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Tag: interviste

Primarie, Marco Lion: «Il mio 35% pesa. Ora un programma contro le follie del centrodestra»

Non una sconfitta, ma un solido punto di partenza. Marco Lion, protagonista delle recenti primarie del centrosinistra senigalliese, esce dal confronto con Dario Romano con un bottino del 35% dei voti. Un risultato che va ben oltre la base dei partiti che lo avevano ufficialmente appoggiato (Vola Senigallia e Alleanza Verdi Sinistra). «Le mie proposte pesano per un terzo del futuro programma – ha dichiarato ai microfoni di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) – e di questo si dovrà tenere conto».
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto più duro dell’intervento di Marco Lion riguarda la gestione delle opere pubbliche e della ricostruzione post-alluvione. L’ex parlamentare ha definito «progetto demenziale» e «follia» le soluzioni proposte per ponte Garibaldi e ponte Portone. «Olivetti non ha fatto il suo dovere di sindaco – accusa l’ex vicepresidente della Provincia dorica – ha subito supinamente decisioni arrivate da Ancona e Ascoli. I cittadini mi hanno votato perché vedono in me l’unica garanzia per evitare questi drammi urbanistici che rovineranno la vivibilità di Senigallia».

LEGGI L’INTERVISTA A DARIO ROMANO

L’asse del dibattito si sposta poi anche sulla giustizia sociale. Secondo il presidente locale di Italia Nostra, Senigallia è vittima di una bolla speculativa immobiliare che impedisce alle giovani coppie di trovare case in affitto a prezzi accessibili. Da qui l’esigenza di soluzioni sia per frenare la speculazione e dare quindi risposte sull’emergenza abitativa, sia sul lavoro di qualità: «Basta precariato stagionale legato solo al turismo; la città deve offrire opportunità economiche diversificate».

Conoscitore esperto del dissesto idrogeologico, Marco Lion ribadisce che alzare i ponti in città è inutile se non si interviene a monte con le vasche di espansione. «Servono 8 milioni di metri cubi di invaso per mettere in sicurezza il Misa. La prima vasca di Bettolelle è solo un piccolo passo, ma ne servono molte altre che erano già state individuate nel 2015. Non si può aspettare l’ultimo momento per progettare, la sicurezza della valle è strategica e non ha colore politico».

Anche sulla sanità Marco Lion accusa il sindaco Olivetti di aver fatto strumentalizzazione politica in passato. Sebbene la competenza sia regionale, il Comune deve avere un ruolo attivo: «Il Sindaco deve essere il cane da guardia del nostro nosocomio. Non bastano ospedali e case di comunità se poi mancano il personale e le risorse per farle funzionare».

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Senigallia, Dario Romano guarda alle elezioni comunali: «Città dei 15 minuti e ascolto dei cittadini»

«Non vogliamo un “album di figurine” fatto di sigle, ma un progetto solido e credibile». Con queste parole Dario Romano, fresco vincitore delle primarie del centrosinistra, ha delineato la sua visione per la Senigallia del futuro durante l’intervista a 20 minuti da Leone su Radio Duomo. Un colloquio a tutto campo che ha toccato i temi caldi della politica cittadina: dalla gestione dei fondi PNRR alla sicurezza idrogeologica, fino alla rivoluzionaria idea della “città dei 15 minuti”.
Ascolta l’intervista, andata in onda nei giorni scorsi grazie al lettore multimediale.

Il punto di rottura più netto con l’attuale amministrazione Olivetti risiede nella visione urbanistica e sociale. Romano punta tutto sulla “Senigallia dei 15 minuti”, un modello nato dalla collaborazione con il noto urbanista Carlos Moreno. «L’obiettivo è creare una città policentrica — ha spiegato Romano — dove ogni cittadino, dalla frazione più distante al centro storico, possa raggiungere i servizi essenziali (salute, spesa, uffici) in un quarto d’ora a piedi o in bicicletta. Non è un’utopia ideologica, ma una strategia per non avere più cittadini di serie B».

LEGGI O ASCOLTA L’INTERVISTA A MARCO LION

Romano non ha risparmiato critiche al metodo dell’attuale amministrazione, definita deficitaria sul piano dell’ascolto e della trasparenza. Sul fronte sanità, il candidato del centrosinistra propone un cambio di paradigma: superare il modello “ospedale-centrico” per investire sulla medicina del territorio. Tra le proposte concrete, l’istituzione di una Consulta comunale della sanità, un’idea condivisa con il Movimento 5 Stelle. «Il sindaco deve essere il collettore delle richieste del territorio. Servono personale e strumentazioni, non solo nuove mura», ha incalzato Romano, ricordando come la destra avesse vinto la scorsa tornata elettorale proprio facendo battaglia sulla sanità, senza però sortire gli effetti sperati una volta salita al potere.

Pur riconoscendo l’ingente mole di risorse arrivate tramite il PNRR (circa 40 milioni di euro), Romano accusa la giunta uscente di mancanza di coraggio: «Si sono limitati all’ordinaria amministrazione o a progetti ereditati dal passato, come le scuole. Perché non si è osato su un nuovo palazzetto dello Sport?». Inevitabile il passaggio sul ponte Garibaldi e sulla sicurezza del Misa. Per Romano, la chiave resta la mitigazione del rischio attraverso le vasche di espansione: «Quella di Bettolelle è un passo, ma ne servono altre. Su questo non esiste destra o sinistra: chi governa deve avere come priorità assoluta la messa in sicurezza del territorio».

In vista dei prossimi mesi di campagna elettorale, la sfida principale sarà mantenere compatta la coalizione progressista. «Siamo gli unici ad avere già un candidato e un programma pronti – ha concluso Romano – segno che il percorso delle primarie ha funzionato rimettendo la partecipazione al centro del nostro percorso. Ora dobbiamo far sedimentare queste idee nell’immaginario dei cittadini. Se resteremo uniti sui progetti e non sulle poltrone, Senigallia potrà davvero cambiare marcia».

