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Tag: Cgil Marche

manifattura, produzione industriale, industria italiana, made in Italy

Export Marche in picchiata: perso un terzo del valore in due anni

Un tracollo che non sembra conoscere sosta. Il sistema produttivo delle Marche lancia un grido d’allarme attraverso le parole di Giuseppe Santarelli, segretario generale della Cgil Marche, che commenta con estrema preoccupazione i dati relativi alle esportazioni regionali nel 2025. 

I numeri parlano chiaro: in meno di due anni, la regione ha visto sfumare un terzo del proprio valore export, scivolando nei bassifondi della classifica nazionale. Il confronto con il resto d’Italia è impietoso. Mentre il Paese prova a correre, le Marche restano al palo. Nel 2025, il valore delle esportazioni marchigiane si è attestato a 13,4 miliardi di euro, segnando una contrazione del -7,6% rispetto all’anno precedente. Il dato appare ancora più critico se confrontato con la media nazionale (+3,3%) e, soprattutto, con la performance del centro Italia, che nello stesso periodo ha registrato un balzo del +13,2%.

«I dati confermano un quadro in netto peggioramento – dichiara Santarelli -. Siamo la quart’ultima regione in Italia: dietro di noi restano solo Sicilia, Sardegna e Basilicata. Dopo cinque anni di governo, è tempo che la Giunta regionale si assuma la responsabilità di questa situazione».

Il cuore manifatturiero della regione è in crisi. Un peso determinante nel risultato complessivo è dato dal comparto farmaceutico, che ha registrato una riduzione superiore ai 750 milioni di euro. Ma anche escludendo questo settore, la flessione regionale resta evidente: -3,2%. A preoccupare maggiormente è il comparto della moda, colonna portante dell’economia locale, che registra un pesante -8,6%. Entrando nel dettaglio: Abbigliamento: -12,2%; Calzature: -6,9%. Non va meglio per la meccanica (-3,6%), con una nota dolente specifica per le macchine utensili, che perdono 200 milioni di euro di commesse (-10,2%). In calo anche gli elettrodomestici (-2,6%) e i mezzi di trasporto (-8,8%). Resistono solo alcune “isole felici”: Agroalimentare: +4,4%; Gomma-plastica: +3,7%; Prodotti elettronici: +10,2%; Metalli: +3,9%.

Oltre alla congiuntura negativa, emerge un problema strutturale legato alla dimensione delle imprese, sottolineato dal presidente di Confindustria Marche, Roberto Cardinali. Il numero di esportatori marchigiani si è più che dimezzato in vent’anni, passando dagli oltre 11.000 dei primi anni Duemila ai circa 5.600 del 2024. I dati evidenziano un divario profondo: a livello nazionale, le microimprese (meno di 10 addetti) sono il 40% degli esportatori, ma pesano solo per l’1,5% del valore totale. Le imprese con oltre 100 addetti (meno dell’8% del totale) realizzano oltre il 70% dell’export. Nelle Marche, questo squilibrio è evidente nella moda: nell’abbigliamento, il 60% delle imprese esportatrici sono micro-imprese, ma generano solo il 5,7% dell’export settoriale. Nelle calzature, le micro-imprese (50% del totale) contribuiscono per meno del 3%.

Ma su questo quadro già di per sé drammatico, aleggia anche l’ombra del conflitto. Secondo il leader della Cgil, il contesto geopolitico rischia di dare il colpo di grazia a un tessuto già fragile. I conflitti internazionali in corso stanno agendo come un moltiplicatore di criticità, incidendo direttamente sui costi energetici e sulle spese operative delle imprese, minando la competitività dei prodotti marchigiani sui mercati esteri. «Non si può continuare a nascondere la realtà – incalza Santarelli -. Occorrono scelte condivise e un orientamento delle risorse pubbliche che sia realmente mirato. Senza una strategia precisa, il rischio è che il declino diventi irreversibile».

L’appello alla politica è una richiesta netta alla Regione: abbandonare la narrazione ottimistica e affrontare i nodi strutturali. Per Santarelli, la gestione delle risorse pubbliche deve cambiare passo, privilegiando investimenti che possano restituire slancio alle imprese e proteggere i livelli occupazionali messi a rischio da questa crisi commerciale.

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Un ufficio con persone al lavoro al computer in varie postazioni

Marche, allarme Cgil: crescono i disoccupati, aumenta il lavoro autonomo

Il tema del lavoro sarà per tanto tempo campo di battaglia o scontro politico. Tra chi parla di aumento dell’occupazione e chi si occupa di salario minimo, interviene nuovamente la Cgil delle Marche per segnalare la crescita dei disoccupati (di circa 41 mila unità, pari al +10%) nella regione che tra pochi giorni andrà al voto.

