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Tag: consiglio comunale

La Palestina non vi rimpiangerà (e nemmeno la storia)

I territori palestinesi della striscia di Gaza distrutti dal bombardamenti israeliani, 17 luglio 2025. (Photo by Jack GUEZ / AFP)

Rinviata in commissione la proposta di mozione per il riconoscimento dello stato di Palestina da parte del consiglio comunale senigalliese. Nemmeno su questo punto all’ordine del giorno di una seduta in cui più volte c’è stato l’appello ad approfondire le questioni, a studiare, a lasciare l’appartenenza partitica alle spalle, a concentrarsi sui punti fondamentali del dibattito, ebbene nemmeno stavolta l’assise è riuscita a esprimere un voto unanime. Ma se il (de)merito è questo, il metodo è pure peggio.

Dopo la presentazione del testo della mozione da parte della consigliera Stefania Pagani (Vola Senigallia) in cui si è fatto appello alla necessità di pronunciarsi su gravi crisi umanitarie e su sistematiche violazioni del diritto internazionale, lasciando da parte strumentalizzazioni inaccettabili, e dopo altri accorati appelli (Bomprezzi, Pergolesi, Rebecchini, Piazzai), dai banchi della maggioranza cosa salta fuori? Solo una proposta di rinvio in commissione (Schiavoni) e una frase buttata là (Argentati) sulla Palestina guidata da Hamas. Ma chi ha mai parlato di lasciare un paese in mano ai terroristi, fermo restando che invece dell’atteggiamento terrorista del governo israeliano non ci si scandalizza in alcuni partiti? Senza poi contare l’assenza di molteplici esponenti della giunta durante la discussione e la votazione.

Questo modo di aggirare le decisioni, di assentarsi davanti alle sfide (politiche) che la cronaca internazionale ci riporta davanti agli occhi, francamente ha stancato. Cos’altro c’è da approfondire dopo decenni di violazioni, attacchi e morti, dopo decine di tentativi di dialogo falliti? Oggi chi siede sui banchi di qualsiasi istituzione e col simbolo di qualsiasi partito ha il dovere di esprimersi senza tentennamenti. Chi non ne è capace, lasci il posto. La Palestina non lo/la rimpiangerà. La storia nemmeno.

di Carlo Leone

Ponte Garibaldi: a che serve un consiglio grande? INTERVISTA doppia a maggioranza e opposizione

Lo scorso 9 gennaio s’è tenuto il consiglio comunale convocato per discutere della proposta di indire un consiglio grande sul futuro di ponte Garibaldi, con il suo progetto che tante critiche sta sollevando. La richiesta è arrivata dalla minoranza consiliare, che si è fatta portavoce di un interesse della collettività, ed è stata approvata dopo un lungo dibattito, durato oltre cinque ore. Fortunatamente per la politica, si è concluso con un voto unanime. Dibattito che potete in parte riascoltare attraverso le parole del capogruppo del Partito Democratico Dario Romano e del sindaco di Senigallia Massimo Olivetti con i quali abbiamo ripercorso un po’ la questione. L’intervista è disponibile nel file audio che accompagna questo articolo: basterà cliccare sul tasto riproduci del lettore multimediale. 

Dario Romano
Dario Romano

Dario Romano, com’è andato il dibattito sul consiglio grande che si è svolto a Senigallia? 
Si è svolto in un clima sicuramente molto costruttivo, perché alla fine si è arrivati a un risultato all’unanimità. Devo dire che è stato un consiglio che è durato parecchio, è durato anche più del consiglio legato al bilancio, perché il tema era molto sentito, c’è stata una discussione su diversi punti con la maggioranza, ma dopo circa cinque ore e mezzo di consiglio comunale siamo riusciti a trovare una sintesi.

Da ex presidente del consiglio può sicuramente spiegare che tipo di strumento partecipativo è il consiglio grande: chi vi partecipa?
E’ uno strumento di democrazia partecipativa che connette di fatto i rappresentanti istituzionali al tessuto della città, prevedendo quindi gli interventi in questa sede, oltre che dei relatori coinvolti, quindi in questo caso noi ci auguriamo che venga il commissario Acquaroli e il vice commissario Babini per relazionare su quello che sta avvenendo su ponte Garibaldi, ma oltre queste relazioni noi ci aspettiamo una grande partecipazione da parte del tessuto associativo, delle categorie, delle associazioni e di tutti coloro che portano, questo lo recita lo statuto, interessi diffusi nelle materie di competenza. 

Cosa vuol dire? 
Che ci sono delle associazioni, comitati o altri gruppi che possono essere costituiti per uno scopo preciso, in questo caso su ponte Garibaldi, che si interessano della questione e si interfacciano con l’amministrazione pubblica. Ad oggi, per quanto è previsto dallo statuto, non sarebbero previsti interventi di cittadini singoli, ma citando appunto il mio precedente ruolo da presidente del consiglio, nella conferenza dei capigruppo, quando decidevamo poi chi far partecipare, chi intervenire, io mi sono sempre prodigato e impegnato affinché anche i cittadini singoli, qualora avessero voluto dare un proprio contributo, lo potevano dare o in forma scritta oppure addirittura intervenendo, quindi il tema è capire come ampliare la partecipazione senza ovviamente ingessare i lavori, perché è chiaro che un consiglio grande non può durare 15 ore, si deve risolvere anche questo in un giro di 4, 5, massimo 6 ore e comunque deve essere dato spazio a tutto il tessuto della città, per renderlo appunto partecipe delle decisioni che vengono prese. 

