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Tag: Franco Manenti

L’altro racconto da ascoltare, quello del Signore Gesù

Quando Gesù risorto incontra i suoi amici, discepoli, trova delle persone impaurite che si erano chiuse in casa, impaurite perché per loro quello che era successo alcuni giorni prima, la morte del maestro dichiarava conclusa la bella avventura che avevano avuto col Lui.
“Noi speravamo che fosse lui il Messia tanto atteso…” e invece quella morte aveva spezzato tutti i sogni e deluso tutte le speranze. E che cosa fa Gesù? Con pazienza rilegge la sua vita, ma soprattutto la sua morte, mostrando che quella morte non era stata una sconfitta, non non era la parola fine ad un’avventura bella, ma rappresentava uno una possibilità grande di speranza, perché quella morte lui l’aveva vissuta come gesto di amore, come gesto di vicinanza e quella morte era più forte dell’odio che aveva subito. Era più forte del male, era più forte del maligno che ispira e induce le persone a compiere il male.

Mi pare che anche oggi noi abbiamo bisogno che il Signore rifaccia un po’ una narrazione diversa di quanto stiamo vivendo. Una situazione che mette paura, che sembra offuscare le speranze in un futuro sereno, c’è timore di essere lasciati soli in questa situazione. E che cosa fa il Signore? Si avvicina a noi, ci parla di sé, di Lui, di quella morte che continua a portare i frutti buoni di una umanità riconciliata, pacificata e liberata.
Il mio augurio di Pasqua è che ci lasciamo parlare dal Signore. Consentiamo il Signore di raccontarci di Lui, di farci raccontare il senso della storia che stiamo vivendo. L’augurio che questo Signore lo ritroviamo presente, Egli cammina con noi sulla strada di un tempo così doloroso e così pieno incertezze.
Buona Pasqua. Una Pasqua nella pace, nella serenità e nella giustizia.

+ Franco
vescovo di Senigallia

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In festa per i 10 anni di episcopato del vescovo Franco Manenti, la S. Messa per dire grazie

Dieci anni di episcopato, da dieci anni con noi, a Senigallia. La Messa di sabato 22 novembre scorso, alla Chiesa dei Cancelli, ha celebrato questo bel traguardo di Franco Manenti, in un grazie comunitario per questo tempo vissuto insieme e ‘al Signore – ha detto il vescovo – che ha sostenuto e incoraggiato questo servizio alla comunità, alla bella Chiesa di Senigallia’.

Pur nella solennità della celebrazione, è stato un momento semplice ed allo stesso tempo emozionante. Nel ripercorrere alcuni passi salienti di questo decennale, il vicario generale della diocesi, don Aldo Piergiovanni, ha sottolineato la profonda vicinanza del vescovo Franco alla sua gente, specialmente nei frangenti più difficili che hanno colpito questa comunità. Sentite e spontanee anche le parole del vescovo Orlandoni, predecessore di Manenti, in una reciproca attestazione di stima, nel profondo legame alla stessa chiesa.
Nel buffet offerto al termine della celebrazione, in tanti hanno voluto salutare il vescovo Franco per dirgli l’affetto di un’intera comunità, grata per questo umile e sorridente pastore.

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10 anni vescovo: la Messa di ringraziamento per Franco Manenti, prete da cinquant’anni

In festa per il 10° anniversario della consacrazione episcopale: sabato 22 novembre 2025, alle ore 18.00, la diocesi di Senigallia si ritrova alla Chiesa dei Cancelli per la S. Messa di ringraziamento per i dieci anni di episcopato del vescovo Franco Manenti. Per permettere una più ampia partecipazione dei sacerdoti e dei fedeli, le altre messe pomeridiane a Senigallia sono sospese. Sarà l’occasione per ricordare anche il cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale di mons. Manenti, avvenuta a Crema il 28 giugno 1975.

