutate esigenze del turista, sempre nel rigoroso rispetto delle normative e della convivenza urbana.

Infine, per quanto riguarda il porto, l’amministrazione intende proseguire l’opera di valorizzazione per trasformarlo in un prolungamento naturale del centro storico e in una passeggiata continua dai corsi cittadini fino ai moli. Archiviata la prima fase di dragaggio stagionale, i prossimi passi guidati dal Comune e dalla Regione si concentreranno su nuovi investimenti strutturali e sulla gestione delle aree pedonali. Rimangono i vincoli imposti dal piano d’assetto idrogeologico, ma l’obiettivo è rendere l’area portuale un polo vivo e attrattivo durante tutto l’anno.

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Falegnameria Oberdan Gregorini in via Tarducci, anni '20 del Novecento. Foto: Archeoclub di Corinaldo

Quando la campagna era un mondo a parte e il lavoro un affare di famiglia: una mostra a Corinaldo racconta la società tra ‘800 e ‘900

Una fotografia non ritrae soltanto un volto o un mestiere. Ferma il tempo. Cattura un’insegna, uno scorcio di facciata, un brano di manifesto strappato. Da tutto questo si può ricostruire un intero mondo che non c’è più. Ne è convinto Raoul Mancinelli, giornalista e saggista, che ha curato il catalogo della mostra “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900“, visitabile al teatro Goldoni di Corinaldo fino a giugno. Su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) è andata in onda la sua intervista, oggi disponibile anche qui.

La mostra è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Da anni raccoglie e valorizza materiali e fotografie d’epoca legate alla storia del comprensorio della valle del Misa-Nevola. L’esposizione si concentra sul mondo del lavoro in un arco temporale di grandi trasformazioni sociali, politiche, industriali ed economiche: quello in cui l’Italia periferica iniziava, con fatica e ritardo, ad affacciarsi alla modernità industriale.

Il racconto si concentra sull’economia mezzadrile, che nelle Marche dell’Ottocento rappresentava molto più di un semplice rapporto contrattuale tra proprietario e coltivatore. Era un sistema che strutturava la vita nella sua interezza. Che coinvolgeva tutti i componenti della famiglia. Chi voleva emigrare doveva chiedere il permesso al padrone, perché sottrarre un membro alla famiglia significava sottrarre braccia alla terra. Allora la logica familiare permeava ogni ambito della vita e dell’economia locale. Dall’artigianato al commercio, tutti i settori ruotavano attorno all’agricoltura e questa dettava i ritmi, i vincoli, persino le gerarchie.

Raoul Mancinelli
Raoul Mancinelli

Uno degli aspetti più significativi che Mancinelli mette in luce riguarda la frattura tra mondo rurale e urbano. A Corinaldo, nella seconda metà dell’Ottocento, solo un quarto della popolazione risiedeva nel centro abitato. Il resto viveva in campagna e accedeva raramente ai servizi del paese: si andava in città la domenica per la messa, dal medico in caso di malattia, dal padrone per necessità. Il mercato settimanale era il solo momento che univa le due realtà, il luogo in cui si comprava e si vendeva, certo, ma anche il principale spazio di socialità condivisa.

Proprio da quella frattura nacque la tradizione cooperativistica di Corinaldo. Si proponeva esplicitamente di includere i mezzadri e i piccoli coltivatori, fornendo servizi a categorie tradizionalmente ignorate o respinte. Promossa dal cento più agiato e dal clero locale con una spiccata vocazione solidaristica, diventa il primo ponte strutturato tra la città e la campagna. Nel dopoguerra quella tradizione si consoliderà con la cantina sociale e la stalla sociale, esperienze che hanno lasciato un segno duraturo nell’identità del territorio.

Cosa si è perso in questa trasformazione secolare? La risposta di Raoul Mancinelli è: la dimensione comunitaria, familiare, di prossimità che teneva insieme persone e generazioni. Il mondo iperconnesso ha prodotto un paradosso: siamo più vicini a chi è lontano e più lontani da chi ci sta accanto. Eppure qualcosa si era guadagnato. La disuguaglianza sociale, pur tornando oggi a crescere, ha conosciuto nel ‘900 una significativa compressione.

Tutto questo viene raccontato senza tante parole in una mostra – “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900 – che è stata inaugurata lo scorso 18 aprile. Rimarrà visitabile fino al 21 giugno al teatro Goldoni di Corinaldo. L’iniziativa è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Il catalogo è curato da Raoul Mancinelli.

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Container e camion per il trasporto delle merci

Caro carburanti e guerra in Iran: l’autotrasporto italiano verso il blocco


Il conflitto tra Stati Uniti e Iran sta infliggendo un duro colpo all’economia globale e in particolare a quella italiana, con ripercussioni che vanno ben oltre i confini del Medio Oriente. Lo shock energetico, che secondo gli esperti costa già oltre 7 miliardi di euro a famiglie e imprese per i rincari di energia e carburanti, ha spinto il settore dei trasporti sull’orlo del collasso. Ne abbiamo parlato con Samuele Renzi, presidente di Confartigianato Trasporti Marche, il quale è intervenuto a “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia (95.2fm). L’intervista è disponibile anche qui.

Nonostante lo sconto di 25 centesimi al litro introdotto dal governo a inizio aprile, il settore dell’autotrasporto denuncia l’inefficacia delle misure. Il prezzo industriale del gasolio è infatti aumentato così rapidamente da annullare ogni beneficio fiscale, portando i costi operativi delle aziende – di cui il carburante rappresenta fino al 35% – a livelli insostenibili.

