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Tag: guerra in ucraina

L'incontro con Oksana Stomina, poetessa e attivista ucraina, alla libreria Iobook di Senigallia

Mariupol nel cuore e la poesia come ‘arma’: Oksana Stomina si racconta a Senigallia

Non è stato solo un incontro letterario, ma una testimonianza viva e dolorosa che ha portato il dramma di Mariupol nel centro di Senigallia. Lo scorso 22 novembre, la libreria Iobook di via Cavour ha ospitato Oksana Stomina, poetessa e attivista ucraina, in un evento organizzato dal NAU (Network di Associazioni per l’Ucraina) con il patrocinio dell’ambasciata ucraina in Italia. L’audio, in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale, a fianco a un breve articolo.

Oksana Stomina è una donna capace di trasformare il dolore in letteratura. Nata scrivendo in russo, dal 2014 — anno dei primi bombardamenti sulla sua città — ha scelto la lingua ucraina come atto di identità e resistenza. Testimone diretta delle prime, tragiche settimane dell’assedio di Mariupol e delle vicende legate all’acciaieria Azovstal, Oksana Stomina non ha mai smesso di scrivere, nemmeno sotto le bombe che cancellavano i punti di riferimento della sua vita, raccogliendo i suoi versi nel volume “Lettere non spedite” (Gilgamesh, 2023).

Oltre la vittimizzazione

Il tour italiano della poetessa, che ha toccato oltre 25 città tra il 2023 e il 2024, ha un obiettivo preciso: sfatare l’immagine mediatica di un’Ucraina «martoriata e passiva». Stomina racconta invece la vitalità, la vivacità culturale e la resistenza del suo popolo. Una resistenza che la tocca nel profondo: suo marito, unitosi alla difesa territoriale, è oggi prigioniero di guerra. «Lei non riesce a comunicare con lui, non può scrivergli, non sa dove mandare le lettere», ha spiegato Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione Insieme per l’Ucraina e interprete dell’incontro.

«Ormai non si fermeranno»

Le parole di Oksana Stomina durante l’incontro sono state un’analisi delle attuali dinamiche del conflitto. Secondo l’autrice, la possibilità di fermare la guerra “facilmente” è svanita dopo le prime fasi. «Prima si poteva dare la colpa solo a Putin, ma adesso, dopo oltre tre anni, tutti quelli collegati a questa aggressione sono diventati anche loro criminali di guerra», ha dichiarato la poetessa. «Sanno che se si fermano saranno sottoposti al tribunale internazionale. Per salvarsi, la governance russa deve vincere e continuare ad uccidere. Sono tutti macchiati di sangue».

L’appello

Il messaggio di Oksana Stomina è poi sfociato in una questione di coscienza, una domanda rivolta a chi, in Occidente, tende a giustificare l’aggressore. «Quando vedete un adulto che picchia una bambina per strada, andate a salvare la bambina o giustificate l’adulto che la mena?». La conclusione è stata un appello all’unità internazionale, che vada oltre il semplice concetto di assistenza: «Senza aiuto internazionale non ce la facciamo, ma questo non deve essere solo un aiuto per noi. Dobbiamo essere fianco a fianco, alleati contro questo male, per non lasciare il futuro dei nostri figli in mano a questi aggressori».

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La poetessa e scrittrice ucraina Oksana Stomina in tour in Italia, farà tappa anche a Senigallia

E’ iniziato il terzo tour italiano della poetessa ucraina Oksana Stomina, organizzato dai soci della NAU – Network Associazioni per Ucraina con il patrocinio informativo dell’Ambasciata Посольство України в Італії/ Ambasciata d’Ucraina in Italia. Sarà a Senigallia sabato 22 novembre 2025, alle ore 10.00, presso la libreria Iobook (via Cavour). E’ un’occasione da non perdere per chi vuole capire meglio le dinamiche e le radici della guerra in Ucraina direttamente da chi vive il dramma della invasione in prima persona. Oksana Stomina è testimone diretta delle prime settimane dell’assedio di Mariupol e delle tragedie del ‘Teatro drammatico’ e dell’acciaieria Azovstal. La sua voce poetica è fortemente legata alla realtà sociale e politica ucraina.

Con “Lettere non spedite” edite da Gilgamesh Edizioni la poetessa offre una testimonianza potente e toccante, capace di unire l’esperienza personale alla dimensione collettiva della storia contemporanea ucraina. Oksana Stomina venne in Italia per la prima volta nel 2022 insieme alle colleghe Belchenko e Kyva. Da quell’incontro è nata l’idea di creare un libro, pubblicato in Italia da Gilgamesh Edizioni. Su richiesta di numerose realtà culturali, l’autrice è tornata in Italia per un tour di presentazioni in autunno del 2023 (10 date) e uno in primavera del 2024 (nella fotografia, Stomina durante l’incontro avvenuto ad Ancona).

