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Tag: agricoltura

Coop “La terra e il cielo”: crisi in solitaria o dell’intero settore? L’INTERVISTA

E’ in difficoltà, in forte difficoltà, la cooperativa La Terra e il Cielo. Una realtà che nasce nel 1980 a Piticchio di Arcevia, che ha dato un po’ il “via” al biologico in Italia, che ha intrapreso questa strada quando molti non sapevano nemmeno di che si parlava. Ora però la situazione reale è profondamente diversa e proprio da qui nascono le prime difficoltà che non riguardano solo la cooperativa arceviese. Ne abbiamo parlato con Anna Fenucci, presidente di CNA Agroalimentare Marche e CNA Agricoltori Ancona. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia/In Blu (95.2 FM), è disponibile nuovamente qui sulle pagine de “La Voce Misena” grazie al lettore multimediale: basterà cliccare sul tasto “riproduci/play”. Nel testo troverete solo alcuni dei tratti salienti dell’intervista.

Parliamo della cooperativa La Terra e il Cielo: quale è la situazione reale oggi?
Purtroppo nella zona non è l’unica. Si è visto che le vecchie cooperative che erano nate per aiutare i singoli agricoltori, oggi sono tutte in forte crisi, soprattutto per l’alta burocrazia all’interno dell’ambiente agroalimentare. Ma anche per i vari investimenti. Ci sono dei costi non irrisori. Nel caso di La Terra e il Cielo c’è anche il fattore biologico. C’è tutta una tracciabilità e tutto un contesto oggi come oggi per garantire l’utente finale, anche eccessivamente oneroso. Fondamentalmente ci sono dei problemi che si sono accumulati uno dietro l’altro. Oggi la situazione di La Terra e il Cielo, come la situazione in altre cooperative agricole, è veramente devastante.

Quindi diciamo che c’è un momento di difficoltà non solo del settore, per lo meno del biologico, che magari non ha lo stesso slancio di alcuni anni fa, ma è proprio un periodo difficile per tutto il sistema delle cooperative, quindi qualcosa di più generale.
Esatto, perché il singolo produttore che fa il biologico come se fosse una singola azienda, non riscontra tutta questa difficoltà che vi è nelle cooperative, però qual è il problema? Che tendenzialmente il singolo fa un prodotto di nicchia molto più particolareggiato, molto più ricercato, quindi in base a quello tutto l’investimento che fa esternamente viene comunque sia caricato all’interno del prodotto finale. Nel caso delle cooperative tanto rincaro non può essere fatto, perché altrimenti il singolo produttore ne verrebbe a meno, verrebbe danneggiato.

La percezione degli utenti finali è cambiata?
E’ cambiata non l’idea della cooperativa, ma l’idea del prodotto. Se io vado al supermercato e vedo le arance che costano 10 e le arance della cooperativa che costano 200, io prendo quella che costa 10, perché al supermercato c’è questa mentalità. Qual è il problema? Il problema sta a monte. Devo vedere e capire che è un prodotto locale. Dopo il covid il consumo è cambiato e ancora oggi, a distanza di qualche anno, ce lo portiamo dietro questo cambiamento.

Quindi la cooperativa La Terra e il Cielo in questi anni ha maturato un passivo che si aggira sui 2 milioni di euro. E adesso?
Da quello che sappiamo dovrebbe esserci un compratore. Non so se ad oggi ha già rilevato meno La Terra e il Cielo. L’unica soluzione per questa cooperativa è o prendere e vendere tutto a un terzo, cercando di risanare i debiti, oppure autofinanziarsi, quindi chiedendo un surplus ai singoli soci per far diminuire il debito, oppure chiudere. Il problema è a cascata. Se io trovo un terzo che la rileva, ci si prova. Se io invece chiudo, significa che devo chiudere anche tutto l’indotto, quindi tutti i singoli produttori dove porteranno i loro prodotti, a chi li faranno lavorare? Inoltre, La Terra e il Cielo sta nell’entroterra: se noi portiamo via anche questa realtà, l’entroterra verrà sempre più dimenticato.

