Da tempo si attendevano notizie circa la possibilità di avere un ospedale a Senigallia. Finalmente è arrivata la comunicazione ufficiale: la giunta regionale ha approvato l’atto per il riordino della rete sanitaria territoriale che prevede in totale 21 ospedali di comunità nelle Marche, con 511 posti letti a disposizione. Tra questi, figurano le strutture di Senigallia e Arcevia per quanto riguarda il distretto sanitario locale, ma anche Chiaravalle per il resto del territorio afferente alla diocesi senigalliese.
Nella AST di Anconagli ospedali di comunità previsti sono 7 (Senigallia, Arcevia, Jesi, Sassoferrato, Chiaravalle, Loreto e Casteldidardo), con 133 posti letto; nella AST di Pesaro Urbino sono 5 (Mombaroccio, Cagli, Macerata Feltria, Urbania e Fossombrone), con 131 posti letto in totale; nella AST di Macerata sono 5 (Recanati, Treia, Corridonia, Tolentino e Matelica) con 170 posti letto; nella AST di Fermo sono 2 (Sant’Elpidio a Mare e Montegiorgio) con 40 posti letto. A seguito dell’apertura del nuovo ospedale per acuti di Campiglione di Fermo, è attualmente in corso la programmazione della riorganizzazione dell’Ospedale Murri. Infine, nell’AST di Ascoli Piceno, previste 2 strutture (San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno) con 37 posti letto.
Gli standard per gli ospedali di comunità stabiliscono la presenza di almeno una struttura per ogni distretto e una dotazione di 2 posti letto ogni 10.000 abitanti.
Secondo l’assessore alla sanità, Paolo Calcinaro (che fornisce una tempistica molto lunga per l’entrata in vigore del sistema così riordinato) «la costituzione degli ospedali di comunità rappresenta un sistema molto importante per migliorare la risposta sanitaria sul territorio. Questo modello organizzativo potrà ridurre significativamente il fenomeno dello stazionamento di utenti al pronto soccorso, grazie alla maggiore capacità di ricovero e presa in carico dei pazienti. Sarà un processo graduale, che inizierà a dare i suoi frutti non prima di un anno dalla costituzione di tutti i posti letto aggiuntivi, ma che già preannuncia significativi benefici per la nostra sanità».
Tutto pronto per la 42/a Stagione di Teatro Ragazzi che prenderà avvio il 17 ottobre prossimo e condurrà famiglie e scuole fino al maggio 2026. E’ stato presentato un ricco cartellone che, con 46 spettacoli dedicati alle famiglie, 84 per le scuole e varie altre iniziative, toccherà ben 13 Comuni tra le province di Ancona e Macerata. Per quanto riguarda la zona della nostra diocesi, sono interessate le città di Arcevia, Chiaravalle, Corinaldo, Ostra e Senigallia.
La rassegna è tra le più longeve d’Italia nel settore ragazzi/e. Direzione artistica ed organizzativa sono del Teatro Giovani Teatro Pirata, che gode del sostegno del ministero della cultura, della Regione Marche e dei Comuni coinvolti ma si avvale anche della collaborazione, preziosa, di Amat-Associazione Marchigiana Attività Teatrali, Cms-Consorzio Marche Spettacolo, Jesi Educa, Rassegna Malati di Niente, progetto Epic, Ambito 10 Fabriano, Asp Ambito 9, Fondazione Cariverona.
Come anticipato, il cartellone 2025-2026 propone 84 appuntamenti dedicati alle scuole di vario ordine e grado, e 46 spettacoli per famiglie; ma in programma, inoltre, vi sono 2 eventi pomeridiani per i piccolissimi (+1 anno), 4 spettacoli per ragazzi e ragazze più grandi (young adult), 3 giorni di escape room, un nuovo spettacolo di teatro per corrispondenza, e tante altre proposte.
Il via al programma di spettacoli nei teatri sparsi per tutta la diocesi senigalliese, per quanto riguarda il cartellone festivo (ore 17) dedicato alle famiglie, è a fine ottobre. Andranno in scena – tra gli altri – gli spettacoli: “Ipant” di Matteo Pallotto (26 ottobre, teatro Misa di Arcevia), “La vendetta della fata Morgana” dei Burattini di Mattia (1 novembre, teatro Goldoni di Corinaldo), “Fagiolino contro i maligni” dei Burattini di Mattia (2 novembre, teatro La Vittoria di Ostra), “Cinderella Vampirella” di Tgtp (2 novembre, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Fiabe a colori” del Teatro dell’Orsa (16 novembre, teatro Misa di Arcevia), “Cenerentola” della Compagnia della Rancia (23 novembre, teatro La Fenice di Senigallia), “Jack e il ragazzino che sorvolò l’oceano” de La luna nel Letto (18 gennaio, teatro La Fenice di Senigallia), “Il buono, lo gnomo e il cattivo” del Teatro delle Dodici Lune (25 gennaio, teatro Misa di Arcevia), “Legami” de L’Abile Teatro/Tgtp (1 febbraio, teatro Goldoni di Corinaldo), “Felicia” di Quinto Equilibrio (1 febbraio, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Fagiolino Astrologo” de I Burattini di Mattia (8 febbraio, auditorium San Rocco a Senigallia), “Il paese senza parole” di Rosso Teatro (1 marzo, teatro La Vittoria di Ostra), “Bu! Una divertente storia di paura” di Claudio Milani (1 marzo, teatro Giacconi di Chiaravalle), “Il mio amico Dino” di Lagrù Teatro (8 marzo, auditorium San Rocco a Senigallia), “Gran cabaret de Madame Pastiche” di Marta Pistocchi (15 marzo, teatro Goldoni di Corinaldo), “Nel ripostiglio di mastro Geppetto” di Armamaxa Teatro (22 marzo, teatro Misa di Arcevia). Biglietti in vendita un’ora prima dell’inizio dello spettacolo presso il botteghino del Teatro, spettacoli domenicali: €8.00 adulti, €6.00 ragazzi.
Novità della 42a edizione è la proposta dedicata ai piccolissimi da un anno di età accompagnati dai genitori, nella “Sphera” allestita al Teatro Moriconi di Jesi il 25 e 26 novembre ore 18, e curata dalla compagnia Teatro di Carta. Nell’atmosfera magica di un piccolo igloo, sorprendente di ombre, luci e colori trasportano gli spettatori in un viaggio divertente e suggestivo. Lo spettacolo di teatro d’ombre, oggetti, suoni e rumori dura 30 minuti ed è un evento organizzato in collaborazione con Jesi Educa, posto unico 6 euro.