Nel tour del 2025 Stomina incontrerà i lettori di: Trani Bari, Bisceglie, Napoli, Benevento, Crema, Piacenza, Venezia, Rimini, Senigallia, Portogruaro, Desenzano del Garda, Asola e Remedello. In questa occasione, scrivono gli organizzatori “ci saranno incontri con studentesse e studenti universitari, delle scuole e anche un concerto in cui verranno cantati i brani musicali ispirati alle poesie di Stomina e di altre poetesse ucraine contemporanee”.

a cura di Andriy Podolsky

Donato alla biblioteca di Senigallia il libro della scrittrice Amelina, vittima della guerra in Ucraina

La Biblioteca comunale ‘Antonelliana’ di Senigallia, da oggi, accoglie un segmento intenso e drammatico della nostra storia contemporanea. Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione ‘Insieme per Ucraina’ (nella fotografia, a destra), a nome della sua associazione ha donato all’istituzione senigalliese il libro “Guardando le donne guardare la guerra”, scritto da Victoria Amelina. Tradotto in Italia da Guanda, è rimasto incompiuto dopo la morte della scrittrice, avvenuta il primo luglio 2023 per le ferite riportate in un attacco missilistico russo su un ristorante di Kramatorsk, in Ucraina e successivamente completato da altri scrittori ucraini.

Victoria Amelina è tra i 208 artisti del suo Paese uccisi dalla Russia dal 2022, secondo le statistiche fornite dal ministero della Cultura ucraino a metà giugno 2025. Aveva 37 anni, un marito e un figlio. Al momento della sua morte, il manoscritto vincitore del premio Orwell non era finito. Un gruppo dei suoi più cari amici e colleghi si è presa la responsabilità di completarlo per la pubblicazione, cercando di preservare l’integrità e l’autenticità della sua voce. Tra questi c’è Yarina Grusha, che interpellata dalla stampa internazionale dice: «Penso a quanto sarebbe stata contenta Victoria di ricevere questo premio di persona e sicuramente avrebbe usato questa opportunità per continuare a parlare di giustizia per tutti coloro che lei ha descritto nel libro e per l’Ucraina. La sua voce, anche se nella forma incompiuta del libro, continua a servire le idee che lei ha promosso nel suo testo».

“Guardando le donne guardare la guerra” esplora la tenacia ed il coraggio, insieme alle avversità affrontate dalle donne ucraine nei giorni infiniti della devastazione, includendo figure come l’avvocatessa per i diritti umani e Premio Nobel per la Pace Oleksandra Matviichuk e l’artista Liubov Panchenko. «Vedo gli enormi sforzi che tu e i tuoi colleghi fate per dare una possibilità alla giustizia», scrive Amelina a Matviichuk. «Eppure, nonostante tutti i nostri sforzi, potremmo comunque perdere. E se dovessimo perdere, voglio almeno raccontare la storia della nostra ricerca della giustizia». Il libro ripercorre anche il percorso personale di Amelina nelle indagini sui crimini di guerra, evidenziando il peso emotivo di conciliare un lavoro così straziante con la maternità, la sua scrittura dedicata ai più piccoli, il suo forte desiderio di pace e giustizia.

Nel frattempo continua la raccolta firme (digitale e cartacea) promossa in diversi paesi e a cui aderisce anche l’associazione ‘Insieme per Ucraina’: l’obiettivo è lanciare una petizione online a livello europeo per raggiungere un milione di firme, in modo da sollecitare il Parlamento Europeo a prendere una decisione sull’ingresso immediato dell’Ucraina nell’Unione Europea.

Laura Mandolini

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Le bandiere dell'Ucraina e dell'Unione Europea

Ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, avviata petizione anche nelle Marche

Quale futuro per l’Ucraina? Entrerà nell’Unione europea? O rimarrà uno stato “cuscinetto” stretta tra le mire della Russia e il comfort di noi europei? E’ in fase di avvio una nuova iniziativa, davvero ambiziosa, di cui abbiamo parlato con Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione “Insieme per Ucraina”. Sta per partire una doppia raccolta firme, una cartacea e una digitale, per far entrare l’Ucraina nell’Unione Europea il prima possibile. L’intervista sarà in onda mercoledì 14 e giovedì 15 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20, in replica anche domenica 18 alle ore 17, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

L’idea nasce da una piattaforma digitale, Strichka, che unisce attivisti ucraini in tutto il mondo. L’obiettivo è lanciare una petizione online a livello europeo. Se si raggiungerà un milione di firme, il Parlamento Europeo sarà obbligato a prendere una decisione in merito. Per dare una spinta a questa petizione online, in diverse città europee, e in particolare in Italia, stanno organizzando una raccolta di firme “fisica”, su carta. Il primo appuntamento per chi si trova nelle Marche è fissato per domenica 18 maggio ad Ancona, in piazza Roma, dalle 9 alle 19: ci sarà un gazebo per raccogliere le adesioni e sensibilizzare le persone sull’importanza di questa petizione.

Petizione dal titolo “Sull’adesione accelerata dell’Ucraina all’Unione europea per rafforzare la sicurezza europea e scoraggiare la minaccia russa”. Analoghe iniziative sono già state avviate anche in altri paesi europei. Ma che reazione hanno gli europei su questo tema? Spesso la guerra è al centro dei media ma non vi sono più grandi reportages dalle zone di guerra come all’inizio del conflitto armato, anzi, dell’operazione speciale lanciata dalla Russia.

Andriy Podolskyy, presidente dell’associazione “Insieme per Ucraina, intervistato da Laura Mandolini sulle questioni internazionali e sulla vita in Ucraina, cita anche le prime mosse di papa Leone XIV che tra i leader europei ha scelto di cominciare il suo pontificato contattando proprio il presidente ucraino Zelensky, esprimendo vicinanza al popolo. Uno dei punti chiave dell’intervista che vi invitiamo ad ascoltare è proprio la capacità di resilienza del popolo ucraino, che Podolskyy sottolinea anche nella seconda parte dell’audio servizio, incalzato dalle domande di quattro studentesse del liceo Perticari (della III D, indirizzo scienze umane).

