Ogni giorno, su Radio Duomo Senigallia inBlu (95.200 FM) la striscia quotidiana ‘Venti minuti da Leone’ ospiterà le voci delle candidate e dei candidati al Consiglio regionale delle Marche in uno speciale ‘elezioni regionali’, in vista dell’appuntamento elettorale dei giorni 28 e 29 settembre prossimi.
La trasmissione quotidiana, in onda alle 13.10 e in replica alle 20.00 (sabato, ore 20.00 e domenica, ore 16.50, replica dell’intero ciclo settimanale): nella puntata di oggi, martedì 9 settembre, abbiamo incontrato il candidato Corrado Canafoglia (nella foto), del partito Fratelli d’Italia.
La fondazione Città di Senigallia sta vivendo una fase di profonda trasformazione. Sotto la guida del commissario straordinario Corrado Canafoglia, ha intrapreso un percorso di risanamento economico. Senza dimenticare le sfide ancora aperte, tra cui il debito milionario nei confronti di Autostrade per l’Italia, ecco l’intervento di Canafoglia che illustra i prossimi passi per traghettare l’ente socio-assistenziale verso acque più tranquille e un futuro stabile. Il servizio AUDIO è disponibile in accompagnamento a questo articolo ma sarà anche in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) venerdì 18 e sabato 19 luglio, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 20 lo sarà a partire dalle ore 17:15 circa.
Il risanamento economico a cui nessuno credeva
«In questi tre anni di commissariamento abbiamo avuto come esercizio di bilancio +4 mila euro nel 2022, +32 mila euro nel 2023, +52 mila euro nel 2024. Un risultato al quale nessuno credeva. Noi ci siamo riusciti». Con queste parole, l’avvocato Canafoglia ha presentato il bilancio 2024, evidenziando il successo di un’opera di risanamento che ha invertito la rotta rispetto a perdite annuali di centinaia di migliaia di euro che avevano portato al commissariamento dell’ente. Circa l’enorme debito di 14,8 milioni di euro verso Autostrade per l’Italia, derivante da una sentenza della Cassazione del 2023, la fondazione è riuscita a versare 8 milioni di euro senza compromettere la propria operatività. Rimangono ancora 6,8 milioni di euro da restituire, con l’obiettivo di ottenere uno stralcio delle somme dovute.
La sfida della governance
Canafoglia ha posto l’accento sui prossimi passi fondamentali: il cambio gestionale e la revisione dello statuto dell’ente. L’obiettivo è traghettare la fondazione verso un orizzonte più stabile, evitando le condizioni che hanno determinato gli squilibri passati. La visione di Canafoglia e del personale è chiara: la fondazione deve essere tolta dalle mani della politica. Ha proposto una profonda revisione dello statuto per garantire una governance più professionale e competente. Le criticità del passato, con CDA nominati politicamente e spesso privi della conoscenza approfondita delle dinamiche complesse dell’ente, hanno portato a gestioni non oculate e alla creazione di ingenti debiti.
I prossimi passi
Un punto cruciale è la futura gestione della palazzina sud con 17 posti letto destinata a RSA, un progetto che si è rivelato economicamente insostenibile. La fondazione Città di Senigallia sta lavorando intensamente per dare una nuova destinazione a questa struttura, che rappresenta una delle maggiori criticità attuali. Altre partite importanti sono la vendita del Musinf e delle proprietà legate agli Orti del Vescovo (in attesa delle determinazioni del PAI), e la gestione delle aree edificabili di via Cellini e via Arceviese. In particolare, per quest’ultima, si sta sviluppando un progetto di rilevanza cittadina, senza però svelare di cosa si tratti se non che è legata alla questione alluvione.
La questione della proprietà e le azioni legali
Un aspetto sorprendente evidenziato da Canafoglia è la mancanza di una chiara definizione della proprietà della fondazione, nata dalla trasformazione di un ente pubblico in uno privato a finalità pubbliche. «In questo momento sapete di chi è la fondazione? La mia!» ha affermato Canafoglia, sottolineando come l’assenza di un proprietario definito renda l’ente vulnerabile a gestioni arbitrarie e a spese senza un vero controllo. Questa lacuna giuridica, definita una «follia», ha permesso in passato operazioni che, sebbene legali, erano discutibili e dannose per le finanze dell’ente. Per questo, la fondazione ha già avviato azioni di risarcimento danni in sede civile contro due soggetti che ricoprivano ruoli apicali, senza però fare nomi.
Drammatica la situazione delle strutture per anziani e soggetti fragili del territorio senigalliese, altrettanto quanto quella delle famiglie che chiedono di far entrare i propri cari in residenze protette e rsa nonostante l’aumento dei costi. E’ il grave quadro emerso lo scorso 14 marzo in aula consiliare quando si è svolta la seduta congiunta della conferenza dei capigruppo e della 1^ commissione permanente per parlare dell’aumento delle rette mensili e dei problemi che le strutture socio assistenziali stanno vivendo ormai da tempo.
L’occasione ha visto la partecipazione del presidente Giovanni Bomprezzi, del vicepresidente Giuseppe Muzi e del consigliere Enrico Giacomelli per quanto riguarda la fondazione Opera Pia Mastai Ferretti che gestisce la residenza di via Cavallotti; e del commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia Corrado Canafoglia per la struttura di via del Seminario. Entrambi hanno sottolineato vari problemi, tra cui lo stato di necessità che ha portato all’aumento dei costi per le famiglie degli ospiti.
In particolare, mentre Bomprezzi ha evidenziato come l’ultima contrattazione Uneba abbia comportato un aumento dei costi per il personale delle strutture per anziani ma in generale per tutte le realtà socio assistenziali. Per quanto riguarda l’Opera Pia si traduce in almeno 400 mila euro in più all’anno. Con l’aumento delle rette, si spera di arrivare a circa 250 mila euro, il che significa che per la residenza di via Cavallotti aumenterà il passivo.
Poi c’è tutta la questione del modello sanitario attualmente in vigore con gli ospedali sempre più in difficoltà che gestiscono solo la fase acuta dei problemi delle persone per poi rimandarle a casa. Qui però i malati non trovano un’assistenza adeguata. Il che si traduce in liste di attesa infinite per poter entrare nelle residenze protette, case di riposo e rsa.
Parte del nuovo cda della fondazione Opera Pia Mastai Ferretti di Senigallia. Da sinistra Enrico GIacomelli (consigliere), Giuseppe Muzi (vicepresidente), Giovanni Bomprezzi (presidente) e Massimo Bello, presidente del consiglio comunale senigalliese.
