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Tag: giovani

Giornata delle Marche: a Senigallia i giovani protagonisti

SENIGALLIA – Si è celebrata mercoledì 10 dicembre, al teatro La Fenice, l’edizione 2025 della Giornata delle Marche. Davanti a una platea di 300 studenti e numerose autorità, la manifestazione intitolata “Generazione Marche” ha acceso i riflettori sul tema più urgente per il territorio: il futuro dei giovani, tra la necessità di arginare la fuga di cervelli e la volontà di creare opportunità concrete per chi resta o vorrebbe tornare. Il servizio con le voci dei protagonisti, in onda venerdì 12 e sabato 13 dicembre alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e in replica domenica 14 alle 17:15 circa, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Sebbene non siano mancati i toni celebrativi e gli slogan della politica – con gli interventi del sindaco Massimo Olivetti, del presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui e del presidente Francesco Acquaroli – il cuore dell’evento ha battuto per le due eccellenze premiate, esempi tangibili di talento e visione.

Il Picchio d’Oro 2025, l’a massima ‘onorificenza regionale, è stato conferito a Sofia Raffaeli. La giovanissima campionessa di ginnastica ritmica di Chiaravalle, già oro mondiale e bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, è stata premiata per aver scritto la storia dello sport italiano e per la sua capacità di ispirare i coetanei con umiltà e determinazione. «L’errore è fondamentale per crescere, è più importante perdere che vincere se serve a rialzarsi», ha dichiarato l’atleta dal palco che ha anche affermato di portare sempre con sé le Marche.

Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D'Orsogna
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna

Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna. Marchigiano d’adozione, D’Orsogna è stato premiato per la visione manageriale che ha permesso il rilancio e il riposizionamento strategico dell’Aeroporto delle Marche, trasformandolo in un asset logistico e turistico cruciale per l’intera regione.

La giornata – arricchita dalle emozionanti performance del coro studentesco “Sing the Future” dell’Università politecnica delle Marche diretto da Laura Petrocchi – ha visto l’intervento video del ministro per i giovani e lo sport Andrea Abodi. Quest’ultimo ha ribadito che, «al di là delle parole, servono fatti concreti per trasformare le Marche in una terra attrattiva» per le nuove generazioni e per riconquistare la loro fiducia, persa a causa delle mancate risposte, assenti per troppo tempo.

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Il teatro La Fenice di Senigallia ha ospitato la Giornata delle Marche 2025 dedicata ai giovani
Il teatro La Fenice di Senigallia ha ospitato la Giornata delle Marche 2025 dedicata ai giovani

Senigallia, la bellezza educa: la scommessa della parrocchia di Cesanella contro il disagio giovanile

Trasformare il degrado in bellezza, l’anonimato in relazione e il disagio in opportunità. È questa la scommessa lanciata dall’unità pastorale “Buon Samaritano” (che comprende le parrocchie di Cesanella, Cesano, Scapezzano e Pace) attraverso un progetto di riqualificazione che ha visto protagonisti proprio quei giovani spesso considerati problematici. A raccontare l’iniziativa ai microfoni di Radio Duomo Senigallia è don Matteo Guazzarotti, viceparroco, che ha illustrato come la parrocchia di Cesanella stia cercando di rispondere alle tensioni sociali con l’arte e l’inclusione. L’audio, in onda nei giorni scorsi, è disponibile grazie al lettore multimediale.

Dalla strada al pennello: il progetto

Tutto nasce da una situazione di frizione. Un gruppo di ragazzi, provenienti da varie zone e senza punti di riferimento, aveva eletto le scale e la strada di via Guercino, sotto la parrocchia, a proprio luogo di ritrovo. Una presenza che, complice la noia e la mancanza di spazi, aveva generato tensioni con i residenti, schiamazzi, corse con gli scooter e persino qualche piccolo atto vandalico. «Invece di alzare muri, abbiamo scelto la via del dialogo», spiega don Matteo.
L’idea, condivisa con don Giuseppe Boglis e col parroco don Andrea Franceschini, è stata rivoluzionaria nella sua semplicità: affidare a questi ragazzi uno spazio. «Abbiamo dato loro una stanza che usavamo una volta l’anno, facendoli sentire ‘a casa’. Ma non bastava. Bisognava creare un ponte con la comunità».
Da qui il progetto di riqualificazione degli spazi esterni del vecchio oratorio, nato in vista della festa della Madonna del Rosario. I ragazzi, affiancati da un artista di strada, da professionisti e membri del consiglio pastorale, hanno lavorato per abbellire l’area: murales, nuove sedute, staccionate ridipinte. «La bellezza è già un luogo educativo», sottolinea il viceparroco. «Se creo un luogo bello e lo faccio mio, mi viene meno voglia di rovinarlo».

Non esistono ragazzi cattivi

Il cuore del progetto va oltre la vernice fresca. È un tentativo di ricucire il tessuto sociale di un quartiere, la Cesanella, decuplicato in quarant’anni e vittima non tanto del degrado, quanto dell’anonimato. Durante un recente incontro molto partecipato, intitolato provocatoriamente “Non esistono ragazzi cattivi”, la comunità si è interrogata sul ruolo degli adulti.
«Il ragazzo che fa rumore sta gridando, cerca un adulto che lo veda», osserva don Matteo. «Esistono ragazzi impauriti, arrabbiati o annoiati, ma non cattivi a prescindere. Il male è spesso conseguenza della tristezza». La parrocchia si propone quindi non come controllore, ma come «adulto significativo», capace di accogliere ma anche di dare regole certe, trasformando la relazione da istituzionale a fraterna.

