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Tag: disabilità

Centro S. Gregorio a Pianello: i 25 anni di un posto speciale

Il 3 dicembre di venticinque anni fa, in occasione della Giornata della disabilità e del volontariato, veniva inaugurato il “Centro San Gregorio”, opera-segno della “Missione al Popolo”, fortemente voluto dall’allora parroco don Aldo Piergiovanni. In questi anni il Centro ha ospitato in media 10-12 persone seguite dal Centro diurno “La Giostra” e dalla Cooperativa “Casa della Gioventù”. Dopo 10 anni è stato inaugurato anche il Centro residenziale che è stato usato solo a livello sperimentale. Speriamo in un prossimo futuro…leggi permettendo!

Questi venticinque annisono stati caratterizzati da grandi avvenimenti, belle esperienze e tanti momenti indimenticabili, vissuti insieme. La pandemia ha cambiato un po’ le cose, ci sono meno occasioni per stare con gli ospiti, ma ci si incontra con gli educatori, si collabora con loro per qualche uscita e ci si ritrova per qualche momento di festa insieme. Quest’anno è anche l’anno “Giubilare” indetto da Papa Francesco e portato avanti da Papa Leone, sul tema “Pellegrini di Speranza”. Una suggestione che richiama l’immagine di un cammino che ogni persona è chiamata a compiere, fatto di fiducia, attesa, desiderio di futuro. Chi vive una disabilità conosce bene la dimensione del cammino, un percorso spesso segnato da ostacoli, ma anche da conquiste.

 “Pellegrini di speranza” richiamaanche la responsabilità della comunità:una Chiesa e una società sono autentiche quando camminano con le persone con disabilità, non solo per loro. Il pellegrinaggio diventa allora un cammino condiviso, in cui si abbattono barriere, si valorizzano i talenti, si riconosce la dignità di ogni persona. I Pontefici, nelle loro omelie, più volte hanno ribadito che, come cristiani, dobbiamo preoccuparci di essere vicini ai poveri e alle persone fragili. Per la comunità di Pianello, quando si parla del “Centro S. Gregorio”, è come parlare della propria famiglia, di questo siamo orgogliosi! Il nostro augurio è che gli spazi del Centro ancora vuoti e disponibili diventino sempre più utilizzati dalle persone che sono nel bisogno.

Mirella e le volontarie

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Mare senza barriere: lo stato delle spiagge accessibili in Italia. Senigallia c’è!

Andare al mare è un diritto sociale: per le persone con disabilità, però, incontrare una spiaggia realmente fruibile è ancora una conquista. Secondo le rilevazioni più recenti, in Italia sono censite circa 650 spiagge “accessibili” tra stabilimenti e tratti attrezzati, su un totale che si aggira intorno ai 7mila stabilimenti balneari, meno del 10% del complesso delle strutture. È un dato che fotografa una copertura ancora insufficiente rispetto al bisogno di milioni di cittadini. Sul fronte demografico, le stime ufficiali e gli studi di settore indicano che le persone con disabilità in Italia sono alcune milioni: i riferimenti statistici nazionali riportano valori intorno ai 4,5 milioni di persone con limitazioni più o meno gravi, con forte incidenza di fragilità associate all’età, alla povertà e alla marginalità sociale. Con questi numeri, il rapporto “spiagge fruibili per persona disabile” resta molto sbilanciato: in termini pratici, si parla di una spiaggia accessibile ogni diverse migliaia di persone con disabilità. Cosa significa “accessibile” in spiaggia? I servizi che caratterizzano una struttura inclusiva sono ormai abbastanza codificati: passerelle solide fino al bagnasciuga, bagni e spogliatoi adattati, pedane, parcheggi riservati, docce accessibili, sedie anfibie (le cosiddette “sedie Job” o carrozzine da mare), sollevatori e piattaforme, personale formato e — dove possibile — assistenza al bagno e animazione inclusiva. Alcuni lidi offrono anche ombrelloni e lettini gratuiti per titolari di specifici riconoscimenti (es. art. 104) e mappe tattili o segnali per non vedenti. Nonostante l’aumento di iniziative virtuose e tecnologie dedicate (carrozzine anfibie, elevatori per scogliere, passerelle modulari), la distribuzione è molto disomogenea: regioni come Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Liguria e Marche presentano concentrazioni maggiori di spiagge attrezzate; nel Sud e nelle isole esistono buone pratiche ma spesso frammentate e stagionali. Le criticità principali rimangono i costi d’adeguamento, la scarsa cultura dell’inclusione in alcuni contesti turistici e l’assenza di una mappatura nazionale aggiornata e vincolante. Un capitolo a parte riguarda le azioni promosse da realtà legate alla Chiesa cattolica. Caritas diocesane, sottosezioni Unitalsi e alcune comunità ecclesiali, come ad esempio la Comunità Papa Giovanni XXIII, hanno attivato progetti estivi mirati: dalle giornate in spiaggia con assistenza per anziani e persone con disabilità a veri e propri servizi temporanei denominati “Spiaggia inclusiva”, che forniscono operatori volontari, carrozzine da mare e percorsi sicuri per l’accesso all’acqua. Queste iniziative sono spesso realizzate in collaborazione con enti locali, stabilimenti balneari sensibili e associazioni del territorio, e rappresentano un’importante rete di solidarietà stagionale. Dal punto di vista delle politiche, servirebbe un doppio binario: norme più stringenti e incentivi per l’adeguamento delle strutture, anche tramite fondi regionali e bandi, e una rete stabile di formazione per gli operatori balneari sulle pratiche di assistenza. Parallelamente, una mappatura pubblica e aggiornata delle spiagge accessibili — consultabile online e collegata ai servizi sociali territoriali — migliorerebbe la pianificazione delle vacanze per le famiglie e la possibilità di programmazione degli interventi da parte di enti non profit e volontari. In conclusione: il quadro italiano mostra progressi concreti e soluzioni tecnologiche efficaci, ma la copertura resta limitata rispetto al bisogno reale. Le esperienze promosse dalla Chiesa cattolica — Caritas, Unitalsi, comunità e movimenti — rappresentano un contributo prezioso, spesso capillare e vicino alle persone. Per trasformare queste buone pratiche in diritti effettivi serviranno però coordinamento, investimenti e una cultura dell’accoglienza che metta l’accessibilità al centro del progetto turistico nazionale.

