Una fotografia non ritrae soltanto un volto o un mestiere. Ferma il tempo. Cattura un’insegna, uno scorcio di facciata, un brano di manifesto strappato. Da tutto questo si può ricostruire un intero mondo che non c’è più. Ne è convinto Raoul Mancinelli, giornalista e saggista, che ha curato il catalogo della mostra “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900“, visitabile al teatro Goldoni di Corinaldo fino a giugno. Su Radio Duomo Senigallia (95.2 fm) è andata in onda la sua intervista, oggi disponibile anche qui.
La mostra è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Da anni raccoglie e valorizza materiali e fotografie d’epoca legate alla storia del comprensorio della valle del Misa-Nevola. L’esposizione si concentra sul mondo del lavoro in un arco temporale di grandi trasformazioni sociali, politiche, industriali ed economiche: quello in cui l’Italia periferica iniziava, con fatica e ritardo, ad affacciarsi alla modernità industriale.
Il racconto si concentra sull’economia mezzadrile, che nelle Marche dell’Ottocento rappresentava molto più di un semplice rapporto contrattuale tra proprietario e coltivatore. Era un sistema che strutturava la vita nella sua interezza. Che coinvolgeva tutti i componenti della famiglia. Chi voleva emigrare doveva chiedere il permesso al padrone, perché sottrarre un membro alla famiglia significava sottrarre braccia alla terra. Allora la logica familiare permeava ogni ambito della vita e dell’economia locale. Dall’artigianato al commercio, tutti i settori ruotavano attorno all’agricoltura e questa dettava i ritmi, i vincoli, persino le gerarchie.
Raoul Mancinelli
Uno degli aspetti più significativi che Mancinelli mette in luce riguarda la frattura tra mondo rurale e urbano. A Corinaldo, nella seconda metà dell’Ottocento, solo un quarto della popolazione risiedeva nel centro abitato. Il resto viveva in campagna e accedeva raramente ai servizi del paese: si andava in città la domenica per la messa, dal medico in caso di malattia, dal padrone per necessità. Il mercato settimanale era il solo momento che univa le due realtà, il luogo in cui si comprava e si vendeva, certo, ma anche il principale spazio di socialità condivisa.
Proprio da quella frattura nacque la tradizione cooperativistica di Corinaldo. Si proponeva esplicitamente di includere i mezzadri e i piccoli coltivatori, fornendo servizi a categorie tradizionalmente ignorate o respinte. Promossa dal cento più agiato e dal clero locale con una spiccata vocazione solidaristica, diventa il primo ponte strutturato tra la città e la campagna. Nel dopoguerra quella tradizione si consoliderà con la cantina sociale e la stalla sociale, esperienze che hanno lasciato un segno duraturo nell’identità del territorio.
Cosa si è perso in questa trasformazione secolare? La risposta di Raoul Mancinelli è: la dimensione comunitaria, familiare, di prossimità che teneva insieme persone e generazioni. Il mondo iperconnesso ha prodotto un paradosso: siamo più vicini a chi è lontano e più lontani da chi ci sta accanto. Eppure qualcosa si era guadagnato. La disuguaglianza sociale, pur tornando oggi a crescere, ha conosciuto nel ‘900 una significativa compressione.
Tutto questo viene raccontato senza tante parole in una mostra – “Economia e società. Il lavoro dei corinaldesi tra ‘800 e ‘900“ – che è stata inaugurata lo scorso 18 aprile. Rimarrà visitabile fino al 21 giugno al teatro Goldoni di Corinaldo. L’iniziativa è promossa dall’Archeoclub di Corinaldo. Il catalogo è curato da Raoul Mancinelli.
Mercato dei polli in piazzetta Santo Spirito, primi del ‘900. Foto: Archeoclub di CorinaldoDistributore e autofficina Americo Marconi, viale degli Eroi, anno 1958. Foto: Archeoclub di Corinaldo
Le Marche si riscoprono fragili e pericolose per chi lavora. I dati definitivi dell’Inail relativi al 2025 fotografano un territorio regionale dove aumentano decisamente i morti sul lavoro e in maniera più lieve anche gli infortuni. Il tutto in controtendenza negativa rispetto al resto d’Italia. Se a livello nazionale l’incremento dei decessi si è fermato a un +0,3%, nelle Marche la crescita è stata del 40,9%. Meno marcato, ma pur sempre in crescita, l’aumento delle denunce di infortunio sul lavoro, +1,3%.
La geografia del rischio
Il dato peggiore è relativo alle vittime sul lavoro: si è passati dai 22 decessi del 2024 ai 31 del 2025. A preoccupare è soprattutto la dinamica: le morti “in itinere” (lungo il tragitto casa-lavoro) sono calate, ma sono quasi raddoppiati i decessi avvenuti direttamente “sul campo”, passando da 15 a 27. La provincia di Macerata è in testa in questa drammatica graduatoria con 11 vittime, seguita da Pesaro (6), Ancona e Ascoli Piceno (5 ciascuna) e Fermo (4). Il settore più colpito resta quello dell’Industria e dei Servizi, dove si sono registrati 27 dei 31 decessi complessivi.
Infortuni e malattie: i numeri
Non va meglio sul fronte delle denunce di infortunio, che salgono a quota 16.889 (+1,3%). L’analisi dei dati rivela due trend sociali significativi: da un lato l’invecchiamento della forza lavoro, con oltre un terzo degli infortuni che coinvolge lavoratori over 50; dall’altro il fattore migratorio: sono in netta crescita (+9,2%) le denunce che riguardano lavoratori extra-UE. Anche le malattie professionali non concedono tregua: 7.987 denunce nel 2025 (+3,4%), con una prevalenza di patologie osteo-muscolari e dell’apparato respiratorio. Unico segnale in controtendenza, fortunatamente, è il calo dei casi di tumori professionali. Anche per le denunce di infortunio la provincia maceratese è quella che paga il prezzo più alto con 113.545 casi, seguita da Pesaro (64.057 denunce), Ancona (55.750), Ascoli Piceno (52.221) e Fermo (41.316).