Una sfida per tutta la città

L’iniziativa non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso iniziato a fine agosto che ha coinvolto istituzioni, famiglie e residenti. L’obiettivo è fare rete, uscendo dalla logica dell’indifferenza. «La parrocchia da sola non può salvare il mondo», conclude don Matteo nell’intervista. «La vera sfida per l’adulto di oggi è non addormentare la coscienza. Non serve solo ‘sporcarsi le mani’, bisogna esserci. Perché l’autoeducazione non esiste: i ragazzi crescono solo se attorno hanno una comunità che si prende cura di loro». A Cesanella, tra un murales colorato e una panchina sistemata, si sta provando a costruire proprio questo: non solo un oratorio più bello, ma una comunità, anzi, quella che Giovanni Paolo II chiamava la «civiltà dell’amore».

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Da Arcevia a Senigallia gli spettacoli della 42/a stagione di “Teatro Ragazzi”

Tutto pronto per la 42/a Stagione di Teatro Ragazzi che prenderà avvio il 17 ottobre prossimo e condurrà famiglie e scuole fino al maggio 2026. E’ stato presentato un ricco cartellone che, con 46 spettacoli dedicati alle famiglie, 84 per le scuole e varie altre iniziative, toccherà ben 13 Comuni tra le province di Ancona e Macerata. Per quanto riguarda la zona della nostra diocesi, sono interessate le città di Arcevia, Chiaravalle, Corinaldo, Ostra e Senigallia.

La rassegna è tra le più longeve d’Italia nel settore ragazzi/e. Direzione artistica ed organizzativa sono del Teatro Giovani Teatro Pirata, che gode del sostegno del ministero della cultura, della Regione Marche e dei Comuni coinvolti ma si avvale anche della collaborazione, preziosa, di Amat-Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Cms-Consorzio Marche Spettacolo, Jesi Educa, Rassegna Malati di Niente, progetto Epic, Ambito 10 Fabriano, Asp Ambito 9, Fondazione Cariverona.

Come anticipato, il cartellone 2025-2026 propone 84 appuntamenti dedicati alle scuole di vario ordine e grado, e 46 spettacoli per famiglie; ma in programma, inoltre, vi sono 2 eventi pomeridiani per i piccolissimi (+1 anno), 4 spettacoli per ragazzi e ragazze più grandi (young adult), 3 giorni di escape room, un nuovo spettacolo di teatro per corrispondenza, e tante altre proposte.

Il via al programma di spettacoli nei teatri sparsi per tutta la diocesi senigalliese, per quanto riguarda il cartellone festivo (ore 17) dedicato alle famiglie, è a fine ottobre. Andranno in scena – tra gli altri – gli spettacoli: “Ipant” di Matteo Pallotto (26 ottobre, teatro Misa di Arcevia), “La vendetta della fata Morgana” dei Burattini di Mattia (1 novembre, teatro Goldoni di Corinaldo), “Fagiolino contro i maligni” dei Burattini di Mattia (2 novembre, teatro La Vittoria di Ostra), “Cinderella Vampirella” di Tgtp (2 novembre, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Fiabe a colori” del Teatro dell’Orsa (16 novembre, teatro Misa di Arcevia), “Cenerentola” della Compagnia della Rancia (23 novembre, teatro La Fenice di Senigallia), “Jack e il ragazzino che sorvolò l’oceano” de La luna nel Letto (18 gennaio, teatro La Fenice di Senigallia), “Il buono, lo gnomo e il cattivo” del Teatro delle Dodici Lune (25 gennaio, teatro Misa di Arcevia), “Legami” de L’Abile Teatro/Tgtp (1 febbraio, teatro Goldoni di Corinaldo), “Felicia” di Quinto Equilibrio (1 febbraio, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Fagiolino Astrologo” de I Burattini di Mattia (8 febbraio, auditorium San Rocco a Senigallia), “Il paese senza parole” di Rosso Teatro (1 marzo, teatro La Vittoria di Ostra), “Bu! Una divertente storia di paura” di Claudio Milani (1 marzo, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Il mio amico Dino” di Lagrù Teatro (8 marzo, auditorium San Rocco a Senigallia), “Gran cabaret de Madame Pastiche” di Marta Pistocchi (15 marzo, teatro Goldoni di Corinaldo), “Nel ripostiglio di mastro Geppetto” di Armamaxa Teatro (22 marzo, teatro Misa di Arcevia).
Biglietti in vendita un’ora prima dell’inizio dello spettacolo presso il botteghino del Teatro, spettacoli domenicali: €8.00 adulti, €6.00 ragazzi.

Novità della 42a edizione è la proposta dedicata ai piccolissimi da un anno di età accompagnati dai genitori, nella “Sphera” allestita al Teatro Moriconi di Jesi il 25 e 26 novembre ore 18, e curata dalla compagnia Teatro di Carta. Nell’atmosfera magica di un piccolo igloo, sorprendente di ombre, luci e colori trasportano gli spettatori in un viaggio divertente e suggestivo. Lo spettacolo di teatro d’ombre, oggetti, suoni e rumori dura 30 minuti ed è un evento organizzato in collaborazione con Jesi Educa, posto unico 6 euro.

Il manifesto per gli spettacoli della 42/a stagione di "Teatro Ragazzi" promossa dal Teatro Giovani Teatro Pirata
Il manifesto per gli spettacoli della 42/a stagione di “Teatro Ragazzi” promossa dal Teatro Giovani Teatro Pirata

Per ragazzi e ragazze della fascia “Young Adult” (+14), nell’area Misa e Nevola si terrà lo spettacolo “Freevola. Confessione sull’insostenibile bisogno di ammirazione” di Trento Spettacoli, una proposta sul dovere di piacere e sull’identità femminile (13 novembre, teatro Misa di Arcevia). Inizio alle ore 21, posto unico 8 euro.

Tra le novità, una doppia proposta di gioco, una a teatro, l’altra a casa. Dal 27 al 29 dicembre, il teatro Misa di Arcevia si trasforma in una gigantesca “Escape Room” a tema natalizio, tra enigmi da risolvere e percorsi misteriosi: “Babbo Natale è in teatro, o forse no. Forse ci sono i suoi elfi, disposti a tutto per difendere i suoi segreti”, fa sapere l’ideatore di questa singolare sfida, della durata 60 minuti e da giocare con un massimo di 10 partecipanti. Posto unico 10 euro.

