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Tag: Ospedale

Rodolfo Piazzai ospite a Radio Duomo Senigallia

Pnrr e sanità: case e ospedali di comunità a rischio nell’area di Senigallia

Molte persone – tra amministratori pubblici, operatori sanitari, utenti e cittadini – sono a conoscenza del fatto che il 30 giugno 2026 è una data importante per tutta Italia. Entro quella scadenza i lavori finanziati con i fondi del pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, destinati alla sanità territoriale dovranno essere ultimati e consegnati. La realtà nelle Marche, però, racconta un’altra storia: la maggior parte dei cantieri è ferma o presenta avanzamenti che oscillano tra lo zero e il 20%. A fare il punto della situazione è Rodolfo Piazzai, medico e consigliere comunale di Senigallia, ospite della trasmissione “20 minuti da Leonesu Radio Duomo Senigallia/In Blu (95.2FM). L’intervista, andata in onda nei giorni scorsi, è ancora disponibile qui grazie al lettore multimediale.

La chiacchierata con Piazzai parte da una questione demografica. Nel territorio diocesano che va da Senigallia ad Arcevia, da Chiaravalle a Mondolfo, la quota di residenti con più di 65 anni supera già il 27%, al di sopra della media nazionale che si attesta al 24%. In alcuni comuni come Arcevia si supera il 30%. E nel futuro non si invertirà la tendenza: le proiezioni indicano che tra 15 anni si potrebbe arrivare al 35% e oltre. Una popolazione anziana richiede servizi distribuiti sul territorio, prossimi alla domiciliarità, non necessariamente ospedali.

Tra le strutture al centro del dibattito sul pnrr ci sono le case di comunità – poliambulatori avanzati con medici di famiglia, specialisti e attrezzature – e gli ospedali di comunità, pensati per patologie che richiedono degenza ma non il ricovero in un reparto per acuti. Si tratta di un cambio di paradigma rispetto alla sanità ospedalocentrica: l’ospedale viene riservato solo ai casi davvero urgenti, il resto viene invece gestito il più possibile vicino a casa.

Per il territorio diocesano, il piano socio sanitario prevedeva una casa di comunità a Corinaldo – l’unica da costruire ex novo con fondi pnrr – una casa e un ospedale di comunità a Senigallia, un ospedale di comunità ad Arcevia, una casa di comunità spoke a Trecastelli e una casa e un ospedale di comunità a Chiaravalle, queste ultime da collocare in strutture già esistenti e accreditate. Piazzai ricorda però che quelle di Senigallia sono arrivate tardi: «Fino a poco più di un anno fa, nel piano sociosanitario non era prevista nessuna struttura per questo territorio. Sono comparse solo a ridosso delle elezioni regionali».

Ma le scadenze sono ormai vicinissime. «Pochissime strutture a livello regionale sono state ultimate», riferisce Piazzai. «La maggior parte avanza al 10-20%, alcune sono ancora a zero, come Corinaldo». Su oltre 35 interventi, solo 5-6 sono terminati. Un esempio emblematico è la palazzina dell’emergenza-urgenza di Senigallia: a tutt’oggi non è altro che uno scavo con i primi elementi strutturali in cemento armato, e non sarà completata nemmeno entro la fine dell’anno secondo il consigliere comunale Pd.

Le ipotesi per il futuro sono quindi due: ottenere deroghe dall’Unione europea oppure reperire fondi alternativi per portare a termine i lavori. Per la prima opzione, le indicazioni della commissione sono finora negative, e non portarli a termine sarebbe «un’assurdità». La seconda ipotesi richiede risorse che al momento non si vedono: lo Stato ha portato il finanziamento della sanità al 6% del pil, il prodotto interno lordo, il valore più basso da anni, mentre i tecnici e i principali istituti di ricerca indicano nel 7% il minimo indispensabile per un sistema sanitario pubblico efficiente. La Regione Marche potrebbe coprire il divario con fondi propri – il presidente della giunta regionale Francesco Acquaroli e il neo assessore alla sanità regionale Paolo Calcinaro lo hanno prospettato -, ma con un bilancio sanitario che assorbe già l’85% delle risorse regionali, il margine di manovra è strettissimo.

C’è però un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico: anche qualora l’edificio fosse pronto, la struttura andrebbe gestita. Un ospedale di comunità richiede personale infermieristico, medici, operatori socio-sanitari, attrezzature, utenze. La spesa corrente annua supera il milione di euro, anche per una struttura di dimensioni contenute. «Il problema non è solo costruire», avverte Piazzai. «Bisogna mettere in bilancio quanto costerà tenerla aperta ogni anno. E questa voce, finora, non è stata prevista».

A rendere più complicato il quadro c’è la cronica carenza di personale sanitario. L’Italia ha meno infermieri per abitante rispetto alla media europea – quasi la metà – nonostante la preparazione dei professionisti formati oggi sia paragonabile a quella dei colleghi stranieri. Il problema dei medici è diverso: non mancano in termini assoluti, ma sempre più spesso abbandonano il servizio sanitario nazionale per il privato, per la libera professione o per l’estero, attratti da condizioni di lavoro migliori e da una maggiore valorizzazione professionale.

Sullo sfondo rimane una questione più profonda: passare da una sanità centrata sull’ospedale (come fino a pochi anni fa) a una sanità di territorio è prima di tutto una rivoluzione culturale. Significa convincere cittadini e classi politiche (oltre il solito campanilismo) che ridurre i servizi ospedalieri in periferia non è un taglio, ma una questione di sicurezza ed efficienza. Ma su questo punto si è giocata una partita politica a volte non trasparente, il che ha confuso l’elettorato.

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L'ospedale civile di Senigallia "Principe di Piemonte"

Sanità, Senigallia. Ore senza barella per un malato oncologico: esplode la polemica

Un paziente oncologico costretto ad attendere otto ore su una sedia metallica, e poi a terra su una coperta, per la mancanza di barelle disponibili al pronto soccorso. Il caso di Franco, affetto da un tumore al colon che gli impedisce la posizione seduta prolungata, ha scosso profondamente la comunità di Senigallia e non solo, innescando una durissima reazione trasversale contro la gestione della sanità pubblica a livello locale e regionale.

Le reazioni del Movimento 5 Stelle

Il primo a sollevare il caso è stato Paolo Battisti (M5S Senigallia), che ha definito la vicenda: «Un’odissea che neanche nell’ospedale di un paese in guerra un assistito dovrebbe subire». Secondo l’esponente pentastellato, la colpa non è degli operatori ma di uno Stato che riduce gli investimenti: «Tutti possiamo essere Franco, è ora di rendercene conto».
Sulla stessa linea la capogruppo regionale M5S Marta Ruggeri, che ha annunciato un’interrogazione: «Le immagini che arrivano dal Pronto Soccorso sono la prova documentale del collasso del sistema sanitario marchigiano sotto la gestione della destra». Per Ruggeri è inaccettabile che un codice arancione attenda undici ore: «Non accettiamo la scusa del “picco influenzale”: la carenza di organico e la mancanza di strumentazioni sono problemi strutturali».