Per questa occasione il vescovo Franco non desidera regali personali, ma invita a sostenere la raccolta fondi per l’acquisto di un’’’automobile per la missione di Dianra in Costa d’Avorio, in memoria anche di Padre Matteo Pettinari. Ci si può agevolmente servire del Conto corrente bancario della Fondazione Caritas presso Banca Etica o attraverso il link ridiamodignità.it

Diretta su Radio Duomo Senigallia inBlu – 95.200 FM

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Giubileo degli amministratori pubblici, dal vescovo di Senigallia l’appello a incontrarsi a Loreto

Il Vescovo della nostra diocesi, Mons. Franco Manenti, insieme a tutti gli altri vescovi delle Marche, si rivolge a tutti gli amministratori e le persone impegnate in politica della Regione Marche, delle Province, dei Comuni, delle Comunità Montane delle Diocesi delle Marche invitandoli ad incontrarsi a Loreto il prossimo sabato 21 giugno. Il Santuario della Santa Casa di Loreto ospiterà il Giubileo regionale degli Amministratori pubblici e delle persone impegnate in politica. Idealmente, questo invito giubilare costituirà un arricchimento dei consueti momenti di riflessione che il Vescovo Franco periodicamente promuove prima delle feste di Natale.

«Siamo consapevoli della straordinaria importanza del vostro servizio al bene comune – riporta la lettera di invito condivisa con gli altri vescovi marchigiani – ; per questo desideriamo proporre una “sosta” nel vortice dei tanti impegni, una pausa di riflessione, preghiera ed ascolto reciproco tra quanti sono impegnati nelle istituzioni locali e nel servizio pubblico (sindaci, assessori, consiglieri regionali, provinciali e comunali, responsabili di enti pubblici, persone impegnate a diverso titolo nel socio-politico, parlamentari residenti nel territorio…)».

Nel corso della giornata giubilare, a cui parteciperanno anche i Vescovi, verrà presentato il volume degli Atti della Settimana Sociale dei Cattolici tenutasi a Trieste nel luglio 2024. Si tratta di una presentazione ufficiale, che riguarda il centro Italia, analoga a quella che si terrà nel nord e nel sud del Paese.

Di seguito il programma della giornata:

  • ore 9.30, ritrovo nella Basilica Inferiore del Santuario per l’accoglienza;
  • ore 10.00, pellegrinaggio fino alla Santa Casa dove verrà celebrata l’Eucaristia;
  • ore 11.15, si darà inizio all’Assemblea degli Amministratori animata da tre relatori: la dott.ssa Daniela Palladinetti, del comitato scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici, il prof. Luigino Bruni, ordinario di Economia Politica alla LUMSA di Roma ed il prof. Antonio Campati, ordinario di Filosofia Politica dell’Università Cattolica di Milano.
  • A seguire il pranzo.
  • Nel pomeriggio, fino alle 17, ci sarà il confronto suddivisi in laboratori.

Focus su alcune emergenze sociali, sfide educative e nuove prassi presenti nei territori della Regione, utilizzando la metodologia sperimentata con successo a Trieste. Sarà l’occasione per avviare anche nella Regione Marche una riflessione comune e trasversale, così che l’evento del Giubileo possa rappresentare un’occasione di rinascita spirituale e di rinnovata dedizione al bene comune.

Per saperne di più: Loreto, 21 giugno: Giubileo degli Amministratori delle Marche – Regione Ecclesiastica Marche

Ecco il link per segnalare la partecipazione ed iscriversi al Giubileo: https://forms.gle/rYzCBW4keu4Pv2Le6

Infopastoralesociale.marche@gmail.com

Diocesi di Senigallia – Ufficio per la Pastorale sociale e del lavoro

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La Chiesa delle Grazie aperta dopo otto anni di lavori: la bellezza di un luogo dai tanti significati

SENIGALLIA – Santa Maria delle Grazie – chiamata familiarmente ‘Le Grazie’ – riapre le sue porte dopo oltre otto anni di chiusura forzata per poter essere rimessa in sesto. Bisognava renderla nuovamente sicura perché l’usura del tempo e un terremoto l’avevano scossa, resa fragile e potenzialmente pericolosa. Ora ci è tornata amica e, dalla scorsa domenica 1 dicembre, Prima di Avvento, ritrova la sua gente.