Dal canto suo Canafoglia ha invece rimarcato una delle cause che hanno portato a queste situazioni. E cioè il fatto che spesso nei cda di queste realtà sono sedute delle persone che per quanto in buona fede e col massimo impegno, non sono però né esperte né competenti su un settore così delicato e complesso, spostando uno dei temi anche sul campo politico che spesso “invade” le nomine dei cda. Politica – quella regionale – che è chiamata a rispondere con contributi maggiori, come richiesto a gran voce dai responsabili delle strutture per anziani e soggetti fragili e dai sindacati che protestano da tempo.
Da sinistra Massimo Bello, presidente del consiglio comunale senigalliese; Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia e Cinzia Petetta, assessora al welfare senigalliese
A tirare le somme dell’incontro, ci ha pensato il presidente del consiglio comunale Massimo Bello. «La gestione economica di queste strutture residenziali è sicuramente sempre più difficile – ha dichiarato – e di questo ce ne rendiamo conto tutti, benché l’impegno degli operatori sia straordinario, ma è evidente che il peso finanziario non possa e non debba ricadere sulle famiglie, spesso in gravi difficoltà. L’aumento delle rette non può e non deve essere l’unica risposta alle criticità e ai bisogni, altrimenti ciò diventerebbe socialmente insostenibile».
Quest’ultimo, di fronte al rischio paventato di chiusura di realtà simili a quelle senigalliesi o all’aumento ulteriore delle rette a carico delle famiglie anche per i pazienti in convenzione, ha proposto l’utilizzo di fondi europei. «È necessario, invece, individuare misure e strumenti alternativi per fare fronte a quelle esigenze di natura economico-finanziaria, a cui queste strutture sociosanitarie sono chiamate quotidianamente a risolvere. In questo contesto, assumono grande rilievo i fondi messi a disposizione dalla programmazione finanziaria dell’Unione europea. Si tratta di fondi diretti e indiretti, disponibili attraverso decine e decine di bandi europei, che possono tornare utili nella gestione straordinaria delle strutture, in particolare per quelle opere di adeguamento delle strutture, che libererebbero così risorse del bilancio corrente di ciascuna struttura, indirizzandole alla gestione ordinaria degli ospiti e dei servizi a loro collegati, senza incidere sulle rette e sugli investimenti».
Dopo lo sciopero dei magistrati e l’incontro con tra la presidente del consiglio Meloni e l’Associazione nazionale magistrati (Anm), la riforma della giustizia con la tanto discussa separazione delle carriere sembra procedere comunque avanti. Per capirne di più abbiamo voluto intervistare l’avvocato senigalliese Corrado Canafoglia, cercando di sottolineare pro e contro del progetto di riforma costituzionale. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) è disponibile grazie al lettore multimediale. Nel testo troverete solo un breve estratto con i principali punti con cui si pone l’accento – in modo critico e articolato – sulla riforma della giustizia, con particolare attenzione agli squilibri del sistema processuale e alla necessità di garantire maggiore imparzialità e responsabilità.
Separazione delle carriere
Il fulcro della riforma è la netta divisione tra le carriere dei pubblici ministeri (requirenti) e dei giudici (giudicanti). Attualmente, i magistrati possono passare da un ruolo all’altro, anche se il fenomeno non è così frequente. Viene comunque messa in discussione l’imparzialità dell’organo giudicante con il rischio di influenze reciproche.
Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)
La riforma prevede lo sdoppiamento del CSM e l’introduzione di un terzo ente. Si propone di modificare il sistema di elezione dei membri del CSM, introducendo il sorteggio per una parte dei componenti, al fine di ridurre l’influenza delle correnti politiche all’interno della magistratura.
Squilibri nel processo penale
Per quanto riguarda le responsabilità, l’avvocato sottolinea l’importanza di affrontare il tema della responsabilità civile dei magistrati, attualmente carente; al contempo evidenzia la necessità di criteri chiari per stabilire quando un magistrato commette un errore grave e deve risponderne, il che andrebbe anche a tutela delle vittime.
Giudizio sulla riforma
L’avvocato Canafoglia esprime scetticismo sulla separazione delle carriere come unico strumento per riequilibrare il rapporto tra accusa e difesa nell’ambito del processo penale. Tuttavia si dichiara favorevole alla riforma del CSM, ritenendola un passo fondamentale per ridurre l’influenza della politica sulla magistratura, anche se precisa non tutti i magistrati sono toghe rosse. Punto chiave rimane la responsabilità civile dei magistrati, consideratio il vero problema della giustizia italiana.
E’ ancora molto critica la situazione della Fondazione Città di Senigallia. La realtà socio-assistenziale versa in uno stato di difficoltà economica che è solo peggiorato a causa dell’avvertenza con autostrade per l’Italia, ma la sua discesa agli inferi inizia diversi anni fa. Oggi c’è un commissario straordinario a gestirla e a tentare di risanarla, nominato dalla Regione Marche. L’avvocato Corrado Canafoglia, che abbiamo già intervistato a 20 minuti da Leone lo scorso agosto per spiegarci un po’ la situazione (ASCOLTA LA PRIMA E LA SECONDA PARTE), ha presentato i risultati del bilancio d’esercizio 2023 approvati lo scorso 14 ottobre, un bilancio da cui emerge una grave situazione. Il servizio audio che abbiamo preparato è disponibile su Radio Duomo Senigallia mercoledì 30 e giovedì 31 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 3 novembre andrà in onda a partire dalle 16:50 (la seconda di tre interviste consecutive). Ma è anche disponibile in questo articolo, cliccando sul tasto play del lettore multimediale, assieme a un breve testo.
La perdita di 36 milioni di euro è riconducibile alla vertenza con Autostrade per l’Italia e alla svalutazione del patrimonio immobiliare della fondazione: come sono andate le cose? La prima richiesta da parte di Autostrade era di 18,6 milioni, poi siamo riusciti a far ridurre a 14,8 milioni, oltre interessi, ma in cassa, questo è il problema, ne aveva soltanto 8 milioni. In 5-6 anni ha speso 14 milioni, senza contare alcuni mobili che sono stati venduti per far fronte ad esigenze di cassa. Questo denaro andava accantonato, anche perché c’era la percezione che questa causa si poteva perdere. Il Cda era chiaramente consapevole di tutto questo.
