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Tag: vescovo

80 anni fa ripartiva lo scoutismo a Senigallia: finita la dittatura fascista, tornava la libertà

Nel giorno dell’Epifania, 6 gennaio 1946, al termine della dittatura fascista, esattamente ottant’anni fa, presso la Chiesa di Santa Maria Assunta – conosciuta com Chisa dei Cancelli – si ricostituì il primo gruppo Scout a Senigallia e lo scoutismo poté finalmente tornare a essere segno di libertà, educazione e servizio. Dopo 80 anni la presenza dello Scoutismo si è diffusa nel territorio della Diocesi di Senigallia in ben otto gruppi a testimonianza di come la proposta educativa scout continui ad essere attuale e apprezzata dai bambini, bambine, adolescenti, giovani e famiglia. Esiste, inoltre, anche un movimento scout adulti.

Per celebrare questo importante anniversario, i gruppi scout della Diocesi di Senigallia si ritroveranno per fare memoria insieme che culminerà nella Santa Messa, alle ore 15.00, presieduta dal Vescovo Franco Manenti alla Chiesa dei Cancelli. A seguire, presso il Salone Parrocchiale della Cesanella, avrà luogo la festa per l’apertura del nuovo gruppo AGESCI Senigallia 2.

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Dio entra nella nostra storia

Oggi Dio entra nella nostra storia.
Oggi nasce per noi il Salvatore.
Non ieri, non domani: oggi.
Nel cuore della vita così com’è, con le sue luci e le sue ombre, il Signore viene a dirci che non siamo soli.
Con questo spirito desidero augurare a ciascuno di voi un Natale vero, capace di accendere speranza, di generare pace, di far rinascere fiducia. Che l’incontro con il Bambino di Betlemme rinnovi il nostro oggi di salvezza.
In questo Natale sento anche il bisogno di dire grazie.
Grazie al Signore per 50 anni di sacerdozio e 10 anni di episcopato e grazie a voi per la vicinanza, l’affetto e la preghiera che mi accompagnano ogni giorno. Senza di voi il mio cammino non sarebbe lo stesso. Con commozione porto nel cuore anche il dolore per la morte di mio fratello Angelo. Vi ringrazio per la discreta e profonda vicinanza che avete mostrato a me e alla mia famiglia. Affido lui e tutti i nostri cari defunti al Dio della vita, che nel Natale ci promette una speranza più forte della morte.
A tutti voi, alle vostre famiglie, alle comunità:
Buon Natale. Oggi la salvezza è entrata nelle nostre case.

+ Vescovo Franco

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L’incontro del vescovo con le persone impegnate in politica: l’attenzione ai poveri

In vista del Natale, il Vescovo di Senigallia ha rivolto un appello pubblico, attraverso una lettera indirizzata ad amministratrici e amministratori, rappresentanti istituzionali, consiglieri e consigliere comunali e regionali e persone impegnate in politica, in un invito a partecipare all’incontro in programma sabato 20 dicembre 2025, presso l’oratorio della parrocchia di San Giuseppe Lavoratore (Cesanella), dalle ore 10.00 alle 12.00.

Il tradizionale appuntamento di auguri natalizi diventa quest’anno un’occasione di riflessione più ampia, ispirata all’Esortazione apostolica Dilexi Te, “sull’amore verso i poveri”, nella quale Papa Leone richiama con forza la responsabilità personale e collettiva di porre i più fragili al centro della vita ecclesiale e delle scelte sociali, economiche e politiche. Un amore che, come sottolinea il Santo Padre, non può limitarsi a gesti sporadici, ma deve diventare criterio stabile di discernimento e di azione.

Nel solco di questo messaggio si colloca anche il Rapporto nazionale Caritas Povertà 2025 – “Fuori Campo. Lo sguardo della prossimità”, che offre uno sguardo attento sulle nuove e spesso invisibili forme di povertà presenti nel nostro Paese. Accanto a esso, durante l’incontro, verrà presentato il Bilancio sociale Caritas Senigallia 2025, illustrato dal direttore della Fondazione Caritas, dott. Giovanni Bomprezzi, come strumento di trasparenza e di responsabilità condivisa, capace di raccontare con dati e testimonianze l’impegno quotidiano accanto alle persone più vulnerabili.

Giovanni Spinozzi
Commissione diocesana per la Pastorale sociale e del lavoro

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In festa per i 10 anni di episcopato del vescovo Franco Manenti, la S. Messa per dire grazie

Dieci anni di episcopato, da dieci anni con noi, a Senigallia. La Messa di sabato 22 novembre scorso, alla Chiesa dei Cancelli, ha celebrato questo bel traguardo di Franco Manenti, in un grazie comunitario per questo tempo vissuto insieme e ‘al Signore – ha detto il vescovo – che ha sostenuto e incoraggiato questo servizio alla comunità, alla bella Chiesa di Senigallia’.