Abbiamo provato a stilare una classifica delle 10 spiagge più accessibili in Italia, considerando il livello di accessibilità certificata, la qualità e la varietà dei servizi inclusivi (passerelle, sedie da mare, assistenza, bagni adattati), i riconoscimenti ufficiali o i premi ricevuti e i feedback di utenti e associazioni impegnate nell’ambito della disabilità.
Bagno Egisto 38 (Viserba, Rimini – Emilia-Romagna)
Dotata di rampe d’accesso, carrozzine Sand & Sea, passerelle fino al mare, docce e bagni accessibili, altalena cestone per bambini con difficoltà motorie e collaborazioni con hotel attrezzati.
Spiaggia dei Valori – “Insieme a te” (Punta Marina Terme, Ravenna – Emilia-Romagna)
Spiaggia attrezzata con parcheggi, passerelle, volontari per accompagnamento in mare e strutture dedicate a persone con malattie invalidanti. Apertura stagionale: 21 giugno – 7 settembre 2025.
La Madonnina (Focene, Lazio)
Stabilimento gestito da volontari, completamente accessibile: passerelle, pedane, spogliatoi, docce, bar e ombrelloni accessibili dal 2012.
Rosa Blu Chalet (Martinsicuro, Abruzzo)
Premio speciale “migliore esperienza senza barriere” 2018: passerelle, piazzole ombreggiate, doppio bancone al bar, sedie da mare e tecnologie eco-sostenibili.
Senigallia Beach – Bagni n. 63 (Senigallia, Marche)
Spiaggia avanzata con due carrozzine Sand & Sea e passerella fino alla riva, offerti gratuitamente.
Torre Quetta (Bari, Puglia)
Passeggiate, macchinine elettriche per trasporto disabili, bagni e docce, sicurezza e accesso gratuito (solo parcheggio a pagamento).
Progetto “Disabili no Limits” (San Vito Lo Capo, Sicilia)
Lettini rialzati, sedie Job, carrozzine, assistenza professionale, parcheggio gratuito. Attività in acqua e socializzazione.
Spiaggia di Marinella (Sarzana, Liguria)
Ampio parcheggio riservato, piazzole, gazebo, area verde, intrattenimento e alloggi attrezzati.
Serena Majestic (Montesilvano, Abruzzo)
Stabilimento completamente usufruibile per disabili motori: sedie Job, passerelle e altre attrezzature dedicate.
Valentino Beach Club (Marina di Catanzaro, Calabria)
Accessibili sedie a rotelle, percorsi facilitati dal parcheggio al bagnasciuga, personale formato e walkie-talkie per assistenza.

Marco Calvarese

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“Io Leggo Forte” a Senigallia: Lello Marangio e la disabilità tra ironia e inclusione

Si è conclusa con successo la recente edizione del festival “Io Leggo Forte” a Senigallia, che dal 18 al 20 luglio ha animato la città con l’arte della lettura. Promosso dall’associazione Laboratorio Centro Voce, con il partenariato del Comune di Senigallia e il patrocinio della Regione Marche e del Cepell (Centro per il libro e la lettura), l’evento ha visto tra i suoi momenti più significativi e vivaci l’incontro con Raffaele “Lello” Marangio. Lo scrittore, sceneggiatore e cabarettista, autore del libro sulla disabilità “Al mio segnale scatenate l’infermo”, è stato intervistato da Laura Mandolini: l’audio, andato in onda su Radio Duomo Senigallia nei giorni scorsi, è disponibile in questo articolo grazie al lettore multimediale. 

L’ironia come salvezza

Marangio, che a causa della poliomielite si muove in sedia a rotelle, ha trasformato la sua disabilità in un incredibile punto di forza, affrontando il tema con una prospettiva unica: quella dell’umorismo. Un approccio che ha caratterizzato tutta la sua vita e la sua prolifica produzione letteraria, iniziata a soli 13 anni. Marangio ha sottolineato come, nell’Italia di oggi, il vero virus da combattere sia quello dell’indifferenza. «Se eliminiamo l’indifferenza, l’accoglienza e l’inclusione delle persone disabili diventano molto più facili», ha affermato. Pur riconoscendo i progressi fatti rispetto al passato, specialmente nel Nord Italia in termini di servizi, ha evidenziato le persistenti disparità, soprattutto al Sud.

Oltre il paternalismo e il compatimento

L’autore ha criticato la tendenza a guardare alla disabilità con uno sguardo pietistico o paternalistico. «La disabilità è spesso vista come un incidente sulla strada: si guarda, si passa e si pensa ‘l’importante è che non sia capitato a me’», ha detto. Per Marangio, la lotta all’indifferenza deve partire anche dalle persone con disabilità stesse, che devono rivendicare i propri diritti «non in maniera pietistica, ma facendo in modo che la gente si vergogni delle cose che non fa». Ha poi toccato il tema delle barriere mentali, strettamente connesse a quelle architettoniche. «Se esistono ancora barriere architettoniche, significa che esistono ancora barriere mentali». Ha ribadito un concetto fondamentale: ciò che è a misura di una persona con disabilità, come una passerella per la spiaggia, è in realtà a misura di tutti, rendendo la vita più facile per mamme con passeggini, anziani o persone con difficoltà temporanee.