Non è una chiesa come le altre, i senigalliesi lo sanno bene. Perché andare alle Grazie è tante cose insieme. È fare i conti con la mancanza di chi non c’è più, percorrendo i viali di un bellissimo cimitero incastonato nelle nostre morbide colline, dove la città dei morti racconta ai visitatori di vite, storie e nostalgie. Le Grazie erano per tanti il luogo francescano di casa. I frati minori conventuali l’hanno abitato per molti anni, c’erano – e ci sono ancora – i parrocchiani ma era forte il legame anche con altri frequentatori, al di là della residenza. Una predilezione ricambiata, in questo posto eletto quasi a ‘santuario’ cittadino: lì ci potevi trovare una parola buona, respirare aria fresca, festeggiare il Poverello d’Assisi, stendere un plaid sul prato per gite fuori porta alla portata di tutti; lì davanti il protetto circuito di guida in attesa dell’esame per la patente.

Alle Grazie l’anima campagnola della città spesso incrociava quella cittadina e marinara e di fianco alla chiesa il Museo di Storia della Mezzadria continua a mettere in sapiente mostra questo vissuto, quello di una terra con vista mare. Spingersi un po’ più in là, oltre il cancello in ferro massiccio, apre al riposo degli ebrei nel loro suggestivo cimitero, a ricordarci la bellezza di un’altra, avvicente pagina cittadina nella pluralità sotto lo stesso cielo.

Le autorità presenti: da sin. il sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti; il vescovo diocesano, Franco Manenti; il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli.

L’eleganza rinascimentale di un posto così doveva ritrovare la sua chiesa, ne era ed è ancora il fulcro. Voluta con grande determinazione dal suo ideatore e promotore, Giovanni della Rovere nel 1491– tanto che nel suo testamento si raccomanda accoratamente di finire l’opera – impreziosita da nomi del calibro di Baccio Pontelli, architetto e dei pittori Piero della Francesca e Perugino, torna a sorprenderci più bella che mai e si sa che i doni più delicati chiedono un di  più di attenzione, creatività e cura. Qui la fede celebrata e condivisa, la custodia della storia, la passione per la cultura alla portata di tutti si sovrappongono continuamente. Le pietre rimesse a posto domandano spiritualità profonda e accogliente, dialoghi intelligenti e armonia con il creato. Inaugurare e riaprire significa anche immaginare nuovi percorsi di cittadinanze possibili e a misura di tutte e tutti.

È tempo di godere di tutta questa bellezza, di farne partecipi i più giovani, di tornare ad abitare i luoghi. Di desiderare ancora e sempre più comunità cristiane aperte e coraggiose, nonostante l’esiguità dei numeri, sferzate da un vento fresco, come quello della sera della riapertura, che scansa la polvere dell’abitudine e dell’autoreferenzialità e scombina prassi, dentro e fuori la chiesa, ormai stanche.
La Chiesa delle Grazie ritorna a noi, le sue pietre ci parlano ancora: sarebbe un peccato non ascoltarle… ne hanno vista di storia e loro non temono il futuro.

Laura Mandolini

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Lettera del vescovo Franco a Senigallia, ispirato dalla vita del patrono San Paolino

San Paolino fa parte di quegli uomini che non si spaventarono per la fine dell’Impero romano, quando i barbari dai confini sembravano minacciare le fondamenta di quella grande civiltà. Veniva dalla Francia, da Bordeaux, dove era nato da famiglia altolocata. Qui ricevette un’educazione letteraria molto elevata, avendo come maestro il poeta Ausonio. Dalla sua terra si allontanò per seguire la sua precoce carriera politica, che lo vide arrivare, ancora in giovane età, al ruolo di governatore di tutta la Campania, allora regione molto ricca e fertile al cuore dell’impero romano. Si sposò ed ebbe un figlio.

Mentre era impegnato a costruire la città terrena la bellezza di Cristo gli rapisce il cuore al punto da fargli lasciare tutto, come un antesignano di san Francesco; ma non per vivere nella natura, ma per ricostruire le basi di una civiltà più salda di quella romana, nella città di Nola, di cui poi – godendo la stima di tutto il popolo –divenne anche Vescovo. Seppe stare vicino al suo popolo nelle tristi contingenze delle invasioni barbariche, consigliando l’imperatore e fino al punto – sembra – di offrirsi un giorno ostaggio al posto del figlio di una vedova.