Dai dati che la Cgil commenta, dati Istat sul mercato del lavoro nelle Marche poi elaborati dall’Ires Cgil Marche, emerge che, nel secondo trimestre 2025, la stima degli occupati nelle Marche si attesta a 653 mila unità. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore subisce un incremento di 4 mila unità (+0,6%), meno marcato rispetto a quello avvenuto nel centro Italia (+0,8%) e in Italia (+0,9%). Cala dello 0,5% il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni e si attesta al 67,1%.

Eleonora Fontana, della segreteria della Cgil Marche
Eleonora Fontana, segreteria Cgil Marche

A segnare il crollo maggiore è la diminuzione dei lavoratori dipendenti, meno otto mila unità, in particolare nell’agricoltura e nei servizi, esclusi commercio, alberghi e ristoranti. Ma allora da dove arriva tutta questa stabilità dell’occupazione nelle Marche? Secondo la Cgil è ascrivibile interamente all’aumento dei lavoratori autonomi (+12 mila). Insomma, cala il lavoro stabile, aumentano le partite iva, anche se spesso nascondono un rapporto di dipendenza lavorativa mascherato da lavoro autonomo.

Anche a livello di genere si manifestano alcune differenze: l’incremento occupazionale è sostanzialmente imputabile alla componente femminile (+1,2%). Il tasso di occupazione subisce un calo per gli occupati mentre aumenta per le donne occupate, sebbene ancora tra le due componenti ci sia un divario di 8,5% a discapito delle donne. Motivo per cui la Cgil ha proposto un patto sul lavoro ai candidati alla presidenza della Regione, con lo scopo – sottolinea Eleonora Fontana (in FOTO) della segreteria regionale della Cgil Marche – di «non peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e lavorative dei lavoratori e delle lavoratrici marchigiane». Quest’ultime scese di 6 mila unità, fino a toccare quota + 32,5% nell’aumento della disoccupazione.

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Lavoro sempre più precario nelle Marche: è record

Lavoro sempre più precario e povero. Le Marche si confermano – in una netta tendenza al precariato – come una delle regioni meno virtuose, con un record del 2025: essere la prima regione d’Italia per incidenza dei contratti intermittenti e la penultima per quelli a tempo indeterminato. A sottolinearlo è la Cgil delle Marche che parla di fenomeno in crescita non solo nelle fabbriche ma anche in ufficio, basandosi sull’ultima indagine Inps.

I primi tre mesi dell’anno hanno infatti visto un notevole incremento dei contratti in somministrazione (+5,2%) e un crollo significativo dei contratti a tempo indeterminato (-9,9%). Le aziende marchigiane hanno effettuato 47.260 assunzioni, il 6,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e il 4,3% in meno rispetto al 2023. 

Nel confronto 2025-2024, le assunzioni totali registrano nelle Marche flessione più marcata rispetto al Centro Italia (-5,5%) e in linea con quella osservata nell’intero Paese (-6,5%). Sul totale delle nuove assunzioni, quelle a tempo indeterminato sono una quota molto ridotta (14,2%) e in costante flessione; la tipologia contrattuale maggiormente presente è il contratto a termine (42,1%), seguita dal contratto intermittente (16%).

Nelle Marche, la quota di contratti a tempo indeterminato sul totale di quelli attivati è nettamente sotto la media del Paese (19,8%): la regione è penultima per incidenza di contratti a tempo indeterminato sui nuovi rapporti di lavoro. Anche l’incidenza dei contratti a termine sul totale è inferiore alla media nazionale (46,1%). In riferimento alle attivazioni di contratti in somministrazione, il valore regionale è superiore alla media nazionale (15,7% contro 12,4%). In particolare, le Marche sono la seconda regione (dietro al Molise) per aumento delle nuove assunzioni in somministrazione tra il 2024 e il 2025. La regione risulta altresì essere la prima in Italia per la più alta incidenza dei contratti intermittenti (16% contro la media nazionale del 9,4%).

Infine, analizzando le cessazioni per tipologia di motivazione, escludendo la risoluzione consensuale, rispetto al 2024 emerge un calo pressappoco omogeneo in tutte le motivazioni. Nei confronti del 2023, invece, si osserva un aumento marcato dei licenziamenti di natura economica (+18,5%).