La cultura dell’inclusione e il ruolo dei media

Secondo Marangio, i mass media hanno una grande responsabilità nel veicolare messaggi diversi. «In televisione spesso si cerca l’abilismo, l’eroe paralimpico, o la storia drammatica che avvilisce. Ma se facciamo sorridere, il messaggio arriva molto più forte e trapassa le barriere» ha spiegato, citando la sua esperienza al Giffoni Film Festival. Infine, parlando di felicità e disabilità, Marangio ha offerto una prospettiva illuminante: «La persona felice è quella che riesce a essere soddisfatta della propria vita, anche con poco». La disabilità più grande, per lui, è la mancanza di sensibilità verso gli altri, l’egoismo e l’indifferenza che impediscono di dare felicità. 

L’incontro con Lello Marangio al festival “Io Leggo Forte” ha offerto una lezione preziosa: la risata può essere un potente strumento di inclusione, capace di abbattere muri e costruire ponti di comprensione.

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Al via i lavori per la nuova casa della onlus “Il Giardino dei Bucaneve” a Serra de’ Conti

Prende il via un progetto ambizioso e fortemente voluto dalla comunità: la costruzione della nuova sede per l’associazione “Il Giardino dei Bucaneve Onlus” a Serra de’ Conti. La nuova “Casa Franco Perticaroli”, così intitolata in memoria di un volontario scomparso nel 2019, vedrà l’inizio dei lavori l’8 luglio, con una cerimonia di posa della prima pietra che vedrà la partecipazione di Emanuele Filiberto di Savoia. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda alla presidente dell’associazione, Sonia Sdogati, e al sindaco di Serra de’ Conti, Silvano Simonetti. L’intervista sarà in onda venerdì 27 e sabato 28, alle ore 13:10 e alle ore 20, e domenica 29 giugno alle ore 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia, ma disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

L’iniziativa nasce da un’esigenza urgente: i ragazzi del “Giardino dei Bucaneve”, attualmente ospitati in una struttura in affitto a Serra de’ Conti, hanno ricevuto la disdetta del contratto. Questa difficoltà si è però trasformata in una straordinaria opportunità grazie alla sinergia tra istituzioni, imprenditori e la cittadinanza. Un imprenditore locale, Antonello Verdini, ha donato un’area edificabile di oltre 6mila metri quadrati nella frazione Osteria.

Il progetto, già depositato in Comune e avallato dall’Ambito Territoriale Sociale numero 8, prevede la realizzazione di una struttura di quasi 500 metri quadrati su un unico piano. La nuova casa sarà interamente in bioedilizia e dotata di soluzioni domotiche all’avanguardia per garantire la massima autonomia e accessibilità alle persone con disabilità. L’obiettivo è creare spazi ampi e funzionali per un piccolo gruppo, promuovendo un percorso di vita indipendente e, soprattutto, il fondamentale progetto del “dopo di noi”.

PER SAPERNE DI PIU’: ASCOLTA LA NOSTRA PRIMA INTERVISTA

Il valore di questa iniziativa risiede anche nella vasta rete di solidarietà che si è creata. Imprenditori del territorio hanno offerto il loro contributo gratuitamente, dalla progettazione ai calcoli strutturali, fino alle indagini geologiche. Aziende importanti, come quella che fornirà la struttura in legno, hanno garantito donazioni significative. Anche il Comune di Serra de’ Conti ha dimostrato il suo pieno sostegno, votando all’unanimità l’esonero dal pagamento degli oneri concessori di costruzione, a patto che la struttura mantenga la sua finalità pubblica.

Il Giardino dei Bucaneve” promuove progetti e attività per favorire una sempre maggiore autonomia delle persone seguite dai volontari, in modo che possano avere sempre più strumenti a loro disposizione per vivere a pieno la vita e gradualmente staccarsi dalla famiglia di origine, in vista del momento in cui non ci sarà più.

L’entusiasmo attorno al progetto è palpabile, con numerosi personaggi famosi del mondo dello spettacolo e dello sport, da Jovanotti a Beppe Bergomi, che hanno espresso il loro sostegno. Lo scorso 7 giugno, tutte le associazioni locali di Serra de’ Conti si sono unite per una festa il cui ricavato sarà interamente devoluto al “Giardino dei Bucaneve”, a dimostrazione di una comunità che si stringe attorno ai più fragili.

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Quando il teatro è inclusione, rispetto e scoperta: concluso a Trecastelli “Fuori di palco”

Si è concluso con una prova aperta “Fuori di Palco – percorso espressivo di teatro sociale” promosso a Trecastelli. E’ una delle iniziative finanziate nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’Unione europea – Next generation EU. A realizzarla è stata l’associazione di promozione sociale Il Valigiante.

Perché il teatro per promuovere l’inclusione? «Il teatro – spiegano i volontari dell’associazione – è uno strumento per entrare in contatto, per superare barriere, esplorare emozioni e costruire connessioni autentiche. Il laboratorio di teatro sociale non è solo espressione scenica, ma laboratorio di umanità condivisa, in cui ogni voce è ascoltata, ogni gesto ha valore e ogni presenza è riconosciuta. Invitiamo tutti a partecipare al prossimo corso quando si riapriranno le iscrizioni». Felice del percorso Laura Pettinelli, che l’ha condotto insieme a Pascal La Delfa: «Con Fuori di palco c’è il desiderio di sottolineare e mettere in pratica l’idea che l’inclusione non è solo una necessità legata alla disabilità ma è un impegno che riguarda tutti noi. Il teatro è un’occasione meravigliosa per incontrarsi, riconoscersi e rispettarsi nelle differenze». 