Come sono stati spesi questi 14 milioni e rotti? Sono stati spesi per coprire le perdite di bilancio, l’appalto di istituzione delle due palazzine per oltre 7 milioni e mezzo, l’acquisto del musinf per oltre un milione e mezzo, 200 mila euro per gli orti del vescovo, nonché l’elargizione le sponsorizzazioni di dubbia utilità per l’ente, stiamo parlando di 300 mila euro a figli, amici, conscienti, cugini, sorelle, per mostre di, non stiamo parlando di Mario Giacomelli, stiamo parlando di soggetti personali. Hanno finanziato delle sfilate di moda, un po’ di tutto.
Dopo un primo pagamento, come si è conclusa la trattativa con Autostrade? Abbiamo dato 7 milioni e li abbiamo tenuti tranquilli, trattenendo un milione e mezzo per non cadere. Verranno venduti alcuni beni entro il 2024 per poter restituire un ulteriore milione. A fine anno il debito sarà di 6,8 milioni, oltre interessi.
Nelle soluzioni prospettate a Società Autostrade c’è stata anche la suddivisione dei beni della Fondazione in strategici e non. Abbiamo individuato degli immobili non strategici, la cui vendita non ci butta per terra. Il bilancio della Fondazione si regge con le rette della residenza per anziani e con gli introiti di alcuni terreni e della palazzina sopra il Saladino. Abbiamo fatto capire che questi immobili ci servono per mantenerci, abbiamo le due palazzine, poi l’edificio dove viene esercitata la scuola di musica e quella della comunità Nilde Cerri. Tutto il resto è da vendere.
Su tutta questa situazione insiste anche una forte svalutazione del patrimonio immobiliare: come siamo arrivati a 21 milioni di svalutazioni? La Cassazione è entrata nel valore delle aree fabbricabili e di quelle delle aree limitrofe. Da lì ci siamo accorti di valori sballati. L’area fabbricabile di via Cellini era stata inserita a bilancio per 8 milioni 839 mila euro. Oggi siamo arrivati a 2 milioni 640 mila euro. L’area di via Arceviese era valutata a 5 milioni 968 mila euro: noi l’abbiamo valutata un milione. La palazzina Sud, dove sono 17 posti, è messa a bilancio 6 milioni e 600 mila euro. La sua ristrutturazione è costata, a posto letto, 352 mila euro. Oltre 3 volte in più della sanità pubblica. Senza considerare che la terra era di proprietà della fondazione, senza considerare che l’immobile c’era. La gravità di questo fatto è che quella palazzina, con 17 posti letto. Sono solo esempi.
Corrado Canafoglia
Tra gli immobili non strategici, quindi da vendere, rientra anche il Musinf, l’area dove è stato costruito il nuovo monoblocco dell’ospedale di Senigallia, il palazzo del laboratorio analisi, le proprietà degli orti del Vescovo, altri appartamenti e locali sparsi tra Senigallia e i comuni limitrofi. E se non bastasse? Un piano c’è: stiamo aspettando delle risposte dalla regione su un progetto importante che è la casa della comunità e l’ospedale della comunità. Ma io sono abituato a mettermi tanti paracadute e già siamo pronti con altre 8-10 ipotesi. C’è l’accorpamento dalla palazzina sud alla palazzina nord, con un progetto di partenariato pubblico-privato; c’è l’ipotesi di innalzare la remuneratività dell’ospitalità con una RSA o un RP per demenze, che ci dà degli incassi diversi. Allora guadagnando qualcosa in più abbiamo la possibilità, piano piano, di trovare la soluzione. Dobbiamo contare principalmente sulle forze della Fondazione e sperare appunto che gli enti ci diano una mano, parlo della Regione, quantomeno in termini di autorizzazioni.
Cosa significa mettere in liquidazione l’ente? Ospitiamo 59 anziani, 10 alluvionati, i disabili della cooperativa al volo sono circa 30. Punto distribuzione di raccolta di beni di prima necessità gestiti insieme a Stracomunitari sono oltre 200 famiglie in difficoltà economica. Poi c’è la scuola di musica Bettino Padovano con oltre 400 studenti. La comunità protetta Maria Nilde Cerri ha oltre 20 malati psichiatrici gravi. Abbiamo un progetto con la fabbrica dei sogni nell’area a fianco del seminario con oltre 100 famiglie di disabili. Poi abbiamo i dipendenti non sono solo i nostri, ma anche tutti i dipendenti di questi enti che lavorano.
La città è interessata alla situazione della fondazione? Molto poco. Soltanto chi viene lì, chi entra dentro, le famiglie che entrano dentro lo sono. Sono oltre 1000 famiglie che entrano in contatto con la fondazione. Noi costituiamo un’importante colonna dei servizi sociali di questa città. Se saltiamo, sarà un problema non solo per la fondazione ma per la gestione dell’intero sistema sociale.
Massimo Olivetti
Qual è la posizione del Comune? Ecco le parole del sindaco Massimo Olivetti. La situazione è molto complessa, noi auspichiamo che si possa prorogare la gestione, ci confronteremo con la Regione, credo che la Regione decida un attimino di continuare questa situazione e che possa in qualche modo poi permetterci di tornare ad avere quantomeno la nomina da parte del CDA, quindi che si possa uscire un po’ dalle acque. Indubbiamente i dati sono complessi, ma confidiamo molto nella professionalità dell’attuale Commissario che credo avrà difficoltà, ma riuscirà a risolvere questa matassa. È ovvio che prima lui riuscirà, prima noi potremo riappropriarci quello che è la possibilità, semplicemente la nomina, non di più, però almeno saranno dei rappresentanti che in modo indiretto rappresentano comunque la collettività. Questi sono dati che vengono trasferiti in Regione, mi auguro che non decida per la cosa peggiore.
Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia
Quali gli altri passi e quanto rimarrà in carica ancora? Con questa domanda ci eravamo lasciati nella puntata precedente di “Venti minuti da Leone” in cui abbiamo intervistato il commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia, avv. Corrado Canafoglia. Nell’intervista, in onda mercoledì 14 e giovedì 15 sempre alle ore 13:10 e alle 20 e poi domenica a partire dalle 17:09 (subito dopo la prima parte alle 16:50), il legale parla del progetto Orti del vescovo, del Musinf, di alienazioni e del futuro dell’ente socio assistenziale senigalliese. L’audio è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale ma si potrà leggere anche un estratto dell’intervista in forma testuale.
