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Tag: interviste

Visite guidate per la mostra su san Francesco alla pinacoteca diocesana di Senigallia: persone in ascolto delle spiegazioni della curatrice Lorenza Zampa

Arte e spiritualità, la via di san Francesco in mostra alla pinacoteca di Senigallia

In occasione degli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi, la pinacoteca della Diocesi di Senigallia ospita la mostra intitolata «Sulla via di Francesco», curata dalle storiche dell’arte Lorenza Zampa ed Elide Oro. L’esposizione, visitabile fino al prossimo 6 gennaio, propone un itinerario composito volto a delineare la figura del santo e l’impatto del suo messaggio. Ancora oggi sono di straordinaria attualità, come ci ha spiegato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2FM) la curatrice Lorenza Zampa. Potete riascoltare qui sotto l’AUDIO dell’intervista grazie al lettore multimediale.

Zampa ha tratteggiato la natura innovativa del Santo, definendolo «un vero comunicatore» e ricordando la sua capacità di rivolgersi alle folle con profonda umanità. Il percorso scientifico della mostra ripercorre i momenti fondamentali della sua esistenza e della sua spiritualità attraverso varie sezioni tematiche. Tra i soggetti approfonditi figurano la conversione, l’intenso legame con santa Chiara e l’ordine femminile, la devozione alla croce e il tema dell’immacolata concezione, particolarmente caro alla tradizione francescana.

Il materiale espositivo comprende un’ampia varietà di beni culturali, inclusi dipinti, sculture e manufatti polimaterici. Tra le opere esposte spiccano due presepi in ceramica e legno realizzati da mani monastiche, un set di candelabri settecenteschi recanti lo stemma dell’ordine provenienti dalla Chiesa dell’Immacolata e un imponente crocifisso tardo-trecentesco. A questi si affiancano quadri provenienti da edifici di culto del territorio o recuperati dai depositi, come un dipinto conservato a Palazzo Mastai e reso per la prima volta fruibile al pubblico. L’allestimento rappresenta anche un’occasione per salvaguardare e mostrare beni artistici spesso custoditi in chiese momentaneamente chiuse al pubblico o inagibili a causa di eventi sismici, operazione resa possibile anche grazie all’impiego dei fondi dell’otto per mille.

Lorenza Zampa
Lorenza Zampa

L’esperienza conoscitiva pensata dalle curatrici non si limita alle sale della Pinacoteca. Le tappe della mostra offrono infatti uno stimolo per intraprendere un itinerario fisico tra i borghi e le colline marchigiane, alla riscoperta delle storiche sedi francescane disseminate sul territorio.

Per quanto riguarda le modalità di fruizione, nel periodo estivo la Pinacoteca garantisce l’apertura serale dal giovedì alla domenica, dalle ore 21 alle 24, offrendo inoltre visite guidate gratuite nei giorni di venerdì e domenica alle 21.30. Da settembre a gennaio subentrerà l’orario autunno-inverno, con aperture durante i fine settimana e i giorni festivi nelle fasce orarie 9-12 e 16-19. È inoltre prevista la pubblicazione di un catalogo tascabile contenente saggi di approfondimento sulle opere e sulla storiografia francescana.

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Lo spettacolo teatrale di Caimmi, "Canterò d'Orlando"

«Il teatro? Una via per la pace»: torna il premio Franco Enriquez 2026

Il festival e premio nazionale Franco Enriquez torna ad animare la stagione estiva di Sirolo fino al 30 agosto. Giunta alla sua 22esima edizione, la rassegna dedicata all’impegno civile e sociale nello spettacolo dal vivo mette al centro del proprio cartellone un tema di stretta attualità: il teatro come via per la pace. A illustrare il senso della manifestazione è il direttore artistico nonché presidente del “Centro Studi Franco Enriquez” Paolo Larici, intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. L’AUDIO, in onda lunedì 27 e martedì 28 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 2 agosto alle 16:50, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

La direzione artistica ha scelto un tema di rinnovato impegno civile, «portare le problematiche sociali del periodo chiaramente sulle tavole di un palcoscenico perché, fin dall’antica Grecia, il teatro aveva il compito di essere la voce del popolo», spiega Larici. «Vogliamo che ci sia una possibilità di dialogo e confronto, e il teatro è il luogo deputato ideale. Tutto questo si concretizza con testi incentrati sul tema della guerra e sull’amore per essa».

Il programma prende le mosse dai conflitti interiori ed esteriori dell’«Orlando Furioso», per poi proseguire il 28 luglio con il saggio del laboratorio del Teatro Studio a San Lorenzo. Il 7 agosto andranno in scena «I Persiani» di Eschilo con il Teatro di Calabria Aroldo Tieri, mentre il 20 agosto si terrà la Lectio Magistralis di Gabriele Vacis e alcuni attori di PoEM sul tema «I Sette a Tebe» di Eschilo, che sarà il giorno dopo al centro della rappresentazione. Il 29 agosto sarà la volta di «Elettra» tratta da Sofocle, diretta da Giuseppe Argirò con Micol Pambieri, Elisabetta Arosio, Vinicio Argirò e Melania Fiore.

Il percorso drammaturgico propone un ponte continuo tra classico e contemporaneo. «Si parte dal “De Rerum Natura” di Lucrezio per passare alla “Pace Perpetua” di Kant, che è uno dei fondamenti della filosofia contemporanea e dell’idea di una possibile tregua tra uomo e natura», sottolinea il direttore artistico. «L’idea è che il teatro non sia fine a se stesso o un mero strumento di intrattenimento, ma un momento di incontro con un’importanza anche politica, come lo era nell’antichità».

Paolo Larici
Paolo Larici

Guardando il contesto sociale in cui opera e i nuovi mezzi e linguaggi della comunicazione, il festival rivendica la funzione pedagogica e sociale della scena teatrale. «Oggi si dà la cifra di teatro a un semplice momento di distrazione, ma non è mai stato questo il suo compito», osserva Larici. «Bisogna colmare vuoti che altrimenti portano a sbandamenti sociali. Oggi che la civiltà ha raggiunto livelli estremi, la guerra non ha più senso ed è solo un atto di violenza ed esercizio economico per chi la fa. Con più di trenta conflitti in atto nel mondo, il teatro non può esimersi dal portare a riflettere su queste tematiche; sarebbe la sua morte».