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Farmacia, farmacie, farmaci, medicine, medicinali, vaccini, salute, servizi

Farmacie comunali, pro e contro della cessione a Senigallia Servizi – Intervista doppia

L’azienda speciale Senigallia Servizi potrebbe – dal prossimo anno, dal 1 gennaio 2025 – gestire i servizi delle farmacie comunali. Per il momento è solo un’ipotesi, anche se in stadio di elaborazione avanzato, tanto che il sindaco Massimo Olivetti ne ha parlato con le organizzazioni sindacali. Proprio per capire pro e contro di questa possibile manovra che incide sull’economia dell’ente locale abbiamo voluto sentire uno dei sindacati presenti all’incontro con l’amministrazione comunale: in particolare Barbara Blasi, che è responsabile della funzione pubblica della CGIL di Ancona. Nella seconda parte dell’intervista le parole del sindaco stesso. L’intervista è in onda lunedì 28 e martedì 29 ottobre alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), ma un’ulteriore replica andrà in onda domenica 3 novembre alle 16:50. L’audio è anche disponibile in questo articolo, cliccando sul tasto play del lettore multimediale, assieme a un breve testo.

Quali sono i rischi di questa cessione delle farmacie comunali a Senigallia Servizi?
Dopo una delibera di consiglio di luglio la nostra richiesta di un incontro all’amministrazione, siamo stati rassicurati che era solo una proposta per allargare le competenze di Senigallia Servizi, e che per il momento non si parlava di alcun tipo di trasferimento. Poi il 1° novembre abbiamo fatto un incontro con il sindaco che ci ha manifestato la volontà di voler esternalizzare, a far data dal 1° gennaio 2025, le farmacie comunali di Senigallia. Attualmente sono due, lui ci ha detto che probabilmente se ne aprirà una terza, però questo poi avverrà in un momento successivo e ci ha dato verbalmente garanzia del mantenimento di tutti i diritti dei dipendenti. Parliamo di 12 farmacisti attualmente impiegati nelle farmacie comunali del Comune di Senigallia. Senigallia Servizi ha scopo di lucro, quindi ovviamente è creata per fare profitto. Tutti i dipendenti hanno un contratto con il Comune di Senigallia e, nonostante il trasferimento, chiederemo che questo contratto venga assolutamente mantenuto. Sappiamo che non è un contratto vantaggioso per un ente che dovrà fare profitto, però ci sono dei diritti che queste persone hanno.

Perché siete preoccupati?
Siamo preoccupati per le farmacie in primis, perché forse probabilmente è il primo passaggio che sarà fatto dal Comune, ma probabilmente questa sarà solo l’inizio di una massiccia esternalizzazione di altri servizi, perché Senigallia Servizi avrà da gestire anche tutte le attività culturali, avrà da gestire anche il verde pubblico e quindi probabilmente si parlerà in futuro anche di altre esternalizzazioni. Quindi oltre alle farmacie ci saranno gli impianti sportivi, c’è già la manutenzione e la pulizia degli arenili, le attività culturali, la sosta dei parcheggi e i servizi del verde pubblico e delle strutture al verde. 

Che informazioni avete avuto?
Non ci sono state date nel dettaglio informazioni precise, adesso aspettiamo, da normativa ci devono informare 25 giorni prima di perfezionare questo passaggio. Noi abbiamo chiesto un incontro formale con l’incaricato esterno, una società consulente del lavoro, per avere delle delucidazioni su questo passaggio, su questo procedimento.

Temete dunque condizioni peggiorative per i 12 dipendenti?
Esatto, questa è una preoccupazione grande. Si andrà da un pubblico ad un privato, quindi aumenterà il numero delle ore, ci saranno meno tutele, ipotizzo, ma bisogna prima entrare nel dettaglio per fare poi il paragone. Comunque sicuramente loro avranno degli svantaggi perché è una società a scopo di lucro e quindi dovranno guadagnare su questo, sicuramente gli aumenterà il monte ore.

C’è un rischio precariato?
C’è stato informalmente detto che probabilmente il comune di Senigallia aprirà una terza farmacia presso il centro commerciale Il Maestrale e assumerà altri dipendenti. Chiaramente i nuovi assunti, per una questione di economicità essendo assunti dall’azienda speciale, avranno un altro tipo di contratto. Quindi noi dovremo vigilare perché, come spesso succede, purtroppo ci troviamo sempre a fronteggiare questo tipo di problema con lavoratori che fanno lo stesso lavoro, ma che avendo dei contratti diversi poi hanno un trattamento diverso e anche uno stipendio diverso. 

Al sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti, chiediamo pro e contro della possibile cessione del ramo delle farmacie comunali all’azienda speciale Senigallia Servizi.
Da un punto di vista pubblico c’è un vantaggio di natura economica, nel senso che per quanto riguarda l’attività e le entrate ci permettono all’interno di questa nuova azienda speciale di recuperare degli importi che altrimenti non sarebbero recuperabili, sia a livello fiscale che a livello gestionale. Da un punto di vista meramente gestionale si tratta di attività che in realtà potrebbero essere gestite in modo molto più veloce, immediato. Tenete conto che per esempio ogni tanto noi se ci sono dei medicinali da acquistare in più siamo costretti a fare una delibera di giunta, poi riportarla, spesso una variazione di bilancio in comune. Qui invece avrebbero una gestione diretta da parte di chi poi sarà il responsabile della farmacia. Quindi un vantaggio a livello temporale e a livello punto economico.