Il commento
«Non possiamo accettare che il lavoro continui a essere un luogo di rischio estremo», ha dichiarato Luca Talevi, segretario regionale della CISL Marche. Il divario tra il dato marchigiano e quello nazionale deve far riflettere istituzioni e imprese sulla necessità di controlli più serrati.«Il 2026 deve diventare l’anno della prevenzione – conclude Talevi – con un deciso calo degli infortuni e una diffusione sempre più ampia della cultura della sicurezza, intesa come bene comune». L’appello che arriva dalle parti sociali è univoco: investire in formazione e tecnologia non è più un costo, ma un obbligo morale per fermare una vera e propria strage.
SENIGALLIA – Si è celebrata mercoledì 10 dicembre, al teatro La Fenice, l’edizione 2025 della Giornata delle Marche. Davanti a una platea di 300 studenti e numerose autorità, la manifestazione intitolata “Generazione Marche” ha acceso i riflettori sul tema più urgente per il territorio: il futuro dei giovani, tra la necessità di arginare la fuga di cervelli e la volontà di creare opportunità concrete per chi resta o vorrebbe tornare. Il servizio con le voci dei protagonisti, in onda venerdì 12 e sabato 13 dicembre alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM) e in replica domenica 14 alle 17:15 circa, è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale.
Sebbene non siano mancati i toni celebrativi e gli slogan della politica – con gli interventi del sindaco Massimo Olivetti, del presidente del consiglio regionale Gianluca Pasqui e del presidente Francesco Acquaroli – il cuore dell’evento ha battuto per le due eccellenze premiate, esempi tangibili di talento e visione.
Il Picchio d’Oro 2025, l’a massima ‘onorificenza regionale, è stato conferito a Sofia Raffaeli. La giovanissima campionessa di ginnastica ritmica di Chiaravalle, già oro mondiale e bronzo alle Olimpiadi di Parigi 2024, è stata premiata per aver scritto la storia dello sport italiano e per la sua capacità di ispirare i coetanei con umiltà e determinazione. «L’errore è fondamentale per crescere, è più importante perdere che vincere se serve a rialzarsi», ha dichiarato l’atleta dal palco che ha anche affermato di portare sempre con sé le Marche.
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna
Il Premio del Presidente è andato invece al manager Alexander D’Orsogna. Marchigiano d’adozione, D’Orsogna è stato premiato per la visione manageriale che ha permesso il rilancio e il riposizionamento strategico dell’Aeroporto delle Marche, trasformandolo in un asset logistico e turistico cruciale per l’intera regione.
La giornata – arricchita dalle emozionanti performance del coro studentesco “Sing the Future” dell’Università politecnica delle Marche diretto da Laura Petrocchi – ha visto l’intervento video del ministro per i giovani e lo sport Andrea Abodi. Quest’ultimo ha ribadito che, «al di là delle parole, servono fatti concreti per trasformare le Marche in una terra attrattiva» per le nuove generazioni e per riconquistare la loro fiducia, persa a causa delle mancate risposte, assenti per troppo tempo.
Il tema del lavoro sarà per tanto tempo campo di battaglia o scontro politico. Tra chi parla di aumento dell’occupazione e chi si occupa di salario minimo, interviene nuovamente la Cgil delle Marche per segnalare la crescita dei disoccupati (di circa 41 mila unità, pari al +10%) nella regione che tra pochi giorni andrà al voto.
Dai dati che la Cgil commenta, dati Istat sul mercato del lavoro nelle Marche poi elaborati dall’Ires Cgil Marche, emerge che, nel secondo trimestre 2025, la stima degli occupati nelle Marche si attesta a 653 mila unità. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, il valore subisce un incremento di 4 mila unità (+0,6%), meno marcato rispetto a quello avvenuto nel centro Italia (+0,8%) e in Italia (+0,9%). Cala dello 0,5% il tasso di occupazione delle persone tra i 15 e i 64 anni e si attesta al 67,1%.
Eleonora Fontana, segreteria Cgil Marche
A segnare il crollo maggiore è la diminuzione dei lavoratori dipendenti, meno otto mila unità, in particolare nell’agricoltura e nei servizi, esclusi commercio, alberghi e ristoranti. Ma allora da dove arriva tutta questa stabilità dell’occupazione nelle Marche? Secondo la Cgil è ascrivibile interamente all’aumento dei lavoratori autonomi (+12 mila). Insomma, cala il lavoro stabile, aumentano le partite iva, anche se spesso nascondono un rapporto di dipendenza lavorativa mascherato da lavoro autonomo.
Anche a livello di genere si manifestano alcune differenze: l’incremento occupazionale è sostanzialmente imputabile alla componente femminile (+1,2%). Il tasso di occupazione subisce un calo per gli occupati mentre aumenta per le donne occupate, sebbene ancora tra le due componenti ci sia un divario di 8,5% a discapito delle donne. Motivo per cui la Cgil ha proposto un patto sul lavoro ai candidati alla presidenza della Regione, con lo scopo – sottolinea Eleonora Fontana (in FOTO) della segreteria regionale della Cgil Marche – di «non peggiorare ulteriormente le condizioni economiche e lavorative dei lavoratori e delle lavoratrici marchigiane». Quest’ultime scese di 6 mila unità, fino a toccare quota + 32,5% nell’aumento della disoccupazione.
Lavoro sempre più precario e povero. Le Marche si confermano – in una netta tendenza al precariato – come una delle regioni meno virtuose, con un record del 2025: essere la prima regione d’Italia per incidenza dei contratti intermittenti e la penultima per quelli a tempo indeterminato. A sottolinearlo è la Cgil delle Marche che parla di fenomeno in crescita non solo nelle fabbriche ma anche in ufficio, basandosi sull’ultima indagine Inps.
I primi tre mesi dell’anno hanno infatti visto un notevole incremento dei contratti in somministrazione (+5,2%) e un crollo significativo dei contratti a tempo indeterminato (-9,9%). Le aziende marchigiane hanno effettuato 47.260 assunzioni, il 6,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e il 4,3% in meno rispetto al 2023.
Nel confronto 2025-2024, le assunzioni totali registrano nelle Marche flessione più marcata rispetto al Centro Italia (-5,5%) e in linea con quella osservata nell’intero Paese (-6,5%). Sul totale delle nuove assunzioni, quelle a tempo indeterminato sono una quota molto ridotta (14,2%) e in costante flessione; la tipologia contrattuale maggiormente presente è il contratto a termine (42,1%), seguita dal contratto intermittente (16%).
