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Tag: politica

bidoni, raccolta differenziata, raccolta rifiuti, immondizia, igiene pubblica, senigallia

Rifiuti, Legambiente contro il termovalorizzatore nelle Marche

Da tempo si sta facendo largo nella politica regionale l’idea di realizzare un termovalorizzatore nelle Marche. Una struttura che dovrebbe bruciare 370 mila tonnellate all’anno di rifiuti urbani e speciali. E da tempo si parla di questa come dell’unica soluzione per risolvere alcuni problemi cronici del settore, necessaria anche sotto il profilo economico. Secondo Legambiente Marche, però, in questo ragionamento mancano elementi essenziali per una visione completa della questione.

«Leggiamo sempre più frequentemente – dichiara Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – una campagna di comunicazione sul termovalorizzatore come la soluzione all’emergenza economica in cui i rifiuti ci stanno portando e anche come soluzione per liberarci dalle discariche, sempre più difficili da realizzare nei territori. Nel ragionamento però, andrebbe spiegato che il termovalorizzatore rappresenterà un investimento particolarmente oneroso per tutta la regione, che ci vincolerà qualsiasi futura strategia più efficace per i prossimi 30 anni. Inoltre non ci libererà comunque dalle discariche, che anzi, ci serviranno per ospitare i rifiuti speciali prodotti dal termovalorizzatore stesso».

Nel 2024 il piano regionale di gestione dei rifiuti stimava un costo per il termovalorizzatore di circa 400 milioni di euro. Previsione che, secondo Legambiente, andrà ulteriormente rialzata. Nasce da qui la domanda: «come può un investimento di questa portata essere considerato una scelta utile ed appetibile? La regione ha tutte le carte in regola per fare scelte più lungimiranti, con un approccio integrato, senza ideologie».

L’atteggiamento di Legambiente è quello di sottolineare di certo lo «stallo impiantistico» che c’è nella regione, ma al contempo sottlineando la via d’uscita, l’economia circolare. «Ad oggi nei fatti ricicliamo molto poco delle frazioni ordinarie come vetro e carta, inviando fuori regione buona parte di questo materiale, perdendo l’occasione di generare la filiera economica delle materie ottenute dal riciclo. Inoltre molte regioni d’Italia hanno avviato e stanno avviando progetti di riciclo anche per frazioni più speciali, come prodotti assorbenti per la persona, RAEE, tessili. Come Regione Marche, dovremmo urgentemente andare in questa direzione».

«Chiudere il ciclo dei rifiuti è doveroso, ma prima di pensare di bruciarli, dobbiamo guardare a modelli di sviluppo più sostenibili ambientalmente ed economicamente – conclude Ciarulli – ci basti guardare le Regioni più virtuose che bruciano una parte dei rifiuti, ma lo fanno veramente a chiusura del ciclo. In Veneto, per esempio, la proiezione futura di combustione e smaltimento è di circa 400.000 tonnellate l’anno di rifiuti urbani, ma a fronte di una popolazione di circa 5 milioni di abitanti. Nelle Marche invece ci diamo la proiezione di bruciare 270.000 tonnellate di rifiuti urbani (e 100.000 di speciali) ma con appena 1,4 milioni di abitanti. Ed è in questo scarto molto largo che sta la scelta sbagliata che vogliamo sottolineare. Realizzare gli impianti industriali di riciclo, per tenere la nostra materia prima seconda come risorsa economica, sarebbe una strategia sicuramente più lungimirante. Avere un sistema di raccolta dei rifiuti che valorizzi la qualità della raccolta e permetta ai cittadini di essere premiati per la qualità dei conferimenti, altrettanto necessario quanto urgente».

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Marco Binci

Senigallia al voto. Rinasce Italia: «Basta show e promesse dell’ultimo minuto, serve coerenza»

Si chiude la campagna elettorale a Senigallia e la lista civica Rinasce Italia, a sostegno del candidato sindaco Marco Binci, traccia un bilancio netto, prendendo le distanze dal “teatro” della politica tradizionale.

Nonostante i toni sempre pacati e rispettosi, la lista esprime un giudizio molto critico sulle ultime settimane: «Questa campagna elettorale è stata uno show mediatico senza precedenti. Da una parte vediamo grandi coalizioni, passerelle di ministri e sfilate di potenti, come se bastasse una promessa dell’ultima ora per conquistare la fiducia dei cittadini».

Da qui, una domanda semplice a tutti i senigalliesi: se queste soluzioni miracolose esistessero davvero, perché non sono state realizzate prima? Perché, si chiedono da Rinasce Italia, i problemi della città diventano urgenti solo a ridosso del voto?

Di fronte a un sistema basato sugli slogan, Rinasce Italia rivendica con orgoglio la scelta di correre da sola, rifiutando compromessi comodi o alleanze di facciata: «Sarebbe stato facile unirsi a chi è già forte in cambio di qualche posto sicuro. Ma abbiamo scelto di non svendere i nostri principi. Abbiamo scelto l’orgoglio, la dignità e il coraggio di portare avanti un progetto autentico, anche se in salita».

Un progetto che vuole essere un messaggio soprattutto per i giovani: non rinunciare mai ai propri ideali per conformismo, perché il vero cambiamento nasce da chi ha il coraggio di restare coerente. Rinasce Italia si presenta alle urne senza grandi macchine elettorali, ma con il massimo rispetto per l’intelligenza dei cittadini.

«Una campagna elettorale seria non è quella di chi la spara più grossa, ma di chi guarda le persone negli occhi e dice la verità. Noi non vi promettiamo miracoli. Vi promettiamo serietà, coraggio e l’impegno di persone che, come voi, vivono quotidianamente gli stessi vostri problemi».

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Il confronto di lunedì 18 maggio, al cinema Gabbiano, tra i tre candidati a sindaco di Senigallia in queste elezioni comunali 2026: da sinistra Marco Binci, Massimo Olivetti e Dario Romano

Elezioni, Senigallia: grande partecipazione al cinema Gabbiano per l’incontro con i candidati

Si è tenuto lunedì 18 maggio, al cinema Gabbiano di via Maierini, l’atteso dibattito pubblico tra i tre candidati alla carica di sindaco di Senigallia: Marco Binci, Massimo Olivetti e Dario Romano. Si è svolto in un clima di grande correttezza tra i tre politici, ma soprattutto – ed è questo il segnale che a noi piace di più – di grande, grandissima e civile partecipazione in un momento fondamentale per la vita cittadina come le elezioni del 24 e 25 maggio.