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Gent’d’S’nigaja: il dialetto che non molla. Intervista a Simone Tranquilli su un progetto culturale di oltre dieci anni

C’è una parola, nel dialetto senigalliese, che dà un senso di protezione: “P’dossa”. Letteralmente “ai piedi del dosso” e indica un luogo al riparo dal vento. Ed è proprio questo che il progetto “Gent’d’S’nigaja” sembra voler essere per la nostra lingua locale: un riparo sicuro contro l’oblio che il tempo porta con sé. Ospite negli studi di Radio Duomo Senigallia InBlu, Simone Tranquilli ha ripercorso la storia di un’avventura culturale nata nel 2013 insieme ad Andrea Scaloni e al compianto Leo Barucca.

Quello che era iniziato come uno scambio tra blogger appassionati – sì, “allora” c’erano i blog – è diventato un fenomeno social da circa 13 mila follower, capace di unire generazioni e superare oceani. L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è disponibile qui grazie al lettore multimediale.

«Il dialetto è un magma che muta continuamente – ha spiegato Tranquilli -. Oggi i ragazzi parlano uno slang diverso, ma la curiosità per le nostre radici è viva». Una curiosità che ha portato il gruppo di “Gent’d’S’nigaja” fin dentro le scuole, dove si scopre che il dialetto può diventare persino una sorta di codice segreto per giovanissimi studenti dalle origini più disparate.

Il progetto ha vissuto momenti di grande intensità, come la raccolta fondi “A mollo ma non mollo” dopo l’alluvione che ha interessato Senigallia nel 2014 causando anche vittime. Questa iniziativa ha cementato il legame tra l’associazione e la città.

Ma la voce di “Gent’d’S’nigaja” arriva lontano: dalla storia di Lidia, in Argentina, a quella di Bruna, nel New Jersey, il dialetto viaggia sul web, sui social soprattutto, tornando anche a chi lo ha “cristallizzato” nella memoria partendo negli anni ’50 e che oggi ancora parla il dialetto di 70 anni fa.

Il calendario 2026 di Gent'd'S'nigaja

Il simbolo tangibile di questo impegno è il calendario 2026, ormai un appuntamento fisso. Quest’anno, il filo conduttore di “Gent’d’S’nigaja” è l’arte: dodici quadri famosi “prestano” la tela a fumetti e battute rigorosamente in vernacolo. Un modo ironico e colto per tenere viva una tradizione che è, prima di tutto, identità.

L’intervista si è chiusa con un ricordo commosso per Leo Barucca, anima intellettuale e poetica del gruppo: «Ogni volta che siamo su un palco, Leo è con noi».

Per chi volesse portarsi a casa un pezzo di questa storia, il calendario è disponibile presso l’edicola della Pace di Simone Tranquilli in via Sanzio, in quella di Andrea Fioretti “in fondo” a corso II Giugno (vicino al fiume) e al Bar Gallery al centro commerciale Saline.

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Senigallia, primarie centrosinistra: tra Romano e Lion la sfida su ambiente, sanità e futuro

Quel che è stato detto e fatto ormai è storia. Ora la parola passa ai cittadini. Domenica 11 gennaio, dalle 8 alle 20, il centrosinistra a Senigallia aprirà le porte di una decina di seggi per le primarie che decreteranno il candidato sindaco unitario per l’intera coalizione, il cosiddetto campo largo e progressista. Una sfida a due, che vede contrapposti Marco Lion, espressione del mondo civico, ex parlamentare e ambientalista di lungo corso, e Dario Romano, volto del Partito Democratico con una ultra decennale esperienza amministrativa. Dalle frequenze di Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), i due candidati hanno delineato le proprie visioni – diverse ma in vari punti anche complementari – per il futuro della città. Non hanno risparmiato critiche all’attuale amministrazione Olivetti, accusata di una gestione estemporanea e priva di programmazione strategica, nonostante l’ingente flusso di fondi PNRR (almeno 30 milioni di euro, cifra mai vista in città). L’audio, in onda sulla nostra Radio Duomo (95.2 FM), è disponibile anche in questo articolo con una breve sintesi dei passaggi principali.

Il modello politico di Marco Lion è quello della partecipazione fuori dai recinti dei partiti. L’ex parlamentare dei Verdi, ex vicepresidente e assessore provinciale all’ambiente punta tutto sul metodo: «La mia candidatura alle primarie nasce dalle richieste dei cittadini, si fonda su ascolto, dialogo partecipazione». Lion ha acceso i riflettori sull’ambiente e sulla gestione del territorio, criticando aspramente i progetti sui ponti cittadini (Garibaldi e Portone) e la gestione del rischio idrogeologico che ha anche portato – negli anni – a una costante riduzione delle aree a rischio esondazione e quindi a costruire dove non è opportuno. In campo urbanistico Marco Lion dà la prospettiva della Senigallia di domani, sia in termini di edilizia sociale (co-housing) sia per quanto riguarda aree strategiche come la sede del reparto mobile, l’ex gioventù italiana sul lungomare o gli orti del vescovo. E ancora, nel settore sanitario e sociale propone un atteggiamento diverso dell’amministrazione comunale. Centrale la sfida giovanile: dalle prospettive occupazionali alle questioni sociali, culturali e aggregative.

