Dal 2019 esiste a Senigallia una scuola di italiano per persone straniere. Fin qui nulla di strano. La particolarità, oltre a essere gratuita e accessibile a tutti e a tutte, è che ha tanti/e insegnanti quanti studenti e studentesse: basa infatti il proprio metodo di apprendimento sul rapporto 1 a 1 e quindi sulla relazione interpersonale che si crea tra l’uno e l’altra che siedono fianco a fianco e non solo ai lati opposti del tavolo.
E’ la scuola Penny Wirton, il cui nome deriva dal romanzo per ragazzi “Penny Wirton e sua madre”, scritto nel 1948 da Silvio D’Arzo e pubblicato postumo circa 30 anni dopo. L’idea è di uno scrittore ed insegnante, Eraldo Affinati, e di sua moglie Anna Luce Lenzi, che hanno avviato un metodo d’insegnamento da cui sono nate ormai più di 60 filiali in tutta Italia. Tra cui anche quella senigalliese: oggi può contare 35 studentesse e studenti, provenienti da quasi ogni parte del mondo, e ovviamente 35 volontari.
Persone che investono il loro tempo libero nella crescita sociale e professionale di altri soggetti che non conoscono ma che imparano a conoscere lezione dopo lezione. «Abbiamo cominciato nel febbraio 2019 – racconta Valentina…
Nel 2022 il numero di persone in fuga nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni ma solo una piccola percentuale di questi cerca una vita migliore in Europa. In Italia sono arrivati via mare 105.129 migranti, di cui 13.386 minori non accompagnati. Alla fine dell’anno erano nel circuito dell’accoglienza 107.677 persone. Altri 170.000 sono arrivati dall’Ucraina, di cui solo il 20% ospitati in strutture d’accoglienza; la maggior parte è stata accolta da familiari e connazionali. L’esperienza positiva con i profughi ucraini, che hanno usufruito della protezione temporanea, di contributi economici e della possibilità di entrare da subito nel mondo del lavoro, non è stata però messa a frutto con tutti gli altri arrivati dal Mediterraneo o dalla rotta balcanica: afgani, siriani, somali, nigeriani, anche loro in fuga da conflitti.
“I primi passi del nuovo governo, dopo l’ennesimo braccio di ferro compiuto mentre i migranti erano sulle imbarcazioni in attesa di un porto sicuro – afferma il Centro Astalli -, si sono concentrati su una rinnovata lotta alle ong che si occupano del salvataggio in mare. E neanche le vittime del naufragio di Cutro hanno sortito alcuna reazione politica di umanità, nonostante la società civile abbia chiesto con forza un cambiamento”.
Nel 2022 sono stati 18.000 gli utenti degli 8 enti della rete del Centro Astalli, di cui 10.000 a Roma. Oltre 700 i volontari, 46.313 i pasti distribuiti, 27.855 gli studenti incontrati nell’ambito dei progetti didattici sul diritto d’asilo e il dialogo interreligioso in 18 città italiane.
Il Centro Astalli gestisce sia Centri di accoglienza straordinaria (a Trento, Vicenza, Padova) che centri del Sistema accoglienza e integrazione – Sai (a Bologna, Palermo, Roma, Trento), che alla fine del 2022 accoglieva in totale solo 33.848 persone. È il Sai, suggerisce il rapporto, “il sistema da ampliare e su cui investire, affinché a tutti possa essere garantito un efficace supporto all’integrazione, secondo standard nazionali uniformi”. A Roma, Trento, Vicenza, Padova molte congregazioni religiose hanno aperto le porte all’accoglienza di rifugiati. Delle 1.308 persone accolte in totale dalla rete del Centro Astalli, 240 rifugiati sono state inseriti in percorsi di semi-autonomia in comunità di ospitalità in collaborazione con ordini religiosi, in cui si sono sperimentate, con buoni risultati, anche forme di co-housing tra studenti universitari rifugiati e italiani.
