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Tag: missionari

Ottobre, mese missionario. Tempo di preghiera e attezione per la chiesa aperta al mondo

Con il mese di ottobre la Chiesa universale vive un tempo privilegiato di preghiera, testimonianza e impegno per la missione. Il tema scelto da Missio Italia per quest’anno “Missionari di speranza tra le genti” invita a essere portatori di luce, di fiducia e di amore in ogni ambiente della vita quotidiana. La Veglia missionaria diocesana si terrà sabato 18 ottobre prossimo, alle ore 21.00, presso la Chiesa dei Cancelli (diretta Radio Duomo Senigallia – 95.200 FM), nella quale verrà anche consegnato il mandato alle catechiste e catechisti, educatori e educatrici delle diverse parrocchie e delle associazioni impegnate nel servizio di educazione alla fede.

La diocesi di Senigallia si ritroverà unita per la Veglia missionaria diocesana, un momento di ascolto, testimonianza e preghiera per tutti i missionari e missionarie che nel mondo annunciano il Vangelo della speranza, arricchita dalla testimonianza di P. Diego Pirani, missionario saveriano in Camerun.
Durante la celebrazione verrà conferito anche il mandato ai Catechisti ed Educatori, segno dell’impegno e della responsabilità condivisa nell’annuncio della fede.

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«Figlio, fratello, amico: ecco chi era per me padre Matteo Pettinari»

Un figlio, un fratello, un amico: in questi termini mi sembra di poter sintetizzare chi è stato per me il carissimo padre Matteo.

Un figlio spirituale. Durante il mio mandato l’ho conosciuto quando era ancora studente alle superiori ed ho avuto modo di accompagnarlo nella nascita e nello sviluppo della sua vocazione. Sin da adolescente coltivava il sogno di una vita bella, luminosa; una vita di donazione di sé al Signore e agli altri. Dopo aver frequentato il nostro Seminario diocesano, l’ho presentato al Seminario regionale perché fosse ammesso tra i candidati al sacerdozio. Mentre stava completando gli studi filosofici e teologici mi manifestò sempre più chiaramente e insistentemente il desiderio di dedicare tutta la sua vita alle missioni, entrando a far parte dell’Istituto dei Missionari della Consolata. Questa scelta avrebbe comportato un grosso sacrificio per la diocesi che sarebbe stata privata di una presenza su cui si faceva molto affidamento. Ma un padre non può opporsi ai sogni di un figlio, né, soprattutto ostacolare i disegni di Dio. Quando, attraverso il necessario discernimento, mi resi conto che questa era la volontà di Dio, diedi il mio consenso alla chiamata missionaria di Matteo; gli dissi comunque che attraverso l’Istituto missionario sarebbe andato in missione a nome di tutta la diocesi di Senigallia che lo ha generato alla fede e accompagnato nel cammino verso il sacerdozio. Successivamente ho avuto la gioia di presiedere la celebrazione in cui ha fatto la sua professione religiosa nell’Istituto della Consolata; infine e soprattutto ho sperimentato la mia paternità quando, nella Cattedrale di Senigallia, attraverso l’imposizione delle mie mani e la preghiera consacratoria, l’ho ordinato sacerdote: era l’11 settembre 2010, lo stesso giorno e mese in cui, 45 anni prima, anche il sottoscritto riceveva la grazia del sacerdozio.

Un fratello sacerdote. Con l’ordinazione sacerdotale si entra a far parte del presbiterio come fratelli che condividono la vocazione e la missione evangelizzatrice della Chiesa; fratelli che si vogliono bene, si aiutano e collaborano per servire il Signore e il popolo che Egli ama. Matteo sentiva profondamente la bellezza della fraternità sacerdotale e anch’io ne ho gioito. Da qui la nostra collaborazione per far crescere nella Chiesa senigalliese la dimensione missionaria e sostenere allo stesso tempo la nascente comunità cristiana di Dianra in Costa d’Avorio. Si spiegano in questa prospettiva i diversi progetti, le iniziative, le opere, le visite, gli scambi che anche sotto la guida del vescovo Franco si sono realizzati nel tempo, come ad esempio la costruzione della bella chiesa di Dianra Village e il soggiorno prolungato di alcuni volontari o giovani impegnati nel cammino vocazionale.

Un amico. Pur nella diversità dei ruoli e delle responsabilità è possibile instaurare rapporti di sincera amicizia, basati sulla reciproca stima e benevolenza. Tra amici ci si confida gioie e fatiche, ci si aiuta reciprocamente: è quanto abbiamo cercato di sperimentare nel nostro rapporto il sottoscritto e Matteo. La nostra amicizia non voleva essere esclusiva o di tipo intimistico, ma inclusiva, aperta all’Altro e agli altri: si parlava della bellezza della fede, dell’appartenenza alla Chiesa, dell’impegno missionario come pure delle concrete necessità della missione, delle ferite e dei limiti della comunità ecclesiale.