Il Partito Democratico: “Affronto alla dignità”

Dure anche le parole del consigliere regionale PD Maurizio Mangialardi, che esprime solidarietà al paziente per una situazione «lesiva per la salute a livello psicofisico e vero e proprio affronto alla dignità umana». Mangialardi difende però il personale del “Principe del Piemonte”, vittima di un «malfunzionamento sistemico» e di turni massacranti.
Il candidato sindaco Dario Romano mette in guardia dalle indagini interne: «L’apertura di un’indagine è un atto dovuto, ma non serve cercare un capro espiatorio tra il personale, già stremato e sotto organico, quando il problema è chiaramente strutturale e politico».

Forza Italia attacca la direzione sanitaria

Anche dal centrodestra arrivano critiche pesanti. Roberto Paradisi (Forza Italia) punta il dito contro la carenza di dotazioni: «Da mesi e mesi vengono richiesti acquisti di attrezzature, tra cui le barelle per il Pronto Soccorso. Richieste rimaste inevase». Paradisi contesta duramente l’operato degli organi direttivi dell’Ast di Ancona, accusandoli di voler scaricare le colpe sui lavoratori disponendo ispezioni quando un caso esplode: «Gli unici responsabili devono essere individuati all’interno della Direzione aziendale». E infine auspica un cambio di direzione politica dopo che per anni le amministrazioni regionali hanno palesato uno «sbilanciamento» a favore di Jesi o Fabriano.

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Da sinistra, la designer e maestra d’arte Isabella Giampieretti e la dirigente della direzione medica ospedaliera di Senigallia Valeria Benigni

L’arte che cura: il benessere dal colore tra le corsie dell’ospedale di Senigallia

Un foglio bianco, il suono della musica in sottofondo e il coraggio di dare un colore al proprio stato d’animo. Non è il racconto di un atelier d’artista, ma ciò che è accaduto all’interno dell’ospedale di Senigallia grazie al progetto di arteterapia “Io albero della stessa foresta”. L’iniziativa, condotta dall’arte terapeuta e designer Isabella Giampieretti, in collaborazione con la direzione medica, ha trasformato per alcune settimane una stanza ospedaliera in uno spazio di ascolto e rinascita. In questo articolo vi proponiamo una sintesi di quanto emerso dall’intervista a Isabella Giampieretti e alla dirigente della direzione medica ospedaliera di Senigallia Valeria Benigni, andata in onda nei giorni scorsi. Per riascoltare le loro parole, basterà cliccare sul tasto “play” o “riproduci”.

Studio aperto tra cura e benessere

Il cuore del progetto è stato il protocollo dello “Studio Aperto”: due giorni a settimana, per otto ore, pazienti provenienti da reparti diversi – oncologia, neurologia, ortopedia – e utenti del centro diurno della Cesanella hanno potuto varcare la soglia di un setting preparato ad hoc. «L’arteterapia si occupa della sfera del benessere e della relazione d’aiuto – spiega Isabella Giampieretti – Attraverso immagini, musiche e materiali artistici, le persone hanno potuto portare sul foglio i propri sentimenti, abbassando i livelli di ansia e dando voce a pensieri spesso inespressi». I numeri testimoniano il successo dell’iniziativa: oltre 235 frequentazioni in pochi mesi, un segnale chiaro del bisogno di focalizzare il proprio stato d’animo, ma anche dell’esigenza di leggerezza in contesti di fragilità.

La persona dietro il paziente

A sostenere il progetto è la dottoressa Valeria Benigni, dirigente della direzione medica ospedaliera, che sottolinea come il benessere psicologico ed emotivo sia parte integrante della guarigione. «Oggi parliamo di umanizzazione delle cure, un concetto che affonda le radici nella definizione di salute dell’OMS del 1948: non solo assenza di malattia, ma benessere fisico, psichico e sociale», afferma. Il percorso non ha coinvolto solo i pazienti: una fase pilota ha visto la partecipazione degli stessi operatori sanitari, aiutandoli a prevenire il burnout e a gestire il carico emotivo di reparti complessi come l’oncologia.

Le testimonianze

Le storie emerse durante il progetto sono frammenti di vita e toccano corde sensibili. C’è chi è arrivato con un carico di depressione e ha dichiarato di aver finalmente «alzato lo sguardo», e chi, partendo da disegni monocromatici e negativi, è approdato a colori sgargianti, riscoprendo non solo un proprio talento ma soprattutto la fiducia nel futuro. Un aspetto fondamentale è stata la condivisione: le opere venivano affisse su un pannello comune, una foresta simbolica dove ogni immagine individuale diventava parte di una comunità. «Essere visti dagli altri ha creato un legame profondo tra i partecipanti», aggiunge Giampieretti.

Le nuove sfide

Il bilancio positivo, seppur con qualche criticità superabile, apre ora la strada a nuove sfide. La richiesta è quella di estendere l’esperienza, magari portando l’arte terapia direttamente nelle sale d’attesa della pediatria o degli altri reparti dove magari i/le pazienti e le persone a loro collegate possono arrivare con meno difficoltà. Il progetto, sostenuto dalla Fondazione Gabbiano e da donazioni private, dimostra che la medicina del futuro non può prescindere dalla bellezza. E giova ricordare le parole della dottoressa Benigni: «Il paziente è prima di tutto una persona. Auspico che questo percorso diventi una realtà sempre più consolidata».

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L'ospedale di Senigallia

Senigallia, sanità pubblica: i nodi da sciogliere per la nuova giunta regionale

La sanità territoriale e, in particolare, le risorse e le problematiche presenti e future per l’ospedale di Senigallia sono state al centro dell’ultima intervista a Radio Duomo con Silvano Cingolani Frulla, presidente del comitato cittadino per la difesa dell’ospedale di Senigallia. L’audio, in onda lunedì 24 e martedì 25 novembre alle ore 13:10 e alle 20, sarà in replica anche domenica 30 alle 16:50, sempre sulla nostra frequenza 95.2 FM. Grazie al lettore multimediale potrete riascoltare le sue parole anche qui, cliccando sul tasto play (o riproduci).

Ospedale di comunità: un livello intermedio atteso

Una delle novità più significative è l’annuncio, da parte della giunta regionale, dell’individuazione di un ospedale di comunità a Senigallia, parte di un piano che ne prevede 21 in tutte le Marche. Questa struttura intermedia disporrà di circa 20 posti letto, fungendo da filtro tra l’ospedalizzazione per acuti e la lungodegenza, con l’obiettivo di decongestionare i reparti ordinari e ridurre i costi. Secondo Cingolani Frulla, che ha accolto con favore il piano, c’è da rimarcare che l’efficacia di queste nuove strutture dipenderà dalla loro capacità di alleggerire il pronto soccorso, gestendo i codici bianchi e verdi, in collaborazione con i medici di medicina generale.