Era un uomo di grandi e belle amicizie, ma ne vedeva anche il limite: e il limite era spesso l’utilitarismo delle relazioni fragili, al cui posto sceglie la stabilità dell’amore cristiano. Allora costruisce un monastero dove al piano terra ospita poveri e pellegrini e al piano superiore si ascolta la Parola di Dio e si celebra l’amore di Dio. Scrive poemi, canti, cerca di dare bellezza ai luoghi, s’impegna perché un nuovo acquedotto arrivi a Nola, e per lui quell’acqua è civiltà e battesimo insieme, è fede e bene comune, è dono di Dio e amicizia con la sua gente.

L’acqua è stata per Senigallia fonte invece di lutto, di dolore, di devastazione della bellezza della città. Come Noè che “al tempo dell’ira fu segno di riconciliazione” (Sir 44,17), a noi è chiesto nel segno dell’amicizia la stessa responsabilità: perché l’amicizia non è solo un nobile sentimento, ma il fondamento di ogni abitare civico, come insegna sia la tradizione biblica che la cultura classica.

Nella Bibbia Abramo, padre della fede per Ebrei, Cristiani e a Musulmani, quando entra nella terra promessa abitata da altri popoli ha un significativo e misterioso incontro con Melchisedek re di Salem. Abramo porta una promessa, un desiderio di terra e libertà, dove si viva giustizia e fraternità. Ma intorno è solo inospitalità e guerra, difesa di confini; nessuno crede alla sua promessa, i potenti locali si schierano contro di lui per cacciare lui e la sua gente, tranne questo sconosciuto re, il cui nome vuole dire “re di giustizia, della città, della pace”. Questo re lo invita a una cena. Sono in tre: lui, Abramo e Dio. Sulla mensa c’è pane e vino, come un altare di amicizia e un cuore aperto all’incontro: non ci sono troppe preghiere, c’è un uomo che dice: ti faccio posto nella mia mensa, faccio posto alla tua promessa, spezziamo il pane come amici, beviamo con allegria il vino…. E questo fu, come sottolinea la Bibbia, il suo altissimo culto a Dio, più alto di ogni altro gesto religioso.

La cultura classica ci sollecita ad allargare la ragione politica, economica, culturale attraverso la logica del dono, del gratuito, dell’amicizia. Gratuito non è semplicemente ciò che è gratis. In una città e nelle comunità che la compongono, gratuità significa pensare, realizzare un’opera perché è buona e bella per se stessa. Anteponendo il valore dell’opera in sé e per sé all’utile o all’interesse che se ne può ricavare. L’utile e l’interesse hanno certo la loro importanza, ma prima viene il valore della cosa in sé. L’affetto amicale e il buon governo fioriscono da questa dimensione gratuita del civile, del sociale, del politico, del culturale.

Siamo qui oggi, cittadini di Senigallia, figli e figlie di questa storia, di secoli di civiltà greca e romana, prima ancora celtica ed etrusca; poi cristiana, ebraica, europea e insieme così aperta all’oriente, come la nostra fiera di Senigallia ricorda ancora nei nomi delle vie del Rione Porto.

Non avere paura, dunque, figlia e figlio di questa storia se l’acqua bene prezioso ti ha ferito. Sei stata edificata lì dove il fiume garantiva l’acqua, bene preziosissimo. Sorella acqua ci ha ricordato che nessuna dimora è stabile, che il creato va custodito con responsabilità e intelligenza.

Hai visto Senigallia quanti ragazzi, giovani e adulti si sono buttati nelle strade per aiutare chi prima era sconosciuto, e poco dopo era un amico? Se diventasse uno stile, prendersi cura della nostra città, tenere in ordine e pulito davanti casa, collaborare con gratuità, vivere un buon vicinato, impegnarsi nel volontariato?

Non temere sorella e fratello di Senigallia se trovare una casa in affitto è un’utopia: il turismo, linfa vitale della nostra economia, può rendere difficile l’abitabilità. Ma la casa è un diritto che va garantito,  condiviso a ogni costo, non un privilegio.

Eppure c’è ancora solidarietà: amici, parenti aprono le case, i cancelli ancora non sono così serrati. Si fanno raccolte fondi, si scatena una fraternità contagiosa dove nessuno è solo. Se diventasse uno stile che le case sfitte vengono rese disponibili quando qualcuno è in difficoltà, quando la sua casa non è abitabile, quando fa fatica a pagare un affitto alto?