La manifestazione si chiuderà il 30 agosto con la cerimonia ufficiale di consegna dei premi Franco Enriquez 2026. Tra i protagonisti del mondo della cultura e dello spettacolo che riceveranno il riconoscimento a Sirolo figurano Andreée Ruth Shammah, Lino Guanciale, Milena Vukotic e Gianni Forte.
INFO: Facebook.com/premioenriquez/

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Roberto Paradisi

Caso Roggero e le polemiche sulla legittima difesa: intervista a Roberto Paradisi

Il dibattito sulla legittima difesa torna al centro del confronto pubblico. Dibattito alimentato da fatti di cronaca che dividono l’opinione pubblica e la politica. Il caso è quello di Mario Roggero, il gioielliere condannato per l’uccisione di due rapinatori. Sulla questione si è espresso l’avvocato e docente di diritto Roberto Paradisi, intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia. Recentemente ha pubblicato il suo ultimo saggio, intitolato “Un diritto incerto. La legittima difesa dalle origini ad oggi, un dibattito aperto“.

L’analisi è focalizzata sulle reazioni nate attorno al caso Roggero. Paradisi ha espresso perplessità sul modo in cui la vicenda viene affrontata. Non solo nei talk show o nei canali social dove ci si potrebbe aspettare di tutto. Anche il dibattito politico e parlamentare è viziato. Si sono creati due schieramenti opposti e rigidi. «Da un lato c’è chi dice: “La difesa è sempre legittima, Mario Roggero ha fatto bene, diamogli una medaglia”. Dall’altra parte, invece, chi dice: “Roggero è un cinico assassino, quella è vendetta, ha ucciso a sangue freddo, Roggero deve marcire in galera”. Queste due posizioni sono francamente inaccettabili e frutto neanche di una sottocultura, ma di una ignoranza, devo dire, abissale», ha dichiarato Paradisi.

Il legale ha precisato come la fattispecie in questione non rientri nei parametri della legittima difesa. Per la dottrina giuridica, infatti, l’esimente richiede requisiti precisi che affondano le radici nella storia del diritto. «Quando ci si difende il pericolo deve essere attuale e la difesa deve essere necessaria. Questo concetto molto chiaro parte dall’antica Grecia, si sviluppa nel diritto romano ed è presente ancora oggi», ha spiegato Paradisi. Nel caso specifico, la cessazione del pericolo e la fuga dei rapinatori escludono la presenza di tali presupposti.

La posizione più critica verso Roggero però non tiene conto del grave turbamento emotivo subito durante l’aggressione. «Il problema non è la magistratura, è il Parlamento, il legislatore, è la politica. Bisognava pensare delle norme che prevedono delle attenuanti speciali che riguardino in qualche modo casi come questo», ha affermato Paradisi, sottolineando che imputare la sentenza ai giudici deriva dalla mancata conoscenza delle norme penali.

Nell’intervista condotta da Laura Mandolini, ampio spazio è stato dedicato alla ricostruzione storica del concetto di difesa personale. L’aggettivo “incerto” abbinato al diritto di difesa deriva, nella prospettiva dell’avvocato, dalla struttura dell’attuale codice penale italiano, risalente al 1930. Allora si considerava la legittima difesa non come un diritto soggettivo dell’individuo: era una concessione dello Stato di fronte a uno stato di necessità.

Per superare questa impostazione, la proposta teorica contenuta nel libro auspica un ritorno alla concezione classica e liberale. «Dobbiamo tornare al diritto della Grecia, il diritto della Roma antica, della Roma classica, in cui il diritto soggettivo alla difesa veniva considerato come un diritto naturale dell’uomo», ha osservato Paradisi.

I rischi dell’ideologia. Secondo Paradisi la polarizzazione è alimentata da una parte dall’ignoranza tecnica e dall’altra dall’interesse politico a raccogliere consenso. Con il rischio di offuscare la complessità della materia. Sarebbe invece necessaria una riflessione rigorosa sui confini e sulla natura della tutela individuale.

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L'iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)

Trecastelli, torna la pastasciutta antifascista: al centro la Costituzione e il lavoro

La memoria storica torna al centro del dibattito locale in occasione della nuova edizione della “pastasciutta antifascista“. L’iniziativa si terrà il prossimo 26 luglio presso il circolo Arci “Alcide Cervi” di Ponterio di Trecastelli. E’ organizzata dalla sezione ANPI di Trecastelli in collaborazione con il Comitato Provinciale ANPI di Ancona e Pesaro Urbino, le sezioni di Castelleone di Suasa, Valcesano e Sassoferrato e il circolo Arci locale. Ma perché la pastasciutta? Trae origine dall’episodio del 25 luglio 1943. La famiglia Cervi, a Campegine, offrì la pasta a tutto il paese per festeggiare la caduta del regime fascista. Un gesto di speranza che ebbe conseguenze drammatiche ma che è rimasto un simbolo di condivisione e democrazia.

L’obiettivo, spiega Elena Morbidelli, responsabile dell’ANPI di Trecastelli, è proporre un momento di festa informale e partecipato. Soprattutto differente dalle commemorazioni più istituzionali. Non un retaggio del passato né una “moda” politica: l’antifascismo è un valore su cui si fonda la Costituzione italiana. Ed è più o meno o per nulla condiviso dalle varie forze democratiche. Proprio da qui nasce l’esigenza di mantenere vive certe sensibilità. L’Anpi – e non solo – registra dinamiche sociali e politiche contemporanee legate alla violenza, alle disuguaglianze e alle limitazioni della libertà di espressione o dei diritti fondamentali dei cittadini.

Al centro dell’edizione di quest’anno c’è la tutela del dettato costituzionale e dei suoi principi fondamentali. Particolare attenzione è riservata al lavoro, toccato dalle recenti vertenze aziendali e industriali del territorio. All’incontro prenderà parte come ospite la sostituta procuratrice della Repubblica del Tribunale di Pesaro, Maria Letizia Fucci. Nel corso della serata sarà inoltra allestita la mostra “Madri e Padri Costituenti”, curata dalla presidente dell’ANPI di Senigallia Mabel Morri e dedicata a coloro che hanno contribuito alla nascita della Repubblica.

Nonostante le critiche di chi ritiene superfluo il richiamo all’antifascismo nel contesto politico e sociale attuale, l’iniziativa continua a registrare un’ampia adesione. Un segnale che, secondo i promotori, testimonia l’interesse costante verso i temi della partecipazione civile e della difesa dei valori democratici.

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L'iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)
L’iniziativa della pastasciutta antifascista a Trecastelli (repertorio)
Giorgia Fabri

Ambiente: il nodo del termovalorizzatore a Corinaldo nella gestione dei rifiuti

La gestione dei rifiuti nelle Marche entra in una fase delicata, data la votazione del 28 luglio in Consiglio regionale. Nel frattempo, occhi puntati su programmazione e nuovi impianti. A Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), va in onda lunedì 20 e martedì 21 alle ore 13:10 e alle 20 e domenica 26 alle 16:50 l’intervista a Giorgia Fabri, consigliera comunale di “Voce Comune per Corinaldo”. L’AUDIO è disponibile anche qui, grazie al lettore multimediale.