Nelle Marche, la quota di contratti a tempo indeterminato sul totale di quelli attivati è nettamente sotto la media del Paese (19,8%): la regione è penultima per incidenza di contratti a tempo indeterminato sui nuovi rapporti di lavoro. Anche l’incidenza dei contratti a termine sul totale è inferiore alla media nazionale (46,1%). In riferimento alle attivazioni di contratti in somministrazione, il valore regionale è superiore alla media nazionale (15,7% contro 12,4%). In particolare, le Marche sono la seconda regione (dietro al Molise) per aumento delle nuove assunzioni in somministrazione tra il 2024 e il 2025. La regione risulta altresì essere la prima in Italia per la più alta incidenza dei contratti intermittenti (16% contro la media nazionale del 9,4%).
Infine, analizzando le cessazioni per tipologia di motivazione, escludendo la risoluzione consensuale, rispetto al 2024 emerge un calo pressappoco omogeneo in tutte le motivazioni. Nei confronti del 2023, invece, si osserva un aumento marcato dei licenziamenti di natura economica (+18,5%).
A pochi giorni dai referendum dell’8 e 9 giugno, Maurizio Perini, referente locale di Azione, è intervenuto ai microfoni di Radio Duomo Senigallia per illustrare le posizioni del partito di Carlo Calenda sui cinque quesiti referendari. Perini ha sottolineato l’importanza del voto come espressione democratica, pur non avendo Azione partecipato alla raccolta firme per i primi quattro quesiti. L’invito è a recarsi alle urne, ma con posizioni chiare e motivate. L’intervista è in onda venerdì 30 e sabato 31 maggio, alle ore 13:10 e alle ore 20, mentre domenica 1 giugno alle ore 17:15, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio, disponibile anche con il player integrato, accompagna anche questo articolo.
Jobs Act e licenziamenti (scheda verde)
Sul quesito che chiede l’abrogazione del Jobs Act per disciplinare il reintegro dopo licenziamenti illegittimi, Azione vota “No”. Secondo Perini, un eventuale “sì” produrrebbe un effetto indiretto negativo, non un ritorno all’articolo 18, ma alla riforma Fornero. Tra i rischi, una diminuzione del massimo risarcibile o in caso di crisi aziendale, si perderebbe la possibilità di risarcimento in favore del reintegro.
Piccole e medie imprese e licenziamenti (scheda arancione)
Anche sul secondo quesito, relativo ai licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 16 dipendenti, la posizione di Azione è “No”. L’abrogazione parziale della norma lascerebbe al giudice, caso per caso, la determinazione dell’indennità, con possibili squilibri tra piccole e grandi imprese. Con il “sì” il rischio diventa quello di mettere in ginocchio l’impresa stessa, portando a un aggravamento delle loro situazioni rispetto alle grandi aziende che hanno altri strumenti di tutela e risorse per fronteggiare un reintegro.
Contrasto al precariato e contratti a termine (scheda grigia)
Il terzo quesito propone il reinserimento della “causale” nei contratti a termine per contrastare il precariato. Azione vota “No” anche su questo punto. L’obbligo di causale fin dal primo anno non faciliterebbe le assunzioni, ma potrebbe al contrario scoraggiarle o, peggio, favorire il lavoro in nero, senza, di contro, aiutare a risolvere i problemi di disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile.
Sicurezza sul lavoro (scheda rosa)
Il quarto quesito riguarda la sicurezza sul lavoro e la responsabilità solidale del committente nella catena di appalti e subappalti. Azione esprime un “No”, sostenendo che esiste già la responsabilità del committente, limitata nel perimetro dell’azienda. Estenderla anche a rischi specifici non attinenti all’attività principale del committente, genererebbe un eccesso di responsabilità per chi non ha la capacità di un controllo efficace. Servirebbe invece aumentare il numero degli ispettori addetti ai controlli.
Cittadinanza italiana (scheda gialla)
Azione esprime un “Sì” convinto al quinto quesito, che propone il dimezzamento da 10 a 5 anni del tempo di residenza per poter richiedere e ottenere la cittadinanza. Sarebbe un riconoscimento per chi ha costruito una vita e un centro di interessi nel nostro paese. Perini ha criticato le strumentalizzazioni politiche sulla questione, ricordando che Azione propone uno “ius scholae”, basato su requisiti anagrafici (genitore con permesso di soggiorno definitivo o lungo) e la conclusione di un percorso formativo o scolastico. Non è una concessione, secondo Perini, ma il riconoscimento di uno stato già raggiunto.
Maurizio Perini ha concluso l’intervento ribadendo l’invito a tutti i cittadini a recarsi alle urne l’8 e 9 giugno per esprimere la propria preferenza sui quesiti referendari, sottolineando che serve un approccio più ampio e strutturato in sede parlamentare.
Continua il nostro approfondimento sul tema dei cinque referendum per cui si voterà l’8 e il 9 giugno prossimi. Dopo l’intervista al segretario della Cgil di Senigallia Guido Pucci, andata in onda lunedì 26 e martedì 27, è il turno di Elena Campagnolo, assessora del Comune di Senigallia nonché segretaria provinciale della Lega. Nel servizio audio che abbiamo preparato, in onda mercoledì 28 e giovedì 29 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20, con un’ulteriore replica domenica 1 giugno alle ore 17 sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2FM), l’esponente leghista ha espresso la netta volontà di astenersi dall’andare a votare. L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo riassuntivo, accompagnato dal lettore multimediale.
La sua decisione di non partecipare al voto per i referendum dell’8 e 9 giugno si estende a tutti e cinque i quesiti, sia ai quattro sul lavoro (Jobs Act, licenziamenti illegittimi, precariato, sicurezza negli appalti) sia al quinti che riguarda la cittadinanza.
Referendum sul lavoro
Campagnolo ritiene che l’istituto referendario non sia la sede appropriata per modificare leggi complesse come quelle sul lavoro. A suo dire, in caso di vittoria dei “sì”, i referendum creerebbero “lacune normative”. Motivo per cui preferirebbe che eventuali modifiche venissero discusse in maniera più organica in parlamento. Non manca la critica della Lega ai referendum proposti dalla CGIL, definiti “strumentali”, un tentativo della sinistra di “rimediare a errori” passati nonché di riavvicinarsi a un elettorato di cui ha perso la fiducia da tempo.