Quali gli altri passi e quanto rimarrà in carica ancora? Spero il meno possibile, anche perché sono stanco di certe critiche, anche particolarmente offensive, che leggo sui giornali. Ora stiamo definendo la trattativa con Autostrade, a cui dovevamo dare 18,6 mln, ridotti poi a 14,6 grazie all’interlocuzione avviata. Dobbiamo dargli ancora 7,4 mln di euro, non tutti sanno che stiamo già pagando senza chiudere. Potevano pignorarci tutto e saremmo saltati in aria. Ora gradualmente stiamo rientrando. A settembre 2024 per effetto di alcune cessioni, dovremo dare altri 6 milioni e rotti, ma sono quelli più difficili perché riusciamo a pagare grazie alla dismissione dei beni immobiliari di cui la fondazione è proprietaria. Non tutti, ma solo quelli non strategici, come dei terreni edificabili in via Cellini e via Arceviese, il Musinf, gli orti del vescovo e altri che non producono reddito. Non era semplice farlo capire ad Autostrade, ma ci siamo riusciti.
Su quali altri fronti siete impegnati? Un altro scoglio è la valorizzazione del patrimonio immobiliare della fondazione, su cui si è discusso molto. I valori messi a bilancio sono per noi eccessivi. Abbiamo anche delle prove. Faccio un esempio: un’area fabbricabile messa a bilancio per oltre 8 milioni è stata stimata per un valore attuale di 3 milioni; un’altra è passata da 5,3 milioni a 1,5; dei terreni a Trecastelli venivano valorizzati fino a 110 mila euro all’ettaro mentre non si arriva oltre i 40mila. Il Musinf, a bilancio per 1,3 milioni, è da valorizzare per 4/500 mila euro. Le due palazzine in cui svolgiamo le attività sono valorizzate nei bilanci precedenti per 8 milioni: le possiamo paragonare a un albergo, pensando però che nemmeno l’hotel Marche, sul lungomare, riesce a essere venduto per oltre 2 milioni.
Quindi? Quindi al 2023, oltre al debito per 14,8 milioni verso Autostrade, abbiamo anche una valorizzazione del patrimonio reale che subirà una svalutazione di 14-15 milioni di euro. Siamo già a 30 milioni in meno, questi sono i numeri.
E poi ci sono gli orti del vescovo. Quando sono entrato in fondazione, mi sono reso conto che era un progetto irrealizzabile, per il rischio esondazione. Lo affermai nel 2021, poi nel 2022 sappiamo quello che è successo. L’abbiamo bloccato perché la fondazione avrebbe dovuto pagare 3,7 milioni di euro per appartamenti destinati all’edilizia popolare per 25 anni, per cui non saremmo mai rientrati dell’investimento. Il precedente cda ha vincolato la fondazione a questo progetto e noi ci siamo dovuti svincolare, e ci siamo riusciti senza pagare un euro di penale. Anzi, abbiamo ottenuto la possibilità di cedere a terzi la nostra partecipazione, perché al momento stiamo tenendo bloccato l’intervento ma il progetto verrà rimodulato.
Questa sembra una buona notizia per la città… Assolutamente, quell’intervento va fatto ma non in quella maniera.
E sull’ospedale, con l’edificio di proprietà dell’Ast realizzato sul terreno della fondazione? L’assessore regionale alla sanità ha definito il monoblocco con la radiologia un “fantasma” perché costruito su terreno di altri, non si sa come; l’iter di esproprio non è stato mai perfezionato. La novità è che l’Ast acquisterà l’area e con quei soldi noi ci ripagheremo in parte il nostro debito anche se non sposterà granché gli equilibri. E la fondazione ci pagava anche l’imu, 131mila euro. Molte proprietà della fondazione sono poi in parte anche dell’Ast, il che complica le cose.
E se guardiamo al futuro? Che orizzonte vediamo? E’ una partita molto importante, non ci possiamo permettere errori. La palazzina nord, dove c’è la residenza protetta per anziani con 42 posti letto, non verrà toccata, mentre per quella sud, con 17 posti letto non ci potrà essere la rsa perché i costi sono troppo alti, non saranno mai coperti dalle rette né dalle quote con il convenzionamento con la Regione. E’ stato elaborato un progetto dal dottor Marini, con il dott. Mandolini e il dottor Izzicupo, con il sottoscritto e con l’Opera Pia, per individuare una casa della comunità e un ospedale della comunità. Una risposta importante per il fabbisogno locale, con una ripartizione tra i due enti più importanti della città che oggi dialogano anziché competere. Stiamo valutando anche altre idee, ma non verrà venduta la palazzina sud.
Questioni politiche, sociali, professionali, personali, giuridiche ma soprattutto economiche si intrecciano nella vicenda che la fondazione Città di Senigallia sta vivendo da alcuni anni. L’ente socio assistenziale, che gestisce una residenza protetta per anziani e che ha un importante patrimonio alle spalle, deve fare i conti con una situazione molto delicata sotto diversi profili. Per farci spiegare bene qual è la situazione che sta vivendo la fondazione, abbiamo intervistato il commissario straordinario dell’ente, avv. Corrado Canafoglia. L’intervista è lunga e tocca vari punti anche di una certa complessità per cui abbiamo deciso di non eliminare alcuna parte ma di mandarla in onda “a puntate”. La prima è in onda lunedì 12 agosto, alle 13:10 e alle 20; martedì 13 negli stessi orari e infine domenica 18 a partire dalle ore 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia/In Blu (95.2).
Intanto facciamo un po’ di storia, recente: da quanto è alla guida della fondazione Città di Senigallia? A febbraio 2021 sono nominato presidente del consiglio di amministrazione assieme ad altri quattro colleghi, ma ci rendiamo conto di criticità enormi gestionali ed economiche. Abbiamo avvisato il sindaco e il consiglio, poi abbiamo rassegnato le nostre dimissioni in estate perché la situazione è estremamente seria. Da 4-5 anni l’ente presentava perdite pesanti, anche di 1,2 milioni di euro all’anno. A marzo 2022 la prima nomina a commissario, poi rinnovata nel 2023.
Nomina politica? Direi di no, ma se qualcuno la vede tale ben venga. La Regione si è resa conto che c’era il rischio di fallimento, così ha nominato un tecnico, tenendo presente che da un anno avevo già in mano le carte e che di lì a poco c’era la sentenza della Cassazione sulla vertenza con Autostrade per l’Italia.
Però poteva essere nominato un tecnico super partes, mentre lei è stato candidato in Regione a sostegno di Acquaroli. Credo che la Regione abbia tentato di chiamare in causa altri soggetti. Un commissario può costare anche 80 mila euro. Mi chiesero uno sforzo: io ero un treno in corsa che rischiava di schiantarsi contro un muro. Chi non nega ma sta giustamente in silenzio è chi ha gestito l’ente prima di me: ha capito che se porterò a termine l’opera di risanamento non ci saranno problemi per nessuno.