Non perderti d’animo amica e amico fragile di Senigallia se prenotare una visita medica vuol dire aspettare mesi. Abbiamo un ospedale da salvaguardare, ma ancor più una sanità pubblica che non può subire altri tagli.

Ma vediamo anche i nostri operatori sanitari che sanno prendersi cura, i nostri medici di base sono spesso veri amici delle famiglie, gli infermieri, le Oss, mettono tutta la propria cura, oltre il dovuto, fino al gratuito. Se diventasse uno stile che il malato sia al primo posto nella nostra città, nell’abbattimento di ogni barriera umana e architettonica?

Non temere uomo e donna di Senigallia se sono in aumento le famiglie e le persone che chiedono assistenza alle nostre Caritas, alle strutture pubbliche, alle associazioni umanitarie. 

Tantissimi volontari, presenti nelle associazioni di assistenza si fanno carico dei problemi di molte persone: c’è tanta solidarietà, laboriosità, imprenditorialità, c’è tanto donare.

È possibile che questa creatività del bene e questa giustizia possano diventare lo stile anche dei giusti stipendi, dei lavori giovanili ed estivi, dell’accoglienza di chi da vicino o da lontano cerca lavoro e dignità?

Non temere madre e padre, insegnante ed educatore di Senigallia se i nostri giovani faticano a trovare una strada, un lavoro che li faccia fiorire e strade false e facili li abbagliano con così tanta facilità.

Eppure abbiamo scuola, sport e associazioni laiche e cattoliche, parrocchie, con le loro attività, espressione di una vicinanza amica e promettente.

Se questa fiducia verso ogni giovane diventasse lo stile costante per creare luoghi e opportunità, per spendere gratis tempo per loro, per dare sogni alti e belli ai nostri giovani, e aprire gli scrigni delle promesse che germogliano nel loro cuore?

Custodire la vita dei più piccoli e fragili e farla germogliare sia il nostro primo comune impegno, al di là di ogni credo e di ogni ideologia di riferimento. Saremo una città bella se insieme dissoderemo il nostro terreno educativo, se lo concimeremo di valori preziosi, come la libertà, la solidarietà, la giustizia, la gentilezza, l’accoglienza. Se come adulti vivremo un’amicizia civica e una  genitorialitá che educa alla solidarietà e alla cura del bene comune, se sapremo avere uno sguardo capace di sognare e di sperare.

Se impariamo a condividere e a prenderci cura della promessa che ognuno porta nel suo cuore, perché ogni persona è dono, una promessa e un compito e l’amicizia la forza e la bellezza di un’esistenza condivisa.

Franco Manenti
vescovo di Senigallia

Una riflessione incentrata anzitutto sulla Speranza quella proposta dal vescovo di Senigallia, Franco Manenti, nell'omelia pronunciata durante la Messa davanti la Chiesa delle Grazie nel giorno della commemorazione dei fedeli defunti, 2 novembre.

Il vescovo di Senigallia, Franco Manenti, ha presieduto la Messa al cimitero delle Grazie

Una riflessione incentrata anzitutto sulla Speranza quella proposta dal vescovo di Senigallia, Franco Manenti, nell’omelia pronunciata durante la Messa nel piazzale antistante la Chiesa delle Grazie nel giorno della commemorazione dei fedeli defunti, 2 novembre.

In tanti hanno preso parte alla celebrazione, presenti i parroci della città ed il sindaco Olivetti, durante la quale il vescovo Franco è partito dall’umanissima esperienza dell’attesa: le donne e gli uomini attendono, dalle cose più minute e semplici alle aspettative più grandi. E la Lettera di San Paolo ai Romani, nella seconda lettura, suggerisce il modo cristiano di viverla: “L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio. La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio”. Pensare alla morte non è tanto ‘attendere’ l’inevitabile fine, ma fondare la Speranza in una storia, le nostre storie e la grande storia, già inserite in un’eternità salvata. Nonostante i segni di morte violenta di questo tempo e le mille contraddizioni che rovinano il Creato.

a cura di L.M.