Partiamo dalla reazione della maggioranza, che in primo luogo è stata innanzitutto fredda alla proposta. Dopo come si è comportata in aula, il dibattito è stato anche un po’ nervoso in certi momenti?
Il dibattito è stato nervoso perché il tema ovviamente interessa a tutti ed è anche un segnale di attenzione, io lo vedo positivamente questo. All’inizio non c’è stata una reazione positiva, devo dire, perché gli emendamenti che sono stati presentati, al di là di quelli tecnici, cercavano di annacquare la proposta originaria, ossia uno degli emendamenti prevedeva che l’oggetto della delibera dell’ordine del giorno parlasse di ponte Garibaldi, ma anche delle alluvioni del 2014, del 2022 e di tutti i lavori fatti relativamente a questi due eventi alluvionali. Dell’alluvione del 2014 si è parlato parecchio, si è fatto un consiglio con un dibattito non contingentato, il mese dopo dell’alluvione, si sono fatte due commissioni di inchiesta, si è fatto un consiglio grande nel mandato successivo, nel 2018, allora questo emendamento proposto dalla maggioranza più che altro sembrava una provocazione per provare a buttarla, permettimi di dire il termine anche se non è ortodosso, in caciara, ma in realtà questa cosa è stata sminata poi nell’arco del dibattito e del pomeriggio. 

E quindi il risultato qual è stato?
Che l’emendamento poi è stato ritirato, ne è stato presentato uno molto più leggero da un punto di vista dei contenuti, che poteva essere assolutamente condivisibile, ma che non intacca la sostanza della delibera. Poi è chiaro, ci sono tutta una serie di tematiche che possono essere trattate in altrettanti modi, in commissioni, in altri consigli, nulla esclude altri altri strumenti di partecipazione, però questa proposta qui è giusto che sia incentrata su ponte Garibaldi e le conseguenze che esso avrà sulla nostra città. 

Quali sono i nodi, le criticità relativamente alla proposta, che ancora appunto non è a un livello né esecutivo né definitivo, relativamente ai ponte Garibaldi? Riguardano sia la viabilità, sia l’impatto architettonico, paesaggistico?
Ci sono delle perplessità che riguardano innanzitutto la funzionalità di questo ponte, perché avrebbe una pendenza dell’8% e quindi sebbene a norma obbligherà l’amministrazione, anzi è già stato richiesto, a inserire degli elevatori per questioni di accessibilità. Pensate anche a ciò che può essere l’impatto per una persona che non ha facilità da un punto di vista motorio. Poi c’è un tema della viabilità e questo è avvalorato dal parere della polizia locale di Senigallia che certifica il fatto che non c’è uno studio di viabilità, non c’è uno studio organico di quello che andrà a produrre quel ponte, un un ingessamento della viabilità lato stadio, quindi via Rossini, e anche delle criticità dal lato dei portici. Poi c’è il tema achitettonico, io non lo derubricherei a estetica o bellezza, però il tema della sintonia di questo ponte con la città non può essere messo in secondo piano, perché è evidente che un ponte simile a un ponte autostradale, pare quasi un’uscita dell’autostrada in pieno centro, è un qualcosa che va assolutamente ponderato, quindi è una grande responsabilità che è in capo al commissario e al vice commissario, ma sarà il sindaco ad essere ricordato per la scelta che verrà fatta, questo è il dato politico.

Non c’erano altre soluzioni, che alternative ci potevano essere?
Ci sono diverse proposte da parte di associazioni e gruppi di interesse, non siamo nella fase in cui dobbiamo progettare un altro ponte, non siamo noi a doverlo progettare, di certo però possiamo indicare delle strade e delle interlocuzioni, perché è chiaro che se la normativa del 2018 impone un franco idraulico di un metro e mezzo, bisogna fare una riflessione generale su questo tipo di normativa applicata a quel ponte lì, non è possibile che non ci sia un parere formale richiesto al consiglio superiore dei lavori pubblici su questo argomento, ed è ovvio che questo parere lo debba chiedere la struttura commissariale.

In realtà c’è stata un’interlocuzione…
Ma solo informale da quello che abbiamo potuto percepire, invece qui bisogna inchiodare le responsabilità, e chi le ha, a fare ciò che serve, perché sennò qui parliamo tutto di telefonate, interlocuzioni informali, quel ponte costerà quasi 4 milioni e mezzo di euro e ce lo terremo per sempre, quindi prima di arrivare ad una soluzione di quel tipo bisogna pensarci bene, non è questione di “fate in fretta” o “non fate in fretta”, qua bisogna fare bene.

Perché non si è atteso il progetto esecutivo per poter parlare di qualcosa che sia certo?
Se c’è un rendering significa che c’è un progetto, perché se c’è stata una conferenza del servizio qualcosa ci deve essere. Se c’è un progetto va condiviso, ovviamente non esecutivo, ma quando sarà esecutivo ci sarà molto poco spazio per il dibattito, è esecutivo e dopodiché c’è l’ultima fase di progettazione che è quella finale e poi si procederà. Quindi dire che bisogna aspettare il progetto esecutivo per dire ve lo presentiamo ma questo non si può cambiare è una foglia di fico che va a nascondere in realtà delle mancanze clamorose in termini di trasparenza e partecipazione. Bisogna ascoltarli i cittadini e purtroppo questa amministrazione al di là dei proclami fatti in campagna elettorale, i cittadini non li ascolta così tanto. 