Samuele Renzi
Samuele Renzi

Renzi, presidente di Confartigianato Trasporti Marche, ha lanciato un ultimatum chiaro: senza interventi strutturali come nuovi crediti d’imposta e la sospensione degli adempimenti fiscali per iniettare liquidità nelle imprese, il fermo dei servizi diventerà inevitabile. La data ipotizzata per l’inizio delle agitazioni è l’ultima decade di maggio.

Le conseguenze per i cittadini sarebbero drastiche. Un blocco dei tir significherebbe, nel giro di poche ore, la paralisi dei rifornimenti di prodotti freschi nei supermercati e l’esaurimento delle scorte di benzina e gasolio nelle stazioni di servizio. Anche il settore aereo è in sofferenza, con i prezzi del carburante raddoppiati che costringono le compagnie a razionalizzare i voli e ritoccare i listini.

Mentre la diplomazia internazionale spera in una rapida risoluzione del conflitto – di cui già si intravede qualche passo in avanti – per scongiurare una recessione europea, l’autotrasporto italiano resta in attesa di risposte certe, con lo spettro di un paese fermo.

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manifattura, produzione industriale, industria italiana, made in Italy

Export Marche in picchiata: perso un terzo del valore in due anni

Un tracollo che non sembra conoscere sosta. Il sistema produttivo delle Marche lancia un grido d’allarme attraverso le parole di Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, che commenta con estrema preoccupazione i dati relativi alle esportazioni regionali nel 2025. 

I numeri parlano chiaro: in meno di due anni, la regione ha visto sfumare un terzo del proprio valore export, scivolando nei bassifondi della classifica nazionale. Il confronto con il resto d’Italia è impietoso. Mentre il Paese prova a correre, le Marche restano al palo. Nel 2025, il valore delle esportazioni marchigiane si è attestato a 13,4 miliardi di euro, segnando una contrazione del -7,6% rispetto all’anno precedente. Il dato appare ancora più critico se confrontato con la media nazionale (+3,3%) e, soprattutto, con la performance del centro Italia, che nello stesso periodo ha registrato un balzo del +13,2%.

«I dati confermano un quadro in netto peggioramento – dichiara Santarelli -. Siamo la quart’ultima regione in Italia: dietro di noi restano solo Sicilia, Sardegna e Basilicata. Dopo cinque anni di governo, è tempo che la Giunta regionale si assuma la responsabilità di questa situazione».

Il cuore manifatturiero della regione è in crisi. Un peso determinante nel risultato complessivo è dato dal comparto farmaceutico, che ha registrato una riduzione superiore ai 750 milioni di euro. Ma anche escludendo questo settore, la flessione regionale resta evidente: -3,2%. A preoccupare maggiormente è il comparto della moda, colonna portante dell’economia locale, che registra un pesante -8,6%. Entrando nel dettaglio: Abbigliamento: -12,2%; Calzature: -6,9%. Non va meglio per la meccanica (-3,6%), con una nota dolente specifica per le macchine utensili, che perdono 200 milioni di euro di commesse (-10,2%). In calo anche gli elettrodomestici (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-8,8%). Resistono solo alcune “isole felici”: Agroalimentare: +4,4%; Gomma-plastica: +3,7%; Prodotti elettronici: +10,2%; Metalli: +3,9%.

Oltre alla congiuntura negativa, emerge un problema strutturale legato alla dimensione delle imprese, sottolineato dal presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali. Il numero di esportatori marchigiani si è più che dimezzato in vent’anni, passando dagli oltre 11.000 dei primi anni Duemila ai circa 5.600 del 2024. I dati evidenziano un divario profondo: a livello nazionale, le microimprese (meno di 10 addetti) sono il 40% degli esportatori, ma pesano solo per l’1,5% del valore totale. Le imprese con oltre 100 addetti (meno dell’8% del totale) realizzano oltre il 70% dell’export. Nelle Marche, questo squilibrio è evidente nella moda: nell’abbigliamento, il 60% delle imprese esportatrici sono micro-imprese, ma generano solo il 5,7% dell’export settoriale. Nelle calzature, le micro-imprese (50% del totale) contribuiscono per meno del 3%.

Ma su questo quadro già di per sé drammatico, aleggia anche l’ombra del conflitto. Secondo il leader della Cgil, il contesto geopolitico rischia di dare il colpo di grazia a un tessuto già fragile. I conflitti internazionali in corso stanno agendo come un moltiplicatore di criticità, incidendo direttamente sui costi energetici e sulle spese operative delle imprese, minando la competitività dei prodotti marchigiani sui mercati esteri. «Non si può continuare a nascondere la realtà – incalza Santarelli -. Occorrono scelte condivise e un orientamento delle risorse pubbliche che sia realmente mirato. Senza una strategia precisa, il rischio è che il declino diventi irreversibile».

L’appello alla politica è una richiesta netta alla Regione: abbandonare la narrazione ottimistica e affrontare i nodi strutturali. Per Santarelli, la gestione delle risorse pubbliche deve cambiare passo, privilegiando investimenti che possano restituire slancio alle imprese e proteggere i livelli occupazionali messi a rischio da questa crisi commerciale.