L’elemento di maggiore preoccupazione è la realizzazione di un termovalorizzatore. Al momento non esistono atti che indichino con certezza il luogo che ospiterà l’infrastruttura. Sono stati individuati i criteri generali: questi hanno portato a pensare come possibili sedi i paesi di Corinaldo o Tavullia. Secondo la consigliera Fabri, la mancanza di indicazioni puntuali rappresenta un limite dell’attuale pianificazione. Anzi, nel piano dovrebbero esserci proprio questi elementi: chiarezza di tempi, risorse e impianti per garantire l’autosufficienza dei singoli ambiti provinciali.

La discussione si intreccia con la situazione della discarica di Corinaldo. La sua vita utile si sta riducendo perché accoglie i rifiuti provenienti da altre province, come quella di Macerata. Tali conferimenti sono temporanei e certamente generano un ritorno economico immediato. Ma comportano ricadute concrete sull’usura dell’impianto, sul traffico dei mezzi pesanti, sulla sicurezza e sulle emissioni. «La disponibilità dimostrata da un singolo territorio non si deve trasformare in una condizione penalizzante dati i ritardi altrui», ha dichiarato Giorgia Fabri.

Sulla contrarietà all’ipotesi del termovalorizzatore a Corinaldo si registra una convergenza tra maggioranza e minoranze. Voce Comune per Corinaldo sottolinea però che l’impegno a parole si debba tradurre in una azione politica a livello regionale. E auspica su questo anche la serietà dei rappresentanti in consiglio regionale. L’obiettivo è spingere verso modelli orientati all’economia circolare, al riciclo e alla riduzione dei rifiuti.

Le consigliere di Voce Comune per Corinaldo – Giorgia Fabri, Lucia Giraldi e Morena Maori – hanno depositato una mozione formale. Il documento impegna la giunta comunale ad agire nei confronti degli organi regionali affinché il Piano garantisca il principio di equità territoriale. Chi ha già dato non può essere penalizzato ulteriormente.

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L'incrocio a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Brugnetto e la rotatoria “fantasma”: impasse istituzionale tra Provincia, Senigallia e Trecastelli

La frazione di Brugnetto, un territorio diviso tra i Comuni di Senigallia e Trecastelli, si trova al centro di un complesso dibattito legato alla sicurezza stradale e alla gestione della viabilità. Il nodo è l’incrocio viario sulla strada provinciale 12 “Corinaldese”, dove confluiscono ben sette arterie diverse. Negli ultimi anni il carico di traffico su questo tratto è aumentato in modo significativo. Ciò ha trasformato l’incrocio in un punto critico e i residenti da tempo chiedono soluzioni.

Abbiamo intervistato Valentino Mandolini, uno dei più attivi per questa causa. L’intervista sarà in onda venerdì 10 luglio alle ore 13:10 e alle ore 20, sabato 11 alle ore 20 e domenica 12 alle ore 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio è dispnibile anche qui.

La situazione

L’incrocio tra l’attuale strada provinciale, il vecchio tracciato che passa nel centro abitato di Brugnetto (via Garibaldi) e le altre strade (via Borghetto, Gualdo, la strada di Bettolelle e tre vie private a servizio delle abitazioni frontiste) che confluiscono in quel punto è caratterizzato da una frequente sinistrosità. Nelle ore di punta, dice Mandolini, i conducenti passano anche diversi minuti in attesa di immettersi nel traffico. Per far fronte a una situazione giudicata insostenibile, un gruppo di residenti della zona ha organizzato assemblee, tavoli di confronto con le istituzioni e avviato una raccolta firme che ha raggiunto quasi mille adesioni in pochi giorni, coinvolgendo cittadini dell’intera vallata, da Arcevia fino a Marotta.

Le soluzioni

In passato l’ipotesi era quella di deviare la Corinaldese verso il fiume Misa. L’idea era di farla passare dove oggi c’è la vasca di espansione. Ma è stata accantonata per i costi elevati, tra realizzazione ed espropri. Oggi la soluzione individuata di comune accordo tra le parti è quella di una rotatoria. Anzi, potenzialmente due rotatorie. Una prima infrastruttura dovrebbe raccogliere i flussi delle strade principali. La seconda, individuabile all’altezza dell’autovelox, sarebbe di raccordo per le vie private. Qui sotto c’è una bozza progettuale elaborata dal Comune di Senigallia.

L'ipotesi progettuale per una rotatoria a Brugnetto, tra Senigallia e Trecastelli

Le difficoltà

L’iter amministrativo per la concretizzazione dell’opera si sta tuttavia rivelando iù complicato del previsto. Innanzitutto per il coordinamento tra i tre enti competenti: la Provincia di Ancona, il Comune di Senigallia e il Comune di Trecastelli. In un incontro svoltosi quattro anni fa con i sindaci e presidente provinciale, quest’ultima si è fatta carico della redazione di una bozza di convenzione. Uno strumento per definire ruoli, ripartizione dei costi e responsabilità del procedimento.

Lo schema, emesso dalla Provincia dopo circa un anno di elaborazione, è stato accolto favorevolmente dal Comune di Trecastelli. In pochi giorni è stata data una risposta sostanzialmente positiva. L’unica eccezione sollevata era quella di parametrare la propria quota di finanziamento sulla percentuale di territorio comunale effettivamente occupato. Da parte senigalliese, invece, l’unico atto su questa vicenda è del marzo 2026, a ridosso delle ultime elezioni amministrative. La giunta di Senigallia ha approvato una delibera (la numero 39) per far redigere una nuova convenzione. Si prevedono in capo alla Provincia compiti operativi e gestionali che Carnevali aveva già dichiarato di non poter sostenere per ragioni economiche e di personale.

I prossimi passi

Ora regnano incertezza e amarezza, soprattutto tra i residenti, i quali vedono allontanarsi la prospettiva di un accordo condiviso. I cittadini che si sono mossi per arrivare a una soluzione denunciano anche l’interruzione nelle comunicazioni e nei tentativi di confronto diretto con l’amministrazione senigalliese. Preannunciano già nuove iniziative di sensibilizzazione qualora lo stallo istituzionale dovesse prolungarsi, a fronte di un problema viabilistico che continua a ripercuotersi quotidianamente sulla sicurezza degli automobilisti della vallata, con incidenti che – conclude Mandolini – sono almeno settimanali.