Massimo Olivetti
Massimo Olivetti

Sentiamo allora le parole del sindaco Massimo Olivetti. Che giudizio sull’esito del consiglio?
Direi che c’è una grossa soddisfazione intanto perché il testo è condiviso. Noi avevamo portato gli emendamenti in parte formali perché la sensazione che veniva data o il messaggio che passava è che in un consiglio grande ogni cittadino può parlare, circostanza che non è così sulla base dello statuto comunale. E quindi far capire che ci sono delle regole e le regole vanno rispettate. Su questo per quanto sia stata una discussione poi alla fine si è trovata la quadratura del cerchio. Anche per quanto riguarda poi il testo non ci sono problematiche. Adesso spero che il commissario o vice commissario che fino a adesso non sono venuti all’interno delle commissioni decidano di partecipare perché in realtà poi il convitato di pietra, al di là di tutto quello che si ha detto fino adesso, è ovviamente chi quel ponte ha l’obbligo di costruire quindi è il soggetto che poi alla fine ha deciso quella forma e quella tipologia del ponte. 

Parliamo degli emendamenti proposti e delle modifiche apportate. Uno dei nodi era appunto la partecipazione dei cittadini che da regolamento non è permessa, dei singoli cittadini, a meno che non siano rappresentanti di associazioni o enti portatori di interessi. 
La facoltà di parola viene rilasciata alle associazioni, associazioni sindacali o associazioni di categoria o le associazioni portatori di interesse che possono essere rappresentate da un cittadino. Non è previsto un intervento diretto dei cittadini o tantomeno degli altri sindaci come era la richiesta iniziale. Questo potrebbe sembrare una questione lana caprina, di fatto però come è stato dimostrato anche in consiglio, in passato, seppur a qualche cittadino è stata data la parola e non si sa a che titolo, ad altri cittadini è stato impedito, quindi il problema era il numero delle persone che avrebbero potuto parlare, non sarebbe finito mai; e in secondo luogo la possibilità per chi gestiva poi il consesso di decidere tu sì e tu no, quindi il criterio era quello di applicare invece la norma vera e pura e su questo devo dire che dopo un minimo di discussione su questo non ci sono stati problemi particolari.
C’era un altro emendamento che era quello riguardante il tempo di convocazione, perché nella proposta si diceva entro 30 giorni. Noi avevamo guardato gli altri consigli grandi: i lavori erano stati deliberati quattro mesi e mezzo prima, quindi 30 giorni potevano non essere sufficienti, perché poi qual è il rischio? Che in teoria il presidente dovrebbe pubblicare quello che è l’avviso, dovrebbe dare avviso a tutte le parti, a chi vuole parlare e dare un preavviso di pochi giorni, perché evidentemente poi per convocarlo è entro 30 giorni, tutto si sarebbe ristretto quindi c’era il rischio che qualche associazione avrebbe potuto dire “signori noi non abbiamo saputo”, “non sapevamo”, “non conoscevamo” o “non si è messi nei termini per poterlo discutere”.
Il terzo emendamento era stato proposto alla maggioranza, non tanto sui fatti dell’alluvione. Durante la discussione sulla stampa, in relazione a questo ponte, tra le tante considerazioni ce n’erano alcune che in realtà dovranno essere approfondite. La prima la realizzazione delle vasche a monte, la richiesta era discutiamo anche delle opere che sono state realizzate o che potrebbero essere realizzate post alluvione, intendendo ovviamente le post alluvione 2014-2022 ma potremmo intendere anche il 1976, cioè: queste opere sono davvero sufficienti o quali opere mancano? Quali opere sono in preparazione per portare in città meno acqua possibile e, comunque, se dovesse avvenire sulla base di queste realizzazioni, sarebbe sufficiente per abbassare la quota prevista di altezza del ponte? Seconda cosa che si chiedeva era anche di valutare quelli che erano gli altri ponti a valle del Garibaldi: ponte II Giugno oggi ponte degli Angeli, il ponte sulla nazionale o il ponte ferroviario, quindi si voleva non tanto spostare l’attenzione su altri fatti, non era questa l’intenzione, era più che altro di prendere in esame tutto il discorso. E si è modificato quel punto all’ordine del giorno dicendo appunto che si sarebbe valutato sulla base del tessuto cittadino, quindi si potranno fare anche delle valutazioni in ordine a come l’acqua defluisce, quindi qual è il problema che c’è a valle e quelle che sono eventuali problematiche sulla realizzazione della opere a monte. 

Come mai c’è stato bisogno di un input così importante da parte delle minoranze, da parte della cittadinanza, si pensi alle associazioni che sono uscite spesso sui quotidiani, per permettere di convocare questo consiglio grande e non c’è stata dalla maggioranza la spinta per arrivare a questo risultato?
Io avrei aspettato che ci fosse un progetto esecutivo, perché al momento noi abbiamo solamente dei rendering che stanno creando molta confusione. C’è chi che dice che il ponte arriverebbe come altezza alla prima arcata dei portici, che è una stupidata totale, ho letto alcune di queste associazioni che dicevano che la viabilità sarebbe stata interrotta, quindi praticamente su via Rossini sarebbe stata solo la possibilità di salire sulla rampa del ponte, circostanza anche questa poi che verrà smentita dal progetto esecutivo. Noi avremmo atteso quello che era il progetto esecutivo in modo tale da poterlo sottoporre ovviamente all’interno di una valutazione, ricordo che nel 2019 non si arrivò a questo strumento, quindi non ci fu questa partecipazione, fu limitata a una commissione, questa volta potevamo anche essere d’accordo, quindi l’idea su questo noi non abbiamo problemi a nasconderci o a non far discutere, più volte avevo detto che ero disponibile andare nelle commissioni che la minoranza aveva chiesto, la minoranza più volte aveva detto che era inutile che andassi io perché non avevo sulle mani quella che era la progettazione, non ero il titolare del progetto, su questo era evidente, se vado a parlare del ponte avrei parlato dei massimi sistemi o di quella che era la normativa, ma in realtà ribadisco il convitato di pietra è il commissario o il vice commissario che poi porteranno il progetto, che peraltro dovrebbe recepire anche le osservazioni che sono date dai tecnici nell’ambito della conferenza dei servizi, solo a quel punto si può avere una visione complessiva del del ponte, quindi solo a quel punto si può capire se sta roba è oppure no. Certo il rischio qual è, è che il giorno del consiglio grande fatto molto in anticipo si parli e non si abbia sottomano quella che è la documentazione necessaria per poterlo valutare. 

