“Io Leggo Forte” a Senigallia: Lello Marangio e la disabilità tra ironia e inclusione
Si è conclusa con successo la recente edizione del festival “Io Leggo Forte” a Senigallia, che dal 18 al 20 luglio ha animato la città con l’arte della lettura. Promosso dall’associazione Laboratorio Centro Voce, con il partenariato del Comune di Senigallia e il patrocinio della Regione Marche e del Cepell (Centro per il libro e la lettura), l’evento ha visto tra i suoi momenti più significativi e vivaci l’incontro con Raffaele “Lello” Marangio. Lo scrittore, sceneggiatore e cabarettista, autore del libro sulla disabilità “Al mio segnale scatenate l’infermo”, è stato intervistato da Laura Mandolini: l’audio, andato in onda su Radio Duomo Senigallia nei giorni scorsi, è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale.
L’ironia come salvezza
Marangio, che a causa della poliomielite si muove in sedia a rotelle, ha trasformato la sua disabilità in un incredibile punto di forza, affrontando il tema con una prospettiva unica: quella dell’umorismo. Un approccio che ha caratterizzato tutta la sua vita e la sua prolifica produzione letteraria, iniziata a soli 13 anni. Marangio ha sottolineato come, nell’Italia di oggi, il vero virus da combattere sia quello dell’indifferenza. «Se eliminiamo l’indifferenza, l’accoglienza e l’inclusione delle persone disabili diventano molto più facili», ha affermato. Pur riconoscendo i progressi fatti rispetto al passato, specialmente nel Nord Italia in termini di servizi, ha evidenziato le persistenti disparità, soprattutto al Sud.
Oltre il paternalismo e il compatimento
L’autore ha criticato la tendenza a guardare alla disabilità con uno sguardo pietistico o paternalistico. «La disabilità è spesso vista come un incidente sulla strada: si guarda, si passa e si pensa ‘l’importante è che non sia capitato a me’», ha detto. Per Marangio, la lotta all’indifferenza deve partire anche dalle persone con disabilità stesse, che devono rivendicare i propri diritti «non in maniera pietistica, ma facendo in modo che la gente si vergogni delle cose che non fa». Ha poi toccato il tema delle barriere mentali, strettamente connesse a quelle architettoniche. «Se esistono ancora barriere architettoniche, significa che esistono ancora barriere mentali». Ha ribadito un concetto fondamentale: ciò che è a misura di una persona con disabilità, come una passerella per la spiaggia, è in realtà a misura di tutti, rendendo la vita più facile per mamme con passeggini, anziani o persone con difficoltà temporanee.
La cultura dell’inclusione e il ruolo dei media
Secondo Marangio, i mass media hanno una grande responsabilità nel veicolare messaggi diversi. «In televisione spesso si cerca l’abilismo, l’eroe paralimpico, o la storia drammatica che avvilisce. Ma se facciamo sorridere, il messaggio arriva molto più forte e trapassa le barriere» ha spiegato, citando la sua esperienza al Giffoni Film Festival. Infine, parlando di felicità e disabilità, Marangio ha offerto una prospettiva illuminante: «La persona felice è quella che riesce a essere soddisfatta della propria vita, anche con poco». La disabilità più grande, per lui, è la mancanza di sensibilità verso gli altri, l’egoismo e l’indifferenza che impediscono di dare felicità.
L’incontro con Lello Marangio al festival “Io Leggo Forte” ha offerto una lezione preziosa: la risata può essere un potente strumento di inclusione, capace di abbattere muri e costruire ponti di comprensione.
Segui La Voce Misena sui canali social Facebook, Instagram, X e Telegram.






























