Rifiuti, Legambiente contro il termovalorizzatore nelle Marche
Da tempo si sta facendo largo nella politica regionale l’idea di realizzare un termovalorizzatore nelle Marche. Una struttura che dovrebbe bruciare 370 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali. E da tempo si parla di questa come dell’unica soluzione per risolvere alcuni problemi cronici del settore, necessaria anche sotto il profilo economico. Secondo Legambiente Marche, però, in questo ragionamento mancano elementi essenziali per una visione completa della questione.
«Leggiamo sempre più frequentemente – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – una campagna di comunicazione sul termovalorizzatore come la soluzione all’emergenza economica in cui i rifiuti ci stanno portando e anche come soluzione per liberarci dalle discariche, sempre più difficili da realizzare nei territori. Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni. Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso».
Nel 2024 il piano regionale di gestione dei rifiuti stimava un costo per il termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che, secondo Legambiente, andrà ulteriormente rialzata. Nasce da qui la domanda: «come può un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile? La regione ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie».
L’atteggiamento di Legambiente è quello di sottolineare di certo lo «stallo impiantistico» che c’è nella regione, ma al contempo sottlineando la via d’uscita, l’economia circolare. «Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie ottenute dal riciclo. Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, RAEE, tessili. Come Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione».
«Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso, ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitanti. Ed è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante. Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».
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