Di contro però, avendo il progetto esecutivo, il rischio è che ci sia poco margine di manovra per far recepire le istanze della città…
No perché le varianti sui ponti si fanno. Qui il discorso è uno solo, il ponte va fatto oppure no, penso che la realtà sia solo quella, se poi uno vuole modificare e vuole fare delle osservazioni su quel ponte, in questo momento facciamo proprio difficoltà a fare le osservazioni su quel ponte, se non per quanto riguarda gli aspetti tecnici sulla viabilità o cose di questo genere, il progetto esecutivo è l’unico che poi alla fine – che può essere sempre variato, il progetto esecutivo non è il progetto definitivo, non è il progetto conclusivo – quello che va a bando, è quello sulla base della quale dovrebbero essere eseguite le opere, quindi è un concetto che è molto più completo rispetto a quello che la prima bozza e poi il progetto finale, quindi siamo ancora in una fase in cui è possibile discutere. 

Due ultime domande: la prima è sulla figura del sindaco o della maggioranza come soggetto interlocutore tra la città e la regione, l’ente commissariale anzi, l’opportunità di questo consiglio grande in qualche modo poteva dare risalto a questa figura, a questo ruolo?
Il sindaco ovviamente viene ascoltato, il sindaco ha questa possibilità così come il Comune Generale, ha questa possibilità di dire il ponte non si fa, fermo restando verrà tolto anche il percorso pedonale che parte via Rossini, quindi il rischio qual è? E’ che noi ritorniamo in una posizione che era quella prima del 2023, prima della passerella. Non abbiamo altre possibilità se non quelle di interfacciarsi sotto questo aspetto qui, ovvio c’è la possibilità di dire non farlo o farlo e su questo io ho grosse perplessità. Una cosa su cui si riflette poco è che avendo aperto da parte degli organismi giudiziari un procedimento in relazione alla costruzione del ponte degli Angeli o II Giugno, dove ribadisco si fece solo una discussione a livello puramente estetico e nessuno sollevò mai il problema relativo al rispetto alla normativa con cui questo veniva alzato, in questo caso è ovvio che il problema era il rispetto di quello che è il cosiddetto decreto Del Rio, che diventa obbligatorio soprattutto per quello che è successo e che, secondo me, poi riguarderà gli altri ponti. Quello che viene poco valutato e deve essere valutato è che in realtà finita la fase commissariale poi la sistemazione di quei ponti tocca alle casse comunali. Le casse comunali l’altra volta nel 2016 hanno rifatto solo l’impalcato del ponte sulla Nazionale, per il quale si dovrebbe prescrivere l’eliminazione delle pile in acqua. Nel 2019 fu approvato il ponte II Giugno, ma fu fatto con i fondi europei percepiti dalla regione, altrimenti sarebbe toccata alle risorse comunali, tant’è che per quanto riguardava il ponte Garibaldi, sul quale non è che c’è stata solo la pronuncia finale, ma già nel 2016 si diceva che il ponte Garibaldi aveva delle fortissime criticità. Molta gente lo dimentica, ma noi avevamo previsto nel progetto Stadio che qualcuno facesse il ponte, perché avevamo delle problematiche con il ponte Garibaldi. In questo caso avrebbe un finanziamento che difficilmente potremmo trovare in altri momenti, quindi la scelta topica che ci spetterà, che spetta al sindaco o spettava al consiglio, era il ponte se deve fare oppure no. 

Seconda e ultima domanda: che novità abbiamo su questo progetto o sulle tempistiche?
Ancora il progetto esecutivo non è stato trasmesso, quello che dice probabilmente il Commissario è che il progetto esecutivo dovrebbe essere, a me l’ha detto, che dovrebbe essere abbastanza in dirittura d’arrivo.

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Senigallia, il vuoto lasciato dopo la demolizione di ponte Garibaldi. In secondo piano la provvisoria passerella ciclopedonale
Senigallia, il vuoto lasciato dopo la demolizione di ponte Garibaldi. In secondo piano la provvisoria passerella ciclopedonale

Seconda parte dell’intervista a Campanile: «Politiche accentrate nelle mani di Olivetti e Bello, non è nel nostro dna» – AUDIO

L'intervento di Gennaro Campanile in consiglio comunale
Gennaro Campanile in consiglio comunale (FOTO di repertorio)

Ecco la seconda parte dell’intervista al capogruppo di Amo Senigallia Gennaro Campanile. Continua la chiacchierata su tematiche politiche e sociali che riguardano la città ma anche il consiglio comunale e i lavori sul fiume Misa. Ecco le sue parole, in onda oggi mercoledì 11 settembre e domani, giovedì 12, alle 13:10 e alle 20, con un’ulteriore replica domenica 15 a partire dalle 16:50 (la seconda di tre interviste consecutive). L’audio integrale sarà disponibile anche in questo articolo, insieme a un estratto testuale.