Nato a fine gennaio come attività settimanale aperta a tutti, il laboratorio ha visto una partecipazione così numerosa e sentita da portare alla formazione di due gruppi, che hanno lavorato in parallelo per poi incontrarsi nella tappa finale. Un’occasione non per “mostrare un risultato”, ma per condividere un tratto di cammino, fatto di emozioni, sorrisi, paure, autenticità e scoperta.
Alla prova aperta hanno partecipato familiari e amici ma anche curiosi, in un clima accogliente, emozionante, sorprendente e divertente. Un pubblico attento e partecipe, più volte coinvolto, ha potuto cogliere non solo l’impegno artistico, ma soprattutto la ricchezza umana di un’esperienza in cui il teatro si è fatto spazio sicuro, luogo di ascolto e possibilità di espressione profonda. 
«È sempre sorprendente – evidenzia Pascal La Delfa, regista, autore e formatore – vedere persone che si meravigliano davanti a un verso declamato, a un’improvvisazione allegra, a un’emozione sincera. E invece è solo umanità in relazione tramite il vecchio sorprendente gioco del teatro».

Il Valigiante, all’interno dello stesso progetto PNRR, gestisce il cohousing di alcune realtà ubicate a Trecastelli: «Il lavoro svolto durante il laboratorio di teatro – conclude la coordinatrice Elena Massari – ci trasforma e gli effetti li vediamo nella quotidianità e notiamo nel co-housing una riduzione dei livelli di ansia che migliora le relazioni e il benessere psico-fisico dei partecipanti, sia tra gli operatori sia tra gli inquilini».

ASCOLTA L’INTERVISTA: Trecastelli, il sostegno alle persone con disagio psichico passa per il co-housing sociale

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Da Jovanotti a Bocci e Cassini: la cultura a sostegno del progetto de “Il Giardino dei Bucaneve” – INTERVISTA

Dal messaggio di Jovanotti a quello degli attori Marco Bocci e Dario Cassini, il progetto che l’associazione “Il Giardino dei Bucaneve” sta mettendo in campo sta riscuotendo apprezzamenti e sostegno un po’ ovunque. E da qui nasce la nostra “esigenza” di saperne di più, motivo per cui abbiamo ospitato nello studio di Radio Duomo Senigallia la presidente della realtà associativa. Sonia Sdogati ci ha raccontato com’è nato il progetto ma anche ripercorso con noi la storia dell’associazione di volontariato, una storia interessante che potrete ascoltare direttamente dalle sue parole cliccando sul tasto play (riproduci” del lettore multimediale presente in questo articolo. L’intervista sarà in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) lunedì 17 e martedì 18 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20 di entrambi i giorni, oltre a un’ulteriore replica domenica 23 alle ore 16:50. Buon ascolto.

L’associazione è nata nel 2009 all’interno di un centro per disabili, poi man mano il Giardino dei Bucaneve ha preso la sua strada, focalizzandosi su un’esigenza cruciale per le famiglie delle persone con disabilità: il “dopo di noi”, ovvero cosa succederà ai figli quando i genitori non ci saranno più. Il progetto specifico è nato in realtà nel 2017: ne beneficiano persone provenienti da diversi comuni dell’ambito territoriale 8. L’obiettivo principale è duplice: non solo seguire queste persone, ma anche fornire loro gli strumenti per diventare sempre più autonome. Come?

Tramite una sempre maggiore attitudine a far da soli nella convivenza in un appartamento a Serra de’ Conti. Oltre a queste attività l’associazione si occupa anche di organizzare uscite al mare, attività sportive, culturali e ludiche, la pet therapy, ma anche di socializzazione per favorire un graduale distacco dalle famiglie e iniziare un percorso in un contesto un po’ più ampio.

Sonia ha sottolineato come la loro forza sia anche il coinvolgimento attivo dei genitori, che spesso diventano volontari, creando un clima di grande apertura e collaborazione. L’associazione conta circa 30 volontari, tra cui i genitori fondatori, e quattro dipendenti che gestiscono l’appartamento. L’età degli ospiti è adulta, dai 40 anni in su, persone con disabilità le cui famiglie iniziano a non poter più garantire la stessa assistenza o magari non ci sono più. Il progetto mira proprio ad accompagnare queste persone per tutto il resto della loro vita, nel momento in cui la famiglia d’origine viene a mancare.

Sonia Sdogati, presidente dell'associazione di volontariato "Il Giardino dei Bucaneve"
Sonia Sdogati, presidente dell’associazione di volontariato “Il Giardino dei Bucaneve”

Recentemente, il Giardino dei Bucaneve ha dovuto affrontare un imprevisto: la disdetta del contratto d’affitto dell’appartamento. Tuttavia, questa difficoltà si è trasformata in una grande opportunità. L’associazione aveva da tempo il sogno di realizzare una casa più grande e più adatta alle esigenze dei ragazzi, soprattutto per chi ha problemi di mobilità. Questo sogno sta per diventare realtà grazie alla generosa donazione di un imprenditore locale, Antonello Verdini, che ha donato 6.000 metri quadri di terreno. Si spera di iniziare i lavori già tra giugno e settembre, con l’obiettivo di trasferirsi entro novembre 2026. Un aspetto molto significativo è che la casa sarà intitolata a Franco Perticaroli, un volontario storico dell’associazione, figura fondamentale e molto amata.

Il progetto ha ricevuto un sostegno importante anche da personaggi noti come Jovanotti, Marco Bocci e Dario Cassini, che hanno realizzato dei videomessaggi di incoraggiamento, contribuendo a dare maggiore visibilità all’iniziativa a livello nazionale.

Per sostenere il Giardino dei Bucaneve: attraverso il sito internet www.ilgiardinodebucaneve.it, i canali social, un futuro crowdfunding per la nuova casa e la possibilità di devolvere il 5 per mille indicando il codice fiscale 9202 36 70 422.

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Vent’anni di Auser a Senigallia, tra progetti a favore di anziani, fragili e disabili. E nel futuro…

I loro pulmini e mezzi per il trasporto di persone sono ben riconoscibili e si vedono ogni giorno percorrere le strade di Senigallia. Ma cos’è l’Auser? E’ un’associazione di volontariato, nata a livello nazionale nel 1989 da un’idea dell’ex segretario della CGIL Trentin per assistere gli anziani e le persone fragili o con disabilità. Nelle Marche arrivò nel 1991, mentre a Senigallia è attiva da vent’anni anche se ufficialmente nasce nel 2007.