Pur nella solennità della celebrazione, è stato un momento semplice ed allo stesso tempo emozionante. Nel ripercorrere alcuni passi salienti di questo decennale, il vicario generale della diocesi, don Aldo Piergiovanni, ha sottolineato la profonda vicinanza del vescovo Franco alla sua gente, specialmente nei frangenti più difficili che hanno colpito questa comunità. Sentite e spontanee anche le parole del vescovo Orlandoni, predecessore di Manenti, in una reciproca attestazione di stima, nel profondo legame alla stessa chiesa.
Nel buffet offerto al termine della celebrazione, in tanti hanno voluto salutare il vescovo Franco per dirgli l’affetto di un’intera comunità, grata per questo umile e sorridente pastore.

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10 anni vescovo: la Messa di ringraziamento per Franco Manenti, prete da cinquant’anni

In festa per il 10° anniversario della consacrazione episcopale: sabato 22 novembre 2025, alle ore 18.00, la diocesi di Senigallia si ritrova alla Chiesa dei Cancelli per la S. Messa di ringraziamento per i dieci anni di episcopato del vescovo Franco Manenti. Per permettere una più ampia partecipazione dei sacerdoti e dei fedeli, le altre messe pomeridiane a Senigallia sono sospese. Sarà l’occasione per ricordare anche il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di mons. Manenti, avvenuta a Crema il 28 giugno 1975.

Per questa occasione il vescovo Franco non desidera regali personali, ma invita a sostenere la raccolta fondi per l’acquisto di un’’’automobile per la missione di Dianra in Costa d’Avorio, in memoria anche di Padre Matteo Pettinari. Ci si può agevolmente servire del Conto corrente bancario della Fondazione Caritas presso Banca Etica o attraverso il link ridiamodignità.it

Diretta su Radio Duomo Senigallia inBlu – 95.200 FM

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Il rumore della piazza senigalliese contro il silenzio dei potenti e degli indifferenti

Tanto rumore e suono di campane anche a Senigallia, come in centinaia di altre città italiane, contro il silenzio dei potenti e di tanti, troppi media sul disastro umanitario a Gaza. La parte finale del corso, quella vicina al fiume Misa, ha accolto centinia di persone accorse all’invito della Scuola di pace ‘Buccelletti’ di Senigallia e della Rete ‘Pace subito’, munite di pentole, fischietti, tamburelli per scuotere una serata estiva qualsiasi dal torpore che ci fa pensare la guerra quasi come normalità dei rapporti tra persone e popoli.

Diverse le testimonianze che si sono alternate, tra questa quella del vescovo Franco Manenti, anche lui presente con il suo accorato appello ad attingere alle energie più belle e sensate degli esseri umani. Toccante la lettura dell’appello congiunto del presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi e del rabbino di Bologna Daniele De Paz: “Fermi tutti. Tacciano le armi, le operazioni militari in Gaza e il lancio di missili verso Israele. Siano liberati gli ostaggi e restituiti i corpi. Si sfamino gli affamati e siano garantite cure ai feriti. Si permettano corridoi umanitari. Si cessi l’occupazione di terre destinate ad altri. Si torni alla via del dialogo, unica alternativa alla distruzione. Ci uniamo al grido dell’umanità ferita che non vuole e non può abituarsi all’orrore della violenza: basta guerra. È il grido dei palestinesi e degli israeliani e di quanti continuano a credere nella pace, coscienti che questa può arrivare solo nell’incontro e nella fiducia, che il diritto può garantire nonostante tutto”, aggiungono.

Zuppi e De Paz condannano “ogni atto terroristico che colpisce civili inermi” e ribadiscono che “nessuna causa può giustificare il massacro di innocenti. Troppi bambini sono morti. Nessuna sicurezza sarà mai costruita sull’odio. La giustizia per il popolo palestinese, come la sicurezza per il popolo israeliano, passano solo per il riconoscimento reciproco, il rispetto dei diritti fondamentali e la volontà di parlarsi”. Infine, il richiamo a rigettare “ogni forma di antisemitismo, islamofobia o cristianofobia” e a chiedere “alle istituzioni italiane e internazionali coraggio e lucidità perché aprano spazi di incontro e aiutino in tutti i modi vie coraggiose di pace. Il dolore unisca, non divida. Il dolore non provochi altro dolore. Dialogo non è debolezza, ma forza. La pace è sempre possibile. E comincia da qui, da noi. Fermi tutti!”.

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La Messa di fine anno scolastico: il vescovo Franco incontra gli insegnanti

Anno scolastico agli sgoccioli e come da tradizione la S. Messa, alla Chiesa dei Cancelli, martedì 3 giugno dedicata ai e alle docenti delle scuole del territorio diocesano. Presieduta dal vescovo Franco e concelatrata da don Davide Barazzoni e don Stefano Basili, la celebrazione è stata l’occasione per salutarsi, dirsi grazie reciprocamente e condividere un po’ del proprio lavoro in classe, sempre più interpellato da urgenze educative che chiedono ascolto, impegno ed un di più di professionalità.

