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Tag: pace

Manifestazione per la pace

La “Rete per la pace” di Senigallia aderisce alla manifestazione di Roma del 9 marzo

Manifestazione per la pace

Da Senigallia a Roma. Si sposta e acquisisce nuova centralità e rilevanza il presidio per la pace che quasi ogni fine settimana viene organizzato a Senigallia, nelle centralissime piazze Saffi e Roma. Questa volta però c’è l’adesione alla manifestazione nazionale per la pace che si terrà nella capitale il 9 marzo prossimo, con partenza da piazza della Repubblica e arrivo ai fori imperiali. Lungo questo percorso cammineranno anche molti dei partecipanti ai presìdi senigalliesi.

Questa infatti la decisione della “Rete per la pace subito – Senigallia” che ha quindi “spostato” il 66° presidio che si sarebbe dovuto tenere in piazza Saffi a Senigallia. Sarà l’occasione per unire la propria voce a quella di altre realtà associative nazionali nella protesta contro l’invio di armi nei paesi in guerra e per un cessate il fuoco immediato sia in Ucraina che in Palestina, così come negli altri luoghi della terra dove si assiste a conflitti armati.

«Perché questa è l’unica possibilità per salvare dalla morte e da immani sofferenze la popolazione civile e i giovani arruolati a forza, scongiurando l’escalation in corso verso la guerra mondiale» sostengono dalla Rete per la pace – Senigallia. «Per poi sottolineare che le spese militari hanno raggiunto la cifra massima della storia con i 2.240 miliardi di dollari nel 2022 (ultimo anno con rilevazioni ufficiali), senza dimenticare, tanto per fare un paio di esempi, che un F35 costa come 3.244 letti in terapia intensiva, un sottomarino come 9.180 ambulanze (e sono in alternativa)».

L’appello è ancora una volta rivolto ai governi, in primis quello italiano ovviamente, perché promuova concretamente e non solo a parole trattative e negoziati di pace rinnovando di fatto « quello spirito di coesistenza che nel secondo dopoguerra animò la stesura delle costituzioni democratiche, la nascita delle rinnovate Nazioni Unite e della Comunità Europea, spirito allora affermato proprio per scongiurare eventuali future spirali di guerra, quelle che ora si manifestano così minacciose».

All’appello che deve avere come obiettivo anche l’accoglienza e l’assistenza a tutti i profughi di guerra e la tutela di migranti, si uniscono dunque gli attivisti senigalliesi che invitano a un’ampia partecipazione. 

Info: tel. 071.63935 – partenza pullman ore 7.30 Agenzia delle entrate.

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I quattro pilastri per costruire la pace. Una riflessione di don Paolo Gasperini

La pace è una priorità, la pace è un’urgenza, la pace è necessaria come l’aria, come l’acqua. Perché la pace è vita e la vita presuppone la saggezza, ma la saggezza non sembra riscuotere molto successo, perché con troppa facilità si incita all’odio e alla distruzione. Questa povertà culturale è alla base della debolezza di alcuni governi e organismi internazionali, più attenti agli interessi di parte che a una pace che finirebbe per avvantaggiare tutti in tempi lunghi. Ed è la ritrosia ad affrontare questi temi che incrina la credibilità e l’efficacia delle proposte di pacificazione.

Tuttavia non basta condannare la guerra, occorre uscire per primi dalla sua logica. Per farlo occorre smettere di pensare alla pace solo come a una meta: anche i violenti vogliono la pace e combattono per realizzarla. La pace deve valere anzitutto come metodo tramite l’azione nonviolenta e l’alternativa è proprio questa: la pace come via alla pace. La via è data da mezzi in se stessi pacifici, dal dialogo alla sciopero, dal diritto alla diplomazia, dalla pressione economica alla diffusione di idee e informazioni.

Da tempo la Chiesa propone quattro pilastri per costruire la pace: la verità, la giustizia, la libertà, l’amore. Pilastri che comportano poi scelte concrete e azioni precise.

La verità. Penso innanzitutto alla informazione, alla ricerca delle fonti, al conoscere la storia, piuttosto che alle frasi fatte, agli slogan tutti uguali, al pensiero semplicistico che vede solo bianco e nero. Perché in ogni conflitto il primo cadavere è sempre la verità e la voglia di trovare subito un colpevole ci impedisce di cercarla insieme, visto che la verità è complessa e noi ne cogliamo solo una parte. Recuperiamo un pensiero pensato, una informazione plurale, un confronto serio con il desiderio di arricchirsi vicendevolmente e non di far valere scioccamente il proprio punto di vista.