Il manifesto per gli spettacoli della 42/a stagione di “Teatro Ragazzi” promossa dal Teatro Giovani Teatro Pirata
Per ragazzi e ragazze della fascia “Young Adult” (+14), nell’area Misa e Nevola si terrà lo spettacolo “Freevola. Confessione sull’insostenibile bisogno di ammirazione” di Trento Spettacoli, una proposta sul dovere di piacere e sull’identità femminile (13 novembre, teatro Misa di Arcevia). Inizio alle ore 21, posto unico 8 euro.
Tra le novità, una doppia proposta di gioco, una a teatro, l’altra a casa. Dal 27 al 29 dicembre, il teatro Misa di Arcevia si trasforma in una gigantesca “Escape Room” a tema natalizio, tra enigmi da risolvere e percorsi misteriosi: “Babbo Natale è in teatro, o forse no. Forse ci sono i suoi elfi, disposti a tutto per difendere i suoi segreti”, fa sapere l’ideatore di questa singolare sfida, della durata 60 minuti e da giocare con un massimo di 10 partecipanti. Posto unico 10 euro.
Da un’idea di successo di Simone Guerro, nata nel periodo del Covid come risposta alla chiusura dei teatri, torna in una veste nuovissima “Il Teatro in una scatola”, ovvero il TeatroXCorrispondenza che arriva direttamente a casa dei bimbi in un pacco speciale per giocare insieme ai propri cari. Si tratta di un laboratorio di costruzione dello spazio scenico per tutta la famiglia in cui, dopo l’allestimento del teatro con i suoi personaggi, si possono esplorare in due puntate – guidati da podcast – le avventure di Jole, la protagonista dell’omonimo libro di Silvia Vecchini per la casa editrice Topipittori Premio Andersen 2023; narra delle vicende di una bambina che si ritrova ad affrontare il percorso da scuola a casa da sola. Nel materiale per seguire/giocare alla storia una mappa illustrata della città, due stivali da pioggia formato bambola, da infilare nelle dita, e tante altre sorprese. Il progetto artistico è condiviso con Ilaria Sebastianelli. Costo del pacco 30 euro, all’interno vi sono due scatole, una per puntata.
In programma, anche, la Scuola di teatro, dedicata alla fascia d’età dai 6 agli 11 anni, e a quella dai 12 ai 20 anni, al Teatro Moriconi di Jesi.
Per le scuole di ogni ordine e grado, il cartellone propone alcune tra le migliori produzioni di teatro ragazzi nazionali, con 84 spettacoli nei teatri dei vari comuni, e su richiesta anche direttamente nelle scuole dell’infanzia. In programma ci sono anche laboratori per ragazzi progetti formativi per docenti tra cui “Le parole di chi sta crescendo” a cura della scrittrice Silvia Vecchini. Da segnalare, tra gli altri, lo spettacolo su Carlo Urbani “Goccia dopo Goccia” di Tgtp, “I senza tutto” di Tgtp sulla fragilità di chi non ha casa (con il sostegno di Asp Ambito 9 nell’ambito del progetto “Housing First”), il tema del bullismo affrontato in varie performance, tra cui “Spaidermen” di Armamaxa Teatro, il teatro in lingua inglese, l’Aida di Verdi raccontata ai più piccoli dalla compagnia Teatro Linguaggi.
Info e programmazione completa: Teatro Giovani Teatro Pirata Via Mazzoleni, 6/a – 60035, Jesi (AN) Cell. 334.1684688 – tel. 0731.56590 ufficioscuola@teatrogiovaniteatropirata.it biglietteria@teatrogiovaniteatropirata.it www.teatrogiovaniteatropirata.it
Torna l’atteso appuntamento con le giornate FAI d’autunno, un’iniziativa che da decenni rinnova la «feconda alleanza tra cittadini virtuosi e migliaia di volontari», come l’ha definita il presidente Fai Marco Magnifico. Sabato 11 e domenica 12 ottobre saranno aperti al pubblico 700 beni storici, culturali e paesaggistici solitamente non fruibili di tutta Italia. L’edizione di quest’anno, la quattordicesima, si preannuncia ricca di scoperte, soprattutto nel territorio diocesano tra Senigallia e Arcevia. Nel servizio AUDIO – in onda lunedì 6 e martedì 7 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e che è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale – potrete sentire le voci di alcuni dei protagonisti dell’evento.
La missione del FAI: cultura, speranza e sostegno
L’iniziativa non è solo un’opportunità di fruizione, ma anche di raccolta fondi e di sensibilizzazione per il Fondo Ambiente Italiano (FAI), che quest’anno celebra anche i suoi 50 anni. La partecipazione è fondamentale: ad ogni visita, con una donazione libera, i cittadini potranno sostenere la missione della fondazione nel tutelare e valorizzare il ricchissimo patrimonio del Paese. Il contributo non è solo economico, ma anche civico e culturale: il FAI offre conoscenza, e i cittadini con la loro presenza offrono la forza per continuare a realizzarla.
Il programma nelle Marche: borghi e vino d’eccellenza
Le Marche hanno risposto all’appello del Fai con l’apertura di ben 46 beni, 5 nell’area senigalliese che mirano a coniugare la valorizzazione dei borghi e l’eccellenza vitivinicola locale. La delegazione FAI di Senigallia ha selezionato un percorso che spazia dalla storia rurale all’enologia di pregio. Come ha spiegato la capodelegazione locale, Maria Rosa Castelli, l’attenzione è puntata sul borgo di Nidastore ad Arcevia, risultato primo nel censimento dei “Luoghi del Cuore” delle Marche con quasi 12.000 voti, tra tutela e valorizzazione. I visitatori potranno ammirare mostre fotografiche, assaggiare prodotti tipici e assistere all’esibizione dei falconieri dell’associazione “Le ali della terra”.
Quattro le cantine che aderiscono all’iniziativa: Conti di Buscareto (Ostra), Villa Bucci (Ostra Vetere), Roberto Venturi (Castelleone di Suasa) e Opera Pia Mastai Ferretti (Senigallia). I proprietari racconteranno la storia delle loro famiglie e del vino, mentre i giovani apprendisti ciceroni guideranno i percorsi nelle vigne, evidenziando il profondo legame tra vino e territorio.
Le informazioni e l’elenco completo dei beni, con orari e dettagli, è disponibile sul sito fondoambiente.it.