Da un’idea di successo di Simone Guerro, nata nel periodo del Covid come risposta alla chiusura dei teatri, torna in una veste nuovissima “Il Teatro in una scatola”, ovvero il TeatroXCorrispondenza che arriva direttamente a casa dei bimbi in un pacco speciale per giocare insieme ai propri cari. Si tratta di un laboratorio di costruzione dello spazio scenico per tutta la famiglia in cui, dopo l’allestimento del teatro con i suoi personaggi, si possono esplorare in due puntate – guidati da podcast – le avventure di Jole, la protagonista dell’omonimo libro di Silvia Vecchini per la casa editrice Topipittori Premio Andersen 2023; narra delle vicende di una bambina che si ritrova ad affrontare il percorso da scuola a casa da sola. Nel materiale per seguire/giocare alla storia una mappa illustrata della città, due stivali da pioggia formato bambola, da infilare nelle dita, e tante altre sorprese. Il progetto artistico è condiviso con Ilaria Sebastianelli. Costo del pacco 30 euro, all’interno vi sono due scatole, una per puntata.

In programma, anche, la Scuola di teatro, dedicata alla fascia d’età dai 6 agli 11 anni, e a quella dai 12 ai 20 anni, al Teatro Moriconi di Jesi.

Per le scuole di ogni ordine e grado, il cartellone propone alcune tra le migliori produzioni di teatro ragazzi nazionali, con 84 spettacoli nei teatri dei vari comuni, e su richiesta anche direttamente nelle scuole dell’infanzia. In programma ci sono anche laboratori per ragazzi progetti formativi per docenti tra cui “Le parole di chi sta crescendo” a cura della scrittrice Silvia Vecchini. Da segnalare, tra gli altri, lo spettacolo su Carlo Urbani “Goccia dopo Goccia” di Tgtp, “I senza tutto” di Tgtp sulla fragilità di chi non ha casa (con il sostegno di Asp Ambito 9 nell’ambito del progetto “Housing First”), il tema del bullismo affrontato in varie performance, tra cui “Spaidermen” di Armamaxa Teatro, il teatro in lingua inglese, l’Aida di Verdi raccontata ai più piccoli dalla compagnia Teatro Linguaggi.

Info e programmazione completa:
Teatro Giovani Teatro Pirata
Via Mazzoleni, 6/a – 60035, Jesi (AN)
Cell. 334.1684688 – tel. 0731.56590
ufficioscuola@teatrogiovaniteatropirata.it
biglietteria@teatrogiovaniteatropirata.it
www.teatrogiovaniteatropirata.it

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L’esigenza di una seria comunità educante adulta: dibattito a Senigallia

Sotto il titolo evocativo di “Non esistono i ragazzi cattivi“, l’unità pastorale ‘Buon Samaritano’ ha recentemente animato un importante dibattito all’oratorio della parrocchia Cesanella di Senigallia, chiamando a raccolta educatori, genitori e membri della comunità educante per riflettere sul disagio giovanile e sul ruolo degli adulti. Qualche giorno fa vi abbiamo proposto l’audio con le parole di Simone Ceresoni, dirigente scolastico dell’istituto d’istruzione superiore Corinaldesi-Padovano di Senigallia, che potrete riascoltarvi a questo link.

Oggi passiamo il microfono a Catia Sorcinelli, criminologa e operatrice sociale, e a don Andrea Rocchetti, parroco di Marina e Montemarciano: entrambi hanno messo in luce la necessità di un profondo «salto di qualità» da parte degli adulti. L’AUDIO, in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) lunedì 13 e martedì 14 ottobre, alle ore 13:10 e alle ore 20, avrà un’ulteriore replica domenica 19 alle 16:50, ma è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

La responsabilità della comunità educante

Catia Sorcinelli ha ripreso il concetto di “comunità educante”, sottolineando come non si possa delegare ad altri la responsabilità del malfunzionamento sociale. «Ognuno faccia la propria parte», ha incalzato la criminologa, invitando a una profonda auto-riflessione: «Quanto io sto facendo per i giovani di oggi, come mi pongo io di fronte a quel giovane che manifesta la sua ribellione?». Perché, magari non lo si nota spesso, ma le parole e gli sguardi degli adulti, ha avvertito, hanno il peso «di un macigno» sui ragazzi. Di fronte a questo, l’operatrice sociale ha esortato al «coraggio della vicinanza» nei confronti dei giovani, con i quali co-costruire processi e progetti per rispondere ai loro bisogni dopo averli prima ascoltati e accolti. Molti ragazzi e ragazze infatti lanciano sfide agli adulti che, se non colte in tempo o disattese, possono manifestarsi con forme di devianza.

Superare il giudizio e l’infantilismo adulto

La prospettiva di don Andrea Rocchetti si è concentrata sulla critica radicale al giudizio e alla dicotomia “buono-cattivo”, “bianco-nero”. Il parroco di Marina e Montemarciano ha definito questa tendenza come una «dinamica di infantilismo» che nasconde una «banalizzazione delle problematiche». Questa modalità di pensiero, che colpisce tutti indistintamente, di fatto scarica la responsabilità solo sui giovani evitando il confronto con se stessi e con i nodi irrisolti del proprio vissuto. Il «salto di qualità» richiesto agli adulti è quello di superare questa polarizzazione. Da qui l’appello alla comunità educante a «diventare adulta»: l’accoglienza in parrocchia e nella società, ha concluso, non può avvenire se l’adulto per primo non si libera della «patina dagli occhi» che vuole un mondo «carino, coccoloso, alla Mulino Bianco».