Durante la chiacchierata, ampio spazio è stato riservato anche agli aspetti personali che hanno portato Andriy Podolskyy a lasciare l’Ucraina tanti anni prima che cominciasse il conflitto e all’attività dell’associazione “Insieme per Ucraina”, impegnata anche come protezione civile negli aiuti alle popolazioni alluvionate di Senigallia (2022) e Emilia Romagna (2023).

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L'auditorium san Rocco a Senigallia

“La guerra spiegata ai poveri”: a Senigallia lo spettacolo, purtroppo, ancora attuale

Si terrà domenica 16 marzo, alle ore 17 all’auditorium San Rocco di Senigallia lo spettacolo “La guerra spiegata ai poveri“, un adattamento di un testo di Ennio Flaiano messo in scena dalla compagnia fanese Polvere di stelle per l’adattamento e regia di Mario Giannelli. Si tratta di un tema sempre attuale, ancora di più in questo momento storico in cui l’impegno per la pace sembra essere passato in secondo piano. Ce lo racconta Daniele Marzi, uno dei due presidenti della Scuola di Pace “Vincenzo Buccelletti” di Senigallia, in questo articolo “presente” sia con il lettore multimediale sia con un breve testo.

Flaiano, famoso sceneggiatore, aveva scritto questo testo proprio nell’immediatezza della fine della seconda guerra mondiale, quindi è un testo che ha una certa età. Visti i tempi, è assolutamente attuale per i suoi contenuti. È uno stile, quello di Flaiano, che utilizza l’ironia, sembra un po’ leggero, ma in realtà tocca temi molto profondi. Il titolo è molto significativo nell’individuare come le vittime, alla fine di ogni guerra, siano sempre i poveri, i più fragili, gli ultimi, quelli che non hanno alcuna colpa e nessun interesse nel fare le guerre.

La rappresentazione è all’auditorium San Rocco (in FOTO), alle 17 di domenica 16 marzo, l’ingresso è libero. La rappresentazione è fatta da una compagnia teatrale di Fano, che lo sta portando in giro da qualche mese, è stata in Ancona, a Fano e in altre località e quando ho saputo di questa rappresentazione teatrale, come Scuola di Pace ci siamo subito interessati e mossi per poterla vedere anche qui a Senigallia.

Da tanti anni la Scuola di Pace promuove iniziative di ogni genere, sia di tipo culturale, sia di tipo di manifestazione, di formazione, andiamo nelle scuole, facciamo tutto quello che si può per favorire una cultura di pace che, ahimè, in questo momento è alquanto messa in discussione anche con il recente piano di Riarmo.

C’è sicuramente, per ovvi motivi di attualità, più attenzione sul tema della pace, una maggiore sensibilizzazione nell’opinione pubblica. Bisogna vedere gli eventi degli ultimi tre anni – dall’invasione russa dell’Ucraina fino alla riesplosione del conflitto in Medio Oriente a Gaza, a che livello, in che modo e che cosa è passato nella gente, nelle persone, in termini di comprensione di ciò che avviene.

Adesso il nuovo mantra è quello antico, cioè “se vuoi la pace, prepara la guerra”. In tutti questi anni noi invece abbiamo cercato di dire “se vuoi la pace, prepara la pace“. La pace sembra che venga dal nulla, invece va costruita, ci vuole un impegno per la pace e questo oggi è in discussione. Sicuramente le persone sono mobilitate, hanno anche paura e in Italia in particolare c’è una grossa sensibilità dell’opinione pubblica che è contro la guerra, come anche recita la nostra Costituzione all’articolo 11 con il quale ripudiamo la guerra.

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Terzo anniversario dell’invasione russa in Ucraina, una manifestazione ad Ancona

Ancona ha ospitato, domenica 23 febbraio scorso, la marcia commemorativa in occasione del terzo anniversario dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. L’evento, che ha visto una grande partecipazione di cittadini, autorità locali e rappresentanti della società civile, ha avuto come obiettivo principale quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza del sostegno all’Ucraina e sulla necessità di un’azione più decisa a livello internazionale per contrastare l’aggressione russa.

La manifestazione ha avuto inizio alle ore 11:00 in Piazza della Repubblica, di fronte al Teatro delle Muse, per poi snodarsi lungo Corso Giuseppe Mazzini fino a Piazza Roma, dove si sono tenuti momenti di riflessione e performance simboliche. Durante la marcia, i partecipanti hanno portato cartelli e bandiere ucraine, srotolando una bandiera di 15 metri e tenendo in mano mappe dell’Ucraina. Un gruppo di bambini ha marciato con sagome raffiguranti bambini deportati, lanciando un messaggio chiaro: “Aiutateli a tornare a casa”. L’evento ha avuto il sostegno della campagna internazionale “People First! – Persone prima di tutto!”, lanciata dai premi Nobel per la Pace Centro per le Libertà Civili, per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri del Cremlino, tra cui prigionieri di guerra, civili detenuti illegalmente, bambini ucraini deportati e prigionieri politici.