Eravamo rimasti al fatto di considerare il fiume una risorsa e non un mostro: come stanno andando i lavori post alluvione?
Il sindaco ha deciso di delegare, la città è sostanzialmente commissariata. E non ci sono dirigenti, per cui chi si prende la responsabilità dei lavori? L’Anas ha chiuso ponte Garibaldi che poteva secondo me rimanere aperto a livello pedonale. E lo stesso sull’urbanistica, che dovrebbe cambiare gli assetti… la scelte si pagano.

Quindi contesta l’organizzazione amministrativa della macchina comunale?
Ma io faccio sempre l’esempio della mancata opposizione da parte del sindaco alla chiusura del parcheggio a fianco dell’autostrada per poterci abbancare la sabbia estratta dal fiume: ci sarà stato un altro posto anziché creare una discarica a cielo aperto in un parcheggio strategico per non far entrare le auto in città. E per fortuna che allora avevamo avuto la visione di chiedere ad Autostrade il ribaltamento del casello e gli 8 km di circonvallazione, con i 5 bypass, per decongestionare il centro storico. Al centrodestra manca questa visione.

Quale altra mancanza rimproveri all’amministrazione Olivetti?
Basta vedere le colonnine per la ricarica dell’auto elettriche, tre su sei non funzionano e quella al porto è ancora divelta, lasciata per terra, nemmeno l’hanno rimossa. Così come dà un senso di precarietà la rotatoria abbozzata su strada della Marina: sono due anni che è così.

Tutti temi affrontati in consiglio?
Sì, poi rimangono piccati, come se fossi un consigliere cattivo, ma in realtà mi ascoltano perché poi intervengono. Qualcuno dirà che era già previsto. Il mio lavoro è quello di controllare ciò che stanno o non stanno facendo. 

In minoranza sembra esserci una spaccatura, una divisione con l’altra parte del centrosinistra, che ancora non sembra sanata. Come mai?
Mah, la coalizione Volpini e la coalizione Campanile votano alla fine le stesse cose, se me lo chiedono io firmo anche i comunicati, la mia disponibilità è totale, ma bisogna essere in due a fare le cose. Io sicuramente ho difeso le scelte del passato, altri hanno voluto spesso sganciarsi rispetto ai dieci anni di governo Angeloni e almeno al primo mandato di Mangialardi…

Cioè?
Poi nel secondo ha fatto un po’ il protagonista assoluto, come spesso capita. Ci sono state forzature, come al progetto Conad, alla scuola di polizia che non erano nel programma, anche se volte al bene della città ma magari andavano condivise. Io preferisco il metodo che ha messo in campo la Diocesi sul parco che vogliamo o circa gli incontri sull’alluvione, ma il Comune viene sempre dietro mentre ci sarebbe necessità di un confronto magari in commissione ma non avviene più.

Come reputi l’attività politica in consiglio?
Il presidente Bello non garantisce tutti, i regolamenti che ha proposto erano solo per inserire la sua figura ovunque. Le politiche sono in mano a Olivetti che è anche assessore al bilancio, e a Bello che controlla tutto. Questo accentramento dei poteri non è nel nostro dna. Alcuni consiglieri non intervengono più, altri non hanno mai parlato e i consigli durano appena un’ora, nel question time il tempo è ridotto e non si riesce nemmeno a esplicitare un concetto.

Ma si guadagna con l’attività politica?
Ho fatto la denuncia dei redditi, dal Comune di Senigallia in un anno appena 1200 euro: ogni seduta il gettone è di circa 30 euro per il consiglio comunale, le commissioni sono sempre meno ma le pratiche vanno studiate, ci si confronta. Quindi il nostro è un vero servizio. Quando si denuncia un ritardo o un degrado è nel bene della città non in quello del singolo. Magari in Parlamento o in Europa ci sono stipendi d’oro, ma qui no. E infatti si trovano sempre meno candidati, sempre meno persone che hanno voglia di impegnarsi con continuità. Il rischio è di ricorrere solo a slogan quando ci sono le elezioni, ma poi non stupiamoci se la gente non vota più.

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Dieci comuni della diocesi di Senigallia chiamati alle urne per eleggere sindaci e consigli comunali

Si vota: dalle istituzioni più vicine a quella più lontana. Nelle Marche sono 148 i comuni impegnati ad eleggere il nuovo sindaco, e contemporaneamente tutti i comuni saranno impegnati per il rinnovo del livello di rappresentatività comunitaria, quello del Parlamento europeo. I seggi saranno aperti sabato 8 giugno dalle 14 alle 23 e domenica 9 giugno dalle 7 alle 23. Lo spoglio delle comunali avrà inizio dalle 14 di lunedì 10 giugno, mentre un eventuale turno di ballottaggio si svolgerà domenica 23 e lunedì 24 giugno, con spoglio in programma sempre lunedì 24 subito dopo la chiusura delle urne. Dal 2024, inoltre, è possibile votare un sindaco per il terzo mandato consecutivo, per i comuni con meno di 15mila abitanti. Per le elezioni europee lo spoglio è previsto a partire dalle 23.00, subito dopo la chiusura delle urne.

Nella provincia di Ancona solo Osimo è il comune con oltre 15mila abitanti chiamato alle urne per le amministrative. Gli altri comuni sono (di cui 10nel territorio diocesano): Agugliano; Arcevia; Barbara; Belvedere Ostrense; Camerata Picena; Castelbellino; Castelleone di Suasa; Castelplanio; Filottrano; Genga; Mergo; Monsano; Monte Roberto; Monte san Vito; Montecarotto; Montemarciano; Monteporzio; Numana; Ostra; Poggio san Marcello; Polverigi; San Marcello; San Paolo di Jesi; Sassoferrato; Serra de’ Conti; Serra san Quirico; Sirolo; Staffolo; Trecastelli.

a cura di L.M.