Dall’altra parte, Dario Romano (Pd) rivendica il valore della politica come impegno collettivo: «Bisogna ricucire il rapporto con l’elettorato deluso». Al centro del suo programma, la sanità territoriale — con un appello a superare la logica puramente ospedaliera a favore della medicina sul territorio, infermieri di comunità — e la sicurezza idrogeologica. «La priorità sono le vasche d’espansione», ha dichiarato Romano, sottolineando come la sola pulizia dell’alveo non basti a mettere in sicurezza il centro storico. Forte anche il richiamo allo sport come strumento educativo per i giovani e all’esigenza di spazi aggregativi anticipati prima da una campagna di ascolto delle nuove generazioni.

Informazioni pratiche per il voto

Domenica 11 gennaio (ore 8-20) potranno votare tutti i cittadini residenti maggiorenni (o che lo diventeranno entro il 19 aprile 2026, perché poi si dovrebbe votare per le elezioni comunali a fine maggio). È necessario presentarsi con un documento d’identità e la tessera elettorale. È richiesto un contributo di 2 euro per sostenere le spese organizzative. L’elenco degli 11 seggi è disponibile qui sotto, o sulle pagine social del Partito Democratico locale e di “Senigallia Cambia – Cambia Senigallia“.

SEGGIOLUOGO E INDIRIZZOSEZIONI ELETTORALI
1MarzoccaCGIL, Viale della Resistenza 7, Marzocca39, 40, 41, 42
2SalineCentro sociale, Via dei Gerani5, 6, 7, 10, 11, 12, 13, 14, 15
3CentroPiazza Saffi1, 2, 3, 4, 16, 17, 18
4Vivere VerdeVia Cherubini, 419, 20, 21, 22, 23
5CesanoCasina piazzetta (cellula), Strada Prima 3130
6Borgo RibecaSala biliardo, Via Lago di Garda 325, 26, 32
7Borgo BicchiaCircolo ARCI, Strada Provinciale Arceviese 538, 9
8ScapezzanoCentro sociale, Via Fratti31, 33, 34
9ValloneCentro sociale Vallone, Via Borgo Panni 1935
10Sant’AngeloCentro sociale Sant’Angelo, Via Borgo Marzi 6036, 37, 38
11CesanellaCentro sociale, Via Mantegna 227, 28, 29, 43

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L’arte che cura: il benessere dal colore tra le corsie dell’ospedale di Senigallia

Un foglio bianco, il suono della musica in sottofondo e il coraggio di dare un colore al proprio stato d’animo. Non è il racconto di un atelier d’artista, ma ciò che è accaduto all’interno dell’ospedale di Senigallia grazie al progetto di arteterapia “Io albero della stessa foresta”. L’iniziativa, condotta dall’arte terapeuta e designer Isabella Giampieretti, in collaborazione con la direzione medica, ha trasformato per alcune settimane una stanza ospedaliera in uno spazio di ascolto e rinascita. In questo articolo vi proponiamo una sintesi di quanto emerso dall’intervista a Isabella Giampieretti e alla dirigente della direzione medica ospedaliera di Senigallia Valeria Benigni, andata in onda nei giorni scorsi. Per riascoltare le loro parole, basterà cliccare sul tasto “play” o “riproduci”.

Studio aperto tra cura e benessere

Il cuore del progetto è stato il protocollo dello “Studio Aperto”: due giorni a settimana, per otto ore, pazienti provenienti da reparti diversi – oncologia, neurologia, ortopedia – e utenti del centro diurno della Cesanella hanno potuto varcare la soglia di un setting preparato ad hoc. «L’arteterapia si occupa della sfera del benessere e della relazione d’aiuto – spiega Isabella Giampieretti – Attraverso immagini, musiche e materiali artistici, le persone hanno potuto portare sul foglio i propri sentimenti, abbassando i livelli di ansia e dando voce a pensieri spesso inespressi». I numeri testimoniano il successo dell’iniziativa: oltre 235 frequentazioni in pochi mesi, un segnale chiaro del bisogno di focalizzare il proprio stato d’animo, ma anche dell’esigenza di leggerezza in contesti di fragilità.

La persona dietro il paziente

A sostenere il progetto è la dottoressa Valeria Benigni, dirigente della direzione medica ospedaliera, che sottolinea come il benessere psicologico ed emotivo sia parte integrante della guarigione. «Oggi parliamo di umanizzazione delle cure, un concetto che affonda le radici nella definizione di salute dell’OMS del 1948: non solo assenza di malattia, ma benessere fisico, psichico e sociale», afferma. Il percorso non ha coinvolto solo i pazienti: una fase pilota ha visto la partecipazione degli stessi operatori sanitari, aiutandoli a prevenire il burnout e a gestire il carico emotivo di reparti complessi come l’oncologia.

Le testimonianze

Le storie emerse durante il progetto sono frammenti di vita e toccano corde sensibili. C’è chi è arrivato con un carico di depressione e ha dichiarato di aver finalmente «alzato lo sguardo», e chi, partendo da disegni monocromatici e negativi, è approdato a colori sgargianti, riscoprendo non solo un proprio talento ma soprattutto la fiducia nel futuro. Un aspetto fondamentale è stata la condivisione: le opere venivano affisse su un pannello comune, una foresta simbolica dove ogni immagine individuale diventava parte di una comunità. «Essere visti dagli altri ha creato un legame profondo tra i partecipanti», aggiunge Giampieretti.

Le nuove sfide

Il bilancio positivo, seppur con qualche criticità superabile, apre ora la strada a nuove sfide. La richiesta è quella di estendere l’esperienza, magari portando l’arte terapia direttamente nelle sale d’attesa della pediatria o degli altri reparti dove magari i/le pazienti e le persone a loro collegate possono arrivare con meno difficoltà. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Gabbiano e da donazioni private, dimostra che la medicina del futuro non può prescindere dalla bellezza. E giova ricordare le parole della dottoressa Benigni: «Il paziente è prima di tutto una persona. Auspico che questo percorso diventi una realtà sempre più consolidata».