Papa Francesco ha definito padre Matteo “un instancabile missionario che ha lasciato una grande testimonianza di generoso servizio”. Effettivamente la sua è stata una vita spesa totalmente per gli altri, soprattutto per gli ultimi della Costa d’Avorio. Il segreto della sua vita? E’ stato un vero innamorato di Cristo, da cui ha attinto il fuoco della missione che non è altro se non il fuoco dell’amore.

Rendo grazie al Signore per averlo donato alla sua famiglia, alla Chiesa, a quanti attraverso di lui sono entrati in contatto con il Vangelo, a tutti noi che lo abbiamo conosciuto ed amato.

Giuseppe Orlandoni,
vescovo emerito della
Diocesi di Senigallia

Il convegno missionario dei seminaristi italiani quest’anno si è tenuto a Loreto

Per il terzo anno consecutivo ho avuto il prezioso dono di poter partecipare al Convegno Missionario Nazionale dei Seminaristi, giunto ormai alla sua 67a edizione, organizzato da Missio Consacrati. Dopo Bergamo e Napoli quest’anno i seminaristi provenienti da tutta Italia hanno attraversato le dolci e colorate colline marchigiane per giungere a Loreto. È stata proprio la Casa del “Si” di Maria a radunare, dal 10 al 13 aprile, alcune delegazioni di seminaristi provenienti da 26 seminari italiani per riflettere e confrontarsi sul tema della Missione. Con grande entusiasmo, noi seminaristi marchigiani, abbiamo accolto l’invito ad essere i “padroni di casa” nell’accogliere e accompagnare i nostri fratelli seminaristi. Cuori ardenti, piedi in cammino è stato il tema scelto per questi giorni, tratto dal messaggio di papa Francesco per la 97ª Giornata missionaria mondiale.

Le prime provocazioni ci sono state consegnate da suor Chiara Cavazza, religiosa delle Francescane dell’Immacolata di Palagano (Bologna). Suor Chiara si è soffermata con noi su quel cuore ardente, luogo in cui nasce in noi il desiderio di entrare in relazione con Dio e che permettere a Lui di abitare in noi. È nel cuore che sperimentiamo quella vastità di sentimenti umani ma insieme anche divini, che ci animano e ci spingono ad andare. Ed è proprio nel cuore che siamo chiamati a scegliere la nostra vocazione lasciando che questo arda per ciò da cui ci sentiamo chiamati. Altre riflessioni ci sono state donate da dom Gianni Giacomelli, monaco camaldolese di Fonte Avellana. Lui ha ripreso la seconda parte dello slogan: piedi in cammino. Ci ha aiutati a ripercorrere la narrazione evangelica dei discepoli di Emmaus soffermandosi sull’essere mandati e inviati.

Le relazioni sono state accompagnate da delle testimonianze, alcuni tra questi testimoni provenienti dalla nostra terra: Carlos Vigil da El Salvador, seminarista al V anno nel nostro seminario; don Alberto Forconi, della diocesi di Macerata, accompagnato da don Mario Moriconi, della diocesi di Fermo che ci hanno raccontato della loro missione in Argentina, nella diocesi di Moron, alla periferia di Buenos Aires ed Alessandra e Alessandro Andreoli, sposi e direttori del Centro missionario dell’arcidiocesi di Ancona-Osimo, che ci hanno raccontato il loro “sì” a partire come famiglia per un’esperienza nel Paraná (Brasile). A fare da cornice alle riflessioni sono stati i laboratori, guidati dai visitatori dei seminari, missionari che per conto della Pontificia Unione Missionaria (Pum) ogni anno raggiungono le nostre case di formazione per sensibilizzarci sul tema della missione.

Non sono mancati i momenti di fraternità, giochi e animazione, in cui abbiamo potuto conoscerci meglio, raccontarci e condividere, l’uno all’altro, i motivi per cui anche il nostro cuore oggi arde.

Giovanni Nicotra

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Da Senigallia a Dianra, in Costa d’Avorio per i cinque anni dall’inaugurazione della Chiesa

Era il 3 marzo 2019 quando anche un piccolo gruppo di fedeli della nostra diocesi, accompagnato dal vescovo Franco Manenti e dal vescovo emerito Giuseppe Orlandoni, ha fatto festa per l’inaugurazione della chiesa di Dianra Village, in Costa d’Avorio. Ed oggi, proprio come allora, altri amici hanno voluto condividere il ‘grazie’ per i cinque anni di presenza di un edificio che accoglie questa vivace comunità. La delegazione è composta da tre sacerdoti: don Andrea Baldoni, parroco di Monte San Vito e Borghetto, don Paolo Montesi, parroco di Barbara e guida spirituale del Centro missionario diocesano di Senigallia e don Giovanni Rossi, parroco di Cupramontana. Insieme a loro, due laiche: Lorella Pigliapoco, del Centro missionario diocesano di Senigallia, della parrocchia di Monte San Vito e Marica Abbruciati che aveva fatto esperienza di missione circa 30 anni fa.