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Trecastelli: in consiglio comunale il ripristino di due strade danneggiate dall’alluvione 2022

In foto una delle abitazioni alluvionate a Passo Ripe di Trecastelli
Una delle abitazioni alluvionate a Passo Ripe di Trecastelli

Opere pubbliche, protezione civile e bilancio di previsione saranno i temi all’ordine del giorno del prossimo consiglio comunale di Trecastelli. La seduta è fissata per venerdì 1° marzo, alle ore 19, nella municipalità di Castel Colonna, nell’aula consiliare di piazza Leopardi, dove da un po’ di tempo si svolge l’assemblea municipale per via dei lavori di miglioramento sismico della sede di Ripe.

In particolare si discuterà dell’aggiornamento del piano di emergenza comunale di protezione civile, della manifestazione “mercatino del riuso: diamo una nuova vita ai nostri oggetti inutilizzati” con relativo dibattito sul regolamento; della nuova variazione al bilancio di previsione finanziario 2024/2026; e infine della modifica al programma triennale delle opere pubbliche (annualità 2024-2026) relativamente ai lavori in partenza durante l’anno.

Proprio su questo punto ascoltiamo le parole del sindaco di Trecastelli Marco Sebastianelli.

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Fondazione Caritas Senigallia: straordinaria risorsa, poco conosciuta nelle attività – AUDIO

Visita del presidente del consiglio comunale Massimo Bello alla fondazione Caritas Senigallia insieme al direttore Giovanni Bomprezzi
Visita del presidente del consiglio comunale Massimo Bello alla fondazione Caritas Senigallia insieme al direttore Giovanni Bomprezzi

Una visita istituzionale del presidente del consiglio comunale Massimo Bello alla Fondazione Caritas Senigallia si è svolta ieri, 9 febbraio, nei vari locali in cui la «realtà importante e straordinaria» opera. Un modo per sottolineare quella collaborazione e stima che è la base per intavolare ogni discussione utile a dare risposte concrete al territorio dove insistono tante forme di povertà e di difficoltà che riguardano singoli e famiglie, sia italiane che di origini straniere.

Il confronto tra Bello e il direttore della Fcs Giovanni Bomprezzi si è incentrato sulle varie sfide che oggi devono essere affrontate: dall’emergenza abitativa alla questione occupazionale, dal caro vita alle migrazioni, dalla guerra all’accoglienza tramite i servizi sociali, fino alla rete che la diocesi di Senigallia ha intessuto assieme ai vari comuni con cui collabora da anni.

Per saperne di più basterà ascoltare il file audio cliccando sul tasto play.

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Più sedute, aggiornamento di statuto e regolamenti: le novità nel 2024 per il consiglio comunale

Massimo Bello

Più che la quantità è la qualità del lavoro svolto a far capire l’importanza del ruolo del consiglio comunale. Ne è convinto Massimo Bello, che presiede l’organo senigalliese e che ha fornito alcuni dati sull’attività consiliare del 2023 annunciando però importanti novità per il 2024. L’anno ormai agli sgoccioli è stato caratterizzato da 11 sedute del consiglio comunale, in cui sono stati approvati 116 provvedimenti; 18 riunioni della conferenza dei capigruppo; 35 sedute delle quattro commissioni consiliari. Presentate 25 interrogazioni scritte a risposta scritta, 21 a risposta orale, 7 risoluzioni, 2 proposte di deliberazione e 14 mozioni da parte dei consiglieri.

Anno importante il 2023, non da meno sarà il 2024 con il doppio delle sedute del consiglio comunale «snellire le procedure e le pratiche» senza ingolfare la macchina comunale; con l’aggiornamento dello statuto comunale (che ha compiuto 20 anni e a cui verrà dedicata una giornata), il il funzionamento del consiglio e delle commissioni consiliari, il regolamento di contabilità e persino – momento molto delicato per la democrazia – quello che regola l’accesso agli atti da parte di un consigliere comunale.

Sempre l’anno prossimo verrà istituito l’albo dei consiglieri e dei presidenti emeriti del consiglio comunale di Senigallia e avanzare la proposta di delibera al consiglio regionale perché sostenga, anche economicamente, la valorizzazione delle attività istituzionali dei consigli comunali delle Marche.
Per tutte le informazioni sulle attività istituzionali di consiglio e presidenza: www.comune.senigallia.an.it.

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Agevolazioni per chi dona il cibo in eccesso: la proposta in consiglio a Senigallia

Il municipio del Comune di Senigallia

Ridurre gli sprechi alimentari e favorire le donazioni. Va in questo senso la mozione sulle eccedenze di cibo e sulle agevolazioni circa le tasse comunali di cui discuterà oggi, giovedì 9 novembre, il consiglio comunale senigalliese. La proposta arriva dal consigliere straniero aggiunto Mohamed Malih.

La mozione sulla “riduzione della tari e la promozione della donazione di eccedenze alimentari e non alimentari” verrà trattata, come da ordine del giorno, nella seconda parte della seduta del consiglio comunale che avrà inizio alle ore 15,30 nella sala “Giuseppe Orciari” del municipio di Senigallia.

Ecco cosa ci ha raccontato Malih, che oltre a essere un consigliere comunale, è anche presidente dell’associazione Stracomunitari, attiva proprio tra le organizzazioni di terzo settore con raccolta e distribuzione di cibo alle persone e famiglie in difficoltà del territorio senigalliese e non solo.