La manifestazione di Ancona si è unita simbolicamente all’iniziativa globale di “Strichka” – “Fermiamo il Male”, una campagna lanciata per ricordare al mondo che la guerra non si è fermata e che la comunità internazionale deve agire con determinazione per fermare l’aggressione russa. Una delle performance più forti della giornata è stata “Il Mondo Ha Chiuso gli Occhi”, in cui i  partecipanti si sono bendati gli occhi con nastri neri per simboleggiare la cecità dell’Europa di fronte alla minaccia russa. Nel silenzio, il rumore statico della televisione e frammenti di notizie hanno evocato la disinformazione che ha contribuito all’indifferenza iniziale verso il conflitto.

Durante l’evento, i partecipanti hanno firmato una Dichiarazione di supporto all’Ucraina e alla Sicurezza europea, che sarà inviata alle più alte istituzioni italiane ed europee, tra cui: Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Presidente della Repubblica Italiana, Commissione Europea, Segretario Generale della Nato, Ambasciata dell’Ucraina in Italia. La dichiarazione chiede un maggiore supporto militare e umanitario all’Ucraina, il riconoscimento ufficiale della Russia come Stato sponsor del terrorismo e il rafforzamento delle difese civili e militari in Europa. Un forte messaggio di unità e resistenza. L’evento si è concluso con un momento di raccolta delle firme. I presenti hanno poi intonato l’inno nazionale ucraino, a testimonianza dell’unità e della determinazione della comunità ucraina nel difendere la propria terra. Con la consapevolezza che il conflitto in Ucraina riguarda la sicurezza di tutta l’Europa, i partecipanti hanno ribadito il loro impegno per la verità, la giustizia e la libertà. Il futuro dell’Ucraina si decide in Europa, il futuro dell’Europa si decide in Ucraina!

Associazione ‘Insieme per Ucraina’

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Bambini e ragazzi ucraini in vacanza a Senigallia per superare il trauma della guerra (estate 2023)

Bambini e ragazzi ucraini in vacanza a Senigallia per superare il trauma della guerra

Bambini e ragazzi ucraini in vacanza a Senigallia per superare il trauma della guerra (estate 2023)
Bambini e ragazzi ucraini in vacanza a Senigallia per superare il trauma della guerra (estate 2023, fonte Caritas Senigallia)

Saranno 70 bambini e ragazzi, provenienti dall’Ucraina martoriata dalla guerra, gli ospiti della nuova edizione del progetto di accoglienza temporanea “È più bello insieme” promosso dalla Caritas italiana insieme alle Caritas ucraine. L’idea è quella di permettere ai giovanissimi, traumatizzati dal conflitto in atto e dai bombardamenti russi, di passare giornate di svago e serenità attraverso campi estivi in ambienti sicuri e ospitali.

Due gruppi da 35 minori ciascuno, tra i 6 e 17 anni, arriveranno nei periodi dal 19 luglio all’1 agosto e dal 12 al 31 agosto: vivranno insieme ai coetanei italiani giornate al mare con animazione da parte dei volontari e uscite sul territorio vallivo e fino all’appennino marchigiano. Soggiorneranno a Senigallia, la località costiera tra le più suggestive delle Marche.

Per la Caritas di Senigallia è il secondo anno di partecipazione al progetto: in collaborazione con la fondazione Mirco Giacomelli, ha infatti abbracciato l’idea di offrire un periodo di vacanza in Italia a bambini e ragazzi che subiscono quotidianamente le conseguenze della guerra. Da oltre due anni il conflitto e lo stato di emergenza conseguente ai bombardamenti, agli attacchi e alle sirene si ripercuotono gravemente sullo stato psicologico degli adulti e dei minori, costretti a rifugiarsi dentro scantinati e rifugi antiatomici per ripararsi da droni e bombe. Una situazione dove viene continuamente alimentata la paura.

In Italia almeno 500 giovani potranno rigenerarsi prima della ripresa delle lezioni scolastiche. Un modo per elaborare il trauma della guerra, in un contesto di ospitalità e fiducia nella pace futura.

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Storia di Sasha che vuole fare l’attore. In fuga dalla guerra, accolto in Montenegro.

Sasha non pare proprio un giovane profugo. Nemmeno la follia di una guerra a cui sarebbe stato costretto ha rubato la dolcezza del sorriso che incornicia il racconto della sua terribile storia. Una sola borsa, tanta vita lasciata dietro di sé, fatta soprattutto di sogni. Eppure ha solo 25 anni. È il potere della guerra che fa crescere in fretta. Anche a Sarajevo, la capitale di un’altra guerra contemporanea, poco più a Nord, ci dicevano che per contare gli anni dell’assedio bisognava moltiplicarli per dieci, quelli pesano di più e hanno una contabilità tutta loro.

Alle sue spalle, dalla porta del convento in cui ha trovato rifugio, si intravede la maestosità delle Bocche di Kotor, meraviglia naturale del piccolo Montenegro. Ancora una lotta, quella tra le sue tragiche parole e la bellezza di quel paesaggio; il suo forzato viaggio in solitaria e la prepotenza del condominio galleggiante da cui sbarcano rumorosi croceristi, all’arembaggio delle bianche stradine dell’antica Cattaro. Profughi e viaggiatori, fuggiaschi e turisti: a queste latitudini capita spesso che si incrocino vite fatte così, tutte in fuga. Chi in cerca di nuovi scenari ed emozioni, chi da aggressori e aggrediti.