In diverse occasioni il vescovo Franco ha incoraggiato chi vive in prima persona la scuola: “Tra giovani e adulti occorre trovare una forma di rapporto giusto. Ed è un’urgenza che interessa anche la scuola; specificamente gli adulti della scuola, cioè gli insegnanti. Essi dovrebbero interrogarsi su quale sia il modo giusto per ristabilire un rapporto tra i due mondi e fare in modo che la condizione giovanile venga percepita come un’iniziazione alla vera condizione umana, cioè quella dell’adulto. Al di la della propria disciplina insegnata, il docente è un «adulto» ed in quanto tale ha la responsabilità d’essere il punto di traino per fare posto alla nuova generazione, schiudendo le porte del mondo ai giovani”.

Non si tratta di un pianeta a parte, continua Manenti: “Perché la condizione umana è una, tutti quelli che si occupano di educazione debbono lavorare per ricostituire un rapporto dialettico e positivo tra le generazioni, per ristabilire l’unità della condizione umana. Ma tocca agli adulti fare la prima mossa: offrire la possibilità che ogni nuova generazione porti al mondo la propria carica di novità e sostenerla in questo”.

a cura di L.M.

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Le nuove nomine del vescovo diocesano Franco Manenti

Il vescovo di Senigallia, Franco Manenti ha rese note le nomine che riguardano alcuni sacerdoti e laici che prestano il loro servizio nella diocesi di Senigallia. Ha nominato don Stefano Conigli vicario parrocchiale a Ostra, Pianello e Casine e collaboratore pastorale nella vicaria Arcevia – Ostra, con inizio servizio dal 1 giugno 2025. Ha nominato inoltre don Andrea Rocchetti, permanendo parroco di Marina di Montemarciano, parroco di Montemarciano e Cassiano, con ingresso il 15 giugno alle ore 18.30. Ha nominato anche don Enrico Ciarimboli viceparroco di Montemarciano, Cassiano e Marina, con inizio servizio dal 1 giugno 2025

Ha dato assenso positivo alla richiesta del Vescovo di Fort Portal – Uganda per accogliere in diocesi don Frederic Douglas Waako, studente presso la Pontificia Università della Santa Croce in Roma. Il vescovo lo indicherà come collaboratore parrocchiale di Montemarciano e Marina, durante il tempo degli studi

Ha indicato inoltre la prof.ssa Rita Bigelli come referente per la Pastorale delle persone con disabilità in diocesi. Ha nominato altresì don Filippo Vici, Direttore dell’Ufficio diocesano di Pastorale della salute.

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La veglia diocesana in memoria di papa Francesco; diretta video dei funerali al ‘Gabbiano’

SENIGALLIA – La Chiesa di Senigallia esprime il suo profondo dolore e cordoglio per la morte di papa Francesco.  E sente l’esigenza di manifestare al Signore della vita la gratitudine per avere avuto in dono un pastore così coraggioso, umile, vicino ai desideri più profondi e più belli di ogni persona, autorevole e incessante voce di pace, di promozione della dignità umana, testimone instancabile di una Chiesa libera ed evangelica.

Il vescovo Franco invita la comunità diocesana ad una veglia di preghiera in memoria del Pontefice, giovedì 24 aprile 2025, alle ore 21.00, nella Chiesa dei Cancelli di Senigallia. Al ‘grazie’ si unisce inoltre l’invocazione per affidare al Signore l’anima di un padre e pastore che ha amato senza misura. Nell’anno del Giubileo, dedicato alla Speranza, sarà il versetto di San Paolo ai Romani, “La speranza non delude” ad accompagnare questa meditazione che ci fa vicini nel dolore e rafforza la fiducia nello Spirito che mai abbandona il suo popolo, l’intera umanità.

Inoltre, sabato 26 aprile prossimo, alle ore 10.00, per chi vuole sarà possibile seguire in diretta video, al cinema ‘Gabbiano’ di Senigallia, i funerali di papa Francesco da Piazza San Pietro, in Vaticano.

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E’ ancora possibile scambiarci gli auguri di buona Pasqua?

Nella nostra vita personale, familiare e nella storia che stiamo vivendo ci sono situazioni che chiedono conto del significato delle parole che usiamo, soprattutto di quelle che esprimono un augurio. Sono proprio le parole degli auguri che corrono il rischio della retorica, dell’abitudine sociale e tra queste, in modo particolare, quelle che ci scambiamo in alcune feste religiose, come il Natale e la Pasqua, feste che per un numero crescente di persone non conservano più nella loro vita l’impatto originario, sostituito da una nuova “liturgia” con i suoi gesti, quelli dei regali,  di pranzi e cene particolari, delle vacanze…

Eppure pronunciare parole di augurio resta un gesto importante, di grande significato a cui non volgiano rinunciare, perché dà voce alle nostre speranze, dice a noi e agli altri cosa ci attendiamo dalla vita, da quello che sta accadendo nella storia.