Il legame tra la diocesi di Senigallia e la comunità di Dianra, in Costa d’Avorio dove vive ed opera P. Matteo Pettinari, missionario della Consolata originario di Monte San Vito e che ora ricopre il ruolo di Superiore dei missionari della Consolata in Costa d’Avorio, continua ed è sempre forte e capace di donare esperienze molto belle. La chiesa è nata da un progetto inizialmente fortemente voluto dai fedeli di Dianra, accolto dai padri missionari della Consolata, approvato dal loro vescovo diocesano e realizzatosi infine grazie al contributo spirituale, tecnico, economico e artistico di tante persone, di entrambe le comunità di Dianra e di Senigallia.


“Siamo partiti in rappresentanza della diocesi e del Vescovo Franco – ci scrive in diretta da Dianra Lorella – che insieme al vescovo Orlandoni vennero qui 5 anni fa per la consacrazione della chiesa. Abbiamo vissuto giorni splendidi in cui abbiamo ricevuto tanti doni: una accoglienza incredibile e generosa da parte dei missionari e delle persone locali, tanta umanità, tanto amore, tanta generosità. Qui siamo nella diocesi di Odienne, guidata dal vescovo Alain Clement Amiezi. In occasione della festa il Vescovo ha consacrato sei ministri straordinari dell’Eucaristia, figura importante e preziosa in questi vasti territori dove i religiosi non possono sempre garantire la loro presenza”.

Questo il discorso di ringraziamento della delegazione senigalliese, letto al Vescovo in occasione della festa del 2 marzo 2024.
Buongiorno p. Stefano, Pacome e buongiorno a tutta la comunita’. Siamo una delegazione italiana di tre sacerdoti e due donne che vengono dalle diocesi di Senigallia e di Jesi. Vorremmo, in occasione della festa dell’anniversario della chiesa di Dianra Village avvenuta ieri, e in occasione di questa domenica, Pasqua della settimana, ringraziarvi tutti per la vostra accoglienza! Un’ accoglienza piena di cure e attenzioni che ci hanno fatto sentire qui a dianra come a casa nostra. Avete cucinato tanto per noi e cose buonissime per noi, ci avete servito a tavola instancabilmente, ci avete incontrato ogni giorno con un sorriso, una stretta di mano, un bonjour con tanto calore. Siete stati disponibili e gentili sempre e per ogni nostro bisogno. Per noi siete stati l’ossigeno per respirare lo Spirito dell’amore che Dio sempre soffia sulla sua chiesa. Oggi ci facciamo portavoci del vescovo di Senigallia Franco Manenti e del vescovo emerito Giuseppe Orlandoni che 5 anni fa hanno consacrato la nuova chiesa di Dianra Village. E vorremmo qui rappresentare anche le nostre diocesi con tanti amici, fratelli e sorelle che oggi dall’Italia si uniscono alla nostra preghiera. Finalmente è giunto il giorno dove fare memoria dell’amore di Dio, che in questi anni è stato fedele alla sua promessa per ciascuno di noi. Ogni edificio sacro, questa chiesa come quella di Dianra Village, rappresenta il simbolo dell’unità della chiesa della terra con la chiesa del cielo e dell’unità delle nostre chiese con l’affetto e la stima che da tanti anni ci lega gli uni gli altri. Il vescovo Franco e tutta la diocesi di Senigallia vi saluta e festeggia con voi questo anniversario e chiede benedizioni al Signore della vita per ciascuno di voi e per tutti i vostri cari. Cara comunità di Dianra, tutta la delegazione italiana, assieme al Vescovo Franco, Padre Matteo e Daniela che ha collaborato all’edificazione della chiesa vi ringrazia per la vostra fede, gioiosa, autentica e appassionata! Il Signore della vita vi benedica tutti! Gesù è il Signore! Arrivederci qui o in Italia!

L.M.

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Suor Luigina Buti: missionaria della diocesi di Senigallia, da quasi cinquant’anni in Giappone

Il mondo cambia in fretta, il modo di vivere la spiritualità anche. Pensarsi missionari come cento anni fa, o forse basterebbe dire, come qualche decennio fa, è fuorviante ed inutile. Suor Luigina Buti tutto ciò lo sperimenta praticamente da sempre. Vivere in un Paese così particolare, il Giappone, ha reso la sua vocazione una missione di prossimità, nella dimensione più quotidiana.

