Quel problema con davanti ostacoli importanti per la sua soluzione, potrà vedere la parola fine. Non subito, intendiamoci, ma almeno la direzione è tracciata. Stiamo parlando della vicenda che ha coinvolto le zone vicine al viadotto del Morignano, che ospita autostrada A14 e complanare. Nel pomeriggio di lunedì 11 maggio la prefettura di Ancona ha diffuso la notizia di una riunione tecnica con Autostrade per l’Italia. L’incontro ha permesso di definire come porre fine ai fastidiosi e incessanti rumori del traffico veicolare. Suoni che, giorno e notte tormentavano, gli abitanti di Morignano, Gabriella, Cavallo-Portone, Alderana, Borgo Letizi e Ferriero.
La vicenda era nata nella primavera 2025, quando erano stati sostituiti dei giunti lungo l’autostrada A14 nel tratto che attraversa la parte sud di Senigallia. I colpi secchi e continui, ripetuti al passaggio di ogni veicolo, hanno a dir poco cambiato la vita dei residenti. Erano costretti a tenere le finestre chiuse anche d’estate o a rassegnarsi alla situazione. Alcuni di loro hanno invece scelto di mobilitarsi – noi di Radio Duomo Senigallia li avevamo intervistati CLICCA QUI per riascoltarla. Hanno coinvolto in un primo momento il Comune. Successivamente società Autostrade, prefettura dorica e l’agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpam).
I primi risultati però sono stati un generico ‘nulla di fatto’. Anzi, le comunicazioni erano latenti mentre i rumori continuavano a stressare la situazione. Con un po’ di insistenza e interviste su radio, giornali e tv, i residenti sono riusciti a far smuovere qualcosa. La prefettura si è adoperata per organizzare riunioni tecniche con Autostrade per l’Italia (Aspi) per mitigare le emissioni sonore. Nel marzo scorso si era individuata con certezza la fonte di tali rumori: i giunti installati qualche mese prima. Ieri hanno dato seguito a quell’incontro.
I rappresentanti della direzione di tronco di Pescara di Aspi hanno confermato di aver avviato la sostituzione di una parte dei giunti dallo scorso 4 maggio, dopo la sospensione per i ponti primaverili. E’ stata scelta una nuova tipologia di giunto: una soluzione tecnologica innovativa e con prestazioni acustiche migliorative.
I lavori sono in corso lungo la carreggiata sud del viadotto del Morignano e proseguiranno fino a fine maggio. Poi, come concordato con le istituzioni del territorio, scatterà la lunga pausa estiva. Non tanto per permettere le ferie ai lavoratori di Aspi quanto per l’innalzamento dei flussi veicolari durante la bella stagione. Mesi in cui però la società attiverà un monitoraggio costante sui nuovi dispositivi installati al fine di testarne il comportamento e valutare ogni ulteriore iniziativa se necessaria.
Dunque tutto risolto? Non proprio. La notizia è stata accolta positivamente dai residenti delle diverse zone vicine al viadotto del Morignano. Questi avevano anche fatto partire una raccolta firme per il sostegno alla battaglia. Ma rimane l’amaro per la mancata comunicazione. Di questa novità nessuno si è premurato di avvisare i cittadini, i diretti interessati, che sono venuti a conoscenza della riunione e del suo esito solo attraverso i media.
Quando si parla di vicinanza delle istituzioni, di ricucire il rapporto con gli elettori, si dovrebbe anche capire questo. La comunicazione è la prima forma di prossimità. Anche se a volte non risolve nulla, molto spesso fornisce il conforto necessario alla popolazione. Serve a far capire che l’ente, di qualunque livello, c’è, anzi, che sta lavorando per il cittadino. Un passaggio quanto mai necessario in un periodo di distacco, sfiducia se non di veri e propri dissidi.
Oggi, 22 aprile 2026, si celebra la 56esima Giornata Mondiale della Terra. E come in ogni anniversario che si rispetti, la data porta con sé un bilancio: cosa è cambiato, cosa è peggiorato, cosa – forse – si muove nella direzione giusta.
Per capire dove siamo, vale la pena ricordare da dove siamo partiti. Era il 1969 quando dopo un disastro al largo della California – la solita fuoriuscita di petrolio – si decise che qualcosa doveva cambiare nel modo in cui ci si rapportava all’ambiente. Negli Stati Uniti venne scelta una data lontana dalle vacanze primaverili e dagli esami universitari, per radunare i giovani senza che dovessero scegliere tra impegno civile e studio. L’anno dopo, il 22 aprile 1970, scesero in piazza milioni di americani. Da quel giorno, la Giornata della Terra è diventata un appuntamento globale, riconosciuto dall’ONU, capace di mobilitare centinaia di milioni di persone in quasi duecento Paesi. Una storia bella, ma con un paradosso al centro che allora non si poteva immaginare: nel 2026 sono proprio quegli stessi Stati Uniti a costituire uno degli ostacoli più grandi alla salute del pianeta.
Oggi sappiamo che la terra sta male, e i sintomi sono chiari a chiunque voglia guardarli: temperature medie in costante aumento, eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, specie animali e vegetali che scompaiono a un ritmo insostenibile. Nessuna profezia catastrofista, sia bene inteso: ci sono dati scientifici, misurati, documentati, aggiornati. La causa principale è il rilascio nell’atmosfera di una varietà di sostanze e gas che trattengono il calore solare, alzando progressivamente la temperatura globale. L’Accordo di Parigi del 2015 aveva fissato un limite, forse simbolico, che poi è stato disatteso: cercare di non superare 1,5°C di riscaldamento rispetto all’era pre-industriale. Un obiettivo che diventa sempre più difficile da raggiungere. Nel frattempo la transizione energetica si scontra ogni giorno con interessi economici consolidati da oltre un secolo.
Se questa è la diagnosi, qual è la cura? Che medicine servono? Qualcosa, nel panorama globale, si muove davvero. Spagna, Germania, Cina – e persino Cuba, in piena crisi energetica – stanno aumentando con una certa costanza le installazioni di impianti a energia solare ed eolica. La capacità mondiale di energia rinnovabile cresce ogni anno a ritmi che fino a poco fa sembravano impossibili. Ma serve un continuo investimento. In Colombia, a Santa Marta, si tengono in questi giorni colloqui tra decine di Paesi per costruire una strategia concreta verso l’abbandono dei combustibili fossili. Un altro – piccolo forse, ma reale – passo in avanti. La dipendenza dai combustibili fossili non è un destino inevitabile. È una scelta economica e politica. E le scelte si possono cambiare.