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Non esistono ragazzi cattivi: a Senigallia la comunità si interroga sul disagio giovanile

L’incontro dal titolo “Non esistono ragazzi cattivi“, tenutosi martedì 7 ottobre presso l’oratorio della chiesa della Cesanella a Senigallia, ha acceso un faro sul complesso e urgente tema del disagio adolescenziale. Organizzato dall’Unità Pastorale Buonsamaritano (che unisce le parrocchie di Cesanella, Cesano, Pace e Scapezzano), l’evento ha richiamato un pubblico numeroso e variegato, desideroso di confrontarsi sulle sfide educative che coinvolgono famiglie, scuole e l’intera comunità. L’appuntamento ha messo a confronto tre voci autorevoli: Simone Ceresoni, dirigente scolastico dell’istituto superiore Corinaldesi-Padovano; don Andrea Rocchetti, parroco di Marina e Montemarciano; e Catia Sorcinelli, criminologa e operatrice sociale. L’obiettivo: trovare un dialogo comune per comprendere, ascoltare e accompagnare gli adolescenti nei loro momenti di fragilità, prevenendo derive come vandalismo, dipendenze, e bullismo. In questa prima puntata di Venti minuti da Leone” ci siamo concentrati sull’intervento di Ceresoni, andato in onda venerdì 10 e sabato 11 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 12 alle 17:15 circa. L’audio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

La cattiveria è un segnale di sofferenza

Al centro del dibattito, il dirigente scolastico Simone Ceresoni ha offerto una riflessione profonda, partendo proprio dal titolo provocatorio dell’incontro. Gestendo quotidianamente circa 1600 studenti, Ceresoni ha ammesso che l’idea di “ragazzi cattivi” oscilla tra la ferma convinzione che non esistano e l’enorme difficoltà che certe manifestazioni di disagio creano. Ha condiviso aneddoti personali e professionali che demoliscono l’immagine stereotipata del “mostro”. La cattiveria si manifesta come stato di sofferenza e allora così va interpretata.

Regole e relazioni: il binario dell’educazione

Per affrontare questa sofferenza, Ceresoni ha indicato un doppio binario educativo: regole chiare e relazione autentica. Da una parte, la necessità di definire confini chiari e riportare la sfida sulla strada della responsabilità. Citando un episodio scolastico in cui il rigoroso rispetto di una regola, seppur impattante, ha portato alla cessazione di atti spiacevoli, ha evidenziato come le regole siano “utili a contenere” e a definire il lecito e l’illecito. Ma le regole da sole non bastano: «Serve anche la relazione, perché educa». L’adulto ha un potere enorme nel tirar fuori «dinamiche di ragazzi in gamba o dinamiche di ragazzi cattivi». Il segreto sta nel porsi in un rapporto di rispetto e cura, evitando il giudizio o l’atteggiamento ‘tu non sai chi sono io’. L’accoglienza fa venire meno le manifestazioni del disagio che spesso si traducono in azioni ‘cattive’.

La rivendicazione di spazi nella città

Il dirigente ha poi allargato la riflessione al contesto urbano, partendo da un recente fatto di cronaca a Senigallia: giovani seduti in mezzo alla strada, in pieno centro storico. Per Ceresoni, quell’atto è stato «un messaggio molto potente a una comunità di 45.000 abitanti che attende ancora una risposta». Una risposta che non può essere solo la videosorveglianza o l’indifferenza. Il gesto, ha spiegato, rivendica la mancanza di spazi di aggregazione dove il protagonismo giovanile sia al centro. Se la città offre prevalentemente “l’aperitivo del sabato sera” (che richiede risorse economiche) o l’aggregazione sportiva (che può diventare competizione ed esclusione), mancano i luoghi aperti e gratuiti che un tempo erano i centri di aggregazione giovanile.

In un prossimo articolo, svilupperemo il dibattito sull’argomento partendo dagli interventi di don Andrea Rocchetti e della criminologa ed operatrice sociale Catia Sorcinelli.

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Affollato l'incontro del 7 ottobre 2025 all'oratorio parrocchiale alla Cesanella di Senigallia, dal titolo "Non esistono ragazzi cattivi"
Affollato e partecipato l’incontro del 7 ottobre 2025 all’oratorio parrocchiale alla Cesanella di Senigallia, dal titolo “Non esistono ragazzi cattivi”

‘Non esistono ragazzi cattivi’. L’affollato incontro a Cesanella per confrontarsi e muovere azioni

La paura di non sapere fare i conti con le nuove generazioni, adolescenti in primis. Spaventano spesso i ragazzi e le ragazze di oggi. Ci accorgiamo anche qui, in una piccola città, del loro disagio diffuso e questo crea spesso insofferenza, timori, fastidio. Luoghi insospettabili del centro storico come della periferia eletti a ritrovo pomeridiano e molto spesso notturno, anche fino a tarda notte, possono trasformarsi in campi di battaglia in cui sperimentare l’ “ebbrezza” del vandalismo, casse di risonanza per ruvidi, pesanti linguaggi, terreni recintati da cui gli adulti stanno volentieri alla larga.

Sarà anche per questo che il salone dell’oratorio della parrocchia di Cesanella ha fatto il pieno martedì 7 ottobre scorso, in un incontro dall’accattivante titolo ‘Non esistono ragazzi cattivi’ preso in prestito dal libro dello storico cappellano del carcere minorile ‘Beccaria’ di Milano, don Burgio. Si esce di casa, in un dopocena infrasettimanale, per guardarsi in faccia, sentirsi parte e dialogare su un fenomeno che chiede attenzione e solleva più di una preoccupazione. Un titolo che è tutto un programma, rieccheggiato nelle testimonianze di tre voci complementari, del loro starci per davvero in mezzo ai giovani: quella del dirigente scolastico dell’Istituto ‘Corinaldesi – Padovano’ di Senigallia Simone Ceresoni, del parroco di Marina di Montemarciano don Andrea Rocchetti e dell’operatrice sociale, criminologa Catia Sorcinelli. Tre approcci e altrettante attenzioni e responsabilità per arrivare, a cerchi concentrici, a scelte ed azioni che riguardano tutti, proprio a tutti, ognuno per quanto può, deve e sa fare. Ed ecco che inevitabilmente il focus si sposta dall’analisi dell’adolescenza di oggi agli adulti, ai ‘grandi’, sollevando più di una domanda sulla loro capacità di essere tali, di vedere i volti, andare al di là della denuncia securitaria.