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Da Abbey Road alle Marche: il progetto BeatleSenigallia di Paolo Molinelli si fa largo

Nella musica moderna c’è un prima e un dopo Beatles. Ne è convinto Paolo Molinelli, fondatore e anima di “BeatleSenigallia”, che in una recente intervista a Radio Duomo Senigallia, ha ripercorso il passato e il presente di un’associazione che è riuscita a trasformare una passione privata in un movimento culturale con ricadute turistiche. L’audio, in onda venerdì 19 e sabato 20 alle ore 13:10 e alle 20 sarà in replica anche domenica 21 alle 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). Ma potete ascoltarlo e scaricarlo anche qui grazie al lettore multimediale.

L’intuizione del 2017

Molinelli, collezionista di fama nazionale con oltre 3.000 pezzi (tra dischi rari, autografi originali e memorabilia), ha deciso nel 2017 di “mettere a sistema” il suo immenso archivio. «Tutto è partito quasi per scherzo», racconta Molinelli, ricordando alcuni aneddoti con Angelo Di Liberto e Giuliano De Minicis: Quest’ultimo ideò l’iconico logo della rotonda in giallo ispirandosi a Sgt. Pepper. «Volevo la Rotonda davanti ad Abbey Road, ma Giuliano vinse la sfida con quel giallo che oggi colpisce ovunque passi il nostro manifesto 6×3».

I numeri: nel 2025 ben 36 eventi

Dalla prima edizione del 2018, il progetto è cresciuto molto. Se l’esordio contava solo due concerti, un incontro pubblico e una mostra, il programma per il 2025 è enorme: 36 eventi distribuiti in 21 città tra le province di Ancona, Pesaro Urbino e Rimini, per un totale di 68 giorni di spettacolo. «Senigallia è diventata un punto di riferimento nel mondo beatlesiano», spiega orgoglioso Molinelli. «Tra il monumento a John Lennon al Parco della Pace e la nuova panchina con mosaico dedicata ai Fab Four, siamo entrati nella geografia mondiale dei luoghi legati ai Beatles, insieme a Liverpool, Londra e New York. Molti turisti ormai scelgono Senigallia proprio seguendo i nostri eventi».

Non solo musica: solidarietà e valori

BeatleSenigallia non è però solo musica degli anni che furono o spettacolo. L’associazione si distingue per un forte impegno etico. Una realtà, sottolinea il presidente, con un legame costante al sociale. Ogni anno l’associazione sceglie un “partner etico” (come Andos, Lilt, Rose bianche sull’asfalto o Cuori di Velluto) per raccogliere fondi e sensibilizzare il pubblico su varie tematiche. A dare un tocco di unicità al progetto è anche la band dei sacerdoti “beat” i Neri Per Scelta: don Mario Camborata (batteria), don Davide Barazzoni (basso) e don Stefano Basile (chitarra), ribattezzati simpaticamente Ringo, Paul e George/John. «Sono straordinari», commenta Molinelli, annunciando l’imminente concerto di Natale domenica 21 dicembre presso l’oratorio della chiesa del Vallone a Senigallia.

Il sogno nel cassetto

Tra le collaborazioni prestigiose con l’Orchestra Sinfonica Rossini e il lancio del brano “Sogna” (scritto da Stefano Spazzi), Paolo Molinelli guarda già al futuro. Il sogno nel cassetto? Un concerto di Paul McCartney a Senigallia (ma è un’impresa impossibile che si stima possa far girare centinaia di milioni di euro). Invece l’obiettivo concreto è un altro: «Un museo per BeatleSenigallia. Uno spazio importante per esporre stabilmente questo patrimonio e dare alla città ciò che merita».

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Primarie centrosinistra, Dario Romano lancia la sfida: «Senigallia merita una visione» – AUDIO

Dodici gennaio: dal giorno dopo le primarie per il centrosinistra senigalliese inizia il periodo più difficile, storicamente, degli ultimi anni: quello di rimanere uniti. E mentre entra nel vivo la corsa per la sfida dell’11 gennaio, i microfoni di 20 minuti da Leone si aprono per Dario Romano. Dopo Marco Lion, anche il manager 39enne e volto storico del consiglio comunale ha tracciato la rotta della sua candidatura, nata nel solco del Partito Democratico ma con un forte richiamo al mondo civico. Andata in onda nei giorni scorsi su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), vi riproponiamo qui la sua intervista, insieme a una sintesi degli argomenti trattati. Basterà cliccare il tasto play per poter ascoltare le sue parole.

Il bene comune

Con 15 anni di esperienza amministrativa alle spalle e un quinquennio come presidente del consiglio comunale, Romano rivendica la nobiltà dell’impegno pubblico: «La politica non è una brutta parola se il fine è l’amore per la propria città e non il posto personale». Dopo la frattura del 2020, con la fuoriuscita di Gennaro Campanile, il candidato sottolinea la necessità di ricucire il rapporto all’interno del centrosinistra ma anche con un elettorato deluso: «Abbiamo fatto autocritica. In passato c’è stato uno sfilacciamento, ma oggi il percorso è trasparente. Le primarie servono proprio a ridare voce alla nostra base».

L’attacco all’amministrazione Olivetti

Il giudizio sulla giunta attuale è netto. Pur riconoscendo l’impegno sulla quotidianità, Romano accusa il sindaco Olivetti di mancanza di visione strategica, nonostante i milioni di euro mossi dal pnrr. «Si è lavorato sull’estemporaneità e sulle inaugurazioni di progetti ereditati dal passato, come la scuola Marchetti. Ma dove sono i nuovi progetti? Sul tema abitativo l’amministrazione è da ‘zero in pagella’: 44 appartamenti a Cesano fermi dal 2018 e nessun nuovo intervento programmato. È inaccettabile».