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Ci salveranno periferie, poveri e bambini

Quelli ‘che contano’ si ritrovano a Davos per l’annuale meeting del World Economic Forum. La piccola località svizzera del Canton Grigioni è in questi giorni il centro del mondo. Sull’efficacia di eventi come quello in corso abbiamo parlato con Luigino Bruni, economista e storico del pensiero economico, docente alla Lumsa, direttore scientifico di “The Economy of Francesco” e presidente della Scuola di Economia civile.
Professore, hanno ancora una effettiva utilità appuntamenti come questi per incidere sulle questioni globali più urgenti?
La business community ha sempre avuto i suoi riti e i suoi luoghi simbolici. Davos è uno di questi, che quest’anno si caratterizza anche per una forte dimensione politica, in seguito alla crisi scatenata da Trump.
Davos serve a chi è nel club o ci vuole entrare; serve poco alle famiglie, pochissimo ai poveri, che in genere vengono peggiorati nella loro condizione da incontri come questo. Non ho mai creduto al valore di “bene comune” dei vari Davos e ci credo sempre meno.
Il meeting quest’anno ha al centro il tema “Uno spirito di dialogo”. Nel mondo, però, stanno prevalendo logiche assai contrarie: minacce, egoismi sovranisti, spregiudicatezze…
In questi anni (Ucraina, dazi …) stiamo assistendo alla fine della globalizzazione, almeno nel senso in cui l’abbiamo vista e vissuta in questo quarto di secolo. I venti, lo spirito dei tempi, soffiano verso nazionalismi e chiusure, che sono dettate quasi sempre dalla paura (di perdere centralità, consenso, privilegi …), e quasi sempre dall’ignoranza e, oggi, dalla mancanza di generosità nei confronti dei giovani e dei bambini. A Davos non vedo né lo “spirito” (nel senso dello spirito del capitalismo, di weberiana memoria), né il dialogo. Assisteremo ai soliti monologhi, presentati come dialoghi. La salvezza non viene dalle elites, non è mai venuta. Viene – se verrà – dalle periferie, dai poveri, dai bambini.
I dati forniti in questi giorni da alcune Ong sulla crescente concentrazione della ricchezza mondiale in poche mani e sull’aumento delle diseguaglianze sono impietosi. Siamo destinati ad un mondo nel quale le povertà non scandalizzano più?
Non so, vediamo cosa riuscirà a fare la Chiesa di Papa Leone. I segnali non danno molte speranze, né per la diseguaglianza, né per l’ambiente. Le diseguaglianze, quando superano una soglia, sono molto pericolose anche perché minano il patto sociale: perché, io povero, dovrei stare nella stessa società dei straricchi se da loro non me ne viene più nulla? Il patto sociale del Novecento si basava infatti sul dato di fatto che i più ricchi ridistribuivano parte della loro ricchezza ai più poveri (tramite le tasse e il lavoro). Oggi i venti vanno in direzioni diverse (meno tasse e meno lavoro), e dobbiamo inventarci, presto, nuove ragioni per il patto sociale; altrimenti un nuovo medioevo (fatto di castelli e di signorotti e di servi) può non essere lontano.
Cosa si aspetta esca da questa settimana di confronto a Davos?
Molte parole, alcuni propositi, qualche buona analisi sullo stato dell’arte del capitalismo, molti incontri, lobbying e Side events: e poco più.
Quali dovrebbero essere le questioni in cima alle agende delle classi dirigenti per migliorare le condizioni di vita nel mondo?
Certamente un impegno molto maggiore nei confronti del clima, è molto tardi ma qualcosa si può fare. E poi una grande nuova stagione di investimenti nella scuola, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo: senza scuola di qualità, l’Africa, che si avvicina al miliardo di persone, quasi tutti giovani, da grande risorsa diventerà l’incubo del capitalismo. E questo non è giusto, e non dobbiamo permetterlo. Infine, dovremmo tutti capire (persino i capi di Davos) che oggi siamo entrati in una grande carestia spirituale, di cui i giovani sono le prime vittime: nel giro di un paio di generazioni abbiamo distrutto, almeno in Occidente, duemila anni di capitali spirituali, senza generarne altri. Se non ci inventiamo – religioni in primis – qualcosa di nuovo e di globale, il prossimo Covid mondiale sarà la depressione.

a cura di Alberto Baviera

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Approvato dal consiglio comunale di Senigallia il bilancio di previsione 2026-2028

Senigallia, sì al bilancio di previsione: meno tasse e più esenzioni

SENIGALLIA – Il consiglio comunale ha approvato la manovra finanziaria proposta dalla giunta Olivetti che punta sulla riduzione della pressione fiscale. Nonostante i costi dell’alluvione e l’inflazione, cala l’Irpef e si amplia la fascia di esenzione per i redditi bassi.

Il sindaco Massimo Olivetti ha presentato i dati, evidenziando il recupero di 10 milioni di euro in tre anni grazie alla lotta all’evasione fiscale. «La nostra amministrazione è riuscita a diminuire per tutti i cittadini l’addizionale Irpef dallo 0,8 allo 0,78 e nel contempo ad aumentare il livello delle fasce di esenzione del pagamento dell’addizionale portandola dagli attuali 13mila euro di reddito annuo a 15mila euro».

Il sindaco ha poi rivendicato la solidità dei conti: «Un bilancio in salute che ha combattuto in modo vigoroso l’evasione fiscale, rientrando di 10 milioni di euro in tre anni, sfido chiunque nel dire che questa operazione non abbia dimostrato coraggio nel perseguire una politica che non è simpatica. Quando siamo arrivati questo Comune era in disavanzo, sostanze economiche che abbiamo dovuto pagare per rimettere a posto tutti i conti».

Sul fronte dei rifiuti, confermate riduzioni drastiche della Tari per le fasce Isee più basse (fino al 90%) e per le famiglie con disabili. «Sono quattro anni – ha sottolineato – che non la aumentiamo e che la finanziamo con il milione di avanzo di amministrazione. Ora, nelle fasce più deboli queste percentuali vengono quasi azzerate o ridotte moltissimo. Senza contare che un 10% in più di ribasso è stato previsto anche per quelle famiglie che hanno un disabile a carico».