Referendum sulla cittadinanza
Per quanto riguarda il quesito con cui si vorrebbe dimezzare il requisito temporale dei dieci anni di residenza nel Paese per poter richiedere la cittadinanza, Campagnolo si è invece detta contraria. Ha affermato che l’attuale situazione è adeguata, che il tema non sarebbe assolutamente un’urgenza e ha definito il quesito come un tentativo poco trasparente di “incamerare in un bacino elettorale” persone che al momento non votano.
La protesta
In sintesi, la decisione di Campagnolo di non andare a votare è un atto di protesta contro l’uso, a suo parere, strumentale del referendum per affrontare questioni che dovrebbero essere risolte dal parlamento attraverso un iter legislativo completo e rispettoso delle norme.
I dati Istat dipingono un quadro roseo dell’occupazione, con la disoccupazione ai minimi storici. Ma è davvero tutto oro quel che luccica? A sollevare dubbi concreti è Alleanza Verdi Sinistra – Diritti al Futuro di Senigallia, che in un recente intervento radiofonico ha messo in luce una realtà ben più complessa e spesso ignorata: la qualità del lavoro e le condizioni in cui versa una fetta crescente della popolazione attiva. L’intervista sarà in onda venerdì 4 aprile alle 13:10 e alle 20, sabato 5 alle ore 20 e domenica 6 alle ore 16:50 (il terzo di tre contributi audio). E’ disponibile però anche il lettore multimediale in questo articolo per ascoltarsi l’intervista cliccando sul tasto play o riproduci.
Uno dei primi problemi evidenziati da Pergolesi è la modalità di raccolta dei dati poi elaborati dall’Istat. Il nodo cruciale è che una persona viene considerata occupata anche se ha lavorato una sola ora durante la settimana. «Chiaramente la persona ha lavorato, ma un’ora non garantisce quella dignità di vita che la nostra Costituzione sancisce per chiunque abbia diritto a un lavoro retribuito».
Precarietà dilagante
Il dito viene puntato anche sulla forma stessa dell’occupazione. Aumentano i contratti a termine, il lavoro a chiamata, e si assiste a una pratica sempre più diffusa: il rinnovo continuo di contratti a scadenza, un escamotage per evitare l’assunzione a tempo indeterminato, privando i lavoratori di stabilità e prospettive future. «Pensiamo ai tanti ragazzi che lavorano nella stagione estiva, magari solo nei fine settimana come camerieri. Risultano occupati per l’Istat, ma certo non si può parlare di piena occupazione». E i numeri locali sembrano confermare questa tendenza.
Nel comprensorio di Senigallia
Nel 2024 si è registrato un calo degli avviamenti al lavoro rispetto all’anno precedente, e in particolare sono diminuite le assunzioni a tempo indeterminato. Un dato che stride con la vivacità del settore turistico locale, che teoricamente dovrebbe trainare l’occupazione.
I settori più a rischio
Enrico Pergolesi
La preoccupazione è che lo sfruttamento del precariato e, purtroppo, anche il lavoro nero, siano fenomeni trasversali a quasi tutti i settori, con la sola eccezione del pubblico impiego, dove però le opportunità di assunzione sono limitate.
Le proposte
Di fronte a questa situazione, Alleanza Verde e Sinistra non resta a guardare. Tra le proposte avanzate, spicca l’intenzione di riproporre un “manifesto del lavoro” a livello locale, coinvolgendo istituzioni, associazioni e la stessa Diocesi, per promuovere un lavoro giusto e dignitosamente retribuito. Un sostegno convinto verrà inoltre espresso ai referendum della CGL di giugno, volti a contrastare gli abusi dei contratti precari. E in vista delle prossime elezioni amministrative, il tema del lavoro e della sua qualità sarà un punto centrale del programma della coalizione di centrosinistra.
Dimenticato il salario minimo?
Un appello viene lanciato sulla necessità di riportare al centro del dibattito politico il tema del salario minimo. «Sembra essere caduto nel dimenticatoio, ma è un tema assolutamente centrale» sottolinea Pergolesi, riconoscendo la complessità di modularlo a seconda delle diverse realtà territoriali. La crescita del rischio di povertà, nonostante i dati sull’occupazione, evidenzia come spesso si lavori male e con contratti che non garantiscono un futuro sereno.
L’intervento di Alleanza Verde e Sinistra a Senigallia getta una luce cruda e realistica sul mondo del lavoro, invitando a guardare oltre i numeri e a concentrarsi sulla vera sfida: garantire a tutti un’occupazione che sia non solo presente, ma anche dignitosa e capace di costruire un futuro. Un tema che non può e non deve essere relegato sullo sfondo dell’agenda politica.
C’è ancora parecchia strada da fare per ridurre il divario nel mondo del lavoro tra uomini e donne. Un divario che si traduce molto spesso con paghe inferiori per quanto riguarda l’aspetto retributivo, ma anche con ridotte possibilità di far carriera o una marginale presenza nei consigli di amministrazione o nelle posizioni apicali. Di tutto questo abbiamo parlato con Giulia Mancinelli, presidente della sezione senigalliese della Fidapa, e con Lucia Cherici, referente task force “Parità di genere nel lavoro” della Fidapa per il distretto centro. L’intervista, in onda lunedì 24 e martedì 25 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), sarà in replica anche domenica 30 marzo, a partire dalle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche qui in questo articolo, assieme a un breve testo: basterà cliccare sul tasto play o riproduci per ascoltare le loro parole.
La Fidapa è un movimento di pensiero con oltre 30 mila iscritte in Italia e una presenza internazionale in 144 stati. Si impegna a eliminare le discriminazioni e a promuovere lo sviluppo delle donne in vari ambiti. A Senigallia, la sezione locale presieduta da Giulia Mancinelli e composta da 51 socie, ha avviato un programma per sensibilizzare la città su diverse tematiche, tra cui la violenza di genere e la parità salariale.
Giulia Mancinelli
L’evento del 25 marzo, in collaborazione con il Comune di Senigallia, prevede la firma di un atto di intesa per realizzare azioni congiunte volte a informare e sensibilizzare sulla parità salariale e sul gender gap nel mondo del lavoro. Un’attenzione particolare è rivolta all’Equal Pay Day, il giorno in cui le donne iniziano a lavorare “gratuitamente” a causa del divario salariale rispetto ai colleghi uomini.