E il tema della giornata mondiale della terra – “Il nostro potere, il nostro pianeta” – vuole ricordare proprio che le grandi trasformazioni sociali non nascono dall’alto ma da milioni di persone che, ciascuna nel proprio piccolo, decidono di agire. Senza essere eroi, senza protagonismi. Basta la presenza attiva, la condivisione, la partecipazione in scelte che riguardano lo stile di vita, i consumi, la mobilità, così come il voto. Atteggiamenti che incrinano quel muro di indifferenza che ha permesso all’emergenza di diventare tale. Basta celebrare? Basta ricordare? Forse no. Ma smettere sarebbe nocivo. Il pianeta terra non ha bisogno di salvatori, ma di abitanti responsabili. Ogni giorno. Non solo il 22 aprile.
Nata trent’anni fa da un gruppo di volontari impegnati nella pulizia del fiume Misa, l’associazione Confluenze festeggia oggi un bel traguardo. Ospiti di Radio Duomo Senigallia, la presidente Miriam Bertuzzi e il socio fondatore Luciano Montesi hanno ripercorso le tappe di una realtà che, come suggerisce il nome, è diventata punto d’incontro tra ecologia, arte e partecipazione civile. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi sulla nostra frequenza 95.2FM, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
L’associazione non ha mai smesso di prendersi cura del territorio di Senigallia, a partire dall’ambiente fluviale. Recentemente è stato inaugurato a Vallone il “sentiero della conoscenza”: un chilometro e mezzo sull’argine destro del Misa dove, grazie a dei qr code, i cittadini possono scoprire le diverse essenze arboree catalogate dai volontari.
Se la manutenzione e cura dell’ambiente sono tra gli obiettivi che l’associazione si è data fin dalla sua nascita, di certo un altro aspetto importante è il legame con l’arte. Oltre alle varie rassegne che Confluenze ha ideato nel corso degli anni, uno dei progetti più suggestivi è l’Itinerario “Mario Giacomelli”. Attraverso i celebri scatti del fotografo senigalliese, l’associazione ha analizzato le profonde trasformazioni del territorio agrario locale e marchigiano. Ieri, quasi ovunque c’era un paesaggio variegato, curato dalla mezzadria. Oggi le monoculture, sempre più estese, hanno impoverito la biodiversità e accelerato l’erosione.
Ma l’impegno più profondo è quello con le scuole: ogni anno centinaia di studenti e studentesse – dalle scuole dell’infanzia fino alle secondarie di primo e secondo grado – riscoprono l’ambiente fluviale. Colmando così anche delle lacune in termini di consapevolezza presenti in tutte le fasce della popolazione. Montesi ha sottolinea un punto nodale: «Non è la natura che fa danni, sono gli uomini che hanno costruito vicino al fiume. La natura di per sé non è un elemento di pericolo, è l’uomo che a volte ha sottovalutato i rischi».
Oggi l’associazione conta circa un centinaio di soci e continua a proporre escursioni, eventi e rassegne. Il culmine dei festeggiamenti sarà a metà giugno, il “compleanno”, con un evento speciale dedicato alla storia del gruppo e alle sue prospettive future. «Confluenze ha sempre saputo seguire le onde, non sedimentarsi su alcune ferme idee ma accoglierne di nuove» ha affermato la presidente Miriam Bertuzzi.
C’è un’Italia che non si arrende allo spopolamento, un’Italia fatta di borghi arroccati e comunità resilienti che trovano nel proprio patrimonio storico la forza per guardare al futuro. È il caso di Nidastore, il più settentrionale dei nove castelli di Arcevia, che oggi celebra un traguardo straordinario: il suo progetto è stato selezionato dal FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano e Intesa Sanpaolo nell’ambito della XII edizione del censimento “I Luoghi del Cuore”.
Il borgo marchigiano, che ha raccolto ben 11.153 voti (posizionandosi al 35° posto nazionale), riceverà un contributo economico di 40 mila euro per i primi interventi di recupero e riuso dell’edificio ottocentesco posto all’ingresso del borgo. Un atto fondamentale per ridare vita ad alcuni spazi storici e in disuso, trasformandoli in un motore di sviluppo per l’intera Valle del Misa e del Nevola.
Il cuore dell’intervento riguarda la ristrutturazione di tre ambienti in un edificio situato proprio all’ingresso del castello. Non si tratta di un semplice restauro estetico, ma di una vera e propria operazione sociale. Il progetto, curato dall’antica Istituzione Uomini di Nidastore (attiva fin dal XV secolo), prevede la creazione di uno spazio di aggregazione, un Infopoint turistico e un temporary shop. Si tratterà di un luogo dove gli abitanti potranno ritrovarsi, contrastando l’isolamento tipico delle aree interne, ma che servirà anche come punto di partenza strategico per escursioni naturalistiche e culturali nel territorio e infine come vetrina dedicata a produttori e artigiani locali per incentivare l’economia di prossimità.
L’intervento di Arcevia non è isolato, ma fa parte di una visione più ampia che il FAI porta avanti con determinazione: valorizzare l’Italia più fragile, quella delle aree interne e dei piccoli centri montani. Quest’anno il fondo ha stanziato ben 700.000 euro (la cifra più alta di sempre), destinati a venti progetti che incarnano l’identità e la memoria collettiva del Paese.
La partecipazione “dal basso” è la vera chiave di volta: per Nidastore, come per gli altri siti selezionati, il voto dei cittadini ha trasformato un desiderio di tutela in un’infrastruttura concreta. Il progetto dimostra che anche una frazione lontana dai grandi flussi turistici può diventare un polo d’attrazione se sostenuta da una visione culturale solida.
Il castello di Nidastore, ad Arcevia. Immagine da FAI – Fondo per l’Ambiente ItalianoIl castello di Nidastore, ad Arcevia. Immagine da FAI – Fondo per l’Ambiente ItalianoIl castello di Nidastore, ad Arcevia
Le comunità energetiche rinnovabili (CER) sono sempre più diffuse nei comuni del territorio diocesano. L’esempio di Serra de’ Conti, di cui abbiamo spiegato stato dell’arte e finalità in un recente articolo, e che trovate nella prima parte del file audio allegato, racconta di un territorio in fermento nella direzione della sostenibilità ambientale e dell’efficientamento energetico. Ma un altro attore si muove in questa direttrice: la Diocesi di Senigallia. Parliamo di CER con il professor Roberto Fazioli: il docente di economia della sostenibilità e della transizione energetica presso l’Università degli Studi di Ferrara, esperto del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica MASE, ci ha dato alcune spiegazioni di tipo tecnico per comprendere meglio cosa siano le comunità energetiche rinnovabili. Con l’ingegner Giovanni Ciriachi, presidente della fondazione diocesana “Fratello Sole” che ha già avviato alcuni investimenti nell’ambito locale, avremo altri dettagli sul progetto e sulle finalità sociali e solidali. L’audio, in onda nei giorni scorsi, è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale.
Cosa sono le CER?
Cer è l’acronimo di comunità energetiche rinnovabili, organismi diciamo a metà strada tra il settore economico e quello ambientale: aggregano produttori e consumatori di energia rinnovabile con l’obiettivo di ottimizzare i consumi, limitare l’impatto ambientale e, non da ultimo, perseguire un fine sociale, come il contrasto alla povertà energetica e il sostegno a progetti di giustizia sociale.