Sport e sanità: cittadini «penalizzati»

Un punto dolente toccato da Dario Romano è la gestione degli impianti sportivi, con particolare riferimento alla chiusura della piscina delle Saline. «Non è con la litigiosità e i muri contro i concessionari che si risolvono i problemi. A pagarne le spese è il cittadino che oggi non ha più un impianto fruibile».
Sulla sanità, il candidato propone di puntare sulla medicina territoriale ma necessita di risorse: dove trovarle? «Serve una spesa pubblica al 7% del PIL e una rete che includa infermieri di quartiere, telemedicina e ospedali di comunità». Sulla partnership con il privato però, ribadisce che «è il pubblico a dover governare il processo, non subirlo».

A come alluvione, A come ambiente

A tre anni dal disastro, il tema della sicurezza idrogeologica resta ancora centrale. Per Dario Romano, la pulizia dei fiumi non basta: «Bisogna avere l’onestà di dire che le vasche di espansione, come quella di Bettolelle, sono l’unica vera salvezza. Senza quelle, la riprofilazione dell’alveo rischia paradossalmente di aumentare il pericolo per il centro storico in caso di piene eccezionali».

Verso l’11 gennaio

In vista della sfida con Marco Lion (ex deputato dei Verdi), Dario Romano si dice sereno: «Siamo figure complementari. La sua competenza è un valore aggiunto per la coalizione». L’obiettivo è chiaro: unire tutte le anime progressiste, dai 5 Stelle alle liste civiche, per offrire a Senigallia un’alternativa «realmente progressista». In ballo però non c’è solo una vittoria interna, ma dimostrare che il centrosinistra ha imparato dagli errori del passato per progettare la Senigallia del futuro.

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Giornata delle Marche: a Senigallia i giovani protagonisti

SENIGALLIA – Si è celebrata mercoledì 10 dicembre, al teatro La Fenice, l’edizione 2025 della Giornata delle Marche. Davanti a una platea di 300 studenti e numerose autorità, la manifestazione intitolata “Generazione Marche” ha acceso i riflettori sul tema più urgente per il territorio: il futuro dei giovani, tra la necessità di arginare la fuga di cervelli e la volontà di creare opportunità concrete per chi resta o vorrebbe tornare. Il servizio con le voci dei protagonisti, in onda venerdì 12 e sabato 13 dicembre alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e in replica domenica 14 alle 17:15 circa, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

Sebbene non siano mancati i toni celebrativi e gli slogan della politica – con gli interventi del sindaco Massimo Olivetti, del presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui e del presidente Francesco Acquaroli – il cuore dell’evento ha battuto per le due eccellenze premiate, esempi tangibili di talento e visione.

Il Picchio d’Oro 2025, l’a massima ‘onorificenza regionale, è stato conferito a Sofia Raffaeli. La giovanissima campionessa di ginnastica ritmica di Chiaravalle, già oro mondiale e bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, è stata premiata per aver scritto la storia dello sport italiano e per la sua capacità di ispirare i coetanei con umiltà e determinazione. «L’errore è fondamentale per crescere, è più importante perdere che vincere se serve a rialzarsi», ha dichiarato l’atleta dal palco che ha anche affermato di portare sempre con sé le Marche.

Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D'Orsogna
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna

Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna. Marchigiano d’adozione, D’Orsogna è stato premiato per la visione manageriale che ha permesso il rilancio e il riposizionamento strategico dell’Aeroporto delle Marche, trasformandolo in un asset logistico e turistico cruciale per l’intera regione.

La giornata – arricchita dalle emozionanti performance del coro studentesco “Sing the Future” dell’Università politecnica delle Marche diretto da Laura Petrocchi – ha visto l’intervento video del ministro per i giovani e lo sport Andrea Abodi. Quest’ultimo ha ribadito che, «al di là delle parole, servono fatti concreti per trasformare le Marche in una terra attrattiva» per le nuove generazioni e per riconquistare la loro fiducia, persa a causa delle mancate risposte, assenti per troppo tempo.

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Il teatro La Fenice di Senigallia ha ospitato la Giornata delle Marche 2025 dedicata ai giovani
Il teatro La Fenice di Senigallia ha ospitato la Giornata delle Marche 2025 dedicata ai giovani

ZES Unica nelle Marche: la rivoluzione tra grandi opportunità e disparità territoriali


Ormai è noto a tutti e tutte che le Marche (insieme all’Umbria) sono entrate a far parte della ZES Unica. La misura, oggetto di dibattito politico per mesi, è stata presentata nei giorni scorsi ad Ancona, offrendo a imprese e istituzioni un primo quadro operativo. L’obiettivo dichiarato è stimolare gli investimenti e rafforzare la competitività, ma l’analisi della mappa dei beneficiari rivela una regione a due velocità, con forti disparità tra le diverse province. Abbiamo raccolto alcune dichiarazioni, in onda su Radio Duomo Senigallia InBlu (95.2 FM) venerdì 5 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20; sabato 6 alle ore 20 e domenica 7 alle ore 17 circa. Il servizio è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.

I pilastri

La ZES si muove innanzitutto lungo la strada della semplificazione amministrativa e questa opportunità riguarda l’intero territorio regionale senza esclusioni. Grazie allo Sportello Unico Digitale (SUD ZES), le imprese potranno accedere all’Autorizzazione Unica. Si tratta di una procedura che sostituisce fino a 35 diversi titoli abilitativi, fungendo anche da variante urbanistica e attribuendo ai progetti carattere di pubblica utilità e urgenza. I tempi previsti sono drastici: avvio del procedimento entro tre giorni e conclusione dell’iter entro 60 giorni. Secondo i dati governativi, questo strumento ha già generato altrove investimenti stimati per 32 miliardi di euro e 40 mila posti di lavoro.
Altra strada che la Zes persegue è quella economica: il credito d’imposta per l’acquisto di beni strumentali (macchinari, impianti) effettuati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2025. Le agevolazioni variano dal 15% per le grandi imprese al 35% per le piccole. Tuttavia, a differenza della semplificazione burocratica, questi fondi non sono per tutti.