L’avvocata Lucia Cherici, esperta di parità di genere nel mondo del lavoro per la FIDAPA, ci ha fornito un’analisi sul divario salariale tra uomini e donne. In Italia si attesta intorno al 5-6%, un dato relativamente basso rispetto ad altri paesi europei. Tuttavia, anche una piccola percentuale di disparità salariale ha un impatto significativo sull’economia, con una potenziale crescita del PIL in caso di riduzione del divario.
Divario di genere che si manifesta però sia nel contesto retributivo ma anche in altre diverse forme, tra cui la segregazione lavorativa verticale, che impedisce alle donne di accedere a posizioni dirigenziali e di ottenere gli stessi benefit dei colleghi uomini. Un’altra causa è l’interruzione della carriera dovuta a maternità e responsabilità familiari, spesso aggravate dalla mancanza di adeguate politiche di welfare.
Nonostante i progressi compiuti, persistono difficoltà nell’accesso al mondo del lavoro per le donne, dovute a stereotipi culturali e alla mancanza di servizi di supporto per l’infanzia e per la cura degli anziani. In fondo è nella stragrande maggioranza dei casi la donna che si occupa della famiglia. L’impegno è a ridurre dunque questo gap, confrontandosi con le istituzioni perché si possano superare gli ostacoli che impediscono una reale parità di genere.
Tuttavia, il cambiamento culturale è un processo lento e complesso: la parità di genere non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche un fattore chiave per la crescita economica e il benessere della società nel suo complesso.
L’ultimo appuntamento c’è stato il 27 febbraio ed era rivolto a tutti coloro che sono chiamati ad annunciare, ma prima ancora erano stati protagonisti gli insegnanti, e nel precedente gli operatori sanitari. Il prossimo si terrà giovedì 20 marzo, alle ore 21, presso la parrocchia di Marina di Montemarciano, ponendo al centro quanti invece sono chiamati a difendere. Cosa sono? Sono gli incontri di preghiera e riflessione per le categorie professionali promossi dalla commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro.
Ne abbiamo voluto sapere di più, facendo qualche domanda alla referente dell’iniziativa, l’arch. Daniela Giuliani, persona molto nota in diocesi per via dei molteplici progetti che porta avanti. L’intervista, in onda lunedì 3 e martedì 4 marzo alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM), la si potrà ascoltare anche domenica 9 alle ore 16:50 ma anche in questo articolo grazie al lettore multimediale, in accompagnamento a questo breve articolo.
Come ci ha spiegato, sono momenti di adorazione eucaristica che si svolgono una volta al mese nella parrocchia di Marina. Si affidano al Signore le fatiche e le gioie del lavoro. Ogni mese, la preghiera è dedicata a una categoria diversa, come educatori e insegnanti; medici, infermieri e oss; oppure agricoltori, panificatori e ristoratori. La prossima volta – appunto il 20 marzo – saranno chiamati a pregare insieme tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine e ai corpi di polizia locale, vigili del fuoco, protezione civile, insomma coloro che hanno la missione di difendere e tutelare le persone.
Ma qual è il senso? L’obiettivo – spiega Giuliani – è aiutare le persone a vivere la propria fede nel contesto lavorativo, riconoscendo il lavoro come un modo per incontrare il Signore e servire gli altri. C’è una grande ricerca di senso nel mondo del lavoro, e questi incontri offrono uno spazio per riflettere sul significato del proprio impegno professionale alla luce del Vangelo.
Daniela Giuliani è impegnata anche nella missione in Costa d’Avorio
Oltre agli incontri di preghiera, Daniela Giuliani (che molti conoscono anche per l’impegno nel settore missionario, soprattutto con la Costa d’Avorio), è coinvolta nel progetto Policoro e nel progetto We Care, che si rivolgono ai giovani. Il progetto We Care, in particolare, prevede incontri nelle scuole per sensibilizzare i giovani sui temi dell’educazione civica e della dottrina sociale della Chiesa.
Quest’anno, il progetto si svolge al Panzini, dove i ragazzi stanno parlando di lavoro in tutte le sue sfaccettature: dal lavoro sommerso o nero al lavoro precario, dalla contrattualistica alle esperienze formative, dalle figure collaborative o dipendenti fino all’ottica imprenditoriale. L’obiettivo è aiutare i giovani a riflettere sul lavoro come vocazione e a scoprire come possono contribuire a costruire una società più giusta e solidale.
E’ stata inaugurata lo scorso 5 dicembre a Senigallia Riwork, un’agenzia per il lavoro nata in seno alla cooperativa sociale Undicesimaora. Una nuova realtà che supporta con un percorso personalizzato – ha detto nell’occasione del taglio del nastro il vicedirettore della Caritas Diocesana Giovanni Bomprezzi – chiunque sia alla ricerca di un’occupazione e le aziende nella selezione dei candidati più idonei, quindi erogando servizi di politica attiva del lavoro a persone con bisogni eterogenei, grazie a un parternariato con soggetti della rete pubblica e privata. Noi di Radio Duomo Senigallia, come nostro solito, abbiamo sentito il dovere di intervistare i protagonisti, in particolare il vicepresidente della cooperativa Undicesimaora Francesco Bucci e un’operatrice dell’agenzia, Simonetta Fortunati. L’intervista sarà in onda lunedì 9 e martedì 10 dicembre alle ore 13:10 e alle ore 20, più un’ulteriore replica domenica 15 alle ore 16:50. L’audio integrale è disponibile anche in questo articolo cliccando sul tasto “riproduci” del lettore multimediale, a fianco a un breve testo.
RiWork è una realtà che promuove l’inserimento lavorativo delle persone nelle fasce più vulnerabili della popolazione, grazie a un’attenzione verso le persone con disabilità, oppure attraverso tirocini di inclusione sociale, in collaborazione con i servizi sociosanitari del territorio. All’inaugurazione del 5 dicembre scorso erano presenti sia imprenditori locali che autorità civili, enti del terzo settore, funzionari regionali e tanti cittadini e tante cittadine. Persone poi partecipi alla tavola rotonda che si è svolta dall’Istituto Panzini, subito dopo appunto il taglio del nastro della sede di RiWork in via Capanna 109.