I vantaggi
Roberto Fazioli ha chiarito i meccanismi e i vantaggi delle CER. L’idea di fondo è «minimizzare il prelievo di energia da fuori» attraverso l’autoconsumo. «Più una comunità è virtuosa nel consumare l’energia prodotta localmente, maggiore sarà l’incentivo statale». I benefici sono ambientali, con la riduzione delle perdite di rete e l’incentivo all’installazione di rinnovabili; ma anche di tipo economico e sociale: l’incentivo può essere usato per «attività di contrasto alla povertà energetica, valorizzazione del territorio, politiche di sensibilizzazione sull’ambiente». Chi aderisce riceve un incentivo, pur rimanendo libero negli approvvigionamenti, con un maggiore vantaggio per chi consuma e produce (prosumer). Anche la piccola impresa può partecipare, sia come produttore che come consumatore, beneficiando di incentivi (anche da PNRR e Repower EU) e creando un filone di attività costante nel tempo.
La fondazione Fratello Sole
Giovanni Ciriachi
La fondazione Fratello Sole, costituita dalla Diocesi di Senigallia, è l’ente giuridico già operativo che gestirà le diverse configurazioni di CER nel territorio diocesano. L’ingegnere Giovanni Ciriachi, presidente dell’ente, ha illustrato lo stato di avanzamento: la prima configurazione sotto la cabina primaria di Marina e Marzocca, con impianti che producono da luglio 2025, è stata registrata al GSE ad agosto ’25 e attende la validazione ufficiale. A breve sarà attivata anche la configurazione di Senigallia, che include l’impianto della parrocchia di Cristo Redentore e l’impianto più grande dell’azienda agricola della fondazione Opera Pia. A seguire sarà attivata la configurazione di Chiaravalle.
Il fine sociale e solidale
Il modello di Fratello Sole ha una forte impronta sociale: possono aderire soci produttori (con impianti sotto 1 Megawatt e allacciati dopo luglio 2024) e consumatori. Per i consumatori domestici (sotto i 20 kW), l’adesione è gratuita, ma non è previsto un vantaggio economico diretto in bolletta; il ricavato generato dal loro consumo, come ha spiegato Ciriachi, verrà destinato a un fine sociale comunitario scelto dai membri della comunità, in linea con l’ispirazione diocesana. In particolare, il 50% dell’incentivo statale è destinato ai produttori senza i quali la comunità non esisterebbe, mentre il restante 50% andrà a progetti comunitari, gestiti in collaborazione con la Caritas.
Le comunità energetiche rinnovabili (CER) non sono più un futuro lontano, ma una concreta realtà in rapida espansione anche a Serra de’ Conti. Tra i progetti che stanno nascendo nel campo della sostenibilità ambientale, dell‘efficientamento energetico e della solidarietà, c’è proprio quello che mira a raggiungere la maggior parte dei cittadini e delle aziende della zona urbanizzata serrana. Le informazioni ci arrivano dal sindaco Silvano Simonetti.
CER in dirittura d’arrivo
Il Comune di Serra de’ Conti è alle prese con la fase conclusiva per la costituzione della propria CER. «La costituzione è in dirittura d’arrivo, con statuto e atto costitutivo già registrati» ha affermato il primo cittadino. Il quale ha anche sottolineato come l’iniziativa fosse già prevista nel programma elettorale.
Il nodo delle cabine
Un elemento chiave del progetto è l’interoperabilità tra le due cabine primarie presenti sul territorio, pensata per raggiungere la maggior parte dei cittadini e delle aziende della zona urbanizzata, superando i limiti di adesione legati alla singola cabina.
Silvano Simonetti
Benefici condivisi
Dal punto di vista economico, l’amministrazione comunale ha deciso di dividere a metà i vantaggi generati dalla CER con gli aderenti, siano essi cittadini o imprese. «Chi aderisce deve avere il suo tornaconto», spiega il sindaco. Ma la stessa comunità serrana ne ricaverà dei benefici: i proventi potranno essere destinati anche alla povertà energetica o a opere sociali. Un primo passo concreto sarà la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 100 kW sulla copertura del cimitero, che sarà collegato alla comunità energetica serrana.
In vista delle elezioni regionali del 28 e 29 settembre, Radio Duomo Senigallia ha ospitato Elena Campagnolo, assessora all’ambiente del Comune di Senigallia nonché candidata nelle file della Lega. Nell’intervista, in onda alle ore 13:10 e alle ore 20 sui 95.2 FM e ascoltabile anche qui grazie al lettore multimediale, si è potuto chiarire il motivo della sua candidatura e soprattutto parlare dei temi centrali per il territorio. La sua scelta di impegnarsi in Regione è vista come una naturale evoluzione del suo lavoro a livello locale, un servizio alla comunità che può estendersi per un respiro più ampio.
Alluvione e ricostruzione
Uno dei punti focali dell’intervista è il tema della ricostruzione post-alluvione. Campagnolo ha ricordato il suo impegno immediato dopo l’evento del 2022, che l’ha portata a Roma per sollecitare aiuti concreti. «Grazie al lavoro del Presidente Acquaroli e una concertazione durata alcune settimane, siamo riusciti a stanziare 400 milioni di euro per il territorio, che sono serviti in parte a mettere in sicurezza la zona, e per il resto a risarcire la popolazione duramente colpita», ha affermato. Campagnolo ha sottolineato come il territorio delle valli Misa e Nevola sia «più sicuro di tre anni fa», pur riconoscendo che c’è ancora molto da fare. In particolare, ha menzionato la questione delle vasche di espansione, precisando che la prima è entrata in funzione dopo 40 anni dalla sua progettazione e che la giunta Acquaroli ha velocizzato le procedure per le successive.
Turismo e aree interne: Senigallia modello per le Marche?
Il turismo è un altro argomento di grande importanza. Nonostante si sia in attesa dei dati ufficiali sulla stagione estiva, la candidata leghista si dice convinta che il successo di Senigallia possa essere un modello per l’intera regione. «Esiste un sistema Senigallia da cui la Regione Marche deve partire», ha detto, ricordando come in tre anni la città sia diventata la «regina del turismo marchigiano», superando il milione di presenze dopo oltre un decennio. A questo si lega il tema delle aree interne: Campagnolo ha espresso la necessità di valorizzare i borghi, spesso colpiti da spopolamento e carenza di servizi, attraverso bandi come ha fatto la giunta Acquaroli e iniziative come ‘Marche Storie’.