Che situazione ha trovato? Mancavano delle delibere, circa 200, cioè non si sapeva cosa avesse deciso il cda precedente al mio; c’era una continua erosione del patrimonio; c’erano state delle scelte, come l’acquisto del Musinf o l’appalto delle due palazzine salito da 1 milione e passa a circa 8 milioni di euro. Dunque l’obiettivo è portarla fuori dal rischio fallimento.
Un anno sembra poco… Quello è il problema, la tempistica. Tutti coloro che entravano in contatto con me e la fondazione avevano dubbi perché quando si avvicinava la scadenza del mandato ritenevano poco utile dialogare con me non sapendo se ci sarei stato ancora. E comunque, sì, un anno è molto poco per risolvere situazioni che avevano portato a perdite di 5 milioni di euro in pochissimi anni e nel frattempo trattare con Autostrade e sistemare altre situazioni.
Perché non ha continuato con l’azione del consiglio di amministrazione? Il cda dovrebbe dettare le guide dell’attività e lascia poi fare agli uffici amministrativi mentre il commissario entra giornalmente in tutte le questioni. Il precedente Cda mi è stato detto che si vedeva dentro la fondazione un paio di giorni alla settimana, io son lì tutti i giorni o comunque a contatto tutti i giorni, perché anche un euro ora va vagliato. Un lavoro immane.
Lei prende un compenso per questo lavoro? Da tabelle, dovrei prendere qualcosa tra i 40 e gli 80 mila euro ma io ho scelto di parametrare il mio compenso a ciò che prendono i dipendenti, per cui sono sui 1.400 euro mensili, che però in questo momento non ho chiesto perché la situazione è estremamente seria. Inoltre io ho la mia assicurazione professionale mentre il precedente cda giustamente ne aveva una che costava 18-20 mila euro all’anno.
Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia
Sono passati tre anni: che passi avanti sono stati fatti e quali situazioni ancora sono in bilico? La prima cosa era riportare la spesa sotto controllo. Se avessimo perso la vertenza con Autostrade (come poi si è verificato) nel momento in cui c’era una perdita di bilancio oltre al problema del vero valore del patrimonio immobiliare, sarebbe stata la tempesta perfetta. Avremmo dovuto portare i libri in tribunale. Quindi abbiamo tagliato la spesa, ferocemente. Da 1,1 milione di euro siamo scesi a circa 400 mila euro, poi nel 2022 siamo arrivati a + 4mila euro, un’impresa. Questi dati però sono scorporati dal debito verso Autostrade, mai rilevato prima del 2023. Oggi però il bilancio non erode il patrimonio, abbiamo riorganizzato il lavoro, ristabilito un clima ottimale all’interno dell’ente, aumentata la qualità del servizio, ripristinata la formazione dei dipendenti.
Sono stati tagliati anche i servizi? No, ma abbiamo preso fattura per fattura e tagliato tanto. E poi fatto appalti che ci hanno permesso di risparmiare aumentando la qualità dei servizi.
Quali gli altri passi e quanto rimarrà in carica ancora? Spero il meno possibile, anche perché sono stanco di certe critiche, anche particolarmente offensive, che leggo sui giornali. Ora stiamo definendo la trattativa con Autostrade, a cui dovevamo dare 18,6 mln, ridotti poi a 14,6 grazie all’interlocuzione avviata. dobbiamo dargli ancora 7,4 mln di euro, non tutti sanno che stiamo già pagando senza chiudere. Potevano pignorarci tutto e saremmo saltati in aria. Ora gradualmente stiamo rientrando. A settembre 2024….
La seconda parte dell’intervista sarà disponibile nella prossima puntata a partire da mercoledì 14 agosto.
La decisione del Consiglio di Stato di rigettare la richiesta di sospensiva della nomina di Corrado Canafoglia a commissario straordinario della Fondazione Città di Senigallia sta provocando reazioni. Da un lato il silenzio dei consiglieri comunali proponenti il ricorso Angeletti, Piazzai, Campanile, Pergolesi e Beccaceci; dall’altro la soddisfazione di Canafoglia.
Gli esponenti del centrosinistra senigalliese hano preso le distanze dalla deliberazione della Giunta Regionale della Regione Marche n. 169 del 28 febbraio 2022: si doveva giungere secondo loro solo a un rinnovato consiglio di amministrazione nominato dal Comune, a cui spetta il controllo per statuto dell’ente socioassistenziale di via del Seminario. Non è dello stesso parere la Regione Marche che ha nominato Canafoglia per far fronte alla straordinarietà della situazione – economicamente critica – dell’ente, né la Sezione giudicante del Consiglio di Stato, che si riserva di decidere nel merito una volta che la Regione abbia comunicato entro 60 giorni le precise controdeduzioni alle censure. Tra i motivi del rigetto del ricorso viene specificato che in base a quanto comunicato finora “non sussistono le condizioni per accogliere l’istanza cautelare, tenuto conto che le argomentazioni della Regione resistono alle censure di parte ricorrente“. Dunque una decisione di approfondire meglio e nel frattempo rigettare la sospensiva.
Decisione che ha trovato il parere favorevole del commissario Corrado Canafoglia: «Ciascuno ha diritto di promuovere le azioni giudiziali che ritiene opportune, tuttavia di fronte al momento delicato che la Fondazione vive, l’accoglimento dell’istanza di sospensione avrebbe provocato una crisi pericolosissima per la sussistenza dell’Ente, financo aprire le porte del fallimento».
Due le spade di Damocle che pendono sull’ente: la trattativa in essere con Autostrada per l’Italia per i 18,7 milioni di euro chiesti dopo la sentenza negativa della Cassazione; e il progetto “Orti del Vescovo” che vede tra i partner la fondazione con circa 3,7 milioni di euro di investimenti. Trattativa e riqualificazione che rischiano di essere interrotte in caso di accoglimento del ricorso. «Di fronte ad un siffatto scenario mi chiedo cui prodest azioni del genere: salvifico quindi per gli interessi della Fondazione, degli ospiti e dei dipendenti è stato il parere del Consiglio di Stato che ha ritenuto l’istanza di sospensiva infondata» conclude Canafoglia che sarà soggetto al giudizio anche per la riconferma in tale ruolo, su cui pende altro ricorso.
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Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia
Quella arrivata mercoledì 17 maggio 2023 è la terza lettera minatoria in meno di due anni per il commissario straordinario della fondazione “Città di Senigallia” Corrado Canafoglia. E’ stato recapitato un foglio bianco con disegnata la figura di una persona appesa a testa in giù. Sopra la scritta: “Questa è la fine che facciamo fare ai fascisti come lei avvocato Canafoglia”. Chiaro il riferimento a piazzale Loreto e alla morte di Mussolini e altri gerarchi fascisti nel ‘45.