La mappa delle disparità

È proprio sulla geografia degli incentivi economici che si accende il dibattito. Dei territori marchigiani, 100 comuni sono esclusi mentre altri 124 circa rientrano nelle aree ammesse al credito d’imposta, ma la distribuzione appare disomogenea: in provincia di Pesaro e Urbino, la più penalizzata, accedono ai fondi solo due comuni: Frontone e Serra Sant’Abbondio. Nella provincia di Ancona sono 13 le realtà incluse, concentrate nell’area di Fabriano, Jesi, Sassoferrato e dintorni. Escluso tutto l’asse arceviese e quindi tutta la zona di Senigallia e vallata. La provincia di Macerata ha ben 48 comuni ammessi. Se l’inclusione delle aree del cratere sismico appare logica, solleva perplessità l’inserimento di realtà costiere economicamente più solide come Civitanova Marche. In provincia di Fermo sono 31 i comuni inclusi, coprendo sia aree interne che costiere. Della provincia di Ascoli Piceno infine risultano esclusi solo tre comuni: Massignano, Montefiore dell’Aso e Cupramarittima, mentre la vicina San Benedetto del Tronto rientra nei beneficiari.

Le voci

Il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ha definito la ZES «un’opportunità enorme», confermando l’impegno per migliorare le condizioni relative agli aiuti di Stato. L’assessore alla ZES, Giacomo Bugaro, ha evidenziato l’importanza delle Zone Franche Doganali Intercluse, che permetteranno la lavorazione di merci estere senza dazi né IVA, aumentando l’attrattività internazionale dei distretti marchigiani. Anche la sottosegretaria al MEF, Lucia Albano, ha espresso soddisfazione, parlando di un «obiettivo divenuto realtà grazie alla sinergia con il Governo Meloni». A chiarire il dubbio sulle esclusioni è intervenuto Giosy Romano, coordinatore della Struttura di Missione ZES Unica: «Tutti i comuni sono qualificati ZES. L’esclusione riguarda solo il credito d’imposta, basato sulla carta degli aiuti di Stato del 2021, precedente alla ZES». Secondo Romano, la vera rivoluzione resta comunque la velocità autorizzativa, capace di sbloccare investimenti altrimenti fermi per anni.

I rischi futuri

Anche Confindustria Marche, per voce del presidente Roberto Cardinali, accoglie con favore la misura come «volano di sviluppo», pur non nascondendo la criticità della «coperta corta». «È fondamentale lavorare con le istituzioni per ampliare le aree che possono accedere al credito di imposta», ha dichiarato , sottolineando la necessità di non dimenticare le imprese attualmente escluse. All’orizzonte si profila uno scenario da guerra tra poveri, a meno che non si intervenga con ulteriori strumenti per sanare un deficit presente già in partenza.

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Il gioco d’azzardo in Italia: un affare da 157 miliardi tra interessi mafiosi e ipocrisia di Stato. Focus su Marche e Senigallia

Non si tratta solo di gioco, questo ormai è chiaro ai più. E’ un sistema economico che muove cifre da capogiro e attira, inevitabilmente, la criminalità organizzata, ma su cui lo Stato ha interessi crescenti. È questo il quadro allarmante emerso a “20 minuti da Leone” su Radio Duomo Senigallia, dove abbiamo ospitato Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò. Al centro del dibattito, il nuovo dossier di Libera “Azzardomafie 2025”, che scatta una fotografia impietosa del fenomeno in Italia e nelle Marche. L’audio integrale, andato in onda nei giorni scorsi, è disponibile qui grazie al lettore multimediale.

I numeri nazionali: un record inquietante

I dati sono vertiginosi e li avevamo già visti, almeno in parte, con un altro esponente di Libera, don Paolo Gasperini: nell’ultimo anno in Italia sono stati “giocati” – o meglio, persi – ben 157 miliardi di euro. Una cifra enorme alimentata da 18 milioni di italiani che tentano la fortuna. Un dato cruciale emerso dall’intervista è il sorpasso del virtuale sul fisico: di questi 157 miliardi, oltre 92 miliardi provengono dal gioco online. «Il Covid ha rappresentato una battuta d’arresto per il gioco fisico, ma ha agevolato l’avvento dell’online», spiega Giacomini, sottolineando come la tecnologia, sempre a portata di mano tramite smartphone, abbia reso l’azzardo pervasivo e privo di barriere orarie o fisiche.

L’ombra delle mafie

Dove scorre il denaro, arrivano i clan. Il report di Libera evidenzia come le mafie abbiano intuito il potenziale dell’azzardo legale e illegale per riciclare denaro e controllare il territorio. Ben 147 sono i clan censiti (dai Casalesi ai Santapaola) coinvolti nel business; 16 le regioni italiane interessate da inchieste giudiziarie; 15 le interdittive antimafia emesse recentemente.

Il focus sulle Marche: la provincia dove si gioca di più

L’intervista ha acceso i riflettori anche sulla situazione locale. Nelle Marche, nel 2024, sono andati in fumo complessivamente 3 miliardi e 813 milioni di euro. Il dato pro-capite è allarmante: ogni marchigiano (bambini inclusi) ha speso in media 2.574 euro l’anno in azzardo. Se si analizza la spesa in rapporto alla popolazione, la classifica dei capoluoghi vede in testa Ascoli Piceno, seguita da Fermo e Ancona, mentre Pesaro e Macerata chiudono la lista.