Economia e sanità: gli impegni per la Regione
L’intervista ha toccato anche i temi dell’occupazione, dell’agricoltura e della sanità. Campagnolo ha lodato l’attuale situazione occupazionale a livello nazionale, che a suo dire offre maggiori opportunità di lavoro a tempo indeterminato rispetto al passato. Per quanto riguarda l’agricoltura, ha espresso l’impegno per sburocratizzare l’accesso ai bandi e per il sostegno alle famiglie e imprese di agricoltori che promuovono prodotti di eccellenza nazionale. Sulla sanità, la candidata ha difeso la riforma avviata dalla Giunta Acquaroli, definendola un «cambiamento necessario» che potenzierà i servizi sui territori, nonostante non sia ancora pienamente percepibile dai cittadini. Campagnolo si è detta ottimista sulla costruzione delle case di comunità, sottolineando che i lavori sono partiti in diversi territori. Infine, parlando di ambiente, ha menzionato i controlli elevati sulla raffineria di Falconara, pur riconoscendo il disagio degli abitanti vicini, e ha rimarcato l’impegno delle aziende locali del settore del trattamento rifiuti verso la sostenibilità.
L’astensionismo: un appello al voto
Concludendo l’intervista, Campagnolo ha espresso fiducia nella vittoria del presidente Acquaroli, ma ha voluto sottolineare una preoccupazione: l’astensionismo. «Mi dispiace che tante persone non vedano come una questione importante quella di andare al voto», ha affermato, auspicando che i cittadini si rechino alle urne il 28 e 29 settembre per il bene del loro futuro e di quello dei loro figli, indipendentemente dalla loro preferenza politica. Ha concluso ribadendo la sua visione della politica non come un lavoro, ma come un modo per servire la comunità, forte del suo impegno personale a Senigallia e della sua professione.
Italia, Albania, Croazia, Montenegro e Slovenia – i paesi che si affacciano sul mare Adriatico – si sono riuniti con i loro ministri e rappresentanti per discutere d’un nuovo modello di gestione per la blue economy. La filiera che mira a bilanciare lo sviluppo economico con la conservazione delle risorse marine e costiere deve basarsi non solo su un approccio numerico per quanto riguarda la sostenibilità, ma deve sfruttare le leve più innovative e parlare di più di cooperazione tra le realtà adriatiche.
Questo punto è stato al centro del vertice interministeriale che si è svolto oggi ad Ancona: un evento che aveva l’obiettivo di affrontare le sfide ambientali, economiche e sociali che interessano l’area. Tra i temi sono stati discussi i criteri attuali di gestione della pesca, ritenuti inadeguati rispetto alla reale situazione delle flotte e quindi in vari modi penalizzanti per le economie adriatiche. Altro tema è stato il fare fronte comune contro ulteriori tagli ai giorni di pesca, chiedendo che sia riconosciuta la forte riduzione già avvenuta nella capacità di pesca.
Su tutti pesa però – ovviamente – la questione degli effetti dei cambiamenti climatici, che per molti esperti è già una crisi in atto da tempo: argomento fonte di numerosi dibattiti ma certamente da inserire nella valutazione degli stock ittici, insieme all’innalzamento del mare. Un approccio che vuole coniugare la tutela ambientale con la sicurezza alimentare e la coesione sociale delle comunità marittime.
Ma cambiamenti climatici significano anche invasione dell’Adriatico da parte di specie aliene, come il granchio blu che danneggia poi la molluschicoltura, e il surriscaldamento delle acque, che favorisce fenomeni come le mucillagini. Su questo fronte, si è evidenziata l’urgenza di interventi gestionali tempestivi e coordinati, per proteggere un comparto strategico per la blue economy dell’area.
L’incontro – che non ha di fatto visto la sigla di alcun patto ma che è stato una vetrina per molti esponenti politici nostrani – ha quindi solo sviluppato l’idea di una diplomazia congiunta e stabile tra i paesi dell’Adriatico – interni ed esterni all’unione europea – in grado di avere peso nei tavoli internazionali. L’idea è di fare dell’Adriatico un modello di governance cooperativa, in cui lo sviluppo economico non sia in contrasto con la sostenibilità, ma guidato da politiche comuni fondate su evidenze scientifiche.
All’evento dorico sulla blue economy hanno partecipato i ministri di Albania, Anila Denaj; Croazia, David Vlajčić; Montenegro, Vladimir Joković; Slovenia, Mateja Čalušić e Italia, Francesco Lollobrigida, affiancato dal sottosegretario del ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (Masaf) Patrizio La Pietra e dal direttore generale per la pesca e l’acquacoltura Francesco Saverio Abate, dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e dal Rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Gian Luca Gregori.
La sfilata di moda consapevole lungo il camminamento della Scarpa, con i modelli e le modelle in passerella tra antiche mura perfettamente conservate e scenografiche aperture sulle verdi colline, è senz’altro la cartolina della quarta edizione del Green Loop Festival a Morro D’Alba, che si è chiuso domenica 11 maggio con un buon successo di pubblico e con la soddisfazione di tutti i soggetti che hanno lavorato per la sua riuscita.
Dopo un venerdì funestato dalla pioggia, la giornata di sabato col bel tempo ha affrontato il tema della moda con la degenerazione della fast fashion. Nel programma impostato da Marco Cardinaletti, direttore artistico del festival, hanno trovato spazio anche la docu-serie “Junk-Armadi pieni” di Matteo Ward, il talk all’enoteca comunale con Alessandra Gallo (cofondatrice del collettivo Moda Consapevole) e Francesca Bracalenti (Confartigianato), mentre i tanti brand nazionali in passerella e in vendita negli stand del “Green Loop Village” hanno illuminato la riflessione su un fenomeno che ci riguarda tutti da vicino e che sta producendo danni ingenti al pianeta. La serata di sabato è poi proseguita con la spettacolare “Circular night”, esibizione di pole dance, aerial hoop, danze popolari e l’originale djset sostenibile proposto dal duo “Anticyclone”, giovani talenti campani che suonano musica elettronica alimentata da un pannello solare da loro progettato e costruito.
L’altro tema di questa edizione, ovvero la battaglia all’uso sconsiderato della plastica, ha visto invece come momenti centrali l’inaugurazione della mostra Archeo-plastica all’auditorium di Santa Teleucania e un dibattito alla cantina Vicari con ospiti Matteo Giantomassi (responsabile comunicazione ATA Rifiuti Ancona), Ludovica Cirillo (eco designer di gioielli), Simona Cardinali (responsabile Musei civici Comune di Jesi e referente archeo-plastica) e Leonardo Puliti (direttore regionale Plastic Free).
Raccolta dei rifiuti (clean up) per le strade di Morro D’Alba durante il Green Loop Festival 2025
Gran finale domenica mattina con il cleanup per le strade di Morro, in collaborazione con JesiClean, e con il seminario sulle comunità energetiche che ha visto come ospiti Giorgio Nanni di Legacoop, il sindaco di Morro d’Alba Enrico Ciarimboli, il presidente di Sbam Massimo Belfiore, il fondatore di Texture stereolitografia Fabio Pirone, il responsabile relazioni istituzionali di economiacircolare.com Fabio Barbieri. Alla fine i tanti presenti all’incontro sono stati chiamati a scrivere su un post-it il titolo della canzone che vorrebbero sentire suonare nel giorno in cui finalmente l’umanità potrà alimentarsi solo con le rinnovabili. Ne è uscita una playlist bella e divertente che spazia tra “People Have The Power” di Patti Smith, “Here comes the sun” dei Beatles e “Nel Sole” di Al Bano.