Dura la replica alle critiche del capogruppo Pd Dario Romano e a Gennaro Campanile (Amo Senigallia), definite «prive di qualsivoglia fondamento». Olivetti ha ricordato come il centrosinistra avesse portato le tasse al massimo: «Chi oggi critica è lo stesso che portò l’Irpef al massimo e voltò le spalle agli alluvionati. Sarebbe bene – ha concluso il sindaco – che Romano contestualizzasse la sua richiesta di misure in favore degli alluvionati quando a suo tempo non votò a favore di quelle individuate da questa amministrazione proprio a sostegno di chi aveva subito ingenti danni». Dal governo nazionale sono state stanziate risorse per gli alluvionati: 52milioni di euro sono stati distribuiti a coloro che avevano subito danni dal maltempo del 15 settembre 2022.

In chiusura, il primo cittadino ha confermato il focus sul turismo e annunciato il deposito del progetto per la nuova piscina delle Saline.

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Senigallia, la minoranza sul bilancio: «Manca visione, ecco la nostra contromanovra». Da sinistra: Giuliani, Piazzai, Romano, Campanile e Pergolesi

Senigallia, la minoranza sul bilancio: «Manca visione, ecco la nostra contromanovra»

Si preannuncia un consiglio comunale di fuoco quello che, tra poco, vedrà l’aula impegnata nell’esame finale del bilancio di previsione 2026-2028. Al centro della contesa non c’è solo una sequenza di numeri, ma due visioni opposte della città. Da una parte la maggioranza guidata dal sindaco Olivetti, dall’altra un’opposizione che per l’occasione ha deciso di serrare i ranghi e presentarsi con un fronte compatto. Partito Democratico, Amo Senigallia, Alleanza Verdi Sinistra, Vola Senigallia e Vivi Senigallia hanno depositato una serie di emendamenti mirati a sviluppare e migliorare l’impianto finanziario del Comune, denunciando tagli al sociale e una cronica mancanza di investimenti su alcuni capitoli che non siano l’asfaltatura delle strade.

L’affondo sul sociale e l’Irpef

Il primo terreno di scontro è quello fiscale. Il centrosinistra boccia senza appello le manovre della Giunta sulle aliquote comunali. «Hanno ridotto l’irpef di 4 euro all’anno per cittadino, mancano 500 mila euro di investimenti e riducono la spesa sul sociale» dichiara senza giri di parole Dario Romano, candidato alle primarie del centrosinistra. L’opposizione propone invece di superare l’aliquota fissa introducendo scaglioni progressivi: esenzione confermata fino a 15.000 euro, ma con una riduzione per la fascia media (15-28 mila euro) compensata da un aumento per i redditi sopra i 50 mila euro.

Sulla stessa linea d’onda Gennaro Campanile, capogruppo di Amo Senigallia, che accusa l’amministrazione di immobilismo progettuale: «Non ci sono risposte in bilancio sul costo della vita, sulla questione abitativa o sull’emergenza nel settore delle cure. E questi sono solo esempi. Ma potremmo continuare dicendo che l’amministrazione Olivetti fa solo propaganda perché non ha progettato nulla di nuovo ma anzi, si basa sui progetti ereditati dalle precedenti giunte di centrosinistra. Tranne che per piazza Simoncelli, il cui progetto era pronto, con tanto di risorse. Lì non hanno voluto procedere, per il resto ora si fregiano dei benefici del piano Cervellati».

Emergenza casa e ambiente

La “contromanovra” della minoranza punta con decisione sull’emergenza abitativa. Tra le proposte spiccano incentivi IMU per favorire gli affitti a lungo termine (residenziali) e un incremento di 100 mila euro annui per il fondo per il diritto alla casa, risorse che verrebbero recuperate tramite una razionalizzazione delle spese dell’ufficio tecnico.

Sul fronte ambientale, l’obiettivo è incentivare la differenziata raddoppiando il contributo per chi conferisce rifiuti al centro ambiente (da 0,026 a 0,05 €/kg) e alzando lo sconto massimo sulla TARI a 70 euro. Resta poi alta la tensione sul rischio idrogeologico: l’opposizione chiede di attuare finalmente la mozione del 2022 per istituire un fondo comunale destinato ai sistemi di difesa passiva (paratie e valvole) per proteggere case e aziende dalle piene.

Sport, scuole e il “nodo” parcheggi

Il welfare passa anche per i servizi quotidiani. Le proposte dell’opposizione includono l’innalzamento delle soglie ISEE per la mensa scolastica e un taglio del 30% alle tariffe degli impianti sportivi per dare ossigeno alle associazioni del territorio.

Un capitolo a parte merita la piscina delle Saline. Mentre la maggioranza valuta la demolizione, la minoranza propone un investimento di 400 mila euro nel 2026 — finanziato dal plusvalore dell’area ex Ciriachi — per una manutenzione straordinaria immediata. «L’obiettivo è garantire continuità a un servizio pubblico oggi sostenuto solo da un vecchio impianto in cui piove all’interno», spiegano i consiglieri.

Infine, la stoccata sui parcheggi a pagamento, estesi anche alle ore serali. Un provvedimento che Campanile non esita a definire draconiano: «Hanno imposto i parcheggi a pagamento anche di sera e per noi è una cosa grave, come i dazi di Trump». L’emendamento chiede il ripristino del pedaggio sul lungomare entro le ore 20 per evitare quella che viene percepita come una «tassa su chi va a cena fuori».

La parola passa ora all’aula: il confronto sul futuro di Senigallia è appena iniziato.