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Sanità, il Consiglio comunale aperto approva all’unanimità la proposta per l’ospedale di Arcevia

Il Consiglio comunale aperto sulla sanità pubblica ad Arcevia, al teatro Misa
Il Consiglio comunale aperto sulla sanità pubblica ad Arcevia, al teatro Misa

Teatro Misa pieno ad Arcevia, come nelle grandi occasioni. Perché parlare di sanità pubblica e di servizi sul territorio a una popolazione che si è vista gradualmente ridurre i servizi (e il personale) è una di quelle grandi occasioni. Per ribadire l’unità tra istituzioni e cittadinanza, ma anche per dire, chiaramente e senza giri di parole, che il territorio non ci sta a subire continue promesse non mantenute. Questo è successo ad Arcevia e di questo ha parlato il sindaco Dario Perticaroli che sin dal suo insediamento ha sollevato perplessità circa la situazione della struttura e del personale. Lo ha fatto durante il Consiglio comunale aperto che si è svolto lo scorso primo agosto sul tema della sanità territoriale, alla vigilia della discussione in Consiglio regionale sul piano socio sanitario 2023-25, il documento che mette nero su bianco il futuro dei servizi sanitari nell’area interna in cui ricade la Perla dei monti.

Al centro c’è l’ospedale, declassato, spogliato di servizi e personale per portarli avanti, a rischio chiusura ma che da oltre 20 anni resiste in una forma ridotta seppure con criticità importanti che ricadono ovviamente sull’utenza. Al teatro Misa di Arcevia c’era tanta gente, ma c’erano anche “i grandi assenti”, un’ulteriore conferma delle difficoltà del territorio privo anche di una rappresentanza politica di peso.

Perticaroli ha ripercorso la storia dell’ospedale, classificato dal 1999 come Ospedale di comunità; a seguito di atti che si sono succeduti dal 2014 al 2018 è stato declassato a Casa della salute di tipo B pur mantenendo le caratteristiche dell’Ospedale di comunità (Casa della salute di tipo C). Negli anni si sono susseguite lettere di segnalazione e denuncia circa la situazione del polo ospedaliero arceviese, uno dei primi a cadere sotto la scure dei tagli alla sanità dagli anni 2000 in poi e le politiche dell’austerity. Lettere a cui sono state risposte poche cose, a volte anche con promesse ma difficilmente mantenute.

Fin dal suo insediamento Perticaroli ha battuto il tasto della sanità pubblica lamentando come fosse il più importante dei disservizi nelle aree interne, uno dei quelli che maggiormente favoriscono lo spopolamento dei centri montani. Se poi ci si mette che con il cambio di governo marchigiano ci sono stati anche stralci dei precedenti piani socio sanitari regionali precedenti, il quadro a tinte fosche è presto dipinto. Tra le criticità dell’ospedale di Arcevia: «il servizio 118, gli specialisti ambulatoriali, il servizio di radiologia». E ancora, i posti letto, la fisioterapia. Qualcuno è stato ripristinato ma «solo fino alle  programmate elezioni regionali. Poi a febbraio 2020 il Covid 19 e tutto si ferma nuovamente». A nulla sono valse le rassicurazioni dai nuovi vertici regionali: nonostante il fatto che l’amministrazione Regionale avesse cambiato colore la risposta non c’è stata.

«L’amministrazione che presiedo ha sempre tenuto alta l’attenzione sull’argomento e sulle criticità come la mancanza di personale medico, amministrativo, pediatri». E così si è arrivati allo stralcio del piano sociosanitario regionale 2020 – 2022 e alla redazione del nuovo PSSR 2023 – 2025. Nasce da qui la proposta che la comunità di Arcevia ha redatto chiedendo particolare attenzione per le aree interne, dove si registrano età più avanzate e difficoltà nei collegamenti tra le varie zone rispetto ai centri costieri. Il che andrebbe ad alleggerire la pressione sulla rete ospedaliera regionale e sul polo di Senigallia. Punti salienti della proposta approvata all’unanimità dal Consiglio arceviese sono la riclassificazione della struttura di Arcevia come Casa della Comunità spoke e ambulatori di Medici di Medicina Generale (MMG) e Pediatri di Libera Scelta (PLS) e il mantenimento degli attuali 20 posti letto (8 posti letto per cure intermedie, che si aggiungono ai 12 posti letto della RSA).

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La cittadinanza al Consiglio comunale aperto di Arcevia al teatro Misa
La cittadinanza al Consiglio comunale aperto di Arcevia al teatro Misa

La proposta su slot e VLT rinviata in commissione, polemiche in aula a Senigallia

Rinviata in commissione la questione relativa alle ore di funzionamento delle sale slot a Senigallia. Lo ha deciso il consiglio comunale durante la seduta di venerdì 28 luglio, dopo le numerose proteste sorte alla proposta di Fratelli d’Italia.

Anche in aula ci sono state proteste, assolutamente pacifiche, con tanto di bandiere e striscione, contro l’assist che Fdi lancia alle attività commerciali con slot machine al loro interno. Striscioni e bandiere poi fatti togliere dal presidente del consiglio comunale Bello per osservare il regolamento consiliare.

Il tema è presto riassunto: finora, con il regolamento comunale vigente, a Senigallia si potevano far funzionare tali macchinette con vincite in denaro solo dalle 13 all’1 di notte. Un totale di 12 ore che era praticamente il minimo consentito dalle norme in modo da contrastare il gioco d’azzardo patologico che ha visto anche un giovane togliersi la vita per aver bruciato i risparmi di famiglia. La proposta portata da Marcello Liverani in commissione e poi in aula chiede di estendere a 16 ore l’orario di funzionamento, dalle 10 alle 2 di notte con la motivazione di equipararsi ai regolamenti di altre città limitrofe.