«Il Green Loop non è solo un festival – ha detto il direttore artistico Marco Cardinaletti – è un dispositivo culturale che genera contenuti, relazioni e opportunità progettuali. Vogliamo che diventi un motore capace di alimentare processi concreti nei territori, rafforzando le connessioni tra tradizione e innovazione, cultura e impresa, arte e sostenibilità. In un momento storico in cui la transizione ecologica ha bisogno di visioni condivise, Green Loop può essere lo spazio dove queste visioni si mettono in scena, si contaminano e si trasformano in azioni. La circolarità non è solo un modello economico: è un approccio al mondo. Ed è da qui che vogliamo continuare a costruire».
Il sipario verde del Green Loop si chiude a Morro per riaprirsi il 22 maggio a Roma, in occasione della giornata mondiale della biodiversità. Alle ore 16 la conferenza stampa alla Camera dei Deputati sul tema della biocosmesi, in cui verrà presentato il report “Contenitori senza trucco” curato da economiacircolare.com e il progetto Vinum: crema per il viso e per il corpo prodotta dagli scarti della vinificazione del Lacrima di Morro d’Alba. Alle 18 al centro interculturale Scholè la proiezione del doc “Va’ dove ti porta il festival” che racconta genesi, percorsi e traiettorie del progetto Green Loop. Nelle Marche l’appuntamento con il festival dell’economia circolare tornerà in autunno ad Ancona.
Le comunità energetiche rinnovabili o CER racchiudono una sfida sempre più attuale, quella del reperimento sostenibile delle fonti energetiche e che è sempre più diffuso nel panorama nazionale e cittadino. Cosa sono, come si sviluppano, chi coinvolgono e quali benefici apportano alle comunità sono al centro di un incontro promosso dalla “Fondazione Fratello Sole” e “BCC Ostra e Morro d’Alba” presso il teatro del Portone di Senigallia che si terrà venerdì 28 marzo 2025, alle ore 19.
Da qualche mese infatti, grazie ad un’iniziativa che vede insieme Diocesi di Senigallia, Caritas diocesana e Fondazione Opera Pia Mastai Ferretti è nata la “Fondazione Fratello Sole” per promuovere nel nostro territorio le Comunità Energetiche Rinnovabili, soggetti giuridici il cui unico obiettivo è la promozione dell’autoconsumo diffuso, ovvero la condivisione attraverso la rete di distribuzione già esistente dell’energia elettrica che viene prodotta all’interno della Comunità tramite impianti a fonte rinnovabile, con benefici economici, sociali e soprattutto ambientali per l’area in cui opera.
Nell’incontro verrà inizialmente presentata la “Fondazione Fratello sole” approfondendo di seguito il funzionamento di una CER spiegando anche le modalità di adesione e le iniziative in cantiere; in particolare l’avvio di una configurazione nel territorio della città di Senigallia che partirà dall’Unità Pastorale del Buon Pastore, afferente alle parrocchie del Portone, Ciarnin e Cristo Redentore per poi allargarsi a tutto il territorio cittadino. A conclusione dell’incontro la BCC Ostra e Morro d’Alba presenterà le proprie proposte di collaborazione ai futuri membri della CER ed offrirà il buffet.
La partecipazione è gratuita e aperta a tutta la cittadinanza.
Dal modello “usa e getta” al riuso: quanti passi in avanti sono stati fatti verso la sostenibilità economica e ambientale? Tanti ma certamente non tutti quelli che potevamo fare. Si pensi solo che un terzo dei pasti nelle mense scolastiche viene scartato, il che ci porta a sottolineare non solo uno spreco economico, ma anche una problematica educativa. E che segnali vengono dal riacceso dibattito sul nucleare, sugli inceneritori o sullo stop alle multe per le case costruttrici di automobili che rallentano gli investimenti sull’elettrico? Di tutto questo abbiamo parlato con Marco Cardinaletti, esperto di economia circolare e politiche europee volte alla sostenibilità nonché direttore del Green Loop Festival. L’intervista sarà in onda mercoledì 19 e giovedì 20 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20, ma anche domenica 23 a partire dalle 16:50 (il secondo di tre contributi audio). Inoltre è disponibile a fianco di questo testo riassuntivo il lettore multimediale integrato per potersi ascoltare la nostra chiacchierata con Marco Cardinaletti.
Al centro dell’intervista con Marco Cardinaletti ci sono i temi cruciali relativi all’economia circolare, alla sostenibilità e alle scelte strategiche attuali. L’economia circolare è un modello contrapposto a quello lineare del passato, caratterizzato dall’approccio “usa e getta”. Oggi si parla di recupero, riciclo e riuso, trasformando gli scarti in risorse.
Cosa succede nel belpaese. L’Italia si posiziona tra i paesi europei più virtuosi nell’economia circolare. Nelle Marche, la raccolta differenziata dei rifiuti urbani è efficiente, ma manca una strategia regionale integrata. Il dibattito sull’impiantistica, in particolare sugli inceneritori, richiede un approccio laico e strategico, evitando posizioni polarizzate. È necessario un equilibrio tra potenziamento della raccolta differenziata e innovazione tecnologica negli impianti, evitando sovradimensionamenti che potrebbero vanificare gli sforzi nel riciclo.
A livello internazionale, la crisi energetica e le tensioni geopolitiche hanno riacceso il dibattito sul nucleare. Nonostante ciò, l’Europa continua a puntare sulle energie rinnovabili. Nel settore automobilistico, l’auto elettrica è una soluzione parziale; è necessario investire maggiormente nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile.
Marco Cardinaletti
Per parlare di temi importanti con un approccio non semplicistico, è stato avviato a Morro d’Alba il Green Loop Festival. Si tratta di un’iniziativa con cui divulgare i principi dell’economia circolare, utilizzando l’arte come strumento per comunicare concetti complessi a un pubblico più ampio. L’obiettivo è quello di sensibilizzare sull’importanza del recupero: come nel caso dei rifiuti elettronici, che spesso ci ostiniamo a lasciare nei cassetti nonostante contengano al loro interno materiali preziosi e molto ricercati che possono essere ancora valorizzati.
Per affrontare dunque la complessità delle sfide ambientali ed economiche attuali, è necessario un approccio integrato e strategico, che promuova la sostenibilità. È fondamentale investire nell’educazione, semplificare la burocrazia e adottare scelte consapevoli per garantire un futuro sostenibile.