Anna Fenucci, Cna agroalimentare Marche
Anna Fenucci, presidente di Cna agroalimentare Marche

A questo punto c’è stato un aiuto, chiamiamolo così, da parte della Girolomoni. Che cosa sta succedendo?
Per quello che conosco ha apportato qualcosa, però non ha coperto tutti i debiti. Comunque ci sono procedure negoziali, ma queste sono voci di corridoio: al momento siamo in una situazione di stallo.

Come CNA avete lanciato l’allarme per questa situazione che si sta protraendo da tempo e che non vede al momento una prospettiva rosea.
Il problema più grande è l’indotto, non è solo il singolo agricoltore, ma anche la ristorazione per esempio: c’è un valore aggiunto nell’utilizzo nei ristoranti di cibi biologici, c’è una plus valenza rispetto alla grande distribuzione e noi cerchiamo di tutelare il produttore e tutta la filiera.

Che soluzioni nell’immediato?
Sia l’accesso al credito per poter pagare per esempio i dipendenti, ma anche una facilità di commercializzazione del magazzino finora invenduto e quindi una sburocratizzazione.

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Trattori nel centro storico di Senigallia, con lo sguardo rivolto a Bruxelles

La prima volta dei trattori nel centro di Senigallia, poco prima erano davanti alla Rotonda a mare. Gli agricoltori marchigiani si sono spinti fino in Piazza Roma, cuore delle istituzioni cittadine, per far sentire la propria voce anche qui, in vista della grande mobilitazione del prossimo 26 febbraio a Bruxelles, quando sfileranno, insieme a tanti altri provenienti da diversi paesi dell’Unione, dalla stazione Luxembourg fino a Roi de la Loi per chiedere risposte immediate e concrete alla Commissione Europea.

Chiedono un cambio di marcia della Politica agricola europea e lo fanno insieme, dopo tanto tempo e grazie ad una mobilitazione nata dal basso, dai quei campi, stalle e aziende che fanno sempre più fatica a stare in piedi. Parlano chiaro, ci tengono ad informare la cittadinanza proprio perché questa urgenza riguarda tutti, il settore primario è trasversale, il cibo è vita! In un semplice foglio, distribuito nell’occasione a passanti e curiosi, è elencato in grassetto quanto sta loro a cuore. Tutto molto chiaro, comprensibile anche ai non addetti ai lavori: la valorizzazione dei prodotti italiani, tra i più controllati e di qualità ma messi in pericolo da concorrenze sleali e pessime produzioni estere. L’eccessiva burocrazia costringe gli agricoltori più dietro ad una scrivania che sul campo, il prezzo esorbitante dei combustibili strangola i profitti, la fauna selvatica non risparmia colture e semine, il reddito sempre più eroso mette in serio pericolo il prosieguo dell’attività imprenditoriale. Non ci stanno, gli agricoltori, a sentirsi dare degli ‘inquinatori e avvelenatori dell’ambiente’, in tanti e sempre di più scelgono metodi di coltivazione biologiche e pratiche integrate.

Lunedì a Bruxelles ci sarà il Consiglio dei Ministri agricoli dell’UE a partire dalle ore 10 e in concomitanza dei lavori  si terrà la manifestazione. Il palazzo delle decisioni e i volti della realtà agricola saranno a pochi passi l’uno dall’altra: l’Unione europea mai così concreta e presente, per seminare futuro e far crescere l’agricoltura più bella.

Laura Mandolini

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Corteo dei trattori a Senigallia: le ragioni della protesta degli agricoltori – INTERVISTA

La manifestazione dei trattori arriva a Senigallia: gli agricoltori protestano soprattutto su concorrenza sleale e politiche europee

Concorrenza poco trasparente, politiche europee non condivise e troppo rigide in chiave ambientalista, rincari di carburante e materie prime, oltre ai sempre più ridotti margini di guadagno delle imprese. Sono questi alcuni dei problemi sollevati dagli imprenditori del mondo agricolo che hanno manifestato lo scorso 20 febbraio a Senigallia con un lento corteo di trattori, come avvenuto già in altre parti d’Italia e all’estero. 

Oltre quaranta i mezzi agricoli e quasi un centinaio gli imprenditori e gli addetti che hanno partecipato all’iniziativa promossa al di fuori delle reti sindacali, con un movimento che vuole unirsi senza bandiere di appartenenza se non quella della tutela delle aziende agricole italiane, che osservano un quadro normativo più stringente rispetto altri paesi.
La protesta verrà ripetuta sabato 24, arrivando fino in centro storico a Senigallia. 