Al termine della tavola rotonda ha concluso i lavori il Vescovo della Diocesi di Senigallia, Franco Manenti, che ha riportato l’attenzione sul tema dell’emergenza educativa e sul significato del lavoro visto «come un bene e non come un problema», non come una fonte di crisi continue. Lo stesso Vescovo, prima dell’incontro, durante l’inaugurazione e la successiva benedizione della sede di riwork, ha sostenuto la necessità di fare rete. «Questa inaugurazione è un passo che va nella direzione di quanto ci sprona a vivere Papa Francesco, essere una chiesa in uscita – ha detto Manenti – perché questa nuova iniziativa mostra interesse alla vita delle persone, in particolare al lavoro, quel bene che dà dignità e speranza. Un passo che mi ha confermato l’urgenza e la necessità del muoversi insieme tanto più quando dobbiamo affrontare situazioni che riguardano la collettività. Occorre parlarsi non per far prevalere la propria posizione ma per ritrovare insieme strategie ed azioni efficaci condivise anche in un ambito così importante. Oggi siamo diversi soggetti a parlarci e questo deve essere uno stile che continua, che fa storia».
Francesco Bucci, vicepresidente della cooperativa Undicesimaora: quali sono le caratteristiche principali che distinguono Riwork da un’agenzia tradizionale e soprattutto quali sono le motivazioni che hanno spinto a creare questo nuovo soggetto quando già c’era la cooperativa che negli anni ha svolto questo ruolo con circa 700 inserimenti lavorativi? Riwork è un servizio di Undicesimaora, non sono due soggetti distinti, è lo stesso soggetto giuridico di Undicesimaora che, tra le sue attività, ha da molti anni l’inserimento lavorativo. In realtà l’autorizzazione di un’agenzia per il lavoro noi ce l’abbiamo dal 2017, più di un quinquennio. Oggi quell’attività che era confusa tra decine di altre nostre situazioni, prende una forma e un indirizzo ben preciso ed è più facilmente riconoscibile. La nascita di Riwork sta dentro la storia dell’Undicesimaora e dentro la storia della Caritas di Senigallia, l’attenzione al lavoro della Caritas è sempre stata presente, banalizzo per lasciare un’immagine, la ricerca delle badanti: Caritas ha sempre fatto questo servizio per le famiglie di accompagnamento per le persone che poi cercavano quel tipo di impiego. Undicesimaora è nata nel 2011, una delle due direttrici è la dignità del lavoro e quindi la possibilità all’interno dei nostri servizi di svolgere dei inserimenti lavorativi, dei tirocini di inclusione sociale e cose simili. Nel 2016-2017 abbiamo avuto l’accreditamento per la formazione e per il lavoro.
Cosa distingue questa agenzia per il lavoro da altre? Dal punto di vista tecnico assolutamente nulla, svolgiamo le stesse attività di altre agenzie per il lavoro, proponiamo gli stessi servizi, stiamo all’interno delle stesse procedure pubbliche, quindi c’è sempre il centro di impiego come primo passaggio di incontro tra i cittadini che hanno necessità in quel mondo delle politiche attive e il sistema delle politiche attive, i cittadini poi possono scegliere se continuare dopo il primo incontro, il primo colloquio ad essere seguiti dal pubblico oppure possono orientarsi verso una delle realtà private che svolge questa attività, noi siamo una di quelle.
Cosa vi caratterizza? Quella dimensione, quell’attenzione che Undicesimaora dimostra ormai da quasi 15 anni e la Caritas da più di 30 anni, quindi una vicinanza molto forte e la capacità di ascoltare quelle che sono le esigenze e le istanze delle persone che si avvicinano a noi.
In che modo viene rivolta un’attenzione particolare alle fasce più vulnerabili della popolazione che magari con più difficoltà trovano un’occupazione? Siamo gestori di una serie di progettualità pubbliche che sono dedicate alle fasce più fragili e quindi il centro per l’impiego orienta verso le nostre realtà, la nostra realtà in situazioni delicate. La seconda fonte per cui ci arrivano dei beneficiari sono la rete di parrocchie e le Caritas parrocchiali con cui stiamo facendo un intenso lavoro per far conoscere cosa fa l’agenzia per il lavoro e conoscere quelle che sono le esigenze delle persone che si avvicinano a Caritas parrocchiali, anche le istanze delle aziende che sono presenti nel territorio. Quindi c’è anche questa forza della rete puntualmente presente sul territorio della diocesi con cui dialeoghiamo costantemente e che intercetta, lo dico con piacere anche, intercetta anche le istanze delle imprese.
Spieghiamo quali sono queste istanze delle imprese. Ci sono degli obblighi normativi che prevedono che all’interno del personale assunto all’azienda, dietro determinate percentuali, rapporti e poi chi è del settore conosce perfettamente, che prevedono appunto la presenza di soggetti con determinate situazioni di fragilità all’interno del personale dipendente. Quindi questa sicuramente è un’istanza. L’altra istanza, ne siamo tutti penso abbastanza consapevoli, che nel momento in cui il tasso di disoccupazione sta scendendo e quindi c’è una pressione lato domande, posti di lavoro, le aziende fanno difficoltà a intercettare il personale qualificato rispetto alle istanze o con le esperienze, perché poi la qualifica ha tante dimensioni, con le esperienze che richiede l’attività produttiva.
La sede di Riwork a Senigallia in via Capanna 109
Come funziona l’agenzia? L’abbiamo chiesto a una delle operatrici, Simonetta Fortunati. Come si svolge invece il processo? Una persona si può rivolgere all’agenzia RiWork, che appunto si trova in via Capanna 109 e ha orari settimanali come un piccolo centro per l’impiego, può fare un colloquio, se ha il curriculum già fatto si rivede il curriculum, se occorre farlo nuovo lo si fa nuovo e poi si vede di accompagnarla ad un matching ottimale con offerte di lavoro che risultano presenti in quel momento all’interno dell’agenzia. Questa persona viene o manda il curriculum e poi la chiamiamo a un colloquio: il disoccupato viene incontrato dalle mie colleghe, una è psicologa del lavoro, l’altra è comunque operatrice addetta anche alla formazione, tutte persone accreditate presso la Regione Marche, questo è un indispensabile requisito per lavorare all’interno dell’agenzia per il lavoro.