La giustizia. E’ la capacità di promuovere il bene comune, di dare la possibilità ai popoli e alle persone di poter vivere una vita dignitosa. Lo sappiamo tutti ma non abbiamo il coraggio di dirlo: finché la dimensione più significativa della vita sarà quella economica, giustizia non potrà esserci. E questo chiede un cambiamento dei nostri stili di vita comunitari e personali.

La libertà. E’ la possibilità di crescere, di maturare, di essere persone che possono decidere della propria vita e non costrette a vivere una vita che nessuno vorrebbe. La libertà chiede lavoro, casa, possibilità di studiare, non condizioni uguali per tutti, ma più condizioni per chi è più indietro: scriveva don Milani che “non c’è ingiustizia più grande che fare parti uguali tra disuguali”.

L’amore. E’ la cura di ogni persona, è il mettere l’altro al centro, è non considerare nessuno “straniero”. Non è “buonismo”, come alcuni scioccamente lo chiamano, ma capacità di camminare con tutti, perché non ci si salva da soli. Pensavamo di averlo capito con il Covid, ma forse era solo paura.

Come in ogni guerra anche quest’ultima ha trovato terreno fertile nella mancanza di verità, giustizia, libertà e amore. La svolta è adottare la pace come metodo di vita ed è una novità che porterà frutto grazie a coloro – speriamo noi – nella cui coscienza mette radici questa evidenza: la politica realmente efficace è fatta non per vincere, ma per riuscire a vivere insieme.

don Paolo Gasperini

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Attacco a Israele: card. Pizzaballa “emergenza molto grave. Temo che si arriverà alla guerra”.

“Siamo in una emergenza molto grave e temo che si arriverà alla guerra”: così il patriarca latino di Gerusalemme, card. Pierbattista Pizzaballa, commenta l’attacco sferrato all’alba di sabato scorso da Hamas, con migliaia di razzi lanciati, dalla Striscia di Gaza verso il sud e il centro di Israele (Tel Aviv e Gerusalemme comprese). miliziani palestinesi, penetrati in vari modi in territorio israeliano, avrebbero anche fatto ostaggi tra i civili e i militari israeliani.

“Siamo davanti ad una situazione molto grave scoppiata improvvisamente, senza troppi preavvisi. È una campagna militare da ambo i lati, molto preoccupante per le forme, per le dinamiche e per l’ampiezza. Si tratta di novità molto tristi”. “La presa di ostaggi israeliani, fenomeno in nessun modo giustificabile – sottolinea il porporato – non farà altro che favorire una maggiore aggressività da ambo i lati, soprattutto da parte israeliana”. Il patriarca rivolge poi lo sguardo alla piccola comunità cristiana gazawa, poco più di 1000 fedeli dei quali solo un centinaio cattolici, appartenenti all’unica parrocchia latina della Striscia, dedicata alla Sacra Famiglia, incoraggiando “i cristiani della Striscia, impauriti”: “Sappiano che, come sempre, non saranno lasciati soli e che questo è un momento in cui dobbiamo essere uniti più mai”. Un ultimo appello lo rivolge alla comunità internazionale: “La comunità internazionale deve ritornare a prestare attenzione a quanto accade in Medio Oriente. Gli accordi diplomatici, quelli economici – conclude Pizzaballa – non cancellano un dato di fatto: esiste una questione israelo-palestinese che ha bisogno di essere risolta e che attende una soluzione”.

Daniele Rocchi

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Senza pace

“Spezzeranno le loro spade per farne aratri, trasformeranno le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra”. Isaia, ti preghiamo, continua a parlarci di pace!

La guerra vista da sinistra: lettera aperta al Pd della ‘Rete per la pace subito di Senigallia’

500 giorni di guerra sanguinosa, morti e devastazione, senza alcun obiettivo raggiunto. Mosca non riuscirà più a sottomettere l’Ucraina, ma neanche l’Ucraina riuscirà più a riconquistare i suoi territori nonostante l’enorme invio di armi da parte dell’Occidente. Intanto abbiamo assistito a un’escalation pericolosissima di cui non sembra si sia consapevoli. Persino la possibilità di un conflitto nucleare ci lascia indifferenti. Vittime di una continua e sferzante propaganda da entrambe le parti belligeranti, amplificata dal pensiero unico dei nostri mass media, abbiamo perso la capacità di ragionare e di leggere la realtà con un minimo di pensiero critico.