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Dialogo Islam – Cristianesimo: a Senigallia l’incontro tra il vescovo Manenti e l’imam Ait Ouhman

Accogliendo una proposta del Centro culturale islamico, la Diocesi è lieta di invitare i fedeli e la cittadinanza ad un appuntamento di dialogo interreligioso islamo-cristiano sabato 15 aprile p.v., dalle ore 18,30 alle ore 19,00 presso la piazza della Parrocchia del Porto in Senigallia. In tale occasione, considerando l’appello universale proprio di un tempo spirituale di conversione e di gioia per entrambi, quello pasquale e quello del ramadan (che per alcuni giorni si sovrapporranno), le voci della comunità islamica e della comunità cattolica della nostra città si alterneranno in un semplice, reciproco racconto ed ascolto.

La comunità islamica sarà rappresentata dall’imam Ait Ouhman Mohamed della moschea di Ouarzazate (Marocco), inviato in Italia dal Regno del Marocco per fornire istruzione religiosa nella Moschea “Enoor” di Senigallia durante il ramadan.

La comunità cristiana sarà rappresentata dal vescovo Franco Manenti e da alcuni fedeli laici che offriranno un accompagnamento musicale e canoro ai due interventi. Il formato semplice e breve, come anche la centralità del luogo dell’appuntamento – peraltro dolorosamente ferito dalla recente alluvione – vorrebbero favorire la più calorosa e ampia partecipazione possibile, oltre che offrire un segno di speranza e di impegno condiviso per il presente e il futuro della nostra casa comune.

Andrea Falcinelli

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Il dirigente del Commissariato di Senigallia, Agostino Licari, ha donato al vescovo Franco Manenti l’olio prodotto in un giardino a Capaci, sorto nel luogo dove il 23 maggio 1992 avvenne l'attentato mafioso

Al vescovo di Senigallia l’olio di Capaci nel 31° anno delle stragi siciliane a opera della mafia

Il dirigente del Commissariato di Senigallia, Agostino Licari, ha donato al vescovo Franco Manenti l’olio prodotto in un giardino a Capaci, sorto nel luogo dove il 23 maggio 1992 avvenne l'attentato mafioso
Il dirigente del Commissariato di Senigallia, Agostino Licari, ha donato al vescovo Franco Manenti l’olio prodotto in un giardino a Capaci, sorto nel luogo dove il 23 maggio 1992 avvenne l’attentato mafioso

Nell’ambito delle molteplici iniziative organizzate in occasione del 31° anniversario delle stragi mafiose di Capaci e di via D’Amelio – dove persero la vita i giudici Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Francesca Morvillo e i poliziotti incaricati della loro tutela, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo, Vito Schifani, Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina ed Emanuela Loi – nonché del 30° anniversario delle stragi compiute dalla mafia a Firenze, Roma e Milano, la Polizia di Stato e la Conferenza Episcopale Italiana (Cei) hanno dato avvio a una iniziativa di valenza simbolica molto importante.

Tutto è partito dall’idea da tempo avviata dall’associazione “Quarto Savona 15” (sigla radio in uso  all’auto di scorta del Giudice Giovanni Falcone) ed animata da Tina Montinaro, vedova del caposcorta, che ha iniziato una coltivazione di un un giardino sorto a Capaci, nel luogo dove avvenne l’esplosione

Nella mattinata di lunedì 3 aprile il dirigente del Commissariato di Senigallia, Agostino Licari, ha fatto visita al vescovo della Diocesi di Senigallia, Franco Manenti, donandogli l’olio prodotto quest’anno dalla coltivazione siciliana. Iniziativa dall’alta valenza che è lo stesso vicequestore a spiegare ai nostri microfoni.

Dalla coltivazione degli alberi di ulivo è stato prodotto un olio che già lo scorso anno è stato distribuito presso tutte le Diocesi della Sicilia e quest’anno si è pensato di estendere l’iniziativa a tutto il territorio nazionale, consegnando un’ampolla contenente l’olio a tutti i vescovi delle Diocesi italiane, in occasione delle liturgie pasquali.