Le urgenze dell’ospedale: personale, primari e tac

Il comitato ha già interpellato il nuovo assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro, evidenziando le criticità principali. Le problematiche sanitarie di livello locale si concentrano su tre fronti principali: liste d’attesa, pronto soccorso e carenza di personale, in particolare infermieristico. Le richieste più urgenti per Senigallia includono la nomina dei nuovi primari – come la cardiologia, dopo la reintroduzione dell’UTIC e del pronto soccorso, ancora legato a doppio giro con il dott. Maracchini – e l’attivazione di un day surgery dedicato a interventi minori per non occupare posti letto di degenza ordinaria. Fondamentale il potenziamento dei reparti, con la necessità di ripristinare un’autonomia funzionale per esempio a oculistica e fisiatria, attualmente fermi a livello ambulatoriale e diretti da Fabriano. Rimangono anche altri nodi, come la nuova tac: dopo anni di richieste, l’arrivo della strumentazione è stato promesso per l’inizio del 2026.

Lavori in corso e miglioramento organizzativo

Sono in corso o in procinto di partire diversi lavori infrastrutturali. Riguardo la nuova palazzina dell’emergenza/urgenza è prevista la realizzazione di 5 posti letto di terapia subintensiva, attesi fin dal 2020, mentre non vi troverà spazio la Potes, il servizio di soccorso (ambulanze) che attualmente lavora ubicato nel retro del laboratorio analisi, uno degli edifici più in difficoltà di proprietà della fondazione Città di Senigallia per cui l’Ast paga da anni un affitto irrisorio. A lavori ultimati si dovrebbero liberare spazi presso l’attuale pronto soccorso ma la decisione su come sfruttare quei locali deve ancora essere presa dalla direzione ospedaliera e strategica. La mensa aziendale sarà operativa da gennaio 2026 sostiene Cingolani Frulla, che assicura anche come dovrebbero partire a breve i lavori per il trasferimento in una nuova sede adatta del reparto di odontostomatologia.

Sul fronte organizzativo le richieste del comitato sono chiare: attualmente, il ridotto numero di operatori al front office della radiologia limita le prenotazioni, cosa che secondo il Comitato si potrebbe ovviare con un semplice spostamento di personale da altri front office e riducendo così le liste d’attesa. Infine, si chiede l’assunzione del medico in specializzazione che termina l’incarico a fine anno e il potenziamento del personale e delle sale operatorie per otorinolaringoiatria, un reparto recentemente riattivato.

La lunga lista di criticità e proposte, pur in un contesto di risorse in arrivo, evidenzia la necessità di un’accelerazione per garantire al territorio di Senigallia un servizio sanitario efficiente e pienamente operativo.

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Sanità: Senigallia, Arcevia e Chiaravalle le sedi prescelte per l’ospedale di comunità

Da tempo si attendevano notizie circa la possibilità di avere un ospedale a Senigallia. Finalmente è arrivata la comunicazione ufficiale: la giunta regionale ha approvato l’atto per il riordino della rete sanitaria territoriale che prevede in totale 21 ospedali di comunità nelle Marche, con 511 posti letti a disposizione. Tra questi, figurano le strutture di Senigallia e Arcevia per quanto riguarda il distretto sanitario locale, ma anche Chiaravalle per il resto del territorio afferente alla diocesi senigalliese.

Nella AST di Ancona gli ospedali di comunità previsti sono 7 (Senigallia, Arcevia, Jesi, Sassoferrato, Chiaravalle, Loreto e Casteldidardo), con 133 posti letto; nella AST di Pesaro Urbino sono 5 (Mombaroccio, Cagli, Macerata Feltria, Urbania e Fossombrone), con 131 posti letto in totale; nella AST di Macerata sono 5 (Recanati, Treia, Corridonia, Tolentino e Matelica) con 170 posti letto; nella AST di Fermo sono 2 (Sant’Elpidio a Mare e Montegiorgio) con 40 posti letto. A seguito dell’apertura del nuovo ospedale per acuti di Campiglione di Fermo, è attualmente in corso la programmazione della riorganizzazione dell’Ospedale Murri. Infine, nell’AST di Ascoli Piceno, previste 2 strutture (San Benedetto del Tronto e Ascoli Piceno) con 37 posti letto.

Gli standard per gli ospedali di comunità stabiliscono la presenza di almeno una struttura per ogni distretto e una dotazione di 2 posti letto ogni 10.000 abitanti.

Secondo l’assessore alla sanità, Paolo Calcinaro (che fornisce una tempistica molto lunga per l’entrata in vigore del sistema così riordinato) «la costituzione degli ospedali di comunità rappresenta un sistema molto importante per migliorare la risposta sanitaria sul territorio. Questo modello organizzativo potrà ridurre significativamente il fenomeno dello stazionamento di utenti al pronto soccorso, grazie alla maggiore capacità di ricovero e presa in carico dei pazienti. Sarà un processo graduale, che inizierà a dare i suoi frutti non prima di un anno dalla costituzione di tutti i posti letto aggiuntivi, ma che già preannuncia significativi benefici per la nostra sanità».

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Andrea Celidoni

La «musica che fa bene» risuona nei reparti di oncologia di Senigallia e Ancona

Ci sono spettacoli che vengono ricordati per anni, e ci sono musiche che lasciano il segno. A questo secondo tipo appartiene l’iniziativa di Andrea Celidoni. Il noto musicista di Senigallia ha da tempo avviato un progetto all’ospedale regionale a Torrette di Ancona e, da qualche mese, esteso l’idea anche al nosocomio della propria città. Un esempio di come la musica possa diventare un vero e proprio strumento di cura e conforto. Le sue note non viaggiano su un palco, ma nei corridoi e nelle stanze dei reparti di oncologia dei due poli ospedalieri. E li trasformano. L’intervista è in onda venerdì 5 e sabato 6 settembre, alle ore 13:10 e alle ore 20 ma sarà in replica anche domenica 7 alle ore 17:15 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2FM). L’audio integrale è disponibile anche qui grazie al lettore multimediale: basterà cliccare sul tasto play per riascoltarla.

Celidoni porta avanti da circa sette anni l’iniziativa nel reparto di oncologia di Ancona, dove organizza concerti acustici mensili per i pazienti. Circa un anno fa, grazie all’amicizia con il dott. Massimo Marcellini, il progetto si è esteso anche al reparto di oncologia di Senigallia. L’approccio è sempre delicato e rispettoso. Dei pazienti, degli operatori, delle persone che accompagnano i familiari. Mentre ad Ancona i concerti si tengono in una sala d’attesa più ampia, a Senigallia la struttura del reparto è diversa. «Io suono in una piccola rientranza, con un volume bassissimo per non disturbare».

La musica è un sottofondo leggero, una presenza discreta che accompagna i pazienti durante terapie che possono durare diverse ore. Il repertorio spazia da cantautori italiani come Lucio Dalla e Gino Paoli a grandi nomi internazionali come Frank Sinatra ed Elton John. L’obiettivo è creare un’atmosfera confortevole e per evita generi troppo aggressivi o rumorosi. «No rap, no trap» scherza Andrea, sottolineando la sua preferenza per testi che offrano un messaggio positivo e melodie più dolci, dato il contesto in cui vengono eseguite.