Potremmo dire che noi pacifisti, così continuamente beffeggiati, lo avevamo detto sin dall’inizio che questa guerra come tutte le guerre non risolve i conflitti, ma complica le situazioni ed è foriera sempre di altri disastri. Lo ha capito bene il Papa, la cui presa di posizione non è ispirata solo a principi etici bensì a una visione politica di ampio respiro, senza la quale, anche se si arrivasse ad un precario armistizio, resterebbero problemi irrisolti e si aprirebbe una nuova fase di instabilità e di scontro globale tra superpotenze.

Fatichiamo perciò a capire l’ostinazione e la caparbietà di un partito di sinistra, come vuole essere il Pd, a continuare a schierarsi con chi sa solo inviare armi, armi, armi, senza mai fermarsi a riflettere e a pensare che forse c’è un’altra possibilità per ripristinare il diritto e mettere fine a questa guerra, e che è giunta l’ora di un negoziato.

Nessuna parola si è spesa neanche sull’invio delle bombe a grappolo, per citare l’ultima perla di questa guerra. E oggi il nostro capo del governo a Vilnius può chiedere, nel silenzio generale di tutte le forze politiche, che la Nato difenda anche i nostri confini a sud col pretesto della presenza di Cina e Russia in Africa, approfittando così della dilagante militarizzazione per riproporre una versione aggiornata del solito, bieco, blocco navale contro l’immigrazione.

Eppure sappiamo che all’interno del Partito Democratico, anche nella nostra città e nella nostra regione, c’è chi la pensa in un altro modo, per una convinzione pacifista, perché crede ancora nei valori di un grande Paese come il nostro e della Costituzione.

Vi invitiamo, compagne e compagni, a confrontarci, a ragionare insieme, senza posizionamenti ideologici, senza pregiudizi di sorta. Se vorrete creare momenti di dibattito, siamo disponibili. Siamo in piazza da 50 settimane con un presidio settimanale per affermare i nostri quattro punti:  – l’immediato cessate il fuoco in Ucraina  – no all’invio di armi e all’aumento delle spese militari – un’azione diplomatica concreta del governo italiano al fine di promuovere negoziati di pace – l’accoglienza e l’assistenza ai profughi di qualsiasi provenienza. Chi si oppone a questa guerra può unirsi a noi.

Rete per la pace subito – Senigallia

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Padre Luigi Maccalli a Senigallia per un incontro dal titolo: “La pace ha un nome: fraternità”

La pace ha un nome: fraternità“: questo il titolo dell’incontro con padre Maccalli, lunedì 20 marzo 2023, al alle ore 21.00 presso il teatro ‘Portone’.

Pier Luigi Maccalli nasce nel 1961 in un paesino del cremasco. Ordinato sacerdote nel 1985 nella Società delle Missioni Africane (Sma), fondata a metà ‘800 dal vescovo francese Melchior de Marion Brésillac, animato da un profondo impulso missionario. Padre Gigi parte per la Costa d’Avorio, dove rimane dieci anni, poi rientra in Italia per occuparsi di formazione, e infine ritorna in Africa, questa volta in Niger, a Bomoanga dove vede nascere una chiesa dedicata allo Spirito Santo, nel 2007. La sera del 17 settembre 2018 viene rapito dal Gsim, un gruppo di fondamentalisti islamici guidato da Abu Naser e ispirato ad Al-Qaeda. Condivide la prigionia con Luca Tacchetto e Nicola Chiacchio. Dopo due anni, tra il 6 e l’8 ottobre 2020, viene rilasciato.

Catene di libertà. È un ossimoro il titolo del libro in cui padre Pier Luigi Maccalli racconta i due lunghissimi anni in cui un gruppo di terroristi islamisti l’ha tenuto prigioniero nel Sahel, in Mali. Un ossimoro che perfettamente esprime lo spirito con cui padre Gigi è riuscito a sopravvivere.
“I miei piedi – pensava padre Gigi durante la prigionia – sono incatenati, ma il mio cuore no. Ho pensato alle parole di Teresa di Lisieux «Io nella Chiesa sarò l’amore», e mi sono detto «Porterò la vita alle periferie del mondo». Poi mi è venuto in mente Marion Brésillac, il fondatore della Società delle Missioni Africane (Sma), che diceva «Siate missionari dal profondo del cuore». Ecco, io ho viaggiato, e mi sono sentito missionario anche in catene”.