Ne abbiamo approfittato per chiedere maggiori informazioni al presidente Alessandro Salvatori e alla responsabile cultura dell’associazione Donatella Grilli. L’intervista, in onda venerdì 7 e sabato 8 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20, sarà replicata anche domenica 9 a partire dalle ore 16:50 (il terzo di tre contributi audio), sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). Qui sotto è disponibile il lettore multimediale per riascoltarsi l’audio integrale della chiacchierata, oltre a un breve testo di accompagnamento.

L’associazione fornisce servizi di trasporto socio-assistenziale sul territorio senigalliese, grazie a una convenzione con l’Unione dei comuni “Le terre della marca senone”, ma offre anche compagnia agli anziani nelle case protette, assistenza in biblioteca e un servizio di contatto telefonico per contrastare la solitudine, attivo il lunedì e mercoledì pomeriggio. Promuove inoltre progetti intergenerazionali, coinvolgendo studenti delle scuole superiori in attività di supporto tecnologico per gli anziani, per la conoscenza dei dispositivi come smartphone o strumenti come la posta elettronica certificata (pec).

Recentemente ha rinnovato le proprie cariche elettive, confermando la fiducia al presidente Salvatori, il quale ha mantenuto il proprio direttivo per altri quattro anni di mandato. Punti cardine dell’operato dell’Auser sono i valori di comunità, per far uscire dall’isolamento le persone anziani; la giustizia sociale per evitare che gli squilibri sociali ricadano sempre sui più fragili; e la passione che muove i circa 60 volontari del gruppo senigalliese.

E tra i progetti futuri? Questo e molto altro nell’intervista audio che vi invitiamo ad ascoltare.

La sede dell’AUSER si trova presso la CGIL in via Mamiani 5, a Senigallia. L’associazione è contattabile telefonicamente al 370 313 0898 o tramite la pagina Facebook “AUSER Volontariato Senigallia“.

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Trecastelli, al via il corso gratuito di teatro sociale per adulti

Il prossimo 28 gennaio, alle ore 15, con una prova aperta ed ogni martedì da febbraio fino al mese di giugno, presso il Centro Polifunzionale di Trecastelli – Municipalità di Ripe, prenderà avvio il corso gratuito di teatro sociale per adulti dal titolo “Fuori di Palco – percorso espressivo teatrale” finalizzato all’empowerment individuale, all’autonomia personale, alla costruzione di relazioni significative e alla partecipazione attiva nella comunità delle persone con disabilità. 

Il corso è una delle iniziative finanziate nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dell’Unione europea – Next generation EU (Missione 5 Componente 2 – Percorsi di Autonomia per Persone con Disabilità dell’Ambito Territoriale Sociale n. 8 – Ente Capofila: Unione dei Comuni Le Terre della Marca Senone).

Realizzato e curato dall’Associazione di promozione sociale Il Valigiante che, all’interno dello stesso progetto PNRR, gestisce il cohousing di due unità immobiliari ubicate a Trecastelli, sarà tenuto da Pascal La Delfa e Laura Pettinelli.

La Delfa è regista, autore e formatore. Ha studiato teatro seguendo gli insegnamenti del grande maestro e pedagogo Orazio Costa Giovagnoli, nonché con artisti come Dario Fo e Marcel Marceau. Laura Pettinelli, Presidente dell’Associazione, è docente di sostegno e operatrice di teatro sociale ed in ambito pedagogico e sociale, ha approfondito lo studio della conduzione di laboratori teatrali accessibili a tutti promuovendo l’arte e il teatro come strumenti di benessere e di inclusione attraverso la realizzazione di progetti nelle scuole, nelle biblioteche, nei centri socio-educativi e riabilitativi del territorio. 

Proprio tra questi servizi rientra il progetto di cohousing a Ripe di Trecastelli: nasce nel novembre 2021 nell’ottica del superamento di una dimensione istituzionalizzante in psichiatria prevedendo forme di sostegno più leggere e di maggiore qualità sul piano terapeutico e riabilitativo. Gli ospiti delle unità abitative sono pazienti che, dopo aver concluso il proprio percorso in una comunità terapeutica o in strutture residenziali, sono stati ritenuti idonei e pronti a tornare a vivere in appartamento senza i familiari per favorire il recupero e lo sviluppo delle abilità di vita indipendente e un graduale ed effettivo reinserimento sociale.

Fuori di Palco” non è rivolto esclusivamente agli abitanti del cohousing di Trecastelli ma all’intera cittadinanza nell’ottica di offrire un servizio e un’occasione di inclusione e di sensibilizzazione sociale. Non è richiesta alcuna esperienza pregressa, solo il desiderio di mettersi in gioco e vivere il teatro “andando oltre il palco”, quale esperienza di condivisione, comunità e trasformazione personale e sociale! 

Per informazioni: ilvaligiante@gmail.com

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Locandina del corso di teatro sociale promosso dall'associazione Il Valigiante

A Senigallia l’atleta paralimpico Oney Tapia, medaglia d’oro a Parigi 2024

Dall’incidente sul lavoro alla medaglia d’oro ai giochi paralimpici di Parigi 2024. Il percorso di Oney Tapia, l’atleta paralimpico italiano di origine cubana che si è distinto alle ultime competizioni paralimpiche vincendo le gare del lancio del disco, sarà al centro di un emozionante incontro con gli studenti e le studentesse del liceo statale “E. Medi” di Senigallia. L’iniziativa si svolgerà sabato 19 ottobre, alle 9 nell’aula magna dell’istituto, intitolata al medico di Castelplanio Carlo Urbani. 