Il progetto, avviato a dicembre 2024, ha avuto un successo inaspettato. «Dopo il primo giorno, Marcellini mi ha chiamato per dirmi che tutti, dai pazienti al personale, erano contentissimi», racconta il musicista. Le reazioni sono state immediate e toccanti. C’è chi applaude, chi ringrazia con parole sincere, e c’è persino chi si alza per ballare. Celidoni ricorda il sorriso di una signora che, al suono di un brano, si è alzata per volteggiare per diversi minuti, o la coppia di anziani che ha ballato sulle note di “My Way”.

L’impegno emotivo è notevole, la voce di Andrea è rotta più volte durante l’intervista in cui ricorda che ogni esibizione comporta donare un po’ di sé. Ma l’impatto sociale di questa iniziativa è profondo: la musica non solo distende gli animi dei pazienti, ma offre un momento di leggerezza e normalità anche a chi li accompagna.

L’iniziativa non si ferma, almeno per il momento, e il calendario è già fissato per i prossimi mesi in quello che molti sperano sia un percorso senza fine. A Senigallia, gli appuntamenti si tengono due volte al mese e in giorni diversi per permettere a più persone di ascoltare. Qui suona e canta da solo, ad Ancona spesso suonano altri e lui ne cura solo gli aspetti organizzativi. Ma l’impegno di Andrea Celidoni, che va oltre la semplice passione per la chitarra che l’ha visto musicista e insegnante per decenni, dimostra come l’arte possa uscire dagli schemi e diventare un veicolo di umanità, bellezza e serenità in luoghi in cui sono più che mai necessarie.

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Laboratorio di arte terapia a Senigallia

L’arte nella cura: avviato all’ospedale di Senigallia lo “studio aperto” di arte-terapia

Un nuovo progetto di arteterapia, lo “Studio Aperto – Io albero della stessa foresta“, è stato avviato all’ospedale di Senigallia. Ideato dall’artista e arteterapeuta Isabella Giampieretti, l’iniziativa mira ad aiutare i pazienti a esplorare le proprie emozioni e a favorire un senso di comunità attraverso l’espressione artistica. Per saperne di più abbiamo intervistato la promotrice dell’iniziativa: la nostra chiacchierata è in onda mercoledì 11 e giovedì 12 giugno alle ore 13:10 e alle ore 20, oltre a una replica domenica 15 alle ore 17 circa, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’audio integrale è disponibile anche a fianco di questo testo, grazie al lettore multimediale.

Lo “Studio Aperto” si trova nel blocco D1, al sesto piano dell’ospedale, e sarà attivo per sei mesi, ogni martedì, mercoledì e venerdì, dalle 14:30 alle 18:00. I partecipanti potranno utilizzare diversi materiali artistici – tempere, acquarelli, pastelli, matite e creare collage – in un ambiente silenzioso e rispettoso della privacy. Un aspetto fondamentale del progetto è che non sono richieste abilità artistiche. «Più si è liberi dai propri schemi, più si riesce a esprimersi in modo autentico», spiega Giampieretti.

L’iniziativa è rivolta principalmente ai pazienti, ma con possibilità per l’eventuale presenza di familiari o accompagnatori se necessario. La caratteristica distintiva dello “Studio Aperto” è la sua flessibilità: i pazienti possono entrare e uscire quando desiderano, rimanere per il tempo che preferiscono e partecipare una o più volte. Ogni opera creata sarà esposta su un grande cartellone raffigurante una foresta, simboleggiando il senso di appartenenza e condivisione delle esperienze.

Isabella Giampieretti
Isabella Giampieretti

L’arteterapia, sebbene poco diffusa localmente, ha radici consolidate negli ambienti ospedalieri internazionali. A Senigallia, è la prima volta che un progetto di questa portata viene avviato, coinvolgendo vari reparti come medicina, cardiologia, oncologia e psichiatria. «Aiuta a dare una voce a ciò che a volte non riusciamo a dire», afferma Giampieretti, sottolineando il ruolo dell’arte nel superare le barriere comunicative e riscoprire parti assopite di sé stessi, un bisogno emerso con forza anche dopo la pandemia.

Isabella Giampieretti, con un background nella grafica pubblicitaria e una specializzazione in arteterapia, ha unito la sua passione per l’arte con un profondo interesse per il sociale. Le sue esperienze spaziano dai bambini agli adulti, dimostrando come l’arteterapia sia uno strumento efficace per l’umanità intera, capace di facilitare la consapevolezza e la crescita personale.

Il progetto è stato realizzato grazie al sostegno della Fondazione Gabbiano, in collaborazione con l’AST di Ancona. L’obiettivo è continuare a promuovere l’arteterapia nella regione, offrendo un percorso di cura e benessere attraverso l’espressione creativa.

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La missione dei clown di corsia e la giornata del naso rosso: intervista ai Vip Claun Ciofega

Sabato 17 maggio si terrà il consueto, divertente e colorato appuntamento della giornata del naso rosso, un momento per celebrare i volontari che si dedicano agli altri attraverso la clownterapia. Decine di volontari saranno al foro annonario di Senigallia per un appuntamento che la federazione Vip Italia festeggia dal 2005. E noi come nostro solito ne abbiamo approfittato per intervistare Andrea Diottalevi, presidente di VIP Claun Ciofega di Senigallia. L’audio sarà in onda lunedì 12 e martedì 13 alle ore 13:10 e alle ore 20, più una quinta replica domenica 18 alle 16:50, sempre su Radio Duomo Senigallia (95.2 FM). L’intervista èascoltabile anche in questo articolo, grazie al lettore multimediale.

L’associazione di clownterapia è nata nel 2004 da un gruppo di giovani volontari. Parte della federazione nazionale VIP Italia, si dedica principalmente al volontariato negli ospedali, portando sollievo ai pazienti attraverso l’improvvisazione, il mimo, la micromagia, le bolle di sapone, le filastrocche, gli indovinelli e i palloncini.

Andrea Diottalevi, alias clown Micciu
Andrea Diottalevi, alias clown Micciu

Essere clown di corsia non significa però che tutto sia semplice, anzi, l’importanza della formazione è ancora più evidente quando si opera in contesti delicati, come gli ospedali. Nonostante il camice con colori sgargianti, parrucche, occhialoni e nasi rossi, il rispetto, la delicatezza, l’empatia sono doti fondamentali.

Su circa sessanta iscritti, circa trenta sono attivi negli ospedali di Senigallia (pediatria, ortopedia, lungodegenza e medicina) e Pesaro (ematologia e oncologia), collaborando anche con altre associazioni VIP delle Marche all’ospedale Salesi di Ancona. Luoghi dove si cerca di portare, anche se per pochi minuti, una ventata di allegria e spensieratezza.

Le attività vengono svolte però anche nelle scuole e nelle piazze, soprattutto quelle di sensibilizzazione sul mondo della clownterapia, come appunto la giornata del naso rosso 2025, che a Senigallia si festeggerà sabato 17 maggio, dalla mattina al tardo pomeriggio. L’evento offrirà giochi, laboratori, truccabimbi, bolle di sapone e un piccolo spettacolo, oltre a un punto informativo per conoscere meglio l’associazione. L’invito del presidente Diottalevi è rivolto a tutti, perché chiunque possa partecipare e vivere una giornata all’insegna dell’allegria, del divertimento, e di quel sorriso donato agli altri che impreziosisce le relazioni umane.