SENIGALLIA – Il 25 aprile, festa della Liberazione, non è un giorno qualunque. Non è una ricorrenza o tanto per e non è una celebrazione a cui presenziare controvoglia; meglio non andarci allora. Il 25 aprile è invece il simbolo di una rinascita. Rinascita da un periodo storico che tra alti e bassi – più bassi che alti – ha messo in luce la drammaticità del comportamento umano, così come l’assurdità della guerra. Ma il 25 aprile è soprattutto una festa laica, perché tutte le persone – di qualsiasi razza, sesso e credo religioso – hanno in qualche modo partecipato alla resistenza dal nazifascismo. Ecco perché rinviarla non ha senso.
Il parere dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani d’Italia, è chiarissimo: il suo presidente nazionale Gianfranco Pagliarulo ha affermato: «La scomparsa di Papa Francesco è una gravissima perdita per tutti, laici e cattolici, e in particolare per gli antifascisti che hanno condiviso le sue parole di pace e di fratellanza su scala universale. Condividiamo perciò il lutto nazionale. Ricordiamo peraltro che il 25 aprile di quest’anno è l’80° anniversario della Liberazione. Si tratta di un appuntamento di straordinaria rilevanza, perché celebra il giorno della Liberazione dal nazifascismo e della fine della guerra. Confermiamo di conseguenza le iniziative promosse, che si svolgeranno ovviamente in piena civiltà e senso di responsabilità e nel dovuto rispetto della giornata di lutto». Rispetto del lutto ma non certo rinvio delle manifestazioni. Perché serve solo senso civico, non rinvii che, tra l’altro, creano un pericoloso precedente.
A Senigallia l’80esimo anniversario della Liberazione d’Italia verrà celebrato già dalle ore 9 con la messa alla chiesa dei Cancelli, con il vescovo Franco Manenti. A seguire deposizione della corona d’alloro presso il sacrario ai Caduti in piazza Garibaldi per poi proseguire nei luoghi simbolo della memoria: Aldo Cameranesi – San Silvestro; Federico Paolini – Via Dalmazia; Anna Frank – Via Capanna; Salvo D’Acquisto – Via Verdi; Caduti di Cefalonia – Via Dogana Vecchia. L’evento terminerà in piazza Roma quando alle 12 ci sarà la deposizione della corona di alloro presso la lapide ai Caduti e con gli interventi di Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, e di Mabel Morri, presidente ANPI Senigallia. Concluderanno l’evento una lettura di poesie a cura dell’Associazione Nelversogiusto e un breve concerto della banda cittadina. L’Anpi senigalliese ha previsto inoltre anche peril pomeriggio, dalle ore 16 alle ore 20, al foro annonario una festa in linea con la sobrietà richiesta con musica, bevande e merenda, giochi di ruolo e letture per bambine e bambini. Tra una musica e l’altra dei gruppi che saliranno sul palco (Franco Lorenzetti Band, i Rise Blues, il Trio Cant’Anima e Stand-up Comedy Marche), ci saranno anche una serie di interventi delle associazioni partecipanti. Negli spazi della ex-pescheria verrà inoltre inaugurata la mostra “La Resistenza nel senigalliese e la Costituzione”, aperta dal 25 al 27 aprile, con orari: venerdì 25 e sabato 26, ore 16-20; domenica 27, ore 10-12, 16-20.
Non è stato reso noto il programma di celebrazioni ad Arcevia, mentre a Barbara si terrà la messa alle ore 8:30 e poi alle 9:15 al monumento ai Caduti ci sarà la cerimonia dell’alzabandiera, la deposizione di una corona d’alloro e i saluti istituzionali con il sindaco Massimo Chiù.
A Belvedere Ostrense il riitrovo è in piazza Martiri Patrioti alle ore 10, con l’accompagnamento della banda musicale cittadina, per arrivare alla deposizione di fiori presso la stele in memoria del carabiniere “Euro Tarsilli” e di tutte le vittime del terrorismo; alle ore 10:30 la deposizione di una corona al monumento ai caduti del battaglione San Marco e, un quarto d’ora dopo, alle 10:45 al monumento ai Caduti nelle due guerre mondiali. La commemorazione ufficiale sarà presieduta dal sindaco Sara Ubertini per poi partecipare alla messa alle ore 11:15 in chiesa di San Pietro Apostolo.
Castelleone di Suasa celebra la Liberazione conferendo la cittadinanza onoraria alla memoria del carabiniere Gino Serra, classe 1906, residente in paese e morto nel ‘44 per lo scoppio di una mina, già medaglia d’argento alla memoria al Valor Militare conferita dal Ministero della Difesa della Repubblica Italiana il 21 maggio 1948. L’evento, organizzato in collaborazione con l’Associazione Combattenti e Reduci e ANPI – sezioni di Castelleone di Suasa, prevede alle ore 10 il ritrovo in piazza Vittorio Emanuele II e formazione del corteo in direzione del monumento ai Caduti di tutte le guerre, alzabandiera, deposizione delle corone di alloro, saluti istituzionali e consegna, agli eredi di Gino Serra, della cittadinanza onoraria alla memoria del carabiniere. Alle ore 11 messa presso la chiesa comunale di S. Francesco di Paola. Presterà servizio la banda musicale “Giuseppe Verdi” di Castelleone di Suasa diretta da Daniele Bianchi.
Le celebrazioni a Chiaravalle sono state organizzate con la sezione locale dell’Anpi, intitolata a “Edo Magnalardo”. Il via alle ore 10 al cimitero di Chiaravalle, con la deposizione di un simbolo tricolore sulle tombe dei partigiani lì tumulati. Alle ore 10:30 in largo Oberdan il ritrovo e partenza del corteo istituzionale accompagnati dalla banda “Città di Chiaravalle” fino a piazza Mazzini dove si terrà la deposizione di corone d’alloro al monumento ai Caduti. Poi ci si sposterà ore 11 in piazza Risorgimento per l’intervento della sindaca Cristina Amicucci e dell’ANPI di Chiaravalle. Stessa piazza dove è stata allestita una mostra sulla liberazione dal nazifascismo (ore 9-13).
A Corinaldo l’80esimo anniversario della Liberazione si celebrerà con due momenti distinti: alle ore 10 il raduno e deposizione di una corona al cippo del sottotenente Alfonso Casati con autorità e rappresentanze; alle 10:30 il raduno presso il palazzo comunale e partenza del corteo, deposizione di una corona al sacrario cittadino e al monumento ai Caduti. Presta servizio il Corpo bandistico “Città di Corinaldo”. A seguire, alle ore 11:30 in sala consiliare Ciani, si terranno gli interventi per la consegna delle borse di studio “Arnaldo Ciani”, comandante partigiano e primo sindaco di Corinaldo dopo la Liberazione, in collaborazione con la scuola secondaria di primo grado “Guido degli Sforza”.