Dell’episodio sono stati informati i carabinieri, presso cui è stata sporta nuovamente querela contro ignoti. Al settembre 2021 risale una prima lettera, sempre anonima, faceva riferimento alla morte dell’avvocato Ambrosoli, seguita ad agosto 2022 da una busta contenente veleno topicida. Qualcuno – sembra probabile l’ipotesi di una singola persona dietro tutti questi episodi, ma su ciò indagano le foze dell’ordine – ce l’ha proprio con Canafoglia che però non si lascia intimorire.
Il disegno contenuto nella terza lettera minatoria recapitata al commissario straordinario della fondazione “Città di Senigallia” Corrado Canafoglia
«Avevo chiesto la massima collaborazione per addivenire ad una soluzione concreta dei tanti problemi che affliggono la fondazione – spiega il legale – ma per tutta risposta ho ricevuto, oltre ad attacchi sui media con argomentazioni difficili da comprendere, l’ennesima lettera minatoria. Non mi intimorisce, ma mi amareggia».
Corrado Canafoglia è dal 2021 alla guida dell’ente socio assistenziale che gestisce una struttura per anziani, terreni e altre proprietà. Prima come presidente di un Cda nominato dal consiglio comunale, da cui ha rassegnato le dimissioni nell’agosto 2021; poi l’incarico a febbraio 2022 da parte della giunta regionale di traghettare la fondazione verso il risanamento finanziario. La situazione si è aggravata con la recente sentenza della Cassazione con cui è stato rigettato il ricorso per un contenzioso su terreni espropriati per la terza corsia A14: confermata quindi la restituzione di oltre 14,5 milioni di euro ad Autostrade per l’Italia. L’incarico è stato poi riconfermato ad aprile scorso per un altro anno.
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La notizia del rinnovo dell’incarico, da parte della Regione Marche, all’avvocato Corrado Canafoglia quale commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia ha fatto subito il giro del paese. C’era tempo fino a metà aprile perché la giunta Acquaroli prendesse una decisione dopo la “mini” proroga (l’incarico era scaduto il 28 febbraio) ma non è servito attendere fino alla fine perché dalle relazioni e dal documento istruttorio, la situazione è sembrata molto chiara al presidente regionale.
Le difficoltà non sono del tutto state superate, c’è bisogno di operare ancora in gestione straordinaria e i tempi di insediamento di un nuovo cda (per il ritorno alla gestione ordinaria) non sono compatibili con le urgenze in cui vive l’ente socio assistenziale senigalliese. Ma non tutti la vedono così.
Dal centrosinistra cittadino e regionale, infatti, continuano a piovere attacchi che ovviamente oggi si concentrano sulla scelta presa all’unanimità dalla giunta regionale di rinnovare l’incarico a Canafoglia fino al 30 aprile 2024 “e comunque fino all’approvazione del bilancio consuntivo 2023”. Tra chi ha sempre criticato il commissariamento (e anche il commissario) c’è Maurizio Mangialardi, capogruppo Pd in Regione: «Resto sbalordito di fronte alla totale assenza di valide motivazioni che hanno portato la giunta Acquaroli a prorogare l’incarico del commissario straordinario della Fondazione Città di Senigallia. Basti dire che è stato lo stesso commissario, fin dalla premessa della sua relazione di fine mandato, a parlare di gestione difficoltosa. Un eufemismo, considerati gli irrisori risultati ottenuti, per di più ottenuti quasi esclusivamente sulla pelle dei dipendenti, vittime di demansionamenti e licenziamenti, e tagliando i servizi erogati dall’ente».
Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia
L’ex sindaco ricorda anche che «sulla nomina del commissario straordinario pende ancora un ricorso davanti al presidente della Repubblica riguardante la sua legittimità». Se «le difficoltà della fondazione risiedono principalmente nella mancata erogazione dei contributi richiesti alla Regione Marche», la causa va secondo Mangialardi ricercata proprio in quel mancato appoggio da parte del governo regionale che oggi, vorrebbe «ricompensare lautamente, ovviamente a spese dei cittadini di Senigallia, il commissario straordinario per il sostegno dato al centrodestra in occasione delle elezioni regionali del 2020».
Anche il consigliere comunale Gennaro Campanile critica il rinnovo dell’incarico. «Se l’anno scorso il commissariamento aveva una logica, quest’anno la sua riconferma segna una sconfitta clamorosa della destra senigalliese che governa la città. […] Il sindaco Olivetti e la sua maggioranza non sarebbero in grado di nominare un consiglio di amministrazione autorevole e, soprattutto, capace di gestire la fondazione senza “logiche politiche”».
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Sembra infinita la polemica che si sta protraendo da giorni sulla situazione della fondazione Città di Senigallia. Da un lato ci sono il commissario Corrado Canafoglia e il gruppo di Fratelli d’Italia che si è schierato apertamente in sua difesa; dall’altro c’è il capogruppo di Amo Senigallia Gennaro Campanile che continua a sollevare dubbi sull’operato del commissario e il resto della minoranza che evidenzia il necessario ritorno a una gestione ordinaria dell’ente socio assistenziale.
Dopo il clamore per le prime dichiarazioni di Campanile e la replica di Canafoglia che ha smentito qualsiasi ipotesi di chiusura della residenza protetta rassicurando la cittadinanza anche sugli utili in bilancio, il gruppo consiliare che fa capo a Bello e Liverani ha auspicato il rinnovo da parte della Regione Marche del mandato di commissario straordinario della fondazione all’avv. Canafoglia «a fronte dei risultati della gestione commissariale della struttura in questa fase critica vissuta dalla fondazione». Incarico che per ora è stato prorogato dalla giunta regionale fino a metà aprile, poi si valuterà.
Amo Senigallia torna a rivendicare che quanto affermato nasce semplicemente dalla relazione inviata da Canafoglia al consiglio comunale, dove si cita la proposta di accordo con l’Opera Pia. Una bozza di progetto con cui si «prevede una nuova società mista che gestisca i 40 posti “di cure intermedie”, che la fondazione Mastai Ferretti gestisca il “controllo di gestione e servizio amministrativo”, che alla nuova struttura è assegnato “il personale sanitario rispondente ai requisiti richiesti” (quindi non necessariamente tutto il personale) della Fondazione Città di Senigallia. La residenza protetta non è più prevista». Secondo il capogruppo di Amo Senigallia a tale ipotesi dovrebbe essere il consiglio comunale a dare il via libera o meno. Da Fratelli d’Italia è stato invece risposto innanzitutto che «il consiglio comunale, in questa fase di gestione commissariale, non ha alcun ruolo», e che tanto clamore non vi era stato «quando il centrosinistra e quindi l’allora assessore Campanile, ora consigliere di minoranza, gestivano l’ente fondazione con risultati devastanti e con criticità gestionali di cui solo adesso ne siamo venuti a conoscenza».