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Donazione dei carabinieri di Senigallia al reparto di pediatria dell'ospedale cittadino

Giochi e tv ai piccoli pazienti dell’ospedale di Senigallia: il gesto dei carabinieri

Tanti giocattoli e una televisione per far trascorrere anche ai piccoli pazienti dell’ospedale di Senigallia un natale con il sorriso. E’ l’iniziativa messa in campo dai carabinieri che hanno avviato una raccolta fondi spontanea realizzata tra tutti i militari della compagnia cittadina.

Questa mattina, 18 dicembre, la consegna dei doni al reparto di pediatria, alla presenza dei carabinieri, del personale medico e dei piccoli pazienti.

«Volevamo fare qualcosa di concreto per portare un po’ di serenità, un sorriso e un po’ di spensieratezza a questi bambini e alle loro famiglie» ha dichiarato la comandante della compagnia, capitana Felicia Basilicata.

Il televisore è stato installato nella sala comune del reparto pediatrico: offrirà ai piccoli pazienti l’opportunità di distrarsi con cartoni animati e film natalizi, creando un’atmosfera più calda e accogliente, mentre i giocattoli contribuiranno a regalare spensieratezza.

Il direttore sanitario dell’ospedale senigalliese, Mario Capasso, ha voluto ringraziare per il gesto di solidarietà: «In un periodo così importante come il Natale, questo dono rappresenta un grande segno di vicinanza alla nostra comunità. Siamo profondamente grati».

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Sanità, l’allarme dei sindacati: criticità nei servizi ospedalieri ma anche sul territorio vallivo

La sanità nel senigalliese soffre di criticità annose e ancora non si vedono attuate le importanti risposte promesse a suo tempo dalla politica. E’ l’allarme dei sindacati Cgil, Cisl e Uil, insieme alle rispettive categorie dei pensionati, che tornano a incalzare Regione e direzione della Ast.

Prima del periodo feriale le sigle sindacali, insieme a tutti i sindaci del territorio senigalliese, all’ATS n. 8 e al direttore del Distretto Sanitario, si erano riunite per discutere delle sempre crescenti criticità sanitarie e socio sanitarie emergenti nel territorio. «L’incontro, che aveva registrato un’unanime condivisione delle problematiche rappresentate dal sindacato e delle soluzioni da porre in atto, si era concluso con l’elaborazione di una lettera ed una richiesta di incontro urgente inviata alla Regione Marche. Le criticità emerse destano particolare preoccupazione, anche sul piano della tenuta sociale delle comunità, ed in tal senso si evidenziano alcune delle problematiche  che gravano in modo particolare sui soggetti anziani e fragili».

Tra le criticità ci sono le lunghe liste d’attesa, la carenza di personale, le difficoltà al CUP, le mancanze alla continuità assistenziale (Guardia Medica) dovuta purtroppo alla ormai cronica mancanza di personale medico strutturato, e il potenziamento delle attività di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).

L’appello dei sindacati per la sopravvivenza dell’ospedale di Senigallia è volto quindi a procedere con «la costituzione di un Ospedale di Comunità a Senigallia, ovvero quella struttura intermedia post ospedaliera, che risolverebbe molti problemi relativi ai ricoveri impropri, tempi ricovero, costi eccessivi, ecc. È innegabile che questo territorio risulti maggiormente penalizzato a livello regionale con soli 8 posti letto di Ospedale di Comunità a fronte di una media regionale per ogni distretto di 39,8 posti letto per 1000 abitanti. A tale riguardo esiste un un progetto condiviso che sfrutterebbe la presenza di una struttura già pronta (ex IRAB) che attende ormai da due anni la risposta dell’assessore regionale alla Sanità. Questo progetto presentato dalla direzione del distretto, ATS n. 8 e appoggiato da tutti i soggetti che hanno scritto la lettera, serve a dotare la città di Senigallia di 40 posti letto collocati presso la Fondazione Città di Senigallia, ridistribuire 59 posti letto di Residenza Protetta alle strutture residenziali e convenzionare 41 posti letto di residenza protetta aggiuntivi, così da poter sfruttare, complessivamente, 100 posti letto».

Nel territorio vallivo Misa e Nevola, poi, ci sono altre difficoltà, come la mancata realizzazione delle case di comunità previste ad Arcevia, Serra de’ Conti, Ostra, Ostra Vetere e Trecastelli; la saturazione delle strutture di ricovero a lungo termine per pazienti cronici (RP, RPD, con 300 persone in lista d’attesa su 567 posti letto totali); il sottodimensionamento dei servizi territoriali specialistici UMEE e UMEA (unità multidisciplinari per la tutela della disabilità dei minori e adulti) ed il Consultorio familiare. «Necessita – continuano Cgil, Cisl e Uil – riqualificare con i fondi già stanziati gli spazi della RSA di Corinaldo e potenziare il presidio di Arcevia, oltre che i servizi specialistici territoriali, con particolare riferimento al Servizio Salute Mentale e SERT».

Di fronte a tutto ciò, dopo l’incontro e la lettera rimasta per ora carta straccia, i sindacati annunciano iniziative perché il territorio riceva le risposte di cui ha bisogno.

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L'ospedale civile di Senigallia "Principe di Piemonte"

Quali nodi e soluzioni per la sanità pubblica a Senigallia? L’INTERVISTA al comitato cittadino per l’ospedale

L'ospedale civile di Senigallia "Principe di Piemonte"
L’ospedale civile di Senigallia “Principe di Piemonte”

Quali le problematiche attuali dell’ospedale di Senigallia e quali i passi in avanti che si potrebbero compiere di qui a poco? Dove si sta intervenendo e quando la comunità senigalliese e valliva potrà godere delle migliorie, strutturali e relative al personale, che sono state messe in campo dall’amministrazione sanitaria e regionale? Sono alcune delle domande che abbiamo posto a Silvano Cingolani Frulla, presidente del comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia con cui abbiamo parlato di sanità e del futuro del nosocomio locale. L’intervista è in onda venerdì 16 e sabato 17 agosto, nei soliti orari delle 13:10 e delle 20, con un’ulteriore replica poi domenica 18 alle 17:25 circa (subito dopo l’intervista in due puntate al commissario della fondazione Città di Senigallia Canafoglia). L’audio è disponibile anche in questo articolo grazie al lettore multimediale ma si potrà leggere anche un estratto dell’intervista in forma testuale.

Parliamo delle liste di attesa, il sintomo che forse tutti notano di una sanità in difficoltà…
Vanno avanti da anni e si acuiscono sempre di più, con problemi sia per i cittadini sia per la Regione perché aumenta la mobilità passiva, ovvero il ricorso a cure di altre regioni, oppure si va privatamente. Il problema è che non tutti possono curarsi adeguatamente: il 10% dei marchigiani non ha le risorse per farlo. Eppure l’articolo 32 della costituzione sancisce che è un diritto di tutti potersi curare.