Per quanto riguarda la tutela dei contratti già in essere, che cosa cambia?
Assolutamente niente. Abbiamo già dato incarico all’ufficio che vengano mantenuti tutti gli stessi contratti che il personale aveva prima. Non c’è necessità praticamente di cambiare nessuna normativa, rimangono sempre dentro, all’interno di queste società e quindi fondamentalmente sono dei rami che passano. Il problema è che noi non avevamo un’azienda speciale. Esperienze come quella di Fano, o meglio ancora quella di Pesaro, sono esperienze estremamente positive che hanno permesso nel corso degli anni non solo di fare economia, ma di rendere il servizio migliore. In tutti questi casi sostanzialmente però non ci sono stati mai problemi di personale, quindi praticamente grosse difficoltà non ci sono.

È vero che verrà aperto un nuovo punto, una nuova farmacia comunale?
Ma questo era in previsione da sempre. Il punto doveva essere all’interno dell’Ipercop. Noi in questo momento non abbiamo deliberato niente di questo, stiamo solamente calcolando quelli che sono i pro e i contro. Se venisse fatto ovviamente ci sarebbe l’assunzione di un nuovo personale, però ho chiesto appunto di valutare con molta attenzione vantaggi e svantaggi. Tutti i contratti che vengono ceduti a Senigallia Servizi di fatto rientrano in comune. La stessa cosa è quella che succede per quanto riguarda l’unione. 

Quali sono i settori che in futuro potrebbero essere ceduti o i rami che potrebbero essere ceduti a Senigallia Servizi? 
Noi pensavamo al di là delle farmacie, chiedevamo appunto il passaggio ad esempio della gestione delle strutture teatrali, dei musei che attualmente vengono gestiti direttamente dal comune attraverso appalti. Poi stiamo valutando altri tipi di servizi che potrebbero essere trasferiti: la pulizia delle spiagge, che in realtà per noi rappresenta anche questo un onere, ed eventualmente la gestione dei parcheggi.

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Foto in evidenza tratta da Freepik

Guido Pucci

Senigallia, troppo precariato. Pucci (Cgil): «Si è poveri pur lavorando» – L’INTERVISTA

Guido Pucci
Guido Pucci

Precariato, lavoro nero, sfruttamento dei lavoratori con orari estesi, compensi fuori dalla busta paga, nessun riposo: sono temi all’ordine del giorno, purtroppo, che offrono numerosi spunti di riflessione. Lo sentiamo dalle cronache su tutti i mezzi di comunicazione ma che situazione c’è nel territorio della Diocesi di Senigallia? Lo abbiamo chiesto a Guido Pucci, segretario responsabile della Cgil di Senigallia. L’intervista è in onda venerdì 12 luglio, ore 13:10 e ore 20, sabato 13 agli stessi orari e domenica 14 a partire dalle 16:50 (la terza delle tre interviste programmate), sempre su Radio Duomo Senigallia-InBlu (95.2 FM). L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale dove potrete trovare anche un estratto testuale dell’intervista.

Che situazione occupazionale abbiamo nel senigalliese e nella vallata Misa Nevola?
Senigallia ha le caratteristiche legate al turismo, al settore alberghiero, ricettivo e alle attività legate alla pesca e all’indotto; all’interno ci sono più realtà industriali, principalmente nel settore cartotecnico, con imprese molto importanti. Nell’alta valle ci sono più imprese metalmeccaniche e di componentistica oltre a tutti i dipendenti che lavorano nelle aree industriali.

Le continue crisi hanno ridotto le potenzialità economiche delle persone, a Senigallia, come altrove: che scenario troviamo?
C’è un sottobosco di fragilità e di difficoltà o povertà che non si limita agli immigrati ma interessa anche la popolazione, diciamo così, nativa di queste zone.

Ci sono tanti fenomeni di sfruttamento delle persone in ambito lavorativo, a partire dal caporalato nel settore agricolo, ma anche il turismo non è esente…
E’ un settore trainante ma vi emergono tante situazioni irregolari. Riguardo la contrattualistica ci vengono segnalati aspetti che si stanno incancrenendo: si va verso una sorta di contratto minimo, al di fuori del quale c’è il compenso in nero, ci sono orari estesi, magari senza riposo, fino a tardi. Spesso nei lavori stagionali alcuni diritti vengono ritenuti sacrificabili poiché si lavora per pochi mesi, come se fossimo automi.

E i controlli?
Le ispezioni sono poche, 472 in tutta la regione Marche in un anno per quanto riguarda il settore alloggio e ristorazione; per agricoltura e pesca sono 143 in tutte le Marche. Sulla base delle ispezioni circa l’81% dei controllati risulta irregolare. E’ preoccupante, si rileva un certo tipo di cultura ed è legato al precariato.