La vita ci ha insegnato che senza speranza non è possibile condurre un’esistenza apprezzabile ai nostri occhi, investire le nostre migliori energie; la vita ci ha insegnato anche che le nostre speranze non sempre reggono all’urto di situazioni, complicate, dolorose, dove, come sta succedendo in questi tempi, l’arroganza liberticida dei potenti, l’esclusiva ricerca del profitto personale di chi detiene tante ricchezze, l’intolleranza e l’aggressività nelle nostre comunicazioni, la paura di fronte alle persone che chiedono di prenderci cura di loro…, sembrano imporsi sul desiderio, proprio degli umani, di giustizia, di libertà, di pace, di solidarietà e rendere più difficile l’azione di tanti uomini e donne di buona volontà.

Proprio per evitare la “retorica degli auguri” non voglio sottrarmi a domande che potrebbero risultare imbarazzanti: abbiamo buoni motivi, oggi, per augurarci una “buona Pasqua”? Qual “buona Pasqua” che ci auguriamo? Condivido con voi la risposta che mi sono dato a queste domande, che

La risposta l’ho riscoperta anzitutto nelle parole di Gesù in croce, quando dà speranza non solo a chi lo sta uccidendo, ma anche a noi, perché non risponde con altra violenza alla violenza che sta subendo (“Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”); quando dà ascolto alla richiesta di uno dei malfattori di non essere dimenticato (“ricordati di me”) almeno da lui («In verità io ti dico: oggi sarai con me nel paradiso»).

La risposta l’ho riscoperta anche nella pazienza con cui Gesù risorto incontra i suoi discepoli “in lutto e in pianto”, sconfitti nella loro speranza («noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele»), rivolge loro parole che ridestano la speranza.

A tutti l’augurio di una “buona Pasqua”, con l’auspicio di Papa Francesco che l’anno del Giubileo che stiamo vivendo «possa essere per tutti occasione di rianimare la speranza» e che riconosciamo che «la speranza cristiana non illude e non delude», perché fondata su quel Gesù che non si è sottratto alla morte per noi, perché ci vuole bene e che, per questo, l’ha sconfitta, non solo per sé, ma anche per noi tutti, indistintamente.

+ Franco
vescovo di Senigallia

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Veglia diocesana missionaria. Preghiera e testimonianze formato mondo

Il Centro Missionario Diocesano invita tutti alla Veglia missionaria, un momento di incontro, ascolto e preghiera arricchito dalla testimonianza di P. Stefano Camerlengo, missionario della Consolata (ex superiore generale) che ha vissuto l’ultimo periodo a Dianra (Costa d’Avorio) insieme a P. Matteo Pettinari. All’interno della Veglia, che si tiene venerdì 18 ottobre 2024, alle ore 21.00, il vescovo Franco conferirà il mandato ai catechisti. Nell’occasione, inoltre, sarà inaugurata una mostra dedicata a padre Matteo Pettinari e sarà distribuito un numero speciale de La Voce Misena, ugualmente dedicata al missionario originario della diocesi di Senigallia morto in un incidente stradale lo scorso aprile. Diretta su Radio Duomo Senigallia – 95.200FM.

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La Settimana sociale dei cattolici al via a Trieste: anche da Senigallia una delegazione

“I cattolici sono chiamati ad essere parti vive di una comunità aperta, universale, che abita un territorio ma respira la vita del mondo intero. Per questo crediamo che oggi, in questa stagione, i cattolici abbiano ancora molto da dire e da dare per la vita del Paese”. Ne è convinto Sebastiano Nerozzi, professore di Storia del Pensiero economico all’Università Cattolica del Sacro Cuore e segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici in Italia, che presenta contenuti e finalità della 50ª Settimana sociale dei cattolici in Italia che si terrà a Trieste dal 3 al 7 luglio 2024. Anche da Senigallia una delegazione è in partenza, guidata dal vescovo Franco Manenti.

Professore, siamo alla vigilia dell’appuntamento di Trieste. Con che spirito si vive l’attesa? E cosa vi aspettate dalle giornate di Trieste?
L’attesa per la Settimana sociale sta crescendo e ne cogliamo i segni sia nei media, tanto quelli tradizionali quanto nei social, ma soprattutto nelle domande che raccogliamo girando nei territori e parlando con persone anche distanti dalla Chiesa che ci chiedono notizie su quello che accadrà a Trieste. In realtà anche noi siamo curiosi di scoprire che cosa si scatenerà a Trieste tra le migliaia di persone che lavoreranno gomito a gomito per 5 giorni, confrontando le loro esperienze e cercando insieme risposte e proposte per il bene del Paese. Una dinamica del tutto nuova, che è, di fatto un grande esperimento sociale, di incontro e di partecipazione.Una dinamica che è già iniziata nel percorso di preparazione e che speriamo possa continuare, dopo la Settimana sociale, nei territori “Da Trieste in giù”.