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Valentino Mandolini
Valentino Mandolini
Padre Eugenio Montesi

Da Corinaldo alla Sierra Leone, da Chicago alla Scozia: le missioni di padre Eugenio Montesi

Padre Eugenio Montesi è un missionario saveriano originario di Corinaldo. Attualmente residente a Glasgow, in Scozia, il religioso è tornato nelle Marche per un incontro a Serra de’ Conti sui temi della Chiesa universale. Ne abbiamo approfittato per fargli alcune domande. Con noi ha condiviso le tappe salienti di una vita interamente dedicata alla missione e al dialogo interreligioso. L’intervista, in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

Missionario in viaggio

L’itinerario di padre Eugenio Montesi ha inizio subito dopo il seminario con il noviziato a San Pietro in Vincoli e gli studi teologici a Parma. Ordinato sacerdote a soli 23 anni grazie a una dispensa, invece che in Congo viene destinato alla Scozia. Quello che doveva essere un soggiorno temporaneo si trasforma in una permanenza prolungata, intervallata da anni in Sierra Leone. Successivamente, il religioso spende tre anni a Londra come responsabile degli studenti di filosofia e teologia, seguiti da un periodo a Chicago insieme a Prevost – futuro papa Leone XIV – e da un lungo ritorno in Sierra Leone. Qui è stato per oltre trent’anni, attraversando il drammatico decennio della guerra civile e superando una grave forma di malaria. 

Il presente in Scozia e lo scisma dei Lefebvriani

Questa è la sua storia. Oggi Montesi opera a Glasgow in un centro interreligioso frequentato da membri della Church of Scotland, episcopaliani e anglicani. Interpellato sul recente scisma dei Lefebvriani della Fraternità San Pio X, il missionario ha espresso rammarico per il loro rifiuto del Concilio Vaticano II. Sul ruolo dei laici, il religioso ha evidenziato l’esperienza scozzese, dove la collaborazione con i fedeli non consacrati è considerata fondamentale per la gestione delle parrocchie. Durante il cammino sinodale in Scozia, è emersa la proposta di includere figure laiche, come padri e madri di famiglia, nella formazione dei futuri sacerdoti.

Geopolitica e migrazioni

L’analisi di padre Eugenio Montesi si è poi estesa a temi globali. Di fronte alle tensioni internazionali e ai conflitti odierni, l’invito è a non cedere al pessimismo. Anzi, suggerisce una lettura storica in cui l’umanità, pur attraversando fasi di declino, mostra una graduale capacità di risalita.

Sul fronte delle migrazioni, il religioso corinaldese ha richiamato la necessità di riconoscere l’altro come fratello. L’esempio concreto è quello delle parrocchie scozzesi che hanno messo a disposizione alloggi per i profughi di guerra ucraini. Un modello di accoglienza che si basa sul motto del fondatore dei Saveriani, Guido Maria Conforti, il quale auspicava di “fare del mondo una sola famiglia“. A ciò però si contrappone la tendenza alla chiusura, ai respingimenti e una retorica della paura riscontrabili in alcuni contesti non solo italiani. Per immaginare una società diversa serve una visione lungimirante.

Il futuro dell’Africa

Infine, lo sguardo sulla Sierra Leone in forte crescita demografica, passata dai tre milioni di abitanti degli anni ‘60 ai nove attuali. Nonostante le difficoltà finanziarie e i problemi legati alla corruzione interna, il paese registra segnali positivi grazie alla cooperazione internazionale e alla scoperta di nuove risorse naturali. Secondo padre Eugenio Montesi, la narrazione tradizionale di un’Africa povera va corretta nella definizione di un continente «impoverito» a causa dello sfruttamento esterno, tra cui Cina, Stati Uniti, Russia ed Europa.
Tra le note di speranza per la Sierra Leone, il missionario ha segnalato l’incremento delle vocazioni sacerdotali, passate da una a 140 negli ultimi quarant’anni, e la nascita della prima università cattolica a Makeni, fondata dal compianto monsignor Giorgio Biguzzi.

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centro storico, Senigallia, ponte Perilli, ferrovia

Commercio e centri storici tra desertificazione e discriminazione: l’intervista

Il dibattito sul rilancio dei centri storici marchigiani – dopo la discussione istituzionale – ha fatto parlare tantissime persone attraverso i social. E non sempre si tratta di interventi dei soliti imbecilli, per dirla alla Umberto Eco. Si muove su due binari la proposta di legge numero 793 lanciata lo scorso 22 giugno dal centrodestra nelle Marche. E’ intitolata “Disposizioni per la valorizzazione e la riqualificazione dei centri storici, dei luoghi del commercio di particolare interesse e delle attività economiche che concorrono alla salvaguardia delle caratteristiche storico-culturali dei luoghi“.

Uno è quello del contrasto ai fenomeni come la desertificazione commerciale, evidenziata dalla progressiva chiusura di storiche attività di vicinato, e l’omologazione dell’offerta, spesso legata alla diffusione dei franchising e alla perdita di identità locale. L’altro è quello della tutela dei prodotti che si legano all’identità di un territorio. Ma, come sempre, la medaglia ha due facce e il rischio di trovare come capro espiatorio una determinata tipologia di esercizi commerciali è dietro l’angolo. E su questo abbiamo ascoltato i pareri di due esponenti politici di Senigallia: Massimo Olivetti e Maurizio Mangialardi. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2fm), è disponibile anche qui.

L’obiettivo della giunta Acquaroli è fornire ai Comuni linee guida operative per uno sviluppo del commercio nei centri storici. Con un riferimento ai settori merceologici, alla tutela delle produzioni locali e al recupero degli immobili dismessi o sfitti. L’annuncio della legge ha tuttavia sollevato un polverone, circa i possibili limiti alle attività di ristorazione etnica. 

Massimo Olivetti
Massimo Olivetti

Massimo Olivetti, sindaco di Senigallia, in attesa di visionare il testo definitivo è rimasto prudente. Si è dichiarato concorde sulla necessità di garantire il decoro urbano. Ha però sollevato la questione degli spazi esterni, tra gestioni non adeguate e materiali non conformi. Olivetti ha evidenziato che la priorità della proposta di legge non risiede nel tipo di prodotto venduto. Anzi, ha rifiutato logiche di esclusione verso specifici alimenti come il kebab. Al centro c’è il rispetto dei regolamenti comunali di pulizia e manutenzione delle aree esterne. Risultato da raggiungere anche tramite un inasprimento delle sanzioni.