Contrario alla prosecuzione della gestione commissariale è il capogruppo Pd in consiglio regionale Maurizio Mangialardi: «Il mandato del commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia è scaduto lo scorso 28 febbraio. E’ tempo che la giunta regionale ci dica in che forma dovrà proseguire la gestione di questo ente così strategico per la nostra città. A oggi, ci sembra che questa esperienza abbia dato risultati assolutamente deludenti, soprattutto se si considera che i risibili risparmi di cassa sono stati fatti quasi esclusivamente sulla pelle dei dipendenti con demansionamenti e licenziamenti». Anche in questo caso non si è fatta attendere la replica di Fratelli d’Italia, vero e proprio avvocato difensore del commissario Canafoglia. «Se per il consigliere regionale di minoranza del PD Mangialardi, passare da 900 mila euro di passività a quasi 4 mila euro di utili, significa aver ottenuto “risultati assolutamente deludenti e risibili”, allora vuol dire che la matematica non è il suo forte e, quindi, forse è meglio che si metta a studiare anche lui, magari insieme a Campanile. E quando scrive, sempre Mangialardi, che questi deludenti risultati “sono stati fatti quasi esclusivamente sulla pelle dei dipendenti”, deve andarci a parlare con i dipendenti della fondazione che, in più riprese, hanno lodato, e continuano a farlo, l’operato del commissario Canafoglia».
Lontani dalla bagarre politica gli altri gruppi consiliari di opposizione di PD, Vola Senigallia, Vivi Senigallia e Diritti al Futuro che però chiedono il ritorno alla gestione ordinaria. «In tutti questi mesi, con coerenza, abbiamo sempre contestato la scelta, scellerata, di nominare un commissario straordinario per la gestione della fondazione. A nostro avviso non esistevano i presupposti amministrativi, ma non abbiamo neppure individuato i presupposti legali. Inoltre, nel primo anno di commissariamento non si evidenzia alcun atto “straordinario” che non avrebbe potuto fare un legittimo consiglio di amministrazione. Proponiamo al sindaco Olivetti ed al presidente (del consiglio comunale, Ndr) Bello di non nascondersi dietro ad alibi inconsistenti, ma di ritornare ad una gestione ordinaria, normale e legale della fondazione città di Senigallia, realtà importantissima nel nostro contesto cittadino che necessita di una amministrazione trasparente che possa rispondere legittimamente al consiglio comunale».
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Le due palazzine della fondazione Città di Senigallia
Sono numerose le difficoltà che sta vivendo la fondazione Città di Senigallia, ancora alle prese con i bilanci in rosso, con la vertenza Autostrade, con il progetto Orti del vescovo, ma si iniziano a vedere i primi risultati di un anno di gestione commissariale. A fare il punto è proprio il commissario straordinario Corrado Canafoglia che innanzitutto smentisce categoricamente le affermazioni del consigliere di Amo Senigallia Gennaro Campanile sulla paventata chiusura della residenza protetta per anziani di via del Seminario.
Nonostante la condizione sia «migliorata rispetto agli anni precedenti», l’ente vive una «fase critica, molto delicata» spiega il noto avvocato senigalliese non solo perché il risanamento economico e finanziario dell’ente andrà avanti per lungo tempo ma perché su tutti i discorsi pende la spada di Damocle del contenzioso con Autostrade per cui si attende a breve la sentenza della Cassazione. La vicenda è legata all’esproprio di alcuni terreni per la realizzazione della terza corsia dell’A14 e della complanare e al loro indennizzo da 22 milioni di euro già incassati dall’ente senigalliese. «Se soccombente – spiega l’avvocato Canafoglia – l’ente dovrà versare 14/15 milioni di euro, mentre se vittoriosa dovrà comunque restituirne 6 milioni salvo rideterminazione della Corte di Appello». Dato che al momento l’ente dispone di soli 8,5 milioni di euro in cassa o in investimenti, si capisce la gravità della situazione.
A oggi, spiega Canafoglia, «la fondazione non ha raggiunto una condizione finanziario-patrimoniale sicura». La gestione discutibile di beni e risorse protratta per anni, le «pesanti perdite nei bilanci annuali» derivanti dagli alti costi della residenza protetta con passivi anche di oltre 2 milioni di euro (senza contare gli ammortamenti), avrebbero portato «l’ente a erodere le liquidità derivanti dall’indennità dell’esproprio dell’Autostrada per far fronte ai fabbisogni quotidiani». «L’esercizio 2022 si chiude con una perdita di bilancio di € 369.494 per cui, al netto degli ammortamenti post 2012 (€ 372.962,24), il risultato di bilancio effettivo per il 2022 si attesta con un utile di € 3.468,24».
Per raggiungere questo primo risultato si è dovuto lavorare innanzitutto sulla gestione, fino a ieri antieconomica, della residenza protetta disposta su due palazzine (quella nord da 42 posti e quella sud 17 da posti). «È come se avessimo un albergo che eroga servizi da 5 stelle dislocato su 2 edifici distanti tra loro ad un prezzo richiesto all’utente finale prossimo ad un 3 stelle» semplifica Canafoglia. Per diminuire le uscite si è lavorato sull’«esubero» dei dipendenti, alcuni non necessari alle esigenze dell’ente, e sulla palazzina sud, chiusa riorganizzando i servizi nell’altro edificio: dalla riorganizzazione dei lavoratori rimasti e dal mancato ricorso a cooperative esterne (per un costo medio annuo stimato sui 200 mila euro) è stato possibile «interrompere la continua emorragia di risorse finanziarie». All’orizzonte si profila un piano – ancora da approvare dalle autorità competenti – che prevede l’utilizzo dell’edificio nord come ospedale di comunità con 40 posti adibiti a cure intermedie e quello sud come Casa della Comunità, in collaborazione con la fondazione Opera Pia Mastai Ferretti.
Verrà anche alienato il patrimonio della fondazione inserito nel progetto Orti del vescovo: l’ente uscirà così dall’intervento edilizio (a oggi ancora fermo) per la realizzazione di numerosi appartamenti e negozi in centro storico, riqualificando l’ultima parte di via Portici Ercolani e via delle Caserme. La partecipazione era stata stimata nel 2011 in circa 1,3 milioni di euro, ma la quota è via via cresciuta fino a oltre 3,7 mln € e, «oggi rappresenta un’incognita estremamente pericolosa per l’Ente».