Che Settimana sociale sarà?
La Settimana sociale di Trieste avrà numeri importanti. Sono circa 1.100 i delegati che saranno impegnati negli oltre 50 gruppi di lavoro che vivranno i “Laboratori della Partecipazione” al Conference Center che si confronteranno sui modi per rafforzare reti di collaborazione e per ricercare proposte condivise da proporre ai cittadini e alle istituzioni. 18 “Piazze della Democrazia” con circa 80 relatori e testimoni di grande competenza sui temi più importanti dell’agenda del Paese: dall’energia, alla partecipazione giovanile, all’Europa, alla salute, alla scuola, al rapporto tra istituzioni locali e nazionali, alla formazione politica. Circa 110 fra imprese, associazioni, cooperative, Università che presenteranno i loro stand nei “Villaggi delle Buone pratiche” e si confronteranno nei 18 “Dialoghi delle buone pratiche” divise per ambiti tematici. A ciò si aggiungono 12 tavole rotonde autogestite da organizzazioni nazionali del calibro di Acli, Unione giuristi cattolici, Federcasse, Slow Food Italia, Confartigianato, Argomenti2000, Accri, Focsiv, Forum delle Associazioni familiari, Unione stampa cattolica, Ucid, Meic, Asvis.

Non solo riflessioni e confronti. Giusto?
La Settimana sociale vuole essere un evento popolare, aperto davvero a tutti, in cui usare i linguaggi più diversi per aprire uno spazio di ascolto e di confronto che stimola all’impegno e alla riflessione. Le sere triestine saranno poi animate dai concerti dell’Orchestra dei Giovani Europei, composta da giovani musicisti di tutti i Paesi dell’Unione, e dagli studenti del Conservatorio di Trieste con Zoè, spettacolo di musica e immagini; da eventi musicali, con artisti del calibro di Roberto Vecchioni, Riccardo Cocciante, Tiromancino, Simone Cristicchi, Amara, l’orchestra del Friuli Venezia Giulia, con la direzione del maestro Leonardo De Amicis e la conduzione di Lorena Bianchetti; dalla pièce teatrale di Paolo Logli su Raoul Follereau e quella di Giovanni Scifoni su san Francesco “Superstar del Medioevo”; la testimonianza di Paul Batthi, fratello di Shahbaz Bhatti, politico cristiano e ministro per le minoranze del Pakistan che venne assassinato il 2 marzo 2011 a Islamabad. Si attendono migliaia di visitatori e la Webapp, sulla quale è possibile prenotare la propria partecipazione, registra già, per alcuni eventi il tutto esaurito.

A Trieste l’apertura sarà con il presidente Mattarella e la chiusura con Papa Francesco. Cosa vi aspettate dalla loro presenza e che messaggio consegnerete loro?
La loro presenza indica i due grandi polmoni fra i quali può pulsare “Il cuore della Democrazia”: la Costituzione, con i suoi grandi valori e i suoi solidi presidi alla libertà e alla dignità di tutti i cittadini e di tutti gli uomini; il Magistero della Chiesa, ancorato ad una tradizione millenaria ma sempre capace di rinnovarsi e di aprire prospettive positive per affrontare le sfide del nostro tempo. Il presidente Mattarella e Papa Francesco rappresentano per tanti italiani (soprattutto fra i più giovani) figure di riferimento, capaci di infondere speranza e fiducia, ma anche di orientare il cambiamento verso le scelte che oggi sono necessarie per il bene del Paese.

Quella di Trieste sarà la prima Settimana sociale dei cattolici in Italia. Che significato ha il cambio di denominazione?
È semplicemente il riconoscimento di una realtà di fatto. Oggi l’Italia non è solo degli italiani. Le nostre città, i nostri quartieri, le nostre scuole, i nostri uffici, le nostre imprese sono popolate da persone che non sono nate in Italia o che, per tanti motivi, non hanno la cittadinanza italiana: eppure lavorano, pagano le tasse e i contributi, crescono con i nostri figli, condividono con noi molte sfide e molti problemi. Un contributo insostituibile, senza il quale il Paese sarebbe già ampiamente fallito sul piano economico, sociale e finanziario. Nonostante questo, i tanti non italiani che vivono in Italia sperimentano spesso una condizione di non pieno riconoscimento, una condizione che impedisce loro non solo di esercitare fino in fondo i loro diritti e costruirsi un percorso di vita, ma di contribuire in modo efficace al bene comune di tutti. Molti di loro sono cattolici ma con tutti, indipendentemente dal lor credo religioso, noi vorremmo costruire percorsi che aprono un futuro di dignità e prosperità condivisa in Italia.