Maurizio Mangialardi
Maurizio Mangialardi

Dall’opposizione, il consigliere regionale ed ex sindaco di Senigallia, Maurizio Mangialardi, ha espresso forti perplessità sulla pdl. In particolare ha definito il testo privo di reale incisività in assenza di stanziamenti economici. Ha inoltre richiamato l’esperienza dei piani di riqualificazione già attuati in passato a Senigallia, come nel caso di via Carducci, per rimarcare che la qualità urbana si ottiene tramite contesti regolamentati e investimenti concreti, non attraverso slogan che seguono dinamiche politiche all’interno di alcune correnti di partito.

Il riferimento è ovviamente a Lega e Fratelli d’Italia, il cui rischio è vedersi “mangiate” porzioni di consenso elettorale da Vannacci e sodali. Secondo Mangialardi non potrà mai essere approvata dal consiglio regionale una legge che si fondi sulla discriminazione della ristorazione etnica. Ha definito inaccettabile l’idea di escludere determinate categorie merceologiche in base alla provenienza. Come se all’estero venissero escluse le pizzerie italiane perché promuovono un prodotto non locale.

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chiesa, culto, religione, fede, edifici religiosi

Chiesa, lo scisma lefebvriano nelle parole di un missionario di Corinaldo

Nel corso di un’intervista con Laura Mandolini a Radio Duomo Senigallia (in onda venerdì 3 luglio alle 13:10 e alle 20, sabato 4 alle ore 20 e domenica 5 alle ore 17:15 sulla frequenza 95.2fm), padre Eugenio Montesi, missionario saveriano originario di Corinaldo e da molti anni attivo all’estero, ha espresso un giudizio particolarmente severo e addolorato in merito alla frattura provocata dal movimento tradizionalista fondato da Marcel Lefebvre, culminata con le ordinazioni episcopali illegittime a Écône che hanno sancito lo scisma ufficiale con la Chiesa di Roma.

Per padre Montesi si tratta di un evento doloroso, acuito dal fatto che lo stesso fondatore del movimento era un tempo un missionario appartenente a una congregazione stimata e attiva nelle stesse terre di missione in cui i saveriani operano quotidianamente.

Il nucleo della questione, secondo il missionario, risiede nel totale rifiuto del Concilio Vaticano II da parte della Fraternità San Pio X. I lefebvriani potrebbero anche eventualmente ritornare alla piena comunione con la Chiesa cattolica ma ciò avverrebbe solo a una condizione: Roma dovrebbe abiurare quasi tutti i decreti conciliari. Tale posizione viene giudicata da padre Montesi come del tutto impraticabile.

Si andrebbe a negare i fondamentali progressi compiuti negli ultimi decenni in materia di apertura verso il mondo moderno, di ecumenismo, di dialogo interreligioso e di valorizzazione del laicato all’interno delle comunità parrocchiali. Il movimento tradizionalista sembra basarsi su una visione che considera negativo tutto ciò che è mondano. Ciò ha determinato nel tempo un progressivo isolamento e un arroccamento dottrinale.

A completamento delle considerazioni espresse dal missionario, la posizione ufficiale della Santa Sede ha sempre ribadito la gravità teologica e giuridica di tale strappo. La Chiesa cattolica ha formalmente dichiarato che l’atto delle consacrazioni episcopali avvenute a Écône senza il mandato pontificio ha configurato un vero e proprio atto scismatico. Di conseguenza, i vescovi coinvolti sono incorsi nella scomunica latae sententiae, ovvero automatica, prevista dal diritto canonico per la tutela dell’unità ecclesiale.

Nonostante i successivi tentativi di dialogo avviati dai vari pontefici che si sono succeduti nel tempo e la revoca della scomunica da parte di Benedetto XVI, la Chiesa ha costantemente confermato che la fedeltà al Concilio e all’autorità del Papa rimangono i criteri imprescindibili. Resta dunque una ferita difficilmente sanabile, a cui si potrebbero aggiungere altri strappi.

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La spiaggia di velluto e la rotonda a mare di Senigallia

Turismo a Senigallia, operatori fiduciosi in una buona stagione

La stagione balneare a Senigallia ha registrato un buon avvio quest’anno. E ciò è dovuto anche alle temperature elevate già dalla fine di maggio che hanno accelerato l’afflusso dei bagnanti verso il litorale. C’è stato – dicono gli operatori del settore turismo – un ottimo andamento delle prenotazioni, partite in anticipo rispetto agli anni passati. Per fare il punto della situazione, abbiamo intervistato Marco Manfredi, presidente dell’Associazione “Alberghi & turismo” di Senigallia nonché rappresentante di Federalberghi provinciale di Ancona per Confcommercio. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2fm) nei giorni scorsi, è disponibile oggi anche qui.

LA SITUAZIONE

I primi dati evidenziano la soddisfazione degli operatori del turismo. La città beneficia di un’immagine consolidata a livello nazionale, grazie alla visibilità mediatica di grandi eventi ospitati nelle scorse stagioni. Manifestazioni anni ’50, raduni motociclistici, eventi sportivi e culturali hanno attirato flussi consistenti in particolare dalle regioni del Nord Italia. La capacità ricettiva locale conta attualmente 76 strutture alberghiere per un totale di circa cinquemila posti letto standard. A queste si affiancano bed and breakfast, affittacamere, appartamenti privati e campeggi. Il settore extra-alberghiero assorbe circa il 50% del totale delle presenze annuali sul territorio.

Tra gli obiettivi c’è da anni il prolungamento dell’attività turistica da Pasqua fino al mese di ottobre. Per raggiungere tale traguardo, gli operatori stanno prendendo contatti con i circuiti del turismo culturale e sportivo estero. L’idea è quella di intercettare nuovi mercati, in particolare dal nord Europa.

I NODI

Marco Manfredi

Il comparto balneare resta il motore principale dell’economia cittadina. C’è da dire che vive una fase di transizione legata alla direttiva Bolkestein. Entro settembre 2027 dovrebbero vedersi delle novità importanti e un’evoluzione dei servizi balneari (intrattenimento, ristorazione, aperture serali). Ma l’incertezza legata anche alla mancanza di tutele definitive delle imprese frena gli investimenti da parte dei concessionari di spiaggia.

Tra le criticità figura il ritardo nella pubblicazione del calendario degli eventi estivi, arrivato a fine giugno quando ormai le prenotazioni sono già state fatte. Le elezioni hanno rallentato la programmazione amministrativa. L’auspicio degli operatori è un rapido inserimento di ulteriori iniziative, soprattutto dedicate alle famiglie, che rappresentano il target di riferimento per i mesi di luglio e agosto.