Per ascoltare le interviste e il servizio basterà cliccare sul tasto play.

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Coldiretti Marche, criticità nel bando alluvione: “In scadenza ma molti restano fuori dagli aiuti”

Aziende agricole alluvionate, il bando è in scadenza ma la troppa burocrazia rischia di lasciare fuori diverse realtà dagli aiuti. È l’allarme lanciato da Coldiretti Marche che, a oltre un anno di distanza dalla tragica alluvione che ha interessato la Valmisa e la Valnevola tra le province di Ancona e di Pesaro, fa appello alla Regione Marche affinché venga concessa una proroga per la presentazione delle domande e modifiche per semplificare l’accesso al bando.

“Chiediamo – spiegano da Coldiretti Marche – che il bando in scadenza il 23 ottobre, venga modificato perché ci sono diverse criticità come, ad esempio, l’impossibilità di partecipare al bando per coloro che non hanno compilato il modello C1 già nel dicembre 2022 o il non riconoscimento di ulteriori spese asseverate che si sono palesate successivamente”. Tra le aziende che al momento sono fuori dai rimborsi ci sono le aziende zootecniche che hanno potuto riscontrare danni sul foraggio per l’alimentazione animale solo una volta movimentato oppure quelle che hanno subito danni strutturali e hanno avuto la stima reale del danno solo dopo l’intervento di un perito. “Ricordiamo che lo stesso Governo ha prorogato lo stato di emergenza – fanno presente da Coldiretti Marche –. Chiediamo sia adeguato alle esigenze emerse. La situazione è molto delicata perché ci sono tante aziende escluse nonostante le necessità”. La proposta di Coldiretti prevede il risarcimento al 100% del valore attuale dei beni mobili e immobili danneggiati o perduti, senza la necessità di sostituire gli stessi e la possibilità di partecipare al bando anche a coloro che non hanno presentato il modello C1.

Marco Catalani

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Vino, produzioni vitivinicole in calo nelle Marche: settore in difficoltà ma c’è chi si allea

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Foto da Pixabay

Stime in netto ribasso di almeno il 30% per quanto riguarda le produzioni vitivinicole nelle Marche. La causa non è solo da addebitare allo sviluppo del batterio peronospora ma anche alle condizioni climatiche che hanno messo in subbuglio le coltivazioni, prima con un periodo prolungato di siccità fino ad aprile scorso e poi con piogge oltre la media stagionale per maggio e giugno.

Se a questo si aggiungono le già note difficoltà economiche legate alle spese per gli indispensabili trattamenti fitosanitari, all’aumento dei prezzi dei singoli prodotti e del carburante, all’innalzamento degli interessi dei mutui e alle contrazioni delle vendite per la diminuzione di presenze turistiche, ecco che emerge un quadro molto preoccupante per gli imprenditori agricoli e per gli operatori del settore vitivinicolo.

«È indispensabile allora un supporto da parte della Regione Marche per sostenere il settore» ha affermato il vicepresidente della commissione consiliare regionale per lo sviluppo economico Antonio Mastrovincenzo, il quale ha depositato «un’interrogazione, sottoscritta da tutto il gruppo Pd, per chiedere al presidente Acquaroli e all’assessore all’agricoltura Antonini di prevedere urgenti e adeguati ristori economici».

A Senigallia nasce il nuovo Consorzio dei Vignaioli delle Marche
A Senigallia nasce il nuovo Consorzio dei Vignaioli delle Marche

Ma c’è intanto chi prova a reagire alle difficoltà del settore unendo le proprie forze: si tratta dei piccoli produttori di vino a filiera corta che hanno dato vita al nuovo “Consorzio dei Vignaioli delle Marche”. Presieduto da Massimo Palmieri, già delegato regionale della FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), è una realtà di cui fanno parte i produttori regionali di vino che sono integralmente coinvolti nel ciclo produttivo e che presentano i loro vini sul mercato con limitata o nessuna intermediazione commerciale. Lo scopo è «affermare la loro centralità – spiegano – nella produzione sostenibile di qualità e nella difesa e promozione del territorio». 