Inizierà alle 11 anche il programma di iniziative a Montemarciano, con il corteo e la deposizione delle corone d’alloro al monumento ai Caduti e alle lapidi di Carlo Falcinelli, Aldo Camerunesi e Aldo Moro. Parteciperanno la banda musicale “Gastone Greganti” e la corale “San Cassiano”, oltre alla Consulta delle Ragazze e dei Ragazzi.
Il programma di Monte Porzio prevede alle ore 11 il ritrovo presso il monumento ai Caduti; alle 11.15 la deposizione di una corona a cui seguiranno delle riflessioni con i ragazzi della scuola secondaria di primo grado “Enrico Fermi” di Monte Porzio e con il sindaco Marco Moscatelli.
In occasione delle celebrazioni dell’80° anniversario della festa della Liberazione a Monte San Vito, il 25 aprile 2025 si terrà la messa nella chiesa di san Giovanni alle ore 9:30, poi a seguire corteo con deposizione della corona di alloro presso il monumento in memoria dei fratelli Cervi, e in piazza della Repubblica al monumento ai Caduti delle guerre. Interverrà la Banda Musicale “Roberto Zappi” Città di Monte San Vito, gli alunni del CCR dell’Istituto Comprensivo Montemarciano- Monte San Vito e la delegazione ANPI.
Cerimonia in piazza Romagnoli a Morro d’Alba per la Liberazione. L’iniziativa partirà alle 11 con la deposizione di una corona commemorativa e la lettura di testi sul significato della giornata e della ricorrenza. Concluderanno la mattinata il discorso celebrativo del sindaco Enrico Ciarimboli, poi i canti e le marce della Liberazione con la partecipazione della banda cittadina.
Nella vicina Ostra la celebrazione comincerà con la messa alle ore 9:30 alle chiesa di San Pietro Ap. in località Vaccarile e con la deposizione della corona d’alloro alla lapide nel piazzale; ci si sposterà poi alle 10:45 al cippo e al milite ignoto per la deposizione della corona d’alloro mentre alle 11:15 in sala comunale ci sarà l’intervento “Voci di Libertà” a cura della classe 3A della scuola “A. Menchetti”. A seguire la presentazione del libro di Paolo Pirani, dedicato al concittadino ostrense Bruno Peverini dal titolo “Partigiano della vita”. Presterà servizio la banda “Città di Ostra-Ovidio Bartoletti”.
Discorso in piazza del sindaco di Ostra Vetere Massimo Corinaldesi e deposizione di una corona monumento ai Caduti, a partire dalle ore 10:30 sono le iniziative organizzate dal Comune in ossequio al lutto nazionale deciso dal governo.
Programma che invece a Serra de’ Conti prevede alle ore 10:15 la deposizione omaggio a Salvo D’Acquisto nella frazione Osteria dove è presente il monumento dedicato al carabiniere; alle 10:30 il raduno in piazza Gramsci con l’onore ai caduti e deposizione corona d’alloro, a seguire il corteo per le vie cittadine fino alla chiesa dove si terrà la messa. La giornata si concluderà con la commemorazione ufficiale presso il monumento ai Caduti di piazza IV Novembre, con gli interventi delle autorità e del consiglio comunale dei Ragazzi. Alla manifestazione interverrà la Centenaria Società Concertistica.
A Trecastelli l’inizio della cerimonia per la Liberazione è previsto alle 8.45 con la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti di Monterado, cui seguiranno un momento di raccoglimento e i saluti istituzionali. La cerimonia di deposizione sarà preceduta da un breve corteo con partenza da largo Maria Lisa Cinciari Rodano. Alle ore 9.15 si raggiungerà il monumento ai Caduti di Castel Colonna per la deposizione della corona d’alloro, seguito da un breve momento di raccoglimento. Infine alle ore 9.30 ci sarà la deposizione della corona d’alloro al monumento ai Caduti di Ripe, sempre seguito dal momento di raccoglimento. La cerimonia si concluderà con la deposizione della corona d’alloro alla targa di Giuseppe Grossi situata presso le scale della sede Comunale di Ripe.
Nuova ricerca, nuova pubblicazione e nuovo incontro con il professor Ettore Baldetti. Dopo lo studio sul reale tracciato della via Flaminia per Senigallia e Ancona, il referente della Deputazione di Storia Patria per le Marche interverrà venerdì 28 febbraio, a Serra de’ Conti, presso la sala multimediale del locale Museo delle Arti Monastiche, sul percorso che l’imperatore Federico II di Svevia fece attraverso le Marche nell’estate del 1240.
Agli inizi di agosto del 1240, Federico II, nato a Jesi nel 1194, alla guida del suo esercito ha infatti attraversato le Marche dall’ascolano fino ai confini settentrionali. Lo scopo era punire il papa che lo aveva scomunicato per la seconda volta. Passò attraverso una trafila di centri assoggettati o alleati, come Macerata, Jesi, Cagli e Urbino, per assediare Ravenna, dove giunse il 15 agosto. Il percorso e il ritorno nella città natia, tramandato da memorie considerate delle fantasie, invece è oggi documentato da una ricerca del prof. Ettore Baldetti che Radio Duomo/Voce Misena ha già intervistato in occasione dello studio sulla via Flaminia.
Lo studio di Baldetti, già apparso nella rivista storica “Marca/Marche”, 22 (2024), è riedito in una monografia arricchita di prefazione e appendice documentaria, intitolata “Federico II Hohenstaufen di Svevia. La nascita a Jesi e il transito nelle Marche del terzo imperatore venuto «di Soave» (Par. III, 119)” e distribuita altresì dalla libreria UBIK di Senigallia.
La percorrenza è documentata nelle lettere federiciane già edite nel 1859 nell’ “Historia diplomatica Friderici Secundi” e quindi nei “Regesta Imperii”. Le città delle Marche fedeli a Federico II – anche per l’azione del figlio Enzo, re di Sardegna e vicario imperiale nella Marca – erano Macerata, Jesi, Cagli e Urbino. Dovendo evitare Ancona, città papalina, e la guelfa Senigallia, il percorso più breve passava proprio per Macerata e Jesi, punti d’arrivo di due tappe di circa 35 km, percorribili dall’esercito in una giornata ciascuna. Il tragitto proseguiva poi verso il castello filoimperiale di Montesecco di Pergola, aggirando il potente comune di San Lorenzo in Campo, sede di uno dei tre vicariati della Marca, tribunali pontifici zonali; e lambiva quindi il Cagliese in direzione di Urbino.