Aumentano le vulnerabilità dei rifugiati. Nel rapporto si evidenzia anche un aumento delle vulnerabilità fisiche e psicologiche dei rifugiati, a causa di violenze e torture nei Paesi di origine e transito (Libia e Balcani): il 50% delle persone accolte nei centri romani del Centro Astalli si trova in queste condizioni. Molti ospiti soffrono di patologie gravi. Per questo il servizio dei gesuiti auspica la progettazione di “nuove modalità di presa in carico e accoglienza che tengano conto di percorsi e tempi personalizzati e della necessità di professionalità dedicate”.
Emergenza casa e costo della vita. Per i rifugiati, come per le fasce più deboli della popolazione, è inoltre difficile trovare casa e pagare le bollette, a causa dell’aumento del costo della vita. “Persone rifugiate con contratti di lavoro stabili e processi di integrazione avanzati si trovano di fronte all’impossibilità di poter avere un’abitazione autonoma, senza dover ricorrere a contratti capestro, in nero, alloggi abusivi, subaffitti o soluzioni di fortuna”. Da Trento a Catania, da Bologna a Palermo, il grido d’allarme è lo stesso: “la casa in Italia per i rifugiati è un diritto ancora non esigibile”, sottolinea il rapporto. Le famiglie e le donne sole con bambini (un terzo delle persone seguite dal servizio di accompagnamento sociale a Roma) hanno subìto maggiormente gli effetti negativi della crisi economica, come pure i rifugiati che chiedono il ricongiungimento familiare: “Al termine di iter lunghi e costosi, la famiglia ricongiunta si trova di fatto sola ad affrontare una situazione nuova, con pochi strumenti a disposizione”.
Burocrazia italiana e digital divide. Per poter accedere alla protezione internazionale e ai percorsi di integrazione migranti e richiedenti asilo sono costretti a ritardi e percorsi ad ostacoli all’interno della burocrazia italiana. Un terzo degli utenti dei servizi a bassa soglia del Centro Astalli rientra nella categoria “permesso di soggiorno in via di definizione”. Nel 2022 il Centro Astalli, grazie al sostegno dell’Elemosineria Vaticana, ha erogato contributi per il pagamento delle tasse necessarie al rilascio del permesso di soggiorno e titolo di viaggio per 586 rifugiati riconosciuti. Chi ha perso il lavoro ha anche avuto difficoltà ad avere un indirizzo valido di residenza, un requisito fondamentale senza il quale non si può fruire dei diritti sociali e dei percorsi di integrazione. Inoltre l’informatizzazione di tante piattaforme di servizi pubblici e privati sta provocando un divario digitale che rischia di aumentare disuguaglianze sociali e marginalità.
Il Centro Astalli ricorda che il Terzo settore non può farsi carico da solo per percorsi di inclusione sociale e inserimento nel mondo del lavoro: serve “una cabina di regia pubblica in grado di costruire soluzioni concrete e accessibili”. Anche il Piano nazionale di integrazione scritto lo scorso anno dal Tavolo Asilo e Immigrazione, “ad oggi rimane lettera morta”.
Allarme della Cgil di Ancona sulla situazione dei migranti nella provincia dorica che svolgono lavori poveri e mal pagati. Troppe disparità con gli italiani: il 41,2% degli stranieri è sotto la soglia di povertà. Da qui l’appello ai governanti perché possano dar vita a politiche attive mirate per il lavoro e a iniziative per riequilibrare le differenze retributive.
I dati Inps sui lavoratori migranti nella provincia di Ancona, aggiornati al 2021, sono stati rielaborati dall’Ires Cgil Marche e presentati recentemente in un convegno ad Ancona. Secondo la ricerca, i lavoratori migranti sono stati 29.461 nel 2021, con un aumento del 3,9% rispetto al 2020: rappresentano il 14,5% del totale dei lavoratori. Sono per lo più operai, l’87,2%, mentre solo il 7,2% è impiegato. Da sottolineare che il settore domestico, che fino a qualche anno fa segnava il boom, registra ora il maggior crollo di lavoratori migranti: dal 2012, sono ben 1242 in meno. Il tutto pur restando tra gli ambiti con la più elevata presenza di migranti.