È tornata, dopo cinque anni, a fare visita alla sua famiglia. Originaria di Vaccarile di Ostra, è una umile e tenace missionaria canossiana che vive nell’arcipelago asiatico da 49 anni. Il Sol Levante è stata la sua prima ed unica terra di missione e ci sta proprio bene. “Quando i miei superiori mi hanno comunicato che sarei dovuta andare in Giappone ne sono stata molto felice”. Parlano di quella terra i suoi modi, così misurati, eleganti, così come il suo esprimersi a voce bassa, l’ascolto attento e mai prevaricante. Verrebbe da dire che anche i suoi occhi, nel tempo, guardano all’orientale, sottili e discreti, vivaci ed attenti.

“Ho dedicato oltre quarantadue anni all’attività della nostra scuola – ci racconta quando l’incontriamo a casa di sua sorella, a Marina di Montemarciano – con ragazze e ragazzi dai 12 ai 18 anni, in pratica le nostre scuole medie e superiori. Da quattro anni sono in pensione e posso dedicarmi ad altri servizi, soprattutto in parrocchia. Ultimamente ho preparato per la Cresima tre ragazzi, in parrocchia abbiamo l’asilo e insegno la lingua inglese ai bambini, mi attivo per altre piccole attività, quello di cui c’è bisogno”.

È rimasta nell’isola meridionale di Kyushu, ma dopo la pensione si è spostata nella città di Omuta, luogo in cui si insediò la prima comunità canossiana, 70 anni fa. “I cattolici sono pochi, ma la comunità cristiana è vivace. Gli anni delle restrizioni dovute alla pandemia sono stati pesanti e hanno rallentato tante attività pastorali e di socializzazione, non è facile riprenderle”. Ma, come spesso accade, dare la colpa per ogni cosa al Covid non la convince. “Anche il Giappone, essendo una società sviluppata e benestante, vive una progressiva secolarizzazione che ormai da tempo allontana tanti dalla pratica religiosa. Questo però non ci abbatte, perché ci fa vivere con più autenticità la bellezza di una presenza come la nostra, che è sostanzialmente di testimonianza e di servizio”.

La sua comunità religiosa è formata da nove sorelle di quattro nazionalità. Lei è l’unica italiana, poi ci sono un’inglese, un’indonesiana e sei giapponesi. Sparse in 32 nazioni, le suore canossiane sono circa 3000. “Qui siamo sempre state accolte molto bene, ci sentiamo parte del nostro ambiente e abbiamo scelto di portare il vestito religioso (in altre nazioni non è così) perché per i giapponesi la divisa è qualcosa di significativo. Ci vedono e ci riconoscono, gioiscono della nostra presenza e il nostro stare qui è condividere la vita quotidiana con queste persone”. È uno stile che ha imparato da tempo, facendosi ispirare da grandi maestri e uomini di fede. “Ho particolarmente nel cuore la figura di don Divo Barsotti: venni chiamata a fare una testimonianza per la sua beatificazione poiché aveva predicato agli esercizi spirituali in occasione dei miei voti perpetui. Ero giovanissima, avevo 27 anni, di lì a poco sarei partita per il Giappone. In quell’occasione mi disse che proprio il Giappone era il luogo in cui avrebbe sognato di andare, non per fare attività o chissà quale evangelizzazione, ma per essere semplice presenza, per fare vita contemplativa. Questa eredità l’ho custodita e mi ha accompagnata fino ad oggi. Del resto è lo stesso San Paolo a dire ‘Non sono mandato a battezzare, ma ad annunciare”.

Il Giappone ospita diverse confessioni religiose e non mancano occasioni per vivere belle esperienze di dialogo e impegno interreligioso, ambito in cui sono particolarmente attivi i missionari saveriani.

Inevitabile chiederle che Italia e Europa trova, ogni volta che rientra a casa: “Sento dire che le parrocchie sono mezze vuote, in altri casi forse c’è un po’ più di vivacità. Di sicuro la Chiesa vive in un cambiamento d’epoca, come ci ricorda il Papa ed è un tempo che solleva tante domande. Ma sono convinta che il valore della testimonianza resti fondamentale, è prezioso per tutti. Mi colpisce in Italia quando sento dire ‘tanto, tutti fanno così!’. Ma il cristiano è una persona che deve andare contro corrente, abbiamo una vita da vivere secondo il Vangelo di Gesù Cristo. E quello è sempre nuovo e chiede coerenza”.