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Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

La guerra in Ucraina, le richieste di pace: nuovo presidio, il 35°, a Senigallia

Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022
Uno dei primi presidi per la pace organizzato a Senigallia, luglio 2022

Si terrà domani, sabato 11 marzo, il nuovo presidio contro la guerra in Ucraina che la “Rete per la pace subito” di Senigallia organizza ormai da varie settimane. Giunta alla 35esima giornata, l’iniziativa si pone lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che esiste un’altra strada al conflitto armato e sulla possibilità di indirizzare le scelte dei politici che finora hanno optato per il solo invio delle armi.

Per l’occasione abbiamo approfondito il tema della guerra e delle possibilità concrete di pace e accordi negoziali con uno degli animatori di tale movimento pacifista senigalliese, Roberto Mancini, ex docente e consigliere comunale.

«L’aggressione non ha giustificazioni – ha subito precisato – ma se vogliamo capirla fino in fondo, o cercare possibilità di soluzioni alternative al conflitto, dobbiamo andare indietro nel tempo per capire quali scelte abbiano portato alla situazione attuale. Dobbiamo inoltre comprendere che la guerra sta contrapponendo superpotenze con dotazioni militari nucleari e che si sta decidendo quale sarà il nuovo ordine mondiale. Quali speranze per i movimenti pacifisti? Sapendo che difficilmente una parte potrà prevalere sull’altra, la nostra speranza è quella di arrivare a un tavolo di trattative e di farlo il prima possibile: ogni giorno che passa, tra morte e devastazione, complica di più le cose».

Ascolta l’intervista completa cliccando sul player qui sotto.

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Cei, “Le comunità preghino per la pace”. Il 10 marzo una Messa per le vittime della guerra

“Tutto il mondo è in guerra, è in autodistruzione. Fermiamoci in tempo!”. “Il grido accorato di Papa Francesco scuote le coscienze e chiede un impegno forte a favore della pace: è tempo di trovare spazi di dialogo per porre fine a una crisi internazionale aggravata dalla minaccia nucleare”. Ad un anno dall’invasione russa di uno Stato indipendente, l’Ucraina, la presidenza della Conferenza episcopale italiana, in una nota torna a ripetere il suo “‘no’ deciso a tutte le forme di violenza e di sopraffazione, il nostro ‘mai più’ alla guerra. Per questo, invitiamo le comunità ecclesiali ad unirsi in preghiera per invocare il dono della pace nel mondo”.

Aderendo all’iniziativa del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee), la presidenza della Cei invita “a celebrare venerdì 10 marzo 2023 una Santa Messa per le vittime della guerra in Ucraina e per la pace in questo Paese. Sarà un’occasione per rinnovare la nostra vicinanza alla popolazione e per affidare al Signore il nostro desiderio di pace. Chiedere la conversione del cuore, affinché si costruisca una rinnovata cultura di pace, sarà il modo in cui porteremo nel mondo quei germogli della Pasqua a cui ci prepariamo”.

“In Ucraina, così come in tanti (troppi) angoli della terra risuona infatti l’assordante rumore delle armi che soffoca gli aneliti di speranza e di sviluppo, causando sofferenza, morte e distruzione e negando alle popolazioni ogni possibilità di futuro”. “Sentiamo come attuale l’appello lanciato sessant’anni fa da san Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris: ‘Al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può ricostruire nella vicendevole fiducia’ (n. 39). “Se da una parte è urgente un’azione diplomatica capace di spezzare la sterile logica della contrapposizione, dall’altra tutti i credenti devono sentirsi coinvolti nella costruzione di un mondo pacificato, giusto e solidale. Il tempo di Quaresima – si legge ancora nella nota Cei – ci ricorda il valore della preghiera, del digiuno e della carità, le uniche vere armi capaci di trasformare i cuori delle persone e di renderci ‘fratelli tutti’”.

A.R.

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Il consiglio comunale di Corinaldo, 28 febbraio 2023

Dal consiglio comunale di Corinaldo il “no” alla guerra in Ucraina

Il consiglio comunale di Corinaldo, 28 febbraio 2023
Il consiglio comunale di Corinaldo, 28 febbraio 2023

Unanime il “no” alla guerra che il consiglio comunale di Corinaldo ha voluto esternare con un apposito ordine del giorno. La votazione, nella seduta del 28 febbraio, ha visto l’assise corinaldese unirsi all’appello del Coordinamento Nazionale Enti Locali Per la Pace e i Diritti Umani per chiedere il cessate il fuoco in Ucraina.