La retribuzione media lorda annua è di 13.675 euro e cioè ben 6280 euro circa in meno (-29%) rispetto a quella degli italiani. Il 41,2% percepisce uno stipendio medio lordo annuo inferiore a 10mila euro e quindi sotto la soglia di povertà.
«Questo contesto non esaltante va affrontato costruendo sinergie tra istituzioni, parti sociali e associazioni così da creare una rete – dichiara Tiziana Mosca, segretaria provinciale Cgil Ancona – e favorire interventi che consentano di definire una maggiore integrazione per migliorare le condizioni di vita generali. Il tutto partendo da esperienze e buone pratiche già esistenti». Infine, secondo la Cgil, «è anche necessario aumentare il numero dei centri di accoglienza ad oggi insufficienti».
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L’ex hotel de’ Conti in via Santa Lucia a Serra de’ Conti potrebbe trasformarsi in un centro di accoglienza straordinario per migranti
Situazione difficile e complessa a Serra de’ Conti dove, oltre alla questione migranti che da qualche settimana sta tenendo banco, si aggiunge anche l’aspetto sanitario e amministrativo legato alla “partenza” del dottor Vinicio Costarelli. Proprio quest’ultimo, con un pubblico avviso affisso nei locali del poliambulatorio, ha voluto informare che «dopo 7 mesi di regolare presenza e attività svolta a fronte di appena 350 pazienti diventa ovvio ragionare sulla reale necessità della mia presenza a Serra de’ Conti. Il resto è storia recente e comunque ho provveduto, affinché nessuno rimanesse ‘a piedi’, a chiamare la collega Dr.ssa Sarah Galassi al subentro sempre nella sede del distretto».
«Una decisione sofferta quanto necessaria» continua Costarelli che precisa come «l’interruzione della mia attività professionale a Serra de’ Conti [sia] dettata dallo scarso interesse della popolazione che migrata ad Arcevia, Barbara, Ostra Vetere ha preferito questa soluzione itinerante rispetto alla presenza di un medico in loco. Della questione ho portato a conoscenza il sindaco Letizia Perticaroli che è rimasta alquanto meravigliata, in quanto mia sostenitrice, delle numerose richieste di assistenza ricevute che poi si sono dimostrate fittizie». Un vero e proprio sfogo quello del dr Costarelli. Senza di lui, rimangono dunque in servizio a Serra de’ Conti solo la dr.ssa Jamila Panza, a tempo pieno, e la dr.ssa Sarah Galassi, quest’ultima solo il lunedì dalle ore 16:30 alle ore 19 e il venerdì dalle ore 10 a alle ore 12:30. Per quanto riguarda i pediatri, si registra invece l’arrivo della dr.ssa Riccarda Tesse che sarà presente nel poliambulatorio tutti i mercoledì, dalle ore 9:30 alle ore 12:30.
Per ciò che concerne invece la questione migranti è il “Comitato 13 Marzo” a raccogliere le preoccupazioni della comunità e a farsi promotore di un dialogo, in primis, con l’amministrazione comunale e, in secundis, con tutte le autorità che intervengono nello stabilire la destinazione di chi arriva in Italia fuggendo da altri paesi. «La notizia della futura destinazione dell’Hotel de’ Conti quale Centro di Accoglienza Straordinaria per migranti (CAS) sta destando non poca sorpresa e preoccupazione nell’intera comunità» si legge in una nota stampa. L’avvio di una trattativa già da febbraio 2022 per la compravendita della struttura in via Santa Lucia, proseguita con un preliminare di vendita a dicembre scorso ma senza che ancora sia conclusa, ha fatto il paio con la notizia della partecipazione della società acquirente al bando prefettizio per l’accoglienza, in scadenza il 15 dicembre 2022, di stranieri per una capienza fino a 50 persone e un secondo bando da 51 a 100 ospiti.