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La giunta comunale ha presentato la sua proposta di bilancio di previsione 2026/2028 per Senigallia. Da sinistra Romagnoli, Cameruccio, Olivetti, Campagnolo, Pizzi, Regine

Senigallia, bilancio 2026/28: tasse giù grazie alla lotta all’evasione

Scendono alcune tasse, viene confermata l’attenzione al sociale, proseguono investimenti sulle opere pubbliche. La Giunta comunale di Senigallia anticipa scelte e numeri relativi al bilancio di previsione 2026-2028, un documento che l’amministrazione definisce “di svolta”, frutto di anni di recupero dell’evasione fiscale che ora permette di restituire risorse ai cittadini.

La novità più rilevante riguarda l’addizionale comunale Irpef. La proposta della giunta prevede un doppio intervento: l’innalzamento della soglia di esenzione, che passa da 13 mila a 15 mila euro, e una riduzione dell’aliquota per i redditi superiori, che scende dallo 0,8% allo 0,78%. «È il primo passo di un percorso di defiscalizzazione – spiega il sindaco e assessore alle finanze Massimo Olivetti – reso possibile da un bilancio solido che vede la spesa corrente aumentare a oltre 58 milioni di euro, garantendo e talvolta incrementando i servizi senza tagliare nulla».

Novità per la sosta a pagamento. Le strisce blu sul lungomare avranno vita più breve: il pagamento sarà attivo solo dal 15 giugno al 15 settembre, eliminando le due settimane di inizio giugno e le due di fine settembre previste quest’anno. Inoltre, per i parcheggi in “Zona A” (esclusi quelli centralissimi di Piazza Simoncelli e Piazza Manni), saranno introdotti abbonamenti annuali, venendo incontro ad alcune richieste di residenti. Confermate invece le tariffe per l’imposta di soggiorno e la pubblicità. Per la Tari, chiuso il capitolo del recupero quadriennale relativo all’errore del 2020, si attende la tariffazione Arera, ma senza i rincari pregressi la quota dovrebbe comunque scendere anche se in maniera quasi impercettibile per i cittadini.

Il piano delle opere pubbliche 2026/2027 è corposo. Tra gli interventi principali figurano la riqualificazione completa di via Verdi (oltre 1,1 milioni di euro), la sistemazione del lungomare Marconi (1,1 milioni) e il completamento del doppio senso di marcia sul lungomare Da Vinci. Attenzione anche alle frazioni con 700 euro per le strade di Ciarnin e Marzocca e la messa in sicurezza della strada di Filetto. Sul fronte strutture esistenti, a breve ci sarà il taglio del nastro per la palestra Marchetti e la fine lavori per l’ex collegio Pio IX, mentre per palazzo Gherardi l’avvio del cantiere (tetto ed esterni) è previsto per fine gennaio, con il Comune a caccia di fondi alternativi al PNRR per gli interni.

Resta il punto interrogativo sulla piscina delle Saline. L’immobile, rientrato in possesso del Comune da meno di un mese, è sotto esame tecnico: «A gennaio decideremo la strategia, valutando anche l’ipotesi di project financing», fanno sapere dalla giunta.

Confermati le previsioni economiche per gli eventi estivi più importanti: sono a bilancio i fondi per il Summer Jamboree (400mila euro), gli X Masters e il grande raduno Harley Davidson previsto per maggio, per la cui macchina organizzativa saranno destinati 200mila euro.

Infine, un segnale forte sul fronte legalità: il Comune ha manifestato interesse per acquisire una villa confiscata alla criminalità organizzata ed ubicato in zona Scapezzano. Nel caso in cui vada a buon fine l’operazione, l’immobile, che necessita di sanatorie urbanistiche, dovrà essere destinato a scopi sociali, così come previsto dall’a ‘apposita legge che regola la confisca e l’uso sociale di quanto tolto all’illegalità.

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ZES Unica nelle Marche: la rivoluzione tra grandi opportunità e disparità territoriali


Ormai è noto a tutti e tutte che le Marche (insieme all’Umbria) sono entrate a far parte della ZES Unica. La misura, oggetto di dibattito politico per mesi, è stata presentata nei giorni scorsi ad Ancona, offrendo a imprese e istituzioni un primo quadro operativo. L’obiettivo dichiarato è stimolare gli investimenti e rafforzare la competitività, ma l’analisi della mappa dei beneficiari rivela una regione a due velocità, con forti disparità tra le diverse province. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, in onda su Radio Duomo Senigallia InBlu (95.2 FM) venerdì 5 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20; sabato 6 alle ore 20 e domenica 7 alle ore 17 circa. Il servizio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

I pilastri

La ZES si muove innanzitutto lungo la strada della semplificazione amministrativa e questa opportunità riguarda l’intero territorio regionale senza esclusioni. Grazie allo Sportello Unico Digitale (SUD ZES), le imprese potranno accedere all’Autorizzazione Unica. Si tratta di una procedura che sostituisce fino a 35 diversi titoli abilitativi, fungendo anche da variante urbanistica e attribuendo ai progetti carattere di pubblica utilità e urgenza. I tempi previsti sono drastici: avvio del procedimento entro tre giorni e conclusione dell’iter entro 60 giorni. Secondo i dati governativi, questo strumento ha già generato altrove investimenti stimati per 32 miliardi di euro e 40 mila posti di lavoro.
Altra strada che la Zes persegue è quella economica: il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali (macchinari, impianti) effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2025. Le agevolazioni variano dal 15% per le grandi imprese al 35% per le piccole. Tuttavia, a differenza della semplificazione burocratica, questi fondi non sono per tutti.