A promuoverla il Comune di Senigallia e la Diocesi di Senigallia. Quest’ultima da anni si sta impegnando per la promozione di una cultura dell’accoglienza e del confronto, anche su temi come la disabilità su cui ancora c’è tanto lavoro da fare. E poi il tema del racconto. L’incontro con Oney Tapia si inserisce proprio in questo filone che mira a dare spazio alle vicende di quanti non si arrendono di fronte agli ostacoli.

La storia dell’atleta paralimpico, che oltre a Parigi 2024 ha ben figurato in numerose altre competizioni già dal 2016, verrà raccontata attraverso la sua testimonianza diretta, in cui l’avvicinamento al mondo dell’atletica leggera è solo un passo avanti in questo cammino, di cui parla nel suo libro “Più forte del buio” (HarperCollins).

Una metafora di quei cammini che dovrebbero essere resi fruibili da tutti, su cui la Diocesi di Senigallia sta lavorando da mesi per la realizzazione dell’ormai noto Iter Suasanum, un percorso tra storia, fede e paesaggio che unisce i territori di Castelleone di Suasa, Corinaldo e Mondolfo, in vista del giubileo 2025.

Durante l’incontro>, oltre al saluto delle autorità locali, interverranno il presidente di I.T.R.I.A. (Itinerari Turistico-Religiosi Interculturali Accessibili) Dino Angelaccio, i referenti del C.O.N.I. Marche e del C.I.P. Marche, il presidente del Panathlon club di Senigallia, il presidente della consulta dello sport e dell’Atletica Senigallia.

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L’abilismo, quella discriminazione che portiamo dentro di noi verso le persone con disabilità – INTERVISTA

Cos’è l’abilismo? Come comprendere, riconoscere e contrastare questa forma di discriminazione verso le persone disabili? Quali comportamenti e quali linguaggi è più opportuno adottare? Sono queste alcune delle domande che abbiamo posto a Elena e a Maria Chiara Paolini, due sorelle di Senigallia, attiviste contro la discriminazione delle persone con disabilità. La nuova puntata di “Venti minuti da Leone” è in onda su Radio Duomo Senigallia, 95.2 FM, oggi venerdì 20 settembre, e domani, sabato 21, alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 22 a partire dalle ore 16:50. L’audio è disponibile anche in questo articolo, assieme a un estratto testuale dell’intervista.

Partiamo dalle basi: cos’è l’abilismo?
L’abilismo indica lo stigma e la discriminazione verso le persone disabili. Per intenderci, è il cugino meno conosciuto di oppressioni un po’ più note come il razzismo, il sessismo, l’omobi-transfobia. E’ l’oppressione sistemica verso le persone disabili. E’ tutto intorno a noi, nella struttura stessa della società. Come si manifesta? In tantissimi modi, tra i più noti ci sono le barriere architettoniche, quegli ostacoli alla mobilità per coloro che hanno disabilità fisiche. Ma ci sono anche disabilità meno note barriere sensoriali e all’informazione, che riguardano quindi le persone con disabilità sensoriali e intellettive. Poi ci sono quei comportamenti discriminatori e i pregiudizi, come il pensare che sia una condizione indesiderabile.

Questi comportamenti sono radicati in tutti noi?
Si, ci siamo immersi tutti quanti e tutti i giorni. C’è questa immagine della disabilità come una sorta di inferiorità, legata quindi anche a basse aspettative, a svalutazione delle persone, come se fossero meno persone di altre. Per questo il nostro primo libro si intitola “Mezze persone” (Ventura edizioni 2022). A tal punto che c’è chi si rivolge all’assistente anziché alla persona con disabilità, escludendola o svalutandola. Nei media c’è tutto un linguaggio inadeguato e i giornalisti potrebbero fare la loro parte, ad esempio sostituendo espressioni come “Costretto in carrozzina” con “usa la carrozzina”, quindi slegando la persona da quell’immaginario negativo che il termine “costretto” richiama. Poi ci sono espressioni di sofferenza o di sfortuna, anche qui da evitare, ma si parla pure di “madri coraggio” o di “eroi”, persino “angeli” per coloro che assistono le persone con disabilità. E’ un linguaggio tossico ed è pervasivo.

Anche “disabile” è una parola di cui contestate alcuni usi…
Quando è utilizzato come aggettivo, quindi “persona disabile”, è assolutamente adeguato e accettato dalla comunità disabile; sarebbe da evitare nell’utilizzo come sostantivo, perché è come dire “i gay”, “i neri”, eccetera. E’ importante non identificare una persona con una sua sola caratteristica, ma è altrettanto importante non ignorarla, come se fosse una caratteristica negativa. Altre volte si ricorre a perifrasi come “persona con problemi”, “persone speciali”, “diversamente abili”, ma sono termini che invece vogliono evitare la disabilità come se fosse un concetto offensivo.

Nel secondo libro che avete scritto, “Che brava che sei” (edizioni Laterza, 2023), parlate di otto storie di abilismo quotidiano…
Ogni capitolo si concentra su un aspetto della vita quotidiana: dalla scuola, istruzione e università a quello sulle relazioni; dalla burocrazia alle barriere architettoniche.

Fateci qualche esempio.
E’ capitato che un insegnante di italiano alle scuole medie, a Senigallia, andasse dalla mia assistente per chiedere se fossi intelligente.

Abitate a Senigallia: come è messa la città?
Molto di ciò che abbiamo detto è valido anche per Senigallia, che presenta molte barriere architettoniche ma anche molte sensoriali: tantissimi negozi e locali hanno gli scalini all’ingresso, non hanno segnaletiche per persone cieche o sorde. Per noi anche andare a lungomare è difficile: le rampette sono ripidissime e spesso dissestate. Ma non è che le altre città siano messe meglio. Però spesso noi ci ritroviamo lungo il corso a fare gli acquisti da fuori i negozi, d’estate e in inverno.