«Pur ritenendo doverosa ogni azione solidale verso popolazioni in estrema difficoltà che cercano di fuggire da guerre e carestie, e ricordando che Serra de’ Conti ha già offerto prova, in molte occasioni, di generosità e accoglienza (popolazioni balcaniche, rifugiati ucraini, migranti attualmente ospiti in frazione Osteria con il progetto SAI)», dal Comitato 13 Marzo si ritiene giusto che i residenti e le attività economiche nelle immediate vicinanze dovessero essere avvertiti. Famiglie ed esercizi commerciali «subiranno un inevitabile deprezzamento del valore economico delle loro proprietà e attività e questi “effetti collaterali” non possono essere sacrificati a vantaggio del solo “business”».
La comunità è preoccupata per i rischi che l’inevitabile senso di diffidenza e timore produrrà: condizionamenti nelle abitudini anche per via del numero così concentrato di persone provenienti da altri paesi con altri stili di vita e altri valori, ma anche limitazioni per possibili e spiacevoli fatti di cronaca. Episodi che inducono i cittadini a pensare che «la dislocazione di questo CAS nel centro abitato» sia «del tutto inidonea per tale struttura e per la sicurezza della collettività». Da qui l’appello a ridistribuire le presenze per non gravare troppo sulla comunità serrana che si ribadisce solidale ma che non vuole rinunciare alla sicurezza.
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Un terzo della forza lavoro dell’agricoltura marchigiana è extracomunitaria, con circa 5mila persone all’opera per le raccolte dell’uva, degli ortaggi e della frutta ma anche impiegati nelle campagne cerealicole o nella zootecnia.
È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Inps rispetto al click day del 27 marzo 2023 per l’arrivo in Italia dei lavoratori extracomunitari previsti dal decreto flussi con il nuovo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri).
“Nelle Marche – spiegano da Coldiretti – la maggior parte degli stranieri occupati in agricoltura arriva dal Pakistan, dall’India, dal Marocco e dalla Tunisia e non mancano iniziative imprenditoriali visto che oltre 500 aziende agricole, il 2,3% del totale, sono gestite da stranieri secondo i dati della Camera di Commercio delle Marche”.
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, oltre il 90% dei contratti è a tempo determinato. Il nuovo Dpcm di programmazione transitoria dei flussi stabilisce 82.705 ingressi, in aumento rispetto ai 69.700 dell’anno precedente ma le quote per lavoro stagionale, attese principalmente nelle campagne, ammontano a 44.000 unità (contro le 42.000 dello scorso anno) delle quali 1.500 riservate alle nuove richieste di nulla osta stagionale pluriennale, ingressi che di fatto consentono all’impresa negli anni successivi di non essere vincolata ai termini di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm per avere accesso all’autorizzazione. Persone che arrivano dall’estero ogni anno per la stagione e che poi tornano nel proprio Paese.
La vera ed importante novità di questo decreto è la riconferma del rilascio di quote stagionali di ingresso riservate alle Associazioni di categoria per i propri associati nella misura di 22.000 unità (erano 14.000 l’anno prima), a dimostrazione del fatto che i tempi sono maturi per rendere strutturale la norma sperimentale introdotta dal decreto semplificazione (Dl 73/2022), sostenuta dalla Coldiretti. Le richieste presentate dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro, che avranno priorità sulla generalità delle istanze, saranno preventivamente verificate dalle organizzazioni professionali stesse che – evidenzia Coldiretti – assumono anche l’impegno a sovrintendere alla conclusione del procedimento di assunzione dei lavoratori, di fatto accelerando l’intero iter della procedura d’ingresso.
In nemmeno un anno di attività sono già decine le persone che si rivolgono allo sportello stranieri. L’iniziativa è promossa dalla Caritas e dai servizi sociali dei comuni delle valli Misa e Nevola per dare un supporto alle persone di nazionalità straniera che hanno bisogno di informazioni, di un orientamento di primo e livello, di consulenze per muovere i primi passi in Italia, conoscere i propri doveri ed esercitare i propri diritti.