Cioè?
Oggi su 10 assunzioni 7-8 sono contratti precari, part time involontari, soprattutto per le donne, oggi si è poveri pur lavorando. Prima potevi farti dei mutui e costruirti una famiglia. Oggi non è più così. E si scappa all’estero.

Come si combattono questi problemi?
Si deve rivedere il modello di sviluppo che vogliamo; rimettere in fila le priorità di un paese, riorganizzare le politiche industriali e lavorative. Il mercato non basta: non risolve ogni problema. Durante la pandemia lo abbiamo sperimentato. Si deve investire, soprattutto in ricerca e sviluppo. In Italia siamo indietro rispetto ad altri paesi su tutto, oltre che per i salari che sono tornati indietro mentre altrove sono cresciuti anche del 20%. Qui si lavora di più e si guadagna di meno.

Che soluzioni per contrastare il precariato? Bastano i controlli?
L’occupazione in Italia è rimasta dal ‘91 al 2021 al 47%, poi con le differenze tra uomini e donne, più penalizzate. La flessibilità non ha risolto i problemi e non ha aumentato l’occupazione, come il jobs act pensava di poter fare. Le normative fanno la differenza: poter fare vari contratti anche di poche settimane o pochi mesi, senza dover comunicare la causale per cui non si assume a tempo indeterminato, aumenta la precarizzazione.

Le Marche hanno più precari di altre regioni?
La nostra regione ha un primato in Italia sul precariato. Sul totale delle assunzioni, solo l’11% è a tempo indeterminato. Con ripercussioni anche sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: se non ti assumo, non investo in formazione. Poi c’è il tema di appalti e subappalti. Gli infortuni crescono continuamente, tra le donne soprattutto.

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Lavoro, occupazione, imprese

Aumenta il ricorso alla cassa integrazione nelle Marche

Lavoro, occupazione, imprese

Cassa integrazione guadagni, le Marche si confermano in uno stato di difficoltà soprattutto per edilizia e industria. L’allarme arriva dalla Cgil regionale che ha elaborato i dati Inps relativi al 2023 da cui emerge con chiarezza che nella regione Marche sono state richieste e autorizzate complessivamente 16,4 milioni di ore di Cassa integrazione, FIS (Fondo integrativo salariale) e altri fondi di solidarietà, in controtendenza con quanto sta avvenendo nel centro Italia (-27,4%) e in generale nel belpaese (-12,7%). 

La parte del leone la fa l’industria che assorbe ben 15 dei 16 milioni di ore autorizzate di CIG (ordinaria, straordinaria e in deroga) nel 2023. In termini assoluti, è significativo l’incremento nella meccanica (+1,1 milioni di ore), sebbene in un anno l’aumento relativo maggiore si registri nel legno (+36,1%) e, in particolare, nella carta, stampa ed editoria (+210%). L’edilizia, con 551 mila ore, ha osservato un rilevante aumento delle ore di CIG rispetto all’anno precedente (+33,7%). 

Difficoltà anche nel terziario che si riprende un po’ rispetto al 2022 (-69,1%) ma rimane a livelli superiori rispetto al periodo pre-pandemia. (+99,6%): le ore autorizzate di CIG sono quasi totalmente ascrivibili al settore degli studi professionali, vigilanza e case di cura (226 mila ore), unico settore che dal 2022 ha visto una crescita della CIG (+130,8%).

Da qui l’allarme della Cgil regionale che parla di «segnale della crisi che stanno vivendo le imprese trainanti l’economia marchigiana» con il rischio di «pesanti ricadute sull’occupazione». 

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Giovani, precari e donne: il lavoro povero è soprattutto nelle Marche

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Foto di Marcelo Trujillo da Pixabay

Che servano politiche speciali per superare la crisi del lavoro povero, sottopagato, precario è ormai innegabile. Che poi di lì si passi a iniziative concrete è ancora difficilmente realizzabile. Eppure gli stipendi di giovani, precari e donne sono ridotti al lumicino, con differenze tra le Marche e le altre zone della nazione o persino il solo centro Italia che emergono con evidenza.

A dare l’allarme è la Cgil che ha elaborato i dati Inps del 2022 da cui si comprende la gravità del fenomeno. Nelle Marche, cresce il numero di occupati, di appena il 3,5%, ma la crescita è rappresentata da lavoro precario ed è inferiore rispetto a quella del centro Italia e del paese. A crescere sono i lavoratori part time, che rappresentano il 32,8% del totale, i contratti a tempo determinato, i somministrati e gli intermittenti, questi ultimi rispettivamente del 3,5% e del 13,9%. A farne le spese sono soprattutto giovani e donne.