La percezione è cambiata?
Ci vuole tempo per il cambiamento e bisogna tenere alta l’attenzione perché è un attimo che un diritto acquisito ti venga tolto. Per esempio nelle Marche sta venendo un po’ smantellato il diritto ad avere tramite i fondi regionali un’assistenza personale per le persone disabili. E’ chiaro che venti anni fa era peggio, però pochi anni fa era meglio, a livello di risorse. A livello culturale, qualcosa sta cambiando: prima molti genitori rispondevano alle domande dei figli dicendo: “E’ una persona sfortunata”, oppure: “non guardare”, mentre adesso sentiamo più spesso i genitori dare una spiegazione neutra, come “E’ una persona che non può camminare quindi va in giro seduta”, oppure: “Ti piace la carrozzina? E’ bella?”.

Un primo passo positivo?
Sì, un passo importante non concettualizzare la disabilità come qualcosa di negativo. Per i bambini è solo un mezzo di trasporto diverso dal solito, mentre gli adulti dovrebbero cercare di non creare pregiudizi o stigmi nei bambini che poi magari se li portano dietro. Però siamo ancora in una fase di poca esposizione alle persone disabili proprio per barriere sociali e strutturali, tanto che per qualcuno è strano vederci in giro. C’è chi ci dice: “Mi dai tanta forza” solo perché ci vedono a fare spesa, come se dovessimo stare chiuse in casa. All’estero alcuni paesi sono più avanti e la disabilità è più normalizzata.

Oltre a un cambio culturale, serve una nuova narrazione?
Quella dominante è una narrazione abilista, mentre ci sono contronarrazioni delle persone direttamente interessate che però rimangono ancora tali, anche perché non si dà loro spazio. E ciò è legato anche alla politica istituzionale: nel momento in cui si valuta un certo tipo di vite, è anche normale che certe persone siano segregate in strutture. E’ un momento politico molto difficile per certe categorie di persone marginalizzate e le minoranze. I diritti delle persone sia sociali che civili non sono assolutamente il focus della politica.

Sabato 21 settembre Maria Chiara ed Elena Paolini saranno a Scapezzano di Senigallia per presentare i loro due libri – “Mezze persone” e “Che brava che sei”. Maggiori informazioni sull’evento, con apericena su prenotazione, si possono trovare qui. Altre info sul loro blog: Wittywheels.it.

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Casa della Gioventù, da quasi 40 anni a fianco delle persone fragili – INTERVISTA alla presidente Morena Maori

Casa della Gioventù

Da educatrice a presidente della cooperativa Casa della Gioventù. Il percorso di Morena Maori all’interno di una delle realtà più importanti del territorio diocesano inizia 34 anni fa e, nel tempo, si è arricchito di molteplici esperienze e ruoli che l’hanno portata nel consiglio direttivo già da anni, fino ad assumerne la guida. Una persona che conosce bene dunque la realtà socio assistenziale che da quasi 40 anni opera per il benessere e l’educazione delle persone fragili. E allora come potevamo non intervistarla? Ecco dunque l’audio della nostra chiacchierata che sarà in onda anche lunedì 29 luglio alle ore 20, martedì 30 alle ore 13:10 e alle 20 e infine domenica 4 agosto alle 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia – In Blu sulla frequenza 95.2 FM. Ma un estratto è disponibile qui in versione testuale per chi ama la lettura.

Quando nasce la cooperativa?
Nel 1985, da un gruppo di volontari che si sono messi insieme per dare delle piccole risposte a dei ragazzi che frequentavano il centro sociale Casa della Gioventù. Erano degli obiettori di coscienza. Il primo servizio è stato il centro diurno per disabili a Senigallia, nei locali di via Testaferrata. Poi le attività sono cresciute.

Quante ne offrite e dove?
Nel tempo sono stati avviati tanti servizi grazie ai suoi 180 dipendenti che lavorano nel settore della disabilità nei centri diurni a Senigallia, Ostra e Mondavio e nella comunità alloggio per disabili sempre a Senigallia; con i minori stranieri non accompagnati tramite due comunità a Ostra e Trecastelli; negli asili nido a Senigallia, Ostra, Mondavio, San Marcello e Filottrano. Da diversi anni lavoriamo anche con le diocesi, con i privati, con le famiglie che hanno bisogno di servizi specifici come per la disabilità lieve, una disabilità che definiamo invisibile.

Cioè?
Si tratta di ragazzi e ragazze che non hanno una certificazione di disabilità ma che presentano delle fragilità e che hanno bisogno di un tutor o di un aiuto nella gestione della propria vita. Alcuni di loro hanno un lavoro, ma non hanno magari tutte le capacità di rapportarsi con i pari.  E’ un servizio nato come centro per il tempo libero, per cercare di mettere insieme i ragazzi con fragilità e creare un gruppo. Poi si sono create amicizie, a tal punto che abbiamo pensato di affittare un appartamento e a rotazione farli convivere insieme. Ecco questa è una risposta che diamo alle famiglie con particolari esigenze.

Quanti utenti seguite?
Sono 95 ragazzi con disabilità nei centri diurni, il gruppo di persone con disabilità lieve è di circa 20 ragazzi; negli asili nido sono circa 300 bambini; nelle comunità alloggio sono 10, poi ci sono gli utenti del servizio di salute mentale che ha numeri variabili; nelle comunità per minori sono 22. Numeri importanti. 

Sempre da soli o avete qualche collaborazione?
In alcuni casi lavoriamo in ATI, un’associazione temporanea di imprese, con realtà del territorio ma non solo perché il valore di più realtà che svolgono lo stesso servizio può aumentare se ci si mette in rete invece di competere. Poi a monte ci sono i servizi sociali del Comune, l’Ast (l’azienda sanitaria territoriale), l’Umea (unità multidisciplinare dell’età adulta) e l’Umee (unità multidisciplinare dell’età evolutiva) che seguono i vari progetti e a cui noi rispondiamo.