Un ulteriore elemento di complessità è rappresentato dalla carenza di personale qualificato. Secondo Manfredi, le difficoltà di reperimento non sono strettamente collegate ai livelli retributivi, poiché le aziende si dimostrano pronte a investire su profili con elevate competenze linguistiche e professionali. Il problema si manifesta laddove manchino tali requisiti.

SGUARDO IN AVANTI

Le prospettive future si orientano verso il potenziamento della rete turistica regionale e lo sviluppo del turismo esperienziale. L’integrazione tra l’offerta costiera e le risorse dell’entroterra (degustazioni enogastronomiche, valorizzazione del patrimonio storico, architettonico e artigianale), è la chiave per accrescere la competitività del territorio. Tra le risorse ci sono certamente gli strumenti digitali, ma c’è un’ulteriore possibilità. Ed è rappresentata dalla strutturazione di una sinergia pubblico-privata, passaggio necessario per promuovere strategie, eventi e comunicazioni efficaci, sia nel mercato interno che all’estero.

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La spiaggia di levante a Senigallia, persone in mare in primo piano, sullo sfondo la costa fino ad Ancona tra alberghi e costruzioni ricettive

Bolkestein, spiagge delle Marche a rischio? L’analisi di Confcommercio

Il tema delle concessioni demaniali marittime e dell’applicazione della direttiva europea Bolkestein continua a interessare il territorio marchigiano. E’ recente la decisione della giunta di Fano sull’avvio delle procedure di gara ad evidenza pubblica nella zona di Torrette. Riflettori accesi su una questione complessa, con scadenze normative precise ma finora sempre procrstinate. E a complicare il tutto c’è un quadro interpretativo ancora frammentato. Ne abbiamo parlato con Andrea Curtatoni, responsabile Commercio e Turismo di Confcommercio Marche. L’AUDIO dell’intervista andata in onda su Radio Duomo Senigallia nei giorni scorsi, è disponibile anche qui.

La delibera fanese stabilisce che a fine estate andranno a gara le concessioni per l’area di Torrette, attualmente libera. L’obiettivo è muoversi in tempo per arrivare al termine del 30 settembre 2027 con l’ingresso dei nuovi titolari di concessioni. L’iniziativa – che prevede anche l’adeguamento del piano particolarizzato delle spiagge al Piano di gestione integrata delle zone costiere – rimane secondo Andrea Curtatoni un caso isolato nella regione. Pochi, per il momento, sono gli amministratori e i dirigenti che vogliono agire in conformità con le normative e le tempistiche attuali. La maggior parte preferisce invece attendere un quadro applicativo più concreto e stabile.

Secondo l’esponente di Confcommercio, non sussiste un’urgenza immediata che giustifichi una corsa a questi bandi a evidenza pubblica. Da un lato la conclusione delle gare deve avvenire entro il 30 giugno 2027. Dall’altro Curtatoni sottolinea la mancanza di un “bando-tipo” nazionale. Un modello, strumento fondamentale per uniformare le regole. Lo scopo è infatti garantire equità a tutti gli operatori del settore.
A ciò si aggiungono i ritardi tecnici legati ai piani di difesa della costa, poiché l’adeguamento dei piani spiaggia comunali è subordinato alle modifiche del piano regionale previste entro la fine dell’anno.

Un nodo centrale della discussione resta quello della mappatura delle risorse balneari. Il censimento serve per verificare la sussistenza o meno della “scarsità della risorsa”. Questa è la condizione essenziale per l’applicazione della Bolkestein. L’operazione s’è sostanzialmente arenata dopo l’invio a Bruxelles di un dossier ritenuto non esaustivo.
Esiste inoltre un dibattito aperto sulle competenze in materia tra Stato e Regioni nella gestione delle norme sulla concorrenza, mentre ai Comuni rimarrebbe l’onere dell’applicazione delle direttive.

Andrea Curtatoni
Andrea Curtatoni

A complicare il quadro, c’è anche una vera e propria criticità strutturale: manca una profonda riforma del settore. Il sistema italiano si basa ancora sui regi decreti e regolamenti degli anni ’30, ’40 e ’50. Testi normativi ormai distanti dalle attuali dinamiche turistiche, economiche e logistiche delle imprese balneari.

L’obiettivo prioritario delle associazioni di categoria per quanto riguarda la diretta Bolkestein rimane la salvaguardia dell’economia locale. Un tessuto spesso composto da piccole imprese familiari che nel corso degli anni hanno effettuato investimenti sul litorale.
La sfida per i prossimi mesi sarà quella di trovare un equilibrio tra il rispetto delle scadenze europee del 2027 e la tutela del valore economico, sociale e occupazionale rappresentato dal sistema turistico-balneare marchigiano.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche, su minori e famiglie, tra esigenze di tutela e di giustizia

Minori, famiglie, assistenti sociali e giustizia: la rete che serve

L’equilibrio tra la tutela dei minorenni, l’intervento dell’autorità giudiziaria e l’azione di supporto alle famiglie da parte delle varie agenzie e figure istituzionali è stato il tema centrale del convegno Minori e famiglie: cura e giustizia, la rete che sostiene“, svoltosi ad Ancona lo scorso venerdì 19 giugno. L’evento era promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Un’iniziativa che ha permesso di riflettere sulle strategie di protezione dell’infanzia e dell’adolescenza in un contesto sociale in continua evoluzione. Ne abbiamo approfittato per fare qualche domanda a Monica Frezzotti, presidente dell’Ordias marchigiano. L’intervista, andata in onda su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) nei giorni scorsi, è disponibile qui.

Frezzotti ha evidenziato come gli assistenti sociali operino all’interno di un preciso mandato istituzionale, professionale e deontologico, e nella multidisciplinarietà. La tutela dei minori si inserisce in un percorso di affiancamento e sostegno ai nuclei familiari, per attivare processi di cambiamento positivi. Questa professione si muove in collaborazione con avvocati, psicologi e magistrati. Figure unite nella gestione di varie situazioni: dai minori vittime di condotte inadeguate a quelli inseriti in percorsi di riabilitazione dopo comportamenti devianti.

Un aspetto centrale del dibattito riguarda l’importanza della prevenzione fin dall’età infantile. Intercettare i segnali di disagio consente di intervenire prima che si consolidino dinamiche delinquenziali. Sembra una frase fatta ma così si riduce il rischio di una reiterazione dei reati. Inoltre, si limita lo stigma sociale che colpisce l’immagine (propria e altrui) di ragazzi e ragazze. Secondo Frezzotti, i comportamenti a rischio, come l’aggressività reiterata nel tempo, vanno analizzati nel caso specifico senza banalizzare. Familiari, insegnanti, pediatri e medici di famiglia sono come sentinelle sul territorio, capaci di cogliere i primi campanelli d’allarme.