Sono oltre 60mila i controlli dei carabinieri forestali in tutte le Marche, la maggior parte dei quali riguarda la tutela del territorio. Controlli che hanno portato a sostenere come su 25 verifiche una individui un illecito. Ma qual è il quadro nel nostro territorio? Lo abbiamo chiesto al comandante del gruppo Carabinieri Forestali di Ancona, il tenente colonnello Simone Cecchini. L’intervista è qui riportata in un breve testo, ma si potrà ascoltare l’audio integrale cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale.
Quali sono le attività che Carabinieri Forestali portano avanti? I Carabinieri Forestali svolgono attività di prevenzione e repressione nel settore degli illeciti ambientali, quindi in primis svolgono attività di presidio del territorio finalizzato ad evitare condotte che possano danneggiare l’ambiente, e questa è la prima cosa. Poi ogni anno noi affrontiamo delle attività operative per contrastare particolari fenomeni come lo smaltimento illecito dei rifiuti, la prevenzione degli incendi, il rispetto del vincolo idrogeologico e le utilizzazioni boschive solo per citarne alcune.
E nel nostro territorio? La valle del Misa e del Nevola, funestata da fenomeni alluvionali correlati con il depauperamento delle risorse forestali, dei versanti e delle sponde dei fiumi, richiede una particolare attenzione. I controlli sono stati oltre 1700 in quell’area e abbiamo due nuclei operativi nell’area: il nucleo di Arcevia e di Senigallia che hanno contestato 60 illeciti amministrativi per quasi 60 mila euro di importo contestato e 48 reati. La novità del 2024 è che ci siamo dotati anche di strumentazioni tecnologiche all’avanguardia, il nucleo di Arcevia è stato dotato di un drone che viene utilizzato in tutta la provincia e consente di esaminare il territorio anche dall’alto, quindi fare misurazioni, verificare situazioni di criticità laddove i carabinieri forestali non riescono ad arrivare fisicamente e fornire anche agli enti competenti, come la Regione Marche o la Procura della Repubblica, delle informazioni ancora più esaustive per poter sostenere programmi di gestione del territorio o l’accusa in dibattimento in caso di contratto ad illeciti penali.
Non parliamo solo di abbandono di rifiuti… Controllo del territorio non significa effettivamente solo rifiuti e inquinamenti, peraltro i rifiuti come sempre fanno registrare dei numeri anche abbastanza importanti con 14 reati e illeciti amministrativi per 12 mila euro. Però c’è stata anche l’attenzione alla tutela dei boschi e foreste, le modalità di taglio, soprattutto dei boschi planiziali, laddove il bosco costituisce un contrasto proprio al fenomeno di dissesto idrogeologico. Abbiamo contestato 8 illeciti amministrativi per oltre 13 mila euro e diversi illeciti di carattere penale per violazioni paesaggistiche.
Perché è così importante la tutela e il controllo del territorio? E’ fondamentale in questo periodo storico proprio perché ci troviamo di fronte a cambiamenti climatici e a fenomeni alluvionali ed esondazioni che coinvolgono un po’ tutto il territorio provinciale ma soprattutto quell’area del bacino del Misa.
I controlli dei carabinieri forestali delle Marche in tema di abbandono dei rifiutiI controlli dei carabinieri forestali delle Marche, utilizzando anche strumenti all’avanguardia come i droni
L’ipotesi di un inceneritore (o “termovalorizzatore”, che dir si voglia) nelle Marche continua a suscitare perplessità e muri. Anzi, il dibattito si fa sempre più acceso, con i primi “no” – tra cui quello dell’amministrazione comunale di Corinaldo – che arrivano dritti dritti alle orecchie della politica regionale. Perché di tante cose si può e si dovrebbe discutere, tranne che di fare passi indietro. Almeno in quelli che dovrebbero essere dei punti fermi nelle politiche ambientali.
E così invece ci si ritrova a parlare di un inceneritore – perché questo è l’impianto di cui si discute la sede – con l’ultimo “no” che arriva da Legambiente. Prima è arrivato quello dell’amministrazione comunale corinaldese che parla di un’ipotesi destinata a rimanere tale proprio perché non sostenuta dalla giunta Aloisi. «Corinaldo e i corinaldesi – sottolinea il primo cittadino – sanno bene cosa significa avere un’area di smaltimento di rifiuti. Oltre 20 anni fa la situazione nell’area san Vincenzo era corrotta e la vita dei residenti era diventata pressoché impossibile. L’intuizione agli inizi del 2000 – di creare un nuovo soggetto pubblico che gestisse l’impianto con il Comune di Corinaldo azionista di maggioranza garantendo un controllo più efficace ed efficiente – ha fatto sì che la situazione cambiasse nel giro di breve tempo e la “famosa” discarica di Corinaldo fosse presa ad esempio ben oltre i confini regionali. L’idea di modificare il virtuoso equilibrio con l’ipotesi di quel tipo impianto non sarà mai presa in considerazione da questa giunta e faremo valere la nostra posizione ad ogni livello istituzionale». Insomma, non ci si può sbagliare e interpretare male queste parole.
Come se non bastasse, sull’inceneritore per cui sarebbero in bilico Corinaldo e Fano sono arrivati anche i pareri critici dei gruppi consiliari del Movimento 5 Stelle e Partito Democratico in consiglio regionale delle Marche. E, ultimo in ordine di tempo, quello dell’associazione ambientalista è intervenuta nel dibattito regionale per ribadire alcuni concetti fondamentali riguardo la gestione dei rifiuti, in modo da evitare polarizzazioni dannose ai fini del dibattito.
«Prima di concentrarci sul termovalorizzatore, un impianto considerato in penultima posizione in termini di importanza dalla normativa sull’economia circolare – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – dovremmo preoccuparci di quello che sta a monte nella gestione dei rifiuti, perché è evidente che ci mancano alcuni fondamentali importanti, non più derogabili in nome di una differenziata al 72%, soprattutto perché questi numeri non rappresentano il reale riciclo dei rifiuti raccolti, che in realtà sappiamo non arrivare al 50%».
Secondo Legambiente servono soprattutto due cose: una raccolta differenziata maggiormente strutturata ed efficace, come il sistema “porta a porta”, affiancato da una tariffazione puntuale, che andrebbe ad incidere sulla qualità dei rifiuti raccolti; e un’impiantistica a supporto del PaP. Proprio lo sviluppo di questi due fattori farebbe incrementare lo smaltimento sostenibile ed eviterebbe la realizzazione di un termovalorizzatore.