La 50ª Settimana sociale sarà dedicata al tema “Al cuore della democrazia. Partecipare tra storia e futuro”. Anche per quella di Trieste si conferma l’attualità e la “contemporaneità” della scelta, basti pensare anche solo alle ultime edizioni nelle quali si è riflettuto su famiglia, denatalità, lavoro, ambiente… La comunità ecclesiale italiana non smette di voler offrire un contributo ragionato e condiviso alla vita del Paese…
I cattolici vivono nell’oggi del nostro Paese. Non sono diversi dagli altri. Hanno però una chiamata ad essere portatori di speranza. Una speranza che nasce dall’esperienza di essere persone salvate, che hanno ricevuto tutto in dono, e desiderano a loro volta essere dono per altri. Essere Chiesa insieme a persone piene di limiti e difetti come noi, ci educa a crescere nell’accoglienza e nella collaborazione, imparando a mediare i conflitti che pure non mancano e a vivere il prodigio di un’unità plurale, che unisce arricchendosi nelle diversità. I cattolici sono chiamati ad essere parti vive di una comunità aperta, universale, che abita un territorio ma respira la vita del mondo intero. Per questo crediamo che oggi, in questa stagione, i cattolici abbiano ancora molto da dire e da dare per la vita del Paese.

a cura di Alberto Baviera

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Lettera del vescovo Franco a Senigallia, ispirato dalla vita del patrono San Paolino

San Paolino fa parte di quegli uomini che non si spaventarono per la fine dell’Impero romano, quando i barbari dai confini sembravano minacciare le fondamenta di quella grande civiltà. Veniva dalla Francia, da Bordeaux, dove era nato da famiglia altolocata. Qui ricevette un’educazione letteraria molto elevata, avendo come maestro il poeta Ausonio. Dalla sua terra si allontanò per seguire la sua precoce carriera politica, che lo vide arrivare, ancora in giovane età, al ruolo di governatore di tutta la Campania, allora regione molto ricca e fertile al cuore dell’impero romano. Si sposò ed ebbe un figlio.

Mentre era impegnato a costruire la città terrena la bellezza di Cristo gli rapisce il cuore al punto da fargli lasciare tutto, come un antesignano di san Francesco; ma non per vivere nella natura, ma per ricostruire le basi di una civiltà più salda di quella romana, nella città di Nola, di cui poi – godendo la stima di tutto il popolo –divenne anche Vescovo. Seppe stare vicino al suo popolo nelle tristi contingenze delle invasioni barbariche, consigliando l’imperatore e fino al punto – sembra – di offrirsi un giorno ostaggio al posto del figlio di una vedova.

Era un uomo di grandi e belle amicizie, ma ne vedeva anche il limite: e il limite era spesso l’utilitarismo delle relazioni fragili, al cui posto sceglie la stabilità dell’amore cristiano. Allora costruisce un monastero dove al piano terra ospita poveri e pellegrini e al piano superiore si ascolta la Parola di Dio e si celebra l’amore di Dio. Scrive poemi, canti, cerca di dare bellezza ai luoghi, s’impegna perché un nuovo acquedotto arrivi a Nola, e per lui quell’acqua è civiltà e battesimo insieme, è fede e bene comune, è dono di Dio e amicizia con la sua gente.

L’acqua è stata per Senigallia fonte invece di lutto, di dolore, di devastazione della bellezza della città. Come Noè che “al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione” (Sir 44,17), a noi è chiesto nel segno dell’amicizia la stessa responsabilità: perché l’amicizia non è solo un nobile sentimento, ma il fondamento di ogni abitare civico, come insegna sia la tradizione biblica che la cultura classica.

Nella Bibbia Abramo, padre della fede per Ebrei, Cristiani e a Musulmani, quando entra nella terra promessa abitata da altri popoli ha un significativo e misterioso incontro con Melchisedek re di Salem. Abramo porta una promessa, un desiderio di terra e libertà, dove si viva giustizia e fraternità. Ma intorno è solo inospitalità e guerra, difesa di confini; nessuno crede alla sua promessa, i potenti locali si schierano contro di lui per cacciare lui e la sua gente, tranne questo sconosciuto re, il cui nome vuole dire “re di giustizia, della città, della pace”. Questo re lo invita a una cena. Sono in tre: lui, Abramo e Dio. Sulla mensa c’è pane e vino, come un altare di amicizia e un cuore aperto all’incontro: non ci sono troppe preghiere, c’è un uomo che dice: ti faccio posto nella mia mensa, faccio posto alla tua promessa, spezziamo il pane come amici, beviamo con allegria il vino…. E questo fu, come sottolinea la Bibbia, il suo altissimo culto a Dio, più alto di ogni altro gesto religioso.

La cultura classica ci sollecita ad allargare la ragione politica, economica, culturale attraverso la logica del dono, del gratuito, dell’amicizia. Gratuito non è semplicemente ciò che è gratis. In una città e nelle comunità che la compongono, gratuità significa pensare, realizzare un’opera perché è buona e bella per se stessa. Anteponendo il valore dell’opera in sé e per sé all’utile o all’interesse che se ne può ricavare. L’utile e l’interesse hanno certo la loro importanza, ma prima viene il valore della cosa in sé. L’affetto amicale e il buon governo fioriscono da questa dimensione gratuita del civile, del sociale, del politico, del culturale.

Siamo qui oggi, cittadini di Senigallia, figli e figlie di questa storia, di secoli di civiltà greca e romana, prima ancora celtica ed etrusca; poi cristiana, ebraica, europea e insieme così aperta all’oriente, come la nostra fiera di Senigallia ricorda ancora nei nomi delle vie del Rione Porto.