Il nuovo ente risponde anche alla necessità da parte dei piccoli produttori di essere rappresentati in un contesto in cui le aziende più grandi rischiano di fagocitare tutte le altre e quindi ad aumentarne la visibilità. La sede del consorzio è al momento individuata nella residenza municipale di Senigallia in attesa che vi sia la disponibilità di un immobile comunale: il sindaco Massimo Olivetti ha affermato che è di ottimo auspicio per «gettare le basi di una collaborazione che punti alle eccellenze del territorio sia in campo enogastronomico che turistico e formativo».

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Coldiretti sul decreto flussi: “Un terzo dei lavoratori è ​extracomunitario”

Un terzo della forza lavoro dell’agricoltura marchigiana è extracomunitaria, con circa 5mila persone all’opera per le raccolte dell’uva, degli ortaggi e della frutta ma anche impiegati nelle campagne cerealicole o nella zootecnia.

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Inps rispetto al click day del 27 marzo 2023 per l’arrivo in Italia dei lavoratori extracomunitari previsti dal decreto flussi con il nuovo Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri).

“Nelle Marche – spiegano da Coldiretti – la maggior parte degli stranieri occupati in agricoltura arriva dal Pakistan, dall’India, dal Marocco e dalla Tunisia e non mancano iniziative imprenditoriali visto che oltre 500 aziende agricole, il 2,3% del totale, sono gestite da stranieri secondo i dati della Camera di Commercio delle Marche”.

Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti, oltre il 90% dei contratti è a tempo determinato. Il nuovo Dpcm di programmazione transitoria dei flussi stabilisce 82.705 ingressi, in aumento rispetto ai 69.700 dell’anno precedente ma le quote per lavoro stagionale, attese principalmente nelle campagne, ammontano a 44.000 unità (contro le 42.000 dello scorso anno) delle quali 1.500 riservate alle nuove richieste di nulla osta stagionale pluriennale, ingressi che di fatto consentono all’impresa negli anni successivi di non essere vincolata ai termini di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm per avere accesso all’autorizzazione. Persone che arrivano dall’estero ogni anno per la stagione e che poi tornano nel proprio Paese.

La vera ed importante novità di questo decreto è la riconferma del rilascio di quote stagionali di ingresso riservate alle Associazioni di categoria per i propri associati nella misura di 22.000 unità (erano 14.000 l’anno prima), a dimostrazione del fatto che i tempi sono maturi per rendere strutturale la norma sperimentale introdotta dal decreto semplificazione (Dl 73/2022), sostenuta dalla Coldiretti. Le richieste presentate dalle organizzazioni professionali dei datori di lavoro, che avranno priorità sulla generalità delle istanze, saranno preventivamente verificate dalle organizzazioni professionali stesse che – evidenzia Coldiretti – assumono anche l’impegno a sovrintendere alla conclusione del procedimento di assunzione dei lavoratori, di fatto accelerando l’intero iter della procedura d’ingresso.

a cura di L.M.

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Le etichette contro il buon cibo marchigiano

Maria Letizia Gardoni
Maria Letizia Gardoni

Continua a crescere il valore delle produzioni di qualità marchigiane ma olio extravergine di oliva di pregio o salumi e altri prodotti dop sono messi ingiustamente dietro la lavagna dall’etichetta a colori ‘Nutriscore’ che rischia di affermarsi in Europa. Lo denuncia Coldiretti Marche alla lettura del Rapporto Ismea – Qualivita 2022 che vede le Marche raggiungere quota 132 milioni di euro per l’agroalimentare certificato.

La nostra Dop Economy annovera 35 denominazioni tra cibo e vino. Ed è proprio quest’ultimo a tirare di più con ben 106 milioni, in crescita di quasi il 6% rispetto all’anno precedente (2021 su 2020) mentre il cibo vale 26 milioni (+11%).