È un posto scomodo il piccolo villaggio siberiano in cui è nato, specie per chi, come lui, ha scelto l’arte come mestiere. Ha studiato cinema e teatro, la grande ed elegante San Pietroburgo prometteva molto di più. Due anni di scene calcate con impegno e testardaggine, in mezzo tanti lavori e lavoretti per una esistenza dignitosa. Il tempo in cui darsi, anima e corpo, ai capolavori ‘di casa’ che hanno fatto storia come alla voglia di sperimentarsi nelle originali visioni di autori contemporanei.
Buio in sala. Cambio di scena, cambio di rotta, copione stravolto! Qualcuno ha deciso diversamente del futuro di Sasha, qualcuno a corto di futuro. Una sceneggiatura scritta altrove, senza il suo permesso, gli butta addosso un’uniforme. Una nuova parte, nuovi ruoli, nuovi costumi di scena. Stavolta non può levarseli di dosso, il sipario rimane sempre alzato su tragedie infinite. Vestiti stretti, troppo stretti, una camicia di forza a taglia unica in un manicomio dove non si spara a salve e il lieto fine è l’eccezione. Anche quando ti salvi la vita.

Scappa Sasha. Gira le spalle alla grande Madre Russia, fa vergognare suo padre, rinnega gli amici di sempre, loro partiti sotto le insegne del nuovo Zar, la patria merita sacrifici. Si sente in trappola, come dentro una scatola senza via d’uscita. L’arte lo ha educato ad essere libero, ma adesso non può essere se stesso. In tanti vivono così, in tanti vorrebbero  che le cose cambino, ma troppo grande la sproporzione tra le loro piccole vite e il pericoloso gigante. Chi non ci sta – e sono tanti – fa una brutta fine, lo ha visto anche lui. Ha deluso i suoi, la sua gente. Forse deluderà anche se stesso, le sue aspirazioni, ma non può rimanere lì. Il Kazakistan è la prima, lontana tappa di un lungo viaggio verso il Montenegro.

Non lo sa nemmeno lui come c’è finito in questo angolo di mondo, nel più giovane stato europeo dal presente incerto, proprio come il suo. Gli occhi spalancati sul mare scuro che arriva fin sotto alte montagne, persone generose abituate a tanta storia. Una splendida chiesa affacciata sul fiordo, accanto ad un convento dal nome familiare, San Nikola. Avverte che lì può sentirsi a casa. È domenica, c’è gente che entra, si salutano con larghi sorrisi. Aspetta un po’, guarda da lontano e poi entra anche lui. Uno stropicciato bagaglio ed un unico vestito che ha fatto tanta strada. Tutto estraneo, eppure tutto così rasserenante. Si siede sull’ultima panca, prende fiato e si fa cullare dall’armonia dei suoni e dalle parole sconosciute di un giovane prete dal portamento sicuro. È uno che deve saperla lunga, si vede. È bastato quel ‘chi sei, di cosa hai bisogno’, appena finita la Messa, a fargli abbassare la guardia, decide di fidarsi. È tempo di confidenze fraterne, impegni da rispettare, di creatività all’opera.

Vive lì, Sasha. Anche oggi è tra quelle antiche mura. Ha una grande camera dalla luce mediterranea, vicino ad un pianoforte e tanti libri. Fa la sua parte, sa fare tutto: accompagna i visitatori, aiuta nella gestione del piccolo negozio per turisti annesso al convento, si prende cura del giardino, continua a custodire e curare la sua arte, non smette di pensare alla vita che sarà. Anche quando lo raggiunge la notizia della morte di sua madre, anche quando la solitudine lo attanaglia in una lacrima straniera che non gli permette di darle il suo ultimo saluto. Troppo pericoloso tornare a casa.

Non smette di sperare, Sasha. Sarà attore, vedrà più mondo, forse varcherà l’oceano; vivrà un’altra Europa, un’altra Russia. Ci crede davvero e nell’abbraccio che ci separa da lui stringiamo forte il desiderio di un mondo all’altezza del suo luminoso volto.

Laura Mandolini

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Manifestazione per la pace

La “Rete per la pace” di Senigallia aderisce alla manifestazione di Roma del 9 marzo

Manifestazione per la pace

Da Senigallia a Roma. Si sposta e acquisisce nuova centralità e rilevanza il presidio per la pace che quasi ogni fine settimana viene organizzato a Senigallia, nelle centralissime piazze Saffi e Roma. Questa volta però c’è l’adesione alla manifestazione nazionale per la pace che si terrà nella capitale il 9 marzo prossimo, con partenza da piazza della Repubblica e arrivo ai fori imperiali. Lungo questo percorso cammineranno anche molti dei partecipanti ai presìdi senigalliesi.

Questa infatti la decisione della “Rete per la pace subito – Senigallia” che ha quindi “spostato” il 66° presidio che si sarebbe dovuto tenere in piazza Saffi a Senigallia. Sarà l’occasione per unire la propria voce a quella di altre realtà associative nazionali nella protesta contro l’invio di armi nei paesi in guerra e per un cessate il fuoco immediato sia in Ucraina che in Palestina, così come negli altri luoghi della terra dove si assiste a conflitti armati.