Non avere paura, dunque, figlia e figlio di questa storia se l’acqua bene prezioso ti ha ferito. Sei stata edificata lì dove il fiume garantiva l’acqua, bene preziosissimo. Sorella acqua ci ha ricordato che nessuna dimora è stabile, che il creato va custodito con responsabilità e intelligenza.

Hai visto Senigallia quanti ragazzi, giovani e adulti si sono buttati nelle strade per aiutare chi prima era sconosciuto, e poco dopo era un amico? Se diventasse uno stile, prendersi cura della nostra città, tenere in ordine e pulito davanti casa, collaborare con gratuità, vivere un buon vicinato, impegnarsi nel volontariato?

Non temere sorella e fratello di Senigallia se trovare una casa in affitto è un’utopia: il turismo, linfa vitale della nostra economia, può rendere difficile l’abitabilità. Ma la casa è un diritto che va garantito,  condiviso a ogni costo, non un privilegio.

Eppure c’è ancora solidarietà: amici, parenti aprono le case, i cancelli ancora non sono così serrati. Si fanno raccolte fondi, si scatena una fraternità contagiosa dove nessuno è solo. Se diventasse uno stile che le case sfitte vengono rese disponibili quando qualcuno è in difficoltà, quando la sua casa non è abitabile, quando fa fatica a pagare un affitto alto?

Non perderti d’animo amica e amico fragile di Senigallia se prenotare una visita medica vuol dire aspettare mesi. Abbiamo un ospedale da salvaguardare, ma ancor più una sanità pubblica che non può subire altri tagli.

Ma vediamo anche i nostri operatori sanitari che sanno prendersi cura, i nostri medici di base sono spesso veri amici delle famiglie, gli infermieri, le Oss, mettono tutta la propria cura, oltre il dovuto, fino al gratuito. Se diventasse uno stile che il malato sia al primo posto nella nostra città, nell’abbattimento di ogni barriera umana e architettonica?

Non temere uomo e donna di Senigallia se sono in aumento le famiglie e le persone che chiedono assistenza alle nostre Caritas, alle strutture pubbliche, alle associazioni umanitarie. 

Tantissimi volontari, presenti nelle associazioni di assistenza si fanno carico dei problemi di molte persone: c’è tanta solidarietà, laboriosità, imprenditorialità, c’è tanto donare.

È possibile che questa creatività del bene e questa giustizia possano diventare lo stile anche dei giusti stipendi, dei lavori giovanili ed estivi, dell’accoglienza di chi da vicino o da lontano cerca lavoro e dignità?

Non temere madre e padre, insegnante ed educatore di Senigallia se i nostri giovani faticano a trovare una strada, un lavoro che li faccia fiorire e strade false e facili li abbagliano con così tanta facilità.

Eppure abbiamo scuola, sport e associazioni laiche e cattoliche, parrocchie, con le loro attività, espressione di una vicinanza amica e promettente.

Se questa fiducia verso ogni giovane diventasse lo stile costante per creare luoghi e opportunità, per spendere gratis tempo per loro, per dare sogni alti e belli ai nostri giovani, e aprire gli scrigni delle promesse che germogliano nel loro cuore?

Custodire la vita dei più piccoli e fragili e farla germogliare sia il nostro primo comune impegno, al di là di ogni credo e di ogni ideologia di riferimento. Saremo una città bella se insieme dissoderemo il nostro terreno educativo, se lo concimeremo di valori preziosi, come la libertà, la solidarietà, la giustizia, la gentilezza, l’accoglienza. Se come adulti vivremo un’amicizia civica e una  genitorialitá che educa alla solidarietà e alla cura del bene comune, se sapremo avere uno sguardo capace di sognare e di sperare.

Se impariamo a condividere e a prenderci cura della promessa che ognuno porta nel suo cuore, perché ogni persona è dono, una promessa e un compito e l’amicizia la forza e la bellezza di un’esistenza condivisa.

Franco Manenti
vescovo di Senigallia

Il vescovo di Senigallia comunica le nomine che riguardano alcuni parroci della diocesi