Rispetto del valore della vita umana, della sovranità e dell’integrità territoriale di ogni paese come pure dei diritti delle minoranze e delle legittime preoccupazioni. Sono i punti cardine di esternazioni di papa Francesco nel chiedere il cessate il fuoco nel conflitto che vede contrapposti Ucraina e Federazione Russa.

«È stato bello ed emozionante – afferma il sindaco Aloisi – confrontarsi in consiglio comunale su temi così alti ma di certo non distanti. Argomenti trasversali che hanno dimostrato che il consesso civico di un piccolo comune come il nostro può e deve manifestare unanimemente il proprio no alla guerra». 

L’ordine del giorno approvato dal consiglio comunale punta l’accento sulla richiesta al presidente della Federazione Russa di «fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte» e, di contro, al presidente dell’Ucraina di «essere aperto a serie proposte di pace».

Parole che verranno ribadite nuovamente dal primo cittadino di Corinaldo assieme ai colleghi marchigiani sabato 4 marzo a Loreto alla manifestazione voluta dal presidente del consiglio regionale Dino Latini.

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A Senigallia una cappellina dedicata alla Pace, un luogo di preghiera e di mobilitazione

La “Pace”, a Senigallia, è una parrocchia che deve il suo nome dall’intitolazione della chiesa a Santa Maria Regina della Pace, sin dal 1855. Proprio da questo titolo ha preso origine qualche anno fa l’idea di rendere la nostra chiesa in Diocesi luogo di preghiera per la pace nel mondo, per tutte le vittime delle guerre, per la fine della corsa agli armamenti e la risoluzione non violenta di ogni conflitto tra i popoli.

All’interno della chiesa è stata allestita la “cappella della pace” dove accanto all’antica immagine di santa Rita, donna di pace, sono state posizionate due icone della Madonna della Tenerezza, una della tradizione russa, una della tradizione ucraina. Inoltre è stata collocata la foto di Masha Amini, la prima donna uccisa a Teheran lo scorso settembre e l’Atlante 2022 delle guerre combattute oggi nel mondo. Al centro della cappella un contenitore a forma di calice stilizzato dove ognuno liberamente può lasciare una propria preghiera per la pace. Questa viene a contatto con le preghiere scritte da altre donne e altri uomini in un importante segno simbolico di comunione e di speranza.

Negli ultimi mesi abbiamo avviato contatti con tutte le chiese in Italia dedicate a Maria Regina della Pace, per creare una rete, per stringerci in preghiera e condividere cammini, uniti nel desiderio di pace, in difesa di ogni vita umana e dell’intero Creato. Abbiamo inviato a ciascuna comunità una lettera chiedendo disponibilità ad unire tutte le nostre forze spirituali, a condividere idee, iniziative, proposte. Questa Quaresima, che segna l’inizio del secondo anno di guerra russo-ucraina, ci veda uniti in preghiera per tutte le vittime, civili e militari, per chi vive in condizioni indicibili sotto i bombardamenti, per chi ha imbracciato le armi e per chi le sta rifiutando, per chi crede nella guerra come soluzione del conflitto, per chi costruisce vie di pace e di giustizia. Quanti desiderano unirsi in questa rete di preghiera possono contattarci buonsamaritanosenigallia@gmail.com

Federica Spinozzi

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Papa Francesco a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Foto Vatican Media/SIR

Papa Francesco nella Repubblica Democratica del Congo per portare un messaggio di pace

Papa Francesco a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Foto Vatican Media/SIR
Papa Francesco a Kinshasa, Repubblica Democratica del Congo. Foto Vatican Media/SIR

“La gioia di vedervi e incontrarvi è grande: ho tanto desiderato questo momento, ci ha fatto aspettare tanto, grazie per essere qui!”. Sono state più di un milione le persone che all’aeroporto di Ndolo, a Kinshasa, hanno partecipato alla messa presieduta da Papa Francesco, in tanti hanno dormito fuori dai cancelli, sul grande prato antistante, prima dell’apertura della celebrazione che ha convolto centinaia tra sacerdoti e membri del coro. Per questo appuntamento ieri nella Repubblica Democratica del Congo è stata festa: le scuole sono chiuse come anche molte attività lavorative per consentire a tutti quelli che volevano di partecipare all’evento con il Papa.