«Perché questa è l’unica possibilità per salvare dalla morte e da immani sofferenze la popolazione civile e i giovani arruolati a forza, scongiurando l’escalation in corso verso la guerra mondiale» sostengono dalla Rete per la pace – Senigallia. «Per poi sottolineare che le spese militari hanno raggiunto la cifra massima della storia con i 2.240 miliardi di dollari nel 2022 (ultimo anno con rilevazioni ufficiali), senza dimenticare, tanto per fare un paio di esempi, che un F35 costa come 3.244 letti in terapia intensiva, un sottomarino come 9.180 ambulanze (e sono in alternativa)».

L’appello è ancora una volta rivolto ai governi, in primis quello italiano ovviamente, perché promuova concretamente e non solo a parole trattative e negoziati di pace rinnovando di fatto « quello spirito di coesistenza che nel secondo dopoguerra animò la stesura delle costituzioni democratiche, la nascita delle rinnovate Nazioni Unite e della Comunità Europea, spirito allora affermato proprio per scongiurare eventuali future spirali di guerra, quelle che ora si manifestano così minacciose».

All’appello che deve avere come obiettivo anche l’accoglienza e l’assistenza a tutti i profughi di guerra e la tutela di migranti, si uniscono dunque gli attivisti senigalliesi che invitano a un’ampia partecipazione. 

Info: tel. 071.63935 – partenza pullman ore 7.30 Agenzia delle entrate.

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Proposte per guardare oltre: la salute nel mondo, mobilitazioni di pace e domenica di Carità

QUANTO VALE UNA VITA? – Prende il titolo da una domanda dura e provocatoria l’incontro organizzato dall’ambulatorio medico solidale Paolo Simone Maundodé previsto per venerdì 23 febbraio, alle ore 18.00, presso il Teatro Portone di Senigallia. Si parlerà di accesso alle cure nel mondo e in Italia grazie all’intervento di Roberto Maccaroni, infermiere e Clinical Operation Manager per Migration-Emergency, con la quale ha operato in numerose missioni in Paesi di guerra e Giovanni Putoto, medico trevigiano responsabile della programmazione e dell’area scientifica di Medici con l’Africa Cuamm di Padova. Sarà Gabriele Pagliariccio, noto chirurgo vascolare senigalliese e medico tra i soci fondatori dell’ambulatorio solidale Paolo Simone Maundodé a coordinare la discussione e a provare a fare luce sulle diverse condizioni socio-sanitarie in cui versano Paesi lontani tra loro come l’Africa, l’Afghanistan e l’Italia.

MANIFESTAZIONI PER LA PACE – Due anni dall’inizio della guerra in Ucraina (sappiamo, però, che nel Dombass si combatte dal 2014) e la Scuola di Pace di Senigallia aderisce alla mobilitazione promossa dalla Rete Italiana Pace e Disarmo per chiedere il cessate il fuoco in Ucraina e Palestina con due incontri: il primo nell’aula magna del Liceo ‘E. Medi’ sabato 24 febbraio, alle ore 17.00 con gli interventi di Pio Castagna coordinatore Pax Christi per il Centro Italia e Giuseppe Santarelli, segretario regionale CGIL Marche. A seguire la manifestazione in piazza Roma, alle ore 19.00 e ha per titolo Russia-Ucraina, Israele-Palestina: vie d’uscita. Il giorno seguente, domenica 25 febbraio, ad Ancona, dalle 17.0 alle 19.00, il presidio in Piazza Romna organizzato dall’Università per la Pace in collaborazione con enti, associazioni e sindacati per uno stop immediato alla guerra in Palestina e Ucraina.

GIORNATA DIOCESANA della CARITA’ – Domenica 25 febbraio 2024 si celebra la Giornata diocesana della Carità, una domenica dedicata alla sensibilizzazione e animazione della comunità parrocchiale. Ogni Caritas parrocchiale è invitata ad animare la comunità, informando della propria attività e/o proponendo raccolte speciali, a partire dalle indicazioni offerte dalla Caritas diocesana per la Quaresima 2024. Informazioni più precise nel sito della diocesi di Senigallia.

a cura di L.M.

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Il centro d'ascolto e accoglienza della Caritas a Senigallia

Fondazione Caritas Senigallia: l’impegno per aiutare chi è in difficoltà

Il centro d'ascolto e accoglienza della Caritas a Senigallia
Il centro d’ascolto e accoglienza della Caritas a Senigallia

Non è certo dei migliori il contesto socio-economico che l’Italia sta vivendo, con riflessi pesanti anche nel territorio diocesano di Senigallia e dintorni. Ma quali paracadute sono stati attivati per ridurre gli effetti di guerre, inflazione, crisi economiche e pandemie sulla popolazione più bisognosa? La realtà più importante è certamente la Caritas senigalliese, che da anni si occupa di accoglienza, ma che ormai ha aggiunto altre tipologie di interventi come gli aiuti legati alla casa (affitti e utenze) e alle spese sanitarie (medicine e visite mediche). Aiuti rivolti a tutti, italiani e non, come specificato dal direttore della fondazione Giovanni Bomprezzi.

Solo per fornire qualche numero: dal 1° gennaio al 30 ottobre 2023 sono state accolte 658 persone, passate attraverso le varie strutture come il centro di ascolto e solidarietà (in FOTO), casa Stella e casa San Benedetto, ma anche nei circa 50 appartamenti diffusi in tutto il territorio diocesano che va da Arcevia a Senigallia e da Mondolfo a Chiaravalle. «Se facessimo una fotografia oggi del dato relativo all’accoglienza, vedremmo che stiamo ospitando 231 persone, e posso assicurare che non sono poche» ha detto Bomprezzi.