Il costo sociale e i minori a rischio

Dietro i miliardi ci sono le persone. I giocatori patologici in Italia sono 1,5 milioni, ma il dramma si allarga a macchia d’olio: per ogni giocatore problematico, si stima che siano coinvolte almeno altre 7 persone (familiari, amici, colleghi), portando il totale degli individui interessati dal fenomeno a oltre 20 milioni.
Particolarmente grave è la situazione dei minori. Nonostante i divieti, 1 milione e mezzo di studenti ha giocato d’azzardo almeno una volta e 90.000 presentano già profili problematici. «Spesso non vengono richiesti i documenti» denuncia la referente di Libera, che pone l’accento anche sull’educazione digitale dei piccolissimi: «L’uso precoce di tablet e app colorate e veloci allena il cervello alla ricerca di adrenalina, creando un terreno fertile per la futura dipendenza».

Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò
Claudia Giacomini, referente del presidio di Libera Senigallia intitolato ad Attilio Romanò

L’ipocrisia dello Stato

Uno dei passaggi più forti dell’intervista riguarda la contraddizione etica dello Stato. Da un lato incassa i proventi delle tasse sul gioco, dall’altro investe somme irrisorie per la cura delle dipendenze. Ancor più grave è la giustificazione dell’aumento dell’offerta di gioco per coprire le emergenze (come terremoti o alluvioni). «Le risorse di solidarietà non possono essere frutto di un circuito che produce usura, indebitamento e disperazione», ribadisce Giacomini citando Luciano Gualzetti della Consulta Antiusura. È un cortocircuito etico: si sfrutta la fragilità dei cittadini per pagare i danni di altre fragilità territoriali.

Le proposte di Libera e l’impegno sul territorio

Cosa si può fare? Libera avanza proposte chiare a livello nazionale: intanto uno stop alla pubblicità reale del gioco d’azzardo in tutte le sue forme, partendo da nomi, sigle, siti. Poi servirebbe una mappatura del territorio e restituire potere ai comuni di imporre distanze dai luoghi sensibili (scuole, bancomat, RSA). Per eliminare le questioni etiche, almeno alcune, non dovrebbe essere utilizzato l’azzardo per fare cassa durante le calamità.
A livello locale, il presidio di Senigallia continuerà l’opera di sensibilizzazione nelle scuole, partendo anche dalle famiglie dei più piccoli, e lavorerà in sinergia con il Sert e le istituzioni per monitorare un fenomeno che cambia pelle velocemente, ma che lascia ferite profonde nel tessuto sociale.

Per approfondire: il report completo “Azzardomafie 2025” è disponibile sul sito ufficiale di Libera: clicca qui.

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Senigallia, la bellezza educa: la scommessa della parrocchia di Cesanella contro il disagio giovanile

Trasformare il degrado in bellezza, l’anonimato in relazione e il disagio in opportunità. È questa la scommessa lanciata dall’unità pastorale “Buon Samaritano” (che comprende le parrocchie di Cesanella, Cesano, Scapezzano e Pace) attraverso un progetto di riqualificazione che ha visto protagonisti proprio quei giovani spesso considerati problematici. A raccontare l’iniziativa ai microfoni di Radio Duomo Senigallia è don Matteo Guazzarotti, viceparroco, che ha illustrato come la parrocchia di Cesanella stia cercando di rispondere alle tensioni sociali con l’arte e l’inclusione. L’audio, in onda nei giorni scorsi, è disponibile grazie al lettore multimediale.

Dalla strada al pennello: il progetto

Tutto nasce da una situazione di frizione. Un gruppo di ragazzi, provenienti da varie zone e senza punti di riferimento, aveva eletto le scale e la strada di via Guercino, sotto la parrocchia, a proprio luogo di ritrovo. Una presenza che, complice la noia e la mancanza di spazi, aveva generato tensioni con i residenti, schiamazzi, corse con gli scooter e persino qualche piccolo atto vandalico. «Invece di alzare muri, abbiamo scelto la via del dialogo», spiega don Matteo.
L’idea, condivisa con don Giuseppe Boglis e col parroco don Andrea Franceschini, è stata rivoluzionaria nella sua semplicità: affidare a questi ragazzi uno spazio. «Abbiamo dato loro una stanza che usavamo una volta l’anno, facendoli sentire ‘a casa’. Ma non bastava. Bisognava creare un ponte con la comunità».
Da qui il progetto di riqualificazione degli spazi esterni del vecchio oratorio, nato in vista della festa della Madonna del Rosario. I ragazzi, affiancati da un artista di strada, da professionisti e membri del consiglio pastorale, hanno lavorato per abbellire l’area: murales, nuove sedute, staccionate ridipinte. «La bellezza è già un luogo educativo», sottolinea il viceparroco. «Se creo un luogo bello e lo faccio mio, mi viene meno voglia di rovinarlo».

Non esistono ragazzi cattivi

Il cuore del progetto va oltre la vernice fresca. È un tentativo di ricucire il tessuto sociale di un quartiere, la Cesanella, decuplicato in quarant’anni e vittima non tanto del degrado, quanto dell’anonimato. Durante un recente incontro molto partecipato, intitolato provocatoriamente “Non esistono ragazzi cattivi”, la comunità si è interrogata sul ruolo degli adulti.
«Il ragazzo che fa rumore sta gridando, cerca un adulto che lo veda», osserva don Matteo. «Esistono ragazzi impauriti, arrabbiati o annoiati, ma non cattivi a prescindere. Il male è spesso conseguenza della tristezza». La parrocchia si propone quindi non come controllore, ma come «adulto significativo», capace di accogliere ma anche di dare regole certe, trasformando la relazione da istituzionale a fraterna.