“In un mondo scoraggiato per la violenza e la guerra, i cristiani fanno come Gesù”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa nel secondo giorno del suo viaggio apostolico nella RdC. Gesù risorto, dice il Vangelo, “mostrò loro le mani e il fianco”. “Il perdono nasce dalle ferite”, ha commentato Francesco: “Nasce quando le ferite subite non lasciano cicatrici d’odio, ma diventano il luogo in cui fare posto agli altri e accoglierne le debolezze. Allora le fragilità diventano opportunità e il perdono diventa la via della pace”. “Non si tratta di lasciarsi tutto alle spalle come se niente fosse, ma di aprire agli altri il proprio cuore con amore”, ha precisato Francesco: “Così fa Gesù: davanti alla miseria di chi lo ha rinnegato e abbandonato, mostra le ferite e apre la fonte della misericordia. Non usa tante parole, ma spalanca il suo cuore ferito, per dirci che lui è sempre ferito d’amore per noi”. “Quando la colpa e la tristezza ci opprimono, quando le cose non vanno, sappiamo dove guardare: alle piaghe di Gesù, pronto a perdonarci con il suo amore ferito e infinito”, l’indicazione di rotta del Papa: “Lui conosce le tue ferite, conosce le ferite del tuo Paese, del tuo popolo, della tua terra! Sono ferite che bruciano, continuamente infettate dall’odio e dalla violenza, mentre la medicina della giustizia e il balsamo della speranza sembrano non arrivare mai”. “Gesù soffre con te, vede le ferite che porti dentro e desidera consolarti e guarirti, porgendoti il suo cuore ferito”, ha assicurato Francesco: “Con Gesù c’è sempre la possibilità di essere perdonati e ricominciare, e pure la forza di perdonare sé stessi, gli altri e la storia! Cristo questo desidera: ungerci con il suo perdono per darci la pace e il coraggio di perdonare a nostra volta, il coraggio di compiere una grande amnistia del cuore”.

a cura di L.M.

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Primo gennaio 2023: un giorno dedicato alla pace, la preghiera a Senigallia

Da cinquantasei anni il primo giorno dell’anno è proprio dedicato alla pace, con l’istituzione da parte di Paolo VI della Giornata mondiale per la pace; tutti i cristiani del mondo sono invitati a pregare per la pace e a chiedere a Dio di convertire il proprio cuore alla fratellanza e alla giustizia. La pace non è un vessillo da conquistare, bensì un cammino da intraprendere come individui, come popoli, come umanità, un dono da rinnovare costantemente.

L’Unità Pastorale Buon Samaritano crede nella potenza della preghiera e invita le donne e gli uomini cercatori di Pace il 1° gennaio 2023 presso la Tenda della Pace, di fianco alla chiesa della Pace in via Sanzio, 237 a Senigallia. Alle ore 17 inizierà una veglia di preghiera, riflettendo e pregando in particolare per i popoli in guerra; alle ore 18 inizierà la Celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo Franco, durante la quale verrà consegnato il messaggio di papa Francesco per la 56^ Giornata “Nessuno può salvarsi da solo”.

La Comunità della Pace con l’intera Unita pastorale ha iniziato un percorso che vuole condurla a diventare luogo di spiritualità, riflessione e diffusione delle tematiche della Pace, ispirata proprio dalla titolazione con cui la Madonna è venerata dal 1855. Nel messaggio papa Francesco ci esorta a ripensare il nostro stare insieme dopo il Covid e a contrastare il senso di impotenza e sfiducia di fronte alle tante notizie di guerra, violenza e ingiustizia. Ritrovarsi nella Tenda della Pace significa accogliere l’invito del papa; con lo spirito di unità e di speranza ci itroveremo il 1° gennaio alle ore 17 per chiedere a Dio il dono della pace.