Un impegno degno del massimo rispetto quello di una “piccola” Diocesi come quella senigalliese. «C’è una bellissima risposta che tutti insieme stiamo dando per far fronte alle varie emergenze». Solo al centro di solidarietà dove c’è la pronta accoglienza per quanti non hanno un rifugio dove stare l’anno scorso sono state ospitate…

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 21 dicembre 2023, cliccando qui.
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Da sinistra don Pavlo Zavysliak e il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti.

La guerra in Ucraina e la cura dei fedeli dovuti scappare in Italia

Da sinistra don Pavlo Zavysliak e il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti.
Da sinistra don Pavlo Zavysliak e il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti.

Tra i riflessi della guerra che ha investito l’Ucraina non c’è solo la fuga di tante persone ma anche il dover riorganizzare enti e servizi. E lo stesso ha fatto e sta facendo la Chiesa greco-cattolica ucraina che si è adoperata per poter garantire una presenza e cura spirituale alle persone ucraine che vivono qui in Italia.

In realtà la decisione di istituire un Esarcato Apostolico per i cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia è stata annunciata da Papa Francesco nel 2019: questa unità territoriale ecclesiastica copre l’intera Italia, con circa 70.000 fedeli riuniti in 146 comunità. Una è quella di Senigallia ed è seguita a livello spirituale da don Pavlo Zavysliak (a sinistra nella fotografia con il vescovo della Diocesi di Senigallia mons. Franco Manenti). Al sacerdote 27enne abbiamo rivolto qualche domanda.

«Il mio servizio pastorale nella Diocesi di Senigallia consiste nell’assicurare l’adeguata cura spirituale ai fedeli cattolici ucraini di rito bizantino presenti sul territorio. Di solito, i fedeli ucraini si riuniscono per la preghiera e gli incontri nei templi della Chiesa italiana. Siamo stati calorosamente accolti dai vescovi e dai sacerdoti italiani, e siamo molto grati a mons. Franco Manenti, vescovo di Senigallia e a mons. Andrea Andreozzi, vescovo di Fano e in loro nome ai sacerdoti che ci offrono la loro disponibilità e ci aiutano a sentirci parte della famiglia della Chiesa Cattolica, alla quale appartiene anche la Chiesa Greco-Cattolica Ucraina. A Fano, ci riuniamo nella chiesa dell’Istituto Don Orione, mentre a Senigallia, fino a poco tempo fa, grazie a Padre Giuliano Grassi, la nostra comunità celebrava la Divina Liturgia (così viene chiamata la Santa Messa nel rito bizantino) due giovedì al mese nella Chiesa di San Martino dei Servi di Maria. Ora, poiché abbiamo la possibilità di celebrare l’Eucaristia ogni Domenica grazie alla generosa disponibilità di Don Paolo Gasperini, io risiedo nella Parrocchia di Santa Maria della Neve e per le celebrazioni ci riuniamo nella Chiesa del Portone».

Cosa significa poter garantire una presenza spirituale per le persone ucraine che vivono qui?
«Prima di tutto, significa stare vicino ed essere disponibile come presbitero. Con la presenza del sacerdote connazionale, i fedeli hanno la possibilità di ascoltare la Parola di Dio e vivere la loro fede nella propria lingua». «Posso affermare con certezza che tutti gli ucraini che vivono qui hanno parenti, amici o conoscenti coinvolti nel conflitto. Perciò, durante le celebrazioni liturgiche, preghiamo in modo particolare per coloro che sono in servizio militare e per la pace in Ucraina e nel mondo. È importante anche essere disponibili per l’ascolto empatico, che può fare una differenza significativa nella vita di chi sta affrontando la sfida di avere persone care in guerra. Insomma, in questo periodo oscuro per la nostra terra….»

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La guerra vista da sinistra: lettera aperta al Pd della ‘Rete per la pace subito di Senigallia’

500 giorni di guerra sanguinosa, morti e devastazione, senza alcun obiettivo raggiunto. Mosca non riuscirà più a sottomettere l’Ucraina, ma neanche l’Ucraina riuscirà più a riconquistare i suoi territori nonostante l’enorme invio di armi da parte dell’Occidente. Intanto abbiamo assistito a un’escalation pericolosissima di cui non sembra si sia consapevoli. Persino la possibilità di un conflitto nucleare ci lascia indifferenti. Vittime di una continua e sferzante propaganda da entrambe le parti belligeranti, amplificata dal pensiero unico dei nostri mass media, abbiamo perso la capacità di ragionare e di leggere la realtà con un minimo di pensiero critico.

Potremmo dire che noi pacifisti, così continuamente beffeggiati, lo avevamo detto sin dall’inizio che questa guerra come tutte le guerre non risolve i conflitti, ma complica le situazioni ed è foriera sempre di altri disastri. Lo ha capito bene il Papa, la cui presa di posizione non è ispirata solo a principi etici bensì a una visione politica di ampio respiro, senza la quale, anche se si arrivasse ad un precario armistizio, resterebbero problemi irrisolti e si aprirebbe una nuova fase di instabilità e di scontro globale tra superpotenze.

Fatichiamo perciò a capire l’ostinazione e la caparbietà di un partito di sinistra, come vuole essere il Pd, a continuare a schierarsi con chi sa solo inviare armi, armi, armi, senza mai fermarsi a riflettere e a pensare che forse c’è un’altra possibilità per ripristinare il diritto e mettere fine a questa guerra, e che è giunta l’ora di un negoziato.