Nell’ambito della pastorale diocesana e del servizio alle parrocchie il vescovo diocesano Franco Manenti ha reso note le seguenti nomine che avranno inizio giuridico dal 1 settembre 2024: don Sergio Zandri per raggiunti limiti di età lascia il servizio di parroco delle parrocchie di Arcevia e si ritira presso l’Opera Pia Mastai Ferretti a Senigallia a disposizione per la pastorale nelle parrocchie della città. Don Mario Camborata lascia il servizio di parroco nelle parrocchie dell’Unità pastorale “Buon Samaritano” (Pace, Cesanella, Cesano, Scapezzano) in Senigallia ed è nominato parroco delle Parrocchie di San Medardo, San Giovanni Battista, Castiglioni-Prosano, Costa-Santo Stefano, Magnadorsa-Colle Aprico in Arcevia. Don Andrea Franceschini lascia il servizio di parroco nelle parrocchie dell’Unità pastorale “Emmaus” (Marzocca, Montignano) in Senigallia ed è nominato parroco delle Parrocchie della Pace, Cesanella, Cesano, Scapezzano in Senigallia. Don Emanuele Lauretani lascia il servizio di parroco nelle parrocchie di Mondolfo e Ponterio in Trecastelli ed è nominato parroco delle Parrocchie di Marzocca e Montignano in Senigallia. Don Luca Principi lascia il servizio di parroco nelle parrocchie di Pianello e Casine in Ostra ed è nominato parroco delle Parrocchie di Mondolfo e Ponterio in Trecastelli. Don Giuseppe Giacani permanendo parroco di Ostra è nominato anche parroco di Pianello e Casine in Ostra.

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Auguri Natale 2023 Vescovo Franco Manenti

La luce che rischiara la notte. Gli auguri di Natale del vescovo di Senigallia, Franco Manenti

Tra le feste che ci accompagnano nella vita, quella del Natale riscuote indubbiamente il maggior apprezzamento. Viene preparata a lungo e con cura: dalla pubblicità commerciale impegnata a convincerci che la gioia della festa è assicurata dal prodotto reclamizzato, ai “segni” tipici del Natale, il presepe e l’albero (almeno uno dei due non manca nelle nostre case). Senza escludere per il giorno di Natale o la vigilia i “tradizionali” pranzo o cena.

I credenti, poi, trovano nella liturgia del tempo che prepara alla festa (l’Avvento) e in quella del giorno di Natale, l’invito a disporre il proprio “cuore” (la propria vita) all’incontro con il Figlio di Dio che “è nato per noi”, a gioire perché il Figlio di Dio viene a offrirci l’amore che “salva” l’esistenza dalla presa devastante del male.

Eppure anche la festa del Natale, come le altre feste, religiose e laiche, deve affrontare la “sfida” dell’esistenza “ferita” di un gran numero di persone, colpita dal male (la malattia, gli abusi e violenze, la povertà e precarietà, le relazioni “in frantumi”, l’ingiustizia, la bramosia di pochi che affama i molti…) che impedisce di beneficiare appieno della gioia di una festa, Natale compreso.

Si tratta di una sfida cui non è possibile sottrarsi, tentando, magari, di lasciar perdere, almeno nel giorno della festa, il proprio dolore, oppure scegliendo di non fare festa, perché la sofferenza patita non può essere consolata, perché non è riconoscibile alcun orizzonte di speranza.

E’ possibile “fare festa” a Natale, a motivo della nascita del Figlio di Dio che viene a “consolare” il nostro dolore, a offrire un orizzonte affidabile alla nostra esistenza minacciata e colpita dal male?

Penso che la risposta è offerta da quelle persone che per prime, oltre duemila ani fa, hanno ricevuto la notizia che era “nato un Salvatore”, “alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 2,8).

Non doveva essere una situazione tranquilla quella dei pastori, al buio della notte, di guardia per proteggere il proprio gregge dai ladri e dagli animali predatori. In questa difficile situazione i pastori danno ascolto alle parole di “un angelo del Signore” che li sollecita a superare la comprensibile paura  (“non temete: ecco vi annuncio una grande gioia… oggi, nella città di Davide è nato per voi un Salvatore…”) di fronte a quella luceche li avvolgeva e di cui non conoscevano la provenienza. Decidono di andare vedere quel “bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. E dopo quella visita, tornano nel buio della notte, a fare la guardia al loro gregge, non più timorosi, ma pieni di gioia (“glorificando e magnificando Dio per quello che avevano udito e visto”).

Anche noi stiamo vivendo un tempo che spesso appare come il buio della notte che ci costringe a “fare la guardia” alla nostra vita, che sentiamo minacciata da quanto accade nel mondo, attorno a noi o addirittura nella nostra stessa esistenza.

Impariamo dai pastori che non si sono lasciati convincere dalla paura, ma dalla parole dell’angelo e andiamo anche noi come loro a “vedere” questo bambino che “è nato per noi”, questo “figlio che ci è stato dato”, perché anche noi, come i pastori possiamo renderci conto ancora una volta che Dio che non abbandona i propri figli a se stessi, alle tante follie che le cronache di ogni giorno ci segnalano, ma che vuole riscattare la storia degli uomini dal male che avvelena le relazioni tra le persone, tra i popoli, che aggredisce la natura e la costringe a gemere, che oscura il futuro, impoverendolo di speranza.

L’augurio che rivolgo a tutti, soprattutto, a chi ritiene di non poter “fare festa” a Natale, è che riconosciamo in Gesù, il Figlio di Dio che è nato per noi, la possibilità della pace e della speranza per la nostra vita, anche quando è colpita duramente, e per l’umanità, che in questi tempi si trova a patire una notte che mette paura.

+ Franco
Vescovo di Senigallia

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