L’evento, organizzato dalla Fondazione Gabbiano, realtà editrice de “La Voce Misena” e “Radio Duomo Senigallia in Blu“, ha riempito la sala del cinema Gabbiano ma ha registrato un altissimo seguito anche in streaming e sulle frequenze radiofoniche. Numerose, davvero tante, le domande che ci sono giunte dal pubblico presente e da quello da casa: un attestato di fiducia, crediamo, nei nostri confronti che sono state poi rivolte ai candidati sindaci.

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Il dibattito è stato all’insegna del fair play e dei contenuti, sono stati rispettati tempi e regole del confronto. Un momento di alta democrazia. I tre candidati a queste elezioni Marco Binci (Rinasce Italia), Massimo Olivetti (che riunisce il centrodestra compatto) e Dario Romano (con il centrosinistra stavolta unito) hanno risposto alle domande dei giornalisti Laura Mandolini e Carlo Leone, toccando i temi nevralgici per il futuro della città.

Il confronto di lunedì 18 maggio, al cinema Gabbiano, tra i tre candidati a sindaco di Senigallia in queste elezioni comunali 2026: da sinistra Marco Binci, Massimo Olivetti e Dario Romano

Il focus si è concentrato su alcune macroaree cruciali. Turismo e cultura in primis, con le strategie per il rilancio economico, la destagionalizzazione degli eventi e un cartellone che possa abbracciare in maniera inclusiva tutte le sensibilità portando anche innovazioni nella proposta. Spazio poi a economia e ambiente, con il sostegno alle imprese locali e lo sviluppo del territorio che non deve però mai tralasciare l’attenzione alla sostenibilità e né dimenticare i recenti disastri alluvionali.

Si è parlato tanto anche di frazioni, servizi sociali e anziani. I candidati hanno parlato della necessità di potenziare l’assistenza territoriale, ma affiancandola a progetti di inclusione, con la gestione del welfare in una città dall’età media avanzata e in continua crescita. Infine – ma non per minore importanza dato che in queste elezioni il tema è emerso più volte – i giovani. E’ stata segnalata l’esigenza di spazi di aggregazione, divertimento ma anche formazione e opportunità lavorative che possano porre un freno alla fuga delle nuove generazioni.

Molto interessante la voglia di protagonismo del pubblico, presente in sala, collegato con Radio Duomo Senigallia o connesso tramite i canali social. Abbiamo cercato di fornire più modi e strumenti di partecipazione, convinti che sia la strada giusta per riportare le persone a interessarsi di politica. Un percorso che possa riavvicinare la gente al confronto democratico, civile, senza attacchi scomposti ma con un sano diritto di critica e voglia di informarsi. Questa è la strada per non rassegnarsi all’astensionismo.

Sebbene ci sia stata qualche critica rispetto la scelta degli organizzatori di riservare i posti in presenza esclusivamente ai cittadini non candidati alle elezioni, per la maggioranza (non da intendersi a livello politico cittadino) delle persone si è rivelata la soluzione vincente. Che ha permesso anche di evitare inutili e spiacevoli episodi che si osservano in altre occasioni.

La seconda parte della serata è stata, come anticipavamo sopra, animata da tantissime domande arrivate direttamente dal pubblico in sala, segno di una cittadinanza attiva e vogliosa di risposte concrete, lontana dagli slogan della propaganda. I tre aspiranti primi cittadini hanno raccolto le sollecitazioni della platea, approfondendo dettagli amministrativi e visioni politiche. Le domande che non è stato possibile rivolgere in quell’occasione, sono state girate ai candidati, proponendo di darvi risposta tramite i loro canali social, per un maggiore livello informativo in vista dell’imminente appuntamento alle urne di domenica 24 e lunedì 25 maggio.

Per chi non avesse potuto seguire l’evento in diretta, la registrazione del confronto resta disponibile sui canali social (Facebook e YouTube) de La Voce Misena e Radio Duomo.

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Enrico Di Marino

Montemarciano scommette su giovani, conti in attivo e opere pubbliche

C’è una politica di concretezza e buon senso, che parla di conti in ordine e di lavori pubblici; ce n’è anche una che offre opportunità ai giovani. Una politica che li coinvolge direttamente nell’amministrazione pubblica, facendoli misurare con numeri, documenti e cantieri. A Montemarciano queste due politiche sembrano andare di pari passo. Ospite della rubrica “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) è stato Enrico Di Marino, capogruppo in consiglio con Progetto Montemarciano. Il 22enne ha tracciato il punto sulla svolta amministrativa del comune. L’audio dell’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Eletto a soli 19 anni al fianco dell’attuale sindaco Maurizio Grilli, Enrico Di Marino ridimensiona la disillusione olitica dei giovani: «Quelli interessati alla politica sono molti più di quanti si pensi», ha spiegato, lanciando un appello ad ascoltare le nuove leve senza pregiudizi e a sostenere i giovani nel loro impegno politico.

Il banco di prova per quanto riguarda il Comune di Montemarciano è stata la seduta consiliare del 29 aprile scorso. Nell’occasione c’è stata l’approvazione del rendiconto di bilancio 2025 e del piano triennale delle opere pubbliche. L’ente si lascia alle spalle una situazione finanziaria delicata. Il disavanzo ereditato, che ammonterebbe secondo Di Marino a circa 1,5 milioni di euro, bloccava gli investimenti. Il secondo bilancio consecutivo chiuso in positivo, con un avanzo di circa 280 mila euro, apre invece nuove opportunità.

Un tesoretto esiguo ma fondamentale, conferma Di Marino. Ma permetterà di abbassare l’indebitamento dell’ente e finanziare le manutenzioni straordinarie, a partire dagli edifici scolastici e dai progetti futuri. Grazie ai fondi regionali, ministeriali e alla ricostruzione post-sisma, il piano delle opere pubbliche mette in campo importanti cifre: oltre 7,5 milioni di euro.

