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Tag: Afghanistan

8 marzo 2023. La campagna di Avvenire per le donne afghane, capire e aiutare

Voce Misena rilancia la campagna mediatica del quotidiano Avvenire dal titolo “La nostra voce per l’Afghanistan”. Le giornaliste di Avvenire, tutte insieme, vogliono accendere i riflettori sulle bambine, le ragazze, le donne afghane. Mentre si pongono giustamente all’evidenza le battaglie delle donne e degli uomini dell’Iran, nel Paese confinante le donne vengono cancellate: non possono lavorare, frequentare l’università né la scuola dopo i 12 anni, spostarsi senza un uomo della famiglia al fianco. Fino all’8 marzo, Festa delle donne, ogni giorno sul sito https://www.avvenire.it/donne-afghane si leggono testimonianze, analisi e interviste per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla cancellazione della donna che si consuma nell’Emirato islamico dei taleban.

Ogni giornalista di Avvenire “offrirà” la sua penna per dare voce a una donna; saranno pubblicati inoltre i racconti di quattro scrittrici italiane (Maria Pia Veladiano, Ritanna Armeni, Tiziana Ferrario e Marina Terragni), che accompagneranno altrettanti ritratti d’autore della fotografa romana Laura Salvinelli. L’8 marzo ci sarà una maratona di lettura online di opere di scrittrici afghane organizzata con The Economy of Francesco. Perché l’impegno delle giornaliste di Avvenire si trasformi in aiuto concreto, raccoglieremo contributi per finanziare un progetto di sostegno scolastico per le bambine e le ragazze afghane, portato avanti da partner locali con l’appoggio della Caritas.

a cura di Laura Mandolini

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Migranti, “si esca dalla strategia emergenziale”

Migrazioni, profughi, rifugiati

L’emergenza rimane l’unica strategia che continuiamo a adottare per affrontare i flussi migratori. Non riusciamo a impostare un progetto organico, nonostante siano ormai molti anni che il nostro paese sia diventato uno snodo dell’accoglienza per il Mediterraneo. Il Rapporto annuale del Centro Astalli 2022 che descrive le condizioni dei rifugiati e richiedenti asilo che hanno raggiunto l’Italia nel 2021 rileva diversi indicatori, e soprattutto evidenzia alcuni dei diversi ostacoli che le persone incontrano una volta arrivate. Un quadro generale mostra che gli arrivi sono quasi raddoppiati: lo scorso anno sono stati poco più di 67 mila.

Il contesto migratorio è molto più ampio, avvisano i redattori del rapporto, e purtroppo coinvolge milioni di persone che fuggono dai loro Paesi. A metà 2021 si contavano circa 84 milioni di rifugiati nel mondo e la previsione per il 2022 alzerà l’asticella a 90 milioni. Finora i Paesi di origine di provenienza sono spesso i soliti: nelle prime cinque posizioni si collocano Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan e Myanmar: molto probabilmente il prossimo anno si aggiungeranno gli ucraini in questa sfortunata classifica.

La presenza stabile di questo fenomeno richiede…

Continua a leggere sul numero digitale di giovedì 21 aprile, disponibile a questo link.
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Da Kabul l’appello per la crisi umanitaria in Afghanistan

afghanistan, povertà, bambini, guerra, talebani

“Non sovrapporre le ragioni politiche alle necessità della popolazione dell’Afghanistan. La situazione è grave, sta diventando la peggiore crisi umanitaria al mondo”: è questo l’appello che arriva dall’ospedale di Kabul di Emergency, a cui dà voce Silvia Barlocco, una delle cooperanti che fanno parte della squadra di 1.400 dipendenti che lavorano in tre ospedali e 40 punti di soccorso nel Paese.

L’80% sono afghani, il resto personale espatriato. I nuovi dati pubblicati dalle Nazioni Unite rivelano che 24,4 milioni di persone, più della metà della popolazione del Paese, avranno bisogno di aiuti nel 2022 (l’anno precedente erano 18 milioni). Un aspetto gravissimo della crisi è l’aumento dei bambini che soffrono di malnutrizione: 3,9 milioni (+700.000). Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello pari a 4,4 miliardi di dollari.