Come implementarli questi fattori? Lo propone la stessa Legambiente. «Sia tra il rifiuto indifferenziato che tra quello differenziato male, ci sono percentuali importanti di rifiuti ancora riciclabili, lo segnala lo stesso Piano dei Rifiuti – prosegue Ciarulli – e allora perché non massimizzare il riciclo di questi materiali prima che destinarne buona parte all’inceneritore? Nei prossimi anni sarà sempre più facile avviare a riciclo frazioni di rifiuti che fino a pochi anni sembravano impossibili da riciclare e già oggi è possibile riciclarne molti, dai prodotti assorbenti per la persona ai vestiti fino ai rifiuti elettrici ed elettronici. In questo modo, svilupperemmo un vero modello di economia circolare che potrebbe permetterci anche di aiutare l’economia locale, tra impianti di riciclo diffusi nella Regione e materia prima seconda commercializzabile. Solo una volta fatto tutto questo necessario lavoro, dobbiamo discutere di recupero energetico o smaltimento, che sono e dovranno diventare sempre di più soluzioni residuali e non centrali nella gestione dei rifiuti».
Nuova puntata di 20 minuti da Leone di carattere ambientale e ambientalista. L’ospite è il referente regionale dell’associazione Plastic Free Onlus, Leonardo Puliti, cittadino osimano da tempo impegnato nella salvaguardia del pianeta, innanzitutto cercando di creare una rete di contatti, di volontari e di referenti che possano dedicarsi a questioni ambientaliste. All’orizzonte c’è un protocollo d’intesa con il comune di Senigallia, al centro di un incontro con il sindaco Massimo Olivetti. Riproponiamo l’INTERVISTA radiofonica, andata in onda nei giorni scorsi, con la pubblicazione dell’audio e del testo integrale. Buon ascolto e buona lettura.
Cos’è Plastic Free, quando è nata e di cosa si occupa? Plastic Free nasce nel 2019, inizialmente solo online: si faceva attività di sensibilizzazione online, poi piano piano è aumentato il numero di referenti, di volontari e adesso siamo diventati la prima associazione in Italia come numero di iscritti, con 1.200 referenti locali, provinciali e regionali e più di 260.000 volontari. Facciamo un’attività continua, giornaliera: i clean up, le passeggiate ecologiche di raccolta rifiuti sulle spiagge, sui parchi: si unisce sia l’attività fisica a quella prettamente ambientale. Poi facciamo sensibilizzazione nelle scuole, principalmente nelle scuole primarie. Abbiamo anche il discorso del salvataggio delle tartarughe: ogni anno oltre 40 mila esemplari muoiono per l’incuria dell’uomo. Il nostro compito è quello di recuperare le tartarughe in difficoltà, curarle, riabilitarle e poi chiaramente liberarle nuovamente in mare. Un’altra attività importante per noi è quella della collaborazione con i comuni, con i quali inizialmente stipuliamo un protocollo di intesa, un vero e proprio patto che è l’obiettivo di generare benefici per il comune, per il territorio e avvicinare l’ente e i cittadini alla tutela ambientale, quello che poi abbiamo iniziato con il comune di Senigallia proprio in questi giorni.
Cos’è il riconoscimento Plastic Free? E’ un po’ come la bandiera blu per le località balneari: qua chiaramente si parla di ambiente, è un premio dedicato ai comuni che si sono distinti adottando una serie di misure per il bene delle future generazioni. Abbiamo 3 livelli di virtuosità che noi chiamiamo 1, 2, 3 tartarughe, sempre per motivare le amministrazioni comunali di adottare sempre nuove misure più vicine, più consone all’ecosostenibilità odierna.
Qual è la direzione verso cui guidate le amministrazioni comunali per liberare un po’ il territorio della plastica e dai rifiuti in generale? Abbiamo dei pilastri, il primo: la lotta contro l’abbandono illecito che è sicuramente il punto più difficile da combattere; secondo punto la sensibilizzazione del territorio, quindi quanto un’amministrazione fa opera di sensibilizzazione attraverso le scuole, le parrocchie, i vari eventi che organizza; la collaborazione con la nostra associazione e con il nostro referente locale; come l’amministrazione gestisce i rifiuti urbani e attività virtuose realizzate.
Una delle raccolte ecologiche in spiaggia promosse da Plastic Free Onlus
Perché dici che la lotta all’abbandono dei rifiuti è difficile da perseguire? Perché i territori sono ampi, il senso civico delle persone purtroppo non è sempre adeguato, nonostante ormai qualsiasi rubrica televisiva parli di ambienti, di problematiche ambientali, purtroppo continuiamo a vedere gente che getta pneumatici negli specchi d’acqua o le cicche di sigaretta continuamente a terra, rifiuti buttati lungo le strade. Qua da noi il problema è contenuto, però ti posso assicurare che in altri contesti i problemi sono molto più gravi e le amministrazioni impegnano anche risorse importanti per contrastarle con delle telecamere di sorveglianza,. Più siamo capillari, più riusciamo a collaborare e più riusciamo a prevenire le varie problematiche. Abbiamo contatti con le amministrazioni, è un’attività estremamente importante la nostra, dovremmo cercare di potenziare l’opera preventiva perché se lavoriamo solo di repressione non andiamo lontano.
Vi state occupando di Senigallia e del territorio limitrofo, possiamo individuare alcune problematiche che sono un pochino più evidenti, più pronunciate, oppure il territorio di Senigallia è più o meno in linea con le altre zone? Sì, sono sempre quelli i problemi, noi qua non abbiamo, per fortuna, realtà particolari, diciamo che i problemi che abbiamo a Senigallia ce li abbiamo anche negli altri comuni delle Marche. Nella fascia costiera si riversano in gran parte i bagnanti nel periodo estivo, poi ci sono le foci dei fiumi…
Di solito i punti più inquinati sono quelli? Impegnano molto di più, però anche ripeto tra Senigallia, Ancona, San Benedetto, Pesaro, Fano non è che cambi tantissimo. Quello che posso dirti è che trovo comunque amministrazioni aperte a confronto, amministrazioni che comunque investono tempo e risorse nella tutela ambientale, amministratori preparati sulle tematiche ambientali, questo rispetto a qualche anno fa ho visto un grosso miglioramento, quindi siamo sulla buona strada. C’è poi da considerare che il problema della plastica non lo risolveremo solo con Senigallia o le Marche, ma è un problema mondiale: per questo motivo Plastifree da quest’anno ha iniziato un’importante attività anche fuori dall’Italia, siamo già presenti diversi stati e quindi l’associazione è diventata ormai internazionale. Si sta cercando di replicare la struttura creata in Italia anche nelle altre nazioni, perché se teniamo noi un comportamento corretto, ma tutti gli altri stati che si affacciano sul Mediterraneo non lo tengono, è chiaro che otteniamo poco.
L’associazione è politicizzata? Noi lavoriamo con amministrazioni di centro-destra, di centro-sinistra, con tutte. Ognuno di noi ha un pensiero, però se si vuole fare attività in Plastic Free dobbiamo cercare di rimanere in una posizione neutrale, ascoltare e rispettare tutti e confrontarci con tutti.