I principali interventi previsti sono per scuole e monumenti. Si metterà mano al miglioramento sismico per il plesso scolastico De Amicis-Falcinelli e per il santuario di Alberici, oltre alla messa in sicurezza dell’ingresso monumentale del cimitero. E ancora: grazie al suo recupero con fondi dell’8×1000, si potrà assistere alla riapertura del teatro Alfieri.

Altro capitolo è quello del lungomare di Montemarciano: la ciclovia Adriatica si integrerà con i lavori di ripascimento. L’infrastruttura comporterà una trasformazione totale della viabilità. A causa delle dimensioni della carreggiata, il lungomare diventerà molto probabilmente a senso unico. «Spero che un’infrastruttura così cruciale porti a una programmazione a lungo termine contro l’erosione costiera, magari in sinergia con i comuni vicini di Falconara e Senigallia», ha auspicato il capogruppo.

Infine uno sguardo a sicurezza e decoro. Il Comune ha ottenuto dalla Regione Marche un finanziamento di 90 mila euro destinato all’illuminazione pubblica. Permetterà la sostituzione dei vecchi corpi illuminanti con tecnologie LED, garantendo un risparmio sulle bollette energetiche e strade più sicure. Ma non solo. Montemarciano è stato tra i tre comuni della provincia di Ancona a beneficiare di risorse ministeriali per il potenziamento della videosorveglianza. Le nuove telecamere, che si aggiungono ai sistemi OCR per la lettura delle targhe già attivi ai confini comunali, avranno un duplice obiettivo: prevenire la microcriminalità e contrastare l’odioso fenomeno dell’abbandono selvaggio dei rifiuti.

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Mohamed Malih

Senigallia, Mohamed Malih: «La politica è in ritardo su inclusione e povertà»

All’impegno associativo e sociale ha aggiunto da tempo quello civile e politico. E ora che si avvicinano le elezioni, ha tracciato la sfida per il futuro, che si intreccia con quella della comunità senigalliese in cui abita da anni. Stiamo parlando di Mohamed Malih, consigliere straniero aggiunto che ha fatto parte del consiglio comunale negli ultimi cinque anni. E’presidente di Stracomunitari, un’associazione di volontariato che si occupa di integrazione e assistenza delle persone di qualunque nazionalità. L’abbiamo intervistato all’interno della nostra rubrica “20 minuti da Leone”, su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) e qui vi riproponiamo l’audio.

La politica è un’estensione naturale dell’impegno che riversa nella sede di via Cellini con l’associazione Stracomunitari. Mohamed Malih ricopre il ruolo di consigliere straniero aggiunto. Una figura che può intervenire, presentare interrogazioni e partecipare al dibattito, ma a cui manca il tassello fondamentale del diritto di voto. «Lo straniero non ha ancora piena cittadinanza, anche se residente da anni», spiega Malih. «La politica è in ritardo rispetto alla società civile. Io stesso non ho mai chiesto la cittadinanza italiana per questioni burocratiche. Mi sento cittadino senigalliese per cultura e appartenenza».

L’attività dell’associazione Stracomunitari smentisce uno dei pregiudizi più duri a morire: quello di un’assistenza “di parte”. La distribuzione di generi alimentari alle famiglie bisognose segue un unico criterio: il valore ISEE. Gli aiuti sono per tutti: le famiglie assistite sono sia straniere che italiane. Tra le proposte che Malih ha avanzato c’è quella per la riduzione della TARI per le attività che donano eccedenze al terzo settore. Ssarebbe un magari piccolo ma comunque concreto incentivo per stimolare la solidarietà senza gravare troppo sulle casse pubbliche.

Tuttavia, le difficoltà restano alte su tanti fronti, come quello abitativo. A Senigallia, trovare casa per uno straniero è un’impresa. Per diversi motivi. Uno è di tipo economico: i proprietari di appartamenti (a volte anche garages) preferiscono gli affitti brevi estivi, più redditizi. Ma il secondo è di tipo sociale e psicologico: c’è una generalizzata diffidenza verso i ci ttadini di altre nazionalità perché persistono pregiudizi sulla solvibilità o sulla cura dell’immobile. Da qui la proposta. Mohamed Malih rilancia l’idea del Comune come garante per agevolare l’incontro tra domanda e offerta, una soluzione discussa da tempo ma mai resa operativa.

Il nodo delle seconde generazioni è l’altro grande tema toccato nell’intervista. Malih rifiuta le etichette etniche: il tema della “devianza giovanile” tocca molti ragazzi a prescindere dalla nazionalità. La soluzione, per lui, non è solo repressiva ma educativa: servono spazi di aggregazione. In questo è fondamentale il ruolo di scuole, oratori e associazioni. «Noi facciamo doposcuola, ma siamo stretti. Se avessimo più spazi, potremmo fare molto di più».

Tra i progetti “virtuosi” di cui Senigallia si può fregiare c’è certamente quello della street art alla parrocchia di Cesanella. I ragazzi di un numericamente importante gruppo, al centro di qualche dissidio con i residenti del quartiere, hanno dato una riqualificazioen dell’area parrocchiale in via Perugino, trasformando il potenziale disagio in arte e senso di appartenenza (ASCOLTA L’INTERVISTA QUI).

Tante le problematiche ma al futuro si può guardare con ottimismo, inannzitutto notando una maggiore partecipazione di giovani – anche di origine straniera – nelle varie liste elettorali, dai partiti alle liste civiche. Il suo obiettivo? Portare la figura del consigliere aggiunto oltre i confini comunali, magari con diritto di voto, nel consiglio dell’Unione dei comuni Le terre della marca senone e la Regione Marche, per dare voce a chi, oggi, la politica la vive ma non può ancora scriverla con il voto.

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Il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi a Senigallia

Sport, il ministro Abodi a Senigallia: tour tra piscine, pista e palestre

Anche il ministro per lo sport e i giovani, Andrea Abodi, – dopo il collega al turismo Mazzi – ha fatto tappa a Senigallia non solo per questioni elettorali, ma per ribadire il valore della «politica di prossimità». Al centro dell’incontro, l’idea dello sport come pilastro educativo e sociale, da sostenere – se possibile – attraverso una filiera istituzionale solida che colleghi l’Europa, il governo nazionale, la regione e il territorio locale. Abodi ha sottolineato l’importanza di una continuità amministrativa che permetta di raccogliere i frutti seminati negli anni, trasformando le crisi passate in opportunità concrete per la cittadinanza.