In questo tratto, da Jesi doveva quindi necessariamente inoltrarsi lungo la cosiddetta “strada della Contessa”, un percorso rurale romano-antico fra Acquasanta di Jesi e San Fortunato di Serra de’ Conti, fino ad arrivare nella zona del feudo monastico di Barbara e degli insediamenti di Montale di Arcevia e Farneto di Serra de’ Conti. Insediamenti che furono oggetto in quell’anno di un’incursione di soldati federiciani proprio per assicurare il sicuro passaggio dell’esercito imperiale.
Queste informazioni e tanti altri dettagli saranno al centro dell’incontro di venerdì 28 febbraio, nella sala multimediale del locale Museo delle Arti Monastiche di Serra de’ Conti. Inizio ore 21.
A gennaio scorso, il borgo e il castello di Nidastore si trovavano al 77esimo posto della classifica italiana dei “Luoghi del cuore”, la campagna promossa dal Fai-Fondo per l’Ambiente Italiano per la valorizzazione e salvaguardia dei beni italiani. In pochi ci credevano. Ma oggi la situazione è persino migliorata: la più settentrionale delle nove frazioni di Arcevia è salita al 50esimo posto italiano, confermando il primato regionale. Quale spunto migliore per una nuova intervista all’interno dei “Venti minuti da Leone”? Ecco la nostra chiacchierata con Gabrio Goffi, presidente dell’antica Istituzione degli Uomini di Nidastore che ha le sue radici ben salde nella storia e, precisamente, nel XV secolo. L’intervista sarà in onda lunedì 24 e martedì 25febbraio 2025, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 2 marzo comincerà alle 16:50. Sempre su Radio Duomo Senigallia, ovviamente, alla frequenza 95.2 FM. L’audio integrale è disponibile anche qui, assieme a un breve testo.
Partiamo dall’ottimo risultato che il borgo sta ottenendo sui Luoghi del cuore del Fai. E’ stato un risultato sicuramente inaspettato, è un motivo di orgoglio, possiamo dire, perché nessuno si sarebbe mai aspettato questi risultati. E’ un’iniziativa nata quasi per gioco. Poi l’abbiamo pubblicizzato un pochettino con il passaparola tra i gruppi di amici e quindi i numeri sono cresciuti ed è stato un piacere vedere che crescevano in maniera considerevole e quindi abbiamo iniziato a crederci. Poi ci siamo organizzati, strutturati, abbiamo fatto dei punti di raccolta. Ora siamo primi e sinceramente avremmo piacere di rimanere primi fino alla fine, quindi ci stiamo un po’ impegnando.
Cosa contraddistingue Nidastore? E’ una frazione del comune di Arcevia, quella più a nord e tra le più piccole. È un castello, un borgo di pochissime anime, però è in una posizione abbastanza bella, a poco dalla spiaggia di Senigallia, ma anche dal monte Catria. Vicino ci sono Pergola e Corinaldo, San Lorenzo in campo è a due minuti.
Gabrio Goffi
Che associazione è l’Istituzione degli uomini di Nidastore? E’ un’istituzione che risale circa al 1400. Quando nel 1431 il conte Ranieri venne ucciso da chi era contrario allo Ius Primae noctis che il conte aveva messo in atto Essendo nipote del vescovo di Fossobrone, per risarcire del male fatto da sua nipote questi donò tutti gli averi del nipote agli Uomini di Nidastore. Col passare degli anni, questi averi sono gestiti dai consiglieri dell’istituzione, eletti da un’assemblea generale, con presidente e vice presidente che gestiscono questi patrimoni. Terreni, un paio di cassolari e 5 abitazioni all’interno del castello.
E poi? L’istituzione ha avuto nel corso degli anni dei ruoli importanti per quello che riguarda il paese. Il primo acquedotto che fu fatto qui nelle zone fu pagato dall’istituzione; all’elettrificazione in qualche modo contribuì l’istituzione; pagava sia le suore che qui avevano l’asilo per i ragazzini qui del paese, sia l’insegnante e il dottore, quindi erano tutti stipendiati dall’istituzione per garantire questi servizi base agli abitanti.
Che scopo ha oggi l’istituzione? Per statuto ha il benessere morale e materiale del paese. E’ un po’ il punto di riferimento del paese. I servizi sono passati ormai allo Stato. L’ultimo lavoro che abbiamo fatto è quello di ristrutturare un salone che in realtà era un vecchio magazzino e le ex cantine dove l’istituzione teneva il vino per la popolazione, che abbiamo ristrutturati e adibiti come dopolavoro, quindi fanno parte della vita sociale del paese, è un modo per fare fare insieme gli abitanti di Nidastore.
Soffre come tutti i comuni dell’interno dello spopolamento? Siamo un po’ anomali qui, perché abbiamo subito questo spopolamento per anni passati in maniera massiccia. Ultimamente c’è una controtendenza, ovvero la richiesta di persone che vorrebbero un appartamentino in affitto supera la disponibilità. Si dovrebbe investire in maniera importante per parlare di un nuovo vivere in questi castelli. Qui siamo in un punto strategico, gli affitti costano molto meno che altrove, e poi c’è una tranquillità assoluta.
E’ in difficoltà, in forte difficoltà, la cooperativa La Terra e il Cielo. Una realtà che nasce nel 1980 a Piticchio di Arcevia, che ha dato un po’ il “via” al biologico in Italia, che ha intrapreso questa strada quando molti non sapevano nemmeno di che si parlava. Ora però la situazione reale è profondamente diversa e proprio da qui nascono le prime difficoltà che non riguardano solo la cooperativa arceviese. Ne abbiamo parlato con Anna Fenucci, presidente di CNA Agroalimentare Marche e CNA Agricoltori Ancona. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia/In Blu (95.2 FM), è disponibile nuovamente qui sulle pagine de “La Voce Misena” grazie al lettore multimediale: basterà cliccare sul tasto “riproduci/play”. Nel testo troverete solo alcuni dei tratti salienti dell’intervista.