Nessuna parola si è spesa neanche sull’invio delle bombe a grappolo, per citare l’ultima perla di questa guerra. E oggi il nostro capo del governo a Vilnius può chiedere, nel silenzio generale di tutte le forze politiche, che la Nato difenda anche i nostri confini a sud col pretesto della presenza di Cina e Russia in Africa, approfittando così della dilagante militarizzazione per riproporre una versione aggiornata del solito, bieco, blocco navale contro l’immigrazione.

Eppure sappiamo che all’interno del Partito Democratico, anche nella nostra città e nella nostra regione, c’è chi la pensa in un altro modo, per una convinzione pacifista, perché crede ancora nei valori di un grande Paese come il nostro e della Costituzione.

Vi invitiamo, compagne e compagni, a confrontarci, a ragionare insieme, senza posizionamenti ideologici, senza pregiudizi di sorta. Se vorrete creare momenti di dibattito, siamo disponibili. Siamo in piazza da 50 settimane con un presidio settimanale per affermare i nostri quattro punti:  – l’immediato cessate il fuoco in Ucraina  – no all’invio di armi e all’aumento delle spese militari – un’azione diplomatica concreta del governo italiano al fine di promuovere negoziati di pace – l’accoglienza e l’assistenza ai profughi di qualsiasi provenienza. Chi si oppone a questa guerra può unirsi a noi.

Rete per la pace subito – Senigallia

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L'associazione Insieme per Ucraina incontra le istituzioni regionali. Da sinistra: Andriy Podolskyy, Nicola Baiocchi, Elena Tymchenko e Massimo Bello

Ucraina, dalle Marche un progetto per curare in Italia i bambini malati di cancro

Nuova speranza per i bambini ucraini malati di cancro che potrebbero venire a curarsi in Italia, e precisamente all’ospedale Salesi di Ancona, grazie a “Ukraine Health Project”. Si tratta di un progetto che mira a offrire terapie e assistenza sanitaria, ma soprattutto speranza, ai piccoli pazienti oncologici provenienti dalla terra martoriata dalla guerra con la Russia.

L’iniziativa è stata ideata da Maurizio Maraschi dell’Anteas Falconara e lanciata dall’associazione regionale Insieme Per Ucraina (IPU) che si era già impegnata fin dall’inizio del conflitto per la raccolta di aiuti umanitari per sostenere la popolazione ucraina. Questa nuova progettualità prevede l’accoglienza e l’assistenza gratuita a due bambini ucraini affetti da cancro presso la struttura “Casa della Vita,” gestita dall’associazione Ambalt di Ancona, in collaborazione con l’ospedale Salesi. Ogni bambino sarà accompagnato dalla madre, al fine di garantirgli il sostegno necessario durante il percorso di cura.

Percorso che sarà reso possibile proprio grazie all’intermediazione tra le strutture ospedaliere ucraine e l’ospedale di Ancona da parte dell’associazione Insieme Per Ucraina, che curerà anche la traduzione e l’interpretariato delle cartelle cliniche dei piccoli pazienti oncologici ucraini; la ricerca e raccolta fondi per sostenere il progetto, nonché la sua promozione.

Proprio a tal proposito i suoi responsabili Andriy Podolskyy ed Elena Tymchenko, insieme al presidente del consiglio comunale di Senigallia Massimo Bello, hanno incontrato nei giorni scorsi alcuni esponenti del consiglio regionale delle Marche: il consigliere regionale capogruppo di Fratelli d’Italia Carlo Ciccioli, il presidente della commissione “affari sociali e sanità” dell’assemblea legislativa delle Marche Nicola Baiocchi e Monica Bordoni, capo di gabinetto del presidente del consiglio regionale Dino Latini.

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Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

La guerra in Ucraina, le richieste di pace: nuovo presidio, il 35°, a Senigallia

Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022
Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

Si terrà domani, sabato 11 marzo, il nuovo presidio contro la guerra in Ucraina che la “Rete per la pace subito” di Senigallia organizza ormai da varie settimane. Giunta alla 35esima giornata, l’iniziativa si pone lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che esiste un’altra strada al conflitto armato e sulla possibilità di indirizzare le scelte dei politici che finora hanno optato per il solo invio delle armi.

Per l’occasione abbiamo approfondito il tema della guerra e delle possibilità concrete di pace e accordi negoziali con uno degli animatori di tale movimento pacifista senigalliese, Roberto Mancini, ex docente e consigliere comunale.

«L’aggressione non ha giustificazioni – ha subito precisato – ma se vogliamo capirla fino in fondo, o cercare possibilità di soluzioni alternative al conflitto, dobbiamo andare indietro nel tempo per capire quali scelte abbiano portato alla situazione attuale. Dobbiamo inoltre comprendere che la guerra sta contrapponendo superpotenze con dotazioni militari nucleari e che si sta decidendo quale sarà il nuovo ordine mondiale. Quali speranze per i movimenti pacifisti? Sapendo che difficilmente una parte potrà prevalere sull’altra, la nostra speranza è quella di arrivare a un tavolo di trattative e di farlo il prima possibile: ogni giorno che passa, tra morte e devastazione, complica di più le cose».

Ascolta l’intervista completa cliccando sul player qui sotto.

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