Sul piano tecnico, il ministro ha confermato lo stanziamento di un miliardo di euro da parte del collega all’istruzione Valditara, destinato alle palestre scolastiche per colmare il gap infrastrutturale del Paese. Per Senigallia e i comuni limitrofi, la sfida si sposta sulle piscine e sugli altri impianti sportivi strategici, con la questione della sostenibilità energetica che potrebbe trainare alcuni interventi.

Intanto il governo è al lavoro anche sulla semplificazione del dialogo con le Soprintendenze per rendere i luoghi storici finalmente fruibili. Non è mancato un riferimento alle questioni nazionali (come la vicenda della presidenza della Figc) e alla necessità di riforme che garantiscano la trasparenza economica dei club professionistici.

L’intervento si è concluso con un richiamo ai valori umani, citando l’esempio di resilienza di atleti come Achille Polonara. Secondo Abodi, lo sport deve insegnare ad amare la vita e a trovare nuove opportunità anche nei momenti difficili.

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Una delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla

Diario di bordo: la voce di Senigallia nel cuore della “Global Sumud Flotilla”

«Ci siamo lasciati alle spalle l’Etna che fumava come un turco». Inizia così il diario di bordo di Vittorio Sergi, uno dei due attivisti di Senigallia (l’altro è Maurizio Menghini) partiti domenica 26 aprile a bordo della seconda spedizione della Global Sumud Flotilla. Mentre a Senigallia le associazioni antifasciste come l’Anpi e la Scuola di Pace “V. Buccelletti” manifestavano solidarietà con bandiere bianche e palestinesi, Vittorio si trovava nel cuore pulsante di una mobilitazione internazionale. Il servizio AUDIO di Radio Duomo Senigallia (95.2fm) sulla missione.

Non solo: era al centro di un mosaico di popoli, coscienze, simboli e bandiere, barche di varie dimensioni e stazza, al centro di questioni tecniche, organizzative, politiche ed emozionali. Ben 63 le imbarcazioni e oltre mille volontari salpati per sfidare il blocco navale che isola Gaza. E tutto questo caleidoscopio di colori e sensazioni è finito in un racconto con cui Vittorio Sergi restituisce l’immagine di un “altro” mondo, solidale, internazionale, pacifista, che si ritrova in mare. 

Sotto la bandiera palestinese, quella della pace e altri vessilli viaggiano equipaggi internazionali: dai turchi agli italiani, dai malesi ai brasiliani. «È stata un’immagine incredibile vedere queste barche ormeggiate. Siamo un equipaggio internazionale e internazionalista, tutti uniti con l’obiettivo di veleggiare verso Gaza», racconta l’attivista e docente senigalliese.

ASCOLTA L’INTERVISTA ALLE ASSOCIAZIONI DI SENIGALLIA SULLA FLOTILLA

Ma oltre l’aiuto umanitario – che rimane un’urgenza dati i numeri della crisi con oltre 72 mila vittime, centinaia di migliaia di feriti e una cronica mancanza di farmaci – la missione della flotilla vive di una forte componente politica ed emotiva. Sergi descrive le ultime riunioni preparatorie, quelle prima della partenza, come un passaggio cruciale: se per settimane tecnici e velisti hanno lavorato per rimettere in sesto imbarcazioni usate e acquistate con le donazioni, l’imminenza della partenza ha lasciato spazio all’aspetto politico ed emotivo. «L’idea che arriveremo a Gaza nonostante le difficoltà. Ci siamo formati alla pratica dell’azione diretta civile non violenta, attraverso momenti di confronto, condivisioni e anche scontri necessari per coordinare una flotta così complessa».

La navigazione verso le acque internazionali del Peloponneso non è priva di imprevisti. Oltre alle tensioni militari nel Mediterraneo orientale, l’equipaggio deve fare i conti con l’isolamento tecnologico. «Questa notte internet ha smesso di funzionare su alcune barche», riferisce Vittorio con un pizzico di ironia, «forse Elon Musk ha sentito che non gli volevamo tanto bene. Ora stiamo navigando alla maniera degli anni ’90, a vista e con la radio VHF». 

Ma la gestione della Flotilla, descritta da Sergi come un equilibrio precario tra orizzontalità decisionale, necessità di deleghe e decisioni rapide, riflette la complessità di un movimento che cerca di rompere l’accerchiamento di Gaza. Per Vittorio e gli altri volontari, non si tratta solo di una missione nautica, ma di una «navigazione emozionale, sia soggettiva che collettiva».

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elezioni, votazioni, voto, schede elettorali, urne, referendum

Senigallia, elezioni: coalizioni compatte ma c’è l’ipotesi di un terzo polo

Le elezioni comunali del 24 e 25 maggio si avvicinano ma il quadro politico non è ancora del tutto definito. Centrodestra e centrosinistra si presentano compatti, e oguno rivendica questo come fattore di reale novità rispetto al passato, mentre cresce l’attesa attorno alla creazione di un terzo polo di cui si dovrebbero conoscere gli esiti a giorni e quindi alla possibile candidatura di Marco Binci. Mancano poche settimane al voto e Senigallia si prepara a una sfida elettorale che si preannuncia combattuta. Da un lato il sindaco uscente Massimo Olivetti, 61 anni, avvocato, sostenuto da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e due liste civiche: “Senigallia al Centro” e “La Civica”. Dall’altro Dario Romano, 39 anni, manager d’azienda, ex presidente del consiglio comunale e attuale capogruppo del PD, alla guida di una coalizione di centrosinistra che riunisce PD, Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 Stelle, “Progetto Senigallia Riformista” e “Onda Civica per Senigallia”. Ma c’è un terzo polo. O perlomeno vorrebbe esserci. Di tutto questo abbiamo parlato su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) a “20 minuti da Leone”: vi proponiamo anche qui il servizio audio in onda lunedì e martedì alle ore 13:10 e alle ore 20.