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Dialoghi sulla parola - Verso la Pasqua

Dialoghi sulla parola: ora in diretta la quinta e ultima puntata con il Vescovo Franco Manenti e Luigi Mossuto

Qui sarà possibile seguire la quinta e ultima puntata di “Dialoghi sulla parola”: cinque giovedì per dialogare con il vescovo Franco sui vangeli delle domeniche di Quaresima. Ogni giovedì, alle ore 21.00, in diretta sulle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.200 FM) e sulla pagina facebook radioduomo/vocemisena un ciclo di trasmissioni dal titolo ‘dialoghi sulla Parola’.

Nella puntata di giovedì 30 marzo sarà presente negli studi radiofonici di Radio Duomo Luigi Mossuto per dialogare con il Vescovo Franco Manenti sul Vangelo della Veglia di Pasqua.

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Dialoghi sulla parola - Verso la Pasqua
Dialoghi sulla parola - quinta puntata

Dialoghi sulla parola, quinta e ultima puntata con il Vescovo Franco Manenti e Luigi Mossuto

Qui sarà possibile seguire la quinta e ultima puntata di “Dialoghi sulla parola”: cinque giovedì per dialogare con il vescovo Franco sui vangeli delle domeniche di Quaresima. Ogni giovedì, alle ore 21.00, in diretta sulle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.200 FM) e sulla pagina facebook radioduomo/vocemisena un ciclo di trasmissioni dal titolo ‘dialoghi sulla Parola’.

Nella puntata di giovedì 30 marzo sarà presente negli studi radiofonici di Radio Duomo Luigi Mossuto per dialogare con il Vescovo Franco Manenti sul Vangelo della Veglia di Pasqua.

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L'unità pastorale ‘La barca di Pietro’ a Senigallia: in foto le parrocchie del Duomo, delle Grazie, del Porto e di Roncitelli

Senigallia, visita pastorale del vescovo Manenti nelle parrocchie Duomo, Grazie, Roncitelli e Porto

L'unità pastorale ‘La barca di Pietro’ a Senigallia: in foto le parrocchie del Duomo, delle Grazie, del Porto e di Roncitelli
L’unità pastorale ‘La barca di Pietro’ a Senigallia: in foto le parrocchie del Duomo, delle Grazie, del Porto e di Roncitelli

Il vescovo Franco comincerà una nuova tappa della sua visita pastorale. Da giovedì 26 gennaio sarà particolarmente vicino all’Unità pastorale ‘La barca di Pietro’, nelle parrocchie del Duomo, delle Grazie, del Porto e di Roncitelli. L’inizio è molto originale: giovedì 26, infatti, alle 13.00 Manenti porterà il suo saluto alla comunità georgiana riunita per la celebrazione dell’Eucaristia presso il salone parrocchiale del Porto. Ogni mese, infatti, tante persone provenienti dalla Georgia e che lavorano qui si incontrano per pregare insieme ad un sacerdote ortodosso, residente a Roma e che raggiunge mensilmente Senigallia a questo scopo.

La visita pastorale è appunto un ‘fare visita’, andare a trovare le tante realtà che vivono in un determinato territorio. Ed in quello della parrocchia del Duomo c’è anche la sinagoga. Il vescovo, invitato dalla locale comunità ebraica, sarà alle 18.00 in Via dei Commercianti per portare il saluto della diocesi in occasione del Giorno della memoria. Nelle altre giornate si alterneranno, come è avvenuto nelle precedenti ‘visite’ in altre Unità pastorali, incontri, celebrazioni, visite agli anziani e agli ammalati, dialogo aperto con i ragazzi ed i giovani, specialmente quelli che si stanno preparando ai sacramenti.

L’intero programma è pubblicato sul sito dell’Unità pastorale: labarcadipietrosenigallia.it

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Grazie, Benedetto XVI

Papa Benedetto XVI

Diverse le ragioni per cui sono grato a Papa Benedetto; due mi riportano al passato. La prima risale a quando, studente di teologia nel Seminario diocesano, ho accostato uno dei suoi testi più apprezzati, “Introduzione al cristianesimo”, ammirando la lucidità della sua riflessione che introduceva alla comprensione della ricchezza della fede cristianae all’apprezzamento della sua “ragionevolezza”.