A Senigallia l'incontro dal titolo "Non esistono ragazzi cattivi". Da sinistra il parroco della Cesanella don Andrea Franceschini, la criminologa e educatrice sociale Catia Sorcinelli, il dirigente scolastico Simone Ceresoni, il parroco di Marina e Montemarciano don Andrea Rocchetti e il viceparroco della Cesanella don Matteo Guazzarotti
Da sinistra il parroco della Cesanella don Andrea Franceschini, la criminologa e educatrice sociale Catia Sorcinelli, il dirigente scolastico Simone Ceresoni, il parroco di Marina e Montemarciano don Andrea Rocchetti e il viceparroco della Cesanella don Matteo Guazzarotti

Chi sono gli adulti, oggi? Sono quelli del ‘prima o poi passa’, quasi che l’adolescenza sia una malattia; quelli alla perenne ricerca del peccato originale, quelli che essendo rimasti adolescenti loro per primi sarebbero poco credibili e tantomeno attrezzati per fare la differenza e codificare emozioni e richieste spesso inespresse?

Nessuna facile risposta, ma qualcosa s’ha da fare! Ed un salone affollato lo dice a voce alta. Anche a quella chiesa che vede le proposte di sempre attecchire faticosamente, spesso tentata di chiudersi in sacrestia e alzare bandiera bianca, tutto troppo complicato, troppo pochi e sovente con i capelli bianchi. Viene immediato pensare, anche di questi tempi, a Filippo Neri, Giovanni Bosco, Pino Puglisi, a donne e uomini che, non senza fatica, hanno scelto di scommettere sulla parte migliore dei più piccoli, dei più bisognosi di sgurdi intensi. Rischiando e vivendo anche buchi nell’acqua, nella testarda convinzione che si può vivere meglio, i desideri più profondi e veri dei ragazzi e delle ragazze sono quelli di sempre, nonostante linguaggi e dinamiche diverse. E’ possibile anche oggi, in questo tempo sfilacciato e disorientante, investire in umanità.

Voci in una sera d’autunno che chiedono alle istituzioni, un po’ troppo a corto di creatività e fantasia, spazi e progettualità, tavoli e risorse nella necessaria alleanza di comunità educanti vive e vegete.
Funziona se ognuno fa la propria parte, sapendo che “l’educazione è cosa di cuore: tutto il lavoro parte da qui, e se il cuore non c’è, il lavoro è difficile e l’esito è incerto. Che i giovani non solo siano amati, ma che essi stessi conoscano di essere amati”. E se l’ha detto don Bosco…

Laura Mandolini

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Turismo: pochi eventi e strutture per i giovani, così Senigallia s(‘)offre

Il settore del turismo balneare a Senigallia sta affrontando una stagione turistica 2025 con diverse sfide, molte delle quali ancora irrisolte da tempo e altre che potrebbero protrarsi a lungo. Non parliamo del meteo ovviamente, che quest’anno comunque non sembra essere stato particolarmente nefasto per la spiaggia di velluto: parliamo di capacità di spesa dei “villeggianti”, di target turistici, di eventi, parcheggi, viabilità e infrastrutture. Questi gli argomenti al centro dell’intervista a Francesco Clementi, operatore balneare e vicepresidente della CNA di Senigallia, ospite recentemente a “20 minuti da Leone”. L’audio integrale è disponibile cliccando sul tasto play del lettore multimediale.

Un andamento stagionale altalenante

Clementi conferma che dopo un promettente giugno, complice anche il bel tempo, il mese di luglio ha registrato un calo di presenze, solo in parte attribuibile al maltempo. La motivazione principale sembra essere un calo del potere d’acquisto delle famiglie, che riducono la frequenza con cui si recano in spiaggia.

I giovani trainano il settore?

A differenza delle famiglie, che mostrano maggiore cautela nelle spese, i giovani rappresentano un motore economico più stabile per gli stabilimenti balneari, spiega Clementi, evidenziando come i giovani non solo frequentino assiduamente la spiaggia, ma mantengano anche un certo livello di spesa, garantendo una sicurezza per gli incassi. Tuttavia, il vicepresidente della CNA locale per il settore balneare solleva una questione cruciale: l’offerta serale della città per i giovani è carente. Secondo lui, Senigallia soffre la mancanza di locali notturni e eventi serali, portando i ragazzi a spostarsi verso località vicine come Civitanova Marche.

Che tipo di turismo? Quanti turismi?

Questo tema solleva nuovamente un interrogativo per le amministrazioni comunali che si sono succedute e che succederanno date le prossime elezioni: la città deve puntare sul turismo delle famiglie o su quello dei giovani? Oppure, in caso si optassse per i turismi al plurale, come farli coesistere? La cronaca recente ma anche le polemiche degli anni passati per la musica alta o gli schiamazzi notturni (solo per fare due esempi) sono solo la punta dell’iceberg con tanto di critiche…alle critiche!

Parcheggi, viabilità e infrastrutture

Un’altra criticità emersa è la carenza di parcheggi, specialmente sul lungomare Mameli, di ponente. La dipendenza dall’area di sosta ex Italcementi in zona porto o da Villa Torlonia alla Cesanella dimostrano ancora una volta che la mancanza di “parcheggi scambiatori” anche ai limiti della città, affiancate ovviamente da continui bus-navette, è un disagio per tutti, cittadini e turisti. La situazione poi è aggravata dall’assenza di piste ciclabili adeguate, che rendono la viabilità complessa e assolutamente rischiosa, soprattutto nei fine settimana. Il progetto di una pista ciclabile, che comporterebbe la rimozione di alcuni parcheggi, resta una questione spinosa e ancora da risolvere. Anche l’assenza di un’area per le manifestazioni a ponente crea problemi per organizzare feste ed eventi: una proposta potrebbe essere quella di valorizzare l’area dove si svolgono eventi come l’XMaster, trasformandola in una zona dedicata ai giovani. Da un lato potrebbe rappresentare una possibile soluzione per rivitalizzare l’offerta turistica di Senigallia e attrarre un pubblico più giovane, dall’altro potrebbe acuire le divergenze con i residenti.