Quindi si mettono nero su bianco quali sono sia le competenze, sia i desideri come occupazione futura e poi dopo c’è una sorta di valutazione? Poi inizia una ricerca, l’agenzia costantemente monitora offerte di lavoro del territorio attraverso i social, attraverso offerte di lavoro dirette che poi dovranno iniziare a pervenire, anche attraverso un sito che verrà attivato a breve, un sito attraverso il quale le aziende possono farsi presenti e si cerca poi o accompagnare la persona a renderla abile, un po’ disinvolta a trovare lavoro da sola, oppure se ci sono offerte mirate già si propone quel curriculum lì all’azienda. Quindi questo curriculum viene fatto incontrare con l’offerta di lavoro, la domanda di lavoro che deriva dal curriculum del disoccupato, si cerca di farla incontrare con offerte di lavoro che noi recepiamo o direttamente tramite le aziende oppure con l’intercettazione delle offerte sui social, su piattaforme, quindi si cerca di fare questo avvicinamento, questo matching.
Altre informazioni su www.riwork.it, la sede si trova in via Capanna 109, a Senigallia. C’è un numero di telefono che è lo 071.0964486, ma c’è anche una mail servizilavoro@undicesimaora.org.
Verrà inaugurata nel pomeriggio di giovedì 5 dicembre la sede di Riwork, agenzia per il lavoro accreditata con decreto della Regione Marche, nata dalla cooperativa sociale Undicesimaora.
L’agenzia per il lavoro Riwork supporta con un percorso personalizzato chiunque sia alla ricerca di occupazione e le aziende nella selezione dei candidati più idonei, erogando quindi servizi di politiche attive del lavoro a persone con bisogni eterogenei, grazie a un partenariato con soggetti della rete pubblica e privata. Per esempio collabora con il Centro per l’impiego nel Programma di Garanzia di Occupabilità dei Lavoratori (GOL) finanziato con fondi del pnrr, favorendo l’inclusione nel mercato del lavoro e provando a ridisegnare i servizi per il lavoro.
Riwork inoltre promuove l’inserimento lavorativo delle fasce più vulnerabili della popolazione grazie un’attenzione verso persone con disabilità oppure mediante tirocini di inclusione sociale in collaborazione con i servizi sociosanitari del territorio.
Taglio del nastro alle 16.30 presso la nuova sede di via Capanna 109 e immediatamente dopo, alle ore 17, tavola rotonda all’istituto professionale alberghiero Panzini, sempre in via Capanna al numero 62, dal titolo “Il lavoro è il principale fattore di identità sociale della persona?”, con numerosi esperti del settore che interverranno: Laura Papi (coordinatore progetti cooperativa sociale Undicesimaora), Giovanni Spinozzi (ufficio Pastorale sociale del lavoro e imprenditore azienda Pierpaoli), Renato Mandolini (presidente GIS – Gruppo Imprenditori Senigallia), Enrico Giacomelli (imprenditore azienda Namirial), Fausto Conigli (imprenditore azienda Senamarmi), Tonino Dominici (imprenditore azienda Box Marche), Marco Manfredi (presidente associazione Alberghi e Turismo Senigallia) e Giovanni Giovannelli (CISL e responsabile AST Jesi, Senigallia, Fabriano). A seguire i saluti istituzionali del sindaco di Senigallia Massimo Olivetti, della responsabile dei Servizi sociali dell’Unione dei Comuni e coordinatore ATS n.8 Giuseppina Campolucci, della PO di coordinamento del Centro per l’impiego di Senigallia Maria Elena Cherubini e del vescovo della diocesi di Senigallia monsignor Franco Manenti.
La cooperativa sociale Undicesimaora, ente già accreditato per la formazione superiore e continua dal 2016, il 2 settembre 2024 ha ottenuto un nuovo accreditamento in relazione alla nuova sede per l’erogazione di servizi attivi per il lavoro di informazione e auto-orientamento, consulenza orientativa e incontro domanda/offerta: da qui prende il via l’agenzia per il lavoro Riwork, dotata di una sede ufficiale situata in via Capanna 109. L’agenzia è in linea con l’obiettivo principale della cooperativa Undicesimaora, che nasce con la finalità di favorire il reinserimento nel mondo del lavoro, l’inclusione sociale e la valorizzazione professionale di persone alla ricerca di nuove opportunità.
Il lavoro protagonista del futuro. In Sicurezza e Prevenzione per Famiglie – Giovani e Bambini. Questo è il titolo del confronto con i vertici delle istituzioni regionali e locali e con le rappresentanze sociali. All’evento, organizzato in collaborazione con Assidal, interviene anche il presidente generale del Movimento Cristiano Lavoratori e componente Il Consiglio di Presidenza del CNEL, Alfonso Luzzi. ponendo “il lavoro protagonista del futuro”, specificando che questo debba esserlo “in sicurezza”, anche rivolgendo lo sguardo a famiglie, giovani e bambini, Mcl Marche continua la propria azione di rinnovato radicamento territoriale innescando confronti che possano porre la base per sviluppare reti.
Momento significativo di questo percorso, il prossimo 30 novembre, dalle 9 alle 13, con la collaborazione di Assidal, un convegno al quale interverranno i vertici del governo regionale (il presidente Francesco Acquaroli e l’assessore a Lavoro e Formazione, Stefano Aguzzi) e primo cittadino (il sindaco Massimo Olivetti), esperti in tema di sicurezza del lavoro e i rappresentanti regionali di importanti organizzazioni sociali.
Terrà la relazione centrale il presidente generale del Movimento Cristiano Lavoratori, Alfonso Luzzi, che della sicurezza nei luoghi di lavoro ha fatto uno degli assi della nuova stagione d’impegno del Mcl. A offrire una riflessione sociale e spirituale, nel solco del magistero di Papa Francesco, sono stati chiamati mons. Francesco Manenti (Vescovo di Senigallia) e Padre Enzo Fortunato (volto noto per suo apostolato televisivo e organizzatore della Giornata Mondiale dei Bambini), nonché la partecipazione del Segretario Generale della Cisl Marche Marco Ferracuti e la Presidente della Compagnia delle Opere Antonella Storoni.
«Con questo evento – sottolinea il presidente regionale Mcl Marche, Vincenzo Inchingoli – vogliamo indicare quello che sarà sempre più il nostro metodo: porre all’attenzione dei temi rilevanti, affrontarsi con un approccio sistemico in confronti ampi e sviluppare reti sociali che siano avvio di una risposta partecipata e responsabile».