L’arcipelago vive un rigurgito di nazionalismo, le tensioni planetarie, la vicinanza della temibile Corea del Nord offrono pretesti per chi desidera un Giappone riarmato e sogna più forza per difendersi. La democrazia tiene, però anche quella nipponica è una società che fa i conti con profonde trasformazioni. “Le persone più fragili sono soprattutto i tanti immigrati giovani che arrivano da altre nazioni asiatiche (Vietnam, Filippine, Nepal…); vengono soprattutto per studiare, altri per lavorare. I vietnamiti, molto numerosi, sono cattolici e noi vorremmo aiutarli di più, ma la lingua è una barriera forte. Hanno una fede molto profonda. Gli immigrati spesso vengono sfruttati, capita che quando finiscono di studiare o non hanno più lavoro, vengano rispediti via ed alcuni rimangono in clandestinità. C’è anche una povertà giapponese, ma i poveri di casa non si fanno vedere, hanno molto pudore e anche per loro abbiamo iniziative di assistenza e distribuzione del cibo”.

Piccola comunità, quella cattolica giapponese, ma arricchita e sostenuta, nella sua storia, da donne e uomini meravigliosi: padre Massimiliano Kolbe, il martire di Auschwitz, che in questa terra ha vissuto parte del suo servizio religioso; dal 1926 il beato don Vincenzo Cimatti svolse per 40 anni in terra nipponica un’intensa attività pastorale e missionaria secondo il carisma salesiano, promosse la fondazione delle Suore di Carità di Miyazaki e allargò l’opera dei salesiani con oratori e scuole professionali. E ancora, Maria Satoko Kitahara. Figlia di famiglia benestante, discendente di samurai, trovò la sua strada servendo Dio in mezzo agli straccivendoli di Tokyo. Malata di tubercolosi, morì a soli 29 anni ed è stata dichiarata venerabile nel 2015. Ed infine Takashi Paolo Nagai, medico giapponese specializzato in radiologia che si convertì al cattolicesimo e sopravvisse al bombardamento atomico di Nagasaki. La sua successiva vita di preghiera e di servizio gli ha fatto ottenere il soprannome di “Santo di Urakami”.
Suor Luigina, nel suo Giappone, si sente ancor di più in buonissima compagnia. Nel pensare all’aereo che la riporta lì, sorride. Arigatò, sorella, grazie! Fa bene incontrarla, semplice e profumata come un ciliegio in fiore.

Laura Mandolini

Ottobre è il Mese missionario: www.cmdsenigallia.it/animare/#ottobre_missionario

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Padre Luigi Maccalli a Senigallia per un incontro dal titolo: “La pace ha un nome: fraternità”

La pace ha un nome: fraternità“: questo il titolo dell’incontro con padre Maccalli, lunedì 20 marzo 2023, al alle ore 21.00 presso il teatro ‘Portone’.

Pier Luigi Maccalli nasce nel 1961 in un paesino del cremasco. Ordinato sacerdote nel 1985 nella Società delle Missioni Africane (Sma), fondata a metà ‘800 dal vescovo francese Melchior de Marion Brésillac, animato da un profondo impulso missionario. Padre Gigi parte per la Costa d’Avorio, dove rimane dieci anni, poi rientra in Italia per occuparsi di formazione, e infine ritorna in Africa, questa volta in Niger, a Bomoanga dove vede nascere una chiesa dedicata allo Spirito Santo, nel 2007. La sera del 17 settembre 2018 viene rapito dal Gsim, un gruppo di fondamentalisti islamici guidato da Abu Naser e ispirato ad Al-Qaeda. Condivide la prigionia con Luca Tacchetto e Nicola Chiacchio. Dopo due anni, tra il 6 e l’8 ottobre 2020, viene rilasciato.

Catene di libertà. È un ossimoro il titolo del libro in cui padre Pier Luigi Maccalli racconta i due lunghissimi anni in cui un gruppo di terroristi islamisti l’ha tenuto prigioniero nel Sahel, in Mali. Un ossimoro che perfettamente esprime lo spirito con cui padre Gigi è riuscito a sopravvivere.
“I miei piedi – pensava padre Gigi durante la prigionia – sono incatenati, ma il mio cuore no. Ho pensato alle parole di Teresa di Lisieux «Io nella Chiesa sarò l’amore», e mi sono detto «Porterò la vita alle periferie del mondo». Poi mi è venuto in mente Marion Brésillac, il fondatore della Società delle Missioni Africane (Sma), che diceva «Siate missionari dal profondo del cuore». Ecco, io ho viaggiato, e mi sono sentito missionario anche in catene”.

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Luigina Buti, suora di Ostra nella piccola comunità cattolica del Giappone

Estate 2018, incontro a Vaccarile con Suor Luigina Buti

Alla vigilia del giorno che la Chiesa universale dedica alle persone consacrate, arriva dal Giappone una lettera di Suor Luigina Buti. È una suora canossiana, originaria di Vaccarile di Ostra. Ha frequentato le Magistrali presso la scuola del suo ordine, a Colle Ameno di Ancona. Poi la vocazione religiosa e la partenza, nel 1974, per il paese del Sol Levante dove tutt’ora vive ed opera.