Parliamo della cooperativa La Terra e il Cielo: quale è la situazione reale oggi? Purtroppo nella zona non è l’unica. Si è visto che le vecchie cooperative che erano nate per aiutare i singoli agricoltori, oggi sono tutte in forte crisi, soprattutto per l’alta burocrazia all’interno dell’ambiente agroalimentare. Ma anche per i vari investimenti. Ci sono dei costi non irrisori. Nel caso di La Terra e il Cielo c’è anche il fattore biologico. C’è tutta una tracciabilità e tutto un contesto oggi come oggi per garantire l’utente finale, anche eccessivamente oneroso. Fondamentalmente ci sono dei problemi che si sono accumulati uno dietro l’altro. Oggi la situazione di La Terra e il Cielo, come la situazione in altre cooperative agricole, è veramente devastante.
Quindi diciamo che c’è un momento di difficoltà non solo del settore, per lo meno del biologico, che magari non ha lo stesso slancio di alcuni anni fa, ma è proprio un periodo difficile per tutto il sistema delle cooperative, quindi qualcosa di più generale. Esatto, perché il singolo produttore che fa il biologico come se fosse una singola azienda, non riscontra tutta questa difficoltà che vi è nelle cooperative, però qual è il problema? Che tendenzialmente il singolo fa un prodotto di nicchia molto più particolareggiato, molto più ricercato, quindi in base a quello tutto l’investimento che fa esternamente viene comunque sia caricato all’interno del prodotto finale. Nel caso delle cooperative tanto rincaro non può essere fatto, perché altrimenti il singolo produttore ne verrebbe a meno, verrebbe danneggiato.
La percezione degli utenti finali è cambiata? E’ cambiata non l’idea della cooperativa, ma l’idea del prodotto. Se io vado al supermercato e vedo le arance che costano 10 e le arance della cooperativa che costano 200, io prendo quella che costa 10, perché al supermercato c’è questa mentalità. Qual è il problema? Il problema sta a monte. Devo vedere e capire che è un prodotto locale. Dopo il covid il consumo è cambiato e ancora oggi, a distanza di qualche anno, ce lo portiamo dietro questo cambiamento.
Quindi la cooperativa La Terra e il Cielo in questi anni ha maturato un passivo che si aggira sui 2 milioni di euro. E adesso? Da quello che sappiamo dovrebbe esserci un compratore. Non so se ad oggi ha già rilevato meno La Terra e il Cielo. L’unica soluzione per questa cooperativa è o prendere e vendere tutto a un terzo, cercando di risanare i debiti, oppure autofinanziarsi, quindi chiedendo un surplus ai singoli soci per far diminuire il debito, oppure chiudere. Il problema è a cascata. Se io trovo un terzo che la rileva, ci si prova. Se io invece chiudo, significa che devo chiudere anche tutto l’indotto, quindi tutti i singoli produttori dove porteranno i loro prodotti, a chi li faranno lavorare? Inoltre, La Terra e il Cielo sta nell’entroterra: se noi portiamo via anche questa realtà, l’entroterra verrà sempre più dimenticato.
Anna Fenucci, presidente di Cna agroalimentare Marche
A questo punto c’è stato un aiuto, chiamiamolo così, da parte della Girolomoni. Che cosa sta succedendo? Per quello che conosco ha apportato qualcosa, però non ha coperto tutti i debiti. Comunque ci sono procedure negoziali, ma queste sono voci di corridoio: al momento siamo in una situazione di stallo.
Come CNA avete lanciato l’allarme per questa situazione che si sta protraendo da tempo e che non vede al momento una prospettiva rosea. Il problema più grande è l’indotto, non è solo il singolo agricoltore, ma anche la ristorazione per esempio: c’è un valore aggiunto nell’utilizzo nei ristoranti di cibi biologici, c’è una plus valenza rispetto alla grande distribuzione e noi cerchiamo di tutelare il produttore e tutta la filiera.
Che soluzioni nell’immediato? Sia l’accesso al credito per poter pagare per esempio i dipendenti, ma anche una facilità di commercializzazione del magazzino finora invenduto e quindi una sburocratizzazione.
ARCEVIA – Varcare la Porta Santa in Vaticano continua ad essere un’esperienza tra le più sentite per i credenti che vogliono vivere intensamente questo tempo straordinario della Chiesa universale. Ad Arcevia il nuovo parroco don Mario Camborata ha proposto ai suoi parrocchiani una duegiorni romana e molti di questi hanno accolto l’invito nei giorni 4 e 5 gennaio scorsi.
Ecco alcune testimonianze da questa due giorni giubilare. “Grazie don Mario per averci dato la possibilità di partecipare a questo pellegrinaggio giubilare: è stata un’ esperienza davvero unica (per me è stata anche l’ultima perchè tra 25 anni non ci sarò più) . L’ho vissuta pienamente con serenità e pace interiore accantonando ogni preoccupazione. Il percorso è stato ben pianificato e ben organizzato. Tutti avevamo il foglio delle preghiere in mano: è stato bellissimo pregare insieme a mio marito, agli amici, al gruppo… Le emozioni sono state tante. Addirittura ricevere la benedizione del Papa in piazza San Pietro è stato un regalo immenso. Poi una tappa a Greccio, vicino Rieti, dove ho ritrovato la bellezza e la grandiosità della povertà, della semplicità, del vivere il Natale nel suo vero significato. Il Presepe vivente, originale e storico, ci ha testimoniato con chiarezza e bellezza scenografica, i fatti che portarono San Francesco a ricreare l’ambiente in cui nacque Gesù. La grotta della Natività è davvero e mozionante. L’accurata visita ai Presepi mi ha riempito gli occhi di ammirazione e il cuore di gioia”.
Giuseppina
“Siamo rimasti fortemente colpiti dalla visita a Greccio, la spiritualità di quel luogo, la messa celebrata insieme, la rappresentazione del presepe vivente, non scontata e commerciale ma storica come la prima volta voluta da san Francesco il 24 dicembre del 1223, fatta negli stessi luoghi e vissuta da noi , nello stesso periodo natalizio, ci ha coinvolto profondamente e fatto riflettere sul significato del presepe, delle difficoltà in cui Dio ha scelto di farsi carne per donare suo figlio in mezzo a noi, la potenza e l’amore di questo bambino indifeso e come san Francesco ne fosse rimasto estasiato!”.