Le ragioni della crisi umanitaria sono numerose: la crisi economica dovuta al congelamento dei fondi dall’estero che invece erano garantiti al precedente governo; l’aumento insostenibile dei prezzi; la siccità che ha provocato una grave carestia e carenza di cibo nelle zone rurali; i limiti ai prelievi nelle banche che rendono difficoltoso il pagamento dei salari; la disoccupazione crescente, soprattutto delle donne; un inverno più rigido dei precedenti. “La città è diventata spettrale – racconta -: c’è poca gente in giro e non circolano tante automobili perché la gente non ha i soldi per comprare il carburante, diventato costosissimo. Ci sono più file davanti alle organizzazioni umanitarie che distribuiscono cibo e aiuti”. “Mi auguro che la comunità internazionale…

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 27 gennaio, cliccando qui.
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Migranti accolti, emergenze ed azioni

Migrazioni, profughi, rifugiati

Secondo i dati (aggiornati al 3 novembre 2021) forniti dal Dipartimento di Pubblica sicurezza e diffusi dal Ministero dell’Interno, dal 1 gennaio al 3 novembre 2021 sono finora sbarcati in Italia oltre 53 mila migranti, poco meno del doppio dei circa 30 mila sbarcati nello stesso periodo del 2020 e oltre 5 volte in più il numero registrato fino a novembre 2019. Nel solo mese di ottobre sono arrivate in Italia circa 200 persone al giorno, trend confermato in praticamente tutto il 2021.

Nelle Marche sono circa 2.500 le persone accolte tra centri di accoglienza e centri Sai, il Sistema di accoglienza e integrazione che sostituisce dal 2020 lo Sprar. A Senigallia sono una settantina i migranti accolti nella gran parte dei casi nelle strutture della Fondazione Caritas diocesana; alcuni nuclei familiari sono stati distribuiti tra Trecastelli, Serra de’ Conti, Corinaldo, Castelleone di Suasa, Ostra, Ostra Vetere, Mondolfo e Monte Porzio, mentre oltre un centinaio di persone adulte sono al Centro di Accoglienza Le Terrazze di Arcevia. I minori sono tutti accompagnati: sono 28, con un’età che va da pochi mesi di vita ai 13 anni.

«Provengono – spiega Federica Ortaggi, referente immigrazione per la Caritas senigalliese – da Nigeria, Siria, Afghanistan, Pakistan, Marocco, Tunisia, Costa d’Avorio, Somalia, Eritrea, Iraq, Egitto, Mali». Sono molti coloro che entrano in Italia attraverso sbarchi clandestini; «qui sono giunte diverse persone salvate grazie a voli protetti…

Leggi l’articolo completo nell’edizione digitale del 5 novembre, a questo link. Abbonati e sostieni l’editoria locale.

Giornata mondiale del migrante e del rifugiato: ‘Un noi più grande’

Verso un “noi” sempre più grande: con questo messaggio Papa Francesco ha scelto di celebrare la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, domenica 26 settembre 2021. La giornata è un’occasione per esprimere preoccupazione per le persone vulnerabili in movimento, per pregare per loro mentre si trovano ad affrontare enormi sfide e per comprendere le opportunità offerte dalla migrazione. Mai come in questi giorni questa giornata diventa importante, alla luce dell’emergenza umanitaria che sta colpendo la popolazione civile dell’Afghanistan e che costringe più di mezzo milione di persone, uomini, donne, anziani e bambini, a fuggire violentemente dal proprio Paese, con pochi bagagli e un pesante timore per il proprio futuro.

La frammentazione del Paese è indicata come causa della debolezza del potere centrale, fin dai tempi della repubblica: questa diversità interna ha portato alla nascita di gruppi insurrezionali come i talebani e Al Qaeda. Si aggiunga a questo il conflitto storico tra sunniti e sciiti, lo scontro dell’Islam con la modernità e l’imperialismo americano, ma anche la carenza di un sistema scolastico e di una classe media con strumenti adeguati per governare il Paese. Non va dimenticato che l’Afghanistan produce ed esporta il 90% dell’’oppio mondiale e che il rapporto con le potenze esterne non è di alleanza ma di interessi. Arabia e Usa hanno armato e finanziato gruppi insurrezionalisti negli anni 80, scatenando una guerra civile da cui prendono origine i talebani che oggi dettano legge. Il flusso di profughi alla ricerca di un futuro iniziò proprio allora, in un’incessante fuga che oggi è nuovamente esplosa.