Stando alle voci, potrebbe arrivare un terzo candidato. Marco Binci, 50enne di Iesi, professionista nel settore dei carburanti ed ex Movimento 5 Stelle, starebbe lavorando alla costruzione di un polo alternativo al tradizionale schema bipolare che da anni domina la politica cittadina. Il progetto raccoglierebbe il testimone lasciato cadere da Azione, il cui coordinatore locale Maurizio Perini aveva inizialmente lavorato all’idea che sarebbe dovuta «nascere per il mal di pancia di qualcuno» (ASCOLTA L’INTERVISTA A MAURIZIO PERINI) per poi confluire nel sostegno al centrodestra di Olivetti. Binci ha dichiarato di conoscere bene la città, di frequentarla assiduamente e di avere le idee chiare sui suoi punti critici – il rischio idrogeologico in primis – e sulle sue potenzialità, a partire dal turismo, con l’obiettivo di renderla economicamente vivace in tutte le stagioni. Il nome di Michele Carboni, in un primo momento circolato come possibile candidato alternativo alle elezioni, sarebbe stato messo da parte proprio per puntare su Binci.
Il tempo però stringe: il termine per la presentazione delle liste è fissato a sabato 25 aprile, e fino a quel momento l’intera operazione resta avvolta nell’incertezza.

Quel che è certo è il lavoro che è stato fatto nel centrosinistra. Romano rivendica la solidità della propria coalizione, costruita – a suo dire – «senza accordi sottobanco ma attraverso un lavoro paziente e condiviso». Tra gli elementi che cita con soddisfazione c’è lo svolgimento delle primarie, che avrebbero dato nuova energia alla partecipazione civica, e il reinserimento in lista di Gennaro Campanile, storico compagno di viaggio con cui c’era stata una frattura, ora candidato indipendente nelle file del PD. Per quanto riguarda le elezioni, il programma del centrosinistra si concentra sulla qualità della vita nelle frazioni e nei borghi, con particolare attenzione ai servizi di prossimità, alle politiche sociali, alla casa, al lavoro, all’ambiente, alla mobilità e alla cultura. Romano promette una squadra rinnovata, con molti volti giovani e competenti.

Nel centrodestra il sindaco uscente Olivetti difende il bilancio del suo mandato sottolineando come – nonostante emergenze non da poco, vedi covid e alluvione 2022 – l’amministrazione abbia saputo gestire risorse proprie al di là dei fondi PNRR, chiudendo con un avanzo non vincolato di circa 7 milioni di euro. Il primo cittadino respinge le critiche di chi lo accusa di aver costruito il proprio bilancio sull’onda dei finanziamenti straordinari, precisando che meno di un quarto dei circa 100 milioni di lavori pubblici avviati proveniva dai fondi europei. Per il futuro, Olivetti punta sulla riduzione della pressione fiscale, sulla sicurezza, sullo sport per i giovani e sul welfare per la terza età, oltre che su una continuità nei lavori pubblici. Quanto all’europeputato Carlo Ciccioli di Fratelli d’Italia, intervenuto alla presentazione della lista in vista delle elezioni, ha ribadito la piena fiducia in Olivetti, definendolo persona competente e pragmatica, sottolineando al contempo la presenza in lista del consigliere regionale Corrado Canafoglia come garanzia di un filo diretto con la Regione Marche.

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Luciana Sbarbati a Radio Duomo Senigallia

Politica, Luciana Sbarbati: «Meloni promossa solo sugli esteri». Il campo largo a sinistra? «Un bluff»

Territorio, sanità, immigrazione, sicurezza, esteri ma soprattutto tanta, tanta Europa. Rieletta all’unanimità segretaria nazionale del Movimento Repubblicano Europeo, la senatrice Luciana Sbarbati è tornata a Senigallia – città che per tre volte è stata il “suo” collegio elettorale alla camera – per un’intervista a Radio Duomo Senigallia nel format “20 minuti da Leone”. Un’intervista a tutto campo: dalle vicende politiche nazionali dagli anni ’80 in avanti fino alle questioni internazionali che tengono banco in questi giorni, passando per la sanità marchigiana o la ricostruzione post-alluvione nel senigalliese. Insieme a questo testo da leggere, potete ascoltare l’audio dell’intervista grazie al lettore multimediale.

MRE: passato, presente e futuro

La rielezione all’unanimità alla guida del Movimento Repubblicano Europeo è un nuovo punto di partenza. L’Mre è nato nel momento in cui Giorgio La Malfa scelse di portare i repubblicani del Pri nel centrodestra, una decisione che lei e altri non condivisero. Da allora ha scelto di restare nel centrosinistra con l’Ulivo di Prodi, mantenendo fede a un patto federativo che, ai tempi di Letta, era formalizzato anche sul simbolo elettorale per le elezioni europee. Con l’arrivo della segreteria Schlein, però, qualcosa si è rotto. «L’ho contattata per rinnovare il patto federativo – racconta Sbarbati – ma non ho ricevuto alcuna risposta». Non è però solo un problema di comunicazione: «Non ho potuto più condividere un arretramento dalle posizioni miglioriste e riformatrici che aveva l’Ulivo e che aveva all’inizio il Partito Democratico, per arroccarsi oggi su posizioni ideologiche». Da qui la scelta di riprendere la piena autonomia: il Movimento si propone oggi come una forza liberal-democratica di centro, capace di «scardinare la logica brutale tra destra e sinistra che hanno perso un’identità valoriale». «Il campo largo è un bluff – dice senza mezzi termini – così anche tutto quello che riguarda il centrodestra. Parlano la stessa lingua ma di centro non hanno niente. E la politica deve tornare a parlare di contenuti»: per farlo c’è bisogno di quella «pedagogia politica» mazziniana che servirebbe a riavvicinare i giovani alle istituzioni.

La legge elettorale

Uno dei temi più sentiti è la legge elettorale vigente, che Luciana Sbarbati definisce «un accordo tra Berlusconi e Renzi» con cui i segretari decidono chi va in parlamento attraverso le liste bloccate. «I parlamentari che hanno paura di non essere rieletti – accusa – dicono sempre “sì” al segretario, anche se la politica non è quella giusta». La senatrice chiede un ritorno alle preferenze o comunque a un sistema che restituisca ai cittadini la scelta diretta dei propri rappresentanti, nonostante i limiti.