L’altra questione: la Bolkestein

Nell’intervista Clementi ha anche toccato la principale problematica del settore, l’applicazione della direttiva Bolkestein per le concessioni balneari. Ancora c’è dibattito ma la mancanza di chiarezza a livello nazionale sta creando incertezza tra gli operatori, in attesa delle nuove norme che dovrebbero entrare in vigore nel 2027.

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Genitori in ascolto: oltre le parole, il valore della testimonianza verso i propri figli

L’ascolto e la comunicazione rivestono un ruolo cruciale nella società attuale. Dovrebbero essere anche al centro delle dinamiche familiari e intergenerazionali, specialmente nel rapporto tra genitori e figli adolescenti. Ma così non è. Per comprenderne le ragioni e intraprendere un percorso comune che possa per lo meno parlare un linguaggio condiviso, abbiamo voluto intervistare Federico Paino, presidente dell’associazione Heta di Ancona. L’intervista è in onda lunedì 14 e martedì 15 aprile, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 20 a partire dalle 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio integrale è anche presente in questo articolo assieme a un breve testo.

L’ascolto attivo come chiave di volta

Paino evidenzia come l’ascolto attivo, da parte degli adulti, sia fondamentale per comprendere il mondo dei giovani, un universo a sé rispetto a quello adulto. Questo ascolto non si limita alle parole, ma si estende alla comprensione dei linguaggi non verbali, come l’arte e i social media. L’arte, in particolare il disegno e la musica, si rivela un canale comunicativo efficace per i giovani che incontrano difficoltà nell’espressione verbale. Paino porta l’esempio di un ragazzo che, dopo mesi di silenzio, ha iniziato a comunicare attraverso un murale.

I “naturali” conflitti intergenerazionali

I conflitti tra generazioni sono considerati da Paino come parte integrante del processo di crescita. Tuttavia, è essenziale che gli adulti si impegnino a comprendere i giovani e a instaurare un dialogo aperto e costruttivo. Gli adulti spesso presumono di sapere tutto sui propri figli, sui giovani, ma non c’è niente di più sbagliato secondo Paino che giudicare il loro mondo, i loro linguaggi e le loro forme di espressione. È fondamentale un atteggiamento di apertura e curiosità, volto all’apprendimento dai giovani stessi.

Genitori, scuola, testimonianze

I genitori rivestono un ruolo primario nell’ascolto e nel supporto dei figli, ma anche la scuola ha un compito cruciale nell’educazione e nella comunicazione. È auspicabile una collaborazione tra genitori e istituzioni scolastiche, affinché queste ultime forniscano strumenti e supporto ai genitori. L’adulto è chiamato a dare testimonianza, non a impartire lezioni. L’autorevolezza deriva dall’esperienza di vita e dalla capacità di apprendere continuamente, persino facendosi guidare dall’adolescente, se serve, in alcuni processi, senza che questo pregiudichi il rapporto genitori/figli.

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Genitori preoccupati per il futuro dei figli: internet, droga, violenza e salute mentale

Otto genitori su dieci sono preoccupati che i propri figli possano divenire dipendenti da internet, smartphone e tablet. Sette su dieci si allarmano per le baby gang e la violenza giovanile anche sotto forma di cyberbullismo, mentre sei su dieci sottolineano consumi o abusi di alcol e droga e persino l’impoverimento del linguaggio negli adolescenti. Sono alcuni dei dati emersi dall’indagine promossa da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e condotta dall’Istituto Demopolis. Dati presentati in occasione della giornata nazionale dell’ascolto dei minori istituita lo scorso anno e che si è celebrata per la prima volta ieri, 9 aprile.

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Focus dell’indagine sono le preoccupazioni dei genitori di figli tra 14 e 17 anni. Oltre ai temi già evidenziati, con percentuali in aumento negli ultimi anni, le famiglie temono anche per lo scarso apprendimento scolastico, la salute mentale, difficoltà relazionali soprattutto con i coetanei e l’isolazionismo degli adolescenti. 

E’ un quadro tutt’altro che sereno quello che le famiglie vedono dipinto per il futuro dei ragazzi e delle ragazze, a cui si aggiungono i più classici, se così vogliamo definirli, rischi come l’incidentalità stradale, le malattie gravi. Oggi, appena il 13% degli italiani dichiara di non aver mai sentito parlare di povertà educativa minorile. Il dato nel 2019 era di 20 punti più alto. Secondo la ricerca Demopolis-Con i Bambini, il 63% individua la povertà educativa come “limitato accesso ad opportunità di crescita”. Il 57% la assimila a bassi livelli di apprendimento scolastico, mentre il 56% cita il disagio sociale intorno al minore.

In generale, c’è poca fiducia nel futuro e nelle soluzioni finora prospettate. Le famiglie sentono che il Paese, il sistema Italia non riesce a dimostrarsi a misura di bambini/e e ragazzi/e: in assenza di adeguate politiche di perequazione sociale e di supporto allo sviluppo dei minori, si dilatano le distanze anche tra i più piccoli.

I dati dell’indagine «fotografano un’Italia preoccupata sul futuro degli adolescenti e dai rischi e dal disagio che riguardano ragazzi e ragazze – dichiara Marco Rossi-Doria presidente di Con i Bambini –, ma al contempo consapevole del fenomeno della povertà educativa e dell’importanza di intervenire in un’ottica di comunità educante. Per affrontare queste grandi sfide e ridare centralità ai giovani è necessario e indispensabile prestare loro ascolto, imparare ad ascoltare, dare fiducia e favorire il loro protagonismo».