Giovani

Tra gli under 30 solo uno su tre arriva a un indeterminato (uno su due appena dieci anni fa), con in media 1.876 euro lordi annui in meno rispetto ai coetanei con la stessa tipologia contrattuale su base nazionale. Ma soprattutto la metà dei giovani under 30 marchigiani percepisce una retribuzione lorda tra i 10 mila e i 12 mila euro annui. Lordi annui. Significa qualcosa come 7/800 euro al mese. Significa non potersi comprare un’auto, una casa, non potersi allontanare dal nido familiare se non con affitti a lunghissimo termine (altro che bamboccioni). Significa non avere un futuro, perché poi il rischio è di rimanere arenati per anni in questa condizione. Un pantano. 

Donne

Non va meglio per le donne che hanno stipendi più bassi di sette mila euro rispetto ai colleghi uomini, circa il 30% in meno. Le lavoratrici delle Marche sono 202 mila (44,2%) e più della metà con un rapporto di lavoro part time (50,6%). Solo una su tre ha un contratto a tempo pieno e indeterminato.

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Migranti e lavoro, sempre più povertà e netto divario con i “colleghi” italiani

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Foto di Marcelo Trujillo da Pixabay

Lavoro sempre più povero per i migranti che arrivano nelle Marche. La metà dei dipendenti stranieri non arriva a superare i 10mila euro a fine anno, ecco perché servono politiche di inclusione e occupazionali che permettano di colmare i divari con gli occupati italiani. 

È drammatica la situazione registrata durante la presentazione della 33° edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2023, redatta a cura del Centro Studi e Ricerche Idos, con un focus di Vittorio Lannutti, Idos Marche, sulla situazione nella regione e l’approfondimento sulla situazione lavorativa dei migranti elaborato da IRES CGIL Marche su dati INPS.

A livello regionale tutti gli indicatori sono in linea con gli anni precedenti: la popolazione migrante rappresenta l’8,6% della popolazione marchigiana: la provincia di Fermo si colloca al primo posto con il 9,9, seguita da Macerata, Ancona, Pesaro – Urbino e Ascoli. In prevalenza si tratta di donne tra i 30 e i 44 anni. Su un totale di 127.294 residenti stranieri, 98.560 sono cittadini non comunitari, che richiedono il permesso di soggiorno principalmente per ricongiungimento familiare. Il 9.3% degli occupati sono stranieri, così come il 9.2% delle imprese regionali.

«Sebbene i dati elaborati dall’IRES Cgil Marche confermino la ripresa dell’occupazione dei lavoratori migranti dopo la pandemia, preoccupano le retribuzioni percepite – spiega Eleonora Fontana, segretaria Cgil Marche.  La maggior parte dei migranti  trova impiego  nel settore privato non agricolo, con qualifica operaia per l’86,7% dei casi e con retribuzioni medie annue inferiori  di quasi il 26% rispetto ai colleghi italiani dello stesso settore». 

Il 41,7% di lavoratori migranti dipendenti percepisce una retribuzione inferiore ai 10.000 euro lordi annui, ossia il numero di lavoratori poveri. Inoltre negli ultimi 10 anni si assiste a  una diminuzione significativa del 25,6% di lavoratori migranti nel settore domestico, settore povero in cui trovano impiego prevalentemente le donne.

Ecco perché servono politiche di inclusione lavorativa che possano realmente colmare il divario reddituale, altrimenti il peso verrà scaricato sul sociale, dove il trend è di impoverimento generale della comunità, sia italiana che straniera.

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Lavoro, occupati in calo nelle Marche

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Foto di Andrea Barstow da Pixabay

Sono 634 mila i lavoratori nelle Marche nel secondo trimestre 2023. In lieve calo di 6 mila unità (-0,9%) rispetto allo stesso periodo del 2022. Il calo è attribuibile al crollo degli autonomi, che diminuiscono di 28 mila unità (-17,7%), mentre i dipendenti sono invece 23 mila in più (+4,7%).

Nel dettaglio si nota che il calo degli occupati riguarda le donne, il cui tasso di occupazione scende al 59,8% (-0,3 punti percentuale); gli uomini non registrano una variazione significativa in assoluto e osservano un tasso di occupazione del 74,2% (+0,8 punti percentuale). Di fatto il tasso di occupazione generale rimane invariato; la diminuzione va in controtendenza rispetto al valore del Centro (+1,8%) e dell’Italia (+1,7%).

I settori

Il comparto che ha visto la maggiore perdita è l’agricoltura (-31,7%). Dall’altra parte, le costruzioni registrano un aumento degli occupati (+5,3%). L’industria non segna particolari alterazioni della componente occupazionale (-0,6%). Secondo la segretaria Cgil Marche Eleonora Fontana «ciò che tiene a galla l’occupazione delle Marche è la ricostruzione post-sisma. E i bonus fiscali».