Europa «sull’orlo dell’abisso»

Sul fronte europeo, Luciana Sbarbati è netta: senza un governo centrale, una difesa comune e una vera fisionomia politica, l’Europa non è in grado di competere in un mondo in cui si ragiona «per continenti» e «la geopolitica è in mano ad autocrazie». «L’ombrello protettivo degli Stati Uniti non c’è più – sottolinea – ma non da oggi con Trump: già con Obama si era chiuso». Una delle strade da percorrere, secondo la senatrice, è quella di riprendere il cammino verso una costituzione europea, da lei sostenuto, che si bloccò per il veto di alcuni stati membri: l’auspicio è che i parlamentari europei ci mettano impegno. Ma la sfida internazionale è fatta anche di personalità e personalismi. Sui grandi leader populisti, c’è da distinguere tra la figura del singolo e le forze che lo sostiene, a volte forze occulte: «E’ una nuova strategia politica che non è dei partiti, è di una finanza internazionale e questa si muove senza controlli».

Governo Meloni: promosso o bocciato?

Sulla presidente del consiglio, la valutazione è articolata. In politica estera Meloni «ha saputo far cadere uno dopo l’altro i pregiudizi nei suoi confronti a livello internazionale, restituendo all’Italia dignità e autorevolezza». Sul rapporto con Trump, invece, «un conto è mantenere il rapporto con una posizione di dignità e di autonomia, un altro è assecondare o tacere».
Sul piano interno il giudizio è più critico: «Meloni non è supportata adeguatamente da una squadra all’altezza. Loro non hanno governato, hanno fatto sempre opposizione: ma l’esperienza si fa sul campo». Solo per fare qualche esempio, su pensioni e immigrazione, temi centrali della campagna elettorale del centrodestra, Luciana Sbarbati è lapidaria: «Sulle pensioni non abbiamo fatto un passo avanti. Il problema dell’immigrazione non nasce con loro, è vecchio. Oggi però l’Europa sta seguendo la strategia dell’Italia».

Riforma della giustizia

Sul tema della separazione delle carriere dei magistrati, Luciana Sbarbati non si sbilancia ancora: «Ho lasciato libertà di voto al partito. Non è la riforma della giustizia vera, è una riforma che andava fatta anni fa ma non è stata fatta per colpa della sinistra. Oggi la fa la destra e si dice “no” solo per questo: io voglio entrare nel merito». La senatrice ricorda il lavoro di Vassalli e la posizione favorevole che anche Falcone aveva espresso a suo tempo, e annuncia che il Movimento farà un ampio dibattito interno prima di prendere una posizione.

Sanità e territorio

A livello regionale, Luciana Sbarbati esprime un giudizio positivo sul nuovo assessore alla sanità Paolo Calcinaro, che definisce «partito con il piede giusto e concretezza». Più complesso valutare il predecessore Filippo Saltamartini: «È una brava persona che stimo, ma si è trovato nel momento più difficile per la sanità marchigiana». La senatrice annuncia per il 28 febbraio un convegno regionale a Senigallia — all’auditorium San Rocco, ore 16.30 — sul tema “La prevenzione: una realtà o un miraggio?“, organizzato con l’associazione Stomia Storia Mia e il dipartimento di prevenzione della Regione Marche.

Senigallia, le Marche e il senso di comunità

Abbiamo concluso la nostra intervista alla senatrice Luciana Sbarbati con uno sguardo ancora più sul locale e un pensiero sulla sua città adottiva: «Senigallia merita un’attenzione diversa, più forte. Ha avuto tante personalità importanti ma non ha saputo valorizzare la propria identità storica e culturale». Una riflessione che estende all’intera regione: «Siamo ancora piccole marchettine che lottano tra comune e comune. Questa capacità di sentirsi una comunità va ancora costruita».

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La locandina dell'incontro sulla prevenzione organizzato a Senigallia
L'ospedale civile di Senigallia "Principe di Piemonte"

Sanità, Senigallia. Ore senza barella per un malato oncologico: esplode la polemica

Un paziente oncologico costretto ad attendere otto ore su una sedia metallica, e poi a terra su una coperta, per la mancanza di barelle disponibili al pronto soccorso. Il caso di Franco, affetto da un tumore al colon che gli impedisce la posizione seduta prolungata, ha scosso profondamente la comunità di Senigallia e non solo, innescando una durissima reazione trasversale contro la gestione della sanità pubblica a livello locale e regionale.

Le reazioni del Movimento 5 Stelle

Il primo a sollevare il caso è stato Paolo Battisti (M5S Senigallia), che ha definito la vicenda: «Un’odissea che neanche nell’ospedale di un paese in guerra un assistito dovrebbe subire». Secondo l’esponente pentastellato, la colpa non è degli operatori ma di uno Stato che riduce gli investimenti: «Tutti possiamo essere Franco, è ora di rendercene conto».
Sulla stessa linea la capogruppo regionale M5S Marta Ruggeri, che ha annunciato un’interrogazione: «Le immagini che arrivano dal Pronto Soccorso sono la prova documentale del collasso del sistema sanitario marchigiano sotto la gestione della destra». Per Ruggeri è inaccettabile che un codice arancione attenda undici ore: «Non accettiamo la scusa del “picco influenzale”: la carenza di organico e la mancanza di strumentazioni sono problemi strutturali».

Il Partito Democratico: “Affronto alla dignità”

Dure anche le parole del consigliere regionale PD Maurizio Mangialardi, che esprime solidarietà al paziente per una situazione «lesiva per la salute a livello psicofisico e vero e proprio affronto alla dignità umana». Mangialardi difende però il personale del “Principe del Piemonte”, vittima di un «malfunzionamento sistemico» e di turni massacranti.
Il candidato sindaco Dario Romano mette in guardia dalle indagini interne: «L’apertura di un’indagine è un atto dovuto, ma non serve cercare un capro espiatorio tra il personale, già stremato e sotto organico, quando il problema è chiaramente strutturale e politico».

Forza Italia attacca la direzione sanitaria

Anche dal centrodestra arrivano critiche pesanti. Roberto Paradisi (Forza Italia) punta il dito contro la carenza di dotazioni: «Da mesi e mesi vengono richiesti acquisti di attrezzature, tra cui le barelle per il Pronto Soccorso. Richieste rimaste inevase». Paradisi contesta duramente l’operato degli organi direttivi dell’Ast di Ancona, accusandoli di voler scaricare le colpe sui lavoratori disponendo ispezioni quando un caso esplode: «Gli unici responsabili devono essere individuati all’interno della Direzione aziendale». E infine auspica un cambio di direzione politica dopo che per anni le amministrazioni regionali hanno palesato uno «sbilanciamento» a favore di Jesi o Fabriano.