La mappa delle disparità

È proprio sulla geografia degli incentivi economici che si accende il dibattito. Dei territori marchigiani, 100 comuni sono esclusi mentre altri 124 circa rientrano nelle aree ammesse al credito d’imposta, ma la distribuzione appare disomogenea: in provincia di Pesaro e Urbino, la più penalizzata, accedono ai fondi solo due comuni: Frontone e Serra Sant’Abbondio. Nella provincia di Ancona sono 13 le realtà incluse, concentrate nell’area di Fabriano, Jesi, Sassoferrato e dintorni. Escluso tutto l’asse arceviese e quindi tutta la zona di Senigallia e vallata. La provincia di Macerata ha ben 48 comuni ammessi. Se l’inclusione delle aree del cratere sismico appare logica, solleva perplessità l’inserimento di realtà costiere economicamente più solide come Civitanova Marche. In provincia di Fermo sono 31 i comuni inclusi, coprendo sia aree interne che costiere. Della provincia di Ascoli Piceno infine risultano esclusi solo tre comuni: Massignano, Montefiore dell’Aso e Cupramarittima, mentre la vicina San Benedetto del Tronto rientra nei beneficiari.

Le voci

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha definito la ZES «un’opportunità enorme», confermando l’impegno per migliorare le condizioni relative agli aiuti di Stato. L’assessore alla ZES, Giacomo Bugaro, ha evidenziato l’importanza delle Zone Franche Doganali Intercluse, che permetteranno la lavorazione di merci estere senza dazi né IVA, aumentando l’attrattività internazionale dei distretti marchigiani. Anche la sottosegretaria al MEF, Lucia Albano, ha espresso soddisfazione, parlando di un «obiettivo divenuto realtà grazie alla sinergia con il Governo Meloni». A chiarire il dubbio sulle esclusioni è intervenuto Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica: «Tutti i comuni sono qualificati ZES. L’esclusione riguarda solo il credito d’imposta, basato sulla carta degli aiuti di Stato del 2021, precedente alla ZES». Secondo Romano, la vera rivoluzione resta comunque la velocità autorizzativa, capace di sbloccare investimenti altrimenti fermi per anni.

I rischi futuri

Anche Confindustria Marche, per voce del presidente Roberto Cardinali, accoglie con favore la misura come «volano di sviluppo», pur non nascondendo la criticità della «coperta corta». «È fondamentale lavorare con le istituzioni per ampliare le aree che possono accedere al credito di imposta», ha dichiarato , sottolineando la necessità di non dimenticare le imprese attualmente escluse. All’orizzonte si profila uno scenario da guerra tra poveri, a meno che non si intervenga con ulteriori strumenti per sanare un deficit presente già in partenza.

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Un ufficio con persone al lavoro al computer in varie postazioni

Marche, allarme Cgil: crescono i disoccupati, aumenta il lavoro autonomo

Il tema del lavoro sarà per tanto tempo campo di battaglia o scontro politico. Tra chi parla di aumento dell’occupazione e chi si occupa di salario minimo, interviene nuovamente la Cgil delle Marche per segnalare la crescita dei disoccupati (di circa 41 mila unità, pari al +10%) nella regione che tra pochi giorni andrà al voto.

Dai dati che la Cgil commenta, dati Istat sul mercato del lavoro nelle Marche poi elaborati dall’Ires Cgil Marche, emerge che, nel secondo trimestre 2025, la stima degli occupati nelle Marche si attesta a 653 mila unità. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore subisce un incremento di 4 mila unità (+0,6%), meno marcato rispetto a quello avvenuto nel centro Italia (+0,8%) e in Italia (+0,9%). Cala dello 0,5% il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni e si attesta al 67,1%.

Eleonora Fontana, della segreteria della Cgil Marche
Eleonora Fontana, segreteria Cgil Marche

A segnare il crollo maggiore è la diminuzione dei lavoratori dipendenti, meno otto mila unità, in particolare nell’agricoltura e nei servizi, esclusi commercio, alberghi e ristoranti. Ma allora da dove arriva tutta questa stabilità dell’occupazione nelle Marche? Secondo la Cgil è ascrivibile interamente all’aumento dei lavoratori autonomi (+12 mila). Insomma, cala il lavoro stabile, aumentano le partite iva, anche se spesso nascondono un rapporto di dipendenza lavorativa mascherato da lavoro autonomo.

Anche a livello di genere si manifestano alcune differenze: l’incremento occupazionale è sostanzialmente imputabile alla componente femminile (+1,2%). Il tasso di occupazione subisce un calo per gli occupati mentre aumenta per le donne occupate, sebbene ancora tra le due componenti ci sia un divario di 8,5% a discapito delle donne. Motivo per cui la Cgil ha proposto un patto sul lavoro ai candidati alla presidenza della Regione, con lo scopo – sottolinea Eleonora Fontana (in FOTO) della segreteria regionale della Cgil Marche – di «non peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e lavorative dei lavoratori e delle lavoratrici marchigiane». Quest’ultime scese di 6 mila unità, fino a toccare quota + 32,5% nell’aumento della disoccupazione.