Le conseguenze

A elaborare i dati Istat è l’IRES Cgil Marche. Fontana afferma che «diminuisce la forza lavoro e cioè la somma di occupati e disoccupati; aumenta il numero di inattivi. A pagarne le spese sono ancora una volta le donne: preoccupante perdita in termini assoluti di 6000 posti di lavoro tra le lavoratrici».

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“L’ambiente siamo noi”: a Senigallia la festa nazionale del Sindacato dei pensionati della Cgil

“L’ambiente siamo noi” è il titolo scelto per la ventiseiesima edizione della Festa di LiberEtà, il mensile del sindacato dei pensionati Cgil. Una tre giorni di dibattito, confronto, musica e mobilitazione, in programma a Senigallia dal 13 al 15 settembre. Una scelta non casuale, quella di Senigallia: un anno fa c’è stata l’alluvione. Una memoria che lo Spi Cgil ha voluto sostenere promuovendo questa iniziativa proprio nella città colpita da questi tragici eventi. Un segno di grande rispetto e valorizzazione da parte del sindacato. La scelta della cittadina marchigiana non è stata casuale: l’iniziativa si svolge a un anno esatto dall’alluvione del 15 settembre 2022 che provocò tredici vittime e devastò le province di Ancona e Pesaro Urbino. Dunque riflettori accesi sui temi dell’acqua, del dissesto idrogeologico e del cambiamento climatico.

La festa si aprirà il pomeriggio del 13 settembre con il premio letterario LiberEtà e il premio Guido Rossa. L’evento sarà presentato da Neri Marcorè. Seguirà un confronto su “Crisi del clima e riflessi sull’acqua”, tra Annalisa Corrado, ingegnera meccanica ed ecologista che fa parte della segreteria del Partito democratico, e il segretario generale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti. A concludere la prima serata sarà Neri Marcorè con la sua band a partire dalle 21. Giovedì 14

settembre l’evento riprenderà dalle 15.30, con il dibattito “L’ambiente siamo noi. Come salvare il pianeta cambiando sistema”, moderato dal direttore di LiberEtà, Giuseppe F. Mennella, al quale parteciperanno Ottavia Belli di Sfusitalia, Fabio Ciconte di associazione Terra, Monica Di Sisto di Fairwatch, Paola Mercogliano del Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, e Ivan Pedretti. Seguirà alle 17.30 la premiazione dei Liberattivi, i diffusori di LiberEtà che si sono distinti nel lavoro di promozione degli abbonamenti del mensile. L’evento sarà condotto dalla comica Daniela Baldassarra.

La seconda serata terminerà con il concerto degli Inti-Illimani Historico dal titolo Imaginaciòn, memoria y futuro, a partire dalle ore 21. Un momento dedicato ai cinquant’anni dal colpo di stato in Cile, che sarà preceduto dalla testimonianza di Lucia Rojas, adolescente al tempo del golpe, intervistata da Aldo Gara. L’appuntamento finale, invece, è in programma in piazza del Duca, venerdì 15 settembre, con la manifestazione di pensionati e pensionate provenienti da tutta Italia per ribadire a gran voce le proprie richieste al governo. A partire dalle 10, parleranno il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini e il segretario nazionale dello Spi Cgil, Ivan Pedretti.

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Lavoro, occupazione, imprese

Diminuisce la cassa integrazione nelle Marche, ma siamo ancora sopra il periodo pre-pandemia

Lavoro, occupazione, imprese

Diminuisce, di poco, il ricorso alla cassa integrazione nelle Marche rispetto al 2022 ma il dato generale della prima metà del 2023 è ancora sopra i livelli pre-pandemia. A registrare il maggior utilizzo di CIG (ordinaria, straordinaria e in deroga) sono i settori dell’industria, dove si osservano incrementi significativi nella carta, stampa ed editoria (+683,6%), nel legno (+166,2%) e nella chimica-gomma-plastica (+146,7%); moderato l’aumento della CIG nel settore della meccanica (+1,4%), mentre il calzaturiero e l’abbigliamento registrano una diminuzione rispetto allo stesso periodo del 2022. 

Questi i principali dati che emergono dai report dell’Inps elaborati dall’IRES CGIL Marche. Altro ramo in cui c’è preoccupazione è l’edilizia: sono quasi 385 mila le ore di CIG autorizzate, in crescita del 61,9% – pari a +147 mila ore – rispetto allo stesso periodo del 2022. La causa è ascrivibile per lo più al blocco dei bonus e dei crediti incagliati che hanno generato paura nel settore.