Molti devono fare una scelta tra le varie spese da affrontare e le cure mediche.
Ci impegniamo su questo fronte affinché le cose cambino e proprio l’interlocuzione ottima a livello locale con l’amministrazione comunale che ci ascolta e recepisce le nostre istanze va in questa direzione. Lo stesso vale col direttore dell’Ast 2 dottor Stroppa, spero che la collaborazione dia qualche frutto a breve. Criticavamo prima e critichiamo anche adesso, la differenza è che ora a livello locale siamo ascoltati. Non lo siamo a livello regionale. 

Sulla palazzina per le emergenze-urgenze avete novità? I lavori dovevano partire in primavera
L’aspettiamo con ansia perché il pronto soccorso deve essere a norma. Conterrà il pronto soccorso, l’osservazione breve, la medicina d’urgenza, la terapia intensiva e semi-intensiva, sale operatorie di ultima generazione con diagnostica dedicata. Il problema è che sotto, nel terreno, vi sono tutte le linee elettriche, idriche e per il riscaldamento dell’ospedale. Non so cosa riusciranno a fare in quella zona, andranno dirottate tutte le condotte. Inoltre andrà fatta una bonifica perché vi era un inceneritore una volta: che materiali di risulta vi sono? Questo ritardo è dovuto ai sondaggi del terreno? 

Sicuramente è il più importante investimento sull’ospedale pubblico degli ultimi anni…
Sì ma deve essere finito entro primavera 2026, perché è finanziato con i fondi del pnrr, speriamo di vedere almeno l’inizio dei lavori. A breve dovremmo avere un incontro col direttore Stroppa per capire anche il cronoprogramma dei lavori sulla nuova palazzina.

Che novità sul personale sanitario e amministrativo dopo le assunzioni annunciate dall’Ast?
Ne sono state fatte molte ma avrebbero bisogno di più risorse, ma dal fondo nazionale: ora è tutto passato a livello regionale ma il 10% delle risorse regionali non è uguale al 10% nazionale. Bisognerebbe che dal governo allarghino le risorse adeguandole al costo storico sanitario nazionale.

Silvano Cingolani Frulla
Silvano Cingolani Frulla

Quali i vostri dubbi sulle centrali operative territoriali (COT)?
Secondo la Regione, dovrebbero coordinare la presa in carico della persona. C’è a Senigallia, Jesi, Ancona e Fabriano. Ma la domanda è: quali utenti prende in carico una cot se le liste regionali di prenotazione sono chiuse e qualsiasi esame o visita non è prenotabile? Se vado al cup e non posso prenotare, il cot chi prende in carico? Queste sono alcune delle domande, ma molte ce le fanno anche i cittadini che sono arrabbiati perché dicono che il diritto alla salute sia negato quasi a tutti. Per questo ci impegniamo.

Quali soluzioni?
Per esempio, nel laboratorio analisi di Senigallia c’è ora una nuova organizzazione che dovrà regolare meglio l’attività rispetto agli altri laboratori di Jesi e Fabriano;

Perché non riapre il parcheggio lungo lo stradone Misa?
C’è una proposta vecchia che vede quel parcheggio nelle mani di una società che però lo tiene chiuso per non si sa quali motivi. E’ avvenuto dopo l’alluvione 2022, probabilmente dovevano esservi fatti dei lavori ma che sono bloccati.

Anche il Misa Soccorso ha dei problemi?
I loro locali sono angusti e non a norma e soprattutto le ambulanze non hanno alcun riparo, sia d’estate che d’inverno, nonostante le delibere che regolamentano il trasporto sanitario. I mezzi raggiungono sotto il sole delle temperature altissime, come come infuocate ma al loro interno contengono medicinali e apparecchi elettromedicali che potrebbero rovinarsi, per non parlare poi degli ammalati.

Che notizie dai reparti?
L’otorino una volta era un’unità operativa complessa, poi è stato declassato a unità semplice dipartimentale: ora c’è l’interpello ai medici, attendiamo la nomina del responsabile per ridurre le liste di attesa. Si pensi che a settembre c’è solo una seduta di sala operatoria per l’otorino di Senigallia: quattro interventi al mese di quindici minuti l’uno, con cinque medici a disposizione. E’ inaccettabile.

E poi? Qualche passo in avanti?
Stanno venendo fuori le nomine dei facenti funzione a nefrologia, a cardiologia. La cardiologia è importantissima: c’era una delibera che eliminava sulla carta l’utic, la terapia intensiva cardiologica tramutandola in riabilitativa; poi non è stata mai di fatto tolta. Adesso dovrebbe ritornare come prima grazie al concorso per primario, quindi torneremo ad avere un’utic come nel 2017, anche se attendiamo l’uscita del concorso.

Tante problematiche, tante segnalazioni dei cittadini…
Sono 6-700 segnalazioni. Cerchiamo di dare una mano con la nostra esperienza, senza guardare a posti e poltrone, ci occupiamo di salute senza guardare la politica, siamo un comitato civico che vuole cercare delle soluzioni.

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L'area all'ospedale di Senigallia dove dovrà sorgere la nuova palazzina per l'emergenza-urgenza

Sanità, a Senigallia la nuova palazzina per l’emergenza fatica persino a nascere

L'area all'ospedale di Senigallia dove dovrà sorgere la nuova palazzina per l'emergenza-urgenza
L’area all’ospedale di Senigallia dove dovrà sorgere la nuova palazzina per l’emergenza-urgenza

Dopo l’annuncio di ulteriori investimenti sulla sanità, che per Senigallia si traduce con la nuova palazzina per l’emergenza-urgenza, sono in corso le progettazioni esecutive. Parliamo al plurale perché in ballo c’è una pianificazione che riguarda non solo l’ospedale Principe di Piemonte a Senigallia, ma anche Fano, Urbino, Civitanova Marche, Pergola e Cagli. Nei primi tre casi si tratta dello stesso intervento di Senigallia, ovvero di una nuova costruzione per l’emergenza urgenza; a Pergola si assisterà alla ristrutturazione dell’ospedale cittadino, con il cantiere già avviato, mentre a Cagli, infine, sono cominciati i lavori per il nuovo presidio sanitario.

Un pacchetto di investimenti regionali possibili grazie al Pnrr – sempre lui – dal valore complessivo di 136 milioni di euro. Ammonta a circa 23 milioni di euro l’intervento per Senigallia; 24 per Fano; 22 per Civitanova Marche; 15 per Cagli; 22 per Urbino, mentre il conto sale a 30 milioni per Pergola dove la ristrutturazione dovrà restituire una struttura antisismica e a emissioni zero, con alte prestazioni energetiche. 

Discorso simile per Senigallia, dove si otterrà una palazzina con alte prestazioni energetiche con emissioni quasi zero e performante anche a livello antisismico. Nella struttura confluiranno il pronto soccorso, l’osservazione breve, la medicina d’urgenza, la terapia intensiva e semi-intensiva, sale operatorie di ultima generazione con diagnostica dedicata. Un sogno praticamente.