Il convegno sul turismo nelle Marche promosso dall'associazione Bellanca a Senigallia

Marche, il turismo tiene ma c’è ancora molto da fare

E’ un quadro fatto di luci e ombre quello sul turismo nelle Marche. Da un lato, dopo un buon giugno, il mese di luglio si è chiuso con un bilancio complessivamente positivo, con alcune località che registrano il tutto esaurito e altre zone più in difficoltà; dall’altro emergono criticità strutturali e la necessità di un cambio di passo per valorizzare appieno le potenzialità del territorio. Questo è quanto emerso da un recente convegno organizzato a Senigallia dall’associazione “Augusto Bellanca”, che ha riunito esperti, docenti universitari e rappresentanti di categoria per un confronto sul futuro del turismo regionale. A parlarcene è il presidente dell’associazione, Pasquale Bencivenga: l’intervista è in onda mercoledì 6 e giovedì 7 agosto alle ore 13:10 e alle ore 20, ma sarà in replica anche domenica 10 alle ore 17 circa. Si può ascoltare anche dal proprio pc o telefono cliccando sul tasto play del lettore multimediale.

Marche a due velocità: bene Senigallia e Conero, soffre il fermano

Secondo alcuni dati diffusi recentemente dalle associazioni di categoria, luglio ha visto un’ottima performance per alcune aree della regione. Senigallia e la Riviera del Conero, in particolare, hanno registrato il tutto esaurito grazie a un’offerta turistica che punta molto sugli eventi come leva di attrazione. «Il turismo balneare da solo non basta più», ha spiegato Pasquale Bencivenga, presidente dell’Associazione Bellanca, sottolineando come iniziative come il Summer Jamboree abbiano un ruolo cruciale nel convogliare un flusso di turisti da tutta Europa. La situazione è meno rosea, invece, per altre zone come la costa fermana, che soffre di un turismo più “mordi e fuggi”, concentrato nei fine settimana.

Cresce il turismo straniero, le famiglie italiane faticano

Un dato incoraggiante è la crescita del turismo straniero, in particolare dall’Olanda, che dimostra di apprezzare molto i paesaggi marchigiani. Tuttavia, le famiglie italiane faticano a sostenere i costi delle vacanze, a causa di una minore capacità di spesa dovuta a inflazione e rincari. Questo si traduce in vacanze più brevi.

Le sfide di Senigallia: più eventi, meno alberghi

Nonostante Senigallia si confermi come la prima località turistica delle Marche, Pasquale Bencivenga ha evidenziato alcune criticità. «Purtroppo, ogni anno Senigallia perde un albergo», ha dichiarato il presidente della Bellanca rivelando che il numero di strutture ricettive è sceso sotto le 80 unità, un dato «totalmente diverso e inferiore» rispetto a località limitrofe come Riccione e Cattolica. Un campanello d’allarme che evidenzia un cambiamento nel settore, dove si registra però un aumento di B&B e appartamenti.

Il futuro: sinergia e valorizzazione del territorio

Dalle riflessioni emerse dal convegno, a cui hanno partecipato anche esperti come i professori universitari Tonino Pencarelli (Urbino) e Gianluca Goffi (Hong Kong) e il direttore del centro studi CNA Marche, Giovanni Dini, è emersa una chiara direzione per il futuro: è fondamentale puntare sulla diversificazione dell’offerta. Non solo turismo balneare, ma anche valorizzazione del patrimonio artistico, culturale ed enogastronomico del territorio. Tra le proposte, quella di lavorare in sinergia con i comuni limitrofi, non solo quelli della vallata Misa Nevola, e di estendere la promozione turistica a livello regionale e non solo a livello di unione dei comuni. Gli imprenditori presenti all’evento, dal canto loro, hanno sottolineato la necessità di un maggiore impegno delle istituzioni pubbliche nella promozione del “brand Marche”, attraverso investimenti pubblicitari mirati e una pianificazione più efficace degli eventi, con meno testimonial di cui è difficile capire l’impatto positivo per l’economia marchigiana.

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Massimiliano Santini, direttore Cna Ancona

Dazi Usa-Ue: l’accordo che fa male alle Marche

L’accordo commerciale tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi al 15% è stato l’argomento al centro di un’intervista con Massimiliano Santini, direttore della CNA di Ancona, che ha analizzato l’impatto del nuovo sistema tariffario, nonostante ancora i punti non noti, sul sistema produttivo ed economico marchigiano. L’intervista, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale.

I punti chiave dell’accordo

Tra le tariffe doganali viene introdotta un’aliquota del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee verso gli Stati Uniti. Sebbene sia inferiore al 30% inizialmente minacciato da Trump, rappresenta comunque un forte aumento rispetto al precedente valore medio dei dazi che si attestava sul 4,8%. Tra i settori coinvolti ci sono auto, semiconduttori, prodotti agroalimentari e farmaceutici, ma sono previste esenzioni per alcuni comparti specifici, tra cui farmaci generici, microprocessori, aeronautica, alcuni prodotti chimici e materie prime. Non basta: l’Ue si è impegnata all’acquisto di 750 miliardi di dollari di forniture militari e a investire circa 600 miliardi di dollari in beni e servizi americani, come gas e petrolio.

Le conseguenze economiche per l’Italia

Secondo Santini, l’accordo sui dazi rappresenta un compromesso necessario per evitare una guerra commerciale, ma le conseguenze per le imprese italiane saranno significative, anche se ancora siamo nella fase delle stime. Si ipotizza una contrazione delle vendite di prodotti Made in Italy negli Stati Uniti, un mercato fondamentale, che potrebbe toccare i 21 miliardi di euro. C’è poi il rischio che la tariffa del 15%, se trasferita sul prezzo finale, potrebbe rendere i prodotti originali italiani meno competitivi, favorendo la diffusione di prodotti “Italian Sounding” di qualità inferiore.

La richiesta della CNA al governo italiano

Il direttore della CNA ha espresso la necessità di un intervento immediato del governo Meloni per supportare le imprese di fronte all’introduzione di dazi così gravosi per l’Europa e per il nostro sistema economico. La richiesta principale è quella di introdurre misure compensative e alleggerire il carico che le aziende già affrontano, come l’eccessiva burocrazia e gli elevati costi energetici.