“Le etichettature a colori danno risultati distorti – spiega Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche (in FOTO) – : considerano zuccheri, grassi e sali senza tenere conto delle proporzioni quando invece l’equilibrio nutrizionale andrebbe ricercato tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera. Le etichette a semaforo danno messaggi allarmistici e fuorvianti bocciando ad esempio un elisir di lunga vita come l’olio extravergine di oliva e dando luce verde, ad esempio, a bevande light o “zero zuccheri” ma di cui si ignora la ricetta. La demonizzazione di questi prodotti…

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Imprese e agricoltura ancora impantanate a un mese dall’alluvione

Una persona prova a camminare in mezzo ad acqua e fango durante l'alluvione che ha colpito Senigallia
Una persona prova a camminare in mezzo ad acqua e fango durante l’alluvione che ha colpito Senigallia

Come otto anni fa, l’alluvione ha messo in ginocchio la città. Peggio, ha messo in ginocchio un intero territorio vallivo. Tutta l’area coinvolta continua a vivere in una sorta di limbo, con la paura che ogni pioggia possa trasformare le strade nel nuovo letto del fiume e i campi in acquitrini. La popolazione delle vallate Misa-Nevola da un lato sta lavorando per ripristinare beni e servizi, rimboccandosi più d’una manica perché ancora senza alcun rimborso; dall’altro discute di interventi per la messa in sicurezza del territorio, senza però aver raggiunto alcun risultato. Le responsabilità saranno accertate dalla magistratura ma ci vorranno anni: intanto il territorio da Arcevia a Senigallia necessita fin da ora di lavori urgenti per evitare di rivivere l’incubo del 15 settembre scorso.

Un allarme arriva dal direttore CNA Territoriale di Ancona, Massimiliano Santini, il quale suggerisce di intervenire con tempismo ed efficacia lungo i corsi dei fiumi esondati e dei loro immissari, oggi molto vulnerabili. «Le tante buone intenzioni bisogna che abbiano seguito al più presto con una coerente e concreta risposta alle preoccupazioni urlate dalla gente. Il fattore tempo è fondamentale al pari della portata delle risorse e soprattutto dell’efficacia risolutiva degli interventi di messa in sicurezza dell’area interessata, per evitare che paura e disperazione di centinaia di famiglie ed altrettante attività si trasformino in abbandono del territorio». Tra i dubbi avvertiti dalla popolazione, c’è la percezione di una mancata strategia «per recuperare il salvabile e ripartire su basi solide e sicure, scongiurando il rischio desertificazione economica e disastro sociale».

L’alluvione ha lasciato non solo 12 morti e una donna ancora dispersa, ma anche tanti danni e argini talmente assottigliati o abbassati o con falle, da rischiare davvero nuove tracimazioni a ogni pioggia che faccia salire il livello dei fiumi anche solo di un metro. Da qui la richiesta di «realizzare quanto prima le famose vasche di espansione. È ora di stringere i tempi e pianificare una serie di operazioni…

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Agrisolare: 1,5 miliardi di euro per i pannelli fotovoltaici sui tetti delle aziende agricole

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“Con il prezzo del gas alle stelle le aziende agricole si possono difendere con i pannelli fotovoltaici e ora possono farlo grazie agli 1,5 miliardi previsti dal decreto sull’agrisolare finalmente a bando: le domande per i contributi dovranno essere presentate dal prossimo 27 settembre e al 27 ottobre”. Per Coldiretti Marche il ritorno dalle ferie si preannuncia intenso con tutti gli uffici di zona già preallerati e pronti ad accogliere gli agricoltori alla ricerca di chiarimenti e per sostenerli nella compilazione delle domande di questa misura davvero urgente visti i continui rincari. Il Ministero dello Sviluppo Economico infatti ha di recente pubblicato i bandi per incrementare la produzione di energia solare con pannelli fotovoltaici da installare sui tetti di stalle e cascine e non sui terreni agricoli. Niente consumo di suolo come chiedeva la petizione di Coldiretti Giovani Impresa che ha raccolto in tutta la regione oltre 8.300 firme per tutelare le terre da coltivare. 