Giovanni Spinozzi

Il reading di poesia e pace svolto a Senigallia. Foto di Vincenzo Prediletto

Pace in versi, la sfida alla guerra è innanzitutto culturale

Il reading di poesia e pace svolto a Senigallia. Foto di Vincenzo Prediletto
Il reading di poesia e pace svolto a Senigallia. Foto di Vincenzo Prediletto

Pace all’insegna del connubio tra parole versi e musica. Un evento culturale davvero coinvolgente e partecipato si è svolto domenica pomeriggio 27 novembre presso l’accogliente Teatro Portone di Senigallia, gentilmente messo a disposizione dal parroco don Paolo Gasperini, grazie all’idea geniale ed al meritorio impegno profuso dall’attivissimo Franco Patonico nell’organizzare e coordinare un significativo Reading poetico sul tema della Pace nel mondo.

L’evento ha avuto peraltro la gradita collaborazione della Scuola di Pace “Buccelletti”, dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani Italiani Sezione Senigallia) nonché dei ragazzi e dell’insegnante del Centro Interculturale “Le Rondini”. Lo spettacolo è statto presentato e condotto con consumata maestria e simpatica verve dall’attore regista teatrale Mauro Pierfederici e dalla briosa Donatella Angeletti presidente della Filodrammatica “La Sciabica” di Montignano-Marzocca.

Si è aperto con il saluto di benvenuto al numeroso pubblico accorso in sala e agli oltre 20 poeti partecipanti provenienti da Senigallia provincia e regione Marche e con la visione di un breve video proiettato sullo schermo che aveva come protagonisti il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con un intervento mirato all’importanza della Pace ed alla solidarietà fra i popoli e Papa Francesco Bergoglio che dalla finestra del Vaticano per l’Angelus domenicale, invocando la pace, pronunciava una solenne preghiera, rivolta a tutti i potenti per far cessare la sanguinosa guerra in Ucraina invasa dalla Russia e gli altri conflitti sparsi in diversi angoli della nostra martoriata Terra…

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Lettera di Matteo Zuppi a chi manifesta per la pace. Liberi insieme dalla guerra.

Cara amica e caro amico,
sono contento che ti metti in marcia per la pace. Qualunque sia la tua età e condizione, permettimi di darti del “tu”. Le guerre iniziano sempre perché non si riesce più a parlarsi in modo amichevole tra le persone, come accadde ai fratelli di Giuseppe che provavano invidia verso uno di loro, Giuseppe, invece di gustare la gioia di averlo come fratello. Così Caino vide nel fratello Abele solo un nemico.

Ti do del “tu” perché da fratelli siamo spaventati da un mondo sempre più violento e guerriero. Per questo non possiamo rimanere fermi. Alcuni diranno che manifestare è inutile, che ci sono problemi più grandi e spiegheranno che c’è sempre qualcosa di più decisivo da fare. Desidero dirti, chiunque tu sia – perché la pace è di tutti e ha bisogno di tutti – che invece è importante che tutti vedano quanto è grande la nostra voglia di pace. Poi ognuno farà i conti con se stesso. Noi non vogliamo la violenza e la guerra. E ricorda che manifesti anche per i tanti che non possono farlo. Pensa: ancora nel mondo ci sono posti in cui parlare di pace è reato e se si manifesta si viene arrestati! Grida la pace anche per loro!

Quanti muoiono drammaticamente a causa della guerra. I morti non sono statistiche, ma persone. Non vogliamo abituarci alla guerra e a vedere immagini strazianti. E poi quanta violenza resta invisibile nelle tante guerre davvero dimenticate. Ecco, per questo chiediamo con tutta la forza di cui siamo capaci: “Aiuto! Stanno male! Stanno morendo! Facciamo qualcosa! Non c’è tempo da perdere perché il tempo significa altre morti!” Il dolore diventa un grido di pace.

La pace mette in movimento. È un cammino. « E, per giunta, cammino in salita», sottolineava don Tonino Bello, che aggiungeva: «Occorre una rivoluzione di mentalità per capire che la pace non è un dato, ma una conquista. Non un bene di consumo, ma il prodotto di un impegno.

Non un nastro di partenza, ma uno striscione di arrivo». Le strade della pace esistono davvero, perché il mondo non può vivere senza pace. Adesso sono nascoste, ma ci sono. Non aspettiamo una tragedia peggiore. Cerchiamo di percorrerle noi per primi, perché altri abbiamo il coraggio di farlo. Facciamo capire da che parte vogliamo stare e dove bisogna andare. E questo è importante perché nessuno dica che lo sapevamo, ma non abbiamo detto o fatto niente.