Il grosso dei cantieri dovrebbe avviarsi tra settembre e ottobre di quest’anno, è bene specificarlo perché le date spesso vengono rinviate sperando che nessuno ricordi quando in realtà l’intervento sarebbe dovuto partire o concludersi. Come nel caso di Senigallia: la nuova palazzina sostituirà il vecchio pronto soccorso con tutti i problemi legati al rispetto delle norme su agibilità, incendi e terremoti; ma forse non tutti ricordano che l’appalto era stato consegnato in via d’urgenza lo scorso aprile e che comprendeva sia la realizzazione della palazzina sia la progettazione esecutiva. I lavori da parte di un consorzio umbro sarebbero dovuti partire entro maggio 2024 per poi poter pensare di rendere operativa la struttura entro la fine del 2025, un anno e mezzo di lavori.

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L'ospedale di Senigallia

Aumentano d’estate gli accessi in ospedale a Senigallia: preoccupata la politica, tranquilla l’Ast

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

La sanità in affanno, la politica che fa proclami, la gente che denuncia disservizi e disagi. Sono questi gli ingredienti dell’ultimo “botta e risposta” sul tema che più di tutti è caro ai cittadini di qualunque colore politico: la sanità con i suoi servizi ospedalieri e territoriali. Ed è una sanità che deve fare i conti con numerose problematiche, normalmente più accentuate d’estate tra poco personale, ferie da godere e popolazione in aumento nelle città turistiche come Senigallia. Pochi giorni c’è stata l’ennesima segnalazione di cosa non va riguardo l’ospedale e i suoi servizi, in particolare con i lunghi tempi per le prestazioni al pronto soccorso di Senigallia, così come in altre città della regione Marche. Situazione resa più difficile dagli accessi legati al gran caldo di queste settimane, destinato a durare ancora per alcuni giorni.

Tema su cui è intervenuto anche l’ex sindaco della spiaggia di velluto Maurizio Mangialardi, oggi consigliere regionale e vicepresidente dell’assemblea legislativa marchigiana: «Purtroppo non stupisce che l’ondata di calore che sta investendo in questi giorni le nostre città stia facendo collassare i pronto soccorso della provincia di Ancona. I mancati investimenti e le carenze di organico rappresentano una costante degli ultimi quattro anni. Se poi ci aggiungiamo che i problemi di Torrette vengono scaricati sugli altri ospedali del territorio, aumentando le loro criticità, abbiamo la cifra esatta del fallimento sanitario targato Acquaroli-Saltamartini-Salvi. Tanto il personale sanitario quanto l’utenza, specie gli anziani e le persone fragili, continuano a vivere l’incubo che ha preso forma nel 2020, senza che vi siano segnali di controtendenza. Anzi,  ciò che registriamo è un continuo peggioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario, con medici e infermieri costretti a sobbarcarsi ore e ore di straordinario per permettere ai colleghi di fruire delle ferie previste dal contratto. Un fenomeno che, inevitabilmente, porta a una ricaduta sulla qualità dei servizi, peraltro sempre più frequentemente esternalizzati a ditte private per svolgere attività assolutamente ordinarie».

Altro tema è quello del laboratorio analisi, su cui il comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia interviene più volte. L’ultima dichiarazione è quella relativa alla nuova organizzazione del punto prelievi, con l’assunzione di operatori per un totale di quattro unità tra sportelli aperti al pubblico e attività amministrative “dietro le quinte”. «Il protocollo organizzativo in partenza a fine luglio prevede un accesso dalle 07:30 alle 09:45 del mattino di pazienti prenotati, fragili e urgenti pari a circa 150 persone a cui si aggiungono i paganti il ticket per un totale di oltre 200 operazioni giornaliere. Questo con 3 operatori, uno per sportello. Un altro operatore deve provvedere  alla sistemazione cartacea delle impegnative e dei ticket, a chi spetta. E’ svolto in uno sportello a parte e comporta la spedizione dei referti ai punti prelievi esterni. Si evince quindi che la presenza fissa di quattro operatori è quella necessaria per far fronte ai carichi di lavoro del laboratorio e che l’assenza di uno di loro, anche per una semplice influenza, mette in affanno e provoca criticità al servizio. Ecco perché abbiamo avanzato la richiesta della quinta unità lavorativa».

Intanto dall’AST di Ancona, l’azienda sanitaria territoriale in cui è compresa Senigallia, sottolineano che «si è evidenziato oggettivamente un incremento di accessi presso i pronti soccorso di Senigallia e Jesi ma la situazione è sotto controllo e si stanno gestendo i flussi in maniera coordinata con i reparti anche attraverso i fast track ospedalieri. Le unità operative sono infatti a pieno regime in quanto a organico e stanno riuscendo a gestire gli accessi e le varie casistiche di accesso, alcune dovute anche al periodo estivo». Al pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, città a vocazione turistica, i dati sugli accessi sono in media con le precedenti stagioni estive, secondo l’Ast che snocciola alcuni dati. Lunedì 15 luglio, martedì 16 e mercoledì 17 gli accessi sono stati rispettivamente 102, 94 e 97, perlopiù codici azzurri e verdi, quindi a bassissimo rischio per la salute delle persone. L’azienda ha inoltre replicato a Mangialardi specificando di aver «da tempo provveduto al potenziamento degli organici e bandito avvisi e concorsi specifici per implementare il personale dell’emergenza urgenza», senza contare la riorganizzazione dei servizi programmata «per far fronte all’afflusso crescente fisiologico di accessi in PS nel periodo estivo legato sia al maggior afflusso di turisti sia alle casistiche legate alla stagionalità (traumi, infortuni, incidenti, ondate di calore, patologie croniche, pazienti fragili…)».

Liste di attesa, «la Regione Marche copi dall’Abruzzo il sistema per ridurle»

Torna sulle liste di attesa il comitato cittadino a difesa dell’ospedale di Senigallia. Lo fa con un appello alla politica regionale perché percorra la stessa strada tracciata in Abruzzo. Nella vicina regione, infatti, è stato votato e approvato un emendamento con cui si dà priorità allo smaltimento delle liste di attesa e poi spazio alle prestazioni di libera professione, a pagamento, dentro gli ospedali pubblici.

«Nella vicina Regione Abruzzo è stata trovata una soluzione – sostiene il comitato senigalliese sulle liste di attesa – Un emendamento, votato a maggioranza, dice che qualora i tempi di esecuzione siano troppo lunghi e troppo distanti da quelli indicati dal codice di priorità della ricetta del medico di base della Asl (nelle Marche le Ast provinciali) si possono bloccare le attività libero professionali degli specialisti. E allora basta copiare! Vale a dire che vengono prima le prestazioni nell’ospedale in cui i sanitari lavorano e una volta azzerate le liste da’attesa si può ripristinare la libera professione intramoenia. E con l’aiuto delle strutture sanitarie private convenzionate».