A livello regionale, però, ci sono delle carenze strutturali. Una è la scarsità di servizi educativi e di centri di aggregazione per la fascia d’età tra i 14 e i 19 anni. Questo vuoto priva gli adolescenti di spazi di socializzazione protetti e della presenza di figure educative preparate. La mancanza di luoghi fisici si intreccia con i nuovi bisogni emergenti dei giovani. Spesso sono legati a un uso precoce e non mediato dei social media. Altre volte a una diffusa necessità di recuperare relazioni concrete e reali all’interno dei gruppi.

Sul ruolo dei nuclei familiari, Frezzotti osserva che le famiglie mantengono una presenza attiva. «Ci sono nei limiti delle proprie capacità e risorse momentanee, ma dobbiamo sostenerle». L’intervento dei servizi sociali e sociosanitari mira a riattivare queste competenze genitoriali in caso di eventi critici o difficoltà.

In prospettiva futura, l’Ordine degli assistenti sociali delle Marche intende consolidare i percorsi di formazione congiunta. L’iniziativa per ora viene ipotizzata con gli ordini degli avvocati e degli psicologi, ma è solo un primo passo. All’orizzonte c’è anche la promozione di un progetto finalizzato a far conoscere la professione e le sue funzioni all’interno degli istituti scolastici.

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Il convegno ad Ancona, promosso dall'Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Al centro, in giacca marrone, la presidente Monica Frezzotti
Il convegno ad Ancona, promosso dall’Ordine degli assistenti sociali delle Marche. Terza da sinistra la presidente Monica Frezzotti
Alan Canestrari

Centro esteso al porto, spiagge aperte al cambiamento: l’idea di Alan Canestrari – AUDIO

Nuovo quinquennio, a Senigallia, sotto il segno della continuità politica e amministrativa per la giunta di centrodestra. Ai microfoni di Radio Duomo (95.2fm), nel corso della trasmissione “20 minuti da Leone” in onda dal lunedì alla domenica, l’assessore Alan Canestrari ha tracciato un bilancio del recente esito elettorale e ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato, arricchito quest’anno dalle deleghe a porto e spiagge, che vanno ad aggiungersi a quella per le attività produttive. L’AUDIO dell’intervista dei giorni scorsi è disponibile anche qui.

Il primo tema discusso con l’assessore è il verdetto delle urne. Di fatto il premio è andato alla formula civica guidata dal sindaco Massimo Olivetti. Canestrari non esita a definirlo il frutto di una forte consapevolezza maturata in mezzo alla gente. Il calo dei partiti di centrodestra a vantaggio delle liste civiche (a sinistra invece hanno retto, anzi il Pd è il più votato a Senigallia) viene descritto dall’assessore non come un fenomeno passeggero, bensì come il consolidamento di una sensibilità già emersa cinque anni fa. La scelta di puntare su figure della società civile, slegate da logiche di apparato e pronte a farsi carico dei problemi reali del territorio, si è rivelata una mossa vincente. Lo stesso Canestrari, pur confermando il proprio legame personale con Forza Italia, ha rivendicato il valore di un impegno civico che mette al centro la fiducia nella persona piuttosto che la bandiera politica.

Guardando al lavoro già svolto, l’assessore ha ricordato il percorso sulle politiche giovanili, ora passate alla collega Simona Romagnoli, che ha visto la nascita di iniziative come il Rotondo Music Festival o contro il cyberbullismo. Questo impegno ha anche favorito il ricambio generazionale all’interno delle stesse istituzioni comunali, portando giovani ventenni sui banchi del consiglio.

La grande sfida per il comparto economico resta tuttavia legata alla gestione del turismo, un settore trainante che muove a cascata anche l’artigianato e la piccola industria locale durante i mesi invernali. Canestrari ha sottolineato l’urgenza di superare il concetto di turismo esclusivamente estivo per approdare a una destagionalizzazione reale. La strategia del Comune punta a mettere in rete le attività balneari della costa con le eccellenze agricole e vitivinicole dell’entroterra, offrendo ai visitatori un turismo esperienziale e integrato.

Sul fronte delle imprese storiche che in passato hanno delocalizzato fuori dai confini comunali, l’obiettivo della nuova giunta è quello di frenare l’emorragia e trattenere le eccellenze in crescita. Il Comune intende agire sulle leve a sua disposizione, come la rimodulazione della Tari e la promozione di tavoli di concertazione con i proprietari dei capannoni sfitti per calmierare gli affitti. Fondamentale sarà inoltre la sinergia con la Regione Marche per intercettare bandi legati all’innovazione tecnologica, offrendo un sostegno concreto agli investimenti degli imprenditori locali.

Il piano di rilancio tocca da vicino anche il porto e il demanio marittimo. Le spiagge senigalliesi stanno vivendo una profonda trasformazione, evolvendo verso il modello dello chalet a 360 gradi. Una modalità capace di offrire servizi balneari, ristorazione, intrattenimento e pubblico spettacolo. Canestrari l’ha definita una risposta necessaria alle mutate esigenze del turista, sempre nel rigoroso rispetto delle normative e della convivenza urbana.

Infine, per quanto riguarda il porto, l’amministrazione intende proseguire l’opera di valorizzazione per trasformarlo in un prolungamento naturale del centro storico e in una passeggiata continua dai corsi cittadini fino ai moli. Archiviata la prima fase di dragaggio stagionale, i prossimi passi guidati dal Comune e dalla Regione si concentreranno su nuovi investimenti strutturali e sulla gestione delle aree pedonali. Rimangono i vincoli imposti dal piano d’assetto idrogeologico, ma l’obiettivo è rendere l’area portuale un polo vivo e attrattivo durante tutto l’anno.

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Senigallia, torna il rombo dei motori d’epoca: rievocazione sullo storico circuito

Le persone di Senigallia e dintorni si preparano a fare un tuffo nel passato grazie alla 21esima rievocazione storica del celebre circuito motoristico cittadino, una manifestazione iscritta al calendario nazionale ASI e organizzata con passione dal club Motori d’Epoca locale. Intervistato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia, il vicepresidente del club Umberto Principi ha svelato i dettagli di un fine settimana straordinario, il 20 e 21 giugno. L’AUDIO dell’intervista, in onda venerdì 19 giugno alle ore 13:10 e alle 20, sabato 20 alle 20 e domenica 21 alle 17:15, è disponibile anche qui.