Una sfida per tutta la città

L’iniziativa non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso iniziato a fine agosto che ha coinvolto istituzioni, famiglie e residenti. L’obiettivo è fare rete, uscendo dalla logica dell’indifferenza. «La parrocchia da sola non può salvare il mondo», conclude don Matteo nell’intervista. «La vera sfida per l’adulto di oggi è non addormentare la coscienza. Non serve solo ‘sporcarsi le mani’, bisogna esserci. Perché l’autoeducazione non esiste: i ragazzi crescono solo se attorno hanno una comunità che si prende cura di loro». A Cesanella, tra un murales colorato e una panchina sistemata, si sta provando a costruire proprio questo: non solo un oratorio più bello, ma una comunità, anzi, quella che Giovanni Paolo II chiamava la «civiltà dell’amore».

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Incidenti in calo a Senigallia: forte impegno della polizia locale su giovani e prevenzione

Nel 2025 sono diminuiti gli incidenti stradali a Senigallia. Una buona notizia, almeno in parte, che emerge dall’intervista a Radio Duomo Senigallia della comandante della polizia locale Barbara Assanti e dal sovrintendente capo Francesco Calcina. Parziale perché si tratta dei sinistri rilevati dagli agenti senigalliesi e non comprendono dunque i rilievi effettuati dagli altri corpi di polizia; ma anche perché significa ancora essere ben lontani dall’obiettivo di ridurre, entro il 2030, il numero di morti e di feriti gravi sulle strade dell’UE del 50% e da quello di avvicinarsi entro il 2050 alle zero vittime e feriti gravi. Abbiamo parlato molto anche di prevenzione durante l’intervista che sarà in onda mercoledì 26 e giovedì 27 alle ore 13:10 e alle ore 20 sulla solita frequenza 95.2 FM, con replica anche domenica 30 a partire dalle 17 circa. L’audio integrale è disponibile anche qui: basterà cliccare sul tasto “riproduci” o “play” del lettore multimediale per ascoltarlo mentre per scaricarlo sul proprio dispositivo si dovrà cliccare sui tre puntini sulla destra.

Le risorse

La polizia locale di Senigallia conta un organico di 42-43 persone impegnate su un vasto fronte che spazia dalla viabilità all’ambiente, dalla parte amministrativa alle questioni legate a commercio o edilizia. Grande impegno richiede la prevenzione, rivolta a tutte le fasce d’età con un occhio particolare ai giovani fin dalla scuola dell’infanzia (3-5 anni), anche se ovviamente la parte del leone la svolge l’ufficio viabilità infortunistica che impegna circa metà del personale senigalliese, sui turni mattutino, pomeridiano e serale.

I dati positivi sull’incidentalità

Un dato incoraggiante riguarda la diminuzione degli incidenti stradali. Dal 1° gennaio al 16 novembre 2025, la polizia locale ha rilevato 255 sinistri, in calo rispetto ai 284 registrati nello stesso periodo del 2024. Nonostante ciò, la comandante sottolinea che la città è «lontana» dagli obiettivi europei sull’azzeramento delle vittime e dei feriti gravi. Assanti mette in guardia sull’elevato coinvolgimento degli “utenti deboli” (ciclisti e pedoni) e dei veicoli a due ruote, che subiscono le lesioni maggiori. «Rispettare le regole significa ridurre l’incidentalità e le lesioni», ha dichiarato.

Cellulari alla guida e giovani

Nell’intervista si è evidenziato che l’uso del cellulare alla guida rimane ancora una piaga: «la situazione non migliora», nonostante i servizi mirati che continueranno in maniera specifica. Lontano dalla percezione comune è il dato che la polizia locale registra per quanto riguarda i giovani conducenti di veicoli: la metà circa degli incidenti rilevati coinvolge persone di mezza età (dai 35 anni in su), sfatando il mito che i giovani siano gli autori principali dei sinistri.

Da sinistra, la comandante della polizia locale di Senigallia Barbara Assanti e il sovrintendente capo Francesco Calcina nello studio di Radio Duomo Senigallia (95.2FM)
Da sinistra, la comandante della polizia locale di Senigallia Barbara Assanti e il sovrintendente capo Francesco Calcina nello studio di Radio Duomo Senigallia (95.2FM)

Tecnologia e prevenzione: i tRed funzionano

L’introduzione dei dispositivi di rilevamento delle infrazioni semaforiche, gli ormai noti tRed, ha portato a una «drastica riduzione» degli incidenti agli incroci di via Mercantini-viale IV Novembre e di via Sanzio-via Cilea, dimostrando anche un aumento del senso di responsabilità degli automobilisti che sembrerebbero aver capito l’importanza del tema. Un altro tRed sarà installato sulla statale sud, al semaforo di Marzocca. Assanti e Calcina hanno chiarito il funzionamento del dispositivo che non si attiva col giallo ma con il rosso. La lampada gialla serve solo per permettere di «liberare l’incrocio» a chi l’ha già occupato, mentre impone lo stop a chi ha tempo di fermarsi in sicurezza.

La prevenzione a scuola e in ospedale

Oltre alle funzioni di controllo in materia di edilizia, commercio, abusivismo e viabilità infortunistica, la polizia locale investe parecchie risorse nella prevenzione. Il sovrintendente Calcina, referente per l’educazione stradale, ha rivelato numeri davvero importanti: il record c’è stato nell’anno scolastico 2023-2024, quando sono stati incontrati oltre tremila studenti in 22 scuole, ma ormai ci si attesta a più di un migliaio di giovani ogni anno. Non si parla solo di repressione e multe ma anzi di comportamenti responsabili, anche per quanto riguarda droghe e strumenti digitali. Gli interventi non si fermano poi alle aule, estendendosi ai corsi preparto in collaborazione con l’Ast, dove si parla di sicurezza stradale per i bambini, dispositivi anti-abbandono e dell’uso corretto dei seggiolini.

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