La seconda mi riporta all’insegnamento come docente di Antropologia teologica, dove parlando della reciproca “sfida” che la teoria evoluzionista e la fede si lanciavano riguardo alla comprensione della creazione del mondo e dell’uomo, ho apprezzato la soluzione indicata da Papa Benedetto: suggeriva di superare non solo la “contrapposizione” tra fede e ragione, ma anche la stessa “complementarietà” tra le due; il tutto a favore della loro “coappartenenza” nella ricerca e conoscenza, della verità che le accomuna, con il guadagno di abbandonare una concezione del rapporto, dove la “fede” e la “ragione” restano estranee tra loro, operano per conto proprio, fino a quando sono costrette a incrociarsi e a cercare un qualche accordo tra loro. Una concezione del genere aveva favorito e alimentato il conflitto, col tentativo (maldestro), come documenta la vicenda storica, di risolverlo, scegliendo tra le due: a favore della fede contro la ragione o a favore della ragione contro la fede.

La terza ragione mi è offerta dalle ultime parole con cui Papa Benedetto…

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Il vescovo Franco presiede una S. Messa di suffragio del Papa emerito Benedetto XVI

SENIGALLIA – La diocesi di Senigallia comunica che mercoledì 4 gennaio 2023, alle ore 18.00, il vescovo diocesano Franco Manenti presiederà presso la Chiesa della Maddalena, in via Cavallotti, a Senigallia una S. Messa in suffragio del Papa emerito Benedetto XVI.

La chiesa senigalliese vuole unirsi ai sentimenti di cordoglio e preghiera espressi nel mondo intero per la scomparsa di Joseph Ratzinger, riconoscendo in lui una guida generosa e umile della Chiesa universale.

 Ogni parrocchia è inoltre invitata a celebrare una messa di suffragio in questi giorni secondo le indicazioni della Conferenza episcopale italiana, avendo cura di informarne i fedeli.
La Chiesa in Italia, in particolare, gli è riconoscente “per l’impulso dato alla nuova evangelizzazione”, si legge nel comunicato dei vescovi italiani, in cui si ricorda l’esortazione, rivolta in occasione del Convegno ecclesiale nazionale di Verona, a portare “con rinnovato slancio a questa amata Nazione, e in ogni angolo della terra, la gioiosa testimonianza di Gesù risorto, speranza dell’Italia e del mondo”. I vescovi, infine, invitano le comunità locali a riunirsi in preghiera e a celebrare la messa in suffragio del Papa emerito Benedetto XVI.

Franco Manenti

Il Natale, festa di regali ricevuti e donati

Franco Manenti
Franco Manenti

Quale regalo fare quest’anno a Natale? è una domanda che si fanno in molti. Natale è la festa dei tanti riti. Non solo dei riti religiosi con i quali i credenti celebrano la nascita di Gesù, il Figlio di Dio che si è fatto uomo per liberare la nostra esistenza dalla morsa mortale del male, ma anche dei riti di chi non è propriamente interessato a fare festa, perché “ci è nato un Salvatore”, ma che però prende spunto da questa ricorrenza liturgica per fare comunque festa. Tra i gesti che caratterizzano la festa del Natale, quello dei regali risulta particolarmente apprezzato. Fare, ricevere, un regalo è un gesto apprezzato per diverse ragioni. Una su tutte, perché segnala la buona qualità di una relazione, l’apprezzamento di una persona, il riconoscimento del valore che rappresenta per la nostra vita e di quello che noi rappresentiamo per la sua vita. Fare un regalo è però anche un gesto impegnativo, “rischioso”. Impegnativo perché non è scontato che il nostro regalo sia apprezzato da chi lo riceve; “rischioso”, perché potrebbe essere sottovalutato o addirittura, rifiutato, equivocato nel suo significato.

Di quali regali abbiamo bisogno in questo tempo almeno nel nostro territorio? Oltre agli strascichi del Covid, abbiamo visto l’irrompere di una guerra che, se, ancorché distante, ci rattrista per il carico di morte, di distruzione e ci inquieta perché rende ancora più precaria la nostra esistenza; abbiamo subito una devastante alluvione e un terremoto che, anche se non ha prodotto danni come l’alluvione, ha però creato tanti disagi. Penso che il regalo più “utile” per il Natale di quest’anno sia quello di una speranza solida, forte. La speranza che….

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