C’è attenzione o sensibilità verso la disabilità e le fragilità? C’è coinvolgimento da parte della cittadinanza?
E’ sempre maggiore. All’inizio ci sono state delle resistenze, ma essendo gli utenti collocati all’interno del proprio territorio, c’è comunque una rete di persone e conoscenze, e poi le attività coinvolgono comunque la comunità. Molte attività sono all’esterno delle strutture, come in biblioteca, in palestra, al mare.

Spieghiamo quali attività portate avanti: saranno mille…
Sì e sono tutte volte al mantenimento o al miglioramento delle abilità e delle autonomie dei ragazzi. Quando un utente viene inserito nel centro, insieme all’équipe vengono valutate le potenzialità della persona e noi formuliamo delle attività specifiche. Ognuno ha delle figure di riferimento, così come i minori in assistenza scolastica o domiciliare: da qualche anno abbiamo un laboratorio che non fa solo aiuto compiti ma anche logopedia, neuropsicomotricità, psicoterapia. Siamo nella forbice tra pubblico e privato: un cuscinetto quando c’è una lista di attesa molto lunga. Perché non si perda tempo prezioso, soprattutto nell’età infantile.

Morena Maori
Morena Maori

Quali sono le fragilità più diffuse?
In questo momento si lavora molto con le scuole per dare attenzione agli adolescenti. Da tre o quattro anni si sono moltiplicati i progetti nelle scuole perché sta diventando molto diffuso il fatto che molti giovani hanno bisogno di punti fermi. L’adolescente fragile può incappare in situazioni a rischio: noi lavoriamo con le psicoterapeute nelle scuole, soprattutto sulle emozioni, sui sentimenti, in modo da fornire loro gli strumenti per poi riconoscere che quella intrapresa può non essere la strada giusta o essere proprio quella sbagliata. Queste esigenze c’erano anche prima del covid, ma dopo il 2020 sono esplose. Si sta cercando di colmare i gap.

E l’inclusione?
La portiamo avanti quotidianamente, con tutti i nostri servizi e attività: cerchiamo di sensibilizzare la cittadinanza e devo dire che la comunità è molto attiva, ma non solo: abbiamo una rete di volontari che davvero fanno a gara per cercare di dare una mano e coinvolgere gli utenti. Più difficoltà le riscontriamo con i minori stranieri non accompagnati: a volte perché arrivano a 17 anni e dopo un anno devono andare via dalla comunità, a volte perché invece il vissuto è talmente delicato che è difficile che si aprano o che si fidino. Le loro storie arrivano dritte al cuore. Anche gli educatori hanno una formazione e un’attenzione continua perché devono reggere l’urto di certe situazioni ma rimanere professionali per essere utili all’integrazione dell’utente nella comunità in cui vive.

E chi è Morena Maori (in FOTO a destra)?
Sono nata come educatrice, e sono da 34 anni in cooperativa; ho iniziato alla casa protetta di Corinaldo, poi il ruolo mi è stato un po’ stretto e via via ho preso degli incarichi di coordinamento del personale o dei servizi. Nel 2000, anziché andare in maternità anticipata, mi sono trasferita in ufficio e poi da lì varie esperienze mi hanno portato, un anno fa, a divenire presidente.

Maggiori informazioni, anche sulle modalità per sostenere i progetti della CdG, sono disponibili su: Casadellagioventu.it.

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Protagonisti delle nostre vite con il “Giardino dei Bucaneve”

Un momento di attività all'associazione di volontariato "Il Giardino dei Bucaneve"

Tra le notizie buone raccontate nel numero cartaceo di dicembre de La Voce Misena, c’è anche un focus sul “Giardino dei Bucaneve”, una vivace associazione di volontariato nata nel 2009 ad Ostra Vetere dalla volontà di un gruppo di famiglie con disabilità. L’ente del terzo settore opera nei comuni che fanno parte dell’unione “Le Terre della Marca Senone”. Si adopera per offrire ai suoi associati nuove opportunità di riabilitazione e di crescita e per facilitare l’integrazione nel territorio; al tempo stesso è punto di riferimento e di sostegno per i familiari.
Per conoscere meglio la realtà, abbiamo incontrato la presidente Sonia Sdogati.

Quali sono i vostri obiettivi principali? 
Tra gli scopi più significativi c’è quello di tutelare i diritti delle persone con disabilità, creare soluzioni concrete ai loro problemi, aiutare le loro famiglie e sensibilizzare la coscienza sociale, collettiva e istituzionale, per ottenere il massimo grado di inclusione e socializzazione sul territorio e soprattutto dare una risposta concreta all’interrogativo che assilla le famiglie con figli con disabilità: “dove andranno i nostri figli quando non ci saremo più?”. Il progetto “Dopo di noi” a Serra de’ Conti, “Casa Franco Perticaroli”, ha dato una risposta tangibile e concreta a tutto questo. La scelta del nome, il bucaneve è il simbolo di questo percorso e del nostro impegno, rappresenta metaforicamente le persone con disabilità, che nonostante gli ostacoli e le difficoltà con cui devono misurarsi ogni giorno, affrontano la vita con coraggio e speranza. Proprio come i fiori di bucaneve che in pieno inverno, nonostante l’apparente fragilità, riescono a sbocciare e farsi strada fra i manti nevosi. Il Giardino dei Bucaneve è dunque un luogo fisico, reale, tangibile, ma è anche la rappresentazione simbolica di un gruppo, che vuole emergere e far sentire la propria voce nel frastuono della società attuale.

In tema di disabilità, specialmente nel nostro territorio, di cosa c’è maggiormente bisogno? 
C’è bisogno di…

Continua a leggere nell’edizione digitale di giovedì 21 dicembre 2023, cliccando qui.
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