Il progetto, innovativo non solo nel territorio senigalliese e vallivo, è nato appena dieci mesi fa in seno al Sistema Accoglienza e Integrazione (SAI) di Senigallia e dell’Ambito Territoriale 8. Era infatti aprile 2021 quando, complici le restrizioni per la pandemia, si è dato avvio a uno sportello che potesse aiutare gli stranieri giunti in Italia tramite i vari canali e corridoi umanitari.
Le consulenze, gratuite, sono fornite dallo studio legale associato delle avv.sse Giuseppina Galli, Lucia Paolinelli e Francesca Reginelli: numerose le telefonate e le visite di persona nelle sedi a Corinaldo e Ostra da parte di stranieri ma anche degli operatori Caritas a cui si rivolgono le persone di tutti i comuni della vallata Misa e Nevola, da Senigallia ad Arcevia. Persone che provengono un po’ da tutti i continenti, principalmente dall’est Europa, dal nord Africa e dal sud est asiatico. Di fatto «rappresenta un primo punto di accoglienza in grado di indicare alla persona straniera come muoversi…
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Mohamed Malih insieme a un altro volontario dell’associazione Stracomunitari
Abbiamo raggiunto Mohamed Malih, uno dei fondatori dell’associazione cittadina Stracomunitari, che dai microfoni di Radio Duomo – Inblu ha descritto la genesi di questa realtà e le attività di cui si occupa, in particolare in questo tempo di emergenza sanitaria.
L’associazione Stracomunitari nasce nel 2016 da un gruppo di italiani e stranieri che già operavano in maniera informale e poi hanno sentito la necessità di strutturarsi. Il nome “Stracomunitari” può trarre in inganno, si è portati a collegarlo subito a “extracomunitari”, invece è un gioco di parole che sta per “Stra- comunitari” cioè “più che comunitari”. Dopo la nascita dell’associazione abbiamo cominciato anche la distribuzione di generi alimentari. Questo aspetto purtroppo con la pandemia è diventato la parte preponderante dell’associazione perché è aumentato notevolmente il numero dei bisognosi. Siamo arrivati a più di 100 famiglie che si rivolgono a noi, sia immigrati che italiani. Molti vengono perché siamo tra le poche associazioni che distribuiscono anche frutta e verdura. Siamo diventati un punto di riferimento nella città per questo settore, purtroppo, perché non è un vanto che molte famiglie abbiano di queste necessità. Un altro aspetto che caratterizza Stracomunitari è quello di spingere gli immigrati verso il mondo del volontariato. Molti dei nostri assistiti non solo fruiscono di questo servizio ma cercando in qualche modo di rendersi utili, magari portando a loro volta la roba ad alcune famiglie senza macchine o in altri modi. Fino ad ora siamo andati avanti sempre con le nostre sole forze, che sono poche. Oltre alla volontà e alla passione di essere in qualche modo utili al prossimo non possiamo contare su altre risorse. Più passa il tempo e più vediamo che per continuare servirebbero anche altri contributi, a partire dalla sede, per esempio. Per adesso abbiamo un piccolo spazio in via Testaferrata, 33. Chi volesse saperne di più può passare da noi oppure visitare la nostra pagina Facebook “Stracomunitari”, che cerchiamo di aggiornare abbastanza frequentemente e dove è possibile trovare anche tutta la storia dell’associazione. Oltre a questa attività di distribuzione dei generi alimentari siamo attivi anche sul fronte del dialogo interreligioso, come punto, anche se informale, di informazione per le varie necessità che possono avere gli immigrati che vivono a Senigallia. Purtroppo con la pandemia la cosa che ci sta assorbendo molto ultimamente è rispondere a questa esigenza per così dire “vitale” attraverso la distribuzione di generi alimentari. Per qualsiasi informazione si può contattare anche il numero 3405756983. Grazie!
a cura di Barbara Fioravanti
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