Le sue lettere sono sempre tanto dense, alternano racconti di vita pastorale giapponese a riflessioni spirituali profonde, vere. “Nella mia parrocchia, oggi è stato un giorno speciale per la visita del vescovo e la celebrazione della cresima di tre ragazzi che mi erano stati affidati per la preparazione. Insieme abbiamo fatto un cammino con il cuore per riscoprire la bellezza della nostra fede che è una relazione personale con Gesù  vivo e come crescere in questa relazione con Lui sotto la guida dello Spirito Santo che avrebbero ricevuto in modo speciale nel sacramento.

Nella società giapponese esiste una cerimonia per i giovani quando compiono vent’anni che li rende pubblicamente adulti e responsabili della loro vita. Nella vita di fede ho pensato che la cresima può  essere paragonata a questa cerimonia che ci dona lo Spirito Santo e ci rende responsabili della nostra crescita nella relazione con Cristo. È stata una grande gioia fare questo cammino con questi ragazzi per alcuni mesi e continueremo fino a marzo quando termina per loro l’anno scolastico”.

I cattolici in Giappone sono una piccola comunità e Suor Luigina ci racconta della sua famiglia religiosa: “La mia stessa comunità dall’aprile scorso ha avuto dei cambiamenti e a settembre con l’arrivo di due nuove consorelle siamo diventate una comunità di dieci di cinque nazionalità: Giappone, Inghilterra, Filippine, Indonesia e ltalia. Al pensiero della chiesa universale ci si perde in questo grande mistero di Cristo che unisce tutti i popoli. Certo la domanda rimane: chi è Gesù per me come individuo, come nucleo famigliare, come comunità religiosa o sociale? Come manifestare Gesù se non lo si conosce personalmente, ma solo per sentito dire e solo per l’osservanza di alcuni precetti che pensiamo siano il cristianesimo? A ciascuno la risposta”.

Ancora una fotografia di questo lontano Paese e della presenza dei cattolici: “La pandemia in Giappone ci tiene ancora in maschera e se pure migliorate le ristrettezze la vita non è ancora pienamente tornata alla sua normalità. Comunque si va avanti lo stesso.  Un’ultima notizia è che la nostra scuola ha celebrato il 70.mo di fondazione lo scorso novembre. Spero e prego che le nostre dieci mila e più  ex-alunne siano nel mondo luce e sale della terra secondo il Vangelo che hanno sentito e vissuto con noi per tre o sei anni. Finché  il Signore mi dà vita vorrei sempre essere un prolungamento della sua umanità per i vicini e i lontani. Sono certa delle vostre preghiere come anche voi siete sempre presenti nelle mie. Il Signore ci benedica e la Madonna ci protegga sempre”.

a cura di Laura Mandolini

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La Toyota è arrivata da padre Matteo e fra poco diventerà ambulanza. Il grazie a tanti benefattori.

Padre Matteo Pettinari è entusiasta: l’auto che diventerà un’ambulanza è arrivata. Ci scrive dalla Costa d’Avorio: «Finalmente agli inizi di questo nuovo anno abbiano potuto accogliere la Toyota Land Cruiser che sarà l’ambulanza per il nostro Centro. Con questo messaggio, desidero innanzitutto ringraziarvi personalmente e a nome di tutta la nostra comunità per il vostro appoggio e sostegno, non solo materiale ed economico, ma che si è manifestato fortemente anche da questo punto di vista. A me parla molto questa frase: “Se le tasche non sono sorelle, i cuori non sono fratelli”!».

«L’aver potuto acquisire una Land Cruiser-ambulanza è stato proprio possibile grazie a questa fraternità vera che si è trasformata in una creativa e concreta rete solidale tra noi e voi, tra la nostra missione di Dianra, il nostro Centro e tutti voi: amici, persone care vicine e lontane, gruppi, associazioni e specialmente la diocesi di Senigallia in tante sue espressioni: Caritas, Centro Missionario, vicarie, unità pastorali, parrocchie… Un grazie speciale lo vorrei esprimere per coloro che si sono prodigati in maniera particolare nell’animazione e sensibilizzazione affinché questo progetto sia conosciuto e fatto proprio in realtà diverse e a volte anche lontane».

Era il mese di ottobre del 2021 quando si è aperta, in collaborazione con il Centro missionario diocesano, la raccolta fondi sulla piattaforma Ridiamo dignità per l’acquisto di un’ambulanza nel villaggio di Dianra, in Costa d’Avorio, dove batte il cuore grande di Padre Matteo Pettinari, da anni missionario e punto di riferimento per gli abitanti del luogo. La raccolta è stata chiusa velocemente, nonostante la cifra importante, grazie alla stima e all’affetto che Padre Matteo ha in molti donatori e oggi, finalmente, il mezzo è stato acquistato.