Andiamo sul personale, chi è Leonardo Puliti, come si è avvicinato a questa realtà? Io vengo dall’Università di Camerino dove ho fatto chimica, ho fatto anche una tesi in chimica ambientale, quindi diciamo che mi sono formato a livello ambientale, poi lavoro da tanti anni ormai sul settore farmaceutico, mi occupo di altro, però la mia passione per le problematiche ambientali l’ho sempre coltivata. Nel periodo Covid, che magari è stato un po’ per tutti un momento di riflessione, di pausa, ho avuto un po’ più tempo per leggere e documentarmi, ho visto che era partita questa associazione, il problema della plastica l’avevo ben chiaro e reputo sia, in questo momento, il problema dei problemi, anche se secondo me non è ben visibile a tutti, considera che ormai le microplastiche sono arrivate dappertutto, addirittura nelle arterie delle persone e quindi stanno impattando anche sulla salute umana. Ho conosciuto comunque persone serie con tanta voglia di fare, tutti volontari, poi piano piano ho iniziato come referente a Osimo perché adesso abito a Osimo, poi da lì mi è stato proposto di fare il referente regionale, prima seguivo solo le Marche e adesso seguo anche l’Umbria.
Incontro a Senigallia tra il sindaco Massimo Olivetti e i referenti di Plastic Free
Un’ultima questione, quella del protocollo o perlomeno dell’incontro con il sindaco di Senigallia Massimo Olivetti, che cosa è emerso? Era il primo incontro che facevamo con l’amministrazione comunale a Senigallia, devo dire che l’ho trovato veramente molto attento al problema della plastica e alle problematiche ambientali, nonostante lui comunque sia un avvocato, quindi non è che è cresciuto con le problematiche ambientali, però devo dire l’ho trovato veramente preparato e quindi mi ha fatto molto, molto piacere, è stato veramente gentile, ha ascoltato un po’ quello che noi facciamo e si è detto disponibile affinché nasca una collaborazione anche nella zona di Senigallia.
In caso qualcuno volesse aderire all’associazione o volesse contattarvi, quali sono i vostri riferimenti? Basta andare sul sito www.plasticfreeonlus.it, puoi seguire lì, c’è proprio una parte dove le persone possono aderire prima come soci e poi possono chiedere di diventare referenti, nel momento in cui chiedono di diventare referenti vengono valutate le candidature e se come ho detto prima rientriamo in tutti quei parametri viene data la possibilità alle persone di iniziare un’attività come referente locale, poi abbiamo anche la pagina Facebook che si chiama Plastic Free Marche, trovate tutte le informazioni. Invito sia i giovani neolaureati ma anche persone che non hanno competenze specifiche, che abbiamo bisogno di tutti, così come il pensionato, per dare un proprio contributo alla salvaguardia del nostro pianeta.
Ambiente e verde urbano sono stati recentemente al centro del dibattito cittadino senigalliese per i motivi più diversi: dai lavori che hanno interessato alcune strade e quindi gli alberi che vi erano messi a dimora, fino agli interventi di somma urgenza per via dell’alluvione. Lo sfondo è sempre lo stesso: la ricerca di quell’equilibrio tra le esigenze del singolo e quelle della collettività tenendo però alta l’attenzione sulle necessarie tutele ambientali per fronteggiare il cambiamento climatico in atto. Per questo motivo abbiamo intervistato l’assessora all’ambiente e al porto del Comune di Senigallia Elena Campagnolo.
Per ascoltare l’intervista basterà cliccare sul tasto play del lettore multimediale, mentre per chi ama la lettura c’è di seguito la versione testuale.
A che punto è la revisione del piano del verde urbano? Strutturiamo giorno dopo giorno il piano del verde, perché sappiamo dove interveniamo, quando e cosa si sta facendo. Stiamo facendo lavori ordinari e straordinari per metterci al pari rispetto ad alcune situazioni che ci son state lasciate. Poi la cosa è capitata anche a noi: vuoi per l’alluvione, la manutenzione ordinaria è stata un po’ tralasciata e ora recuperiamo terreno, andando a visionare tutte le strade, non solo quelle del centro storico ma anche delle frazioni. Dobbiamo sistemare quelle piante che devono essere curate, alcune abbattute e altre piantumate. Abbiamo però il quadro generale e sono soddisfatta del lavoro degli uffici comunali.
Si parla spesso di abbattimenti, ma ha qualche numero da darci? Abbiamo piantumato decine e decine di esemplari e altre ne pianteremo il prossimo autunno per arrivare a circa 200 nuovi alberi.
Forse non è un numero altisonante che possa far notare la cosa al singolo cittadino. Secondo me è un lavoro che il cittadino inizia a vedere, però si vedrà meglio nel corso degli anni, per ovvie ragioni. La piantumazione fatta nel lungomare o in viale Anita Garibaldi non dà ancora nell’occhio perché sembrano solo alberelli o cespugli: ma serve del tempo perché crescano e allora questo lavoro di potenziamento si mostrerà a tutti. Nel frattempo non vedo io alcun articolo sui giornali di lamentela per l’erba alta: evidentemente l’ufficio sta lavorando bene.
Elena Campagnolo
Una delle critiche su viale Anita Garibaldi era proprio che servirà troppo tempo, decenni, prima che si avranno effetti sulla qualità dell’aria, sull’ombreggiatura. Come una persona giovane corre di più, anche una pianta giovane dà più ossigeno rispetto ad alcune anziane. Le critiche vengono spesso da chi non vede la prospettiva futura, ma la scelta dei pini fatta allora è dovuta ad altri fattori: non c’erano le macchine di oggi, né le esigenze di oggi, per esempio sul fronte disabilità o solo per la necessità di avere piste ciclabili. E poi bisogna dare la possibilità ai residenti di parcheggiare in zona, oltre che transitare su una strada che non sia una montagna russa. E poi i pini non sono nemmeno tra le piante che danno una migliore qualità dell’aria di altri alberi. Nel resto del viale il risultato sarà lo stesso.
Ma allora le critiche degli ambientalisti sul fatto che la giunta è per gli abbattimenti? Noi non siamo per l’abbattimento sempre e comunque: se dall’ufficio mi dicono che l’albero può rimanere in condizioni di sicurezza, il pino rimane. Ma in alcuni casi si tratta di prendere le decisioni che devono essere prese.
Quali altri interventi sul verde urbano? A fine estate interverremo sul lungomare Marconi, ancora non possiamo dire se ci saranno alberi o cespugli. Dove c’è la siepe spesso ci viene chiesto la rimozione perché è un ricettacolo di rifiuti e poi la sabbia si va a infilare sotto rendendo difficile la pulizia del lungomare. E poi interverremo in viale Anita Garibaldi, lungo lo Stradone Misa dove toglieremo le ceppaie rimaste a terra, ma essendo un argine dobbiamo attendere la Regione che ha operato finora in somma urgenza: dobbiamo capire come si muoverà d’ora in avanti. Poi interverremo noi. Così come a fianco del nuovo ponte Garibaldi, immagino che ci sarà del verde anche per mitigare l’impatto, ma per ora lasciamo lavorare i progettisti.
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