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Genitori in ascolto? Quali modelli attuare per superare i conflitti con i figli? AUDIO

E’ sempre più importante l’ascolto dell’altro, in particolare all’interno di una relazione familiare. I genitori oggi sono sottoposti a molteplici sollecitazioni e spesso si sentono disarmati e soli nel loro ruolo educativo, in un contesto sociale in rapida evoluzione di cui a volte sfuggono le dinamiche e la comprensione degli strumenti adeguati per leggerlo. Rimangono quindi con meno supporti rispetto al passato. Parte da questa considerazione la nostra intervista alla psicologa e psicoterapeuta Giuliana Capannelli, vicepresidente dell’associazione Heta di Ancona, recentemente ospite e relatrice a Barbara per un incontro dal titolo “Genitori in ascolto”. L’intervista, in onda lunedì 7 e martedì 8 aprile alle ore 13:10 e alle ore 20, sarà in replica anche domenica 13 alle ore 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) ma è disponibile in accompagnamento a questo testo grazie al lettore multimediale. Buon ascolto.

La dott.ssa Capannelli sottolinea come le tematiche spesso al centro dei conflitti nelle relazioni tra genitori e figli siano di fatto sempre quelle esistenziali, quelle di fondo del sentire umano: tematiche fondamentali come il senso della vita, la morte e la sessualità. Si manifestano in forme specifiche per ogni periodo storico. Nell’epoca attuale, spesso emergono tramite i disturbi alimentari quindi riflessi corporei di un disagio interiore o, in casi estremi, la violenza. Spesso i genitori faticano a comprendere i linguaggi e le modalità espressive dei giovani, che possono manifestare il loro disagio o la loro necessità di crescita attraverso comportamenti come l’autolesionismo o la chiusura verso l’esterno con un isolazionismo a volte estremo. 

Il conflitto non deve essere visto solo come negativo: è infatti anche un’opportunità di crescita. E’ soprattutto un momento di cambiamento per entrambe le parti coinvolte, se affrontato con la volontà di ascoltarsi reciprocamente e di imparare l’uno dall’altro. Nell’incontro si è discusso del ruolo genitoriale, se sia negli anni venuto meno e se sia necessario “riappropriarsene”. Capannelli, citando la psicoanalisi, parla di una possibile “evaporazione del nome del padre” e di una messa in discussione della funzione genitoriale e dell’autorevolezza in generale, compresa quella delle altre agenzie, non solo educative. Tuttavia, non crede né che la soluzione sia un ritorno al passato, come per esempio l’adozione di modelli autoritari, né il tentativo di diventare amici dei figli come emerso invece negli ultimi anni.

La vera sfida dell’epoca attuale è trovare una terza via, basata sull’apertura e sulla disponibilità a lasciarsi permeare reciprocamente, affinché il conflitto possa generare qualcosa di positivo. In questo consiste il percorso del coltivare legami, relazioni cioè che possono essere di riferimento per gli adolescenti ma non solo loro dato che l’insorgere di certe problematiche anche in fasce d’età prima considerate al riparo da tali fenomeni spinge a riflettere su ogni momento della crescita dei propri figli.

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Fede e lavoro: dalla Diocesi di Senigallia momenti di preghiera per e con le categorie professionali

L’ultimo appuntamento c’è stato il 27 febbraio ed era rivolto a tutti coloro che sono chiamati ad annunciare, ma prima ancora erano stati protagonisti gli insegnanti, e nel precedente gli operatori sanitari. Il prossimo si terrà giovedì 20 marzo, alle ore 21, presso la parrocchia di Marina di Montemarciano, ponendo al centro quanti invece sono chiamati a difendere. Cosa sono? Sono gli incontri di preghiera e riflessione per le categorie professionali promossi dalla commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro. 

Ne abbiamo voluto sapere di più, facendo qualche domanda alla referente dell’iniziativa, l’arch. Daniela Giuliani, persona molto nota in diocesi per via dei molteplici progetti che porta avanti. L’intervista, in onda lunedì 3 e martedì 4 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), la si potrà ascoltare anche domenica 9 alle ore 16:50 ma anche in questo articolo grazie al lettore multimediale, in accompagnamento a questo breve articolo.

Come ci ha spiegato, sono momenti di adorazione eucaristica che si svolgono una volta al mese nella parrocchia di Marina. Si affidano al Signore le fatiche e le gioie del lavoro. Ogni mese, la preghiera è dedicata a una categoria diversa, come educatori e insegnanti; medici, infermieri e oss; oppure agricoltori, panificatori e ristoratori. La prossima volta – appunto il 20 marzo – saranno chiamati a pregare insieme tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine e ai corpi di polizia locale, vigili del fuoco, protezione civile, insomma coloro che hanno la missione di difendere e tutelare le persone.

Ma qual è il senso? L’obiettivo – spiega Giuliani – è aiutare le persone a vivere la propria fede nel contesto lavorativo, riconoscendo il lavoro come un modo per incontrare il Signore e servire gli altri. C’è una grande ricerca di senso nel mondo del lavoro, e questi incontri offrono uno spazio per riflettere sul significato del proprio impegno professionale alla luce del Vangelo.

Daniela Giuliani è impegnata anche nella missione in Costa d'Avorio
Daniela Giuliani è impegnata anche nella missione in Costa d’Avorio

Oltre agli incontri di preghiera, Daniela Giuliani (che molti conoscono anche per l’impegno nel settore missionario, soprattutto con la Costa d’Avorio), è coinvolta nel progetto Policoro e nel progetto We Care, che si rivolgono ai giovani. Il progetto We Care, in particolare, prevede incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani sui temi dell’educazione civica e della dottrina sociale della Chiesa. 

Quest’anno, il progetto si svolge al Panzini, dove i ragazzi stanno parlando di lavoro in tutte le sue sfaccettature: dal lavoro sommerso o nero al lavoro precario, dalla contrattualistica alle esperienze formative, dalle figure collaborative o dipendenti fino all’ottica imprenditoriale. L’obiettivo è aiutare i giovani a riflettere sul lavoro come vocazione e a scoprire come possono contribuire a costruire una società più giusta e solidale.