“L’esplosione del costo del gas – sottolinea la Coldiretti – ha un impatto devastante sulle tasche dei cittadini ma anche sulla filiera agroalimentare, dal campo alla tavola, rendendo necessario sviluppare forme alternative di produzione dell’energia. In tale ottica, il bando sull’agrisolare, fortemente sostenuto dalla Coldiretti, consente l’installazione di pannelli fotovoltaici su una superficie complessiva pari a…

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Miele marchigiano, produzione in picchiata

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Foto da Pixabay.com

L’afa e la siccità, oltre a tagliare la produzione agricola, hanno avuto forti ripercussioni anche sulla vita delle api con le relative conseguenze sul raccolto di miele. Quello marchigiano in pratica, pur migliore rispetto alla disastrosa scorsa stagione, anche quest’anno si è confermato ben lontano dal potenziale produttivo con un -60%. Il dato emerge dalla mappa italiana del miele stilata da Coldiretti che ha registrato crolli generalizzati su tutta la Penisola.

“In pratica la produzione di miele Made in Italy 2022 è fra le più basse del decennio” dicono da Coldiretti. Molto basse le medie produttive marchigiane di qualità rinomate come l’acacia (6,5 chilogrammi ad alveare, -68%), millefiori estivo (6/7 kg/alveare, -70%), millefiori primaverile (4/5 kg/alveare, -65%) e girasole (7/12 kg/alveare, -40%). Molto variabile la situazione a seconda delle zone. Per il millefiori estivo, ad esempio, si registrano aree in cui la produzione è arrivata ad appena 2 kg/a o il coriandolo che vede aree di produzione da 15 kg/ a alternarsi a zone dove le api hanno lavorato oltre il 50% in meno mentre il castagno, fino a 16 kg/a sui Sibillini, scende a 5 kg/a in tutto il resto della regione.

Nella nostra regione lavorano oltre 3.300 apicoltori con oltre 80mila alveari. Oltre il 10% degli apiari sono dedicati alla produzione biologica. “Le alte temperature e la mancanza di acqua…

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L’agricoltura per crescere in libertà

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Il lavoro nei campi come forma di riscatto. La possibilità di imparare un mestiere e la soddisfazione di realizzare prodotti genuini apprezzati dai consumatori. È un esempio a livello nazionale il progetto del Carcere di Barcaglione dove circa 60 detenuti si occupano, in forma volontaria, dell’orto sociale a fianco all’azienda agricola dove si producono olio extravergine di oliva dall’oliveto, miele dalle arnie e, ultimamente, anche formaggi e latte con un gregge di 20 pecore e il caseificio interno.

E proprio il miele e il formaggio di Barcaglione sono stati i protagonisti dell’iniziativa di mercoledì 15 giugno quando al Mercato Dorico di via Martiri della Resistenza è stato allestito uno stand dedicato alla vendita diretta di questi prodotti. Un esempio illuminato di agricoltura sociale, dove il lavoro in campagna si arricchisce di finalità educative e di integrazione…

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Cercasi stagionali

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La raccolta delle mele in un’azienda agricola. Foto da Pixabay.com

Ancora una volta mancano lavoratori per l’agricoltura. Questione non nuova, quella della carenza di manodopera per i campi e le stalle italiane. Questione però che ogni anno si ripropone con sempre maggiore gravità. E che mette in forse (o comunque complica) alcune delle operazioni di raccolta più importanti in tutta l’annata agraria. L’allarme è stato sollevato da tutti. Ma non pare essere stato recepito dalle istituzioni. Mentre i numeri parlano chiaro.

A conti fatti, mancano tra i 90 e i 100mila operai agricoli per svolgere le operazioni di raccolta di tutte le coltivazioni che in queste settimane arrivano a maturazione. Un appuntamento che, tra l’altro, con le ondate di caldo successive sta arrivando in tempi piuttosto rapidi.

Coldiretti in una nota traccia un quadro geografico della situazione: “Dal Trentino al Veneto passando per l’Emilia fino ad arrivare in Basilicata la situazione è divenuta drammatica con il rischio concreto di perdere i prodotti ormai maturi”. Situazioni simili sono anche quelle tracciate da Confagricoltura e Cia-Agricoltori Italiani. Alla base di tutto, ancora una volta a quanto pare, c’è la burocrazia che non bada ai tempi della natura e dei mercati. Rispetto all`anno scorso le quote di lavoratori extracomunitari ammessi per decreto in Italia è stato alzato a 69mila e di questi, la parte riservata all`agricoltura è pari a 42mila posti: le richieste già arrivate, come si è detto, sono circa 100mila.

Si delineano così almeno due circostanze, entrambe negative. Da un lato, c’è il concreto rischio…

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