L’incontro al teatro ‘Portone’ dedicato all’Afghanistan

Giovedì scorso al Teatro Portone, durante la serata “L’Afghanistan che ci aspetta: conoscere e capire una nazione e la sua storia”, Daniele Albanese di Caritas italiana, grazie a una lunga esperienza nel campo di migrazione e corridoi umanitari, ha cercato di far comprendere al pubblico cosa sta accadendo nell’Asia centrale. Durante la serata Albanese ha offerto interessanti chiavi di lettura per capire l’attualità, spiegando i fattori che hanno portato alla destabilizzazione dell’Afghanistan. Per esempio il fatto che, posto nel cuore dell’Asia, sia un Paese di transito commerciale ed economico, che confina con potenze come Iran, Russia e Cina e che soffre insieme al Pakistan la linea di confine, inventata e mai accettata, tracciata su una mappa senza considerare la realtà etnica esistente. Oppure la questione geografica che fa dell’Afghanistan un territorio difficilmente controllabile per via di deserti, vallate e alte montagne, che nel tempo ha creato controversie irrisolvibili tra campagna e città e impedito interventi esterni efficaci: la missione ISAF per esempio controllava solo i capoluoghi di regione, lasciando allo sbando enormi zone afgane. Fondamentale nel tracollo della situazione del Paese è la grave divisione etnica che non concede un buon governo: oggi in Afghanistan ci sono 50 etnie, 30 lingue parlate e una maggioranza etnica, quella pashtun, che è la più rappresentata ma non quella prevalente.

Chiara Michelon

Qui è possibile consultare materiale ed approfondimenti per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato https://www.diocesisenigallia.it/giornata-mondiale-del-migrante-e-del-rifugiato-domenica-26-settembre-2021/

Una luce per l’Afghanistan: fiaccolata lungo le vie del centro di Chiaravalle

Afghanistan

L’associazionismo e la società civile chiaravallese, sollecitati dall’associazione Chiaravalle Domani, sfileranno venerdì 24 settembre alle ore 21 con una fiaccolata lungo le vie del centro di Chiaravalle per manifestare la propria solidarietà al martoriato popolo afghano. L’obiettivo è quello di non far diminuire l’attenzione e l’impegno per la drammatica situazione venutasi a creare con il ritiro delle forze militari occidentali, dopo 20 anni di guerre. 

Molte associazioni cittadine, i sindacati confederali, le forze politiche invitate all’iniziativa, hanno aderito apportando il loro contributo organizzativo e di idee. Da questo incontro sta nascendo un documento che dia un significato politico alla manifestazione, ponendo la base e gli obiettivi per attività future che possano contribuire a mantenere alta l’attenzione sull’Afghanistan e sugli altri drammi provocati dalle guerre

Si sollecitano le istituzioni locali e nazionali affinché vengano individuate modalità di aiuto concreto ai profughi, a partire dall’apertura di corridoi umanitari e sanitari per tutte e tutti coloro che, trovandosi in pericolo, nei prossimi mesi cercheranno di arrivare; e perché siano garantiti i diritti umani, i diritti delle donne e quelli del mondo del lavoro. Vogliamo che si ricordi che la priorità della politica e della società civile è la pace, che va conseguita e mantenuta con forza. Sono ancora troppi i conflitti che funestano il mondo. 

In questo percorso saranno importanti i racconti, la collaborazione e i suggerimenti di quanti sono già attivi nella difficile situazione afghana e che vorranno portare la loro testimonianza nella veglia in piazza Risorgimento che seguirà la fiaccolata.

Crisi Afghanistan, a Senigallia due famiglie accolte da Caritas e sistema Sai

Sono due le famiglie provenienti dall’Afghanistan e ospitate nel senigalliese dopo la presa del potere da parte dei talebani. Due nuclei familiari composti da 4 e 6 persone, genitori con bimbi piccoli, che fanno parte dei quei 60 individui assegnati dalla prefettura alla provincia di Ancona. Dopo lo sbarco a Roma e il periodo di quarantena obbligatorio, le due famiglie sono arrivate giovedì 9 settembre negli appartamenti messi a disposizione a Senigallia dalla Caritas, ente gestore del Sistema di Accoglienza e Integrazione “Sai”  (ex Sprar), in capo all’unione dei comuni “Le Terre della Marca Senone”.