Complessivamente, nel periodo gennaio-giugno 2023 sono state richieste e autorizzate 6,5 milioni di ore di Cassa integrazione, mentre il ricorso a FIS e altri fondi di solidarietà arriva a circa 227 mila ore. Un dato che secondo Eleonora Fontana, segretaria della Cgil Marche, «è in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ma sempre al di sopra del periodo pre-pandemia. Tutto questo conferma il perdurare di una crisi ampia e stratificata, trasversale a diversi settori, in particolare la meccanica, il legno, la carta-stampa editoria, i trasporti e le comunicazioni. Crisi che viene da lontano e della quale non si intravede la fine».

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edilizia, cantieri, lavoro, operai, pixabay

Lavoro straniero: migranti mal pagati in provincia di Ancona, quattro su dieci a rischio povertà

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Foto: Pixabay

Allarme della Cgil di Ancona sulla situazione dei migranti nella provincia dorica che svolgono lavori poveri e mal pagati. Troppe disparità con gli italiani: il 41,2% degli stranieri è sotto la soglia di povertà. Da qui l’appello ai governanti perché possano dar vita a politiche attive mirate per il lavoro e a iniziative per riequilibrare le differenze retributive.

I dati Inps sui lavoratori migranti nella provincia di Ancona, aggiornati al 2021, sono stati rielaborati dall’Ires Cgil Marche e presentati recentemente in un convegno ad Ancona. Secondo la ricerca, i lavoratori migranti sono stati 29.461 nel 2021, con un aumento del 3,9% rispetto al 2020: rappresentano il 14,5% del totale dei lavoratori. Sono per lo più operai, l’87,2%, mentre solo il 7,2% è impiegato. Da sottolineare che il settore domestico, che fino a qualche anno fa segnava il boom, registra ora il maggior crollo di lavoratori migranti: dal 2012, sono ben 1242 in meno. Il tutto pur restando tra gli ambiti con la più elevata presenza di migranti. 

La retribuzione media lorda annua è di 13.675 euro e cioè ben 6280 euro circa in meno (-29%) rispetto a quella degli italiani. Il 41,2% percepisce uno stipendio medio lordo annuo inferiore a 10mila euro e quindi sotto la soglia di povertà. 

«Questo contesto non esaltante va affrontato costruendo sinergie tra istituzioni, parti sociali e associazioni così da creare una rete – dichiara Tiziana Mosca, segretaria provinciale Cgil Ancona – e favorire interventi che consentano di definire una maggiore integrazione per migliorare le condizioni di vita generali. Il tutto partendo da esperienze e buone pratiche già esistenti». Infine, secondo la Cgil, «è anche necessario aumentare il numero dei centri di accoglienza ad oggi insufficienti».

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edilizia, costruzioni, lavoro, urbanistica

Marche: aumentano gli infortuni sul lavoro, diminuiscono i decessi

edilizia, costruzioni, lavoro, urbanistica

Sono quasi 12 mila gli infortuni sul lavoro nelle Marche denunciati da gennaio a settembre 2021. Un dato in crescita rispetto allo stesso periodo del 2020 e che interessa maggiormente i settori dei trasporti, dell’industria e dell’edilizia. Accanto a questo, c’è un altro numero, drammatico: quello dei 25 lavoratori deceduti in appena 9 mesi. Almeno questo è in netta diminuzione, ma rimane ancora molto alto.

I dati sono stati diffusi dall’Inail ed elaborati dalla Cgil Marche. Nel periodo gennaio-settembre 2020 gli infortuni sul lavoro erano stati 11.057 e i decessi 38: nello stesso periodo di quest’anno gli infortuni legati al lavoro sono saliti 11.929, quindi di 872 casi (+7,9%), che riguardano sia episodi durante il lavoro (da 9.693 a 10.231, +5,6%) che quelli in itinere (da 1.364 a 1.698, +24,5%), quando cioè ci si reca al lavoro o quando si viaggia per lavoro. In questo stesso periodo preso in esame, i decessi sono scesi a 25 incidenti mortali in appena 9 mesi (-34,2%).

Una lunga scia di sangue, non più tollerabile secondo la Cgil Marche, che si abbatte sugli affetti delle famiglie, sul loro reddito e sul loro futuro. A tal proposito vengono richiesti ancora più controlli, da effettuare continuamente e puntualmente, senza limitarsi al momento dell’indignazione.

«Chiediamo alla Regione di intervenire subito per garantire le risorse necessarie ad assicurare adeguati livelli di finanziamento e di organizzazione del sistema di prevenzione per colmare il divario con le altre regioni e soprattutto arginare il devastante fenomeno degli infortuni sul lavoro – ha dichiarato Daniela Barbaresi, segretaria generale Cgil Marche. Vanno subito incrementati gli organici per incrementare i controlli: è inaccettabile che nelle Marche ci siano solo 56 tecnici della prevenzione a fronte di decine di migliaia di aziende e cantieri, a partire da quelli delle aree del sisma, in cui effettuare i controlli».