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Marco Lion

Primarie, Marco Lion: «Il mio 35% pesa. Ora un programma contro le follie del centrodestra»

Non una sconfitta, ma un solido punto di partenza. Marco Lion, protagonista delle recenti primarie del centrosinistra senigalliese, esce dal confronto con Dario Romano con un bottino del 35% dei voti. Un risultato che va ben oltre la base dei partiti che lo avevano ufficialmente appoggiato (Vola Senigallia e Alleanza Verdi Sinistra). «Le mie proposte pesano per un terzo del futuro programma – ha dichiarato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) – e di questo si dovrà tenere conto».
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto più duro dell’intervento di Marco Lion riguarda la gestione delle opere pubbliche e della ricostruzione post-alluvione. L’ex parlamentare ha definito «progetto demenziale» e «follia» le soluzioni proposte per ponte Garibaldi e ponte Portone. «Olivetti non ha fatto il suo dovere di sindaco – accusa l’ex vicepresidente della Provincia dorica – ha subito supinamente decisioni arrivate da Ancona e Ascoli. I cittadini mi hanno votato perché vedono in me l’unica garanzia per evitare questi drammi urbanistici che rovineranno la vivibilità di Senigallia».

LEGGI L’INTERVISTA A DARIO ROMANO

L’asse del dibattito si sposta poi anche sulla giustizia sociale. Secondo il presidente locale di Italia Nostra, Senigallia è vittima di una bolla speculativa immobiliare che impedisce alle giovani coppie di trovare case in affitto a prezzi accessibili. Da qui l’esigenza di soluzioni sia per frenare la speculazione e dare quindi risposte sull’emergenza abitativa, sia sul lavoro di qualità: «Basta precariato stagionale legato solo al turismo; la città deve offrire opportunità economiche diversificate».

Conoscitore esperto del dissesto idrogeologico, Marco Lion ribadisce che alzare i ponti in città è inutile se non si interviene a monte con le vasche di espansione. «Servono 8 milioni di metri cubi di invaso per mettere in sicurezza il Misa. La prima vasca di Bettolelle è solo un piccolo passo, ma ne servono molte altre che erano già state individuate nel 2015. Non si può aspettare l’ultimo momento per progettare, la sicurezza della valle è strategica e non ha colore politico».

Anche sulla sanità Marco Lion accusa il sindaco Olivetti di aver fatto strumentalizzazione politica in passato. Sebbene la competenza sia regionale, il Comune deve avere un ruolo attivo: «Il Sindaco deve essere il cane da guardia del nostro nosocomio. Non bastano ospedali e case di comunità se poi mancano il personale e le risorse per farle funzionare».

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Dario Romano

Senigallia, Dario Romano guarda alle elezioni comunali: «Città dei 15 minuti e ascolto dei cittadini»

«Non vogliamo un “album di figurine” fatto di sigle, ma un progetto solido e credibile». Con queste parole Dario Romano, fresco vincitore delle primarie del centrosinistra, ha delineato la sua visione per la Senigallia del futuro durante l’intervista a 20 minuti da Leone su Radio Duomo. Un colloquio a tutto campo che ha toccato i temi caldi della politica cittadina: dalla gestione dei fondi PNRR alla sicurezza idrogeologica, fino alla rivoluzionaria idea della “città dei 15 minuti”.
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto di rottura più netto con l’attuale amministrazione Olivetti risiede nella visione urbanistica e sociale. Romano punta tutto sulla “Senigallia dei 15 minuti”, un modello nato dalla collaborazione con il noto urbanista Carlos Moreno. «L’obiettivo è creare una città policentrica — ha spiegato Romano — dove ogni cittadino, dalla frazione più distante al centro storico, possa raggiungere i servizi essenziali (salute, spesa, uffici) in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Non è un’utopia ideologica, ma una strategia per non avere più cittadini di serie B».

LEGGI O ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO LION

Romano non ha risparmiato critiche al metodo dell’attuale amministrazione, definita deficitaria sul piano dell’ascolto e della trasparenza. Sul fronte sanità, il candidato del centrosinistra propone un cambio di paradigma: superare il modello “ospedale-centrico” per investire sulla medicina del territorio. Tra le proposte concrete, l’istituzione di una Consulta comunale della sanità, un’idea condivisa con il Movimento 5 Stelle. «Il sindaco deve essere il collettore delle richieste del territorio. Servono personale e strumentazioni, non solo nuove mura», ha incalzato Romano, ricordando come la destra avesse vinto la scorsa tornata elettorale proprio facendo battaglia sulla sanità, senza però sortire gli effetti sperati una volta salita al potere.

Pur riconoscendo l’ingente mole di risorse arrivate tramite il PNRR (circa 40 milioni di euro), Romano accusa la giunta uscente di mancanza di coraggio: «Si sono limitati all’ordinaria amministrazione o a progetti ereditati dal passato, come le scuole. Perché non si è osato su un nuovo palazzetto dello Sport?». Inevitabile il passaggio sul ponte Garibaldi e sulla sicurezza del Misa. Per Romano, la chiave resta la mitigazione del rischio attraverso le vasche di espansione: «Quella di Bettolelle è un passo, ma ne servono altre. Su questo non esiste destra o sinistra: chi governa deve avere come priorità assoluta la messa in sicurezza del territorio».

In vista dei prossimi mesi di campagna elettorale, la sfida principale sarà mantenere compatta la coalizione progressista. «Siamo gli unici ad avere già un candidato e un programma pronti – ha concluso Romano – segno che il percorso delle primarie ha funzionato rimettendo la partecipazione al centro del nostro percorso. Ora dobbiamo far sedimentare queste idee nell’immaginario dei cittadini. Se resteremo uniti sui progetti e non sulle poltrone, Senigallia potrà davvero cambiare marcia».