Sul tema, oltre alle minoranze e all’associazione Zero Slot, si era opposto anche il presidio di Libera che aveva sottolineato l’esigenza di rafforzare le iniziative contro la ludopatia, non di agevolare il gioco d’azzardo in nome di un diritto economico che viene dopo il diritto alla salute.

Il problema è però che anche in consiglio regionale si è andati incontro a un allungamento degli orari e a minori restrizioni contro slot machine e videolottery. Tra le norme approvate dal governo di centrodestra c’è quella per cui l’orario di interruzione per le macchinette va ora dalle 2 di notte alle 8 di mattina, quando solitamente i locali non sono affollati e quando i giovani, loro sì da tutelare, sono per lo più già a casa.

E questo pone quindi problemi di raccordo tra le norme comunali che vanno ora riviste in accordo con la legge regionale. Un passo indietro deciso in termini di difesa della vita e diritti civili, a favore della libera iniziativa economica.

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Dal consiglio comunale di Corinaldo il “no” alla guerra in Ucraina

Il consiglio comunale di Corinaldo, 28 febbraio 2023
Il consiglio comunale di Corinaldo, 28 febbraio 2023

Unanime il “no” alla guerra che il consiglio comunale di Corinaldo ha voluto esternare con un apposito ordine del giorno. La votazione, nella seduta del 28 febbraio, ha visto l’assise corinaldese unirsi all’appello del Coordinamento Nazionale Enti Locali Per la Pace e i Diritti Umani per chiedere il cessate il fuoco in Ucraina.

Rispetto del valore della vita umana, della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni paese come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni. Sono i punti cardine di esternazioni di papa Francesco nel chiedere il cessate il fuoco nel conflitto che vede contrapposti Ucraina e Federazione Russa.

«È stato bello ed emozionante – afferma il sindaco Aloisi – confrontarsi in consiglio comunale su temi così alti ma di certo non distanti. Argomenti trasversali che hanno dimostrato che il consesso civico di un piccolo comune come il nostro può e deve manifestare unanimemente il proprio no alla guerra». 

L’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale punta l’accento sulla richiesta al presidente della Federazione Russa di «fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte» e, di contro, al presidente dell’Ucraina di «essere aperto a serie proposte di pace».

Parole che verranno ribadite nuovamente dal primo cittadino di Corinaldo assieme ai colleghi marchigiani sabato 4 marzo a Loreto alla manifestazione voluta dal presidente del consiglio regionale Dino Latini.

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Corinaldo, “Voce Comune” critica la giunta: «Non sapete programmare». La replica: «Non accettiamo lezioni»

La seduta del consiglio comunale di Corinaldo del 1° febbraio 2023
La seduta del consiglio comunale di Corinaldo del 1° febbraio 2023

E’ scontro a Corinaldo tra maggioranza e opposizione che hanno manifestato ancora una volta vedute opposte. Il dibattito acceso si è sviluppato durante il consiglio comunale del 1° febbraio, attorno alle tematiche della programmazione amministrativa, del dialogo con le minoranze e della partecipazione della comunità.

Le critiche arrivano principalmente dal gruppo consiliare Voce Comune per Corinaldo che ha innanzitutto sollevato, tramite un’interrogazione, il tema della sala prove, chiusa da tempo. Uno spazio che l’amministrazione Principi aveva aperto ma che era stata poi resa non fruibile a causa della pandemia da covid. Poi i lavori al palazzo municipale e la stanza era divenuta un deposito di materiali. La prolungata chiusura ha costretto la giunta Aloisi a sanificare gli ambienti nell’estate scorsa ma della riapertura non s’è avuta notizia. L’ha annunciato il sindaco solo nell’ultimo consiglio, e solo rispondendo a un sollecito della minoranza.

Voce Comune ha poi messo in luce anche «l’incresciosa situazione in cui versa in questi giorni l’ufficio turistico (IAT)», situazione che «attesta la totale mancanza di programmazione di questa amministrazione e, in particolare dell’assessorato al turismo». «Il non rispetto dei tempi, per altro autoimposti dall’amministrazione stessa attraverso una delibera di qualche mese fa, fa sì che oggi l’ufficio fatichi a garantire il servizio d’accoglienza. E non basta la buona volontà dei nostri dipendenti, che in questo momento si stanno sostituendo, serve la professionalità di figure appositamente formate per lo scopo». «Non sapete programmare» ha poi stigmatizzato la capogruppo Giorgia Fabri in aula.

L’amministrazione dal canto suo sta pensando di elaborare un bando più completo per la gestione dell’ufficio turistico. Cosa che «tecnicamente non era possibile fare prima dell’approvazione del bilancio», ha spiegato in aula l’assessora Sara Bettini. Sul tema è intervenuto anche l’assessore al turismo, Francesco Spallacci, attaccando la precedente giunta – in cui Fabri era al posto Spallacci – di aver perso tre occasioni per fare il bando quando poteva perché ormai insediata da tempo. Piccata invece la replica del vicesindaco Olivieri che ha respinto le accuse: «Noi lezioni dalla consigliera Fabri non le accettiamo».

Altra vicenda quella degli spazi per i gruppi consiliari, che sarebbero dovuti essere regolamentati all’inizio della consiliatura ma che di fatto sono slittati fino al 1° febbraio con l’approvazione di un regolamento condiviso da maggioranza e opposizione. Unico momento di vero confronto e dialogo, questo ritardo è stato di fatto la causa della riassegnazione degli spazi che erano in uso all’ufficio relazioni con il pubblico. Scelta non condivisa che «evidenzia ancora una volta l’incapacità organizzativa e di programmazione dell’amministrazione comunale: si cambia destinazione d’uso ai locali URP ma non si prevedono nuovi spazi per l’ufficio di relazione con la comunità».

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