Uno dei due nuclei aveva già un parente a Senigallia, dove già vivono alcune persone di provenienza afghana, e questo ha semplificato la scelta della destinazione. Entrambi i nuclei fanno parte di quella rete di collaboratori che ha dato una mano al contingente italiano in Afghanistan durante questi lunghi anni di missione, partita inizialmente come risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre di cui è stato celebrato pochi giorni fa il ventennale.

«Dopo una prima fase emergenziale legata quindi all’accoglienza e allo svolgimento delle pratiche burocratiche – spiega il direttore della Caritas Giovanni Bomprezzi – le due famiglie verranno inserite in un percorso di orientamento, di conoscenza della lingua italiana, integrazione scolastica, socialità e inserimento lavorativo. Solo allora potremo sapere qualcosa di più di queste famiglie che hanno dovuto lasciare affetti e beni per potersi rifugiare in Italia. Una aveva già un parente a Senigallia e questo ha ovviamente reso tutto più semplice per quanto sia drammatico il contesto. Immaginiamo solo quali ripercussioni possano aver subito prima di trovare rifugio in Italia».

Della questione si sono immediatamente interessate sia l’unione dei comuni Le Terre della Marca Senone, presieduta dal sindaco di Arcevia Dario Perticaroli, ente titolare del sistema Sai in zona, e il consiglio della stessa unione, il cui presidente Luigi Rebecchini ha convocato d’urgenza una conferenza dei capigruppo allargata ai sindaci della valmisa che compongono la giunta e al dirigente dell’area servizi sociali e Ats8, Maurizio Mandolini.
Nella riunione si sono discusse la modalità dell’accoglienza e le azioni che i servizi sociali dei vari comuni, in capo proprio all’unione, hanno messo in campo in questa prima fase emergenziale e nella seconda fase incentrata sull’integrazione delle persone scappate dal paese in mano ai talebani. «Siamo estremamente soddisfatti per ciò che si sta facendo – hanno sottolineato Perticaroli e Rebecchini – e siamo pronti a dare ulteriore supporto a chi fugge da situazioni drammatiche. L’accoglienza è doverosa ed è un bel risultato che tutti i sindaci e i gruppi consiliari vadano oltre le sigle partitiche per collaborare con entusiasmo e impegno».

Proprio sul tema si terrà domani, giovedì 16 settembre, l’incontro con Daniele Albanese (ufficio politiche migratorie e protezione internazionale della Caritas italiana) e la testimonianza di alcune famiglie afgane che vivono a Senigallia, tra cui vi è anche un nucleo a cui i talebani hanno arrestato un parente.

L’Afghanistan, il suo popolo, la sua storia: un incontro per conoscere

Il popolo afgano, vittima di un ennesimo crescendo di violenza e sofferenza, è costretto a fuggire dalle proprie case. Oltre mezzo milione di civili afgani si trova in viaggio, con i propri figli e scarsi bagagli, in un quadro che si profila come una vera e propria emergenza umanitaria. Di questo e di tanto altro parlerà Daniele Albanese giovedì 16 settembre alle ore 21.00 al Teatro Portone di Senigallia (piazza della Vittoria), insieme alle testimonianza di alcune famiglie afgane che vivono a Senigallia. In diretta streaming a inizio seratal’intervento di Luca Radaelli, coordinatore della MedicalDivision di Emergency, che ha vissutoa lungo in Afghanistan, assistendo alle terribili devastazioni prodotte dalla guerra.

La serata, dal titolo “L’Afghanistan che ci aspetta: conoscere e capire una nazione e la sua storia”, sarà un modo per approfondire le ragioni di un Paese la cui popolazione sta affrontando un vero dramma politico, ma anche pandemico e ambientale. Daniele Albanese, dell’Ufficio politiche migratorie e Protezione internazionale per Caritas italiana, aiuterà il pubblico a capire cosa sta accadendo in Afghanistan e alla sua popolazione, grazie alla sua lunga esperienza nel campo della migrazione internazionale e come responsabile di corridoi umanitari e promotore di vie sicure di ingresso.

Per la serata di giovedì 16, organizzata dalla diocesi di Senigallia e Caritas Senigallia progetto SAI (Sistema di accoglienza integrazione) Unione dei Comuni insieme alla Scuola di Pace, all’associazione Stracomunitari, è richiesto il green pass.

Prenotazioni al numero 3483442920. Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook di Caritas Senigallia.

Caritas Senigallia

Istantanea dalla Kabul di qualche mese fa – VNY Media La Voce di New York ©