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Vertice internazionale per l’Adriatico: ad Ancona si parla di un nuovo modello per la blue economy

Vertice internazionale per l’Adriatico: ad Ancona si parla di un nuovo modello per la blue economy

Italia, Albania, Croazia, Montenegro e Slovenia – i paesi che si affacciano sul mare Adriatico – si sono riuniti con i loro ministri e rappresentanti per discutere d’un nuovo modello di gestione per la blue economy. La filiera che mira a bilanciare lo sviluppo economico con la conservazione delle risorse marine e costiere deve basarsi non solo su un approccio numerico per quanto riguarda la sostenibilità, ma deve sfruttare le leve più innovative e parlare di più di cooperazione tra le realtà adriatiche.

Questo punto è stato al centro del vertice interministeriale che si è svolto oggi ad Ancona: un evento che aveva l’obiettivo di affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali che interessano l’area. Tra i temi sono stati discussi i criteri attuali di gestione della pesca, ritenuti inadeguati rispetto alla reale situazione delle flotte e quindi in vari modi penalizzanti per le economie adriatiche. Altro tema è stato il fare fronte comune contro ulteriori tagli ai giorni di pesca, chiedendo che sia riconosciuta la forte riduzione già avvenuta nella capacità di pesca. 

Su tutti pesa però – ovviamente – la questione degli effetti dei cambiamenti climatici, che per molti esperti è già una crisi in atto da tempo: argomento fonte di numerosi dibattiti ma certamente da inserire nella valutazione degli stock ittici, insieme all’innalzamento del mare. Un approccio che vuole coniugare la tutela ambientale con la sicurezza alimentare e la coesione sociale delle comunità marittime.

Ma cambiamenti climatici significano anche invasione dell’Adriatico da parte di specie aliene, come il granchio blu che danneggia poi la molluschicoltura, e il surriscaldamento delle acque, che favorisce fenomeni come le mucillagini. Su questo fronte, si è evidenziata l’urgenza di interventi gestionali tempestivi e coordinati, per proteggere un comparto strategico per la blue economy dell’area.

L’incontro – che non ha di fatto visto la sigla di alcun patto ma che è stato una vetrina per molti esponenti politici nostrani – ha quindi solo sviluppato l’idea di una diplomazia congiunta e stabile tra i paesi dell’Adriatico – interni ed esterni all’unione europea – in grado di avere peso nei tavoli internazionali. L’idea è di fare dell’Adriatico un modello di governance cooperativa, in cui lo sviluppo economico non sia in contrasto con la sostenibilità, ma guidato da politiche comuni fondate su evidenze scientifiche.

All’evento dorico sulla blue economy hanno partecipato i ministri di Albania, Anila Denaj; Croazia, David Vlajčić; Montenegro, Vladimir Joković; Slovenia, Mateja Čalušić e Italia, Francesco Lollobrigida, affiancato dal sottosegretario del ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) Patrizio La Pietra e dal direttore generale per la pesca e l’acquacoltura Francesco Saverio Abate, dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e dal Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori.

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Un ufficio con persone al lavoro al computer in varie postazioni

Lavoro sempre più precario nelle Marche: è record

Lavoro sempre più precario e povero. Le Marche si confermano – in una netta tendenza al precariato – come una delle regioni meno virtuose, con un record del 2025: essere la prima regione d’Italia per incidenza dei contratti intermittenti e la penultima per quelli a tempo indeterminato. A sottolinearlo è la Cgil delle Marche che parla di fenomeno in crescita non solo nelle fabbriche ma anche in ufficio, basandosi sull’ultima indagine Inps.

I primi tre mesi dell’anno hanno infatti visto un notevole incremento dei contratti in somministrazione (+5,2%) e un crollo significativo dei contratti a tempo indeterminato (-9,9%). Le aziende marchigiane hanno effettuato 47.260 assunzioni, il 6,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e il 4,3% in meno rispetto al 2023. 

Nel confronto 2025-2024, le assunzioni totali registrano nelle Marche flessione più marcata rispetto al Centro Italia (-5,5%) e in linea con quella osservata nell’intero Paese (-6,5%). Sul totale delle nuove assunzioni, quelle a tempo indeterminato sono una quota molto ridotta (14,2%) e in costante flessione; la tipologia contrattuale maggiormente presente è il contratto a termine (42,1%), seguita dal contratto intermittente (16%).

Nelle Marche, la quota di contratti a tempo indeterminato sul totale di quelli attivati è nettamente sotto la media del Paese (19,8%): la regione è penultima per incidenza di contratti a tempo indeterminato sui nuovi rapporti di lavoro. Anche l’incidenza dei contratti a termine sul totale è inferiore alla media nazionale (46,1%). In riferimento alle attivazioni di contratti in somministrazione, il valore regionale è superiore alla media nazionale (15,7% contro 12,4%). In particolare, le Marche sono la seconda regione (dietro al Molise) per aumento delle nuove assunzioni in somministrazione tra il 2024 e il 2025. La regione risulta altresì essere la prima in Italia per la più alta incidenza dei contratti intermittenti (16% contro la media nazionale del 9,4%).

Infine, analizzando le cessazioni per tipologia di motivazione, escludendo la risoluzione consensuale, rispetto al 2024 emerge un calo pressappoco omogeneo in tutte le motivazioni. Nei confronti del 2023, invece, si osserva un aumento marcato dei licenziamenti di natura economica (+18,5%).

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