Il centro sanitario, fondato dai missionari della Consolata, un centro che si occupa di medicina di base, maternità, nutrizione, tubercolosi, odontoiatria e aiuta tantissimi uomini, donne e bambini della zona, per un totale di undici villaggi, aveva estrema necessità di un mezzo sicuro per aiutare i malati più gravi, che affrontavano un viaggio pericoloso e precario di oltre 100 km per raggiungerlo. Ed ecco quindi che il Centre de Santé Joseph Allamano ora ha finalmente ricevuto la Land Cruiser che sarà adattata ad ambulanza, per sopportare le buche e le strade sconnesse che portano all’ospedale più vicino. Un mezzo costoso, più di 60.000€ tra acquisto e adattamento, una cifra grande, almeno quanto il cuore di Matteo e di chi ha scelto la missione per dare aiuto ai poveri del mondo. Con il generoso sostegno dei donatori l’ambulanza potrà salvare, ogni anno, molte vite umane, far partorire giovani mamme in sicurezza, intervenire tempestivamente su emergenze sanitarie, dare risposte più veloci e sicure e soprattutto portare i malati gravi dal centro sanitario agli ospedali più vicini.

a cura di Chiara Michelon e Laura Mandolini

Missionari uccisi, al servizio del Vangelo

Nell’anno 2022, secondo le informazioni raccolte dall’agenzia vaticana Fides, sono stati uccisi nel mondo 18 missionari e missionarie: 12 sacerdoti, un religioso, tre religiose, un seminarista, un laico. La ripartizione continentale evidenzia che il numero più elevato si registra in Africa, dove sono stati uccisi nove missionari (sette sacerdoti, due religiose), seguita dall’America Latina, con otto missionari uccisi (quattro sacerdoti, un religioso, una religiosa, un seminarista, un laico) e quindi dall’Asia, dove è stato ucciso un sacerdote. Negli ultimi anni sono l’Africa e l’America ad alternarsi al primo posto di questa tragica classifica: dal 2011 al 2021 per otto anni l’America e per tre anni l’Africa (2018, 2019, 2021). Dal 2001 al 2021 il totale dei missionari uccisi è di 526.

L’elenco annuale di Fides ormai da tempo non riguarda solo i missionari ad gentes in senso stretto, ma cerca di registrare tutti i cristiani cattolici impegnati in qualche modo nell’attività pastorale, morti in modo violento, anche se non espressamente “in odio alla fede”. Le poche notizie sulla vita e sulle circostanze che hanno causato la morte violenta di questi 18 missionari e missionarie offrono immagini di vita quotidiana, anche se in contesti particolarmente difficili, contrassegnati dalla violenza, dalla miseria, dalla mancanza di giustizia e di rispetto per la vita umana. Sacerdoti uccisi mentre stavano andando a celebrare la Messa con la comunità che guidavano, a spezzare quel Pane e a consacrare quel Vino che sarebbero stati alimento e vita per tanti fedeli. Una religiosa medico uccisa mentre era di guardia al centro sanitario…

Continua a leggere sull’edizione del 5 gennaio, cliccando QUI.
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‘Vite che parlano’, mese missionario

La chiesa parrocchiale Santa Maria della Neve e San Rocco, a Marina di Montemarciano
La chiesa parrocchiale Santa Maria della Neve e San Rocco, a Marina di Montemarciano

“Di me sarete testimoni – Vite che parlano” è lo slogan per la prossima Giornata Missionaria Mondiale che si celebrerà domenica 23 ottobre 2022. L’invito, rivolto a tutti, è quello di mettersi in ascolto delle vite dei missionari che hanno tanto da dirci con la loro testimonianza di fede e di servizio per l’evangelizzazione, vite che parlano di Dio al mondo.

Comunque ci piace sottolineare che la missione non si ferma solo agli specialisti e nessuno rimane spettatore, la missione è opera di Dio, è “raccontare” la fede ricevuta, è lasciar agire Gesù con la sua creatività e gratuità tramite noi, il popolo di Dio è il suo strumento. Vite che parlano può essere declinato nel duplice aspetto: è la nostra vita che parla, è ascoltare la vita degli altri.