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Riforma statuto Marche: via libera all’unanimità su parità di genere e linguaggio inclusivo

Importante passo avanti per l’assetto istituzionale della Regione Marche. La commissione ‘affari istituzionali’ ha licenziato tre proposte di legge che puntano a innovare lo statuto regionale, toccando temi che spaziano dall’efficienza amministrativa alla sensibilità culturale. I provvedimenti, oggi pronti per il vaglio dell’aula consiliare, seguono binari differenti ma convergono verso un aggiornamento complessivo delle regole del gioco regionali.

Le tre novità in arrivo

Il pacchetto di riforme si articola su tre pilastri. Il primo è l’ampliamento della giunta: su iniziativa della giunta stessa, come già annunciato subito dopo l’elezione di Acquaroli al secondo mandato, è stato approvato l’adeguamento dello statuto alla legge statale 122/2025. La novità principale riguarda l’aumento di due unità nel numero degli assessori, operazione che avverrà a invarianza finanziaria (senza costi aggiuntivi per le casse pubbliche). Su questo punto l’opposizione ha scelto la via dell’astensione.

Disco verde anche sull’equilibrio di genere. E’ stata approvata, stavolta, all’unanimità la proposta (prima firmataria Marta Ruggeri, M5s) per garantire una rappresentanza più equilibrata tra uomini e donne negli organi di vertice e della giunta.

Anche nel caso del linguaggio inclusivo il voto è stato unanime per la legge che promuove l’uso di termini consapevoli nella denominazione degli incarichi politici e amministrativi, un segnale di adeguamento ai moderni standard comunicativi.

Le reazioni politiche

La presidente della commissione, Jessica Marcozzi (FI), ha espresso profonda soddisfazione, sottolineando la «capacità di creare sintesi su tematiche molto diverse tra loro». Un plauso arriva anche da Marta Ruggeri (M5s, prima firmataria degli ultimi due atti), che parla di un vero e proprio «cambiamento culturale» per l’ente regionale.

Il percorso legislativo

La strada per l’entrata in vigore, tuttavia, è ancora lunga a causa della natura statutaria delle riforme. Le leggi approderanno oggi, martedì 13 gennaio, in consiglio. Trattandosi di modifiche allo statuto, servirà una doppia deliberazione a maggioranza assoluta, con un intervallo non inferiore a due mesi tra le due votazioni.

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Senigallia: 4,7 milioni per il nuovo ponte Portone, tra sicurezza e polemiche

La viabilità di Senigallia potrebbe cambiare ancora e radicalmente. Non solo per il progetto di ponte Garibaldi ma anche con un nuovo disegno che interesserà ponte Portone. Si tratta dell’infrastruttura che collega viale Leopardi con ponte Zavatti e con lo stradone Misa, una porzione nevralgica per il traffico cittadino che potrebbe essere ridisegnato completamente. Con la firma del decreto da parte del vicecommissario all’alluvione 2022 Stefano Babini, avvenuta lo scorso 31 dicembre 2025, è stato ufficialmente affidato l’incarico per la progettazione del nuovo ponte Portone. 

Costi e tempistica

Un’opera dal costo complessivo di 4,7 milioni di euro, interamente finanziata dalla struttura commissariale nell’ambito degli interventi a seguito del disastro alluvionale del 15 settembre 2022. L’incarico tecnico, del valore di circa 250mila euro, è andato al raggruppamento temporaneo di professionisti Rtp Ponte Portone di Ascoli Piceno. I tempi sono stretti: 90 giorni per il progetto di fattibilità, 40 per quello esecutivo, 25 per le modifiche da recepire e le ultime migliorie.

L’esigenza

La necessità dell’intervento nasce dagli studi idraulici della Fondazione Cima, che hanno individuato nell’attuale ponte un ostacolo al deflusso del fiume in caso di piena. La nuova struttura non sarà una copia della precedente, anzi: per garantire la sicurezza, dovrà avere un franco idraulico di 1,5 metri, il che comporterà un innalzamento dell’impalcato di almeno un metro e mezzo rispetto ai livelli attuali.

Viabilità: le conseguenze

Il progetto non prevede solo una ricostruzione, ma un vero e proprio spostamento dell’asse stradale. Tra le principali novità ipotizzate c’è lo spostamento a monte: il nuovo ponte non sarà più l’ideale prosecuzione di viale Leopardi, ma verrà arretrato per collegarsi direttamente a via Giordano Bruno; viale Leopardi potrebbe divenire quindi pedonale: l’attuale sede del ponte diventerà esclusivamente pedonale, interrompendo il flusso veicolare diretto;  l’inversione dei sensi di marcia in via Petrarca e nell’ultimo tratto di via Bruno per permettere il collegamento con il nuovo ponte Portone che si innesterà su ponte Zavatti dalla sua sinistra.

La critica: «Delegato il governo della città»

Nonostante le motivazioni tecniche legate alla sicurezza, il progetto ha sollevato un polverone politico. Dario Romano, capogruppo del PD, ha chiesto con urgenza la convocazione di una commissione consiliare, denunciando una totale mancanza di confronto con i cittadini e le istituzioni democratiche. «Scelte calate dall’alto e nessuna strategia complessiva — attacca Romano —. Il vicecommissario Babini continua a decidere da solo e il sindaco Olivetti tace, non esercitando alcuna funzione di indirizzo politico. Questa opera stravolgerà la mobilità urbana senza che il consiglio comunale sia mai stato realmente coinvolto». Sulla stessa linea Marco Lion: il candidato alle primarie del centrosinistra punta il dito contro l’impatto ambientale e logistico: «Dopo il “ponte a brugola”, ora abbatteranno il Portone facendo impazzire il traffico in uscita. È un oltraggio ai cittadini che si ritroveranno con più inquinamento e caos».

Le prossime tappe

Mentre i tecnici dell’Rtp Ponte Portone iniziano i rilievi topografici e le verifiche archeologiche, la palla passa ora alla politica. La richiesta di trasparenza avanzata dalle opposizioni porterà presto il confronto in II commissione, dove il sindaco Olivetti e i tecnici della struttura commissariale saranno chiamati a rispondere ai dubbi della città. L’estetica del nuovo ponte resta ancora tutta da decidere, con la speranza che non riaccada ciò che è avvenuto per ponte Garibaldi, ma il dibattito è ancora all’inizio.

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La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia
La mappa della possibile viabilità con il nuovo ponte Portone a Senigallia