C’è una realtà che da decenni produce e organizza spettacoli e stagioni teatrali rivolte ai ragazzi, dall’infanzia all’adolescenza. Si chiama “Teatro Giovani Teatro Pirata”. Data la creazione di una rete urbana di comuni – tra cui Arcevia, Chiaravalle, Corinaldo, Montemarciano, Ostra e Senigallia – che ripongono “attenzione” culturale alla giovane età, abbiamo deciso di intervistare Marina Ortolani, responsabile organizzativa dell’impresa TGTP, nell’ambito della nuova puntata di 20 minuti da Leone. Puntata che sarà in onda lunedì 14 ottobre e martedì 15 alle ore 13:10 e alle ore 20, ma un’ulteriore replica si potrà ascoltare, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) anche domenica 20 a partire dalle 16:50. In questo articolo trovate sia l’audio dell’intervista che un estratto testuale.
Quando parte questa avventura? Comincia 40 anni fa, con il collettivo artistico Teatro Pirata a Jesi, che diventa una compagnia teatrale di teatro di figura, che nel tempo poi ha avuto riconoscimento ministeriale come compagnia diciamo professionale, e diventa una vera e propria impresa di produzione di teatro per le nuove generazioni. Due i binari, attivi ancora oggi: uno è quello per le famiglie alla domenica, l’altro è durante la settimana un programma di spettacoli per le scuole. Siamo partiti con cinque date nella stagione 1983-84, per arrivare ai 106 della scorsa stagione. Tra le tappe intermedie: nel 2014 il Teatro Pirata si fonde col Teatro Giovani, l’associazione di Serra San Quirico, che portava avanti la rassegna nazionale del Teatro della scuola. Nasce Teatro Giovani Teatro Pirata che ha 10 anni in pratica e da quel momento c’è stato un forte impulso all’espansione sul territorio della provincia Ancona e di Macerata.
Perché rivolgersi ai giovanissimi? C’era forse un vuoto da colmare? Sì, c’era poca offerta. Il Teatro Ragazzi nasce più o meno negli anni ‘70, non c’erano spettacoli dedicati ai bambini, prima. C’era il teatro per gli adulti, la prosa, oppure le compagnie di giro, i burattinai che andavano nelle piazze, un teatro popolare. Poi comincia tutta una ricerca di un teatro dedicato all’infanzia che darà il via al Teatro Ragazzi Italiano e il teatro pirata si inserisce in questo movimento con una fascia dall’infanzia all’adolescenza. Gli spettacoli vengono pensati dall’origine per rivolgersi a quel pubblico particolare che sono i bambini, che non stanno seduti su una sedia ad ascoltarci se non siamo capaci di raccogliere la loro attenzione. Le produzioni per la domenica si rivolgono a un target tra i tre e i dieci anni, mentre nelle scuole ci allunghiamo e arriviamo anche alle superiori e quindi agli adolescenti.
Lo spettacolo nasce da zero o c’è una rivisitazione dei grandi classici, però in chiave chiaramente per l’infanzia o per l’adolescenza? A volte ci siamo ispirati ai classici, faccio un esempio come Robinson Crusoe, prendendo spunto proprio dal libro. In altre volte le storie sono completamente inventate. Spesso sono solo delle suggestioni, il “liberamente tratto da…”. Comunque tutto è sempre elaborato per poter essere ascoltato e seguito dal pubblico di riferimento.
Prima riunione per la Rete Urbana di Teatro Ragazzi
I ragazzi sono interessati al teatro? Dipende dalle storie, dalle idee, dal linguaggio e anche dai professionisti che poi mettono in campo le loro idee, ecco, da dove prendono le idee. Il pubblico giovanile, ecco i bambini sono più veri, però, il ritorno che abbiamo è un ritorno molto potente, ma sono molto interessati invece, se si riescono a coinvolgere, se lo spettacolo e gli attori sono alla loro altezza. Questo sembra una controtendenza, perché loro stanno sugli smartphone, però, questa magia che è l’atto artistico che accade dal vero, crea questo incontro, che è il teatro: è utile alla crescita dei ragazzi e riesce a far accadere cose molto magiche.
Se il programma delle prime edizioni constava di pochi spettacoli e adesso si è arrivati a oltre 100 serate, qualcosa lo vorrà dire… Sì, ma un po’ in tutta Italia è questa tendenza. Il teatro ragazzi è una realtà estremamente interessante, produttiva, che fa tanto pubblico. Per dare un’idea, noi l’anno scorso siamo arrivati quasi a 17 mila presenze. C’è molta voglia di andare a teatro, i comuni l’hanno capito.
Poi è nata una rete… A un certo punto ci siamo resi conto che noi, bene o male, programmavamo in 10-15 teatri. La rete c’era, la rete è nata dal basso, l’abbiamo solo dovuta formalizzare, istituire. Però tutti questi comuni aderivano a questo progetto, perché è un progetto culturale, educativo e sociale. Mettiamo in rete tutto, la promozione la facciamo in rete, il calendario è pensato in maniera tale che ogni comune abbia la sua proposta e che, nel comporre questo puzzle, i comuni siano di aiuto gli uni agli altri, non si diano mai fastidio. In questa rete c’è anche il segno della regione Marche e dell’AMAT che è l’associazione marchigiana di attività teatrali che è con noi in questa avventura. All’inizio erano 16, adesso sono arrivati a 19, entrerà anche un ventesimo, quindi siamo a 20 comuni che hanno stabilito unendosi in questa rete urbana di teatro ragazzi, di voler promuovere il teatro ragazzi nelle varie programmazioni e di dare sostegno a questo progetto che è creativo, formativo, a vantaggio delle nuove generazioni.
Le avventure di Pulcino, di Teatro Giovani Teatro PirataIl mondo di Oscar, di Teatro Giovani Teatro PirataLo spettacolo “Legami”. Una produzione di Teatro Giovani Teatro Pirata
I danni del maltempo del 15 settembre 2022 ad Arcevia
Ad Arcevia ci si concentrerà soprattutto sul ripristino dei danni legati all’alluvione 2022. E’ la volontà della sindaca di Arcevia Marisa Abbondanzieri che si sta impegnando in questi primi mesi dalle elezioni comunali per recuperare il tempo perduto. Innanzitutto intavolando una seria collaborazione con il vicecommissario all’emergenza alluvione Stefano Babini sul ripristino della viabilità danneggiata nel 2022.
Proprio la viabilità è uno dei temi principali, se non il tema, di cui si deve discutere. La catastrofe idrogeologica del 15 settembre 2022 si è tradotta per la zona interna delle valli Misa e Nevola in dissesti e frane diffuse, colline trasformate e ponti divelti dalla forza dell’acqua e dagli smottamenti.