Non sei un ingenuo. Non è realista chi scrolla le spalle e dice che tanto è tutto inutile. Noi vogliamo dire che la pace è possibile, indispensabile, perché è come l’aria per respirare. E in questi mesi ne manca tanta. È proprio vero che uccidere un uomo significa uccidere un mondo intero. E allora quanti mondi dobbiamo vedere uccisi per fermarci?

«Quante volte devono volare le palle di cannone prima che siano bandite per sempre? ». «Quante orecchie deve avere un uomo prima che possa sentire la gente piangere?». «Quante morti ci vorranno finché non lo saprà che troppe persone sono morte? ». «Quando sarà che l’uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare? ». Io, te e tanti non vogliamo lutti peggiori, forse definitivi per il mondo, prima di fermare queste guerre, quella dell’Ucraina e tutti gli altri pezzi dell’unica guerra mondiale. Le morti sono già troppe per non capire! E se continua, non sarà sempre peggio? Chi lotta per la pace è realista, anzi è il vero realista perché sa che non c’è futuro se non insieme.

È la lezione che abbiamo imparato dalla pandemia. Non vogliamo dimenticarla. L’unica strada è quella di riscoprirci “Fratelli tutti”. Fai bene a non portare nessuna bandiera, solo te stesso: la pace raccoglie e accende tutti i colori. Chiedere pace non significa dimenticare che c’è un aggressore e un aggredito e quindi riconoscere una responsabilità precisa. Papa Francesco con tanta insistenza ha chiesto di fermare la guerra.

Poco tempo fa ha detto: «Chiediamo al Presidente della Federazione Russa, di fermare, anche per amore del suo popolo, questa spirale di violenza e di morte e chiediamo al Presidente dell’Ucraina perché sia aperto a serie proposte di pace ». Chiedi quindi la pace e con essa la giustizia. L’umanità ed il pianeta devono liberarsi dalla guerra. Chiediamo al Segretario Generale delle Nazioni Unite di convocare urgentemente una Conferenza Internazionale per la pace, per ristabilire il rispetto del diritto internazionale, per garantire la sicurezza reciproca e impegnare tutti gli Stati ad eliminare le armi nucleari, ridurre la spesa militare in favore di investimenti che combattano le povertà.

E chiediamo all’Italia di ratificare il Trattato Onu di proibizione delle armi nucleari non solo per impedire la logica del riarmo, ma perché siamo consapevoli che l’umanità può essere distrutta. Dio, il cui nome è sempre quello della pace, liberi i cuori dall’odio e ispiri scelte di pace, soprattutto in chi ha la responsabilità di quanto sta accadendo. Nulla è perduto con la pace. L’uomo di pace è sempre benedetto e diventa una benedizione per gli altri. Ti abbraccio fraternamente.

Matteo Zuppi
Cardinale arcivescovo di Bologna e presidente della Cei

Se vuoi la pace prepara la pace: tanti appuntamenti ed un concorso di poesia

Prenderà il via il 25 agosto 2022 “Se vuoi pace prepara la pace”, la manifestazione organizzata dall’Università per la Pace con il sostegno di Giunta e Consiglio regionali delle Marche. Un ricco calendario di appuntamenti, in diversi comuni marchigiani,  er la promozione di una società più pacifica e giusta. La decima edizione della kermesse è dedicata all’arte “quale via universale alla Pace perché capace – come spiega il Presidente della stessa Università per la Pace, Mario Busti – di parlare all’anima di ogni persona”. Numerosi gli eventi in programma “per riflettere – puntualizza Busti – sulle tragedie umane, comprenderle e non più ripeterle”. Tra le novità di quest’anno, un concorso di poesia con due sezioni, una per i giovani fino ai 25 anni e l’altra dedicata agli adulti.

Il primo appuntamento dell’edizione 2022 di “Se vuoi la pace prepara la pace” si terrà giovedì 25 a Fano, a partire dalle ore 21,30, presso il Bastione Sangallo. Andrà in scena uno spettacolo teatrale con al centro dell’attenzione il tema delle migrazioni umane. Seguiranno iniziative a Petritoli, Arcevia, Senigallia, Pesaro, Montecosaro, Ancona, Loro Piceno, Monterubbiano. La manifestazione si chiuderà domenica 18 agosto, presso il Museo Pontificio Santa Casa di Loreto, con una visita guidata alle 17, alla quale seguirà, alle 18, il concerto “Non la spada, ma la musica illumini la via” del violinista e compositore Marco Santini. Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito.

L’intero programma è sul sito www.consiglio.marche.it/pace

C.C.