Leggi il messaggio di papa Francesco per la Giornata Missionaria Mondiale 2022

In ogni situazione possiamo parlare agli altri con la nostra vita, misurandoci con il proprio limite, con la propria debolezza, con la realtà vera, ma sta proprio qui la grandezza e la bellezza nell’affidarsi…

Continua a leggere sull’edizione di giovedì 13 ottobre 2022, cliccando QUI.
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Brasile: la seconda grande corsa all’oro che distrugge gli indio Yanomami

“Siamo sull’orlo di un altro vero e proprio genocidio, in contemporanea con quella che può essere considerata la seconda grande ‘corsa all’oro’. Qui in Brasile le strade per evitare tutto questo sono già state percorse, senza esito, l’unica nostra speranza è la pressione internazionale”. L’appello arriva al Sir dallo Stato brasiliano del Roraima. La denuncia è di padre Corrado Delmonego, mantovano, missionario della Consolata, che da molti anni vive accanto agli indigeni Yanomami, nel loro territorio, lungo il fiume Catrimani. Un territorio sempre più inquinato, spogliato, devastato, assieme al popolo che lo abita, dai cercatori illegali d’oro, i cosiddetti garimpeiros, autori di attacchi armati e, secondo recenti segnalazioni, di violenze sessuali su donne e minori. Un allarme, il suo, che si aggiunge ai tantissimi giunti nelle ultime settimane da ong, organismi ecclesiali, associazioni indigene, mentre l’ultima denuncia, il 26 aprile, da parte dei leader indigeni, riguarda una dodicenne rapita, stuprata e uccisa.

Le denunce dei vescovi. Le parole più sentite, oltre che più recenti, sono quelle pronunciate a Boa Vista, sabato 23 aprile, da dom Mário Antonio Da Silva, il vescovo che in quell’occasione ha salutato il popolo di Roraima, dopo essere stato nominato arcivescovo di Cuiabá: “Ogni giorno arrivano notizie di ogni forma di abuso contro gli Yanomami – ha scritto -. Le immagini diffuse nel mondo dei social network e sulle tivù sono una vergogna per il nostro Paese e fanno sentire ai nostri cuori la sofferenza e la morte che gli Yanomami e la natura stanno vivendo. Un’altra forma di violenza, non meno crudele, è la distribuzione di armi e bevande che provocano conflitti tra gli indigeni. Mettere fratelli contro i fratelli è attualizzare il peccato di Caino e Abele”.

Bruno Desidera

Impegni quotidiani con le missioni nel cuore: l’esperienza di Monte San Vito

Mercatino per le missioni nel mondo

Da oltre venti anni a Monte San Vito è presente il laboratorio missionario “Abitare insieme negli altri” nel quale operano persone che dedicano del tempo agli altri realizzando lavori di ricamo e cucito. Di norma nel periodo natalizio e a giugno, in occasione della festa del patrono ,con questi preziosi lavori si allestisce il mercatino i cui proventi vengono devoluti a favore della parrocchia, della Caritas e per opere missionarie. Lo spirito motore di questo gruppo da sempre è Almerina, una insegnante in pensione, che con il suo bel carattere gioviale e coinvolgente è riuscita a far vivere nel tempo questa bella realtà. Ma ci sono anche Rosanna, altra veterana del gruppo, vera e propria maga nella sartoria, Nadia, Rina, Francesca e Adriana che con le loro mani sapienti realizzano veri capolavori. Quest’anno il mercatino si è arricchito anche dei lavori molto belli realizzati da Gina della parrocchia di Chiaravalle.

Il laboratorio realizza anche le coroncine per le bambine che ricevono la prima Comunione e gadget per le ditte che decidono di fare doni “solidali”. Il laboratorio missionario è aperto normalmente ogni venerdi pomeriggio, ma nel periodo di apertura del mercatino è stato aperto anche il sabato pomeriggio e la domenica sia mattino e pomeriggio. Ogni primo venerdi del mese si celebra una messa ricordando le signore amiche del laboratorio che non ci sono più: Marcella, Dea e Maria, Lida, Cesarina, Gina, Daniela, Ida, Amorina, Rosina e Luciano. Quest’anno, grazie a don Paolo Montesi, assistente del Centro missionario diocesano, il mercatino missionario è andato in trasferta presso la parrocchia di Barbara, arricchito anche di manufatti in legno di origine africana concessi dalla parrocchia del Brugnetto e di altri manufatti in stoffa realizzati con i tessuti africani di Dianra.

A Barbara il mercatino è stato tenuto aperto nei giorni 24, 25 e 26/12 anche grazie al supporto di giovani ragazze che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa. Hanno riferito di aver riscontrato da parte di tutti i visitatori, anziani adulti e bambini, tanta gioia nel prodigarsi a favore di chi vive in condizioni molto diverse da noi e di poter contribuire al progetto dell’acquisto dell’ambulanza per la missione di P. Matteo Pettinari in Costa d’Avorio. Questa bella iniziativa di condivisione ha veramente fatto bene al cuore! Ci auguriamo possa essere replicata in futuro anche in altre parrocchie.

Lorella Pigliapoco