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Prendersi cura degli adolescenti: quando il ruolo dei genitori viene a mancare – L’INTERVISTA

Prendersi cura degli adolescenti, dei minori, dei vulnerabili non è certo compito semplice oggi. Né per i genitori che a volte non hanno gli strumenti, le conoscenze, o persino tempo (sembra un paradosso ma è così), né per le altre agenzie educative. La cronaca ci racconta di giovani e giovanissimi alle prese con numerose difficoltà, anche espressive e relazionali, che spesso vengono mascherate dietro la violenza o dietro l’isolamento sociale. Comportamenti che dovrebbero far suonare qualche campanello di allarme. Questi temi sono stati al centro di un incontro che si è svolto lo scorso 17 gennaio al teatro Portone di Senigallia. “Educare è anche ferirsi. Prendersi cura degli adolescenti”: questo il titolo dell’iniziativa promossa dal servizio diocesano per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili a cui hanno partecipato come relatrici Luisa Roncari, psicologa, psicoterapeuta, e Stefania Crema, avvocata specialista in criminologia. Noi abbiamo realizzato l’intervista alla d.ssa Crema: l’audio è disponibile in questo articolo assieme a un estratto testuale con i passaggi salienti.

Gli adolescenti sono fragili o no? E gli adulti hanno gli strumenti adatti per accompagnarli?
Noi siamo partiti dal tema della fragilità dell’adolescenza in questo particolare momento storico. C’è un continuum tra reale e virtuale, soprattutto alla luce dei social media e delle applicazioni social. Il mondo degli adulti deve modificare il proprio ruolo genitoriale rispetto appunto a questo mutamento nel posizionamento dei nostri adolescenti.

I vecchi stilemi educativi sono ancora applicabili o no?
I nostri genitori avevano tracciato un percorso all’interno di un campo e poi noi a nostra volta o comunque nelle generazioni abbiamo modificato, migliorato questo tracciato che però era ben chiaro. Adesso con i nostri ragazzi non è più possibile seguire questo tracciato per cui le fondamenta dell’educazione e della pedagogia rimangono gli stessi ma quello che noi ci troviamo ad affrontare è non solo la realtà visibile ma è anche tutto il percorso che i nostri ragazzi fanno all’interno delle applicazioni, dei social, della messaggistica istantanea che modifica determinate modalità di relazione dei nostri ragazzi e quindi dovremmo trovare dei modi nuovi applicando però dei concetti e delle metodologie educative che sono quelli che ci sono sempre stati. All’inizio noi abbiamo un po’ faticato ad essere presenti, a dare delle regole e a stare accanto ai nostri ragazzi spiegando che il buono, il cattivo, il giusto e lo sbagliato così come c’è nel mondo reale c’è anche nel mondo virtuale. Queste nuove comunicazioni impoveriscono il dato emotivo perché sono dirette, veloci e che non permettono di riflettere su quale può essere la risposta dell’altro rispetto alla nostra comunicazione. Anche il gergo dei ragazzi è cambiato tantissimo rispetto alla comunicazione verbale. I ragazzi si sentono impoveriti e si sentono in assenza di un traghettatore da quella che è l’età dei ragazzi più piccoli a quelli più grandi. 

Quindi il primo passo è quello di rimettersi al pari…
Vale soprattutto per i genitori ma anche per scuole, educatori, in generale, nel senso che non bisogna pensare che il mondo virtuale non abbia ricaduto su quello reale e viceversa per loro è un continuo e un unicum, si chiama appunto “realtà aumentata” e quindi l’entrare, lo stare accanto, il vedere, l’interrogarsi, lo spiegare perché noi siamo abituati ad allenare i ragazzi a un’autosufficienza nel mondo reale, non siamo abituati ad allenarli alla stessa autosufficienza nel mondo virtuale. Un po’ perché forse siamo anche noi spaventati perché gli adulti, essendo un’altra generazione quindi non dei nativi digitali, vedono a volte con un po’ di insofferenza, con un po’ di timore e anche con un po’ di frustrazione le nuove tecnologie.

Nel momento in cui però ci sono ricadute più gravi dal punto di vista appunto dell’aspetto relazionale, come possono essere espressioni di violenza, lì purtroppo siamo già in ritardo…
Le segnalazioni alla procura presso il tribunale per i minorenni sui comportamenti devianti dei ragazzini sono aumentate sicuramente ma sono aumentate anche le possibilità di lavorare su percorsi di “restorative justice” e riparativi che quindi hanno tutto un significato a livello sociale ma anche a livello proprio da un punto di vista psicologico ed emotivo di lavorare su se stessi e riuscire a generare da un’esperienza negativa qualcosa di positivo. Certo che il mondo degli adulti li deve accompagnare.

Chi può aiutarli a riflettere nell’epoca in cui si fa tutto velocemente e non c’è tempo per pensare?
Un tema fondamentale è quello del supporto psicologico e delle valutazioni neuropsichiatriche infantili quindi prima si parte più la possibilità di recuperare una vita piena è garantita per i nostri ragazzi. Molto carente è il ruolo genitoriale: la legge italiana è molto chiara nel senso che i genitori sono responsabili per i minori; fino al 14° anno di età sono interdetti tra virgolette i minori da qualsiasi piattaforma ma sappiamo che la realtà è ben diversa e qui nasce il primo gap: l’adulto si prende una responsabilità tale per cui decide che il proprio figlio è in grado di gestire da solo delle piattaforme social e adesso mi perdoni su questo sono un po’ critica. Il genitore deve stare attento e deve vigilare fino ai 14° anni. Poi dai 14° anni i ragazzi possono avere piattaforme social ma il ruolo dell’adulto rimane, di accompagnamento, di monitoraggio di quelle che sono le esposizioni dei ragazzi. Deve essere fatto come nel mondo reale per cui tutto un lavoro sulla fiducia e sulla responsabilizzazione.

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