A tal proposito la nuova sindaca – ma con un importante passato come prima cittadina tra l’88 e il ‘90 e poi tra 1995 e 1999 – ha recentemente affermato che è partita la progettazione di alcuni ponti a Magnadorsa, Ripalta e piana di Palazzo ma dovrebbe essere seguita da quella relativa ad altre infrastrutture nel resto del territorio comunale. Sono una decina quelle crollate o inagibili.
Stesso discorso per le strade: è necessario ripristinare la rete stradale compromessa da frane e smottamenti ma si dovrà tenere conto della carenza di personale amministrativo in Comune e soprattutto delle risorse economiche.
«Il mio sogno è quello di un comune unico tra Arcevia, Barbara e Serra de’ Conti, per superare le difficoltà che hanno i piccoli comuni oggi. Certo non sarebbe comunque facile perché dobbiamo smetterla di pensare che ogni comune possa avere tutti i servizi al suo interno ma se lo Stato continuerà a garantire le contribuzioni agli enti che si fondono insieme, di certo sarebbe la strada ottimale da percorrere». Sono le parole del sindaco, ancora per pochi giorni, di Arcevia, Dario Perticaroli che traccia un bilancio del suo mandato da primo cittadino ai microfoni di Radio Duomo Senigallia-In Blu. L’intervista sarà in onda oggi, venerdì 7 giugno, alle ore 13:10 e alle 20; domani, sabato 6, agli stessi orari; e domenica 9 a partire dalle 17:15, sempre alla frequenza 95.2 FM. Ma è anche disponibile qui grazie al lettore multimediale, mentre chi vorrà potrà proseguire con la lettura dell’intervista.
Tracciamo un bilancio: aspetti positivi e negativi di questi cinque anni L’idea iniziale è stata quella di ammodernare la macchina comunale, riorganizzando assessorati e uffici per poter essere più efficaci.
Poi è arrivato il covid… Ci ha bloccato su tanti lavori e percorsi intrapresi, ci abbiamo messo un po’ per ritornare alla cosiddetta normalità. E dopo alcuni mesi è arrivata l’alluvione.
Tante cose negative Sì ma non solo. Abbiamo per esempio dato vita alla scuola dell’infanzia progettata dalla precedente amministrazione. E poi l’efficientamento energetico, le ristrutturazioni e i potenziamenti degli uffici comunali… Nel turismo ci siamo distinti per aver ottenuto la bandiera dei borghi più belli d’Italia, mentre il paese è divenuto il comune con la presidenza dell’unione dei comuni Le terre della marca senone, il che ha portato benefici al nostro territorio.
Di cosa va più fiero? Di aver vinto il ricorso contro il piano cave della provincia. Abbiamo ricorso al Tar prima e poi al consiglio di Stato non per ragioni ideologiche ma perché non era calato sul contesto socio-economico attuale che si basa sul turismo, sul paesaggio, sull’enogastronomia, sulla storia. Serviva solo buon senso nell’amministrare il territorio: io non ho guardato le bandiere partitiche, ma il futuro e il benessere di Arcevia.
Quali le difficoltà dei piccoli comuni? Beh, non ci sono risorse economiche e la demografia è in calo: condividere i servizi e potenziare le unioni dei comuni per creare sinergie è l’unica strada percorribile. Non ci possiamo più permettere di avere tutti i servizi all’interno di ogni comune, ma deve essere garantito il servizio magari con gestioni unificate o aggregate, senza campanilismi.
L’unione dei comuni unica strada possibile? L’unione dei comuni Le terre della marca senone è molto utile per poter risparmiare sulle posizioni apicali e poter assumere quiindi dipendenti e impiegati per essere più efficaci. Ma serve anche una strategia condivisa e non conferire all’unione servizi che poi vengono ritirati. Il mio sogno è quello di un comune unico tra Arcevia, Barbara e Serra de’ Conti, ma ci vuole coraggio e che lo Stato mantenga le contribuzioni.
Fervono gli ultimi ritocchi alle liste per le elezioni comunali dell’8 e 9 giugno 2024 che interesseranno sei comuni delle valli Misa e Nevola. Scade infatti l’11 maggio il termine per depositare i nomi dei componenti le liste e i simboli. Alle urne andranno i cittadini di Arcevia (4.242 abitanti secondo le rilevazioni 2023 dell’Istat); Barbara (1271 abitanti); Belvedere Ostrense (2096); Castelleone di Suasa (1.557); Montemarciano (9.780); Ostra (6.287); Serra de’ Conti (3.562 ab.) e Trecastelli (7.517) per un totale di popolazione che supera di poco le 36 mila unità.
Abbiamo intervistato alcuni primi cittadini delle amministrazioni comunali che andranno al voto e continueremo con il programma radiofonico “Venti minuti da Leone” a sentire i candidati, sia di maggioranza che di opposizione, che si presenteranno agli elettori. C’è però intanto un dato che si può dare: metà dei sindaci lascia nonostante il secondo mandato sia solitamente più “semplice” da affrontare. Non si ricandideranno infatti i primi cittadini di Arcevia Dario Perticaroli, di Barbara Riccardo Pasqualini e di Serra de’ Conti Letizia Perticaroli. Questioni politiche, motivi di salute e impegni personali i motivi alla base della scelta.
Pronta a subentrare, in caso di vittoria alle urne Marisa Abbondanzieri ad Arcevia, dove ancora non si è palesato uno sfidante; a Barbara si parla dell’impegno ormai pressoché certo di Massimo Chiù, attuale vicesindaco e assessore con deleghe ai lavori pubblici, infrastrutture e sport. Possibile una sola lista in lizza come già avvenuto nel 2019. A Serra de’ Conti, invece, sarà quasi certamente sfida a due tra l’attuale vicesindaco Pieramelio Baldelli e, dall’opposizione, Silvano Simonetti, con un passato da primo cittadino alle spalle.
Chi si ripresenta agli elettori è invece Marco Sebastianelli, sindaco di Trecastelli, alla guida di Trecastelli Passione Comune. Per sfidarlo si parla di Gloria Montironi, attuale consigliera d’opposizione ma le trattative sembrano ancora in alto mare. A Ostra si ripresenta anche Federica Fanesi, attuale sindaca; non si conosce il nome del o della sfidante ma il centrosinistra che in passato ha candidato Storoni è al lavoro per programma e nomi. Infine, a Castelleone di Suasa, il sindaco Carlo Manfredi tornerà alle urne per quello che sarebbe il terzo mandato in caso di elezione: il percorso però è ostacolato dall’ex sindaco Giovanni Biagetti.
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