Le Marche, terra di lavoro certamente anche se non sempre ben retribuito, ma soprattutto incapace di reggere l’urto dell’inflazione. Lo testimonia una indagine dell’Ires Cgil Marche che ha elaborato i dati forniti dal ministero dell’economia e finanze (Mef) relativi alle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche per l’anno d’imposta 2022. Indagine da cui emerge che c’è stata la ripresa post covid (e forse si potrebbe dire anche “Ci credo, dopo uno stop prolungato del sistema paese…”) ma l’inflazione ha di fatto mangiato quell’incremento del reddito dei marchigiani.
La fotografia è impietosa: secondo la Cgil Marche ammontano a 24,9 miliardi di euro i redditi dichiarati nel 2023 da 1,1 milioni di contribuenti marchigiani, con un valore medio di 22.413 euro. Rispetto all’anno precedente, il reddito medio complessivo per contribuente è aumentato di 1.067 euro (+ 5%), tuttavia questo risultato è stato di fatto neutralizzato da un’inflazione che nel 2022 si è attestata al 7,6% (NIC – media annua, ISTAT). Riassumendo, la conseguenza è stata “una perdita del potere di acquisto per contribuenti e famiglie”, come spiega Marco Amichetti, Ires Cgil Marche.
Ma ci sono altri fattori che poi destano ancora preoccupazione, come se già non bastasse a spaventare i marchigiani: i redditi dichiarati sono inferiori sia alla media nazionale (23.633 euro) sia alla media delle regioni del Centro (24.403 euro). Il 37,9% dei contribuenti marchigiani dichiara un reddito inferiore ai 15.000 euro, percentuale che sale al 72,2% dei contribuenti marchigiani per quanto riguarda la fascia reddituale fino a 26.000 euro. Un fattore che può sembrare di forte ingiustizia sociale è il seguente: coloro che dichiarano redditi superiori a 120.000 euro rappresentano lo 0,8%, sono poco più di 9.130 unità ma hanno un reddito superiore rispetto a 270.000 contribuenti più poveri (con redditi inferiori a 10 mila euro, il 24,2%).
A livello provinciale va leggermente meglio solo per la provincia di Ancona, dove si registra il reddito medio più elevato (l’unica sopra il livello nazionale), con 23.658 euro, seguita da Pesaro Urbino con 22.516 euro, Macerata con 22.078 euro, Ascoli Piceno con 21.303 euro. A Fermo si registra il valore più basso con 20.634 euro.
Essenzialmente la lettura è questa: le Marche sono una regione con forti disparità nella distribuzione della ricchezza complessiva e sostanzialmente povera, in cui il reddito medio è molto basso. Quello da lavoro dipendente ammonta a 20.614 euro, sotto la media nazionale (22.284 euro) e del Centro (22.541 euro), anche se in lieve crescita (+726 euro, +3,7%); il reddito medio da lavoro autonomo ammonta a 61.508 euro, con un significativo aumento rispetto all’anno precedente (+4.121 euro, +7,2%). Il reddito medio da pensione risulta essere di 18.527 euro e osserva un aumento del 4,1% rispetto all’anno precedente.
Vigor Senigallia e Confindustria insieme per un progetto sull’orientamento lavorativo dei giovani atleti
Una società sportiva e un’associazione di categoria che si mettono insieme per orientare i giovani calciatori al mondo del lavoro. Sembra strano ma è quello che hanno messo in campo la F.C. Vigor Senigallia – Scuola Calcio Vigorina e il comitato territoriale senigalliese di Confindustria. Il progetto “Con VIGORe in azienda”, giunto al termine di questa prima edizione, o meglio di questo anno “zero” perché di una sperimentazione si tratta in fin dei conti, ha visto una quarantina di giovani atleti tra i 16 e i 17 anni entrare in alcune realtà aziendali dell’area senigalliese per una prima impronta formativa e orientativa su quello che è il vastissimo mondo del lavoro in cui si stanno per affacciare.
L’idea è nata con lo scopo di riavvicinare i giovani al mondo aziendale dopo la crisi degli anni passati e la fase pandemica, far toccare loro con mano alcune realtà di successo o quanto meno longeve e strutturate e soprattutto far capire loro l’importanza del lavoro di squadra. Proprio come in campo si gioca di squadra per vincere la partita, così anche nel lavoro si collabora per raggiungere un risultato. I ragazzi della Vigor, in particolare della fascia allievi e under 17, si sono dunque recati di pomeriggio presso cinque aziende – Fiorini Packaging, Isma Color, Pierpaoli, Pluservice e Officine Mandolini – dove hanno potuto mettere a fuoco alcuni concetti e similitudini col mondo sportivo.
«L’iniziativa è stata subito accettata dalla società sportiva e da Confindustria – ha specificato Andrea Gambelli, responsabile commerciale e marketing della Vigor – e di similitudini ce ne sono tante tra mondo del lavoro e sportivo. E proprio questo aspetto ha agevolato i ragazzi in questa partita con l’orientamento lavorativo, per comprendere cosa fare o non fare quando si avvicinerà la scelta del proprio futuro. E’ un’iniziativa davvero importante che sicuramente replicheremo anche i prossimi anni, magari allargando la platea di giocatori o cercando di ottimizzare orari e spostamenti dei nostri atleti».
Dal lato industriale è Renato Mandolini a prendere la parola. Il presidente del comitato territoriale senigalliese di Confindustria Ancona ha sottolineato il «valore di entrare in un’azienda, di poterne vedere e comprendere il funzionamento, l’organizzazione, anche per scrollarsi un po’ quella percezione negativa che c’è dietro il mondo lavorativo. Ormai non è più quello di una volta, anche i turni di lavoro sono più flessibili e diversi, ci sono molteplici opportunità di crescita e anche di far carriera all’interno di un’azienda».
Dal canto loro, due protagonisti di questa prima edizione di “Con VIGORe in azienda”, Francesco Leoni e Antonio Maria Angeletti (allievi regionali e under 17 Vigor) hanno parlato di «esperienza interessante», anche se concentrata in pochissimi mesi, appena due, ma utile per avere un «bagaglio di informazioni» di base per potersi orientare nel mondo del lavoro, «che a volte non arrivano dalla scuola». Ma è stata «anche un’esperienza importante perché ci ha unito ancora di più come squadra e gruppo: la Vigor è una scuola calcio ma è anche una scuola che ci forma come persone, è come un educatore».
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