Comitato che insiste: «Se le liste d’attesa sono troppo lunghe non deve essere possibile fare l’attività a pagamento dentro l’ospedale. Oltretutto sarebbe un vantaggio perché, dando spazio a prestazioni all’interno del servizio pubblico, la Regione vedrebbe ridotta, quasi azzerata, la mobilità passiva».

Dunque una soluzione che potrebbe risolvere sia il problema delle liste di attesa – l’obiettivo è quello – sia ridurre un conto economico molto pesante: sono infatti oltre 400 i milioni di euro sborsati da palazzo Raffaello in 10 anni. E sono finiti nelle casse di altre regioni che hanno accolto i pazienti marchigiani bisognosi di cure e che nelle Marche non trovavano spazio nel sistema sanitario regionale.

La soluzione sarebbe in grado di «soddisfare finalmente le esigenze dei pazienti – spiega ancora il comitato che conclude – una solidarietà nei confronti dei cittadini, a fatti e non a parole, che non rinuncerebbero più alle cure (il 10% dei marchigiani lo fa) e che potrebbero curarsi nella  propria provincia. I marchigiani si aspettano un emendamento simile dalla Regione Marche».

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L'ospedale di Senigallia

Sanità pubblica: difficoltà e contraddizioni. INTERVISTA a Luca Santarelli (Rinasci Marche)

L'ospedale di Senigallia
L’ospedale di Senigallia

Di solito di sanità si parla esprimendo giudizi negativi o comunque con gradi di soddisfazione non particolarmente alti. Nonostante infatti l’abnegazione del poco personale ancora rimasto nel settore pubblico della sanità, le criticità di un sistema da aggiornare rimangono tali e i tagli nel corso degli anni alle risorse economiche non hanno fatto altro che aggravare il quadro. Così abbiamo pensato di parlarne con uno del settore: abbiamo scelto un infermiere e un esponente politico, due figure che si fondono in Luca Santarelli, professionista della clinica neurologica dell’azienda ospedaliera delle Marche ma anche consigliere regionale e presidente del gruppo Rinasci Marche – Civici e solidali.

Per ascoltare le sue parole basterà cliccare sul tasto play del lettore multimediale, mentre chi preferisce leggere potrà proseguire con il testo qui sotto. Ricordiamo che l’intervista va in onda lunedì 13 e martedì 14 maggio alle ore 13:10 e alle ore 20 su Radio Duomo Senigallia-InBlu (95.2 FM), e in replica anche domenica 19 alle ore 16:50.

Hai più volte affrontato i temi sanitari in consiglio regionale…
Sì, la situazione della sanità nel suo complesso non è ottimale, non solo per quanto riguarda la mia professione: posso affermare per la mia lunga esperienza che riguarda tutte le professionalità che operano in campo sanitario ma anche gli ausiliari, i tecnici. Siamo molto critici sulla dinamica di definanziamento del sistema pubblico. Servono nuove assunzioni, stabili, con contratti e adeguati alla dignità e al valore della professione. Borse lavoro, tirocini e flessibilità che poi si traduce in precarietà rendono le professioni sanitarie poco attrattive. 

La carenza di personale è da anni al centro del dibattito ma le soluzioni adottate non sembrano aver prodotto i risultati sperati.
La chiave può essere limitare il ricorso ai professionisti presi all’estero o ai gettonisti o alle cooperative. Venti anni di tagli alla sanità e un tetto di spesa sempre più rigido, mentre si indirizzano risorse verso la sanità privata hanno prodotto certi effetti. Spesso c’è la necessità di strutture e professionisti sanitari dal mondo privato, ma dopo decenni di malagestione ora ci sono problemi radicati nel sistema.

E come ne usciamo ora? 
Ormai siamo di fronte a un vero e proprio allarme: mancano centinaia di migliaia di figure professionali nel sistema sanitario nazionale e regionale. Spesso è anche difficile quantificare il fenomeno proprio per la precarietà delle persone assunte. Il definanziamento avviene a livello ministeriale, poi le regioni devono gestire quel poco che hanno. Ma ciò va ad impattare sull’assistenza agli utenti.

Luca Santarelli
Luca Santarelli

Che proposte avete avanzato?
Il rifinanziamento della sanità pubblica. Durante la pandemia sono state introdotte misure straordinarie, ma il personale è stato costretto a turni massacranti. Negli anni successivi i precari sono rimasti tali e ciò porta difficoltà su difficoltà. Gli operatori rischiano di non essere motivati nel lavoro di cura e assistenza al paziente. Anche sulle liste di attesa, la corte dei conti ha dichiarato che nelle Marche c’è un quadro insoddisfacente, con percentuali di recupero delle prestazioni sotto la media nazionale. Noi abbiamo fatto proposte che avrebbero portato benefici da questo punto di vista.

Perché ci sono tanti spazi per le prestazioni intramoenia (la libera professione intramuraria da parte degli operatori della sanità pubblica) se le liste di attesa sono lunghissime?
Il loro contratto lo prevede, dando possibilità di aumentare il proprio reddito in maniera lecita. Il tema è che il privato garantisce in questo momento certezza economica e condizioni migliori. Adesso la sanità pubblica è di serie B per il definanziamento prolungato negli anni. Un sistema da rivedere. I cittadini hanno il diritto a essere curati, a essere curati bene, non dico sotto casa ma almeno nel raggio di venti chilometri. Anche perché la popolazione è sempre più anziana.

E’ vero che le cooperative di medici risucchiano risorse pubbliche? Cioè la formazione è pubblica, la gavetta è pubblica ma poi il sistema pubblico si deve andare a comprare la prestazione sanitaria dal professionista che nel frattempo è passato al privato: cosa ne pensi?
Se n’è parlato tantissimo, è una vera emergenza perché le tariffe dei cosiddetti gettonisti sono quattro volte superiori ai medici del sistema sanitario nazionale. Nasce tutto dalle difficoltà dei pronto soccorsi, ma è chiaro che c’è un forte interesse economico. C’è chi prende l’aereo, viene qui, fa tre o quattro turni consecutivi e poi se ne ritorna a casa con un’indennità molto alta, lavorando al fianco di chi percepisce un quarto del loro stipendio. Non siamo d’accordo ma alla base c’è una mancata programmazione.

Com’è messa la sanità locale, mi riferisco a tutto il territorio diocesano?
E’ molto allarmante. Noi abbiamo presentato mozioni e interrogazioni, tra cui quelle per ripristinare a Senigallia alcune funzioni organizzative, perché altrimenti l’ospedale non è in grado di operare in piena efficienza e sicurezza, nella tutela sia dei pazienti che degli operatori o di chiunque riceva prestazioni. Ora sono squilibrate verso Jesi e Fabriano, ma le funzioni organizzative devono tornare in una città che triplica la popolazione d’estate: non avere la centralità dei servizi è penalizzante per il territorio. Per le aree interne, invece, notiamo un divario rispetto alla costa: per esempio ad Arcevia il prelievo lo puoi fare tre volte a settimana. Negli altri giorni ti devi recare a Senigallia, oltre 45 km di distanza, e in mezzo non c’è nemmeno una farmacia dei servizi che potrebbe risolvere qualche problema. E’ inaccettabile, da terzo mondo.

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