Corrado Canafoglia, commissario straordinario della fondazione Città di Senigallia
Sotto la lente d’ingrandimento ci sono anche l’acquisizione di immobili «assolutamente non strategici alla mission della fondazione», tra cui il palazzo del Musinf; la questione del nuovo monoblocco ospedaliero, costruito su un’area di proprietà della fondazione che vi paga l’imu (oltre 36mila euro nel 2023) nonostante l’azienda sanitaria non versi nulla come affitto né voglia acquistare la porzione di terreno; i contributi, gli straordinari e i premi di produzione non versati al personale che non ha goduto nemmeno di migliaia di ore di ferie maturate; la vicenda della cucina (comprata e poi sparita) e del relativo servizio sovrastimato per le reali esigenze della fondazione, oggi poi esternalizzato; la questione delle aree edificabili di proprietà dell’ente, «soggette a complesse situazioni che ne limitano la loro potenzialità edificatoria», quando non a vera e propria «svalutazione». Tra le altre misure per risanare l’ente ci sono la rotazione degli incarichi e delle consulenze, le gare per affidare i servizi e gli appalti che portano a risparmi, oltre una maggior trasparenza amministrativa dato che è in corso pure un accertamento dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ma a tal proposito vige il massimo riserbo.
Su tutta questa situazione si inserisce l’intervento del consigliere Campanile: l’ex assessore aveva paventato la chiusura della residenza protetta e definito l’ente una «polveriera». «Le parole del consigliere Campanile sono infondate – spiega Canafoglia – gettano discredito sull’ente e sul lavoro dei dipendenti che ogni giorno si impegnano per dare un servizio qualitativo elevato agli ospiti e creano preoccupazione ai familiari degli ospiti». Tante le chiamate per avere rassicurazioni in tal senso e all’orizzonte si profilano azioni legali contro l’esponente della minoranza senigalliese. La fondazione Città di Senigallia oggi ospita 42 anziani nella palazzina nord, mentre in quella sud vi sono alcuni cittadini alluvionati assieme a un senigalliese che ha avuto la casa danneggiata da un incendio. Nello stesso edificio si svolgono anche le attività di 15 disabili psichiatrici che da anni venivano ospitati in un immobile dichiarato da Canafoglia «fatiscente e inagibile».
La Fondazione Città di Senigallia continuerà a essere gestita in via straordinaria dal commissario Corrado Canafoglia per altri 45 giorni. Lo ha stabilito la Regione Marche ma la notizia ha suscitato l’ira delle opposizioni che vogliono vederci chiaro sul perché sia stata fatta questa scelta che criticano fin dal primo giorno. Il 1° marzo sarebbe dovuto concludersi l’incarico per l’avvocato senigalliese alla guida dell’ente socio-assistenziale di via del Seminario, ma da palazzo Raffaello hanno concesso ulteriori 10 giorni per presentare la propria relazione in merito all’attività svolta e poi dichiarato che il “Commissario straordinario opera in regime di prorogatio fino alla data del 14 aprile p.v., curando la gestione ordinaria dell’ente e fatta salva l’adozione di atti urgenti e indifferibili con indicazione specifica dei motivi di urgenza e indifferibilità, in attesa del nuovo assetto amministrativo della Fondazione”.
La notizia ha irritato i gruppi consiliari di Partito Democratico, Diritti al Futuro, Vivi Senigallia e Vola Senigallia che lamentano fin dall’inizio poca trasparenza in queste operazioni che “scavalcano” il consiglio comunale senigalliese deputato a decidere in merito alla gestione dell’ente privato a finalità pubbliche. «Un anno non bastava per produrre la relazione e il commissario, abile risanatore, si è dimostrato di non avere il controllo degli uffici amministrativi, rei di non aver fornito i dati in tempo, a detta del commissario, per permettere la redazione del documento» spiegano. E inoltre: «Sono stati chiesti 10 giorni in più quando, guarda caso, l’8 marzo discuteremo il rinnovo del CdA con una delibera richiesta dai gruppi PD, Vivi, Vola, DaF. In questo modo potremmo non avere elementi, probabilmente, per giudicare l’operato del commissario. Operato che però, ricordiamo, è stato già presentato in conferenza stampa: quindi in conferenza, ai giornalisti, le informazioni vengono fornite, mentre per i consiglieri comunali c’è sempre tempo».
Da qui l’attacco a Comune e Regione per la responsabilità politica di quanto sta avvenendo. Secondo il commissario Canafoglia però sarebbe tutto normale: «Questi giorni in più servono per la stesura finale del bilancio – ha dichiarato. Con il fatto che alcune fatture e pagamenti arrivano anche a distanza di 60 o 90 giorni non potevamo ancora stilare il documento finale. Tra quattro o cinque giorni dovrebbe essere tutto a posto e poi la Regione farà le sue valutazioni». Al di là della proroga fino ad aprile, tra le ipotesi c’è quella di una nuova gestione straordinaria a cui il centrosinistra si è detto già contrario oppure la nomina – che spetterebbero però al consiglio comunale senigalliese – di un nuovo cda, rappresentativo dell’assetto cittadino e delle proporzioni maggioranza-minoranze.
Nuovo “caso” alla fondazione Città di Senigallia: sono tre i lavoratori cacciati dall’ente socio assistenziale che ha promesso anche di attivarsi per un loro reimpiego ma la notizia è esplosa in città, facendo discutere i sindacati e la politica.
Mentre le sigle sindacali annunciano iniziative di protesta, il capogruppo Pd in consiglio regionale Maurizio Mangialardi ha detto di lavorare «affinché tale epilogo sia scongiurato, ma la preoccupazione è forte anche per il futuro, perché Regione Marche e Comune di Senigallia hanno di fatto lasciato al commissario, sul quale peraltro pende ancora un ricorso al Presidente della Repubblica circa la legittimità della sua nomina, la piena facoltà di decidere letteralmente sul futuro professionale dei dipendenti della Fondazione, in totale autonomia e senza il minimo controllo».
A Mangialardi, che ha attaccato anche l’assessore Brandoni e l’amministrazione comunale di Senigallia, è arrivata la replica dell’avv. Corrado Canafoglia, commissario della fondazione Città di Senigallia: l’esternalizzazione della cucina e delle pulizie rientrano in una «complessa attività di ristrutturazione aziendale…
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