L’edizione di quest’anno si distingue per una speciale sinergia interregionale. Nella giornata di sabato, i partecipanti marchigiani partiranno alla volta di Todi per unire le forze con i club del Lazio e dell’Umbria, proseguendo poi verso Pergola per una visita ai celebri bronzi dorati, prima di rientrare in sede per l’attesissima sfilata serale di auto e moto storiche in piazza del Duca.

La giornata di domenica rappresenterà il vero fulcro dell’evento con la riproposizione del tracciato originale che, tra il 1928 e il 1955, vide sfrecciare campioni leggendari del calibro del pilota osimano Luigi Fagioli, noto come “l’osimano volante”. I veicoli in gara, tutti rigorosamente con almeno venticinque anni di età, si cimenteranno in tre giri del circuito storico affrontando prove cronometrate e di abilità su brevi distanze a velocità controllata, per garantire la massima sicurezza.

Tra i gioielli automobilistici più attesi spicca un’Alfa Romeo 256 “Torpedino” appartenuta al celebre pilota Rabitti, che tornerà a ruggire sull’asfalto marchigiano guidata dal suo attuale proprietario insieme al nipote dello storico asso del volante.

I motori d’epoca ripercorreranno quasi fedelmente lo storico anello stradale che un tempo entusiasmava migliaia di spettatori, un tracciato che partiva dalla strada statale Adriatica in zona Cesano e si snodava attraverso via Rossini fino all’altezza dell’ospedale, per poi prendere via Cellini e inerpicarsi in salita verso Scapezzano lungo strada Berardinelli. Il punto più spettacolare e iconico del percorso rimane la mitica “curva del Cavallaro”, una stretta svolta a gomito dove piloti e centauri eseguivano autentiche evoluzioni, prima di lanciarsi nella veloce discesa di strada della Marina e raggiungere il traguardo.

Durante l’intervista, Principi ha ricordato che questa rievocazione rappresenta anche il recupero di un importante frammento di storia urbanistica e politica del territorio. Negli anni Sessanta, infatti, esisteva il progetto concreto per la costruzione di un vero e proprio autodromo semi-permanente a Senigallia, un’opera moderna che avrebbe affiancato la neonata autostrada senza intralciare il traffico cittadino e che ricevette persino promesse di finanziamento statale dall’allora ministro Corona. Tuttavia, la cronica instabilità dei governi dell’epoca fece tramontare l’iniziativa, lasciando che altre realtà, come Imola, realizzassero strutture analoghe e superassero Senigallia; una perdita che oggi, a causa della forte antropizzazione del territorio, è impossibile colmare, rendendo lo sforzo dei soci del Club Motori d’Epoca ancora più prezioso per mantenere viva la memoria collettiva.

Pannolini lavabili posizionati sull'erba di un prato. Foto da pannolinilavanda.org

Una montagna di rifiuti. Tra ecologia e salute, l’idea dei pannolini lavabili a noleggio

I pannolini usa e getta rappresentano una delle voci più pesanti della raccolta indifferenziata. Costituiscono il 10-15% dei rifiuti non riciclabili. I tempi di smaltimento in discarica sfiorano i 500 anni a causa della presenza di polimeri chimici superassorbenti. Sono di fatto il pregio e il difetto del prodotto. Di fronte a questa montagna di scarti, stimata in 170 mila tonnellate all’anno solo in Italia e solo per quanto riguarda la prima infanzia, c’è chi propone idee alternative.

La cooperativa “Stella del Mattino” di Senigallia ha deciso di rilanciare una soluzione ecologica pensata già anni fa, i pannolini lavabili. Ce lo ha spiegato il presidente Giovanni Spinozzi, intervenuto a Radio Duomo Senigallia: la transizione è ormai necessaria. Per il benessere di tutti, pianeta compreso. L’AUDIO dell’intervista andata in onda nei giorni scorsi è ora disponibile qui.

Fondata nel 2006 e attiva nella gestione di un asilo nido locale, la cooperativa ha ideato un servizio innovativo, finanziato due volte dalla fondazione CariVerona. L’obiettivo è superare la barriera (anche psicologica) della gestione domestica, che spesso scoraggia le famiglie per il continuo ciclo di lavaggio e asciugatura.

Il progetto prevede un sistema di abbonamento e noleggio di pannolini lavabili, azzerando l’investimento iniziale per l’acquisto del corredo. Una lavanderia centralizzata e autorizzata dall’Ast si occupa del ritiro dello sporco, della sanificazione certificata con standard ospedalieri e della riconsegna dei pannolini puliti presso appositi centri di scambio distribuiti tra Senigallia, Ancona e Camerano. Ma altri potrebbero essere aperti con una maggiore domanda.

La riduzione dell’impatto ambientale è notevole: si va a eliminare una montagna di rifiuti, quella che si vede nella foto in alto. Si stima che nei primi tre anni di vita un bambino possa produrre qualcosa come una tonnellata di usa e getta. Non solo, la strategia dei pannolini lavabili (compreso il trasporto di consegna e ritiro) permette una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica complessive rispetto a quelli tradizionali.

Ci sono anche altri vantaggi. La scelta del tessuto offre rilevanti benefici sulla salute e pedagogici. Supportati dalle valutazioni di pediatri e ostetriche, i promotori evidenziano come i pannolini di cotone azzerino le classiche dermatiti e favoriscano una precoce autonomia dei piccoli nel controllo degli sfinteri. La naturale sensazione di umido stimola infatti la consapevolezza corporea, consentendo ai bimbi di abbandonare il pannolino intorno ai due anni di età, ossia con circa un anno e mezzo di anticipo rispetto alla media dei sistemi tradizionali.

Giovanni Spinozzi
Giovanni Spinozzi

Tutto molto bello, ma quanto costa? Anche il bilancio economico si rivela favorevole sul lungo periodo. Sebbene il costo del singolo cambio lavato e sterilizzato sia leggermente superiore alla media dei prezzi di un discount, il risparmio complessivo è garantito proprio dalla minore durata del percorso di svezzamento dal pannolino. Tramite la piattaforma dedicata (Pannolinilavanda.org), le famiglie possono configurare il servizio in base alle esigenze specifiche e alla taglia del neonato, ricevendo persino una scorta di emergenza per gestire la routine domestica in totale serenità.

L’iniziativa punta a un obiettivo ambizioso: ridurre i rifiuti conferiti in discarica, alleggerire il cairco ambientale tramite lo scardinamento di scetticismi e resistenze culturali. Così si trasforma una pratica ecologista in un servizio di prossimità accessibile e vantaggioso per l’intera comunità.

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